Pensiero
Giorgia Meloni tace davanti al «figlio» di Castro
Grazie a Justin Trudeau abbiamo avuto una bella dimostrazione di cosa sia ora al governo in Italia.
Come noto, il Trudeau avrebbe teso al premier Meloni una piccola imboscata nel suo incontro bilaterale al G7 di Hiroshima.
Secondo quanto riportato dai media canadesi, Trudeau ha esordito dicendosi «preoccupato da alcune» delle posizioni «che l’Italia sta assumendo in merito ai diritti LGBT». Il Presidente del Consiglio italiano, stando alla nota diffusa dal Canada, avrebbe risposto «che il suo governo sta seguendo le decisioni dei tribunali e non si sta discostando dalle precedenti amministrazioni».
L’ANSA riporta le reazioni delle sue «fonti italiane». «Quella di Justin Trudeau sui diritti LGBT è stata una frase “sorprendente”. Lo riferiscono fonti italiane spiegando che l’incontro a margine del G7 di Hiroshima era stato preparto dalle due diplomazie e il tema non era uno degli argomenti chiave del bilaterale».
«La presidente del Consiglio, ribadiscono le stesse fonti, ha risposto a Trudeau che non è cambiato nulla e non c’è nulla di cui preoccuparsi. Un episodio cominciato e finito lì nella fase iniziale dell’incontro, che è andato bene. Si è passati, sottolineano le stesse fonti, rapidamente ad altro.
In seguito, in conferenza stampa, la Meloni dice che la dichiarazione di Trudeau è stata «un po’ avventata, ma ne siamo venuti a capo». Anzi, l’aggressore diventa vittima: «Credo che Trudeau fosse vittima di una fake news e lui stesso se n’è poi reso conto».
«Questo accade quando si è particolarmente vittime della propaganda che non corrisponde alla verità. Sono cose che possono accadere». In pratica, Giorgia dice: stiamo lavorando anche noi per il nuovo mondo NATO-LGBT, altrimenti non sarei qui ad Hiroshima, a fare gli occhi dolci a Biden (era quella che al vegliardo della Casa Bianca sull’Ucraina aveva detto, un anno fa, che gli avrebbe detto che «non saremo i muli da soma dell’Occidente»?) e re-incontrare, dopo una manciata di giorni dal festone di Roma, il Volodymyr Zelens’kyj in tour mendicante (più denaro! Più armi!) anche a Hiroshima, e ci sembra giusto: nella prima città del martirio atomico, ecco che bisogna accogliere uno che vuole trascinare il mondo nell’Armageddon termonucleare. Non una grinza.
Trudeau vittima delle fake news, sì, eccerto: perché il ruolino di marcia della Cultura della Morte Giorgia non lo tocca nemmeno per ischerzo, e anzi v’è chi sospetta che le è stato permesso di arrivare lì per quello.
Ricordate? Appena eletto, fu ribadito dalla sorella che lei era a favore dell’aborto – tema padre di quello LGBT – poi il compagno ribadì che Peppa Pig con due mamme lui alla figlia glielo farebbe vedere.
Non bastò: nel suo primo discorso al Parlamento, ecco che Giorgia si produce in quello che abbiamo chiamato l’inchino a Moloch: il feticidio di Stato non si tocca, punto. L’immutabilità della 194/78 viene quindi ribadita dal suo ministro della Famiglia, che in gioventù aveva fatto parte di un gruppo femminista e scritto il manuale Aborto facciamolo da noi, per poi divenire, per ragioni che sa spiegarvi solo Renovatio 21, proiezione politica gradita all’episcopato alle consorterie residuali neodemocristiane.
Non preoccuparti, o mondo. Anche a Roma stiamo lavorando per la dissoluzione, al nostro ritmo. Niente leggi «omofobe» per la libertà di espressione, figurarsi: anzi seguiamo quello che dicono i giudici – di cui oramai si confessa spudoratamente la supplenza politica per i temi bioetici – e in Italia sappiamo cosa vuol dire (avete presente, la Consulta, negli ultimi mesi: e gli assist servitile dal governo melonico).
È, di fatto, disperante. E non solo per quelli che si erano illusi che con la «destra» al potere, cioè quella che si è fatta anni, decenni di «opposizione» al sistema, sarebbe cambiato qualcosa rispetto a Draghi, Conte, Gentiloni, Renzi, Letta, Monti (quest’ultimo votato con passione dalla Meloni del 2011, e pure dal suo straripante sottosegretario alla Presidenza, il leccese Alfredo Mantovano, en passant, l’ex magistrato, «cattolico» fece la tesi di laurea sulla 194 nel 1981).
Nulla cambia: continua la catastrofe biologica e morale. Il gattopardismo della Necrocultura nazionale è vivo e passeggia anche ad Hiroshima al guinzaglio del Patto Atlantico.
Tuttavia, non di questa disfatta, pienamente comprensibile per chi ha capito il personaggio e il quadro storico, vogliamo dire qualcosa.
Vorremmo, in verità, dare qualche suggerimento per la prossima volta che Giorgia incontrerà il Justino, che la leggenda internautica vuole sia figlio biologico di Fidel Castro (i Trudeau erano una coppia libera: lui strambo premier di Ottawa, lei giovanissima amante dei party allo Studio 54 di Nuova York, all’epoca discoteca del degrado più indicibile).
La voce è talmente insistente, con in genere accompagnamento di foto a due, che nel 2018 il Canada fece una smentita ufficiale – che, come noto, è una notizia data due volte, e infatti non convinse nessuno degli utenti della rete, che tirarono fuori una foto in cui il Fidel lo porta in braccio da bambino all’aeroporto dell’Avana. (Il Canada, a differenza degli USA, non aveva l’embargo con Cuba, e quindi agiva da valvola politica e aerea con l’isola)
Ma la Meloni non è che deve rispondergli con la genetica famigliare, anche se il MSI ci ha campato per decenni con la campagna anticastrista. Invece, di base, ha taciuto.
Ci sono cose un po’ più serie da dire a Trudeau junior. Più serie anche delle fandonie della politica omosessualista globale. Perché il Canada è il Paese dove non i diritti LGBT, ma lo Stato di diritto stesso è venuto meno. Altro che la Cuba di Castro.
Vogliamo ricordare, la protesta dei camionisti? Gli arresti, le requisizioni? Lo Stato che arriva a bloccare le raccolte fondi su internet, per poi passare – incredibile – al congelamento dei conti correnti di chi protestava? È la grande prova della guerra finanziaria totale contro il popolo stesso: furono bloccati perfino i conti online in criptovalute.
Ricordiamo la fuga di Trudeau dalla capitale, e la caterva di insulti e falsità – quelle sì erano fake news, di Stato – che riversò ancora una volta sui manifestanti, accusati di essere nazisti?
Il Canada pro-LGBT è lo stesso che manda in piazza con lo striscione dei nazi-banderisti ucraini la vicepremier Chrystia Freeland, architetto della repressione bancaria contro la dissidenza? Sì la Freeland: la stessa che a Davos quattro mesi fa disse che c’è bisogno della guerra per rilanciare l’economia globale.
Il Canada che ha addestrato le milizie neonaziste ucraine, con scandalo di alcuni giornali canadesi e del Centro Wiesenthal?
Vogliamo rammentare, per un attimo, le proposte di tassazione maggiorata per i non vaccinati? La loro esclusione dall’acquisto di alcolici?
E non è che la Meloni al Castreau junior può anche dire, con l’accento della Garbatella «abbelloh, ma che te parli de diritti, che te stai ad amazzà tutta aa popolazzione?»
Non sarebbe inesatto. Il Canada è divenuto Paese capofila del fondamentalismo eutanatico. Chiedi di morire, e lo Stato ti uccide.
Sei disabile? Chiedi, e lo Stato ti ammazza.
Sei malato? Chiedi, e lo Stato ti ammazza.
Sei senzatetto? Chiedi, e lo Stato ti ammazza.
Sei depresso? Chiedi, e lo Stato ti ammazza.
Sei carcerato? Chiedi, e lo Stato ti ammazza.
Sei veterano disabile? Lo Stato può arrivare a proporsi di ucciderti, anche se non glielo chiedi. Tutto perfettamente normalizzato, con buona pace degli obiettori coscienza.
E attenti: perché, prima di spegnerti il cuore, lo Stato canadese di asporta gli organi: ecco il segreto del leader mondiale della «donazione» – cioè della predazione – degli organi. Siamo dalle parti della «morte per donazione», ossia l’eutanasia per predare gli organi.
Nessuno è escluso da questa follia. Non i vecchi, non i bambini (e parliamo anche dei neonati), non i malati, non i sani. Ogni anno le cifre divengono sempre più allucinanti, anche grazie al lockdown: una motivazione accettabile, per i pazienti delle case di cura canadesi, è la stanchezza da lockdown. E poi, come nascondere il risparmio di danaro pubblico?
È un furore continuo, uno sterminio legale che oramai è considerato al limite del sacro. Oramai, ci si scherza con i video sui social: «nonna, sei eccitata all’idea di morire?». I bambini a scuola colorano libri sulla MAiD, come la chiamano lì: l’assistenza medica nella morta.
E non si pensi sia solo una questione di leggi e di governo: abbiamo assistito increduli al lancio di un costoso, immaginifico spot da parte del primo gruppo pronto moda canadese che celebrava il suicidio assistito, dove qualcuno ci ha visto perfino dei riferimenti al «gioco» della Blue Whale.
Leggi perverse, creano popoli perversi: il 30% dei canadesi oggi è d’accordo con l’eutanasia per i poveri.
Siamo all’eugenetica bancaria, l’Aktion T4 da conto corrente, lo stipendio basso come sintomo di quella che i tedeschi chiamavano Lebensunwertes Leben, «vita indegna di essere vissuta».
Nonostante in Canada con il COVID siano tornati i lager, bisogna pure ammetterlo: i nazisti non erano arrivati a pensare di uccidere i non abbienti.
Ad un’idea talmente allucinante ci può arrivare, e anche con grande tranquillità, un potere immerso nel mondialismo più infame, o meglio, un governo «penetrato» (parole di Klaus Schwab) dal World Economic Forum. Perché è impossibile non notare l’allineamento, anche piuttosto osceno, tra Trudeau e l’establishment canadese e il WEF, qualcosa che è stato ammesso di recente anche dal nuovo premier dell’Alberta Danielle Smith, che dopo aver chiesto scusa ai non vaccinati, ha confermato uno strano legame tra il World Economic Forum e il sistema sanitario statale.
Abbiamo visto, in concomitanza con le proteste dei camionisti antivaccinisti a cui toglievano il conto, come le banche canadesi, citando proprio Davos, stessero lanciando l’ID digitale unico con il governo di Ottawa.
Era con probabilità parte di un piano più grande. Documenti condivisi dal sito Rebel News hanno mostrato che nel dicembre 2020 l’allora ministro degli Affari globali Christia Freeland ha descritto il piano canadese di utilizzare il COVID-19 come leva per aderire agli obiettivi del World Economic Forum (WEF) di Davos, l’ente creato da Klaus Schwab.
Perché la Freeland, va ricordato, è parte del board del WEF. E il suo guru Klaus Schwab non ha mai nascosto che tra i governi «penetrati» dal WEF con il suo programma Young Global Leaders, quello di Trudeau è un bell’esempio, con 5 o 6 ministri tirati su a Davos.
Non abbiamo pensato ad una coincidenza quando abbiamo visto Trudeau, in collegamento ad una riunione ONU nel disastro del 2020, usare letteralmente l’espressione «Grande Reset», così, apertis verbis, senza dissimulazione alcuna. Perché il Canada, anche per il Grande Reset, è oramai chiaramente il Paese pilota.
La memoria di chi ci segue da un po’ non può che andare a quella «strana lettera dal Canada» pubblicata da Renovatio 21 oramai tre anni fa, dove un sedicente politico, anonimo, scriveva ad un sito per raccontare di un programma di cambiamento sociopolitico massivo in via di caricamento nel Paese (al punto da essere già spiegato a rappresentati di tutti i partiti con corsi appositi) e fors’anche nel mondo tutto: sottomissione ai diktat pandemici ed emarginazione anche fisica finale dei dissidenti, sparizione dei debiti, ma anche della proprietà privata.
Non avrai nulla è sarai felice: basta che tu ci obbedisca ciecamente. Altrimenti…
Ecco, un po’ di argomenti – un po’ tanti – con cui un premier sincero-democratico poteva rispondere a Trudeau ci erano. Ma non è andata così.
Il lettore riesce a capire perché?
Roberto Dal Bosco
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Pensiero
Mons. Viganò contro la chiesa archistar per la nuova Milano sincretista. Chi la costruisce? E cosa dirà Ambrogio?
L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha commentato su X la notizia della realizzazione, con imprimatur dell’arcivescovo ambrosiano Delpini, di una chiesa dedicata a «fedi diverse» realizzata dall’archistar Boeri.
Il progetto è chiamato «Monastero Ambrosiano» e sarà realizzato da Stefano Boeri Architetti su commissione dalla Diocesi di Milano. Situato nel distretto tecnologico MIND (ex area Expo), sorgerà entro il 2029 come spazio di spiritualità, ricerca e confronto aperto al dialogo tra fedi diverse, culture e saperi del XXI secolo.
Per commentare il progetto para-sincretista, monsignor Viganò si affida alle parole santo vescovo milanese Ambrogio.
«La Chiesa non cerca i vostri doni, perché avete adornato con doni i templi dei pagani. L’altare di Cristo rigetta i vostri doni, perché avete eretto un altare agli idoli; poiché la voce è vostra, la mano è vostra, la sottoscrizione è vostra, l’opera è vostra. Il Signore Gesù rifiuta e rigetta il vostro omaggio, poiché vi siete sottomessi agli idoli; poiché vi ha detto: Non potete servire due padroni» (Mt 6, 24)
Sono parole tratte dalla Lettera XVII di Sant’Ambrogio, vescovo di Milano, all’imperatore Valentiniano II (384 d.C.), paragrafo 14.
“Munera tua non quærit Ecclesia, quia templa gentilium muneribus adornasti. Ara Christi dona tua respuit, quoniam aram simulacris fecisti; vox enim tua, manus tua; et subscriptio tua, opus est tuum. Obsequium tuum Dominus Jesus recusat et respuit, quoniam idolis obsecutus es;…
— Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) May 20, 2026
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Colpisce l’entusiasmo dell’arcidiocesi ambrosiana per il progetto in pieno stile mondialista.
«Il nuovo Monastero si svilupperà su una superficie di 2.700 m², con 1.100 m² destinati agli spazi aperti: ispirato alla tradizione monastica cristiana, il progetto reinterpreta l’archetipo del chiostro come dispositivo spaziale e simbolico: un luogo introverso ma permeabile, in cui si articolano tre dimensioni fondamentali: cura, dialogo e ricerca spirituale» proclama il sito dell’arcidiocesi, che lancia anche un caloroso virgolettato dell’arcivescovo Delpini, già noto per la sua partecipazione allo storico incontro all’Ambrosianeum tra vertici della massoneria e prelati di alto rango, nonché per il racconto di barzellette sui gesuiti quando gli chiedevano delle decisioni di Bergoglio (che tanto piaceva ai massoni…).
In MIND, ha dichiarato monsignor Delpini «si incontrano conoscenza, ricerca, talenti, affari, divertimenti, la natura e la vita, l’Italia e il mondo. Nel cuore della città dell’innovazione si affaccia la domanda sul senso del tutto, sul perché dell’impegno e dell’investimento. La domanda invoca l’incontro tra scienza e sapienza, tra innovazione ed etica, tra tecnologia e umanesimo, tra profitto e solidarietà. (…) Così Milano scrive il suo futuro: non c’è convivenza, né pace, né bene comune senza Dio».
Non siamo molto distanti, immaginiamo, dalle salette di preghiera multifede degli aeroporti, che abbiamo visto sempre, in tutti i Paesi che hanno avuto lo stomaco (o l’ordine…) di metterle, vuote e logore.
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A questo punto due parole vanno dette sull’architetto, cioè l’archistar coinvolto: Stefano Boeri. Quello di Boeri può dirsi uno dei nomi centrali nella realizzazione della nuova Milano dei grattacieli miliardari (come il suo, premiatissimo, «Bosco verticale») costruiti dalle giunte piddine.
Il nome dell’architetto, onnipresente nella metropoli lombarda delle ultime due decadi e più (ha firmato pure importanti progetti di architettura d’interni e ristrutturazione per l’Inter, tra cui la riqualificazione degli spogliatoi della prima squadra a San Siro e la progettazione della Sala delle Coppe), era saltato fuori nelle turbine di inchieste al riguardo l’urbanistica sotto l’amministrazione Sala e rinviato a giudizio lo scorso gennaio.
Il Boeri, oltre che architetto di grande successo, è professore al Politecnico e pure direttore della prestigiosa rivista Domus. Il fratello maggiore del presidente INPS Tito Boeri e figlio della designer allieva di Marco Zanuso Cini Boeri (1924-2020) e del partigiano neurologo Renato Boeri (1922-1994).
Non tutti sanno che Boeri senior , dottore al Besta, fu tra i creatori nel 1989 della Consulta di Bioetica, che ha un roboante appellativo istituzionale ma in realtà è solo una onlus che promuove l’etica «laica»: sostiene il diritto all’autodeterminazione e ritiene eticamente ammissibile sia il suicidio medicalmente assistito che l’eutanasia attiva, qualora il paziente capace di intendere e volere ne faccia richiesta lucida e consapevole per porre fine a sofferenze intollerabili; ha promosso attivamente la «Biocard», una carta di autodeterminazione per consentire ai cittadini di rifiutare trattamenti sanitari (inclusa l’idratazione e nutrizione artificiale) in caso di perdita futura delle facoltà mentali; è favorevole all’accesso alle tecniche di riproduzione artificiale anche per coppie omosessuali e persone single; sostiene la ricerca scientifica sulle cellule staminali embrionali e la liberalizzazione della diagnosi preimpianto.
È ancora più interessante sapere che l’architetto è quindi il nipote del senatore Giovanni Battista Boeri (1882-1957), avvocato membro del Partito Repubblicano Italiano, nonché – secondo le enciclopedia online e libri – massone iniziato il 26 dicembre 1903 nella Loggia Giuseppe Garibaldi di Imperia. Nel 1906 nonno Boeri divenne Maestro.
Sempre sul sito dell’arcidiocesi, il Boeri fa dichiarazioni che lasciano intendere in chiarezza il sostrato spirituale dell’operazione.
«Abbiamo inteso dare forma al nuovo Monastero Ambrosiano con un’architettura unitaria e aperta, che rappresentasse anche nelle sue spazialità l’abbraccio tra la nuova Chiesa, il prisma trasparente della Biblioteca delle Religioni e il chiostro triangolare del Giardino delle Fedi, posto all’incrocio tra il Cardo e il Decumano. Un monastero contemporaneo, pensato per rispondere alle esigenze di una società plurale e per promuovere coesione sociale, dialogo interreligioso e produzione di conoscenza».
Insomma, un luogo di sincretismo, anzi scusate, di «dialogo», parola abusa che forse abbiamo già sentito, un concetto portante di quei movimenti che promuovono il dibattito tollerante e costruttivo tra persone con idee politiche, religiose o sociali diverse. Il dialogo, dicono, è lo strumento principale per ricercare la verità e favorire la fratellanza universale, rifiutando il fanatismo. Il dialogo è, insomma «superamento dei dogmi», che poi sono proprio quella cosa tipica della chiesa cattolica.
Dove, in genere, si possono sentire questi discorsi sul primato del dialogo?
Ah, sì, ad esempio: «Il dialogo è il nostro pane consustanziale e viatico, è il cibo di cui i nostri fratelli si nutrono lavorando assieme nel rispetto della diversità». Sono parole da un’allocuzione del 2002 dal Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Gustavo Raffi.
Vi sareste aspettati di ritrovarle nella Chiesa di Milano? Certo, se consideriamo gli incontri semipubblici tra muratori e cardinali e tante voci striscianti su certi arcivescovi del passato, e pure se guardiamo in che stato versa il cattolicesimo meneghino (gestione cervelli conto terzi CL inclusa).
Vorremmo dire, però, qualcos’altro. Chi conosce Renovatio 21 conosce la nostra devozione ad Ambrogio. Per cui, non è che possiamo lasciare che si tocchi così il Santo vescovo di Milano.
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Il Santo non solo non tollerava le altre fedi (al punto di scrivere all’imperatore, che voleva punire i cristiani per una sinagoga incendiata a Callinico in Siria, dicendo che gli aveva dato fuoco lui stesso, Ambrogio), ma nemmeno variazioni eretiche del cristianesimo: Sant’Ambrogio estirpò l’arianesimo da Milano, e la cacciata degli ariani da parte del vescovo di Milano è uno degli episodi storici più celebri della città, a tal punto da essere entrato prepotentemente nell’iconografia e nella leggenda popolare.
Lo scontro tra Ambrogio e gli ariani culminò tra il 385 e il 386 con la cosiddetta «lotta delle basiliche»: l’imperatrice Giustina – madre di Valentiniano II e grande fiancheggiatrice dell’arianesimo, pretese che una basilica milanese (la Portiana) venisse ceduta agli ariani per i loro culti. Ambrogio si rifiutò categoricamente, affermando che le chiese appartengono a Dio e non all’imperatore.
Quindi, Ambrogio e la comunità cattolica milanese si barricarono all’interno della basilica per giorni. Per tenere alto il morale dei fedeli durante l’assedio dei soldati imperiali, Ambrogio compose e fece cantare per la prima volta i famosi inni ambrosiani.
Di fronte alla straordinaria resistenza pacifica del popolo e alla successiva scoperta dei corpi dei santi martiri Gervasio e Protaso (che rinvigorì il fervore cattolico), la corte imperiale dovette cedere. L’arianesimo a Milano perse così ogni spazio pubblico e politico, scomparendo progressivamente.
Quando vedete Ambrogio rappresentato col flagello in mano, vi è rappresentata questa lotta, questa intolleranza verso l’errore, il peccato, il caos.
Siamo dinanzi, ora, alla stessa situazione sia pure ribaltata: i nemici della Chiesa sono nella Chiesa stessa per sconsacrare, dissacrare, svuotare spazi sacri e creare spazi sacrileghi.
Cari milanesi, «cattolici» e «laici», siete sicuri che – in una situazione che ci pare proprio simile – il flagello di Ambrogio non possa tornare?
Roberto Dal Bosco
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Pensiero
La catastrofe dei filosofi francesi e la nascita del wokismo
Je veux présenter mes excuses, au nom des Français, pour avoir enfanté la French Theory (qui a enfanté la pire des merdes idéologiques : le wokisme).
Nous avons donné au monde Descartes, Pascal, Tocqueville. Et puis, dans les ruines intellectuelles de l’après-68, nous avons… — Brivael Le Pogam (@brivael) May 15, 2026
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Pensiero
Contro la Prima Comunione consumista
La cerimonia della Prima Comunione oggi è diventata una festa dal sapore mondano e consumista. Famiglie, per lo più separate, gareggiano nello sfoggio di regali al pargolo che — non dimentichiamolo — fa il suo primo incontro con Cristo tramite la Santa Eucaristia. Forse i più oggi dimenticano il focus centrale di questa celebrazione, il cuore pulsante che è Cristo, la potenza spirituale di quella particola.
Sono sempre più reticente ad accettare inviti da parte di coetanei per festeggiare i figli che si apprestano a ricevere il Sacramento. Non ne ho più voglia; anzi, provo quasi disgusto nel vedere una moltitudine di regali sfarzosi quanto inutili, che questi ragazzini, già oltremodo viziati, ricevono senza apprezzare. È un esercizio di ostentazione messo in atto da nonni e parenti che vogliono, in qualche modo, dimostrarsi superiori alla «fazione» dell’altro coniuge.
In particolare, la battaglia più aspra si gioca nelle coppie separate: nessuno vuole essere da meno dell’altro e si tenta di colmare la vacuità indotta nel bambino dalla separazione — spesso egoistica — con doni che riflettono ricchezza materiale e non valori.
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Ricordo la mia Prima Comunione: era un’epoca già avviata al consumismo, ma ancora ancorata a quelle sane tradizioni secolari tramandate di generazione in generazione. Il regalo più bello, profondo e prezioso fu la poesia che mi dedicò mia zia Maria. Una donna illibata, timida e devota che ha sempre vissuto con noi e che, di fatto, ha cresciuto mio babbo mentre i miei nonni lavoravano tutto il giorno. La bontà e la riservata tenerezza della zia la elevano ai miei occhi a un’entità quasi divina e angelica, salita al cielo oltre venticinque anni fa.
Quella poesia, insieme ad altre che scrisse per me e per i miei genitori, è purtroppo andata perduta. Ricordo però la cura amanuense nel decorare quei fogli, dove erano impressi i versi semplici di una donna che non aveva terminato nemmeno le elementari, ma che erano carichi di amore, tenerezza e autentica cristianità.
Giorni fa, prendendo un caffè in un bar, sono stato fermato da una vicina di casa che non vedevo da anni: «Ciao Francesco, come stai? Ho una cosa da farti leggere che ho ritrovato da poco». Prende il telefono e mi mostra un testo scritto su un foglio di carta. Leggo e rimango di stucco. È una poesia di mia zia. Bene, essendo questa signora al tempo una ragazzina, la zia Maria, secondo le regole del buon vicinato, per la sua prima comunione volle farle un regalo. Il regalo fu questa poesia.
Cara Francesca è giunto il più bel giorno
in cui per te tutto sorride attorno
e in questo giorno che ricorderai eternamente
tu hai intorno a te tutti i parenti.
Sono arrivati alle prime ore
Per fare a te la scorta di onore.
Giunta ai piedi del Santo altare
Tu senti il cuore già palpitare.
E quando nel tuo cuoricino
Hai ricevuto Gesù Divino,
una simil gioia hai mai provata
e in estasi al ciel sei trasportata.
E in un devoto raccoglimento
L’hai certo fatto un proponimento,
di essere buona ed obbediente, ai genitori ed ai parenti.
E le avrai detto mio buon Gesù
In questo mio sforzo aiutami tu,
io non ti chiedo ricchezze e onori,
ma solo proteggi i miei genitori.
Così vi prego Gesù e Maria,
la mia preghiera esaudita sia».
«Fiorin fiorello, vi prego qualche minuto d’intervallo che adesso farem volar qualche stornello.
Fior d’ogni fiore, stamane ti facevan la scorta d’onore a te sposina del Signore.
Fior di mughetti, facciamo auguri cordiali e schietti alla sposina di Gesù Francesca M***etti.
Fior d’amaranto, tu questo giorno l’hai sognato tanto e mai vorresti il suo tramonto.
Fior di viola, l’emozione ti stringe la gola che non sei capace di dire una parola.
Fior di cicoria, in mezzo a questa gran baldoria è emozionata pure la Vittoria.
Fior d’ogni fiore, ed ora tu Francesca rivolgi gli onori a tutti questi bravi signori.
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A fronte di questa semplicità evangelica, le definizioni dogmatiche ci ricordano la grandezza di ciò che stiamo celebrando. Ricordiamo, infatti, che Gesù Cristo ha istituito la santissima Eucaristia per tre principali ragioni: perché sia sacrificio della nuova legge, perché sia cibo dell’anima nostra e perché sia un perpetuo memoriale della sua passione e morte, ed un pegno prezioso dell’amor suo verso di noi e della vita eterna.
Per i disattenti e gli ignari che conferiscono a questa festa la sola e vacua mondanità, riportiamo alcuni passaggi del Catechismo di San Pio X:
Che cosa è il sacramento dell’Eucaristia?
L’Eucaristia è un sacramento nel quale per l’ammirabile conversione di tutta la sostanza del pane nel Corpo di Gesù Cristo e di quella del vino nel suo prezioso Sangue, si contiene veramente, realmente e sostanzialmente il Corpo, il Sangue, l’Anima e la Divinità del medesimo Gesù Cristo Signor Nostro sotto le specie del pane e del vino per essere nostro nutrimento spirituale.
Vi è nell’Eucaristia lo stesso Gesù Cristo che è nel cielo e che nacque in terra dalla santissima Vergine?
Si, nell’ Eucaristia vi è veramente lo stesso Gesù Cristo che è nel cielo e che nacque in terra dalla santissima Vergine.
Dopo la consacrazione che cosa è l’ostia?
Dopo la consacrazione l’ostia è il vero Corpo di Nostro Signor Gesù Cristo sotto le specie del pane.
Che cosa è la consacrazione?
La consacrazione è la rinnovazione, per mezzo del sacerdote, del miracolo operato da Gesù Cristo nell’ultima cena di mutare il pane ed il vino nel suo Corpo e nel suo Sangue adorabile, dicendo: questo è il mio corpo, questo è il mio sangue.
Crogiolati nel benessere effimero del mondo occidentale, facciamo fatica a scorgere l’enorme privilegio che abbiamo nell’onorare Nostro Signore. Qualora ce ne fossimo dimenticati, basta affacciarsi a quella parte di mondo martorizzato dalle guerre e dai conflitti senza fine che è il Medio Oriente. Mille bambini iracheni, l’anno passato, hanno ricevuto la Prima Comunione. Che l’esempio di questi pargoli ci dia la forza di apprezzare maggiormente i nostri valori cristiani, affinché le nostre sante tradizioni non vadano perdute e non vengano in alcun modo banalizzate.
Francesco Rondolini
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Immagine: Elizabeth Nourse (1859 – 1938), La prima comunione (1895), Cincinnati Art Musem
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