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Grande Reset

Klaus Schwab vede Draghi. Ecco la «Great Narrative» dell’Apocalisse e delle sue Bestie

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La notizia è riportata sul sito ufficiale del governo italiano con un titolo che potrebbe trarre in inganno i meno avezzi; «Il Presidente Draghi ha incontrato il Presidente esecutivo del World Economic Forum».

 

Per i pochi lettori di Renovatio 21 che non lo sanno, World Economic Forum significa Davos. E il presidente visto dal premier Draghi, quindi, altri non è che Klaus Schwab – il massimo teorico pubblico del Grande Reset.

 

«Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha incontrato oggi pomeriggio, a Palazzo Chigi, il Fondatore e Presidente esecutivo del World Economic Forum (WEF), Klaus Schwab»

«Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha incontrato oggi pomeriggio, a Palazzo Chigi, il Fondatore e Presidente esecutivo del World Economic Forum (WEF), Klaus Schwab» scrive il sito governativo.

 

«Il colloquio si è incentrato sul prossimo Meeting Annuale del WEF previsto a Davos a gennaio del 2022 e sui principali dossier globali oggetto anche della Presidenza italiana del G20, con particolare riferimento al tema della ripresa economica e sociale post pandemica».

 

Questo incontro è passato un po’ sottotraccia. Nessun giornale, cartaceo, elettronico o televisivo, gli ha dato risalto – e questo quando una parte significativa della popolazione è incontrovertibilmente convinta che Schwab sia a capo di una cospirazione dell’oligarcato globale che mira a installare un nuovo mondo di controllo in cui tutti saranno schiavizzati. Che idea pazzesca.

 

Sarebbe stato un articolo di non poco conto: aoh, complottisti! Guardate qua: ma quale faraone del Male, è qui in Italia che incontra il vostro bravissimo premier! Altro che Spectre. Dai su, fate i seri, crescete.

 

Invece, niente.

 

Nemmeno mezzo editorialino in prima sul Corriere dell’ex genero del fu Rodotà, il presentatore TV Gramellino. Un’occasione per sfottere i no vax, e magari presentare al mondo un uomo che sicuramente ha tanti meriti, altrimenti non starebbe lì.

 

Nulla. Nada. Zero. Zilch. Silenzio stampa.

 

È una cosa che, tutto sommato, avevamogià  visto. Per esempio quando Gentiloni, da poco e per poco premier, incontrò senza grandi strombazzamenti George Soros a Roma, nel pieno della solita ondata di gommonauti del Continente nero – quelli «aiutati» dalle ONG foraggiate dalle Open Society Foundations del finanziere miliardario (unico uomo al mondo con una sua politica estera, si è detto di lui).

 

All’epoca, pur nel silenzio dei giornaloni, ex post saltarono in piedi un bel po’ di politici di opposizione. La Meloni. Grillo. Calderoli. Tutti a fare la domandina: che ci faceva Gentiloni con Soros? Cosa si sono detti?

 

Ora sono tutti spariti. Nessuno che chiede davvero – magari con una bella interrogazione parlamentare – cosa mai ha da dirsi il Presidente del Consiglio con un teorico della ridefinizione del mondo e pure della natura umana. Perché, oltre che l’industria, l’economia, la società, Schwab ha apertamente invocato la fusione uomo-macchina, le interfacce neurali, la possibilità di fare scansioni dei pensieri delle persone quando magari passano per gli aeroporti, una «fusione della nostra identità fisica, digitale e biologica».

 

Tutto vero.

 

Che poi, il teorico del Grande Reset, per i media italiani, mica è lui. È Viganò. Per il giornale del figliolo di Mentana, per Dagospia, e chissà per quanti altri, si deve parlare di «monsignor Carlo Maria Viganò, il teorico del “grande reset”». Così. Testuale.

 

Cioè, il Grande Reset, che ovviamente mettono tra virgolette, non lo ha teorizzato lo Schwab, che ci ha scritto pure un libro – chissà perché inedito in Italia – intitolato proprio COVID-19 The Great Reset e di cui nessuno pare avere mai sentito parlare. Ignoranza, malafede, sciatteria: non sappiamo come definire questa cosa. Ma è così: il Great Reset lo ha teorizzato l’arcivescovo, non il personaggio che, nel loro silenzio, ha appena incontrato il Primo Ministro della Repubblica Italiana.

 

Davvero assomiglia ad un cattivo di James Bond. È un personaggio romanzesco, televisivo, da fiction

Ma dico, neanche una vignetta? Insomma: davvero assomiglia ad un cattivo di James Bond. È un personaggio romanzesco, televisivo, da fiction. Qualcuno, dopo aver visto una mise con cui ad una certa si è presentato in pubblico, hanno invocato Star Trek. (Noi odiamo Star Trek).

 

 

In settimana lo Schwabbo si era pure dato da fare. A Dubai, il calvo elitista aveva annunciato una una iniziativa chiamata Great Narrative. La Grande Narrativa.

 

Ogni narrazione è un editing, un montaggio. Per dare un senso alle storie, si tagliano dettagli, prospettive, personaggi che potrebbero portarci fuori strada

Che cosa è la Grande Narrativa? È «uno sforzo collaborativo dei principali pensatori del mondo per modellare prospettive a lungo termine e co-creare una narrativa che può aiutare a guidare la creazione di una visione più resiliente, inclusiva e sostenibile per il nostro futuro collettivo» dice il sito del World Economic Forum di Davos. «I migliori pensatori provenienti da una varietà di aree geografiche e discipline, inclusi futurologi, scienziati e filosofi, contribuiranno con nuove idee per il futuro. Le loro riflessioni saranno condivise in un libro di prossima pubblicazione, The Great Narrative, la cui pubblicazione è prevista per gennaio 2022».

 

«Siamo qui per sviluppare la Grande Narrativa, una storia per il futuro», ha quindi annunciato a Dubai Schwab lo scorso giovedì, insieme al ministro degli Affari di Gabinetto degli Emirati Arabi Uniti Mohammad Abdullah Al-Gergawi.

 

«Per dare forma al futuro, devi prima immaginare il futuro, devi progettare il futuro e poi devi eseguirlo». Retorica a metà tra lo spot di una scarpa da ginnastica e un deliquio tirannico.

 

«Qui, penso che i prossimi due giorni, guarderemo a come immaginiamo, come progettiamo, come eseguiamo la Grande Narrativa, come definiamo la storia del nostro mondo per il futuro» ha dichiarato Schwab nella ricca (?) città capitale degli influencer nel deserto arabico.

 

Le vostre voci di dissidenti sono cancellate, inudibili sui media o nella rappresentazione democratica. I vostri pensieri censurati dai social media. Le vostre manifestazioni sono proibite – e represse con una forza mai prima veduta

Poi si è lamentato.

 

«Le persone sono diventate molto più egocentriche e, in una certa misura, egoiste. In una situazione del genere è molto più difficile creare un compromesso perché plasmare il futuro, progettare il futuro di solito richiede una volontà comune delle persone», ha dichiarato.

 

«Il mondo è diventato così complesso. Le soluzioni semplici a problemi complessi non bastano più».

 

«Oggi non c’è più separazione tra sociale, politico, tecnologico, ecologico – è tutto intrecciato», ha aggiunto, facendo capire che il suo programma è una riprogrammazione integrale del consorzio umano.

 

«Riteniamo che sia molto importante lavorare davvero insieme a livello globale per assicurarci di utilizzare il potenziale della quarta rivoluzione industriale a beneficio dell’umanità perché anche la tecnologia presenta alcune insidie ​​e può essere utilizzata a scapito dell’umanità». Per chi non lo sapesse, La Quarta Rivoluzione Industriale è il titolo di un altro suo libro (questo invece pubblicato anche in lingua italiana), in cui immagina di riformulare per sempre il sistema produttivo planetario.

 

Chi rimarrà in questo racconto, invece, è già stato editato in altro modo: è stato editato geneticamente. Prima un paio di siringhe mRNA, poi una terza, poi una quarta, poi chissà: il referendum per l’alterazione dell’umano è stato vinto dal sì, anche se gli elettori non se ne sono nemmeno resi conto

Il lettore riesce a immaginare da solo cosa sia questa Grande Narrativa (parola che, in realtà speravamo sputtanata una volta per tutti nell’era Renzi).

 

Ogni narrazione è un editing, un montaggio. Per dare un senso alle storie, si tagliano dettagli, prospettive, personaggi che potrebbero portarci fuori strada.

 

Lo sapete benissimo che sta già avvenendo. Le vostre voci di dissidenti sono cancellate, inudibili sui media o nella rappresentazione democratica. I vostri pensieri censurati dai social media. Le vostre manifestazioni sono proibite – e represse con una forza mai prima veduta.

 

Vi stanno già editando fuori dalla storia – ve lo abbiamo detto tante volte, ci vogliono annientare, un segmento a doppia cifra percentuale della società deve essere sacrificato: è un pensiero che hanno già accettato politicamente, economicamente, «umanamente».

 

Bimbi editati geneticamente per essere perfettamente adatti alla Grande Narrativa. Un libro scritto per resettare l’umanità, e forse per ricrearla

Chi rimarrà in questo racconto, invece, è già stato editato in altro modo: è stato editato geneticamente. Prima un paio di siringhe mRNA, poi una terza, poi una quarta, poi chissà: il referendum per l’alterazione del genoma umano è stato vinto dal sì, anche se gli elettori non se ne sono nemmeno resi conto.

 

Potete scommetterci quello che volete: il prossimo grande edit che vi ficcheranno in gola è quello dei vostri figli, dei vostri nipoti, della generazione che segue. I prossimi bambini saranno editati geneticamente in provetta, con il CRISPR. Perché fare i figli con la bioingegneria «sarà come vaccinarli».

 

Bimbi editati geneticamente per essere perfettamente adatti alla Grande Narrativa. Un libro scritto per resettare l’umanità, e forse per ricrearla.

 

Del resto, ci avevano avvertito. Alla fine sarà una questione di libri.

 

Cerchiamo il nostro nome nel libro della vita, nel libro dell’Agnello. Gli altri, lasciate pure che adorino la Bestia.

Ce lo ha insegnato l’Apocalisse, capitolo 13, quando parla della Bestia.

 

«L’adorarono tutti gli abitanti della terra, il cui nome non è scritto fin dalla fondazione del mondo nel libro della vita dell’Agnello immolato» (Ap 13, 8).

 

Cerchiamo il nostro nome nel libro della vita, nel libro dell’Agnello. Gli altri, lasciate pure che adorino la Bestia.

 

«E chi non era scritto nel libro della vita fu gettato nello stagno di fuoco» (Ap 20, 15).

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

Grande Reset

Il WEF ci sta facendo marciare verso una vita di obbedienza passiva

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

L’opinionista politica Kim Iversen, in un recente episodio di The Kim Iversen Show, ha analizzato «Benvenuto nel 2030: non possiedo niente, non ho privacy e la vita non è mai stata migliore», un articolo scritto nel 2016 dalla collaboratrice del World Economic Forum Ida Auken.

 

 

Quando l’opinionista politica Kim Iversen ha letto: «Benvenuti nel 2030: non possiedo niente, non ho privacy e la vita non è mai stata migliore» – un articolo pubblicato nel 2016 sul sito web del World Economic Forum (WEF) – ha aspettato la battuta finale, presumendo che l’articolo fosse satira.

 

Ma non c’era una battuta finale. L’autore dell’articolo era serio.

 

La Iversen ha dedicato un recente episodio di The Kim Iversen Show all’analisi dell’articolo del WEF, il cui messaggio “«on possederai nulla e sarai felice» è riemerso tra il crescente interesse per il Great Reset del WEF .

 

 

La Iversen ha evidenziato alcune delle affermazioni chiave dell’articolo, che ha definito «assurde» e «folle»:

 

  • «Non possiedo una macchina. Non possiedo una casa. Non possiedo elettrodomestici né vestiti».

 

  • «Non avrebbe più senso per noi possedere auto, perché potremmo chiamare un veicolo senza conducente o un’auto volante per viaggi più lunghi in pochi minuti».

 

  • «Nella nostra città non paghiamo l’affitto, perché qualcun altro sta usando il nostro spazio libero ogni volta che non ne abbiamo bisogno. Il mio soggiorno viene utilizzato per riunioni di lavoro quando non ci sono».

 

  • «I problemi ambientali sembrano lontani, poiché utilizziamo solo energia pulita e metodi di produzione puliti».

 

  • «Acquisti? Non riesco proprio a ricordare cosa siano. Per la maggior parte di noi, si è trasformato nella scelta delle cose da usare. A volte lo trovo divertente, ea volte voglio solo che l’algoritmo lo faccia per me. Conosce i miei gusti meglio di me ormai».

 

  • «Di tanto in tanto mi infastidisce il fatto di non avere una vera privacy. Da nessuna parte posso andare e non essere registrato. So che, da qualche parte, tutto ciò che faccio, penso e sogno è registrato. Spero solo che nessuno lo usi contro di me».

 

L’articolo, pubblicato il 10 novembre 2016, è stato scritto da Ida Auken, membro del parlamento danese (dal 2007 ad oggi) ed ex ministro danese dell’ambiente.

 

Auken ha scritto l’articolo in preparazione dell’incontro annuale dei Consigli del futuro globale del WEF che si è svolto dal 13 al 14 novembre 2016 a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti.

 

Il WEF all’inizio del 2017 ha nominato Auken come Young Global Leader e ha promosso il suo articolo in un tweet :

 


«Loro [i leader del WEF] non stavano scherzando», ha detto Iversen. «Questo è il futuro che hanno immaginato. Tutto passerà alla robotica, tutto sarà monitorato in nome del risparmio climatico».

 

La Iversen ha detto che sebbene storicamente si definisse un’ambientalista – «È lì che è stata la mia prima incursione in politica, nel movimento ambientalista» – ora sta «mettendo in discussione la motivazione di tutto questo».

 

«Li ho visti [leader globali del WEF] affermare che molte cose sono davvero brutte e non lo sono. Sono stati esagerati molto per usare quelle [cose] per farci paura e controllarci».

 

Secondo la Iversen, il WEF ci sta facendo «marciare verso» una vita di obbedienza passiva a un sistema centralizzato di autorità che controllano e possiedono tutto.

 

Il loro messaggio, ha detto, è «Sii solo un buon cittadino e non hai nulla di cui preoccuparti finché non parli contro il governo, quindi se segui tutte le regole… Sì, avrai  privacy… Non possiedi nulla ma sarai molto, molto felice. Devi solo fare come ti è stato detto».

 

«Grazie al cielo sempre più persone riferiscono su questo e si svegliano dicendo: “No. Non siamo d’accordo con questa agenda”».

 

 

 

Suzanne Burdick

Ph.D.

 

 

© 22 settembre 2022, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

Immagine di US Embassy Bern via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-SA 2.0)

 

 

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Alimentazione

Allucinante video di Bill Gates sulla pannocchia: la bioingegneria del Grande Reset alimentare diventa cringe

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Il magnate globale Bill Gates ha lanciato sul suo canale un allucinante video che parla di pannocchie.

 

Nel filmato il primo finanziatore dell’OMS appare con una maglietta con stampata sopra una pannocchia mentre parla con una voce distorta di bambina.

 

La musica mostra una serie di immagini montate rapidamente, come un videoclip, dove foto apparentemente ritoccate di Gates bambino si alternano a immagini di grano, campi e a scritte didascaliche sull’importanza del granturco.

 

Nel filmato il miliardario continua a cantare con la voci di bimba anche mentre addenta con avidità una gialla pannocchia.

 

Si tratta con certezza di una delle vette di quello che oggi si chiama cringe.

 

 

Il video è pensato sin dal titolo («It has the juice – and it’s at risk») per trasmettere l’idea che le coltivazioni di grano sono a rischio: di qui immagini catastrofiche di campi resi infertili, aiutano a capire le didascalie, dall’«impatto del cambiamento climatico».

 

Il filmato è stato postato nel canale YouTube ufficiale di Bill Gates, lo stesso che, come sa il lettore di Renovatio 21, aveva ospitato i suoi stranissimi e costosissimi spot all’ingegneria genetica CRISPR-CAS9, nei quali peraltro parlava proprio dei suoi investimenti per bioingegnerizzare l’agricoltura.

 

Come noto, Bill Gates nel 2020 è divenuto il primo proprietario terriero degli USA – curiosa coincidenza in un mondo dove il suo amico di Davos Klaus Schwab dice al resto dell’umanità «non avrai nulla e sarai felice».

 

Come l’immane investimento in latifondi si incastri con il resto dei suoi investimenti, dall’elettronica ai vaccini, lo spiegò in un articolo di due anni fa Robert F. Kennedy jr.

 

«Per un uomo ossessionato dal controllo monopolistico, l’occasione di dominare anche la produzione alimentare deve sembrare irresistibile» scrisse Kennedy.

 

«L’approccio tipico di Gates ai problemi globali pone la tecnologia e i suoi partner dell’industria chimica, farmaceutica e petrolifera al centro di ogni soluzione. La “strategia innovativa” di Gates per la produzione alimentare è stata quella di imporre il fallimentare sistema americano di agricoltura basata su OGM, prodotti chimici e combustibili fossili ai poveri agricoltori africani».

 

«Il numero di africani che soffrono di fame estrema è aumentato del 30 per cento nei 18 Paesi presi di mira da Gates. La povertà rurale si è metastatizzata in modo drammatico e il numero di persone che soffrono la fame in queste nazioni è salito a 131 milioni»

 

«Sotto il sistema di piantagioni di Gates, le popolazioni rurali africane sono diventate schiave sulla propria terra di una tirannica servitù di strumenti high-tech, meccanizzazione, orari rigidi, condizionalità gravose, crediti e sussidi che sono le caratteristiche distintive della “Rivoluzione Verde” di Bill Gates» accusa Kennedy jr.

 

«Gates ha imparato a ingrassare sulle crisi globali, che si tratti di pandemie, clima, carestia o estinzione di massa. Il cambiamento climatico ha fornito a Gates una scusa per creare monopoli su sementi, cibo e agricoltura (…)Nel costruire il suo impero agricolo, Gates si è ripetutamente dimostrato disposto a ignorare le voci di scienziati e agricoltori e di calpestare leggi, trattati, tradizioni, diritti civili, scienza e sensibilità».

 

«Gates rafforza la sua logica in materia di brevetti utilizzando la tecnologia CRISPR per modificare selettivamente il patrimonio genetico dei semi, apportando modifiche sufficienti per resistere alle sfide dei brevetti (…) Centralizzando le Banche dei Semi e manipolando le leggi sulla proprietà intellettuale, Gates ha lanciato una campagna di «colonialismo genetico» per depredare i contadini del mondo e gli agricoltori indigeni dei loro sudati semi e della loro conoscenza».

 

Queste considerazioni era condivise anche dall’analista geopolitico William F. Engdahl, il quale ha dettagliato in un articolo di due anni fa come la Fondazione Gates abbia operato una sorta di prova generale in Africa distruggendone di fatto l’economia alimentare.

 

Engdahl spiegò che la Gates Foundation è un azionista significativo di Monsanto, ora parte di Bayer. «La Fondazione Bill e Melinda Gates ha ereditato l’agenda dei Rockefeller dal complesso medico-industriale all’istruzione alla trasformazione dell’agricoltura».

 

L’agenda alimentare Rockefeller, è possibile leggere in un altro articolo pubblicato da Renovatio 21, è risalente…

 

«La globalizzazione della produzione alimentare mondiale e la creazione dell’agrobusiness, prima guidata dalla Fondazione Rockefeller e oggi con la Fondazione Gates che assume un ruolo più visibile, è forse il fattore più minaccioso per la salute e la mortalità mondiale, molto più di quanto qualsiasi coronavirus abbia dimostrato di esserlo» spiegava Engdahl, che dava dettagli su programmi disastrosi avvenuti in Africa i quali riguardavano esattamente il mais.

 

Come riportato da Renovatio 21, con ogni evidenza Gates sta preparando un Grande Reset alimentare.

 

«La Gates Foundation, alimentata da una “empia alleanza” tra il grande capitale, le istituzioni scientifiche e tecnologiche e gli stati, abbia stabilito un impero globale sulla vita» scrive un vecchio articolo di Children’s Health Defense.

 

Si tratta della diligente conseguenza di chi vuole il controllo – cifra principale della cibernetica – sull’umanità: si persegue il controllo dell’uomo per via biochimica tramite i canali di assunzione di sostanze dell’organismo, i medicinali (come i vaccini…) e financo gli alimenti.

 

Pensateci un secondo. Cerchiamo di ripetere il concetto.

 

Dopo aver ottenuto l’accesso al sistema sanitario mondiale – cioè a sostanze immesse nel corpo dell’umanità per via sottocutanea – Gates sta ottenendo il controllo sul sistema alimentare, cioè sulle sostanze immesse per via digerente.

 

C’è un salto di qualità: i farmaci si possono rifiutare, dei vaccini si può fare a meno. Del cibo no.

 

È il dominio biochimico sulla vita che si sta realizzando, giorno dopo giorno, sotto i nostri occhi.

 

Anche a suon di video talmente cringe da farceli sanguinare.

 

 

 

 

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Grande Reset

Articolo del WEF elogia il modo in cui miliardi di persone hanno rispettato le restrizioni di blocco

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Un editoriale pubblicato dal World Economic Forum loda come «miliardi» di persone abbiano rispettato le restrizioni imposte a seguito del lockdown pandemico, suggerendo che le masse dunque farebbero  lo stesso per la questione della riduzione le emissioni di carbonio.

 

L’articolo è intitolato «My Carbon: un approccio per città inclusive e sostenibili”» ed è stato scritto da Mridul Kaushik e Kunal Kumar, direttore della missione per le Smart Cities del ministero dell’Edilizia Abitativa e degli Affari urbani dell’India.

 

L’argomento del pezzo è come convincere le persone ad adottare «programmi personali di indennità di carbonio” dato che tali schemi finora sono stati in gran parte infruttuosi.

 

Gli autori osservano che i miglioramenti nella tecnologia di localizzazione e sorveglianza stanno aiutando a superare la «resistenza politica» contro tali programmi.

 

«COVID-19 è stato il test della responsabilità sociale» dichiarano, elogiando il fatto che «un numero enorme di restrizioni inimmaginabili per la salute pubblica sono state adottate da miliardi di cittadini in tutto il mondo».

 

«Ci sono stati numerosi esempi a livello globale di mantenimento del distanziamento sociale, dell’indossare mascherine, di vaccinazioni di massa e di accettazione di applicazioni di tracciamento dei contatti per la salute pubblica, che hanno dimostrato il nucleo della responsabilità sociale individuale».

 

Ci viene detto, in pratica, che il COVID è servito ottenere dalle masse il potere di tracciarle e di comandare la loro obbedienza: il tentativo, come sappiamo è riuscito, ed ora si va oltre. Non è un caso che uno degli autori dell’articolo si occupi di Smart Cities, cioè di città interconnesse, dove con il pretesto del risparmio energetico si stabilisce un controllo verticale sull’attività dei cittadini.

 

Le Smart Cities, come le smart-home – quella che chiamano anche domotica – fanno filtrare la cibernetica nello spazio della vita quotidiana, quindi, etimologicamente, il controllo, qui esteso ad ogni ambito della vita umana.

 

Un controllo ancora più capillare sarà permesso dalle «innovazioni tecnologiche della Quarta Rivoluzione Industriale: i progressi nelle tecnologie emergenti come l’intelligenza artificiale, la blockchain e la digitalizzazione possono consentire il monitoraggio delle emissioni personali di carbonio, aumentare la consapevolezza e anche fornire consigli individuali su scelte etiche e a basse emissioni di carbonio per il consumo di prodotti e servizi».

 

Gli autori pongo l’accento sulle possibilità dell’Intelligenza Artificiale: «L’Intelligenza Artificiale può anche aiutare a rafforzare i modelli di business dell’economia circolare come i modelli di prodotto come servizio, le previsioni della domanda e la gestione intelligente delle risorse combinando i dati storici e in tempo reale di prodotti e utenti».

 

Con il fine della sostenibilità, diventa quindi decisivo il tracciamento, via IA, delle azioni del cittadino.

 

«Esiste un numero significativo di programmi e applicazioni che consentono ai cittadini di contribuire alle emissioni di carbonio fornendo loro una consapevolezza approfondita sulle scelte del carbonio personale per il cibo, i trasporti, l’energia domestica e le scelte di stile di vita».

 

Tutto deve passare attraverso sensori ed Intelligenza Artificiale:

 

«Ci sono stati importanti progressi nelle tecnologie per la casa intelligente, le scelte di trasporto con implicazioni di carbonio, l’introduzione di contatori intelligenti nel fornire scelte individuali per ridurre le proprie emissioni legate all’energia, lo sviluppo di nuove app personalizzate per tenere conto delle emissioni personali e migliori scelte per le emissioni legate al cibo e ai consumi».

 

«L’Intelligenza Artificiale può anche aiutare a rafforzare i modelli di business dell’economia circolare come i modelli di prodotto come servizio, le previsioni della domanda e la gestione intelligente delle risorse combinando i dati storici e in tempo reale di prodotti e utenti».

 

La necessità di sensorizzare l’attività individuale in base all’«impronta carbonica» circola da anni al WEF, dove i partecipanti non si vergognano a parlarne.

 

Come riportato da Renovatio 21, a Davos quest’anno il presidente del gruppo cinese Alibaba, J. Michael Evans,  durante un panel  si è vantato dello sviluppo di un «tracker individuale dell’impronta di carbonio» per monitorare ciò che fai: viaggi, acquisti, cibo ogni attività «nella piattaforma».

 

 

Nello stesso evento, la manager del megagruppo finanziario semipubblico norvegese DNB ASA Kjerstin Braathen giustificava la necessità di parlare delle «carenze energetiche in arrivo»

 

 

Insomma bisogna ascoltare sempre con attenzione quello che si dice sui media del World Economic Forum di Klaus Schwab e quel che vanno in giro cinguettando i suoi adepti.

 

Perché, va riconosciuto, ci parlano oramai con estrema sincerità del piano demoniaco a cui vogliono sottoporci.

 

Non è un caso che l’articolo di cui sopra faccio uso esplicito del concetto Schwabiano di «Quarta Rivoluzione Industriale», cioè l’inferno programmato per l’umanità dallo Schwabbo, che vi ha scritto pure un libro, giustamente definito il «Necronomicon di Davos».

 

 

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