Connettiti con Renovato 21

Pensiero

È il Nuovo Ordine dell’Anticristo. E il vaccino è il suo filtro magico

Pubblicato

il

 

Abbiamo raccolto il pensiero di un sacerdote che da sempre è stato vicino a Renovatio 21 e ai suoi collaboratori. Egli non poche volte in questi anni ci ha aiutati nel discernimento di varie situazioni dal punto di vista morale, religioso, storico.

 

Questa volta al sacerdote abbiamo chiesto riguardo al tempo presente. 

 

Gli abbiamo posto la domanda più generica possibile, quella che la maggior parte degli uomini raziocinanti si stanno ponendo:

 

Che cosa sta succedendo?

 

La risposta è, al contempo, chiarissima ed abissale.

 

«La cosa più ovvia che possiamo dire, e la più indiscutibile, è la rivelazione dell’esistenza di un Ordine Mondiale. Un qualcosa che agisce ovunque allo stesso modo»

«La cosa più ovvia che possiamo dire, e la più indiscutibile, è la rivelazione dell’esistenza di un Ordine Mondiale. Un qualcosa che agisce ovunque allo stesso modo: non importa la latitudine, il Paese, il sistema politico in cui ci si trova. In ogni luogo, sta accadendo la medesima cosa».

 

«Questa onnipervadenza dell’Ordine Mondiale si esprime anche nella sua accettazione in ogni dove. In qualche modo, dappertutto, tutti quanti devono rendergli omaggio: nessun Paese, nemmeno la Cina o la Russia, si è permesso una narrativa differente da quella ufficiale, quella che informa in modo uniforme il pianeta; né esistono politiche alternative a quelle ufficiali che possano essere seguite. Il risultato è la mancanza totale di possibilità di fuga: non esiste un Paese dove rifugiarsi».

 

Non esiste, cioè, un luogo in cui ripararsi dal diluvio delle siringhe mRNA, che ora diverrà legge: l’obbligo è pronto a essere caricato in ogni Paese del mondo, Europa in testa.

 

Chiediamo al sacerdote: come è stato possibile?

 

Come è possibile che sia passata l’idea che bisogna vaccinare ogni persona al mondo?

 

«Nella sua irrazionalità, questo provvedimento di vaccinare chiunque senza eccezioni possibili (anche immunodepressi, donne incinte, bambini) è comprensibile solo in un’ottica religiosa»

«Nella sua irrazionalità, questo provvedimento di vaccinare chiunque senza eccezioni possibili (anche immunodepressi, donne incinte, bambini) è comprensibile solo in un’ottica religiosa. È decifrabile solo in senso religioso, altrimenti è illogico, incomprensibile, quindi non accettabile dalla mente umana. Perché chiunque sa che è impossibile che una medicina, quale che sia, sia universale. E si arriva a negare l’evidenza sui suoi effetti principali (come l’efficacia che si dirada in intervalli sempre più brevi) o secondari, sui quali si tace in modo sempre più tracotante, proprio perché si tratta di un rito, che risponde a un altro ordine di cose».

 

Stiamo pensando non solo alle migliaia di malori di cui si è riempito il mondo; pensiamo ai calciatori che ovunque crollano sul campo di gioco con la mano al cuore.

 

Tuttavia non è di cronaca che vogliamo sentir parlare.

 

Vogliamo chiedere del verso senso di quello che sta accadendo – il senso metafisico, metastorico, spirituale. O, possiamo intuire, il senso «apocalittico» della vaccinazione universale.

 

«Un primo termine per definirla potrebbe essere “Grande Iniziazione collettiva”. Se si tratta di un rito religioso, come abbiamo detto, esso serve a far entrare chi vi si sottopone in un altro spazio di esistenza, il Nuovo Ordine. La perversione del Battesimo. Un rito iniziatico attraverso cui però deve passare l’umanità nella sua interezza».

 

Questa è una spiegazione, che avevamo ipotizzato su Renovatio 21 anche prima della pandemia, quando con la legge Lorenzin cominciò a saltar fuori il termine «battesimo laico», e vedevamo come il principale consorzio iniziatico conosciuto, fosse della partita da tempo.

 

 «Forse quella Grande Iniziazione non è la spiegazione più esauriente. Forse è più adatto parlare di incantesimo. Un grande incantesimo in vista della venuta dell’anticristo»

Tuttavia, ascoltando il nostro sacerdote, capiamo che può esserci di più, molto di più.

 

 «Forse quella Grande Iniziazione non è la spiegazione più esauriente. Forse è più adatto parlare di incantesimo. Un grande incantesimo in vista della venuta dell’anticristo».

 

Perché un «incantesimo?»

 

«Perché per molti esso avviene senza colpe personali. L’apostasia, il ripudio totale del proprio credo, richiede un’adesione convinta. Molti di coloro che ricevono il siero non hanno colpa personale, non fanno un atto peccaminoso volontario».

 

Continui per favore.

 

«C’è chi insiste nel ricordare come non dobbiamo dire “vaccino” ma “siero genico”. Vero, ma forse dovremmo proprio passare al termine filtro»

«Questo vuol dire che non è richiesto di commettere direttamente un peccato, ma di ricevere materialmente qualcosa, una sorta di… filtro. C’è chi insiste nel ricordare come non dobbiamo dire “vaccino” ma “siero genico”. Vero, ma forse dovremmo proprio passare al termine filtro».

 

Un filtro? Come quello delle streghe? Quelli usati per le fatture

 

«Sì. E come in tutte le fatture, non sai cosa mettono nel filtro. E puoi riceverne gli effetti negativi anche senza tua colpa personale».

 

Il pensiero di chi conosce la realtà sulle linee cellulari umane con le quali vengono prodotto i vaccini va immediatamente al Malleus Maleficarum, il manuale degli inquisitori del XV secolo, dove era segnato apertamente come nelle pozioni le streghe mettessero sangue di bambini abortiti…

 

«Gli incantesimi scimmiottano i sacramenti – quindi hanno sempre una parte materiale. Il fatto che ci siano elementi umani nel filtro è fondamentale».

 

E cosa fa quindi questo filtro?

 

«È possibile che questa specie di “filtro” possa provocare effetti preternaturali in vista della grande fascinazione che sarà propria dell’anticristo. Se le parole incantanti dell’anticristo possono essere viste come la “forma” sacramentale, l’elemento materiale potrebbe essere questo medesimo filtro»

«È possibile che questa specie di “filtro” possa provocare effetti preternaturali in vista della grande fascinazione che sarà propria dell’anticristo. Se le parole incantanti dell’anticristo possono essere viste come la “forma” sacramentale, l’elemento materiale potrebbe essere questo medesimo filtro».

 

«Forse, quindi, non è corretto parlare di “marchio”, quello dell’Apocalisse. Forse quello è un’altra realtà. L’unico incantesimo “universale” previsto dalla Scrittura è infatti proprio questo: quello dell’Uomo di Iniquità, il Figlio della Perdizione, che raggiungerà quasi tutti».

 

Egli dunque illuderà il mondo con i suoi filtri?

 

«Non esattamente. L’anticristo affascinerà con le parole. Come simia Dei, egli vorrà seguire, invertendolo, l’esempio di Cristo. L’anticristo incanterà tutti, o quasi. Il Signore si esprime con un paradosso: “perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno segni e portenti per ingannare, se fosse possibile, anche gli eletti” (Mc 13, 22). L’inganno universale, se fosse possibile, includerebbe anche i non-ingannabili per definizione, gli eletti. Ecco quindi che il Vangelo ci fa capire che molti saranno vittime inconsapevoli, ingannate, dell’Anticristo; altri invece ne saranno i complici, gli anticristi, appunto, per partecipazione».

 

Ma chi saranno gli anticristi? Scopriamo quindi il pensiero dell’abate Adso da Montier-en-Der (913-992), autore del Libellus de Antichristi, un trattato che medita sulla venuta dell’Iniquo.

 

 Modificare il DNA umano, cioè l’ordine biologico materiale dei figli di Dio, è di per sé un’azione anticristica, portata avanti da anticristi? «Sì»

«Adsone dice che “anticristo” in senso minore è chiunque combatte la regola del proprio ordine. E questo a livello ecclesiastico, storico, umano. Dice che vi sono figure storiche anticristiche come Nerone, Diocleziano, Antioco, che hanno prefigurato l’Uomo di Iniquità. Una cosa è essere peccatori, magari per fragilità; un’altra è combattere apertamente l’ordine divino: chi lo fa è precursore dell’uomo dell’anomia che catalizzerà tutto il male nei tempi ultimi».

 

Cambiare l’ordine presente per sostituirlo con il Nuovo Ordine. Negli Stati, nelle cellule della materia vivente.

 

Non possiamo non pensare alla modifica genetica come alla battaglia per eccellenza contro «il proprio ordine». Il logos primigenio della vita umana, il suo codice genetico, è ora sotto attacco da parte di uomini potentissimi e determinati.

 

Stiamo pensando a Bill Gates che di recente ha gettato una volta di più la maschera per reclamizzare urbi et orbi la bioingegneria CRISPR, che altro non è che la guerra alla genetica umana così come regolata dall’ordine naturale.

 

Possiamo dire che questa guerra genetica è una lotta «contro la regola del proprio ordine», come detto da Adsone? Modificare il DNA umano, cioè l’ordine biologico materiale dei figli di Dio, è di per sé un’azione anticristica, portata avanti da anticristi?

 

«Sì».

 

«Gli anticristi saranno iniziati, sì, perché essi daranno la loro adesione volontaria al Regno dell’Iniquo. Tantissimi invece vi entreranno senza colpa. Questa potrebbe essere la funzione del vaccino»

Qui potrebbe tornare il discorso dell’iniziazione anticristica.

 

«Gli anticristi saranno iniziati, sì, perché essi daranno la loro adesione volontaria al Regno dell’Iniquo. Tantissimi invece vi entreranno senza colpa. Questa potrebbe essere la funzione del vaccino. Di fatto, non parlerei qui di “marchio”, ma di pozione, filtro magico. Il marchio di cui parla l’Apocalisse potrebbe essere un’ulteriore realtà non ancora svelata».

 

Una magia alla quale saranno sottoposti tutti?

 

«Ci saranno gli anticristi, ma ci saranno anche le vittime. Ecco, queste offriranno, tramite il filtro, una partecipazione quasi involontaria, saranno predisposti alla fascinazione. Del resto si tratta dell’Incantamento, che è un modo in cui viene descritto il Regno dell’Anticristo. L’Anticristo dovrà incantare tutti, quasi tutti – perfino, se fosse possibile, gli eletti. Le mie sono solo ipotesi ovviamente, riflessioni sparpagliate sulla Scrittura e sulla realtà. Non sono profeta, cerco solo di pormi delle domande».

 

«Ci saranno gli anticristi, ma ci saranno anche le vittime. Ecco, queste offriranno, tramite il filtro, una partecipazione quasi involontaria, saranno predisposti alla fascinazione. Del resto si tratta dell’Incantamento, che è un modo in cui viene descritto il Regno dell’Anticristo»

Basta. Abbiamo abbastanza materiale per meditare per settimane. Mesi. Anni.

 

Cosa sta adorando il mondo, quindi, in questo momento?

 

Sappiamo dove trovare le risposte.

 

«Il loro re era l’angelo dell’Abisso, che in ebraico si chiama Perdizione, in greco Sterminatore». (Ap, 9 11)

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

Renovatio 21 è censurata sui social media. Iscrivetevi alla nostra Newslettera e al nostro canale Telegram.

 

 

Immagine di pedrodonini via Deviantart pubblica su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported (CC BY-NC-ND 3.0)

Pensiero

Utopia ed estinzione: il «paradiso dei topi» e noi

Pubblicato

il

Da

Ciclicamente torna alla mente l’esperimento del paradiso dei topi del dottor John Calhoun. Si tratta di una storia scientifica sconvolgente che, a 60 anni di distanza, ancora non cessa di parlare all’uomo e alla sua società.

 

John Bumpass Calhoun (1917-1995) era un etologo americano che voleva studiare gli effetti della densità della popolazione sul comportamento animale. Utilizzando alcune colonie di ratti (dal 1958 al 1962) e di topi (dal 1968 al 1972), lo scienziato decise di creare quello che poteva chiamarsi un «paradiso dei topi», una situazione in cui la popolazione delle bestiole avrebbe goduto, senza sforzo alcuno, di tutto ciò di cui avevano bisogno: cibo, acqua, spazio, assenza di predatori.

 

Iniziò con quattro topolini, che nell’utopia murina creata da Calhoun si riprodussero velocemente. Tuttavia, nonostante l’abbondanza delle risorse, la popolazione del paradiso muride si estinse in quattro anni. Tale risultato lasciò perplesso lo scienziato: i topi disponevano di ogni risorsa per la sopravvivenza, tuttavia la loro società era collassata.

 

Calhoun quindi ripeté l’esperimento usando topi e ratti. Tuttavia il risultato era praticamente lo stesso: l’estinzione totale della popolazione subentrava in 1588 giorni. La società dei topi, tuttavia, sembrava iniziare a crollare già a partire dal 560° giorno.

 

Per descrivere il fenomeno del collasso della società animale, Calhoun inventò il termine di «behavioural sink» («fogna del comportamento»), termine che doveva rendere conto delle aberrazioni comportamentali a cui aveva assistito durante i suoi esperimenti. In un articolo intitolato Densità di popolazione e patologia sociale, pubblicato nel 1962 dal settimanale Scientific American, lo scienziato tentò di descrivere quanto accadeva ai topi del suo paradiso.

 

«Molti (esemplari femmine) non erano in grado di portare avanti una gravidanza sino al termine, o di sopravvivere al parto se fossero giunte alla fine. Un numero anche maggiore, dopo essere riuscite a partorire, vennero meno alle proprie funzioni materne».

 

«Tra i soggetti maschi, le distorsioni comportamentali variarono dal cannibalismo all’iperattività frenetica, all’emergere di un isolamento patologico, a causa del quale gli individui isolati uscivano per mangiare, dormire e muoversi solo quando tutti gli altri membri della comunità stavano dormendo. Anche l’organizzazione sociale degli animali ha mostrato uguale disgregazione»

 

«L’origine comune di questi disturbi divenne notevolmente manifesta nelle popolazioni della nostra prima serie di tre esperimenti, nei quali abbiamo osservato lo sviluppo di quello che abbiamo chiamato fogna del comportamento. Gli animali si affollavano insieme in grande numero in uno dei quattro nidi di interconnessione sui quali era mantenuta la colonia».

 

«Dai 60 agli 80 ratti si assembravano in un solo nido durante il periodo di alimentazione. I ratti singoli raramente avrebbero mangiato se non in compagnia di altri ratti. Come risultato, il nido scelto per mangiare aveva una densità di popolazione estrema, lasciando gli altri tre quasi vuoti. Negli esperimenti in cui si era sviluppata una fogna del comportamento, la mortalità infantile raggiunge quote del 96% tra i gruppi più disturbati della popolazione»

 

Nel suo esperimento più famoso della serie, chiamato «Universo 25», la popolazione raggiunse il picco di 2.200 topi e da allora in poi ha mostrato una varietà di comportamenti anormali, spesso distruttivi, tra cui il rifiuto di impegnarsi nel corteggiamento, le femmine che abbandonano i loro piccoli e l’omosessualità. Entro il 600° giorno, la popolazione era sulla via dell’estinzione.

 

Sebbene fisicamente in grado di riprodursi, i topi avevano perso le abilità sociali necessarie per accoppiarsi.

 

In pratica, l’Universo 25 era un mondo in cui vi erano più individui che ruoli sociali. La gerarchia dei topi era quindi instabile, poiché i ruoli erano sempre in discussione. I maschi alfa vivevano in preda allo stress di difendere il proprio territorio e le proprie femmine, fino al punto di rinunziare completamente al loro ruolo, divenuto psicologicamente e fisicamente insostenibile.

 

Con la conseguenza scomparsa dell’ordine sociale, i normali rapporti sociali divennero rapporti antisociali completamente distruttivi. I topi avevano perso ogni capacità di produrre legami fra loro.

 

Alcuni maschi divennero aggressivi al punto di formare bande che attaccavano le donne e i cuccioli. Altri divennero famelici pansessuali, cercavano di consumare rapporti sessuali con chiunque, maschio o femmina, giovane o vecchio.

 

Le femmine, esaurite dagli attacchi, si erano ritirate nelle parti più alte della colonia, formando gruppi di sole femmine. Tali esemplari «femministi», interessati più che mai a difendere il territorio e il loro gruppo, dimenticavano il ruolo di madri: non solo abbandonavano i piccoli, ma talvolta li attaccavano – di qui l’immane mortalità infantile che sfiorava il 100%.

 

Fu notato, inoltre, che vi erano casi di cannibalismo, un qualcosa che era del tutto immotivato, almeno dal punto di vista alimentare: il cibo, nel paradiso dei topi, era fornito in costanza ed abbondanza.

 

John Calhoun in uno spazio dell’esperimento, 1979

 

L’Universo 25 vedeva quindi crearsi tre categorie di topi.

 

I più deboli, psicologicamente instabili ma ancora sani nel corpo, si piazzavano al centro della colonia lasciando scorrere la vita nella noia, con sparuti e improvvisi atti autodistruttivi.

 

Le femmine, come abbiamo detto, formavano i loro gruppi monosessuali nelle parti alte della colonia.

 

Il gruppo interessante era quello che Calhoun chiamò dei «belli»: topi che erano sempre stati lontani da lotte violente e che non avevano mai mostrato interesse per la riproduzione, che sembravano assorbito solo dal piacere individuale dalla cura di sé. I «belli» passavano la vita a mangiare, dormire e lisciarsi scrupolosamente il pelo. Era pienamente distinguibili perché sul corpo, a differenza degli altri, non si vedevano ferite, ma solo un pelo bianco e lucido.

 

Altri gruppi intanto affogavano nel cannibalismo insensato, nell’omosessualità vorace e nei comportamenti violenti. A neanche 600 giorni dalla sua creazione, l’Universo 25 collassava. L’estinzione definitiva era segnata.

 

Il bioeticista polacco

Jan Kuba ha tracciato uno schema analitico dell’esperimento nelle fasi di sviluppo e distruzione della società dei topi.

 

Fase A. Giorno 1,Periodo di lotta. Stabilire territori e fare nidi. Primi figli nati.

 

Fase B. Giorno 105. Periodo di sfruttamento. Rapida crescita della popolazione. Gerarchia sociale stabilita. Prole più alta in quelli con dominio sociale.

 

Fase C. Giorno 315. Fase di stagnazione. La crescita della popolazione rallenta. I maschi diventano femminizzati. Le femmine diventano aggressive, assumendo ruoli di maschi. La violenza diventa comune. Il disordine sociale sale alle stelle. I topi maschi iniziano ad assumere ruoli femminili (transgenderismo del topo). L’omosessualità del topo inizia a emergere. La pedofilia dilaga: «iniziano a montare i giovani». La fertilità diminuisce nelle femmine. Le madri rifiutano i loro piccoli.

 

Fase D. Giorno 560. Fase della morte. La popolazione crolla. «Nessun giovane sopravvissuto». Le femmine non riproduttrici ricorrono a mangiare, pulirsi e dormire. Nessun interesse per la socializzazione. Nessuna abilità sociale appresa dai sopravvissuti rimanenti. Nessuna capacità di essere aggressivi, il che significa nessuna capacità di difendere i loro piccoli oi loro nidi. Evitamento di tutte le attività stressanti, incluso qualsiasi cosa che assomigli alla competizione. Preoccupazione per la cura e l’attrattiva fisica. Incapacità di affrontare le sfide del mondo reale. Solo l’apparenza esteriore di essere superiore, ma privo di capacità cognitive e sociali. Totalmente incapace di riprodursi, allevare cuccioli o competere per qualsiasi cosa.

 

In un articolo scientifico in cui cercava di tirare le somme dei suoi esperimenti, Calhoun arrivò a parlare di «morte al quadrato», cercando di scrivere l’equazione del declino della società.

 

«Mortalità, morte del corpo = la seconda morte

Drastica riduzione della mortalità = morte della seconda morte = morte al quadrato = (morte)²

(Morte)² porta al disfacimento dell’organizzazione sociale = morte delle classi dominanti

Morte delle classi dominanti porta alla morte spirituale = perdita della capacità di impegnarsi in comportamenti essenziali per la sopravvivenza della specie = la prima morte

Quindi: (Morte)² = la prima morte»

 

L’esperimento di Calhoun si inseriva nel giro di quelli che tentavano di dare dimostrazione pratica dell’allarme per la sovrappopolazione  – poi rivelatosi, come sappiamo, una bufala mandata in giro, per decenni, dai signori della Necrocultura, una balla che, Greta docet, ancora va avanti.

 

Tuttavia, il paradiso dei topi negava il fondamento stesso del pensiero depopolazionista (vedi Paul Ehrlich, ora ovviamente invitato in Vaticano), ossia il malthusianesimo: le società crollavano non per mancanza di risorse, ma al contrario, per l’abbondanza di esse. Alle bestiole dell’utopia muride non mancò mai nulla. Cibo. Acqua. Protezione dai predatori e dalle intemperie: erano schermati dalla morte e dal rischio, dallo sforzo e dal dolore. E, a quanto pare proprio per questo, il loro mondo implodeva nell’orrore e nell’aberrazione.

 

È impossibile a chiunque non vedere oggi dei paralleli inquietanti con la società umana dell’ora presente.

 

– La nostra società celebra le donne che uccidono i loro figli, per aborto o per infanticidio. Il femminismo, l’idea di una società anche solo composta da femmine dove il maschio è assente, è fonte di ispirazione.

 

– Omosessualità e transgenderismo sono apparsi nella nostra società in modo impellente. Non solo il loro fenomeno è evidente, ma è oramai inevitabile la loro nobilitazione.

 

– Stessa cosa dicasi per la pedofilia e il cannibalismo, che, come riconosce il lettore di Renovatio 21, stanno facendo il loro viaggio attraverso la Finestra di Overton. I giovani e i vecchi sono abusati e sfruttati: uccisi, eutanatizzati, usati come parti di ricambio dalla scienza farmaceutica o come concime dalle nuove leggi di inumazione dei cadaveri.

 

– La nostra società è aperta a elementi si violenza improvvisa e gratuita, talvolta anche diretta contro se stessi.

 

– Le capacità di legame sociale sono terminate: la quantità di stronzi che vi hanno urlato di mettervi la mascherina nel biennio COVID e quella di coloro vi suonano col clacson mentre vi speronano con l’automobile ne sono la dimostrazione lampante.

 

– Il narcisismo domina ampi settori della società: i selfie, i vestiti della moda costosa sino al parossismo lo stanno dimostrando. Così come la celebrazione dell’edonismo di chi, come il gruppo dei topi «belli», passa il tempo a godere dei piaceri della vita, il cibo degli chef, il relax alla spa, e poi tante ore a truccarsi ed agghindarsi, come le serque di influencer, di Instagram model che arrivano dritte al vostro telefonino. (Che la moda poi possa riflettere sempre più il collasso sociale rappresentato dai suoi stessi clienti, è significativo)

 

– Il crollo della fertilità maschile e femminile è un dato su cui poniamo sempre attenzione: ora, con il vaccino COVID, possiamo dire che la cosa è stata perfino accelerata dal programma.

 

– Tribalizzazione della società, con polarizzazione estrema tra gruppi sociali.

 

– Disinteresse totale per la riproduzione umana, vista anzi come problema per il godimento edonista dell’individuo e per l’esistenza stessa del pianeta, disinteresse che si riflette pienamente nell’ascesa delle perversioni sessuali che divengono sempre più mainstream.

 

– Il tutto accade in un modo sempre più intriso della mistica del welfare state, uno «stato sociale» onnipervadente che rende ogni lavoro inutile, in quanto il «reddito di cittadinanza» è, come per i topi, garantito fino alla fine del mondo.

 

Diteci, per favore, quale di queste voci non vi sentiate di spuntare.

 

«In sintesi, la popolazione in sé non è il problema. Il collettivismo e lo stato sociale sono ciò che porterà all’auto-annientamento dell’umanità» scrive Mike Adams di Natural News, che ha ritirato fuori  con saggezza l’esperimento del paradiso topolino. Come afferma l’economista afroamericano Thomas Sowell, «lo stato sociale protegge le persone dalle conseguenze dei propri errori, consentendo all’irresponsabilità di continuare e di prosperare tra circoli sempre più ampi di persone».

 

«La mancanza di sfide rovina gradualmente il comportamento delle generazioni successive di una popolazione. Questa degenerazione è inevitabile e porta all’eventuale autoestinzione. A causa della mancanza di sfide, l’estinzione di una popolazione è inevitabile. Dura diverse generazioni, ma è inesorabile» concludeva il bioetico Kuban.

 

Dove cibo e altre risorse sono prontamente disponibili, i bambini non imparano a conoscere la competizione, la scarsità, le abilità, la socializzazione o il merito. Per quanto possa sembrare controintuitivo, è la scarsità che si traduce in apprendimento e leadership, e senza scarsità c’è solo ingordigia, apatia e collasso.

 

Nota bene, quindi: il crollo della società passa anche soprattutto per il crollo dell’educazione, con i bambini che, quando non sono cannibalizzati o stuprati, non trovano più alcun modello di comportamento offerto dagli adulti, divenuti accidiosi, pazzi e orrendi. Senza un’immagine superiore da seguire – un’immagine spirituale, verrebbe da dire – la prole è destinata a morire o diventare parte dell’orgia di sangue in cui si trasforma la società.

 

Insomma: il paradiso dei topi è una bella fotografia di quello che sta succedendo. A noi. Ora.

 

Non è improbabile che coloro che controllano il gioco conoscano questo esperimento, e non stiano facendo altro che accelerarlo, osservando la nostra disintegrazione con sadica soddisfazione.

 

Del resto, da più di due anni a questa parte, il nostro status di cavie – cioè di topi da laboratorio – è conclamato.

 

Fino a quando accetteremo di essere i topolini dei loro esperimenti, non c’è speranza che possiamo evitare il declino rivoltante della nostra società, e la probabile estinzione.

 

Credo che questo possa avvenire già entro 80 anni – a meno che non ci impegniamo nella rigenerazione dell’umanità del XXI secolo.

 

Non è una cosa da poco. Ma non c’è scritto da nessuna parte che dobbiamo fare la fine del topo. No.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

Continua a leggere

Pensiero

Il totalitarismo politico globale

Pubblicato

il

Da

Renovatio 21 pubblica il Parere (n. 18) sul totalitarismo biopolitico globale del Comitato Internazionale per l’Etica della Biomedicina (CIEB).

 

 

 

Contro ogni ragionevole probabilità, negli ultimi mesi una parte degli Italiani si è ostinata ad auspicare o ad attendere fiduciosa l’intervento nell’affaire COVID di organismi che, per vocazione e per tradizione, sono organici e funzionali ai centri di potere, nelle sue diverse istanze, con la speranza di vedere ristabilite verità e giustizia in una vicenda che da più di due anni costituisce il più grave attentato ai diritti e alle libertà fondamentali dell’intera storia repubblicana.

 

La tanto attesa pronuncia si è fatalmente limitata a legittimare l’illegalità di atti e fatti di cui è stata vittima quella stessa parte degli Italiani, in ciò fornendo, forse inconsapevolmente, nuova attualità all’analisi fornita da Carl Schmitt nel suo Legalità e legittimità, pubblicato nel 1932 alla vigilia dell’ascesa al potere del totalitarismo nazista e dell’estinzione della Repubblica di Weimar.

 

Ed è singolare che la pronuncia in questione sia stata anticipata da un comunicato-stampa, intitolato «Obbligo vaccinale e tutela della salute» (1), che, dietro lo schermo costituito da viete espressioni e da paludati tecnicismi, oblitera l’oggetto intrinseco della vicenda, ossia l’aspirazione dei cittadini a vedere tutelata la salute da un ordinamento la cui carta fondamentale pone garanzie apparentemente stringenti in materia, come quella secondo cui, qualora una legge dovesse imporre un trattamento sanitario obbligatorio, la stessa legge «non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana». (2)

 

È infatti di dominio pubblico, anche perché ammesso dalla stessa azienda produttrice, che i cosiddetti vaccini anti-COVID non prevengono la trasmissione né del virus SARS-CoV-2, né della malattia COVID, ma anzi producono una miriade di effetti avversi, ampiamente documentati. Stupisce, quindi, che la pronuncia in questione abbia omesso di considerare le evidenze scientifiche emerse fin dall’inizio della campagna di somministrazione di un farmaco sperimentale fondato su una tecnica dagli effetti incerti e controversi, quale è la tecnica dell’mRNA, ma di cui è appurata la capacità di interagire e modificare il DNA dei soggetti riceventi. (4)

 

In breve, ci troviamo di fronte a un palese e lampante corto circuito: le leggi e gli atti aventi forza di legge dovrebbero essere promulgati a tutela dei diritti e della salute dei cittadini, ma quelli sottoposti al vaglio dell’organismo evocato non hanno tutelato né i diritti, né la salute: e ciò nonostante sono stati legittimati, pur a costo di delegittimare i diritti fondamentali dei cittadini.

 

Alla luce di questa pronuncia, le cui conseguenze non possono certamente sfuggire ai suoi autori –  che in quanto tali saranno giudicati in una prospettiva storica – il CIEB ricorda che non è inseguendo le pronunce di questo o di quell’organismo che i cittadini troveranno verità e giustizia e che, diversamente, l’unico modo per contrastare la deriva totalitaria in atto è assumere piena consapevolezza della portata e delle modalità del piano ideato dalle élite finanziarie transnazionali e dai suoi accoliti per soggiogare la popolazione mondiale.

 

Eccezion fatta per chi non dispone – o rifiuta di disporre – dei necessari strumenti cognitivi, e di chi è colluso con quelle élite, dovrebbe essere evidente a chiunque che la vicenda COVID si inserisce in un piano preordinato all’asservimento degli individui mediante minacce, reali o mendaci, rivolte direttamente contro la salute e l’integrità psico-fisica di ogni essere umano, nonché l’utilizzo sempre più pervasivo, a fini di controllo, degli strumenti della tecnologia digitale.

 

Questo piano, che prima del COVID sarebbe stato tenacemente occultato dai suoi ideatori, è ora ammesso in modo esplicito da quegli organismi creati espressamente allo scopo di favorire gli interessi e le dinamiche del capitalismo ultra-finanziario: ossia, prima ancora della globalizzazione delle economie e dei mercati, la perdita dell’identità e la trasmutazione della dimensione antropologica e culturale dell’essere umano. 

 

È il caso del G20 tenutosi a Bali il 15-16 novembre 2022 che – nell’ambito del programma One Health fondato sulla «resilienza del sistema sanitario globale», sull’armonizzazione dei «protocolli sanitari mondiali» e sull’espansione degli «hub globali di produzione e ricerca» – ha auspicato l’introduzione di «reti sanitarie digitali globali» destinate a «rafforzare la prevenzione e la risposta alle future pandemie» sulla base di campagne vaccinali sempre più capillari, dove per vaccini devono intendersi le sopra citate terapie geniche incentrate sulla tecnica dell’mRNA.  (5)

 

Ed è il caso della Commissione europea che, con una raccomandazione del dicembre 2018, ossia ben prima della cosiddetta pandemia, equiparava ai «grandi flagelli» ogni malattia prevenibile mediante vaccino (testualmente: «le malattie prevenibili da vaccino sono grandi flagelli») e, muovendo da questo singolare presupposto, invitava gli Stati ad attuare piani di vaccinazione comprendenti «un approccio alla vaccinazione sull’intero arco della vita», nonché a «sviluppare la capacità delle istituzioni sanitarie … di disporre di informazioni elettroniche sullo stato vaccinale dei cittadini … che … raccolgano dati aggiornati sulla copertura vaccinale per tutte le fasce di età». (6)

 

Il piano in questione, trionfalisticamente presentato dai media quale ennesima tappa di un progresso tecno-scientifico che procede senza esitazioni alla «velocità della scienza», è destinato a essere realizzato prioritariamente attraverso il cambio di paradigma dei sistemi sanitari pubblici che, complice la pretesa scarsità di risorse disponibili, non saranno più rivolti a erogare prestazioni terapeutiche e assistenziali a beneficio dei malati, ma a promuovere – con buona pace della ricerca, della diagnostica, del miglioramento dell’efficienza delle strutture sanitarie – una medicina «preventiva» fondata su farmaci e vaccini sviluppati da aziende e organismi privati la cui assunzione costituirà, secondo l’approccio di tipo premiale sdoganato dal COVID, la condizione sine qua non per la titolarità e l’esercizio di diritti e libertà individuali: dall’istruzione, al lavoro, alla previdenza, alle stesse cure mediche.

 

Come ha affermato il G20 di Bali, infatti, «occorre capitalizzare … (il) successo degli standard esistenti e dei certificati digitali COVID-19»: ossia il successo del Green Pass fondato sull’obbligo vaccinale.

 

Il piano in questione comprende ulteriori profili, finora sottovalutati. L’impiego di farmaci e vaccini fondati su una tecnica ancora sperimentale, quale è la tecnica dell’mRNA, presuppone e comporta necessariamente – come è successo col pretesto della pandemia per il «vaccino anti-COVID» – l’azzeramento dei tempi, delle procedure e delle garanzie sanciti dalla normativa in materia di sperimentazione clinica di medicinale.

 

Farmaci e vaccini siffatti, inoltre, potrebbero condurre – in modo non imprevedibile e forse non imprevisto – a reazioni ed eventi avversi i cui effetti sconosciuti tanto nel breve quanto nel medio e lungo periodo potrebbero a loro volta costituire – oltreché l’occasione per ridurre tout court la popolazione mondiale – il pretesto per l’introduzione di nuovi stati emergenziali, di nuovi farmaci e di ulteriori meccanismi e strumenti premiali variamente denominati. (7)

 

Questo piano va contrastato prima di tutto e necessariamente sul piano culturale. A tal fine occorre prendere coscienza, senza esitazioni o infingimenti, del fatto che la medicina e la scienza non svolgono più da tempo alcuna funzione sociale; e procedere conseguentemente alla «demedicalizzazione» della società, oltreché a una profonda revisione della nozione stessa di progresso tecno-scientifico.

 

In questa prospettiva non va dimenticato che già nel 1977 i vertici di una delle più note case farmaceutiche affermavano pubblicamente, e impunemente, che «il nostro sogno è vendere farmaci a gente sana» (8), sebbene tre anni prima Ivan Illich, nel suo Medical Nemesis, avesse denunciato la tendenza alla «medicalizzazione» estrema della società mediante la costante creazione di nuovi bisogni terapeutici. (9)

 

Allo stesso modo occorre prendere coscienza del fatto che il nostro ordinamento giuridico, nella temperie creata dal capitalismo ultra-finanziario e dalle sue élite, non è più in grado di fornire garanzie reali ed effettive ai diritti fondamentali dell’uomo, e procedere conseguentemente allo smantellamento dei diktat dell’agenda globalista che ormai appaiono a molti per quello che sono, ossia minacce sempre più gravi alla dignità e all’integrità psico-fisica dell’essere umano, ma che taluni continuano a spacciare per feticci intoccabili in quanto viatici di pace, di democrazia e di benessere, a cominciare dal primato del diritto dell’Unione europea sul diritto interno.  

 

Sulla base di queste considerazioni, il CIEB:

 

  • condanna il silenzio delle istituzioni, e in particolare degli organismi istituzionalmente preposti a stimolare il dibattito pubblico sui temi di rilevanza bioetica, in merito ai rischi del cambio di paradigma sanitario poc’anzi descritto;

 

  • denuncia i rischi per la salute pubblica collegati e conseguenti all’eventuale introduzione, nel nuovo Codice di deontologia medica, di regole che vietino ai medici di sconsigliare il ricorso ai vaccini, con specifico riferimento ai vaccini fondati sulla tecnica dell’mRNA, nonché all’utilizzo delle terapie geniche;

 

  • sollecita ancora una volta l’opinione pubblica a prendere coscienza del piano descritto nel presente Parere, che prima di ogni altra cosa è volto a svilire il principio del primato dell’essere umano sugli interessi della scienza, dell’economia e della società codificato da convenzioni internazionali e fatto proprio anche dall’art. 32, secondo comma, della Costituzione italiana;

 

  • invita la parte raziocinante della società civile, nell’inerzia del Governo e del Parlamento, a farsi parte dirigente e a utilizzare ogni mezzo lecito – richiedendo segnatamente una chiara e netta presa di posizione dei propri rappresentanti politici a ogni livello istituzionale – per opporsi alla dittatura sanitaria prefigurata dal piano poc’anzi descritto, che a sua volta costituisce il preludio all’instaurazione di un regime di totalitarismo biopolitico globale fondato sul ricorso a stati permanenti e strutturali di emergenza.

 

 

CIEB

 

 

2 dicembre 2022

 

 

Il testo originale del Parere è pubblicato sul sito: www.ecsel.org/cieb

  

 

NOTE

 

1)  Cfr. https://www.cortecostituzionale.it/documenti/comunicatistampa/CC_CS_20221201194237.pdf.

2) Cfr. l’art. 32, secondo comma, della Costituzione: «Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana».

3)  Cfr. S.A. Meo et Al., COVID-19 vaccines: Comparison of biological, pharmacological characteristics and adverse effects of Pfizer/BioNTech and Moderna vaccines, in Eur. Rev. Med. Ph. Sci., 2021, 25(3), pp. 1663-1679; A. Pormohammad et Al., Efficacy and safety of covid-19 vaccines: A systematic review and meta-analysis of randomized clinical trials, in Vaccines, 2021, 9(5),467; D. Zaçe et Al., The impact of COVID-19 vaccines on fertility-A systematic review and meta-analysis, ibidem, 2022, 40(42), pp. 6023-6034.

4) Cfr. T. Domazet-Lošo, mRNA Vaccines: Why Is the Biology of Retroposition Ignored?, in Genes., 2022, 13(5),719; I. Feliciello-A. Procino, mRNA vaccines: Why and how they should be modified, in J. Biolog. Res., 2021, 94(2), pp. 82-83; W. Doerfler, Adenoviral Vector DNA- and SARS-CoV-2 mRNA-Based Covid-19 Vaccines: Possible Integration into the Human Genome – Are Adenoviral Genes Expressed in Vector-based Vaccines?, in Virus Res., 2021, 302,198466; L. Zhang et Al., Reverse-transcribed SARS-CoV-2 RNA can integrate into the genome of cultured human cells and can be expressed in patient-derived tissues, in Proc. Natl. Acad. Sci., 2021, 118, e2105968118; M. Aldén et Al., Intracellular Reverse Transcription of Pfizer BioNTech COVID-19 mRNA Vaccine BNT162b2 In Vitro in Human Liver Cell Line, in Curr. Issues Mol. Biol., 2022, 44(3), 1115-1126.

5) Cfr. https://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2022/11/16/g20-bali-leaders-declaration/.

6) Cfr. https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32018H1228(01).

7) Come già riportato nelle note 3 e 4, con riferimento al cosiddetto vaccino anti-Covid abbondano ormai gli studi scientifici relativi ai numerosi e diversi effetti avversi a esso chiaramente riconducibili: dai problemi cardiaci (cfr. Al-Ali et al., Cardiovascular and haematological events post COVID-19 vaccination: A systematic review, in J. Cell. Mol. Med., 2022 Feb;26(3):636-653), evidentemente tanto gravi da indurre Pfizer e Moderna ad iniziare propri studi al riguardo, a quelli neurologici (cfr. R. K. Garg-V. K. Paliwal, Spectrum of neurological complications following COVID-19 vaccination, in Neurol. Sci., 2022; 43(1): 3–40), solo per menzionare i più frequenti.

8) Cfr. H. Gadsen, direttore generale della Merck, che dalle pagine della rivista Fortune affermò «Il nostro sogno è produrre farmaci per le persone sane. Questo ci permetterebbe di vendere a chiunque». Sul fenomeno denominato disease mongering si rimanda, in una prospettiva temporale più recente, a R. Moynihan-A. Cassels, Selling Sickness: How the World Biggest Pharmaceutical Companies Are Turning Us All Into Patients, Nation Books, 2005.

9) Cfr. I. Illich, Medical Nemesis, Calder & Boyars, London, 1974.

 

 

 

Continua a leggere

Pensiero

La Corte Costituzionale e il vaccino. Lo Stato senza principio

Pubblicato

il

Da

Non sappiamo cosa vi aspettavate dalla Corte Costituzionale chiamata a confermare l’obbligo di siero genico sperimentale abbattutosi sul Paese.

 

Noi avevamo cercato di dirvelo poche settimane fa. La fine anticipata dell’obbligo voluta dalla Meloni era peggio di uno specchietto per le allodole: era una palla alzata direttamente per la Corte Costituzionale. La quale, puntualmente, ha schiacciato. Punto.

 

«Sono state ritenute invece non irragionevoli, né sproporzionate, le scelte del legislatore adottate in periodo pandemico sull’obbligo vaccinale del personale sanitario» è scritto nella nota uscita. Il che vuol dire: giusto escludere i non vaccinati dal lavoro. Ragionevole. Proporzionato. Si noti che queste parole escono dopo che la Pfizer ha ammesso davanti all’Europarlamento che il suo vaccino non è stato testato per fermare il contagio: quindi a contagiare potevano essere benissimo i vaccinati cui invece era consentito di lavorare, e quindi di infettare persone che poi magari si sono ammalate, vien da pensare.

 

«Ugualmente non fondate, infine, sono state ritenute le questioni proposte con riferimento alla previsione che esclude, in caso di inadempimento dell’obbligo vaccinale e per il tempo della sospensione, la corresponsione di un assegno a carico del datore di lavoro per chi sia stato sospeso; e ciò, sia per il personale sanitario, sia per il personale scolastico». In pratica, giusto che i sospesi stiano senza stipendio.

 

Il quotidiano La Verità ha trovato le parole corrette per descrivere a fondo la situazione: «la Corte ha “tagliato le gambe” anche a chi reclamava, a compensazione della privazione di lavoro e stipendio, quei famosi assegni familiari concessi perfino – come rilevato in aula – ad assassini e stupratori».

 

Del resto, sappiamo che viviamo in un Paese in cui l’apartheid era tale che il cane poteva salire in autobus e in treno, il non vaccinato no. Se pensavate che, nel momento in cui qualcuno chiede un’amnistia pandemica per i torti del biennio della follia, ci fosse una minima presa di coscienza rispetto alla tragedia avvenuta, vi sbagliavate.

 

Di più: non solo non hanno cambiato idea, ma non mollano la presa. Lo vedete voi stessi: tornano a parlare di indice RT, si rivedono i bollettini, che ignorano bellamente la gravità dell’influenza che c’è in giro, che qualsiasi mamma vi può dire ha fatto soffrire i bambini più del COVID. C’è stato il vaiolo delle scimmie, hanno iniziato a parlare di ambiente e ad urlare di crisi energetica, ma forse non hanno davvero intenzione di mollare il buon vecchio coronavirus.

 

L’emergenza va perennizzata. Il potere che essa infonde è irresistibile: comanda la popolazione italiana a bacchetta, e vale i miliardi del PNRR. Lassù, lo sanno. Ecché, ci vogliamo rinunziare ora? Ecché, siamo scimuniti?

 

Come previsto, ora stanno facendo le radiografie ai 15 giudici costituzionali – come se prima non si sapesse chi fossero. Questo lo ha piazzato Renzi. Questo stava col PD. Questo stava nella squadra di Draghi (il vero imputato di questo giro). Poi, vabbè, c’era il «dottor sottile» Giuliano Amato, ma della sua storia bizzarra nessuno si è mai davvero lamentato. Socialista del PSI di Craxi, esce da Tangentopoli, caso quasi unico, intonso: anzi, decisamente più forte. Lo fanno premier, c’è lui al governo quando George Soros attacca la lira e la distrugge. Ciampi, che era governatore della Banca d’Italia quando sotto di Amato lo squalo magiaro sbranò l’economia italiana, divenuto Presidente della Repubblica, rinomina Amato premier nel 2000. Poi ancora diventa ministro per l’interno, poi Napolitano lo fa giudice costituzionale, ora è presidente della Corte. Sbadiglio.

 

Tutto questo non inizia nemmeno a spiegare l’enormità di quanto successo.

 

«È evidente (…) che la Corte abbia voluto seguire i suggerimenti dell’Avvocatura dello Stato stabilendo, per la prima volta nella storia del diritto italiano, che non è illegittimo privare i cittadini italiani del diritto al lavoro e (relativa retribuzione) – sancito dai nostri padri costituenti agli articolo 1 e 4 della Costituzione – se questi non si sottopongono ad un trattamento sanitario obbligatorio deciso dallo Stato» ha scritto sempre La Verità.

 

In realtà, sappiamo che gli articoli violati in questi tempi sono molti di più, dal partire dal 32 (« (…) nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana»), al 21 («tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione»), al 16 («ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche») e via, aggiungete pure.

 

Tuttavia, la questione è più grande di così. Non si l’unica tratta dell’unica sentenza della Corte su vaccini e obbligo. C’è quella del 1990, quella del 1994, e quelle più fresche, del dopo legge Lorenzin.

 

È che questa volta non si tocca solo l’articolo 32 – quello dove si parla, oltre che della salute dell’inammissibilità dei trattamenti obbligati, del «rispetto della persona umana» –ma tanti altri… in realtà si tratta dell’esistenza stessa della Costituzione. Cioè dell’esistenza del diritto – e di conseguenza, del fondamento dello Stato.

 

Una Costituzione che mangia se stessa apre che qualcos’altro andrà a colmare. Cosa? Uno pensa, un diritto positivo totalizzante. Cioè, un diritto che cala dall’alto, senza che vi sia più nessuna finzione dell’esistenza di una legge naturale, né il rispetto del diritto precedente.

 

Ma si va perfino oltre al diritto positivo. Il giurista Filippo Sgubbi parlava di «diritto penale totale».

 

«Il diritto penale totale è senza legge: all’opera di definizione dell’illecito partecipano fonti non solo normative o giurisprudenziali, ma anche di natura sociale e perfino legata a formule algoritmiche» scrive il compianto studioso. Il diritto penale totale «è senza verità: la verità assoluta su cui si costruisce una norma penale condivisa dai consociati è sostituita da tante verità relative (…) prescinde dalla colpa individuale: una sanzione è meritata non tanto per ciò che il soggetto ha fatto colpevolmente, quanto piuttosto per ciò che il soggetto è, per origini e storia, per il suo ruolo nella società, per la sua pericolosità sociale. Da qui, il binomio puro/impuro che oggi ha sostituito il binomio innocente/colpevole».

 

Ecco il «diritto sentimentale»: l’autorità procede non secondo leggi scritte, ma sentimenti del momento. Pensate a quelli che ancora oggi (nei negozi, in fabbrica, per strada) vi dicono di mettere la mascherina, fare il tampone, magari pure esibire il green pass – anche ora. Pensate a quei video con i membri delle forze dell’ordine che entrano nelle proprietà private (un ristorante, magari) dove si riunivano, in lockdown più o meno conclamato, delle persone. Pensate ai presidi che chiedono mascherina e tampone agli studenti, così, per precauzione.

 

In tanti sanno che nemmeno lo Stato pandemico ad un certo punto non considerava nemmeno più le sue stesse leggi pandemiche: di qui la difficoltà di chiedere le esenzioni che pure erano previste dalla legge dell’obbligo vaccinale.

 

Il diritto si smaterializza, evapora. E nel mondo fuorilegge, sappiamo chi comanda: il più forte.

 

È così, lo sapete. L’Italia pandemica è diventata una giungla. Lo avete visto. Lo avete subito: con prepotenza vi è stato impedito di vivere, e voi non avevate alcuna forza per opporvi.

 

Se la Costituzione divora se stessa, lo Stato rimane senza il suo principio – diviene uno Stato senza princìpi, quindi per definizione una macchina immorale. Lo Stato diviene un idolo persistente cui fare offerte obbligate, il Moloch a cui sacrificare i propri diritti e i propri figli.

 

Ci ha colpito un passaggio di un testo di Giorgio Agamben che sta circolando: «È forse necessario, per non parlare del presente, che ricordi qui che né Mussolini né Hitler ebbero bisogno di mettere in questione le costituzioni vigenti in Italia e in Germania, ma trovarono anzi in esse i dispositivi di cui avevano bisogno per istaurare i loro regimi?» scrive il filosofo. Per poi ammettere qualcosa che quasi nessuno, nel tripudio della dissidenza drogata di Costituzione («la più bella del mondo», come no), ha osato dire: «È possibile, cioè, che il gesto di chi cerchi oggi di fondare sulla Costituzione e sui diritti la sua battaglia sia già sconfitto in partenza».

 

È vero. Questo, su Renovatio 21 lo abbiamo ripetuto varie volte, è un mondo «post-costituzionale». Un mondo in cui il codice è stato ribaltato: non più il potere dello Stato è concesso dal popolo, ma è il popolo che vive per concessione dello Stato. Ricordate le parole di Conte? «Noi concediamo…». Non ci sono diritti – ci sono concessioni. Che possono, tranquillamente, non essere scritte da nessuna parte.

 

Né carte, né leggi, né diritti hanno più senso – e se non lo avete capito, lo capirete a breve quando vi piazzeranno in tasca l’euro digitale, con il quale decideranno cosa comprerete, quanto pagherete, dove lo farete, quando, con chi. Accenderanno e spegneranno la vostra vita, senza che voi possiate invocare alcuno «stato di diritto», perché tutto quello che potrà esserci è solo la piattaforma e i suoi accessi, di cui non godrete per il fatto di essere umani, di essere cittadini – lo Stato che garantisce semplicemente diritti pregiuridici, venuti da Dio, dall’Universo, dal mistero dell’esistenza – ma perché avete aderito, avete obbedito, avete vinto un premio comportandovi nel modo che il potere vi ha indicato.

 

Tutto si è rovesciato. Il rovescio della libertà è l’obbligo. Il rovescio del diritto è la sottomissione. E il rovescio del cittadino è lo schiavo.

 

Perché, più in fondo ancora, c’è l’inversione più grande: hanno rovesciato la Vita, per far trionfare la Morte.

 

Lo Stato senza princìpi è una macchina di morte. Lo Stato moderno è dominato dalla Necrocultura. Uccide feti, squarta persone incoscienti, sottomette le masse ad alterazioni geniche, sacrifica innocenti a centinaia di migliaia, perché, come un demone fenicio, esso è assettato di sangue, e pretende dall’umanità più debole i tributi più cruenti.

 

Vedete da soli l’urgenza: non c’entra più il diritto, la legge, la Costituzione.

 

C’entra la vostra sopravvivenza in un sistema fatto per ferirvi ed uccidervi. Voi e i vostri figli.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

Continua a leggere

Più popolari