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Sorveglianza

Il documento finale G20 promuove i passaporti vaccinali digitali internazionali. La Meloni che dice?

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I leader mondiali al vertice del G20 hanno dato ufficialmente il loro sostegno all’adozione di un sistema di passaporto vaccinale digitale riconosciuto a livello internazionale per «facilitare il movimento senza soluzione di continuità» durante le «future pandemie».

 

Il concetto è espresso in maniera cristallina nella dichiarazione dei leader presenti al G20 di Bali diffusa al termine del summit.

 

«Riconosciamo l’importanza di standard tecnici e metodi di verifica condivisi, nel quadro dell’IHR (Regolamento Sanitario Internazionale, 2005), per facilitare i viaggi internazionali senza soluzione di continuità, l’interoperabilità e il riconoscimento di soluzioni digitali e soluzioni non digitali, inclusa la prova delle vaccinazioni».

 

Il passaporto vaccinale, del quale le autorità nazionali e transnazionali si sono occupate sin dai primi mesi della pandemia, magari anche con drammatiche repressioni locali, è ora sulla rampa di lancio per divenire una componente elettronica della vita dei cittadini di tutto il mondo.

 

«Sosteniamo il dialogo e la collaborazione internazionali continui sulla creazione di reti sanitarie digitali globali affidabili come parte degli sforzi per rafforzare la prevenzione e la risposta alle future pandemie, che dovrebbero capitalizzare e basarsi sul successo degli standard esistenti e dei certificati digitali COVID-19» scrive la dichiarazione condivisa uscita dopo la fine del meeting indonesiano.

 

Nella sezione successiva della dichiarazione, i leader del G20 – tra cui il canadese Justin Trudeau, l’americano Joe Biden, il cinese Xi Jinping, il britannico Rishi Sunak e oltre una dozzina di altri – spiegano come «la pandemia di COVID-19 abbia accelerato la trasformazione l’ecosistema digitale e l’economia digitale» e che «riconoscano l’importanza della trasformazione digitale per raggiungere gli SDG», cioè gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

 

La dichiarazione dei capi politici delle Nazioni del G20 parrebbe fare eco alle raccomandazioni formulate durante il B20 – la controparte del G20 orientata al settore privato del G20, dove ha parlato anche il guru di Davos Klaus Schwab.

 

In rete è emerso un video che mostra come al B2o un «certificato vaccinale digitale approvato dall’OMS» sia stato proposto dal ministro della Sanità indonesiano Budi Sadikin.

 

 

A quanto dice lo Speranza di Giacarta, il green pass mondiale con è già approvato da tutti, è bello che fatto – con la supervisione immancabile dell’OMS, ente finanziato principalmente dalle centinaia di milioni di dollari dell’informatico ossessionato dai vaccini Bill Gates, che l’ente sanitario in Africa e in India ha condotto con le sue Fondazioni campagne vaccinali catastrofiche.

 

Colpisce come il linguaggio usato in questi consessi sia sempre più simile a quello che sentiamo a Davos.

 

Pensate al premier canadese Justin Trudeau, allievo dichiarato di Klaus Schwab come buona parte del suo governo (che l’anziano pelato tedesco dice di aver «penetrato» come tanti altri governi), che ha detto:

 

«Questa pandemia ha offerto l’opportunità di un Reset. Questa è la nostra occasione per accelerare i nostri sforzi pre-pandemia per reinventare i sistemi economici che affrontano effettivamente sfide globali come la povertà estrema, la disuguaglianza e il cambiamento climatico».

 

Come riportato da Renovatio 21, sono già un paio d’anni che Trudeau si rivela il leader mondiale che più disinvoltamente parla di Grande Reset.

 

Bisogna notare come tutte queste iniziative, private o statali che siano, sembrano convergere inesorabilmente verso la digitalizzazione. Identificazione digitale, passaporti digitali, e soprattutto le Central Bank Digital Currency (CBDC), cioè le valute digitali emesse dalla Banche centrali, una componente principale delle nostre esistenze a brevissimo.

 

Tutto è sotto la luce del sole, oramai da anni. Vi basti ricordare le incredibili cifre del Recovery Plan del 2020. 9 miliardi alla Sanità, circa 50 miliardi alla digitalizzazione.

 

Il principio del controllo – concetto cardine della cibernetica – si abbatte su ogni singola persona della Terra.

 

Qualcuno sta lavorando attivamente alla trasformazione di ogni società umana da insieme di cittadini con diretti a gruppo sparso di utenti di una piattaforma. Funziona così: il cittadino diviene utente, lo Stato diviene piattaforma, i diritti divengono «accessi» revocabili a piacere,

 

Il dubbio che l’intero impianto di risposta alla pandemia sia servito alla creazione di questo sistema di sorveglianza – il cui tassello finale, o semifinale, sarà il denaro programmabile, con il quale il cittadino perderà qualsiasi autonomia residua – stinge sempre più nella certezza che tutto questo che stiamo vivendo è un grande colpo di Stato mondiale sulle nostre vite, sui nostri corpi e sui nostri destini.

 

E di tutto questo, cosa dice il premier italiano Giorgia Meloni?

 

Perché vale la pena di ricordare una cosa: il G20 di Bali, che ha prodotto una simile mostruosità – nel momento in cui è stato ammesso a livello istituzionale l’inefficacia dei vaccini riguardo il contagio! – è stata la prima passerella internazionale del neopresidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni. La quale ha sfoderato la camicetta balinese colorata d’ordinanza, ha fatto vedere a tutti che può parlare con Biden (che non siamo sicuri fosse presente con la testa), ha condannato una volta di più Mosca anche se il missile assassino sulla Polonia lo ha tirato Kiev.

 

Una parola si questa dichiarazione orripilante, che distrugge la sovranità biologica dei cittadini italiani, dalla Meloni non l’abbiamo sentita, né ci pare si sia dissociata dalla dichiarazione finale.

 

Scusate, ma non era la Meloni quella che diceva di essersi battuta in Parlamento contro il green pass?

 

Ah, già, fuori dal Parlamento la ricordiamo invece scappar via da coloro che il green pass lo volevano abbattere davvero. Abbiamo sempre in mente quelle immagini: era il 25 settembre 2021, un anno esatto prima del voto che le ha dato Palazzo Chigi.

 

 

Dopo l’inchino a Moloch, il ripetuto pollice alto sull’aborto fatto anche per interposta persona, Giorgia fa un bell’inchino globale anche al battesimo di Satana, al siero genico sperimentale che arriva da pezzi di feto per scombinare la genetica umana e ferire quantità innumeri di italiani – e colpito chissà quante italiane nel loro sistema riproduttivo.

 

È scritto nero su bianco sulla dichiarazione G20: «Sosteniamo l’hub di trasferimento tecnologico del vaccino mRNA dell’OMS». I grandi della terra dicono: mRNA. La terapia genica è il vostro futuro, sudditi, per il COVID o per qualsiasi altra cosa, accettatelo. Costi quello che costi.

 

Non ci è chiaro cosa crede di avere in cambio la Meloni da tutto questo. Né in questa vita né al momento del giudizio finale. Non ci è chiaro, soprattutto, cosa crede che ne avranno in cambio gli «italiani», una parola con la quale si riempie la bocca di continuo.

 

Ci è chiaro il fatto che, come con Conte, Speranza, Draghi e qualunque altra figura della Sinarchia digitale in caricamento, siamo senza protezione alcuna davanti all’attacco del Nuovo Ordine Mondiale sulle nostre vite e su quelle dei nostri figli.

 

La battaglia contro la nostra sottomissione biotica continua. E non finirà fino a quando non la faremo finire.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

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Pensiero

Il manifesto di Palantir in sintesi

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La società Palantir, da anni al centro di controversie per il peso che avrebbe nell’amministrazione, ha pubblicato online una summa delle idee contenute nel libro del suo CEO Alex Karp smartfono La repubblica tecnologica, uscito alla fine del 2025. Palantir produce un software di sorveglianza e predizione utilizzato dai servizi segreti e dalle forze di polizia non solo americane. I suoi prodotti principali sono Gotham (per intelligence e difesa), Foundry (per il settore commerciale) e AIP (Artificial Intelligence Platform), che collega AI sicura ai dati aziendali.

 

Nata per supportare operazioni antiterrorismo, oggi è leader nell’AI agentica e nell’automazione operativa, dal fronte militare alle catene di produzione. Con sede principale in Florida, Palantir è quotata in borsa (PLTR) e nel 2026 ha una capitalizzazione di circa 349 miliardi di dollari. La sua forza sta nel trasformare dati complessi in azioni concrete, mantenendo un forte focus sulla sicurezza – in passato è circolata l’idea che il software avesse contribuito ad individuare Bin Laden.

 

L’azienda è accusata di essere un bastione dell’apparato industriale di sorveglianza e AI in caricamento nello Stato americano e non solo. Alcuni sostengono che vi sia una grande influenza di Palantir sull’amministrazione Trump: Thiel fiancheggiò apertamente Trump nell’elezione presidenziale 2016 (mentre nel 2020, per qualche ragione, non lo fece…) e diede il primo lavoro in Silicon Valley al vicepresidente JD Vance, facendolo operare in un suo fondo venture capital.

 

Il Karp, nato nel 1967 da padre ebreo e madre afroamericana, è laureato in filosofia a Haverford e con un dottorato in teoria sociale neoclassica all’Università di Francoforte. Si tratta di un background insolito per un CEO della Silicon Valley: studia con il filosofo tedesco dell’ermeneutica Juergen Habermas, critica il gergo ideologico e mescola pensiero europeo con pragmatismo americano.

 

La sua filosofia, esposta nel libro, è un manifesto nazionalista americano che accusa la Silicon Valley di essersi smarrita inseguendo app frivole e ha dimenticato le sue radici nel complesso militare-industriale. Seguendo in parte il pensiero dello studioso dello «scontro delle civiltà» Samuel Huntigton, Karp sostiene che l’Occidente non prevale per superiorità morale astratta, ma per la capacità di applicare violenza organizzata attraverso la tecnologia. Perciò la produzione di software e l’AI devono tornare a servire l’«hard power» per mantenere la supremazia americana e occidentale contro avversari autoritari.

 

Per il Karpo il progresso tecnologico non è neutro: deve essere al servizio della nazione, della deterrenza e della sopravvivenza delle società libere. Critica il pacifismo di comodo della Valley e invita a un’alleanza tra Stato e industria tech per un nuovo «secolo americano». Il Karp è noto da anni per il suo essere eccentrico (avrebbe una strana passione per gli occhialini da piscina), diretto e controverso.

 

Sul principale finanziatore e fondatore di Palantir, Peter Thiel, assurto di recente agli onori delle cronache italiane per la sua conferenza a Roma sull’anticristo, Renovatio 21 ha scritto molto in passato.

 

In un post su X, l’account ufficiale di Palantir, sostenendo di aver ricevuto molte richieste in merito, pubblica una sintesi delle idee di CEO e quindi dell’azienda.

 


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1. La Silicon Valley ha un debito morale nei confronti del Paese che ha reso possibile la sua ascesa. L’élite ingegneristica della Silicon Valley ha l’obbligo di partecipare attivamente alla difesa della nazione.

 

2. Dobbiamo ribellarci alla tirannia delle app. L’iPhone è forse la nostra più grande, se non la più grande, conquista creativa come civiltà? Questo oggetto ha cambiato le nostre vite, ma ora potrebbe anche limitare e vincolare la nostra percezione del possibile.

 

3. La posta elettronica gratuita non basta. La decadenza di una cultura o di una civiltà, e in effetti della sua classe dirigente, sarà perdonata solo se quella cultura sarà in grado di garantire crescita economica e sicurezza per la collettività.

 

4. I limiti del soft power, della sola retorica altisonante, sono stati smascherati. La capacità delle società libere e democratiche di prevalere richiede qualcosa di più del semplice appello morale. Richiede hard power, e l’hard power in questo secolo si baserà sul software.

 

5. La questione non è se verranno costruite armi basate sull’Intelligenza Artificiale; è chi le costruirà e per quale scopo. I nostri avversari non si fermeranno a indulgere in dibattiti teatrali sui meriti dello sviluppo di tecnologie con applicazioni critiche per la sicurezza nazionale e militare. Andranno avanti.

 

6. Il servizio nazionale dovrebbe essere un dovere universale. Come società, dovremmo seriamente considerare l’abbandono di un esercito composto interamente da volontari e combattere la prossima guerra solo se tutti ne condividono il rischio e il costo.

 

7. Se un marine statunitense chiede un fucile migliore, dovremmo costruirglielo; e lo stesso vale per il software. Come Paese, dovremmo essere in grado di continuare un dibattito sull’opportunità di un’azione militare all’estero, rimanendo al contempo fermi nel nostro impegno verso coloro a cui abbiamo chiesto di esporsi al pericolo.

 

8. I dipendenti pubblici non devono essere i nostri sacerdoti. Qualsiasi azienda che retribuisse i propri dipendenti nello stesso modo in cui il governo federale retribuisce i dipendenti pubblici farebbe fatica a sopravvivere.

 

9. Dovremmo mostrare molta più clemenza verso coloro che si sono dedicati alla vita pubblica. L’eliminazione di qualsiasi spazio per il perdono – l’abbandono di ogni tolleranza per la complessità e le contraddizioni della psiche umana – potrebbe lasciarci con al potere personaggi di cui ci pentiremo in futuro.

 

10. La psicologizzazione della politica moderna ci sta sviando. Coloro che cercano nell’arena politica nutrimento per la propria anima e il proprio senso di identità, che si affidano eccessivamente all’espressione della propria vita interiore in persone che forse non incontreranno mai, rimarranno delusi.

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11. La nostra società è diventata troppo ansiosa di accelerare, e spesso si compiace, della caduta dei suoi nemici. La sconfitta di un avversario è un momento di riflessione, non di gioia.

 

12. L’era atomica sta finendo. Un’era di deterrenza, l’era atomica, sta per concludersi e una nuova era di deterrenza basata sull’Intelligenza Artificiale sta per iniziare.

 

13. Nessun altro Paese nella storia del mondo ha promosso valori progressisti più di questo. Gli Stati Uniti sono tutt’altro che perfetti. Ma è facile dimenticare quante più opportunità ci siano in questo Paese per coloro che non appartengono all’élite ereditaria rispetto a qualsiasi altra nazione del pianeta.

 

14. La potenza americana ha reso possibile una pace straordinariamente lunga. Troppi hanno dimenticato, o forse danno per scontato, che per quasi un secolo nel mondo sia prevalsa una qualche forma di pace, senza un conflitto militare tra grandi potenze. Almeno tre generazioni – miliardi di persone, i loro figli e ora i loro nipoti – non hanno mai conosciuto una guerra mondiale.

 

15. Bisogna annullare l’indebolimento postbellico di Germania e Giappone. Il disarmo della Germania è stata una reazione eccessiva, di cui l’Europa sta ora pagando un prezzo salato. Un impegno simile e altamente teatrale a favore del pacifismo giapponese, se mantenuto, minaccerà di alterare gli equilibri di potere in Asia.

 

16. Dovremmo applaudire coloro che tentano di costruire laddove il mercato ha fallito. La cultura dominante quasi deride l’interesse di Musk per le grandi narrazioni, come se i miliardari dovessero semplicemente rimanere nel loro ambito di arricchimento personale… Qualsiasi curiosità o interesse genuino per il valore di ciò che ha creato viene sostanzialmente ignorato, o forse si cela sotto un disprezzo appena velato.

 

17. La Silicon Valley deve svolgere un ruolo nell’affrontare la criminalità violenta. Molti politici negli Stati Uniti hanno sostanzialmente scrollato le spalle di fronte alla criminalità violenta, abbandonando qualsiasi serio tentativo di affrontare il problema o assumendosi qualsiasi rischio con i propri elettori o finanziatori nel proporre soluzioni e sperimentare in quello che dovrebbe essere un disperato tentativo di salvare vite umane.

 

18. La spietata esposizione della vita privata dei personaggi pubblici allontana troppi talenti dal servizio pubblico. La sfera pubblica – e gli attacchi superficiali e meschini contro coloro che osano fare qualcosa di diverso dall’arricchirsi – è diventata così spietata che la repubblica si ritrova con un nutrito gruppo di figure inefficaci e vuote, la cui ambizione sarebbe perdonabile se al loro interno si celasse un autentico fondamento di valori.

 

19. La cautela che involontariamente alimentiamo nella vita pubblica è corrosiva. Chi non dice nulla di sbagliato spesso non dice quasi nulla.

 

20. Bisogna contrastare la pervasiva intolleranza verso la fede religiosa in certi ambienti. L’intolleranza dell’élite verso la fede religiosa è forse uno dei segnali più eloquenti del fatto che il suo progetto politico costituisca un movimento intellettuale meno aperto di quanto molti al suo interno vorrebbero far credere.

 

21.Alcune culture hanno prodotto progressi fondamentali; altre rimangono disfunzionali e regressive. Tutte le culture sono ormai uguali. Critiche e giudizi di valore sono proibiti. Eppure questo nuovo dogma ignora il fatto che certe culture, e persino alcune sottoculture, abbiano compiuto meraviglie. Altri si sono rivelati mediocri, e peggio ancora, regressivi e dannosi.

 

22. Dobbiamo resistere alla tentazione superficiale di un pluralismo vuoto e privo di significato. Noi, in America e più in generale in Occidente, negli ultimi cinquant’anni abbiamo resistito alla definizione di culture nazionali in nome dell’inclusività. Ma inclusione in cosa?

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Immagine di World Economic Forum via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic

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Sorveglianza

L’inviato di Trump contro l’antisemitismo avverte i funzionari dell’UE del rischio di divieti ai Mondiali

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Gli Stati Uniti potrebbero imporre restrizioni di viaggio ai funzionari europei che parteciperanno ai Mondiali di calcio FIFA quest’estate, a causa delle preoccupazioni per la crescente ondata di antisemitismo. Lo riporta Euractiv.   L’idea è stata proposta da Yehuda Kaploun, un rabbino ultraortodosso che ricopre il ruolo di inviato speciale per la lotta all’antisemitismo sotto la presidenza di Donald Trump, ha riferito la testata venerdì.   Il Kaploun è intervenuto questa settimana a un evento organizzato dall’Associazione ebraica europea a Bruxelles, affermando che il suo ufficio «sta chiedendo conto ai Paesi delle dichiarazioni dei ministri, ai quali viene impedito l’ingresso nel Paese».   Un funzionario dell’UE citato da Euractiv ha affermato che il rabbino avrebbe collegato privatamente le accuse di antisemitismo all’accesso ai Mondiali del 2026. Interpellato per chiarimenti, il funzionario statunitense ha dichiarato che l’amministrazione «può adottare qualsiasi misura che il segretario di Stato e il Ppesidente ritengano necessaria», rifiutandosi tuttavia di entrare nei dettagli.

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Le accuse di antisemitismo sono state spesso utilizzate dai funzionari israeliani per screditare gli oppositori delle loro politiche. Tuttavia, un recente rapporto del ministero degli Affari della Diaspora israeliano suggerisce che il problema sia particolarmente grave negli Stati Uniti piuttosto che in qualsiasi nazione europea.   Il ministero ha stilato una lista dei dieci principali «influencer antisemiti» del 2025, tra cui sei americani, dal nazionalista bianco Nick Fuentes al conduttore televisivo Tucker Carlson, già grande alleato di Trump che il presidente ha ripudiato per aver criticato la sua decisione di attaccare l’Iran e ora sostiene che i presidenti USA siano ricattati da Israele e che l’«israelismo» sia la nuova religione civile americana. Anche l’attivista ambientale svedese Greta Thunberg, che secondo i suoi compagni sarebbe stata persino «torturata» in una prigione israeliana, compare nella lista.   Le relazioni tra Israele e diversi governi europei si sono deteriorate negli ultimi mesi, soprattutto a causa della campagna di bombardamenti in Iran. Alcuni paesi hanno adottato misure concrete per indebolire l’operazione, anziché limitarsi a respingere l’invito di Trump ad aderirvi.   La Spagna ha condannato gli attacchi definendoli illegali e si è rifiutata di consentire agli Stati Uniti di utilizzare le sue basi aeree. La Francia ha bloccato il transito nel suo spazio aereo di voli che trasportavano munizioni per Israele. Il Belgio avrebbe intercettato due spedizioni militari provenienti dalla Gran Bretagna, in transito all’aeroporto di Liegi e dirette a Tel Aviv.   Nei Paesi Bassi, i parlamentari hanno votato giovedì per sospendere e abrogare parzialmente un accordo di associazione tra UE e Israele. La proposta di sanzionare lo Stato Ebraico in questo modo ha incontrato l’opposizione del primo ministro ungherese Viktor Orban, ma ha guadagnato terreno dopo la sua recente sconfitta elettorale.   L’impatto economico dei Mondiali di calcio del 2026, che si terranno negli Stati Uniti, in Canada e in Messico, rimane incerto. Proprio questa settimana, il Financial Times ha riportato che gli hotel statunitensi hanno iniziato ad abbassare i prezzi estivi per timore di una domanda debole. I proprietari temono che l’inflazione, il sentimento anti-americano e gli alti costi dei biglietti possano scoraggiare i visitatori internazionali.   La FIFA è stata in parte responsabile per aver cancellato migliaia di prenotazioni alberghiere destinate alle squadre e allo staff tecnico. Sebbene il sovraffollamento sia comune per i grandi eventi, in questo caso la portata del problema ha superato le aspettative, si legge nel rapporto.   I tifosi hanno anche espresso frustrazione riguardo alle pratiche di biglietteria, come riportato dal Los Angeles Times. Il quotidiano ha descritto una reazione negativa contro la nuova categoria premium, introdotta al di sopra della Categoria 1, che ha tratto in inganno alcuni acquirenti, i quali si ritroveranno con posti a sedere meno favorevoli del previsto.   Il torneo è stato direttamente influenzato anche dalla guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Teheran non ha alcuna intenzione di inviare una squadra a competere in territorio nemico. Il presidente della federazione calcistica, Mehdi Taj, ha suggerito di spostare le partite che coinvolgono l’Iran in Messico, sebbene il presidente della FIFA, Gianni Infantino, abbia fatto intendere che il calendario rimarrà invariato.  

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Nuova proposta di legge tedesca potrebbe impedire alle persone con opinioni «estremiste» l’acquisto della casa

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Una bozza di legge del governo tedesco introdurrebbe una norma che impedirebbe alle persone con opinioni «estremiste» di acquistare una casa.

 

Il progetto di legge presentato dal Ministero delle Costruzioni, guidato da Verena Hubertz del Partito Socialdemocratico (SPD), conferirebbe ai comuni il diritto di prelazione qualora un potenziale acquirente di un immobile nutrisse «aspirazioni anticostituzionali».

 

Il sito di notizie tedesco NIUS riporta che alle persone le cui opinioni sono considerate pericolose dall’Ufficio federale per la protezione della Costituzione (BfV, l’agenzia di Intelligence interna tedesca) può essere impedito l’acquisto di immobili.

 

Secondo la bozza, la modifica alla legge edilizia mira a contribuire a «rafforzare l’attenzione al bene comune» e a «prevenire i mali sociali». A tal fine, il governo afferma di voler prevenire «l’impatto territoriale della criminalità organizzata, nonché delle attività estremiste di destra, di sinistra o di matrice religiosa».

 

Ai comuni sarà concesso il diritto di richiedere informazioni al BfV e all’Ufficio federale di polizia criminale in merito a un potenziale acquirente in caso di sospetto di «attività anticostituzionali» e di ottenere un diritto di prelazione, ovvero di acquistare direttamente l’immobile, qualora sussistano sufficienti motivi di sospetto.

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Il disegno di legge fa riferimento agli «estremisti» di destra che non possono essere combattuti unicamente attraverso «iniziative della società civile».

 

La proposta di legge afferma: «È noto da tempo che queste tattiche rappresentano una strategia di estrema destra per radicarsi nelle comunità. Esempi lampanti sono stati, e continuano ad essere, Dortmund-Dorstfeld e il villaggio di Jamel. Il loro predominio in queste aree non è casuale, ma parte di una strategia di estrema destra.

 

Le linee guida per la prevenzione dell’estremismo di destra sottolineano costantemente l’importanza del coinvolgimento e della mobilitazione della popolazione locale. Tuttavia, a un certo punto, le iniziative della società civile non sono più in grado di fornire un contrappeso sufficiente, il che può ulteriormente favorire la segregazione della popolazione residente».

 

Sebbene le regioni indicate dalla legge siano, almeno in parte, abitate da neonazisti, la legge potrebbe colpire anche persone con idee conservatrici o anti-establishment, dato che il BfV è notoriamente di sinistra e attualmente sorveglia molte figure conservatrici di spicco, etichettandole come «estremisti di destra». Ciò vale in particolare per molti politici di Alternativa per la Germania (AfD) e per molte persone a loro associate.

 

Il disegno di legge esclude esplicitamente i potenziali acquirenti che abbiano commesso o stiano pianificando di commettere reati. È sufficiente il semplice sospetto di «attività anticostituzionali». Secondo la bozza di legge, tali attività sono «caratterizzate da sforzi attivi, sebbene non necessariamente militanti, aggressivi o illegali, per raggiungere i propri obiettivi. Devono essere oggettivamente in grado di produrre effetti politici prima o poi».

 

Non è necessario che la potenziale casa famiglia abbia commesso atti illegali. È sufficiente, piuttosto, che il BfV abbia l’impressione che le attività anticostituzionali possano avere un «impatto politico» a lungo termine.

 

La trasformazione dello Stato moderno in pura psicopolizia si è quindi arricchito di un nuovo capitolo: quello che attacca ancora più in profondità la base della piramide di Maslow, negando al cittadino la possibilità perfino di proteggersi dalle intemperie. Senzatetto a causa delle proprio opinioni: benvenuti nel XXI secolo.

 

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Immagine Gunnar Klack via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International

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