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Nucleare

Kiev parla di contrattacco nucleare alla Russia

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In un’intervista al quotidiano britannico Guardian, il consigliere del capo dell’ufficio del presidente Mykhailo Podolyak ha parlato apertamente di guerra nucleare e di lancio di bombe atomiche sul territorio russo.

 

Podolyak sostiene che Putin deve capire chiaramente che qualsiasi tentativo di utilizzare armi nucleari in Ucraina porterà a conseguenze catastrofiche per la Federazione Russa.

 

«Gli altri Stati nucleari devono affermare con fermezza che non appena la Russia penserà anche solo di effettuare attacchi nucleari in territorio straniero – in questo caso il territorio dell’Ucraina – ci saranno rapidi attacchi nucleari di rappresaglia per distruggere i siti di lancio nucleare in Russia».

 

L’enormità di questa dichiarazione, fatta ad un giornale occidentale, è stata completamente ignorata dai media euro-americani, con pochissime eccezioni.

 

Podolyak ha continuato sostenendo che la capacità di analisi della cerchia del presidente russo è arrivata ad un livello talmente basso che la leadership moscovita non comprende tutti i rischi delle sue azioni e le conseguenze per la stessa Federazione Russa.

 

«È difficile fare previsioni quando una persona è completamente irrazionale», ha aggiunto il consigliere di Zelens’kyj in un discorso al contempo borioso, minaccioso e contorto.

 

In pratica, Kiev sta minacciando la Russia – che, come un bambino, sarebbe incapace di capire che gli adulti si stanno per arrabbiare – con armi atomiche non sue, o almeno, non ancora sue.

 

Come riportato da Renovatio 21, Kiev ha chiesto oscuramente un «controllo globale» sulle scorte atomiche russe, e lo Stato NATO confinante della Polonia ha lanciato l’idea di fornirgliele.

 

Podolyak ha poi parlato, anche qui non troppo chiaramente, del problema della fine della deterrenza nucleare.

 

«Abbiamo un grande paese che entra in territorio ucraino, inizia una guerra, si impossessa di un territorio e poi dice che questo territorio è ora nostro e se provi a riprenderlo useremo armi nucleari. Sembra assolutamente assurdo e inoltre distrugge l’intero sistema globale di deterrenza nucleare».

 

Questo tema, espresso in altri termini, sta a cuore anche al Pentagono, con il generale Charles «Chas» Richards a dichiarare che la deterrenza atomica non funziona più – cosa che potrebbe essere anche dovuta al vantaggio tecnologico-bellico ottenuto da Mosca grazie ai missili ipersonici, già implementati nel teatro ucraino e baltico.

 

L’Ucraina, che aveva rinunziato alle atomiche sovietiche all’alba della sua indipendenza tramite il Memorandum di Budapest voluto da Bill Clinton, ha negli anni rimpianto questa scelta, sostenendo che le condizioni erano state tradite.

 

Alla conferenza di sicurezza di Monaco di inizio anno Zelens’kyj avrebbe esternato la volontà di ri-dotarsi di armi termonucleari.

 

«Il 19 febbraio a Monaco di Baviera, il presidente ucraino Zelens’kyj ha minacciato di schierare armi nucleari sul territorio ucraino. Ha espresso questo come la sua revoca unilaterale del Memorandum di Budapest del 1994» ha scritto William F. Engdahl in un articolo tradotto e pubblicato da Renovatio 21.

 

A fine aprile il Cremlino ha ribadito alcune accuse che erano state avanzate in precedenza dal presidente Vladimir Putin nei giorni precedenti l’invasione dell’Ucraina del 24 febbraio, accusando il governo di Kiev di star sviluppando armi nucleari con il sostegno degli Stati Uniti.

 

«Il 6 marzo l’agenzia di stampa statale di Mosca, RIA Novosti, ha citato un’importante fonte russa dell’intelligence straniera SVR con i dettagli su un progetto segreto in Ucraina, secondo quanto riferito con il vitale supporto segreto occidentale, per costruire una capacità missilistica nucleare ucraina e una bomba atomica ucraina in sfacciata violazione di il Trattato di non proliferazione nucleare» ha raccontato Engdahl.

 

Secondo questa storia, impossibile da verificare, l’immediata presa (temporanea) di Chernobyl da parte delle truppe russe sarebbe avvenuta per assicurarsi di fermare eventuali produzioni di atomiche.

 

«Secondo il rapporto, gli scienziati nucleari ucraini stavano mascherando gli sviluppi localizzandoli vicino agli alti livelli di radiazioni del sito del reattore nucleare di Chernobyl, una spiegazione per le rapide mosse russe per proteggere Chernobyl».

 

A marzo il colonnello generale Mikhail Mizintsev, capo del Centro di controllo della difesa nazionale russo, aveva mosso accuse di sabotaggio delle strutture di ricerca nucleare ucraine effettuate da «nazionalisti ucraini»:

 

«Per nascondere il lavoro di ricerca su argomenti nucleari, i militanti dei battaglioni di difesa territoriale hanno fatto saltare in aria uno degli edifici dell’Istituto fisico-tecnico in via Akademicheskaya» ha dichiarato il generale Mizintsev.

 

Tornando alle recenti parole del consigliere di Zelens’kyj al Guardian, ci risulta difficile comprendere chi non vede ancora il gioco volto a trascinare l’Europa e il mondo tutto in una Terza Guerra Mondiale combattuta con dispositivi di distruzione termonucleare. Si tratta, del resto, di un’opzione che con certezza può garantire il permanere dell’élite di Kiev pressato dalle forze russe.

 

Insomma: stiamo armando e finanziando i cavalieri dell’apocalisse.

 

Il nuovo governo italiano se ne renderà conto?

 

 

 

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Nucleare

Il Pentagono sta valutando un mega-raid per rubare le scorte nucleari dell’Iran

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Il Pentagono starebbe valutando quella che potrebbe diventare «l’operazione più sofisticata della storia militare» per impadronirsi delle scorte di uranio arricchito dell’Iran. Lo riporta il New York Post citando alcune fonti.

 

Una fonte a conoscenza dei fatti ha riferito alla testata che il piano prevede l’invio di migliaia di soldati di terra per assaltare siti nucleari pesantemente fortificati, mentre una piccola squadra di commando d’élite sarebbe incaricata del recupero vero e proprio.

 

Non è chiaro dove si trovi attualmente l’uranio arricchito iraniano, materiale che potrebbe risultare fondamentale per la realizzazione di armi nucleari. Teheran dispone di quattro importanti impianti nucleari a Fordo, Natanz, Isfahan e sul Monte Piccone (chiamato in lingua anglica «Pickaxe Mountain»). I primi tre erano stati colpiti da attacchi congiunti tra Stati Uniti e Israele lo scorso anno. Dei circa 440 kg di uranio arricchito, si ritiene che circa 200 kg siano stoccati in tunnel sotterranei alla periferia di Isfahan, mentre ulteriori quantitativi si troverebbero a Natanz.

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A marzo il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi aveva dichiarato che le scorte di uranio altamente arricchito di Teheran rimangono sepolte «sotto le macerie» degli impianti colpiti dagli attacchi statunitensi e israeliani, aggiungendo che l’Iran al momento «non ha alcun piano» per recuperarle o diluirle.

 

Quanto al Monte Piccone, complesso fortemente fortificato scavato nella roccia granitica, era stato risparmiato dagli attacchi dello scorso anno perché all’epoca risultava ancora in costruzione e in gran parte vuoto. Secondo alcune fonti, però, la struttura sarebbe stata successivamente rinforzata e gli Stati Uniti e Israele ipotizzano che l’Iran possa aver spostato centrifughe – e potenzialmente uranio – a maggiori profondità, sebbene si ritenga che il sito non sia ancora pienamente operativo.

 

Secondo il tabloide neoeboraceno, le truppe regolari statunitensi avrebbero il compito di assaltare gli impianti e costituire un perimetro difensivo. Nel frattempo forze molto più ridotte, tra cui il Silver Squadron del SEAL Team 6, il 2° Battaglione Ranger dell’Esercito e la 21ª Compagnia di Artiglieria, si occuperebbero della gestione e del trasporto del materiale una volta estratto dall’impianto di Fordo, in gran parte distrutto, e dal sito di Isfahan, gravemente danneggiato.

 

L’operazione richiederebbe a squadre di terra di disinnescare trappole esplosive e riaprire gli ingressi dei tunnel crollati, mentre aerei da guerra statunitensi avrebbero il compito di stabilire il controllo totale di un corridoio aereo per il trasporto dell’uranio.

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«Mi dispiace dirlo, ma credo che il modo più probabile per sbarazzarsi del materiale nucleare iraniano, almeno di quello che possiedono attualmente, sia un’operazione militare, perché i negoziati non stanno portando a nulla in tempi brevi», ha dichiarato Joseph Rodgers, vicedirettore del Center for Strategic and International Studies, al NYP. Ha definito il potenziale raid potenzialmente «l’operazione più sofisticata della storia militare», sottolineando la complessità logistica di operare in profondità in territorio ostile proteggendo al contempo molteplici siti sensibili.

 

«Si tratterebbe di un’operazione logisticamente complessa e difficile in un contesto ostile», ha aggiunto Rodgers. «L’esercito iraniano è piuttosto devastato, ma è comunque più sofisticato dei cubani che proteggevano Maduro».

 

Il New York Times aveva riportato il mese scorso che si ritiene che gran parte dell’uranio iraniano sia sepolto così in profondità che persino le bombe anti-bunker più potenti degli Stati Uniti potrebbero non riuscire a distruggerlo, avvertendo che un’operazione di recupero comporterebbe rischi considerevoli, poiché l’uranio può diventare altamente tossico se esposto all’umidità.

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Nucleare

Ex generale tedesco: ci stiamo avvicinando a una guerra nucleare che distruggerà la civiltà

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In un’intervista su YouTube, il generale tedesco Harald Kujat ha messo in guardia contro l’escalation militare contro la Russia con le seguenti parole.   Il generale Kujat è un generale a quattro stelle in pensione dell’aeronautica militare tedesca, ex capo di stato maggiore delle forze armate tedesche e presidente del Comitato militare della NATO dal 2002 al 2005.   «Abbiamo a che fare con una potenza nucleare, ovvero la più grande potenza nucleare sulla Terra. ttraverso l’uso di armi nucleari, siamo in grado di provocare la fine del mondo. E se questo non è un incentivo a prevenire un’escalation verso una guerra con la più grande potenza nucleare, allora non so cos’altro potrebbe esserlo» ha detto il generale.   «Come minimo, significherebbe che qui in Europa, l’uso di armi nucleari scatenerebbe un inverno nucleare di almeno 50 anni. Come dovrebbe sopravvivere questo continente europeo in caso di guerra? Abbiamo assistito alla distruzione della Seconda Guerra Mondiale. Una guerra futura la supererebbe di gran lunga. Dove è finita questa conoscenza storica tra i nostri politici?” Dove è finita la consapevolezza dei pericoli a cui siamo esposti oggi?» ha dichiarato l’ex alto ufficiale germanico.  

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Il generale in passato aveva avvertito dei pericolo riguardo ad un ritorno al periodo precedente al Trattato di Vestfalia.   Già in passato il generale Kujat ha parlato della fragilità della situazione geopolitica attuale. Alla fine del 2024 il Kujatto aveva parlato di una «catastrofe centrale del XXI secolo» dicendo che mai l’umanità è stata così prossima alla Terza Guerra, arrivando a definire l’escalation dell’Occidente con la Russia come un «punto di non ritorno».   Come riportato da Renovatio 21, due anni fa fa in un’intervista alla radio Berlino-Brandeburgo (RBB), il generale tedesco aveva definito un’«assoluta assurdità» l’idea che l’Ucraina sarebbe in grado, solo con più munizioni, di respingere le truppe di Mosca, aggiungendo per soprammercato che le forze armate russe sono «più forti che negli anni Ottanta».   L’anno precedente il generale aveva messo in guardia dalla minaccia di guerra se la Germania dovesse soccombere alle pressioni NATO e consegnare missili da crociera Taurus all’Ucraina.   Come riportato da Renovatio 21, il nome del generale Kujat appariva in un appello da parte di generali germanici che si opponevano alla fornitura di carrarmati Leopard all’Ucraina.  

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Nucleare

Gli Stati Uniti pronti a consentire all’Arabia Saudita di arricchire l’uranio

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Gli Stati Uniti hanno accettato di consentire all’Arabia Saudita di sviluppare un proprio programma nucleare e di procedere all’arricchimento dell’uranio. Lo riporta la CNN, che cita bozze di documenti e fonti informate sui negoziati.

 

La bozza dell’accordo è stata negoziata ed è in attesa della firma del presidente Donald Trump, ha scritto l’emittente sabato. Secondo il reportage CNN, l’intesa non richiederebbe le misure di salvaguardia rafforzate dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), note come Protocollo aggiuntivo, che garantiscono agli ispettori un accesso più ampio agli impianti nucleari e sono concepite per contribuire a individuare attività nucleari non dichiarate.

 

L’accordo, di cui si è parlato, darebbe ai sauditi accesso alla stessa tecnologia di arricchimento dell’uranio che è al centro della disputa decennale tra l’Iran e l’Occidente. Washington e Israele sostengono da tempo che il programma di arricchimento di Teheran potrebbe essere utilizzato per produrre armi nucleari e hanno citato tali preoccupazioni quando hanno lanciato attacchi contro le infrastrutture nucleari iraniane all’inizio di quest’anno.

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Teheran ha sempre sostenuto che il suo programma nucleare è esclusivamente pacifico e che, in quanto parte del Trattato di non proliferazione nucleare (TNP), ha un «diritto inalienabile» ad arricchire l’uranio per scopi civili. L’Iran ha applicato in via provvisoria il Protocollo aggiuntivo dell’AIEA, consentendo agli ispettori un accesso più ampio di quello richiesto dalle salvaguardie standard.

 

L’Arabia Saudita aspira da tempo a sviluppare un’industria nucleare, affermando di volerlo fare per sfruttare le risorse interne di uranio, diversificare il proprio mix energetico, aumentare le esportazioni di petrolio greggio e alimentare progetti industriali e di desalinizzazione. Riad ha inoltre sostenuto che, in quanto firmataria del Trattato di Non Proliferazione Nucleare (TNP), ha lo stesso diritto degli altri Stati membri di arricchire l’uranio per scopi pacifici.

 

L’accordo di cui si è parlato segnerebbe una svolta rispetto al consolidato approccio «gold standard» di Washington alla cooperazione nucleare civile. Nel 2009, gli Emirati Arabi Uniti hanno rinunciato definitivamente all’arricchimento dell’uranio e al riprocessamento del plutonio in cambio della cooperazione nucleare americana. Da allora, l’accordo è stato promosso dalle successive amministrazioni statunitensi come modello per le partnership nucleari in Medio Oriente.

 

Esperti di controllo degli armamenti citati dalla CNN hanno avvertito che consentire all’Arabia Saudita di procedere con l’arricchimento dell’uranio potrebbe indebolire il «gold standard» e incoraggiare altri Paesi della regione a perseguire diritti simili, sostenendo inoltre che l’arricchimento interno conferisce a un Paese una capacità latente di produzione di armi nucleari, poiché la stessa tecnologia di centrifugazione utilizzata per produrre combustibile per reattori può essere impiegata anche per produrre uranio arricchito a livelli superiori, qualora il processo continui.

 

L’arricchimento dell’uranio aumenta la percentuale di uranio-235 (l’isotopo fissile) rispetto all’uranio-238. Il minerale grezzo viene convertito in un gas (esafluoruro di uranio) e fatto passare attraverso lunghe serie di ultracentrifughe. La leggera differenza di peso consente di separare gli atomi, concentrando il materiale per reattori (3-5%) o armi (oltre 90%).

 

Dopo l’estrazione e la purificazione nella forma cosiddetta di «yellowcake», l’uranio viene trasformato chimicamente in esafluoruro di uranio (UF₆). Questo composto diventa gassoso a temperature relativamente basse (circa 56 °C), rendendo possibile la separazione degli isotopi. Il gas viene immesso in ultracentrifughe collegate in serie (cascate) e fatte girare a velocità elevatissime. La forza centrifuga spinge l’isotopo più pesante, l’uranio-238, verso le pareti esterne, mentre l’uranio-235 (più leggero) si concentra al centro

 

Il gas arricchito di uranio-235 viene prelevato dal centro della centrifuga e inviato alla fase successiva, mentre il materiale impoverito viene scartato. Poiché il livello di arricchimento ottenuto in un singolo passaggio è molto basso, il gas deve passare attraverso migliaia di centrifughe consecutive per raggiungere la concentrazione desiderata. Il gas finale viene poi riconvertito in polvere e trasformato in pastiglie di ceramica per le barre dei reattori.

 

La questione politica intorno all’arricchimento dell’uranio ruota interamente attorno al concetto di tecnologia a duplice uso, poiché gli stessi impianti possono produrre sia combustibile per l’energia civile sia materiale per armi atomiche. Dal punto di vista del Trattato di Non Proliferazione nucleare (TNP), ogni Stato ha il diritto inalienabile di sviluppare l’energia nucleare per scopi pacifici, e per molte nazioni il possesso di questa tecnologia rappresenta un simbolo di sovranità ed indipendenza energetica.

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Tuttavia, il confine tecnico tra uso civile e militare è estremamente sottile. Per alimentare un normale reattore commerciale basta arricchire l’uranio fino al tre o 5%, mentre per costruire una testata nucleare serve una concentrazione superiore al 90%. Il problema geopolitico nasce dal fatto che il processo per raggiungere il primo 5% richiede circa il 70% dello sforzo totale, rendendo poi il passaggio ai livelli militari un’operazione tecnicamente molto più rapida e difficile da intercettare.

 

Per evitare questa transizione, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA) monitora costantemente gli impianti in tutto il mondo. Le crisi internazionali esplodono regolarmente quando alcuni governi limitano l’accesso agli ispettori o costruiscono siti sotterranei segreti, spingendo la comunità globale a imporre pesanti sanzioni economiche nel tentativo di bloccare i programmi sospetti.

 

A complicare il quadro politico vi è anche un forte squilibrio di mercato, dato che la tecnologia industriale è concentrata nelle mani di pochissimi attori globali come Russia, Stati Uniti, Francia e Cina. Questa forte dipendenza commerciale spinge molti Paesi a voler sviluppare una propria catena di approvvigionamento, mentre le grandi potenze cercano di dissuaderli offrendo banche del combustibile internazionali, nel costante tentativo di limitare la diffusione globale di impianti di arricchimento.

 

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