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Necrocultura

Il network neodemocristiano dietro alla Meloni

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Le sigle e siglette dell’associazionismo e movimentismo cattolico e pro life, sempre munite dell’appoggio esterno episcopale, storicamente compongono quel soggetto politico che, simulando di difendere la vita umana, ha di fatto aperto le porte al suo definitivo oltraggio.

 

A partire dalla legge 194 del 1978 – partorita da madre democristiana (al governo c’era Belzebù) sotto il nome orwelliano di legge «per la tutela sociale della maternità» – va preso atto di come il vero autore dello scivolamento normativo verso lo stravolgimento dei principi della bioetica (cosiddetti non negoziabili) sia stato proprio il network democristiano, che ha lavorato di fino, a colpi di «male minore», siglando via via tutte le tappe della dissoluzione, per arrivare ai recenti traguardi del genderismo educativo e del transumanesimo biotecnologico – cioè alla manomissione programmatica della vita e del suo codice fondamentale.

 

Non ci fosse stata a ogni passaggio la mano benedicente del mondo ecclesiastico (chierici e laici), il programma non sarebbe filato così liscio, nel continuum montante che è giunto oggi a travolgere la sovranità biologica umana. 

 

Ecco, quella rete neodemocristiana che da decenni avanza nell’interstizio tra CEI e politica, e che negli ultimi tempi appariva decadente e sfilacciata, si è magicamente ri-agglutinata a ridosso della tornata elettorale appena conclusa. Clericali e di ogni ordine e grado hanno risposto tutti al richiamo della fiamma tricolore. E sono diventati, tutti, fratelli d’Italia.

 

Non se ne è accorto nessuno, forse nemmeno i diretti interessati, ma è accaduto che una ben precisa linea di pensiero e un intero sistema di potere ad essa legato, precedente di molto il fenomeno Meloni, sono stati recepiti in blocco nel suo partito, il quale del resto soffre il problema della fragilità: è cresciuto più in fretta della sua classe dirigente, e quindi, già in passato, ha finito per caricare a bordo, pericolosamente, un po’ di tutto. 

 

Quanto all’orizzonte ideale di Giorgia Meloni riguardo al tema della vita, esso è noto da tempo. La Meloni non è contraria all’aborto, non vuole l’abrogazione della legge 194, ripete anche lei l’eterna solfa dell’aiuto alle madri, spesso declinata nella formula della «piena applicazione della 194». 

 

La sua reazione stizzita, lo scorso giugno, dinanzi alla rivoluzionaria sentenza della Corte Suprema americana che depennava l’aborto dalla lista dei diritti federalmente garantiti, è di ciò prova evidente.

 

Per ribadire a scanso di equivoci la posizione per cui l’aborto non si tocca, sono scesi infine in campo addirittura i suoi familiari: la sorella, il compagno. Quest’ultimo ci ha aggiunto sopra il carico di qualche altra perla di modernità, per esempio affermando la liceità di far vedere ai bambini cartoni animati omogenitoriali

 

Meno noto invece è l’altro fatto, e cioè che dietro alla Meloni si sia allineata la costellazione di potere politico-religioso con le varie figurine del suo album. 

 

Per esempio, è significativo che abbiano riesumato la veterana Eugenia Roccella. Prima con il PDL, poi con gli scissionisti NCD di Alfano (dietro i quali, dissero i retroscenisti, c’erano i vescovi), per anni è stata personaggio di riferimento del mondo catto-pro-life e pro-family, al punto che le fecero presentare il primo Family Day nel 2007. Nel 2018 non entrò in Parlamento. Ora, cambiato partito, torna alla grande: fallito l’uninominale da Bologna a Foggia (unica sconfitta del centrodestra in Puglia), è stata ripescata col proporzionale in Calabria.

 

La sua è una storia interessante: figlia di uno dei fondatori del Partito Radicale, in gioventù ha fatto la femminista d’avanguardia, pubblicando anche un manualetto dal titolo: Aborto facciamolo da noi. Poi qualcosa è cambiato, anche se la nostra, in fondo, si è sempre prodigata per la difesa della 194, come ha precisato anche a inizio mese in un’intervista al Giornale.

 

«La 194 non si tocca. Ma si fa ancora troppo poco per la maternità» virgoletta il titolo del pezzo.

 

Per chi pensa che il Family Day fosse una manifestazione spinta dai vescovi, che nel 2007 erano guidati dal cardinale Ruini, all’osservatore profano verrebbe naturale dedurre che la Roccella sia stata reclutata nel partito berlusconiano per rivestire il ruolo di «uomo del Vaticano» in politica, secondo la definizione che Bossi diede alla Pivetti.

 

Del resto lo stesso cardinale Ruini, comandante in capo degli zucchetti, bersaglio degli attacchi di una sinistra talmente sciocca da crederlo un avversario, non mancava occasione per ribadire anche lui quella linea: la 194 non si tocca, diceva già all’epoca, quando nel 2008 chiese di «non rivoltarsi» contro la 194. «L’ex presidente della CEI ha evitato, “parlando a titolo personale”, di utilizzare la parola “omicidio” per l’aborto» scriveva La Stampa, descrivendo un’intervista TV del cardinale con Giuliano Ferrara.

 

Altra candidata eletta con Fratelli d’Italia è Maria Rachele Ruju, che – bizzarra coincidenza – è un’altra presentatrice del Family Day: il secondo, quello del 2015 contro le unioni monosessuali (e si è visto come è finita).

 

La Ruiu vanta una carriera nel giro delle varie siglette pro-vita capitoline: una di queste ha organizzato un evento (in teoria) contro l’aborto – sostegno alla maternità, difesa della vita, eccetera eccetera – lo scorso maggio a Roma. Nel manifesto dell’evento, e nei cartelli precompilati che il sito suggeriva generosamente di stampare a proprie spese e di portare alla manifestazione, non vi era traccia della parola «194», numero che ha giustamente ossessionato decenni di antiabortismo italico.

 

Anche la Ruju, esattamente come la collega di partito e di Family Day Roccella, aveva reso poco prima del voto un’intervista al Giornale, in cui dichiarava, all’unisono con le gerarchie cattoliche, che una richiesta di abolizione della 194 «non avrebbe alcun senso né risultato». 

 

Nel frattempo monsignor Paglia, sempre poche settimane fa, a poche ore dal voto, parlava della 194 come «pilastro della vita sociale» del Paese. 

 

E per l’occasione, a quanto pare importante, rispunta fuori lo stesso cardinale Ruini, che i benpensanti potrebbero ritenere sulla carta un conservatore agli antipodi di Paglia: macché, anche lui, sul Corriere della Sera, canta nel coro a difesa della 194.

 

«Spero che la legge 194 sia finalmente attuata anche dove dice che lo Stato riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio» afferma il cardinale , che ha tenuto poi anche ad enunciare la nuova grande battaglia: «le unioni civili dovrebbero essere differenziate realmente, e non solo a parole, dal matrimonio tra persone dello stesso sesso. Devono essere unioni, non matrimoni».

 

 

Intanto nello stesso coro si arruolano altre voci illustri. Per esempio arriva la scrittrice Silvana De Mari, che già aveva lanciato un movimento-partito (i «Liberi in Veritate», già visti in TV in trasmissioni movimentate), poi aveva fatto endorsement per Italia Sovrana e Popolare, e poi a sorpresa, in zona Cesarini, invita tutti a votare Meloni.

 

A urne appena chiuse, ecco che in un articolo de La Verità sostiene (lei quoque) che bisogna difendere la 194 sotto attacco, come sotto attacco sarebbero anche le unioni civili, per le quali il pericolo è che possano diventare «matrimonio» – ammettiamo a questo punto di non capire esattamente che differenza vi sia, ma ci fidiamo del pensiero della fantasiosa autrice de L’ultimo orco, L’ultimo elfo, l’ultimo mago, Gli ultimi incantesimi

 

Insomma, vengono radunati nomi che garantiscono, in teoria, la pace con la galassia curiale, anche se ormai tutti sanno che questa elettoralmente non conta più nulla.

 

Ora, la posizione dettata dall’alto sull’aborto, e che tutti ripetono a pappagallo come un sol uomo, ben esprime il metodo in uso in ambiente neodemocristiano, metodo che si applica ai vari altri temi del suo programma. Un vasto programma.

 

Dobbiamo infatti ricordare che, dallo stesso partito della Roccella, il NCD, proviene anche Beatrice Lorenzin. Come ministro della Sanità, nel 2014 la Lorenzin volò a Washington per firmare alla Casa Bianca l’impegno a fare dell’Italia il «capofila per le strategie vaccinali a livello mondiale», e in particolare della vaccinazione totale dei bambini. L’impegno si tradusse nella normativa che, dal 2017, ha impedito a tante famiglie di portare i figli a scuola.

 

E quale fu la reazione delle gerarchie cattoliche alla legge ultravaccinista, che di fatto funse da prova generale per la successiva Italia della certificazione verde? Comunicati congiunti di Pontificia Accademia della Vita (ancora Paglia) e medici cattolici per dire che l’obbligo vaccinale sui bambini andava benissimo; note bioetiche per dire che la presenza di linee cellulari di feto abortito nella produzione dei vaccini era moralmente lecita, perché «distante nel tempo» (è il peccato a scadenza, come lo yogurt); qualche cattolicissima pubblicazione per dire che, anche se contenevano cellule di feto abortito, bisognava farli senza tante storie, sarà mai.

 

Insomma, anche qui, corrispondenza di amorosi sensi tra politica e zucchetti, e pure certa intelligentsia catto-conservatrice: come dimenticare il panegirico del banchiere Ettore Gotti Tedeschi per la Lorenzin?

 

Ma non è tutto. Ricordiamo come la Lorenzin fu anche colei che introdusse la riproduzione artificiale nei LEA: cioè, inventò la provetta finanziata dal contribuente. Andò oltre, è lanciò un incredibile evento, il Fertility Day, dove non si celebrava la maternità (altrimenti sarebbe stato maternity) ma la fertilità, e nemmeno nel senso che si può intendere di primo acchito: uno dei poster per reclamizzare l’evento raffigurava infatti una fila di preservativi appesi.

 

Difficile spiegare come la contraccezione ci pigli con la fertilità, a meno che non si capisca come la riproduzione possa essere fatta totalmente divorziare dalla sessualità, e affidata alla zootecnica. Del resto, tra le realtà coinvolte del Fertility Day c’erano importanti ditte di produzione di bambini in vitro.

 

La Roccella, che all’epoca era passata dall’NCD alleato di Renzi (sì, quello del governo che varò le unioni civili della Cirinnà e contro cui facevano i Family Day: un circo) ad un partito biodegradabile chiamato Idea, era più che altro concentrata sul paletto dell’omologa, nel senso: va bene il pupo in provetta, purché sia fatto con i gameti della coppia, in attesa che la Finestra di Overton e la magistratura smontino la legge 40 e sdoganino il gamete qualunque.

 

Fu sottosegretario alla Salute dal 2008 al 2011, ma non sotto il ministero della Lorenzin, nel quale però fu consulente per la Procreazione Medicalmente assistita Assuntina Morresi, definita dall’Espresso «alter ego della Roccella» e autrice di libri insieme a lei. Una che assicurò che la riproduzione artificiale finisse nei LEA e che siede tuttora al CNB, il Comitato Nazionale di Bioetica – in quota cattolica.

 

Ora come esercizio si confronti questa storia di preservativi e bambini artificiali con le ultime esibizioni dalla Pontificia Accademia per la Vita: ed ecco subito apparire convegno e libro che aprono ai bambini sintetici e alla contraccezione, con i gesuiti a dire che potrebbe essere materia della prossima enciclica, per la quale perfino avrebbero già un nome, Gaudium vitae.

 

Se ci avete seguito, avrete capito che il quadro è abbastanza chiaro: vi è un disegno, vecchio di decenni, per portare il mondo cattolico – e quindi, il grosso della destra italiana – verso il definitivo disarmo nei confronti del sacrificio umano, dei bambini fabbricati in laboratorio, della sottomissione biologica via vaccino o terapie geniche sperimentali.

 

Tutti temi che la gerarchia vaticana ha accettato di lasciar andare, e che il network neodemocristiano – infiltrato, come da dottrina Ruini, in tutti i partiti – continua a promuovere materialmente dentro governi e partiti diversi.

 

Permettere l’uccisione dei bambini in grembo, la loro precoce marchiatura, la produzione di bambini artificiali – che, a breve, saranno magari ammessi solo se bioingegnerizzati con il CRISPR – è, ictu oculi, proprio ciò che chiede l’agenda del Nuovo Ordine Mondiale – quella cultura della morte globalista che la neochiesa non vede l’ora di assecondare.

 

Avremo – abbiamo – un mondo di rovina biologica universale, un mondo in cui l’Imago Dei è sistematicamente calpestata, con la guarentigia morale e legale del potere temporale e religioso e la fornitura armi di offesa materiale da parte del complesso industrial-sanitario.

 

Il partito vincitore delle elezioni, consapevole o no, è in questo gioco.

 

Niente di nuovo sotto il sole: se non che, dopo la sottomissione massiva al trattamento genetico di Stato, tutto diviene più accelerato. E più apocalittico.

 

 

Roberto Dal Bosco

Elisabetta Frezza

 

 

 

 

Immagine di dati.camera.it via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0); immagine modificata

 

 

 

Immigrazione

L’omicidio di Lola Daviet: dietro l’orrore un sacrificio rituale?

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Lo scorso venerdì 14 ottobre a Parigi, nel 19° arrondissement, la polizia trovava in una valigia il corpo di Lola Daviet, 12 anni, violentata, torturata e uccisa. La segnalazione sarebbe arrivata da un senzatetto.

 

In breve tempo, gli inquirenti identificavano il principale indiziato ed autore dell’omicidio, la ventiquattrenne algerina Dahbia Benkired, ufficialmente senza fissa dimora, presente illegalmente in Francia e titolare di un visto da studente scaduto già nel 2018.

 

Sulla base delle dichiarazioni fornite dalla presunta assassina e delle riprese delle telecamere presenti all’entrata dell’edificio in cui ambedue abitavano, la Benkired avrebbe costretto Lola a seguirla nell’appartamento della sorella Friha Benkired, dove l’avrebbe obbligata a fare una doccia, quindi violentata.

 

In seguito, dopo averla torturata, l’avrebbe  sgozzata. Secondo quanto dichiarato da lei stessa, l’algerina avrebbe anche bevuto il sangue della vittima da un flacone poi scomparso. 

 

 

Successivamente la Benkired avrebbe messo il corpo di Lola in una valigia e con l’aiuto di un tassista algerino di 43 anni avrebbe cercato di sbarazzarsene. Sarebbe quindi tornata sui suoi passi cercando aiuto da alcuni passanti, dicendosi trafficante di organi e promettendo denaro  finché il già menzionato senzatetto, visto un arto spuntare dalla valigia, allertava la polizia.

 

L’assassina avrebbe dichiarato alla polizia che all’origine del gesto vi era uno screzio avuto con la madre di Lola, custode dell’edificio in cui la piccola viveva con la famiglia. 

 

La signora avrebbe rifiutato alla Benkired un badge per accedere all’edificio, concesso solo ai residenti e così la giovane avrebbe deciso di vendicarsi.

 

Nel frattempo altri tre algerini, tra cui il tassista e la sorella dell’assassina sarebbero stati arrestati e interrogati dalla polizia

 

La Benkired, nominata per diversi giorni sui giornali come Dahbia B. e descritta come una SDF (sans domicile fixe, «senza fissa dimora») o addirittura come una clocharde («barbona») con problemi mentali, restava una figura nebulosa fino a qualche giorno fa.

 

Ora invece sappiamo che si tratta di tutto fuorché di una clocharde. La Benkired è una TikToker incline alla megalomania, dall’aspetto tutt’altro che barbonesco come mostrano le sue foto e i suoi video ormai presenti dappertutto online

 

 

L’assassina, dall’aspetto tanto avvenente quanto inquietante, avrebbe anche dichiarato che «le storie migliori sono sul mio conto in banca: pazzie» ammettendo dunque di essere una «senzatetto» non solo con un conto in banca ma pure ben fornito. Davvero strano se si pensa che era senza fissa dimora. Oltretutto il 21 agosto 2022 era stata arrestata all’aeroporto di Orly e raggiunta da un decreto di espulsione dato che era illegalmente presente sul suolo francese dal 2018.

 

Ciò detto, pensiamo di poter ritenere che non ci sia un’ipotetico screzio con la madre di Lola all’origine dell’orribile omicidio della bambina. Oltretutto la mamma della piccola, commentando in un post di Facebook le riprese della telecamera in cui Lola appariva con la Benkired dichiarava che la bambina era stata vista per l’ultima volta alle 15.20 con una ragazza che non conoscevano.

 

L’articolo sul caso pubblicato dal Corriere della Sera termina scrivendo che «restano da chiarire aspetti come le scritte “1” e “0” trovate in rosso sulla pianta dei piedi della bambina, che suggeriscono rituali per adesso ancora oscuri».

 

Ed è proprio su questo punto che ci vogliamo soffermare. Perché il magistrato francese George Fenech ha fatto durante una trasmissione televisiva una dichiarazione ben precisa. E sconvolgente.

 

«Ciò mi ricorda la storia dei bambini Zouhri, dei biondi con occhi azzurri, considerati come depositari di poteri in Algeria (…). Vengono rapiti, sacrificati e il loro sangue viene bevuto (…). Su questa povera ragazzina c’era la cifra 1 sulla pianta del suo piede sinistro e la cifra 0, è esattamente il rito satanico degli Zouhri del Nord Africa».

 

 

 

Ma di cosa si tratta? Una pista importante ce la fornisce un video che menziona la scarsità di testi storici sul tema ma ancor di più il giornale online canadese Maghreb Observateur. In un recente articolo del giugno 2022  parla di «una vera ecatombe» di bambini in Algeria e in Marocco. Degli stregoni rapiscono i bambini biondi e con gli occhi azzurri e li sacrificano al demonio e ai djinn (i demoni del mondo islamico) custodi di tesori nascosti su cui gli stregoni e il loro entourage sarebbero poi liberi di mettere le mani.

 

Una volta, sgozzata la vittima ed estratto il sangue per scopi rituali, gli organi verrebbero poi estratti e trafficati a livello internazionale.

 

Questo sembra essere esattamente quello che è successo nel caso di Lola. Un omicidio rituale, in cui la vittima viene sgozzata e il suo sangue viene bevuto. 

 

Oltretutto forse la Benkired, secondo questa prospettiva, potrebbe non essere quindi proprio una millantatrice quando diceva di essere una trafficante di organi. Ciò potrebbe spiegare quindi quel conto in banca vantato pubblicamente dalla «senzatetto».

 

Le domande che sorgono sono anche altre. Siamo sicuri che abbia agito da sola e che non ci fosse nessun altro nell’appartamento degli orrori? Forse la Benkired è solo una pedina, anch’essa sacrificabile, di una rete ben più estesa e potente di quello che appare a prima vista? Forse ha già ucciso e Lola è solo l’ultima delle sue vittime?

 

Forse le affermazioni sconclusionate dell’algerina, da cui trapela l’interesse per il satanismo e l’assoluta freddezza nel commentare il suo gesto «che non le avrebbe fatto né caldo né freddo» visto che, a suo dire, aveva assistito all’uccisione dei genitori ed era stata violentata possono far pensare al suo coinvolgimento in un qualche programma di controllo mentale?

 

Non lo sappiamo, ciò che sappiamo è invece che questa vicenda è l’ennesimo «arricchimento» culturale collegato all’immigrazione di sostituzione postulata ed attuata dalle Nazioni Unite ed altre centrali mondialiste

 

Fa parte di  «quell’arricchimento culturale, sociale e religioso» proveniente dall’Africa sahariana e subsahariana che la Necrocultura ha in serbo per tutti noi e che fa tanto pensare e alla omicidio di Pamela Mastropietro, che vide coinvolti criminali nigeriani, tra cui tale Innocent Oseghale, poi condannato all’ergastolo. Anche Pamela era stata ritrovata a pezzi in una valigia. Anche per lei si parlò di possibile omicidio rituale, con annesso squartamento a fini magico-religiosi.

 

Si tratta di fatto di una «religione» nuova, un culto di sangue disconosciuto dal nostro continente degli ultimi millenni, che ci porta ad un pensiero: in corso non c’è solo una sostituzione etnica, c’è in corso una vera e propria sostituzione religiosa, con la quale vi sarà in Europa il pieno ritorno del sacrificio umano.

 

Pertanto c’è da fare attenzione e di vegliare sui nostri figli e su noi stessi. Perché non sappiamo quante Dahbia Benkired e quanti Innocent Oseghale si possono nascondere nelle nostre città.

 

 

 

 

Immagine screenshot da YouTube

 

 

 

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Necrocultura

Scuola di medicina pakistana accusata di aver lasciato i corpi per le lezioni di anatomia a decomporsi sul tetto

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Orrore e polemica in Pakistan. Un ospedale del Punjab sarebbe accusato di  aver scaricato sul tetto i corpi usati durante le lezioni di anatomia e averli lasciati in decomposizione all’aria aperta.

 

Il capo del dipartimento di anatomia del Nishtar Hospital di Multan, nel Punjab meridionale, ha spiegato che corpi non identificati e non reclamati erano stati usati da studenti di medicina.

 

L’uomo ha quindi affermato che i cadaveri sarebbero stati trattati secondo le regole e i regolamenti del dipartimento della salute. È stata quindi negata la voce per cui  sul tetto erano stati trovati fino a 500 corpi.

 

Le immagini sono circolate sui social media e hanno creato indignazione.

 

Il lettore proceda a visionarle solo se di stomaco forte.

 


 

Lo scandalo non è di piccola entità.

 

Un consigliere del Primo Ministro del Punjab ha detto ai media locali di aver ricevuto una soffiata da un informatore. Raggiunto il luogo, ha trovato quattro corpi sdraiati all’aperto sul tetto e altri 25 scaricati in una stanza chiusa.

 

Un ex capo del Nishtar Medical College ha ipotizzato al quotidiano The Dawn che molti dei corpi non reclamati potrebbero essere vittime delle recenti catastrofiche inondazioni nel Punjab meridionale e potrebbero. Secondo questa teoria, i cadavere sarebbero quindi stati collocati sul tetto a causa della mancanza di spazio.

 

«La polizia consegna questi corpi all’ospedale dopo aver compiuto sforzi per identificarli e cercare gli eredi», ha detto.

 

Il Primo Ministro del Punjab, Parvez Elahi, ha affermato che l’incidente è stato disumano e intollerabile. In un post indignato su Twitter: «Non importa quanto sia condannato questo atroce incidente, è meno [di quanto meriti]. Nella religione dell’Islam, gli insegnamenti del funerale e della sepoltura dei cadaveri sono molto chiari. #NishtarHospital».

 

Diversi medici, dipendenti dell’ospedale e della polizia sono stati sospesi.

 

Il fenomeno dello scempio medico sui cadaveri non è relegato solo al Pakistan.

 

Come riportato da Renovatio 21, l’anno scorso era scoppiato lo scandalo presso la scuola di medicina dell’Università di Paris-Descartes, il più grande centro di anatomia europeo, quando si scoprì che i corpi di «migliaia di persone» che hanno donato i loro corpi alla scienza sono stati tenuti in «condizioni indecenti» per decenni.

 

«I corpi sono stati lasciati marcire, mangiati dai topi, al punto che alcuni dovevano essere inceneriti senza essere sezionati. Corpi accatastati l’uno sull’altro, senza alcuna dignità e contrari a qualsiasi regola etica» scrive un bruciante articolo su L’Express.

 

Nel 2020 si scoprì altresì un commercio di parti di cadavere messo in piedi da una madre e una figlia del Colorado imprenditrici nel settore case funerarie e cremazioni: per oltre un decennio potrebbero aver venduto centinaia di cadaveri e parti anatomiche, cioè resti umani, alle università, agli scienziati e all’industria medica all’insaputa delle famiglie.

 

Le cronache italiane negli ultimi anni hanno riportato il caso dei cadaveri squartati al cimitero dal personale dell’azienda controllata dal Comune di Roma. Nei video girati da carabinieri e poi resi pubblici si vedono i membri del personale della municipalizzata capitolina intenti a fare a pezzi alcune salme per poi buttare le ossa rimanenti nell’ossario.

 

Ma non si tratta solo di casi illegali: come riportato da Renovatio 21, ora per la distruzione della dignità dei resti umani si hanno vie legali rivoltanti.

 

È il caso del compostaggio umano, cioè la trasformazione dell’essere umano in concime, approvato in alcuni Stati degli USA, ma anche quello dell’acquamazione, una sorta di cremazione eco-friendly (perché non consuma gas), che consiste nella dissoluzione del cadavere in acido (come quel povero bambino nella pagina più oscura della mafia siciliana) per poi versare il tutto, presumibilmente, in fogna.

 

Così ha scelto per il suo corpo l’arcivescovo Desmond Tutu, acquamato a Città del Capo qualche mese fa. Risparmiò sulle emissioni di anidride carbonica che ci sarebbero stata con il rogo – per noi di per sé belluino, massonico, inaccettabile – del suo cadavere. Purtroppo il risparmio eco-energetico del vescovo anglicano fu compensato e vanificato da un incendio che si scatenò in un palazzo del governo a pochi metri dalla cattedrale dove il prelato della Chiesa d’Inghilterra aveva ricevuto le esequie acide.

 

Un tempo a scuola, quando si parlava della preistoria, che si comincia a parlare di società umana quando l’uomo cominciava a seppellire i suoi simili: ecco le tracce di fiori messi nella tomba… dove cominciano a rispettare il cadavere, gli esseri umani danno inizio alla Civiltà.

 

La pietà umana del cadavere con evidenza è arrivata al capolinea, e la Cultura della Morte fa regredire l’uomo ad una fase ferale precedente alla preistoria.

 

Sappiamo che sta succedendo davvero: togliendo la dignità del corpo umano, si procede a togliere la dignità umana, trasformando l’uomo in animale, pronto ad essere sacrificato alla bisogna.

 

Tutto quello che stiamo vivendo verte semplicemente su questo processo.

 

 

 

 

Immagine screenshot da Twitter

 

 

 

 

 

 

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Meloni, Gasparri e l’inchino a Moloch

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Mondo politico in subbuglio: nella prima seduta del Senato, Maurizio Gasparri di Forza Italia deposita una proposta di legge intitolata «Modifica dell’articolo 1 del codice civile in materia di riconoscimento della capacità giuridica del concepito».

 

Attualmente, si dice, il codice civile vuole che i diritti riconosciuti al concepito siano «subordinati alla nascita». Cioè, hai diritti solo se nasci. Prima sei una non-persona, terminabile a piacere. Lo sappiam bene.

 

Il Gasparri avrebbe inoltre preparato altri testi: uno è per il «reato di surrogazione di maternità commesso all’Estero», cosa che credevamo già punibile con la legge 40/2004, che dice (12 comma 6)  che «chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro».

 

Tuttavia con la legge 40 non abbiamo mai visto manette, carcerazioni, multe milionarie. Certo, qualora venisse posto il problema davvero, ciò metterebbe in difficoltà molte coppie monosessuate, qualche esponente politico e un intero comparto dell’economia Ucraina, Paese che anche sotto missili e droni kamikaze continua a sfornare bambini in vitro via uteri in affitto, anche con lo sconto del Black Friday, e programma di arrivare presto all’utero artificiale, cosa a cui non pare aver pensato il Gasparri.

 

Un altro testo depositato dal senatore sarebbe per istituire una «Giornata della vita nascente», e sai che novità, e sai che importanza: non passa mese che qualche risibile gruppuscolo si inventi una data-festicciola per la vita, tanto per battersi il petto riguardo l’aborto, tema che con evidenza non hanno compreso nella sua forma presente.

 

Gasparri, pur non essendo esattamente una costante nel radar dei movimenti prolife italiani durante l’anno, era spesso visibile alle passate della marcia per la vita di Roma, manifestazione che ha chiuso ora i battenti.

 

Come riportato da Renovatio 21, aduna manifestazione romani di due anni fa un nostro lettore aveva portato, in un gesto più che mai solitario, un cartello riguardo all’uso di linee cellulari da feto abortito nella produzione dei vaccini: «NO AI VACCINI CON FETI ABORTITI SI’ ALLA VITA SENZA COMPROMESSI» scriveva il cartello. Gli chiesero di toglierlo.

 

Nell’intervista a Renovatio 21, gli chiedemmo se aveva parlato con dei politici presenti all’evento.

 

«Più che parlato ho fatto un’osservazione in riferimento all’obbligo vaccinale, che ritengo al di fuori di ogni logica, specialmente con qualcosa che non è stato sufficientemente sperimentato. C’erano due senatori, il primo, il senatore Pillon, mi ha detto di aver votato contro. Mentre il senatore Gasparri mi ha detto che lui era a favore. Io ho esclamato “ma come a favore!?!”. Lui ha ripetuto, con voce bassa, di essere a favore. Poi se ne è andato. Ero stupito perché pensavo che a favore dei vaccini potessero essere personaggi politici come la Lorenzin, mentre a destra pensavo che le cose stessero diversamente».

 

Capite che la nostra gioia per l’antiabortismo di Gasparri, e per quello di tutto l’italico sistema pro-vita, finisce esattamente qua.

 

Perché l’aborto, nel momento in cui esso è distribuito come una comunione satanica globale attraverso il siero genico ad una popolazione sottomessa, è solo uno sterile strumento politico, un argomento vuoto buono per far un po’ di casino, farsi belli con certo elettorato, facendo schiumare di rabbia gli avversari: insomma, politica identitaria, la droga per cui gli eletti non decidono più nulla, perché trovano più importante parlare di transessuali che di NATO e giri di miliardi pubblici, che sono invece temi che interessano al manovratore, che mica vuole essere disturbato quando deve manovrare.

 

E poi: come non vedere che l’aborto, nell’era in cui sfornano bambini in provetta, magari bioingegnerizzati CRISPR, in processi zootecnici che ne uccidono dozzine o più per ciascun nato, è pura retroguardia? Stiamo parlando di quanti cavalli deve avere il calesse quando ci spostiamo in aeroplano?

 

Ma torniamo al fatto del giorno.

 

In pratica, la prima cosa che ha fatto il senatore che fu di AN – che ricordiamolo, da anni è invece membro di un partito di matrice liberale, quello berlusconiano – è stato toccare l’aborto.

 

Perché lo ha fatto? Era una mossa per i giornali, che sono corsi a raccogliere le reazioni indignate (eccezionale la Chiara Appendino, quella del vaccino mRNA in gravidanza: «scherza col fuoco, l’Italia si opporrà») oppure qualcos’altro?

 

Voleva una proposta che facesse da diapason per tutta la legislatura? Partiamo così, tutto sarà accordato su questa frequenza ?

 

Oppure, uno può pensare, si tratta di uno sgarbo a FdI – partito della destra saltato fuori da quello in cui militava il Gasparri – e della sua leader, e premier in pectore, Giorgia Meloni?

 

È un’opzione che non può capire Repubblica, né tutta la povera massa goscista: disturbare la destra con l’antiabortismo – posizione che peraltro non ci sembra sia brillata negli oramai 30 anni di vita di Forza Italia.

 

Quindi: trollare Fratelli d’Italia mettendosi contro l’aborto?

 

Possibile? Possibile.

 

Perché, come ha registrato Renovatio 21, la Meloni ha passato mesi a dichiarare la sua volontà di non toccare la 194: abbiamo scritto un articolo, anche molto letto, per spiegare la trama catto-politica che vi sta dietro.

 

Non solo: tramite una raffica di interviste di famigli sui giornali nazionali (prima la sorella, moglie del papavero fiddino Lollobrigida, poi il compagno) il concetto era stato ribadito in ogni modo: «Non è vero che Giorgia è contro l’aborto». Lei stessa lo aveva fatto capire, sbuffando, al momento della rivoluzionaria sentenza Dobbs della Corte Suprema USA, quella che ha cancellato l’aborto come diritto federale riconosciuto dalla Costituzione americana.

 

In tanti ci hanno domandato perché mai, a urne calde, Giorgia avesse dovuto mandare ripetutamente fuori questo messaggio: non toccherò la 194, non toccherò l’aborto. Qualcuno ha tentato di spiegarselo, speranzoso e un po’ fantasy, che si tratta di una finta per far sì che l’Ordine mondiale le permetta di arrivare a Palazzo Chigi.

 

A noi viene in mente un’altra cosa. Una specie di pattern, una piccola tradizione, di cui abbiamo preso nota negli ultimi anni.

 

Il 22 gennaio 1993, a poche ore dalla sua ascesa alla presidenza (che avviene solitamente il 20 gennaio) il neopresidente Bill Clinton, come suo primo atto da vertice della superpotenza americana, abroga la Mexico City Policy: una politica introdotta da Reagan nel 1985 che blocca il finanziamento con fondi federali di ONG che diffondono l’aborto per il mondo.

 

Il 22 gennaio 2001, il neopresidente George W. Bush, in carica da neanche due giorni, rimette in vigore la Mexico City Policy.

 

Il 23 gennaio 2009, il neopresidente Barack Obama, arrivato alla Casa Bianca da neanche 48 ore, indovinate cosa fa: abroga, ancora una volta, la Mexico City Police.

 

Questo ciclo regolare ci porta dritti al 23 gennaio 2017, quando il neoeletto presidente Donald Trump non solo ristabilisce la Mexico City Policy, ma la amplia, coprendo tutte le organizzazioni sanitarie globali che ricevono finanziamenti dal governo degli Stati Uniti, piuttosto che solo le organizzazioni di «pianificazione familiare», cioè le multinazionali abortiste.

 

Indovinate cosa succede, quindi, il 28 gennaio 2021: il neopresidente Joe Biden annulla ancora una volta la regola.

 

Ora, si essere tentati di vedervi un giuochino enantiodromico tra Democratici e Repubblicani USA: occhio per occhio, tit-for-tat, avanti all’infinito.

 

Tuttavia, ci colpisce come Clinton abbia voluto toccare quell’oscura legge, all’apparenza di nessun valore immediato, come primo suo atto di monarca statunitense.

 

Ci diamo una spiegazione, metapolitica, metastorica: quella fretta ha un significato molto preciso. È come se il novello re suggellasse un patto con un potere superiore, di cui spera di ottenere la grazie: permetterò, espanderò il sacrificio umano, dice il nuovo sovrano.

 

È quello che ad un certo punto ho cominciato a chiamare «l’inchino a Moloch».

 

Inizi il tuo futuro da capo di qualcosa, solo se prima fai atto di sottomissione agli dèi della morte.

 

Inchinatevi ai demoni del sacrificio umano. Offrite, magari, anche i vostri figli: la siringa pediatrica è lì per quello.

 

Sappiamo che è la regola che il mondo della Necrocultura imperante vede anche per le sue faccende quotidiane. Quanti di voi si sentirebbero di dire al proprio datore di lavoro di essere contro l’aborto? Quanti di voi credono di poter trattare in società dell’uso di feti abortiti nei vaccini e nei laboratori? Quanti possono aver il coraggio di dire agli amici al bar che i trapianti di organo sono in realtà brutali omicidi per squartamento a scopo predatorio? Quanti se la sentono di parlare in pubblico riguardo all‘abominio apocalittico dei bambini prodotti zootecnicamente, le cui provette oggi sono pagate dallo Stato?

 

Non solo alle alte cariche, quindi. A tutti noi, in effetti, viene chiesto quotidianamente un inchino a Moloch.

 

E il momento più tremendo è quando ti chiedono, per obbligo, di marchiare tuo figlio con vaccini che, in alcuni casi, sì, sono fatti con l’aborto, checché ne dicano i fact checker diffusori di fake news e l’oscena gerarchia cattolica apostata. Questo inchino a Moloch, lo sapete, è partito da prima della pandemia, con la legge Lorenzin, vero prodromo della situazione che stiamo ora vivendo, vero passaggio epocale dove tante, tantissime cose ci divennero chiare.

 

Personalmente, per Moloch non ho piegato il ginocchio – mai. E la cosa mi è costata cara: ho perso lavori, relazioni, opportunità. Ho ricevuto insulti e scherno ad abundantiam, ma quello non fa male. Confesso di non provare alcun orgoglio, alcuna soddisfazione, nello scriverlo. Il mondo è talmente sputtanato che lascio volentieri le pulsioni narcisiste a quelli che hanno bisogno di iscriversi ai movimenti identitari. Ho evitato di farlo, punto. Ho potuto. Ho voluto.

 

So che tante brave persone, tantissime, hanno invece «dovuto» farlo – o almeno sentono così. Piangendo, maledicendosi oppure sanandosi la dissonanza cognitiva con la trasformazione in zeloti della parte avversa, sempre a suon di mantra: «nessuna correlazione», «i vaccini non fanno male», «gli aborti delle linee cellulari sono lontani nel tempo», «se fanno tutti così vuol dire che è giusto», «non potevo lasciare a casa mio figlio da scuola».

 

È possibile perdonare i cristiani che lo hanno fatto e che alla fine hanno capito il loro errore.

 

Il discorso è invece diverso riguardo all’inchino a Moloch da parte dei politici.

 

Non possiamo accettarlo, perché esso comporta un aumento materiale immane del sacrificio degli innocenti.

 

Non possiamo accettarlo, perché riguarda la cosa più importante del mondo – e non a caso, la prima sulla quale i politici sembrano voler decidere.

 

No, non c’è qualcosa di più fondamentale. Se riuscite ad abbandonare la visione materialista, marxista o liberale che sia, della Storia – il mondo è governato dal danaro – potete capirlo.

 

Se nel profondo il mondo non gira per i soldi, quale è la sua moneta ultima?

 

Se il mondo è fatto di spirito, quale è la cosa che conta di più per le potenze in gioco?

 

Ci arrivate: il fulcro di tutto è la vita umana. Le vite degli uomini, passati, presenti e futuri, sono ciò che davvero riveste importanza nel gioco della realtà ultima.

 

Le potenze che tutto muovono si giocano le anime degli esseri umani: l’anima, cioè, etimologicamente, ciò che dà vita.

 

I destini delle anime umane rappresentano la vera economia su cui è basato l’universo.

 

Per un credente non è difficile da capirlo – e da crederlo.

 

Ecco perché non possiamo permetterci sovrani che si inchinano a Moloch: perché in gioco c’è l’intera creazione, umiliata e ferita dalla forza che vive per oltraggiarla, negarla, cancellarla.

 

Mi faccio la promessa di non fidarmi mai più di alcun politico che non abbia compreso questo fondamento. Perché tutto il resto delle cose che farà, discende da questo.

 

Populista, sovranista, sedicente cristiano, pro-lifista, tradizionista: non me ne frega niente. Importa solo se si è inchinato all’idolo distruttore. Quello siamo in grado di vederlo subito, il colore che dà a tutte le cose ci è subito evidente.

 

Perché conosciamo Moloch e i suoi oceani di sangue.

 

Conosciamo il danno che egli fa al mondo e alle nostre vite.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

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