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La giovenca rossa dell’anticristo è arrivata a Gerusalemme

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Ieri si è avuta la notizia, che i grandi media non sono in grado di intercettare.

 

Gruppi sionisti del Monte del Tempio di Gerusalemme hanno annunciato che il 22 aprile sarà effettuato lo sgozzamento della giovenca rossa, un loro rito messianico per la fine dei tempi.

 

Secondo quanto riportato, sarebbe stata sottoposta alla polizia israeliana una richiesta ufficiale per permettere di portare nella spianata delle moschee un altare e dei coltelli per macellare mucche dal pelo fulvo.

 

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Il rito fa parte del processo della ricostruzione del Tempio ebraico, distrutto nel 70 d.C., la cui ricostruzione porterà all’apparizione del Messia degli Ebrei, che molti cristiani considerano l’anticristo.

 

Questo, tuttavia, ai vari cristiani evangelici fondamentalisti americani va più che bene, perché in questo modo si accelererà la seconda venuta di Cristo stesso, che arriverà come predetto del Libro della Rivelazione dopo i sette anni di tribolazione – e cioè un conflitto mondiale, la distruzione di tutti gli ebrei che rifiutano di convertirsi, la rapture (idea fondamentalista americana di un subitaneo «rapimento» in cielo di parte della popolazione durante la guerra apocalittica) e alla fine del mondo.

 

È, in tutto e per tutto, l’Armageddon. E in questo caso è pure chiamare l’apocalisse così, con una parola ebraica.

 

Gli ebrei ritengono invece che il Tempio ricostruito porterà il loro Messia e, dal Tempio, gli ebrei governeranno cristiani e musulmani. Naturalmente, per fare questo, il luogo più sacro dell’Islam dopo La Mecca e Medina, la Moschea di Al-Aqsa, deve essere raso al suolo.

 

Armageddonisti ebrei e cristiani da vario tempo stavano collaborando nel trasporto di cinque «giovenche rosse» speciali e «senza macchia» dal ranch del cristiano sionista Byron Stinson in Texas in Israele più di un anno fa, dove hanno acquistato un terreno sul Monte degli Ulivi, il luogo speciale per il macello previsto tra una settimana.

 

La scelta del mese di aprile si basa sul fatto che le giovenche raggiungono l’età prescritta per la cerimonia. A quel punto, una o più possono essere macellate e poi bruciate, con le loro ceneri mescolate con acqua.

 

Questo affinché una squadra speciale, che dovrà iniziare la costruzione del Terzo Tempio, possa bagnarsi nella miscela ed essere adeguatamente purificata per il proprio compito.

 

Stiamo dando una versione semplificata: la realtà è molto più contorta. La chiave è un’interpretazione forzata di un passaggio del Libro dei Numeri dell’Antico Testamento, dove si parla del ruolo di una «giovenca rossa» nel purificare le mani di coloro che hanno toccato i morti.

 

«Il Signore disse ancora a Mosè e ad Aronne: “Questa è una disposizione della legge che il Signore ha prescritta: Ordina agli Israeliti che ti portino una giovenca rossa, senza macchia, senza difetti, e che non abbia mai portato il giogo. La darete al sacerdote Eleazaro, che la condurrà fuori del campo e la farà immolare in sua presenza. Il sacerdote Eleazaro prenderà con il dito il sangue della giovenca e ne farà sette volte l’aspersione davanti alla tenda del convegno; poi si brucerà la giovenca sotto i suoi occhi; se ne brucerà la pelle, la carne e il sangue con gli escrementi. Il sacerdote prenderà legno di cedro, issòpo, colore scarlatto e getterà tutto nel fuoco che consuma la giovenca. Poi il sacerdote laverà le sue vesti e farà un bagno al suo corpo nell’acqua; quindi rientrerà nel campo e il sacerdote rimarrà in stato d’immondezza fino alla sera. Colui che avrà bruciato la giovenca si laverà le vesti nell’acqua, farà un bagno al suo corpo nell’acqua e sarà immondo fino alla sera. Un uomo mondo raccoglierà le ceneri della giovenca e le depositerà fuori del campo in luogo mondo, dove saranno conservate per la comunità degli Israeliti per l’acqua di purificazione: è un rito espiatorio. Colui che avrà raccolto le ceneri della giovenca si laverà le vesti e sarà immondo fino alla sera. Questa sarà una legge perenne per gli Israeliti e per lo straniero che soggiornerà presso di loro». (Num 19, 1-10)

 

Questa purificazione sarebbe fondamentale per il sacerdozio ebraico e il culto sacrificale. Il Jerusalem Post scrive: «ai giorni nostri, si presume che tutti gli ebrei, inclusi i kohanim [sacerdoti o discendenti dei sacerdoti, ndr], siano impuri a causa dell’impurità impartita da un cadavere. Mentre nella vita quotidiana dei giorni nostri questo status non ha molto effetto pratico, a chi è impuro con questo tipo di impurità è vietato entrare nel Tempio».

 

È la questione del kosher: l’ebraismo è ossessionato dalla contaminazione, da cui, secondo cui la tendenza a separare – il giudeo dal gentile, il latte della carne bovina, la donna mestruata dal resto della comunità.

 

Un’altra pubblicazione dello Stato Ebraico, Israel365News, spiega quindi che «la mancanza di una giovenca rossa ha lasciato tutto Israele ritualmente impuro e incapace di eseguire adeguatamente molti altri comandamenti».

 

Questo è un problema, perché la cerimonia deve essere completata da un sacerdote che sia lui stesso ritualmente puro. Rabbi Azaria Ariel, il direttore della ricerca del Temple Institute, spiega che il sacerdote «deve essere puro per eseguire il rituale e preparare le ceneri. Ad esempio, non può nascere in un ospedale. Abbiamo alcuni sacerdoti così».

 

«Cerchiamo sacerdoti che siano stati attenti a questa questione di significato, allontanandosi dai cadaveri dei cimiteri e degli ospedali. Devono avere una chiara tradizione familiare che discenda dai preti. In realtà di uomini così ce ne sono molti, moltissimi. Deve anche avere un’età in cui può macellare la mucca di almeno 15 anni e non è stato in ospedale fino a quel momento».

 

(Sugli ospedali come luoghi di morte, ci troviamo bizzarramente d’accordo col rabbino, ma questo è un altro discorso).

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Tuttavia, il rabbino Ariel ha anche affermato che, nel frattempo, è ancora possibile entrare nel Monte del Tempio e persino offrire alcuni sacrifici in uno stato di impurità rituale. Al contempo, il rabbino Ariele precisa che questa cerimonia «non attiva l’obbligo di costruire il Terzo Tempio» e «la costruzione del tempio non dipende dalle Giovenche Rosse».

 

«Noi non facciamo il rituale della giovenca rossa affinché il Messia venga affinché Dio faccia qualcosa del genere o qualcosa del genere» ha assicurato il rabbino.

 

Il rito di purificazione potrebbe seguire altre logiche di giudaizzazione pure della vita civile – e militare – dello Stato Ebraico.

 

Kassy Akiva, una videogionalista ebrea del Daily Wire, la grande organizzazione di informazione del sionista Ben Shapiro, del Daily Wire ha raccontato su Twitter che «le ceneri vengono utilizzate per creare una miscela che viene utilizzata nel processo di purificazione per accedere al cortile interno del Monte del Tempio. Gli usi pratici oggi consentirebbero agli agenti di polizia di purificarsi prima di entrare in quell’area per motivi di sicurezza invece di essere costretti ad entrare in quell’area per garantire la sicurezza senza prima purificarsi. Sebbene ciò sia consentito dalla lettera della legge ebraica, tutti concordano sul fatto che sarebbe meglio purificarsi prima di entrare».

 

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In pratica, si potrebbe trattare di estendere la religione sulla società ebraica anche più secolare. Con il presente governo israeliano, il più religioso, il più messianico della storia, non poteva che essere così. È il governo dove si giustificano gli sputi ai cristiani a Gerusalemme («tradizioni», rivendica il ministro: certo), è il governo dei convegni con balli scatenati dei coloni pronti a scendere su Gaza, è il governo che non ha problemi a parlare di nuclearizzazione dei palestinesi – e degli iraniani – dopo aver usato una parola biblica, amalek, che riporta alla possibilità di annientamento di interi popoli. Genocidio: ma con radici religiose. (Dov’è che avevamo già sentito questa storia?)

 

In realtà, «cinque giovenche perfettamente rosse» – mucche che non hanno ancora partorito, mucche «vergini» – erano arrivate in Israele già nel settembre 2022.

 

All’epoca reagirono subito gli organi di stampa di Hamas a rispondere, definendolo un tentativo di «giudaizzare le sante moschee» e sostenendo che «Al-Aqsa è in pericolo».

 

Le giovenche sono state portate da Boneh Israel («Costruire Israele»), un’organizzazione israelo-americana composta da ebrei e cristiani. Le giovenche sono state trovate e allevate da Byron Stinson, sedicente «giudeo-cristiano» e consigliere dell’organizzazione. Un video sul sito web di Boneh Israel lo definisce «letteralmente il ragazzo che ha portato quelle giovenche rosse in Israele».

 

«Queste giovenche rosse possono portare la pace nel mondo! La Bibbia ci insegna che la chiave per costruire il Terzo Tempio (la Casa di Preghiera per Tutte le Nazioni) è purificarci con la giovenca rossa a Gerusalemme» scrive il sito.

 

Lo Stinson, come nota LifeSite, ha anche chiarito che ritiene che la cerimonia della giovenca sia un primo e necessario passo per ricostruire il Tempio, e la collega persino all’emergere di un governo mondiale:

 

«I rabbini sono così emozionati perché, come noi sparsi nelle Nazioni, tutti possono sentire l’avvicinarsi di un governo unico mondiale. Puoi sentire l’avvicinarsi di questo momento in cui qualcosa deve cambiare. E tutti lo sentono e ciò che cercano disperatamente è la venuta del Messia. Sanno che questo è il primo passo per poter costruire il tempio. Non puoi purificare le persone che lavoreranno nel tempio finché non avrai effettivamente quest’acqua di purificazione che proviene dalla cenere delle giovenche rosse».

 

«Credo che la risposta di ogni cristiano dovrebbe essere quella di sostenere la costruzione del Tempio»

 

Il Jerusalem Post ha anche affermato che a settembre le giovenche sono state accolte cerimonialmente all’aeroporto israeliano Ben-Gurion da diversi rabbini del Temple Institute, tra cui lo stesso rabbino Azaria Ariel e il direttore generale del ministero del Patrimonio e di Gerusalemme, Netanel Isaac.

 

Il Temple Institute è stato fondato dal padre di Ariel (Rabbi Yisrael Ariel) e Rabbi Azaria Ariel guida il suo dipartimento di ricerca. Il sito web dell’Istituto afferma che mentre alcune cerimonie del Tempio sono possibili in uno stato di impurità rituale, la giovenca rossa è necessaria per il completo ripristino messianico.

 

«Il completo rinnovamento di tutti gli aspetti del servizio del Sacro Tempio e il risveglio della completa purezza rituale tra gli ebrei dipendono dalla preparazione della giovenca rossa (…) La preparazione della giovenca rossa è una precondizione per la reintegrazione del servizio completo nel Sacro Tempio».

 

Il sito riporta inoltre favorevolmente l’insegnamento su questo argomento del rabbino Moshe ben Maimon – conosciuto come Mosè Maimonide (1135-1204) o «Rambam» – filosofo talmudista tra i maggiori nella storia dell’ebraismo, estremamente influente nel XII secolo. Egli collegò l’arrivo della successiva giovenca rossa con la venuta del Messia, cioè quello che gli ebrei chiamano il «mashiach» o «moshiach».

 

«Nove giovenche rosse furono offerte dal momento in cui fu loro comandato di adempiere a questa mitzvah [il compimento di uno dei comandamenti della legge ebraica, ndr] fino al momento in cui il Tempio fu distrutto una seconda volta. La prima è stata portata da Mosè, il nostro maestro. La seconda è stata portato da Esdra. Altre sette furono offerte fino alla distruzione del Secondo Tempio. E la decima sarà portata dal re mashiach; possa essere rapidamente rivelato. Amen, così possa essere la volontà di Dio» (Maimonide, Shefter Shoftim («Il Libro dei Giudici», capitolo 11).

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Secondo Maimonide, un’impresa fondamentale di questo presunto Messia, che costituirà peraltro una delle prove conclusive della sua affermazione, è che costui ricostruirà il Tempio di Gerusalemme.

 

È facile capire che se qualcuno vi dice che non esiste alcun legame tra la consegna delle giovenche rosse e la ricostruzione del Tempio di Gerusalemme – e quindi la venuta del presunto messia degli ebrei – vi sta gettando fumo negli occhi, vi sta ingannando – gaslighting, dicono ora in America. Operano per l’apocalisse, ma fischiettosamente. I complottisti siete voi, che maliziosamente vedete troppe cose dietro un innocente, zufolante sacrificio veterotestamentario di mucche rosse sul Monte degli Ulivi. Avete visto troppe volte il primo Indiana Jones, con il rito ebraico che scatena quel massacro massivo orripilante. Eccerto.

 

Prima di parlare del significato che tutto questo ha per i cristiani, soffermiamoci a ricordare cosa significa il Terzo Tempio per i musulmani. La moschea di Al-Aqsa, si trova proprio lì. Lo sappiamo bene perché in questi anni abbiamo visto la quantità di botte che in tante occasioni le forze israeliane hanno rifiutato ai musulmani lì per – in teoria – pregare, cosa che peraltro è consentita solo a loro.

 

Qualcuno ricorderà anche la passeggiata che sulla spianata delle moschee compì l’allora premier israeliano Ariel Sharon nel 2000, l’atto da cui partì la seconda Intifada. Ricordiamo brevemente cosa accadde in seguito: Sharon divenne relativamente più «morbido» verso i palestinesi, formò un partito suo scindendo il Likud. Nel 2005 – esattamente come era successo anni prima a Ytzhak Rabin– finì al centro di una Pulsa DiNura, una cerimonia di maledizione cabalistica performata da una quantità di rabbini, pure ripresa da una TV locale. Se mesi dopo a Sharon venne un colpo, e restò anni in coma fino al 2014. Se vi impressionate, ripetiamo, è perché avete negli occhi I predatori dell’arca perduta.

 

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Si tratta di un luogo definito come terzo più sacro di tutto l’Islam. I musulmani ritengono che Maometto fu portato sul luogo del Tempio in rovina di Gerusalemme su un cavallo magico; e che legò il suo cavallo al Muro Occidentale e da lì salì al cielo e incontrò i vari profeti. Non si tratta solo di palestinesi: tutto l’Islam potrebbe reagire qualora Al-Aqsa fosse toccata.

 

Del resto, cerchiamo di comprendere: Israele, oltre che uno Stato etnonazionalista, può definirsi uno Stato religioso. Hamas, il nemico dello Stato Ebraico, è pure un’organizzazione religiosa – in particolare, una gemmazione locale del gruppo protofondamentalista dei Fratelli Musulmani. L’Iran – che poche ore fa ha attaccato frontalmente Israele con i suoi droni – è una Repubblica Teocratica, uno Stato fondato, rifondato su principi religiosi.

 

Insomma, al di là di quello che possono dirvi gli alfieri della «geopolitica laica» (quelli che vi raccontano di interessi economici, petrolio, voti dei pensionati ebrei in Florida) si tratta di una questione di religione: tutti gli attori in gioco sono enti religiosi.

 

In ballo c’è una guerra di religione: e quindi, come non vedere il peso assoluto della macellazione rituale della giovenca rossa?

 

In realtà, pochi in Italia ne stanno parlando. Non si sono addentrati i blog più complottisti, e neanche i canali Telegram pronti a rilanciare qualsiasi bufala dopaminica («re carlo è morto», «Putin si è schierato con l’Iran) per ciucciare un po’ della vostra attenzione.

 

Eppure, la questione religiosa dovrebbe interessare anche noi. Perché, anche se rimossi dall’equazione, siamo anche noi spinti nella catastrofe di Gerusalemme – in quanto cristiani, non potrebbe che essere così.

 

Si torna alla vecchia questione sottolineata più volte da Renovatio 21: c’è lo Stato Ebraico, c’è lo Stato Islamico (ce ne sono diversi), tuttavia non c’è, e non può esserci, lo Stato Cristiano – è rimosso dal discorso, non può essere nemmeno nominato. Il dogma, ad ogni latitudine occidentale e non solo, è quello dello Stato «laico», che sappiamo bene significa uno Stato retto su principi massonici – cioè su una religione ulteriore che tenta da secoli di cancellare il cristianesimo.

 

È stato riportato che a spingere il progetto di ricostruzione del Tempio di Salome vi sarebbe una loggia massonica britannica, la Quator Coronati. Tuttavia non è questo che vogliamo sottolineare: vogliamo dire come, ancora una volta, i cristiani pare non siano nemmeno considerati nell’equazione. Sono stati estromessi, eliminati dal discorso.

 

È una realtà portata a galla dal solito Tucker Carlson, che in settimana ha intervistato un pastore evangelico palestinese, mettendo in risalto il paradosso assoluto per cui – come in Iraq, come in Siria – i danari mandati dagli USA in Medio Oriente, su pressioni di lobby protestanti, finiscano per uccidere i cristiani stessi.

 

Questo è uno degli effetti, solo apparentemente paradossali, del messianismo sionista installato nel fondamentalismo cristiano americano: pur accelerare la fine dei tempi, aiutano la persecuzione, passano sopra il cadavere dei cristiani del Medio Oriente, finanziando ed armando Israele, che nel frattempo avanza leggi anti-conversione per proibire il proselitismo cristiano, negli ultimi mesi ha fatto registrare attacchi ai cristiani senza precedenti.

 

Non si tratta di frange: come riportato da Renovatio 21, anche lo speaker della Camera USA, il sempre più controverso Mike Johnson, è del gruppo, con vari legami con gruppi del sionismo messianico.

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I cattolici non stanno prendendo la cosa sul serio, anche nella storia teologi e padri della Chiesa – vengono citati San Girolamo, Sant’Ambrogio, San Gregorio Magno, San Efraim, San Giovanni Crisostomo, Sant’Ireneo di Lione – hanno stabilito che l’anticristo potrebbe essere una figura simile.

 

Il gesuita Francisco Suárez (1548-1617), nella sua opera De Antichristo, scrive che «c’è uno che gli ebrei aspettano e uno che tutti accoglieranno. Gli altri che pretendevano di essere il Messia non sono stati ricevuti da tutti gli ebrei, ma solo da alcuni».

 

L’anticristo, dice la scrittura, ingannerà il mondo intero, convincerà persino gli eletti. Per questo si ritiene che guiderà un Nuovo Ordine Mondiale, dove la fede sarà perseguitata, e l’umanità vivrà i suoi tempi ultimi.

 

Questo è il pensiero cristiano, al quale nessuno sembra voler far caso.

 

Se poi vi chiedete perché, ricordatevi di San Pio X, e di Bergoglio. Nel 1903 papa Sarto, come abbiamo ricordato più volte, ricevette il fondatore del sionismo Theodor Herzl, e gli negò qualsiasi aiuto.

 

«Noi non possiamo favorire questo movimento. Non potremo impedire agli ebrei di andare a Gerusalemme, ma non possiamo mai favorirlo. La terra di Gerusalemme se non era sempre santa, è stata santificata per la vita di Jesu Cristo (…) Io come capo della chiesa non posso dirle altra cosa. Gli Ebrei non hanno riconosciuto nostro Signore, perciò non possiamo riconoscere il popolo ebreo» scrive Herzl nei suoi diari.

 

Facciamo un salto temporale: 110 anni dopo, vediamo le immagini, girate durante il suo viaggio in Terra Santa, di papa Bergoglio, accompagnato dal premier israeliano Benjamin Netanyahu (quello oggi definito «macellaio» e «genocida») mentre si reca a rendere omaggio alla tomba di Herzl. Nemmeno un rabbino: un «laico» etnonazionalista ebreo che, peraltro, si era rifiutato di baciare la mano del santo papa predecessore ed inginocchiarsi, come da protocollo vaticano.

 

Il mondo è rovesciato. Il mondo è stato rovesciato. Sì.

 

 

La chiesa post-conciliare quindi lavora per il sacrificio della giovenca rossa?

 

La Roma infiltrata dal Male vuole la manifestazione dell’anticristo, per poterlo adorare ed intronare?

 

Domande che vale la pena di farsi, nelle ore in cui lo spettro di una guerra atomica si fa sempre più concreto – ecco il vero sacrificio a cui mira il Male, ecco il vero Olocausto.

 

La cancellazione dell’umanità, l’annientamento dell’Imago Dei: stiamo parlando, davvero, di questo.

 

Roberto Dal Bosco

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Essere genitori

Ossitocina contro il divorzio, una proposta

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Palmer Luckey è con certezza una delle figure più interessanti del nostro tempo. Giovanissimo, la sua carriera è piena di ottenimenti straordinari – e di invenzioni che segnano punti nella storia del mondo.   Luckey è conosciuto come il fondatore di Oculus, l’azienda che creò il primo visore di Realtà Virtuale davvero sostenibile: in precedenza i caschi VR facevano, letteralmente, vomitare, quello inventato dal neanche ventenne praticamente nel garage di casa con amici conosciuti online risolveva il problema della motion sickness, aprendo definitivamente la via del mercato di massa per il VR. Dopo aver sconvolto il settore con la sua tecnologia (Sony fece una proposta, il genio videoludico John Carmack, creatore degli sparatutto 3D come Doom, chiese di lavorare per lui) Luckey vendette Oculus a Facebook per circa 2 miliardi di dollari. Mark Zuckerberg è talmente eccitato dalle possibilità del visore virtuale che si tuffa nel concetto di «metaverso» e cambia pure il nome della mega-società in Meta.   La storia prosegue in modo intrigante: Zuckerberg, anche se non lo può ammettere pubblicamente, caccia Luckey da Meta perché diviene noto il suo sostegno a Trump nel 2016. In realtà, Luckey ha affermato di aver scritto lettere a Trump anni prima che calasse in politica per chiedergli di correre come presidente.

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Dopo il licenziamento, Luckey, frustrato dalla situazione degli Stati Uniti e del mondo, di cui sembra avere incredibile contezza, crea Anduril (nome tolkieniano: è il segno che ci investe Peter Thiel), una startup di tecnologia militare che costruisce droni aerei e marittimi (uno è stato catturato dagli iraniani giorni fa) e sistemi di difesa che paiono al limite della fantascienza: missili intercettori AI, sottomarini autonomi, caschi che forniscono ai soldati una consapevolezza situazionale totale. Di fatto, conoscendo la sua passione per film, romanzi e videogiochi del genere (al punto che è ripreso a fare cosplay a Tokyo nel tempo libero), è possibile dire che si tratta di un personaggio che riesce a trasporre – caso notevole di vita che imita l’arte – la fantascienza in realtà.   Ascoltarlo nei vari podcast cui va ospite è sempre un’esperienza densa: che parli di geopolitica (è filoucraino, e dice di essere bandito dalla Cina per le forniture a Taiwano), di tecnologia, di letteratura, di politica o anche solo di retrogaming (sua altra grande passione, per la quale ha una startup che produce repliche attualizzate del Nintendo Game Boy) è sempre un’esperienza densa. Le sue idee sono non solo innovative, ma profondamente meditate – anche quando sembrano molto provocatorie.   Va sentito quello che dice anche quando parla di famiglia. Racconta dell’homeschooling impartito dai suoi genitori, che quindi gli hanno fatto iniziare i corsi universitari a 14 anni. Dice di aver sposato la compagna del liceo che aveva fatto piangere durante un dibattito. Divenuto padre, intima che chi fa meno di tre figli va considerato come un traditore. Luckey, ma questo non lo dice mai, è il cognato dell’ex deputato floridiano Matt Gaetz, molto inviso ad Israele, la cui candidatura ad Attorney General, guardasigilli americano, fu silurata ad inizio mandato Trump. C’è da dire che il Gaetz e la bellissima Ginger Luckey costituiscono una coppia che non è sgradevole guardare.   Ora Luckey ha alzato il tiro, ad un evento, ha rivelato il tipo di startup che creerebbe oggi: costruirebbe un’azienda di doping a base di ossitocina per porre fine al divorzio.   «Cercherei di porre fine alla tragedia del divorzio con il doping con ossitocina per la terapia di coppia» ha dichiarato il giovanissimo tecnologo miliardario. «Conosciamo piuttosto bene il legame di coppia nei mammiferi. Ci sono molte persone che vogliono stare insieme. La maggior parte delle persone che non vogliono stare insieme dovrebbero farlo, soprattutto per i loro figli».   L’ossitocina è un neuropeptide prodotto dall’ipotalamo e rilasciato sia nel sangue, tramite l’ipofisi posteriore, sia direttamente nel cervello. Nei mammiferi è nota per il ruolo nel parto e nell’allattamento, ma agisce anche su circuiti legati alla socialità e all’attaccamento. Gli studi più celebri riguardano le arvicole della prateria, specie monogama in cui il legame di coppia dipende dall’azione dell’ossitocina e della vasopressina in aree cerebrali del sistema di ricompensa, mentre nelle specie affini non monogame questi recettori sono distribuiti diversamente.   Nelle pecore l’ossitocina favorisce il riconoscimento e l’accettazione dell’agnello subito dopo il parto, e nei roditori incentiva le cure materne.   Luckey non si pone problemi bioetici riguardo la creazione del doping ossitocinico. «Possiamo farlo, se la gente pensa che gli SSRI vadano bene, cosa che non è, ma se lo fossero, allora il doping con ossitocina per restare insieme sarebbe sicuramente accettabile». La stoccatina agli psicofarmaci inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina gli fa guadagnare, nel computo di Renovatio 21, altri mille punti.   «È la sostanza chimica che lega le coppie nei mammiferi» continua Luckey. «Ci sono cose che si possono fare per aumentarne l’assorbimento, ed è ben compresa. Inoltre, è totalmente non regolamentata, il che è fantastico. Gli spazi non regolamentati sono molto più facili da gestire. Puoi andare a comprare un chilo di ossitocina su Sigma Aldrich Chemical Supply proprio ora, e se lo fai, forse non morirai da solo».    

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«È pura biologia. Viene utilizzato per le donne che non riescono a instaurare un legame con i propri figli, e ora anche per le donne che non riescono a creare un legame con i propri mariti. Viene utilizzato anche per i bambini con vari problemi neurologici, e per alcuni bambini autistici che faticano a creare legami».   «La cosa interessante è che si tratta di un circolo virtuoso. Lo sappiamo benissimo. A differenza della maggior parte dei farmaci, non crea dipendenza chimica. Anzi, libera dalla dipendenza chimica».   Le parole del giovane imprenditore sono di precisione assoluta. Non solo per la considerazione dell’ossitocina, sostanza che in passato ha suscitato qualche polemica. Ricordiamo come a luglio 2018 un epistemologo del CNR proponeva di «combattere il razzismo» potenziando i circuiti biologici dell’altruismo tramite l’ossitocina. In pratica, «ormone dell’amore» per accettare l’invasione calergista del Terzo Mondo. Parimenti, la reporter Annie Jacobsen nel suo libro The Pentagon Brain raccontava di aver appreso che il reparto tecnologico dell’esercito USA stava considerando l’uso dell’ossitocina per aiutare in futuro soldati umani ad accettare la presenza di commilitoni androidi.   Questi sono, tuttavia, obiettivi innaturali, se non malvagi. Luckey parla di qualcosa di diverso: è la prima voce che sentiamo, da anni ed anni, a scagliarsi contro il divorzio, considerando il danno immane che esso cagione a tutta la società e all’umanità tutta.   Sappiamo quali effetti ha avuto il divorzio: bambini feriti (che spesso si colpevolizzano per la separazione dei genitori) divengono adulti instabili, che ripetono gli errori che hanno subito, e creano altre famiglie devastate. È il ciclo che abbiamo visto spiegato perfettamente dal poeta Robert Bly e da storie come quella di Fight Club, l’interruzione della figura paterna, e dell’iniziazione che da essa è impartita al ragazzo, crea una Società di eterni adolescenti che cura la sua percepita incompletezza con dipendenze drogastiche e sessuali, creando caos, crimine e disagio sociale, e soprattutto replicando, più o meno involontariamente, quanto subito alla generazione successiva di bambini abbandonati – via divorzio, se per caso vi è stato il matrimonio.   Nessuno lo fa, ma Renovatio 21 non esclude la questione omosessuale: più divorzi significano più madri sole, e quindi meno figure paterne, e quindi secondo lo schema psicologico noto, più omosessuali.   Qui è possibile capire dunque come il divorzio abbia agito come vera catastrofe nella società mondiale, creando disordine ed infelicità per miliardi di individui. Come ciò non sia compreso dalle menti illuminate di politici ed intellettuali, è un mistero, o forse no: tutta l’élite ha un divorzio alle spalle, o uno in canna, o la brama di potersene avvantaggiare.

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Il divorzio è un dogma, una vacca sacra: nessuno osa parlarne, nemmeno coloro che, timidamente, accennano all’ingiustizia dell’aborto: come se la legge sul divorzio non avesse preparato giuridicamente (la cancellazione della morale cristiana dalla legge pubblica) e spiritualmente (la distruzione della famiglia nucleare, la disintegrazione del potere paterno) il Paese all’assassinio figlicida legalizzato.   Il divorzio fu introdotto in Italia, ma guarda, dai democristiani. Sì, i sedicenti cattolici furono coloro che introdussero nel 1974 la legge che distruggeva le famiglie, e quindi la società italiana. Lo stesso accadde quattro anni dopo con la legge sull’aborto. Il primo ministro del divorzio era il doroteo vicentino Mariano Rumor, la legge sul feticidio di massa di Stato la firmò Giulio Andreotti.   La società da allora ci ha dato milioni di individui compromessi da questo immane errore. Persone che soffrono, finite in un ciclo del dolore che ha devastato tutto il consorzio umano transgenerazionalmente.   Crediamo che aiuti psicochimici per risolvere questa catastrofe debbano essere presi in seria considerazione. Bravo Palmer.   Roberto Dal Bosco  

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Peter Thiel contro Leone XIV per l’allarmismo sull’AI: vuole «distogliere l’attenzione dagli abusi su minori»

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Secondo Peter Thiel, l’investitore ultramiliardario cofondatore di Paypal e Palantir (e primo investitore in Facebook), papa Leone starebbe usando le paure diffuse sull’Intelligenza Artificiale per spostare l’attenzione dagli scandali di abusi sessuali su minori ancora aperti nella Chiesa cattolica. Il miliardario americano, omosessuale con figli surrogati, ha inoltre accusato l’ex presidente Barack Obama di aver piegato l’opposizione all’IA a scopi politici.

 

Le parole arrivano mentre gli stessi sviluppatori avvertono che la tecnologia potrebbe presto uscire dal controllo umano. Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI, ed Elon Musk, proprietario di xAI, hanno sostenuto gli appelli a frenare la costruzione di modelli sempre più potenti, dopo che Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, ha messo in guardia dal rischio che sistemi fuori controllo possano impadronirsi di vaste porzioni di Internet nel giro di pochi mesi, con danni per centinaia di miliardi di dollari.

 

Questi allarmi hanno rafforzato la domanda di una vigilanza più stretta sull’IA: i grandi gruppi tecnologici concorrenti chiedono garanzie contro una tecnologia che temono possa sfuggire di mano.

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In una serie di conferenze a porte chiuse a Nashville, Thiel ha preso di mira entrambi i leader, intensificando i suoi avvertimenti sull’Anticristo, figura profetica tradizionalmente legata all’inganno e all’opposizione agli insegnamenti di Gesù. A suo dire, quella figura potrebbe sfruttare i timori sull’AI e su altre minacce catastrofiche per bloccare il progresso tecnologico e imporre un «governo mondiale» fortemente regolamentato. Le dichiarazioni, rese il 28 settembre e il 5 ottobre, sono state divulgate giovedì da Politico.

 

«Molte persone sanno che l’intelligenza artificiale è politicamente impopolare e vogliono sfruttare questa situazione per accrescere la propria popolarità», ha detto Thiel. «Sia Obama che il papa rientrano in questa categoria. Obama sa che i Democratici non hanno idee, ma almeno possono opporsi all’AI». Obama ha di recente invitato i democratici a elaborare una strategia più organica sull’IA.

 

Il miliardario repubblicano, dichiaratamente gay e titolare di un’azienda di sorveglianza, ha poi accusato Leone XIV di aver usato il dibattito sull’AI per distogliere lo sguardo da decenni di scandali di abusi sessuali nella Chiesa cattolica.

 

«Aveva bisogno di qualcosa di politicamente popolare per distogliere l’attenzione dagli scandali di abusi sessuali su minori nella Chiesa, e l’ha trovato nell’AI», ha detto Thiel, riferendosi alla prima enciclica del papa, pubblicata a maggio.

 

Come riportato da Renovatio 21, mesi fa il Thiel ha alzato il tiro sul papato dichiarando, ad un incontro elitario ad Aspen che papa Leone XIV «lavora per i comunisti cinesi».

 

Le tensioni tra il miliardario del settore tecnologico e il Vaticano non sono una novità. A marzo, il Thiel ha tenuto una serie di conferenze sull’Anticristo a Roma, a pochi isolati dalla Santa Sede, su invito. Le conferenze avrebbero innervosito il Vaticano e spinto due università cattoliche a dichiarare pubblicamente di non essere coinvolte nell’organizzazione degli eventi.

 

Thiel, cofondatore di Palantir e PayPal, è stato uno dei primi sostenitori del presidente Donald Trump nella Silicon Valley, contribuendo al lancio della carriera del vicepresidente JD Vance: Vance, convertito al cattolicesimo, lavorava presso Mithril Capital, una società di investimenti cofondata da Thiel, prima che quest’ultimo appoggiasse il suo ingresso in politica.

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Leone XIV ha messo l’IA al centro del pontificato, mettendo in guardia dai rischi di uno sviluppo senza freni e dai suoi effetti sulla dignità umana, sulle libertà individuali e sulla concentrazione del potere.

 

Come riportato da Renovatio 21, la scorsa estate in un lungo saggio intitolato «Il papa e l’anticristo», pubblicato sulla prestigiosa testata cattolica statunitense First Things, Thiel ha affermato che papa Benedetto XVI credeva di vivere negli ultimi tempi. «Non spetta a me dire alla Chiesa che ora è» ha scritto il Thiel. «Benedetto lo ha già fatto». In realtà, a differenza di quanto creduto da Thiel, Ratzinger aveva esposto anche prima del suo ritiro idee precise, e complesse, sull’anticristo e sui tempi ultimi – e sul ruolo che avranno le macchine.

 

Pur non essendo cattolico, Thiel si è chiaramente immerso negli insegnamenti e nella storia della Chiesa cattolica ben oltre la media dei fedeli cattolici. È noto ai lettori di Renovatio 21, tuttavia, che egli sia stato discepolo diretto all’Università di Stanford del filosofo cattolico Réné Girard, di cui ha assimilato certamente la teoria del sacrificio così come quella della teoria mimetica, che sembra aver guidato la sua fortunatissima carriera di investitore in grado di discernere tra un investimento rilevante e uno fatto perché è desiderato anche da altri.

 

Come riportato da Renovatio 21, a giugno il Festival di Vienna aveva revocato la prevista partecipazione di Thiel, a causa delle crescenti critiche da parte degli sponsor e del massiccio ritiro di altri partecipanti. Thiel avrebbe dovuto parlare di anticristo, tema che lo ossessione pubblicamente al punto da essere canzonato lungo un’intera stagione del popolarissimo cartone satirico americano South Park.

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Come riportato da Renovatio 21, all’inizio di questa settimana il capo di OpenAI, Sam Altman, ha dichiarato che il mondo dovrebbe accettare alcuni «aspetti negativi» dell’IA — tra cui attacchi informatici, truffe e abusi — in cambio dei benefici. Ha però fissato un limite ai «rischi veramente catastrofici», compresa «una grave perdita di controllo a favore dell’IA».

 

Anche il patron di Microsoft, Bill Gates, ha chiesto – invertendo le sue posizioni precedenti – una regolamentazione pubblica, avvertendo che l’intelligenza artificiale in mano a soggetti ostili potrebbe innescare eventi capaci di causare «un miliardo di morti». Allo stesso modo il premio Nobel per l’informatica Geoffrey Hinton ha avvertito che sistemi sempre più potenti potrebbero sfuggire al controllo umano, con conseguenze catastrofiche per l’umanità.

 


Come riportato da Renovatio 21, in settimana è emerso che Thiel, in previsione di un collasso statunitense o mondiale, si è trasferito in Argentina.

 

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Immagine di Gage Skidmore via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic 

 

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Immigrazione

Catastrofe immigrata a Vicenza. L’anarco-tirannia maranza espugna un’altra città

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L’anarco-tirannia immigrata ha dato una prova ulteriore di forza, conquistando di fatto un’altra città italiana. Il significato epocale dell’accaduto, tuttavia, sembra non essere chiaro a tutti i politici che, da destra o sinistra, ora lamentano l’accaduto. Né ai giornali dell’establishment, che non riescono nemmeno a parlare di quanto successo come di una questione legata all’immigrazione.   In verità siamo dinanzi ad un momento storico, il cui senso, per il destino delle nostre città e della società stesso, va compreso fino in fondo.   I fatti: sabato pomeriggio a Vicenza, Campo Marzo, l’area verde davanti alla stazione. Un migliaio di giovani immigrati hanno risposto all’appello social di Hamza Messaf, influencer noto come «Ilvucumprà», che, con barbetta che può ricordare altri tipi di predicatori, su Instagram e TikTok aveva convocato i suoi follower per il «battle aura tour»: nel gergo delle nuove generazioni, avere aura significa avere carisma. Si tratta di una disfida di pose, balletti a favore di smartphone la cui cifra narcisistica è autoevidente.   Secondo quanto riportato, l’«evento» vedeva in palio vestiti da distribuire gratis ai partecipanti. Si è presentata una marea di immigrati tra i 15 e i 18 anni, ma anche, dicono le cronache, di 10-11, alcuni con i genitori (che immaginiamo siano immigrati che approvano l’ambiente). In pratica, un’immane orda maranza radunatasi a viale Roma, il tratto di strada costeggiato dal verde di Campo Marzo che congiunge la stazione ferroviara al centro storico palladiano.

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Il Messaf vucumprà (nome che ascoltiamo perfino con una certa nostalgia) aveva avvisato le forze dell’ordine, e il viale era presidiato da questura, carabinieri e polizia locale. Alla notizia del suo arrivo la folla si è spostata in viale Roma, all’ex Caffè Moresco (un locale bello e antico, costruito nel 1838 in stile neomoresco, ma che non trova pace: continua a cambiare gestione senza trovare stabilità a causa della percezione del degrado circostante) e infine al Park Verdi, inseguendo l’influencer assediato dai fan.   I giornali scrivono che quindi la situazione sarebbe «degenerata». Si parla di un’aggressione all’influencer, non confermata dalla questura. Nel parcheggio sono state divelte una sbarra e la porta dell’ascensore per l’interrato, mentre il furgone di Messaf ha perso un finestrino nell’allontanarsi. Qualcuno è rimasto ferito, con sangue sul marciapiede.   Attenzione: il Park Verdi, cosa che non sembra interessare le testate che ne parlano, è un parcheggio sotterraneo. Non è chiaro se l’intenzione sia stata quella di spostare il tutto sottoterra, ma vi sono immagini circolanti della massa che sale dall’uscita (dove sono state distrutte le sbarre), più ci sono le voci dell’ascensore danneggiato. Il Park Verdi è il luogo dove, avendoci i soldi – perché è ovviamente caro – uno mette la macchina per averla comoda e custodita in sicurezza. Anche questa piccola certezza svanisce grazie all’invasione maranza: in un’ulteriore infrazione della logica pubblica e civile, chi ha sborsato di più si è ritrovato con il bene dell’auto esposto alla barbarie.   I disordini anche in piazzale Giusti (che, con una genialata dell’assessorato, è stato reso a senso unico, intasando il traffico dell’area), corso San Felice (dove è stato messo il traffico a due sensi, contestatissimo dai locali), via Napoli (sede di call-center e delle attività delo sottobosco immigrato) e viale Milano, vera casbah cittadina dove in molti hanno paura a camminare anche di giorno, di notte nemmeno a parlarne.   Secondo quanto riportato, alcune ragazze avrebbero riferito di molestie: immancabili in queste occasioni, dove certamente non si può fare a meno della grande tradizione della taharrush gamea, la molestia di massa araba.   La zona è da anni al centro delle polemiche cittadine. Il Campo Marzo è luogo non solo di bivacco di balordi immigrati, ma anche di spaccio all’aperto (fenomeno impensabile in città solo pochi decenni fa) e pure di accoltellamenti. Chi scrive può testimoniare che, provando ad attraversarlo di sera per puro esperimento, il luogo si è trasformato chiaramente in una no-go zone.   Una cancellata eretta per escludere una parte del parco ha avuto esiti tristi e grotteschi, come l’imprigionamento della statua di Antonio Pigafetta, il letterato vicentino diarista di Magellano. Ne avevamo scritto in un articolo su Renovatio 21: nel tratto di strada dove vi era un grande cinema, un eccezionale negozio di musica, una banca, un rinomato commercio di giocattoli, una libreria tramite la quale lo scrivente da giovanissimo aveva potuto leggersi Shakespeare, Nietzsche, Proust, Schopenhauer a 1000 lire al colpo, tutto è stato sostituito da molteplici kebab e, novità che fa comprendere la portata dell’immigrazione dell’Africa nera, rivendite di pollo fritto, tutte l’una accanto all’altra.   Lo avevamo definito come il fenomeno delle nostre città ridisegnate dagli immigrati. I sonori schiamazzi maranza udibili in piazza De Gasperi, l’esedra con cui termina viale Roma, dimostrano che il dominio immigrato del territorio è incontrastato. Tali osservazioni, tuttavia, paiono sfuggire del tutto al potere costituito.   In un’ulteriore mossa urbanistica che ha dell’incredibile, il comune ha di fatto ristretto enormemente le carreggiate in viale Roma per ampliare parossisticamente il marciapiede – cioè dove stanno gli immigrati – disassando al contempo la prospettiva di chi arriva verso la città, che si trova ridicolmente fuori asse rispetto alla porta del Giardino Salvi che si scorge alla fine del viale.

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Qui è sensibile tutta l’insipienza dello Stato moderno: i grandi viali non solo danno il giusto respiro di bellezza e di potenza di una città, ma consentono alle autorità di portare rapidamente truppe per sedare disordini. È la lezione del barone Georges-Eugène Barone Haussmann, che abbattendo edifizi a favore di grandi boulevard trasformò radicalmente il volto di Parigi tra il 1852 e il 1870, su incarico di Napoleone III. Poco dopo anche la Roma post-papalina decide di hausmanizzare l’urbe creando via Nazionale, Corso Vittorio Emanuele II, via Cavour.   Ora, nel momento del caos maranza, si può capire quanto tale semplice principio urbanistico sia attuale – oltre che esteticamente giusto.   Parliamo proprio di Hausmann perché la realtà della situazione, a quanto pare ancora non compresa dal potere cittadino né da quello romano, è quella di un problema militare. Non si tratta di una questione sociale, o addirittura educativa, come ha pazzescamente dichiarato il sindaco di sinistra.   E non si tratta nemmeno di ordine pubblico: no, quello che stiamo vedendo è, a tutti gli effetti, un’invasione del territorio nazionale. Non stiamo parlando in linguaggio figurato. La volontà stessa della massa immigrata è annunciata da essa apertis verbis. Non solo nei video circolanti sui social giovanili, ma pure in slogan scanditi al momento della conquista: i giornali, per pudore da Carta di Roma immaginiamo, non riportano alcun virgolettato di quanto cantato dagli stranieri a Vicenza sabato scorso. Arriva solo una parafrasi: dicono che inneggiavano al cambiamento del Paese.   Sui social invece qualcuno insinua che sarebbe stato detto «Avete visto cosa è successo in Francia? Questi vogliono cambiare questo fottuto Paese» oppure «bruciamo l’Italia come la Francia», con riferimento ai belluini fatti d’Oltralpe di questi giorni.   In pratica, non solo un chiaro intento eversivo (per il quale vi è nel Codice Penale l’intera categoria dei delitti contro la personalità dello Stato, oltre ai più generici delitti contro l’ordine pubblico), ma il tentativo riuscito di espugnare una parte del territorio italiano per farne qualcos’altro – forse quella cosa che nei centri sociali degli anni Novanta si chiamava T.A.Z., zona temporaneamente autonoma, come nell’idea del teorico anarco-pedofilo Hakim Bey.   Erano T.A.Z. la Genova devastata durante il G8 del 2001, dove i manifestanti «aprivano» negozi e pompe di benzina abolendo le leggi sociali. Sono T.A.Z. i rave illegali dove, con l’occupazione non autorizzata di suolo pubblico o privato, i raver possono riempirsi di droghe sintetiche e fare qualsiasi cosa vogliano. Sono T.A.Z., ma questo è più difficile ammetterlo, anche perché il carattere di temporaneità si perde, le no-go zone islamiche di Finsbury Park a Londra, Saint–Denis a Parigi, Molenbeek a Bruxelles, Malmö in Svezia e in Italia, con episodi di disordine assicurato a capodanno, San Siro a Milano. È solo una manciatina di esempi eclatanti: un report recente stima che esistano tra le 900 e le 1.000 aree urbane con caratteristiche riconducibili a no-go zone.   Per il lettore di Renovatio 21 si tratta di un déjà vu. Questo fenomeno lo avevamo visto, e analizzato in tutta la sua portata epocale, ancora quattro anni fa, quando un’intera cittadina fu di fatto sottratta al controllo dello Stato italiano: Peschiera del Garda, quando una torma di ragazzini africani – forse duemila elementi – si impossessò degli spazi urbani, urlando e vandalizzando con il fine, esplicitato in vari messaggi sui social, di rendere il paese lacustre non più Italia, ma Africa.   In pratica, non si trattava di una festa – o di un rave, come aveva scritto qualche giornalista eunuco – ma di una vera, enorme manifestazione identitaria: individui nati e cresciuti in Italia ma che si sentono parte di una supposta identità pan-africana (dove i maghrebini possono convivere con i subsahariani: nell’Africa vera non è così facile….). Tale sentimento rappresenta una lieve foglia di fico per l’odio che essi nutrono verso il Paese dove stanno. Un disprezzo che è slatentizzato, disinibito, tracotante – e impunito.   Il lettore di Renovatio 21 può vedere la continuità totale fra i due eventi: come a Peschiera, anche a Vicenza il raduno è lanciato sui social, i ragazzini immigrati si riprendono con il telefonino in danze ebeti e pose di narcisismo imbecille, gli slogan si basano sull’antinazionalismo sfrontato, i danni alle proprietà vengono inflitti automaticamente.   In ambo le situazioni il cittadino assiste all’impotenza delle forze dell’ordine. Erano semplicemente allucinanti le scene di Peschiera dove la carica dei celerini veniva derisa dagli astanti, perché colpiva, se riusciva ad acchiapparli, solo pochi ragazzini immigrati, con gli altri che sghizzavano e riprendevano tutt’intorno, magari saliti sopra il tetto di un’automobile. È la rappresentazione plastica dell’impotenza dello Stato, della vittoria del programma di conquista immigrato, che i giovani hanno l’impudenza di dichiararci in faccia, e per questo bisogna esser loro grati.

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Infine osserviamo come in questi accadimenti arrivano sempre le storie di molestie alle donne, rammentando che per le ragazzine italiane aggredite sul treno che da Peschiera andava a Milano (erano state a Gardaland, sul vagone prima degli abusi è stato detto loro che quel vagone non era per le italiane) l’inchiesta è stata archiviata, perché le telecamere dei treni non erano in funzione. Del significato sociopolitico e strategico dello stupro sistemico, nel contesto di invasione in corso, abbiamo parlato in un altro articolo. Dobbiamo comprendere che queste scene, questi delitti diffusi, sono solo l’anteprima di ciò che ci aspetta – e non solo nelle banlieues alla parigina, ma, come visibile, nel cuore storico stesso delle nostre città. Una società riformulata secondo la barbarie continua, un mondo dove ogni logica umana di sicurezza, e di giustizia, viene cancellato.   Abbiamo usato per questa situazione il termine coniato negli anni Novanta dallo scrittore «paleoconservatore» Samuel T. Francis (1947-2005), «anarco-tirannia». L’anarco-tirannia descrive uno Stato che resta potente e funzionante in molti ambiti, come tasse, burocrazia e regolamentazione, ma che non svolge o rifiuta di svolgere le sue funzioni protettive fondamentali. Il risultato è una combinazione di due cose: L’anarchia, perché i criminali veri non vengono perseguiti o vengono tollerati; la tirannia, perché il potere dello Stato si abbatte invece sui cittadini onesti e rispettosi della legge.   Chi ricorda l’epoca COVID ha potuto testimoniare con quale pugno di ferro lo Stato moderno distruggeva i diritti fondamentali, persino i suoi stessi principi costituzionali, per reprimere il cittadino: al contempo, in lockdown era possibile vedere sgherri immigrati continuare nel loro bivacco pubblico, che proseguiva beato in assenza di green pass. Scendendo più nel quotidiano, lo stesso può dirsi delle multe, del bollo alto, e via dicendo: ambiti dove lo Stato moderno mostra, solo col cittadino autoctono contribuente, un’inflessibilità assoluta.   «Questa condizione, che in alcuni dei miei articoli ho definito “anarco-tirannia”, è essenzialmente una sorta di sintesi hegeliana di quelli che sembrano essere opposti dialettici: la combinazione di un potere governativo oppressivo contro gli innocenti e i cittadini rispettosi della legge e, simultaneamente, una grottesca paralisi della capacità o della volontà di usare tale potere per svolgere doveri pubblici fondamentali come la protezione o la sicurezza pubblica» scriveva Francis nel saggio Anarcho-Tyranny, U.S.A. (una conferenza del 1993, il cui testo è stato pubblicato su Chronicles nel luglio 1994). «Ed è caratteristico dell’anarco-tirannia non solo non punire i criminali e non far rispettare l’ordine legittimo, ma anche criminalizzare gli innocenti».  

Nel 2005, nell’articolo Synthesizing Tyranny, Francis ribadiva: «Ciò che abbiamo oggi in questo paese, dunque, è sia anarchia (l’incapacità dello Stato di far rispettare le leggi) sia, allo stesso tempo, tirannia: l’applicazione delle leggi da parte dello Stato a fini oppressivi; la criminalizzazione dei cittadini onesti e innocenti attraverso una tassazione esorbitante, una regolamentazione burocratica, l’invasione della privacy e la manipolazione delle istituzioni sociali, come la famiglia e le scuole locali; l’imposizione del controllo del pensiero attraverso “corsi di sensibilizzazione” e programmi di studio multiculturali, leggi sui “crimini d’odio”, leggi sul controllo delle armi che puniscono o disarmano cittadini altrimenti rispettosi della legge, ma non hanno alcun impatto sui criminali violenti che si procurano armi illegalmente, e un vasto labirinto di altre misure. In una parola, anarchia-tirannia».

  La questione è, come sempre, che se il sistema produce l’anarco-tirannia, allora significa che quello è lo scopo: secondo la celebre definizione, il punto di ogni sistema è ciò che fa. Secondo Francis, «lo Stato non “omette” di far rispettare le altre leggi; non ha alcuna intenzione di farle rispettare né alcun desiderio di farlo. L’anarchia-tirannia è del tutto deliberata, una trasformazione calcolata della funzione dello Stato, da uno Stato impegnato a proteggere i cittadini rispettosi della legge a uno Stato che tratta il cittadino rispettoso della legge come, nella migliore delle ipotesi, una patologia sociale e, nella peggiore, un nemico».

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Francis considerava il concetto di anarco-tirannia come un addendo alla critica dello «Stato manageriale» del filosofo e politologo conservatore James Burnham (1905-1987), che aveva previsto che l’oligarcato avrebbe sostituito i grandi capitalisti con una classe di tecnocrati. Secondo Francis il fenomeno del disordine è incorporato nel sistema stesso e non si risolve combattendo la corruzione o cambiando i governanti. Citava l’esempio dei commercianti coreani arrestati o ostacolati durante i disordini di Los Angeles del 1992, dove avevano costituito un formidabile servizio d’ordine armato per difendere le loro proprietà ed attività dalle razzie della comunità nera in rivolta per l’assoluzione dei poliziotti che avevano pestato il tale Rodney King.   «In un regime anarchico, il crimine è permesso e i criminali non vengono arrestati né puniti. Sotto una tirannia, i cittadini innocenti vengono puniti. La maggior parte delle società del passato ha ceduto all’una o all’altra, ma per quanto ne so mai a entrambe contemporaneamente» scriveva Francis. «Il risultato dell’anarchia-tirannia è che il governo accresce il proprio potere, i criminali non vengono controllati e i cittadini rispettosi della legge finiscono per essere repressi dallo stato e attaccati da teppisti».   Se vi chiedete perché il potere stia attivando un tale programma, rispondetevi guardando le vostre vite: una volta impauriti, spinti alla base della piramide di Maslow (in cerca di sicurezza, e forse più avanti, di cibo) dai branchi barbari, avrete ancora voglia di chiedere che i vostri diritti, le vostre esistenza, siano rispettate?   Una volta schiacciati dalla paura della jungla urbana, avrete ancora l’energia per chiedere dignità per il lavoro, un futuro per i figli, il rispetto della vostra vita biologica?   La risposta è, chiaramente, sempre no. Traiamo, quindi, le vere conseguenze. Quello che abbiamo visto a Vicenza (e Peschiera, e in Francia, e ovunque) non è un incidente. È un atto deliberato di ingegneria sociale.   Le nostre città, le nostre società, stanno venendo trasformate sotto i nostri occhi – ci stanno venendo sottratte, assieme ai nostri diritti fondamentali, perfino il diritto di esistere.   Quello che succederà non lo sappiamo: crediamo però che se prima del collasso un reazione vi sarà, essa si manifesterà in una terrificante, infausta «purga» che assumere tutti i crismi di una guerra civile, o meglio, di una guerra internazionale però combattuta dentro il cuore stesso dei Paesi europei.   Quale di questi Paesi europei partirà per primo a reagire non sappiamo dirlo. Tanto è insostenibile la situazione quanto è imprevedibile l’esito – che sarà, giocoforza, una riprogettazione sistemica, con la defenestrazione dell’élite al potere.   L’alternativa, e le immagini sono sempre più chiare, sarà l’inferno sulla nostra terra.   Roberto Dal Bosco  

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