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Tutti i Paesi stanno riaprendo, tranne l’Italia. Perché?

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Lo avrete letto, anche qui da noi. Perfino l’Irlanda, perfino la Repubblica Ceca, annunciano, di botto, che le restrizioni pandemiche spariranno, che gli obblighi vaccinali verranno sospesi, etc.

 

La Spagna, un po’ sottotono, si era lanciata ancora giorni fa dicendo di voler trattare il COVID come un’endemia, cioè una malattia ciclicamente inevitabile, come l’influenza.

 

Poi è arrivata la Gran Bretagna, il Paese che più di ogni altro ha sofferto la follia del lockdown, con metà del 2021 passato dai sudditi di sua Maestà ai domiciliari. Avevamo registrato su Renovatio 21 la voglia di sbaraccare già dalla storia dei test PCR, che ora si devono evitare per ordine del governo.

 

Poi è arrivato Boris Johnson a dire che green pass, mascherine, telelavoro sono finiti, perfino è in dubbio l’obbligo vaccinale per i lavoratori sanitari. Tutto cadrà il 24 marzo, a poche ore dal solstizio di primavera. Non è la prima volta che Johnson fa un’inversione a U, ricorderete che due anni fa partì con lo spirito tragico e antico del «preparatevi a perdere i vostri cari»: lo intubarono, sia fisicamente, sia con le previsioni catastrofiche dell’Imperial College, lautamente pagato da Bill Gates, che adesso frequenta stabilmente BoJo.

 

Ora Johnson è nel mezzo di uno scandalo di cospicue dimensioni: sono uscite nel foto del party a Downing Street mentre il resto del Paese era in lockdown totale. Vero: ha chiesto scusa in Parlamento. Tuttavia, c’è pure la questione della figlia neonata, 6 settimane, risultata positiva. Un paio di mesi fa sarebbe stato un dramma internazionale, la prova provata che bisognava richiudere tutto e vaccinare forzatamente chiunque sino alla millesima dose. Invece Johnson procede dritto: apre tutto.

 

Il caso ancora più enigmatico è quello della Francia:  il presidente Macron non più di qualche giorno fa aveva detto di voler «emmerder» (che si traduce «rompere i coglioni», ma che semanticamente contiene l’idea del «riempire di feci») i non vaccinati. Giovedì scorso il primo ministro Castex, che fino a ieri si perdeva nei labirinti dei green pass ferroviari, dichiara urbi et orbi che le restrizioni nelle prossime settimane spariranno.

 

È pacchia: entro la metà di febbraio, quando il governo francese ha dichiarato di aspettarsi il picco dell’ondata Omicron, i locali notturni potranno riaprire e le persone potranno nuovamente mangiare e bere in ambienti come cinema e stadi.

 

Abbiamo capito bene, le discoteche? Eravamo rimasti alla pazzia, riportata da Renovatio 21, per cui le discoteche in Francia venivano chiuse, mentre i club per scambisti no: a dichiarare questa misura in conferenza stampa erano stati lo stesso premier Castex e il suo ministro della Salute Olivier Véran, lo Speranza francese. Anche questo paradosso è un ricordo, che svanisce per sempre. Puff! 

 

Forse è un ordine della Centrale delle Centrali, del manovratore in persona: «basta così, abbiamo già ciò che ci serve»

Addirittura, i ministri francesi giovedì hanno presentato una timeline di riapertura, anche se – nota bene – lasciano non detta la data della fine di divieto di ingresso nei luoghi pubblici per non vaccinati, che parte questo lunedì.

 

«Applicheremo il pass vaccinale per tutto il tempo necessario, ma non più del necessario», ha dichiarato in conferenza stampa il ministro della Salute Véran. Furbetti. Sul perché, più sotto ci arriviamo.

 

Aggiungiamo alla lista, sia pure con modalità differenti, gli USA. Gli obblighi vaccinali federali di Biden sono stati rigettati (con l’eccezione, codarda, dell’obbligo per i sanitari) dalla Corte Suprema degli Stati Uniti. L’arzillo Biden non sembra voler farci sopra una guerra – la guerra, a dire il vero, ora vuole farla alla Russia, magari con le atomiche. L’obbligo riguardava le grandi aziende, che avrebbero dovuto costringere i dipendenti alla siringa sperimentale mRNA. Ebbene, oggi Starbucks, non certo un avamposto della destra trumpiana, ha rinunciato ad obbligare i dipendenti al siero genico. Ha 350 mila dipendenti.

 

Il castello di carte sta crollando, un po’ ovunque. È una demolizione controllata? Parrebbe di sì. Qualcosa è cambiato. Forse una presa di coscienza collettiva da parte di politici e amministratori: la situazione è sfuggita di mano, se continuiamo così casca tutto.

 

O forse è un ordine della Centrale delle Centrali, del manovratore in persona: «basta così, abbiamo già ciò che ci serve».

 

«Abbiamo iniettato sostanze nel corpo di miliardi di persone. Abbiamo capito che con l’emergenza possiamo prenderci tutti i loro diritti, ridurli in schiavitù – e la situazione rimarrà così. Abbiamo ucciso un numero congruo di anziani inutili, abbiamo spaventato a morte gli adulti, abbiamo compromesso per sempre la psiche di un’intera generazione di bambini, abbiamo sottomesso biologicamente e elettronicamente tutta la popolazione».

 

«Abbiamo compreso», dice sempre il padrone del vapore, «che dell’umanità possiamo fare quello che vogliamo, ora infatti la resetteremo, la sfoltiremo, la riprogetteremo. Quindi, adesso, per favore, riaprite un attimo le gabbie. E fateli respirare! Insomma, a tutto c’è un limite, pòre bestie»

«Abbiamo compreso», dice sempre il padrone del vapore, «che dell’umanità possiamo fare quello che vogliamo, ora infatti la resetteremo, la sfoltiremo, la riprogetteremo. Quindi, adesso, per favore, riaprite un attimo le gabbie. E fateli respirare! Insomma, a tutto c’è un limite, pòre bestie».

 

Sì, potrebbe essersi trattato di un attacco di pietà animalista nei nostri confronti da parte del Padrone del Mondo.

 

Fosse così, non si spiegherebbe comunque quello che sta succedendo in Italia. Perché, se è vero che tutto il mondo sta riaprendo, l’Italia va in direzione contraria. Ma perché?

 

Per rispondere, vogliamo ricordarci del 2008. Quando scoppiò la bolla dei subprime, crollarono una quantità di banche europee – in special modo, la catastrofe raggiunse le banche del Land tedeschi, quelle piccole e un po’ oscure, non dissimili dalle nostre vecchie popolari: ebbene, il disastro fece sì che lo Stato germanico tirasse fuori miliardate per salvare i suoi preziosi banchi locali, che, come in Italia, immaginiamo fossero una grande mangiatoia di voti con cui non scherzare.

 

Tutto il sistema bancario tedesco fu salvato con danaro del contribuente. Tanto, tanto danaro. «Hypo Real Estate, Commerzbank e altre grandi banche sono state salvate con massicci iniezione di capitale pubblico. Si calcola che lo Stato ha versato nelle casse degli istituti tedeschi circa 500 miliardi di euro», scriveva nel 2013 Il Sole 24 ore.

 

500 miliardi. Mezzo trilione.

 

Le stesse banche tedesche, e francesi, finirono invischiate nel collasso finanziario della Grecia, dove avevano investito senza tener conto della situazione.

 

È bene a questo punto ricordare che l’Italia, a differenza non solo della Germania, ma anche di tanti altri Paesi dell’Eurozona, non dovette intervenire con denaro pubblico per salvare le banche – al massimo, c’era il circo masso-piddino che ogni tanto buttava lì qualche miliardo per il Monte dei Paschi, ma sono storie diverse, e poi a quelle ci siamo abituati.

 

Il significato di tutto questo: le banche italiane, tutto sommato, sono solide. Gli italiani hanno ancora tanti risparmi messi via – e questo nonostante l’obliterazione delle popolari, peraltro anche quella, sussurra a denti stretti qualcuno, è una storia di subalternità italiana con un ordine partito da Francoforte.

 

Nel 2021 ha visto l’esplosione di un altro crack bancario tedesco. «Ora 50 città temono il collasso… timori su 500 milioni di euro di clienti istituzionali, principalmente Comuni, che potrebbero dover dire ai cittadini di aver perso i loro soldi».

 

Sempre di recente, la disintegrazione della società tecnologico-finanziaria Wirecard, che bloccò carte di credito anche in Italia. I parlamentari di opposizione al Bundestag accusarono l’allora ministro delle finanze, ora cancelliere, Olaf Scholz, che non per niente, vista la quantità di scandali finanziari in cui è incappato nella sua carriera (uscendone sempre miracolosamente indenne), viene chiamato «Scholzomat».

 

Del resto Germania, che fa la morale a tutti, nello scorso secolo ha fatto default tre volte…

 

E poi c’è la storia, più esoterica, dell’oro tedesco di Fort Knox, che dicevano potesse essere sparito: la FED si era rifiutata di mostrarlo ai tedeschi… La situazione negli anni forse si è risolta, Tuttavia ci preme dire che questi problemi l’Italia non li ha avuti, e rimane il terzo Paese al mondo per riserve auree: 2.451,8 tonnellate.

 

Insomma, avete capito dove vogliamo andare a parare.

 

L’Italia, indebolita, divisa, è un tesoro a cielo aperto senza più nessuno che faccia da guardia – né partiti, né sistemi industriali, né militari, nemmeno gruppi criminali seri e motivati, niente

L’Italia, indebolita, divisa, è un tesoro a cielo aperto senza più nessuno che faccia da guardia – né partiti, né sistemi industriali, né militari, nemmeno gruppi criminali seri e motivati, niente.

 

Da papparsi ci sono certo le banche. Ma non solo quelle. Tempo fa si è detto che Bill Gates voleva comprarsi l’hotel più antico di Venezia, il Danieli ma sembra che l’accordo sia sfumato. Tuttavia il pattern è quello: palazzi, pezzi di costa, intere città, potrebbero essere vendute a prezzo di saldo. Lo Stivale come grande outlet.

 

E poi ancora: pensiamo a gioielli industriali come Leonardo-Finmeccanica, che produce tecnologia, anche militare, di altissimo livello, quasi 14 miliardi di fatturato, utile nel 2020 a 243 milioni, 50 mila dipendenti, una produzione pazzesca di elicotteri, cannoni, aerei, satelliti, radar, un portafoglio clienti in 150 Paesi. Il maggior azionista è il MEF: il ministero dell’Economia e delle Finanze. Chi, nel mondo, non vorrebbe mettere le mani sopra ad un simile ben di Dio? Soprattutto, a prezzi di liquidazione – perché questo Paese, lo stata vedendo in real time, si sta liquefacendo.

 

C’è anche Fincantieri. 5 miliardi di fatturato, la produzione di transatlantici, traghetti, yacht, navi mercantili, petroliere, portacontainer,  navi da crociera, piattaforme petrolifere, e poi, soprattutto, navi militari, portaerei, sommergibili. È controllata 71,6% dalla Cassa Depositi e Prestiti.

 

Avete compreso: due aziende di valore immenso, finanziario e strategico. E non sono le uniche. Non ci soffermeremo a parlare di ENI, ENEL, SNAM. Una parte di esse è ancora dello Stato italiano.

 

Abbiamo, in Italia tesori immensi. A partire dal risparmio privato, per il quale anni e anni di tecnocrati hanno cercato di colpevolizzare le famiglie lavoratrici: avete risparmiato perché lo Stato intanto si indebitava… siete voi la causa del debito pubblico… siete colpevoli delle disgrazie del presente, piccoli risparmiatori!

Abbiamo, in Italia tesori immensi. A partire dal risparmio privato, per il quale anni e anni di tecnocrati hanno cercato di colpevolizzare le famiglie lavoratrici e risparmiatrici: avete risparmiato perché lo Stato intanto si indebitava… siete voi la causa del debito pubblico… siete colpevoli delle disgrazie del presente, piccoli risparmiatori! Sarete schiacciate, formichine italiane! Ce lo hanno detto in coro tanti ministri, economisti, tutti magari con un piedino a Bruxelles, a Londra, a Francoforte, a Nuova York. Cioè, da dove partono gli squali.

 

Ora, potremmo essere davanti esattamente a questo fenomeno.

 

Del resto, i personaggi sono gli stessi dell’ultima grande svendita italiana, quando il Paese era, come adesso, sprotetto, dopo che la politica era stata spazzata via dalle inchieste giudiziarie milanesi.

 

Un personaggio, in particolare. Mario Draghi. Quello che, senza voti, senza partito, è premier – con tutti i politici ai suoi piedi. Quello che diventerà forse Presidente della Repubblica. O forse no. È comunque indifferente: il lavoro lo porterà a compimento comunque.

 

Conoscerete la storia del Britannia, lo yacht della Regina Elisabetta, che arrivò il 2 giugno 1992 a Civitavecchia. Un gruppo di grandi player della finanza londinese erano a bordo: l’Italia aveva appena lanciato una serie di privatizzazioni per fare cassa in un momento disperato (erano i giorni, oltre che di Tangentopoli, della strage di Capaci e soprattutto della firma del Trattato di Maastricht).

 

A bordo del panfilo, a presentare la grande occasione dell’Italia in svendita c’era Mario Draghi.

 

«Signore e signori, cari amici, desidero anzitutto congratularmi con l’Ambasciata Britannica e gli Invisibili Britannici per la loro superba ospitalità. Tenere questo incontro su questa nave è di per sé un esempio di privatizzazione di un fantastico bene pubblico» Mario Draghi sul panfilo Britannia, 1992

«Signore e signori, cari amici, desidero anzitutto congratularmi con l’Ambasciata Britannica e gli Invisibili Britannici per la loro superba ospitalità. Tenere questo incontro su questa nave è di per sé un esempio di privatizzazione di un fantastico bene pubblico» esordì il futuro presidente BCE e premier. I British Invisibles erano un gruppo di investitori inglesi, con un nome francamente fichissimo.

 

«Lasciatemi sottolineare ancora che non dobbiamo fare prima le principali riforme e poi le privatizzazioni. Dovremmo realizzarle insieme. Di certo, non possiamo avere le privatizzazioni senza una politica fiscale credibile, che – ne siamo certi – sarà parte di ogni futuro programma di governo, perché l’aderenza al Trattato di Maastricht sarà parte di ogni programma di governo» disse il Draghi sul Britannia, concatenando la questione delle privatizzazioni, cioè delle svendite, con la cieca fede nell’Unione Europea, di cui anni dopo diverrà arconte finanziario nella Torre di Francoforte.

 

Nel 1992 il decreto 333 trasformò in Società per azioni le aziende di Stato IRI, ENI, INA ed ENEL.

 

Il 12 agosto dello stesso anno diventa una Spa anche Ferrovie dello Stato.

 

Nel 1993 venne quindi privatizzato il gruppo SME (che aveva in pancia aziende come Autogrill, Cirio, Supermercati GS e marchi come Pavesi, Motta, Alemagna).

 

Sempre nel 1993, Carlo Azeglio Ciampi (il mentore di Draghi) però la dismissione della quota del Tesoro nei colossi nazionali Banca Commerciale Italiana, Credito italiano, IMI, STET, ENEL, AGIP, INA.

 

E quindi, si tratta di questo? Privatizzazioni? Svendite? Banche? Le grandi aziende semi-statali sopravvissute? Non ci molleranno fino a che qualche squalo – Paese, gruppo d’affari o singolo speculatore che sia – si papperà il boccone? Si tratta solo della solita rapina internazionale al contribuente italiano? Forse no

Nel 2000 l’ENI vendette i suoi immobili al fondo americano Whitehall per una cifra di 3000 miliardi di lire. Whitehall Street International, altro non era che il fondo immobiliare di Goldman Sachs, la grande banca di investimento di Nuova York che il giornalista Matt Taibbi definì con precisione come «un grande calamaro vampiro che avvolge il volto dell’umanità, incastrando incessantemente il suo becco di sangue in tutto ciò che odora di denaro».

 

È proprio in Goldman Sachs che il 28 gennaio 2002 il Draghi è nominato Vice Chairman e Managing Director. Non è il solo euro-burocrate finito poi a Palazzo Chigi a passare per gli uffici della discussa Banca d’affari USA: tra il 2005 e il 2011 ha lavorato per Goldman anche Mario Monti, la cui ascesa governativa del 2011 è sembrata a molti una prova generale di quello che stiamo vivendo nel 2021.

 

E quindi, si tratta di questo? Privatizzazioni? Svendite? Banche? Le grandi aziende semi-statali sopravvissute? Non ci molleranno fino a che qualche squalo – Paese, gruppo d’affari o singolo speculatore che sia – si papperà il boccone? Si tratta solo della solita rapina internazionale al contribuente italiano (stile Soros 1992: al Tesoro c’era sempre l’Obi-wan Kenobi di Draghi, Carlo Azeglio Ciampi)?

 

Forse no. Forse c’è molto di più.

 

L’Italia è il Paese in cui il nuovo sistema biopolitico ha fatto il passo più lungo: quel sistema dove i diritti sono subordinati all’obbedienza dell’individuo, dove il suo movimento è tracciabile, dove la Costituzione è stata quasi dichiarata pubblicamente superata, dove la democrazia si è rovesciata in schiavitù: stiamo parlando del green pass

L’Italia è il Paese in cui il nuovo sistema biopolitico ha fatto il passo più lungo: quel sistema dove i diritti sono subordinati all’obbedienza dell’individuo, dove il suo movimento è tracciabile, dove la Costituzione è stata quasi dichiarata pubblicamente superata, dove la democrazia si è rovesciata in schiavitù: stiamo parlando del green pass.

 

Come abbiamo ripetuto qui diverse volte, il green pass resterà ben oltre la pandemia, tanto che è stato preparato da ben prima di essa: sulla piattaforma del green pass correrà l’euro digitale.

 

Il green pass servirà a controllare che obbediate anche alle prossime emergenze. L’emergenza climatica. L’emergenza fiscale. L’emergenza informatica. L’emergenza inflattiva. L’emergenza energetica. La vostra libertà sarà contenuta nella piattaforma elettronica di cui il vostro telefonino è il terminale: cioè, di cui voi stessi siete i terminali.

 

Non è possibile buttare via una simile ricchezza: la popolazione si è sottomessa a questo censo digitale che limita i suoi diritti costituzionali (e oltre: quelli prepolitici, umani, biologici), la popolazione è schedata – tutta. La popolazione è pronta, sicuramente, ad accettare che nella stessa applicazione vi corra l’euro elettronico – cioè la propria schiavitù economica ed esistenziale più intima.

 

Con esso lo Stato neototalitarista – il Moloch biosecuritario digitale, la nuova realtà di sorveglianza elettronica continua, onnipervadente – sarà completo. Con esso il consorzio umano può essere resettato e riprogrammato a piacere: già lo è. Il Grande Reset è qui, da molti mesi.

 

Non è possibile buttare via una simile ricchezza: la popolazione si è sottomessa a questo censo digitale che limita i suoi diritti costituzionali (e oltre: quelli prepolitici, umani, biologici), la popolazione è schedata – tutta. La popolazione è pronta, sicuramente, ad accettare che nella stessa applicazione vi corra l’euro elettronico – cioè la propria schiavitù economica ed esistenziale più intima

Se vi lamentate per il nuovo DCPM in cui sarebbero inseriti i controlli a tampone su coloro che senza green pass potrebbero andare al supermercato a comperare «beni non essenziali», non avete capito cosa si potrà fare con l’euro digitale: semplicemente, non ve lo faranno acquistare.

 

Il non vaccinato non potrà comprare il quaderno per suo figlio. E non è detto che la birra, o il salmone, siano «beni essenziali». Non lo decidete voi, cosa è essenziale: e vi sarà specificato alla cassa, dove il vostro soldo, per quel prodotto, non funzionerà.

 

Domani, con il denaro digitale – il denaro «programmabile» il diabetico e l’obeso non potranno comperare la Nutella. Il numero di sigarette potrebbe essere contingentato attraverso un limite personale di spesa. L’alcol, pure. Potrebbero decidere che per emergenza – magari per il clima, non più per il virus – non potete più spostarvi, un altro lockdown.

 

Se riuscirete a trovare modo di andare in un’altra città, qui il vostro danaro non funzionerà, perché sarà geolocalizzato.

 

Le multe vi verranno prelevate direttamente dal conto – nel rovesciamento dello Stato di diritto, prima sei condannato, e poi, magari, se hai tempo e danaro, nel caso farai ricorso.

 

E, gran finale, ci sarà il momento in cui, magari su ordine di un algoritmo, il tuo danaro verrà «spento» e basta: perché hai trasgredito (in Cina, con il sistema del credito sociale, basta un commento critico del governo che ti scappa in rete…), perché hai fatto qualcosa che non va (per la salute, per l’ambiente, per il fisco, per la tolleranza verso le minoranze riconosciute ufficialmente), per qualsiasi motivo si inventeranno.

 

Quindi: l’esperimento Italia non può essere buttato così.

 

Possono riaprire tutto, anche lasciare che le persone si infettino (ricorderete le proposte toscane di non sospendere il green pass ai vaccinati positivi…), ma non possono mollare il green pass, che è l’elemento centrale della società del futuro che l’oligarcato sta costruendo: controllo e sottomissione

Possono riaprire tutto, anche lasciare che le persone si infettino (ricorderete le proposte toscane di non sospendere il green pass ai vaccinati positivi…), ma non possono mollare il green pass, che è l’elemento centrale della società del futuro che l’oligarcato sta costruendo: controllo e sottomissione. Costanti, onnipresenti.

 

È per questo motivo che fanno sorridere le parole dei ministri francesi che riportavamo sopra: dicono che riaprono tutto, perfino le discoteche, e proprio nel momento del picco. Ma il pass deve restare.

 

Finché l’Italia non si ribellerà al green pass, nessuna restrizione verrà veramente levata. Del resto, nessuno di voi in questo momento è libero. Né il vaccinato, né il bivaccinato, il trivaccinato, il guarito, l’esentato (rara avis). Nessuno lo è, perché la vostra libertà, che si traduce tristemente in un documento elettronico da film distopico, è a tempo determinato.

 

Riapriremo quando avremmo resettato – noi – il sistema

Immaginate di dovervi sposare con qualcuno che vi dice: «ti sposo, ma a giugno ci lasciamo, a meno che non ti sottometti, e fai quello che dico io, magari un’altra sprizza di mRNA nel deltoide, magari qualcos’altro che ti chiederò, e tu dovrai obbedire». La maggior parte delle persone ha accettato questo matrimonio. Lo Stato non è solo vostro sposo, è vostro padre, è vostra madre, è soprattutto, concretamente, vostro socio. Siete entrati in questa relazione tossica, da sottoni disperati, e state continuando, senza vergogna.

 

Del resto vi chiedono una cosa semplice: obbedire. E voi continuate ad obbedire, nella speranza di dimenticarvi di tutto, come un alcolizzato attaccato alla bottiglia. Dimenticate dove siete finiti. Dimenticate che siete diventati degli schiavi, che si è installato un nuovo totalitarismo.

 

«Nessuno è uscito dal totalitarismo continuando ad obbedire» dice Kennedy.

 

Vi diciamo di più. Vi diciamo che dovete mettervela via: bisognerà combattere, e soffrire tantissimo.

 

Riapriremo quando avremmo resettato – noi – il sistema.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

 

 

 

Necrocultura

Il principe Carlo ha preso milioni dalla famiglia Bin Laden

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Un rapporto rivela che il principe Carlo, erede al trono britannico, ha accettato il finanziamento dei suoi enti di beneficenza tramite una una donazione da 1 milione di sterline (1,19 milioni di euro) dalla famiglia di Osama bin Laden. Lo riporta la testata londinese Sunday Times.

 

Il Prince of Wales’s Charitable Fund ha ricevuto la donazione nel 2013 da parte di fratelli Bakr e Shafiq bin Laden, fratellastri di Osama bin Laden, fondatore di Al Qaeda e artefice degli attentati dell’11 settembre.

 

Il Sunday Times riferisce che il principe Carlo aveva mediato il pagamento dopo un incontro privato con Bakr bin Laden alla Clarence House di Londra il 30 ottobre 2013, due anni dopo l’uccisione di Osama bin Laden in Pakistan. Il giornale riportava anche che l’erede al trono aveva accettato di accettare la donazione nonostante le obiezioni vocali dei suoi stessi consiglieri, i quali avevano avvertito il principe dell’inevitabile contraccolpo se fosse venuto a sapere che la sua organizzazione di beneficenza aveva accettato denaro dalla famiglia dell’uomo che ha orchestrato gli attacchi terroristici che hanno ucciso quasi 3.000 persone, tra cui 67 britannici.

 

Clarence House, l’ufficio ufficiale e la residenza del principe, ha confermato che i fratelli bin Laden avevano donato i soldi all’ente di beneficenza reale, ma han contestato le notizie secondo cui il principe Carlo aveva mediato l’accordo o preso la decisione personalmente di accettarlo.

 

Non si tratta della prima volta in cui un potentato arabo innaffia di danaro le operazioni del Carlo. Lo Windsor aveva infatti accettato 3,1 milioni di dollari in donazioni in contanti da un miliardario del Qatar tra il 2011 e il 2015 , alcune delle quali sono state ricevute, personalmente, in una valigia e borse della spesa.

 

Non vi è alcuna prova che Bakr o Shafiq bin Laden abbiano sponsorizzato, sostenuto o siano stati coinvolti in atti di terrorismo – la famiglia Bin Laden è molto estesa, in quanto il capostipite Mohammed bin Laden (1908-1967), padre di Obama, ha avuto almeno 54 figli. L’uomo aveva iniziato come facchino per divenire il primo appaltatore d’Arabia e non solo, confidente e costruttore di fiducia, a quanto si tramanda, dei Saud, in particolare dell’emiro, poi divenuto Re, Faisal.

 

La potenza economica di Mohammed Bin Laden era tale che quando Faisal subentrò come Re al fratello Saud, chiese un aiuto finanziario per risollevare le sorti finanziarie del Paese proprio al Bin Laden, chbe si vide quindi assegnare tutti i possibili progetti edilizi del Paese. Bin Laden sr. morì in un incidente aereo.

 

I Bin Laden divennero noti come la «famiglia non reale più ricca del regno». Negli anni Settanta sono arrivati addirittura a sponsorizzare un team di Formula 1.

 

La famiglia ha ripudiato Osama nel 1994 quando l’Arabia Saudita gli ha privato della cittadinanza a causa delle sue attività estremiste.

 

Come noto, i membri della famiglia Bin Laden presenti su suolo USA durante i giorni dell’11 settembre furono gli unici esseri umani in grado di volare fuori dal Paese, su permesso speciale delle autorità americane.

 

Il Prince of Wales’s Charitable Fund, organizzazione creata nel 1979, sostiene che la sua missione è «trasformare vite e costruire comunità sostenibili assegnando sovvenzioni a un’ampia gamma di buone cause nell’ambito dei nostri principali temi di finanziamento: patrimonio e conservazione, istruzione, salute e benessere , inclusione sociale, ambiente e Paesaggio».

 

L’ente del principe del Galles finanziato dai Bin Laden fa parte dunque dei tanti progetti concreti di ambientalismo anti-umano tipici di tutte le generazioni degli Windsor, che dal principe Filippo (quello che voleva reincarnarsi in un virus per uccidere più popolazione possibile) arrivano fino a Guglielmo ed Enrico. Quest’ultimo, nonostante apparentemente sia in ribellione con la Real Casa, ha appena dato all’ONU un discorso eco-abortista piuttosto netto.

 

Gli Windsor, vero nome Coburgo-Gotha, sono una vera e propria «famiglia della morte», una dinastia votata alla Necrocultura più forsennata. Che prendano soldi dai Bin Laden non è nemmeno la cosa più grave.

 

I misteri di sangue che avvolgono la famiglia, da Diana in giù, sono ancora oscuri. Nel frattempo, tuttavia, sono riusciti a dire che la regina Elisabetta è discendente di Maometto.

 

Non è chiaro se questa scioccante rivelazione – specie considerando che, a causa della barzelletta anglicana, la regina è il capo della chiesa scismatica di Albione – possa essere un motivo dietro all’abbondante dazione binladenesca.

 

Crediamo di no.

 

 

 

 

 

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Oligarcato

L’oligarchia eurocratica in lutto per la caduta di Draghi. Cominciano le minacce?

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È inutile nascondere che la caduta di Draghi, sia pure forse solo temporanea, sia un intoppo per l’establishment.

 

Chi sta piangendo per la caduta di Draghi, oltre ai vari capetti visibili dello Stato-partito?

 

Possiamo guardare anche all’estero. Il lutto scavalca le Alpi e si trasforma in minaccia.

 

Un articolo del quotidiano francese Le Monde racconta come il governo Draghi sia stato uno strumento per portare avanti l’agenda europea. Ora, con la caduta dell’ex padrone dell’Eurotorre di Francoforte, l’intera UE è a rischio.

 

«Destabilizzante per l’eurozona, la crisi politica italiana è destabilizzante anche per l’Unione», scrive Le Monde. Quella UE «che proprio in questo momento sta attuando uno storico piano di risanamento finanziato da un debito comune. La capacità di Mario Draghi di riformare lo Stato italiano e utilizzare i fondi europei per rilanciare l’economia è stata vista, soprattutto a Berlino, come una prova della validità di questa solidarietà europea».

 

La gazzetta francese non ha torto: ci siamo sempre chiesti, per esempio, come mai a capo della BCE i tedeschi avessero accettato Draghi: stavano cioè dando ad un italiano un ruolo in cui mai un tedesco dovrebbe volere una «cicala» della penisola. Ora magari capiamo meglio…

 

È tutto il triangolone principale dell’Unione Europea che sta tremando, quindi.

 

«Le sue dimissioni, in un momento in cui altri due pilastri dell’UE sono indeboliti – il cancelliere tedesco Olaf Scholz e il presidente francese Emmanuel Macron, il primo per le conseguenze dell’aggressione russa in Ucraina, il secondo per la perdita della maggioranza parlamentare – sono un grave shock per il consolidamento dell’Unione, della sua leadership e della sua coesione sulla scena internazionale».

 

Non manca, nel giornale parigino goscistoide, l’attacco al babau dell’eurooligarcato  atlantico, il presidente della Federazione Russa Vladimir Vladimirovic Putin.

 

«Lo scioglimento della coalizione di governo mette a nudo le estreme tensioni che l’Italia sta vivendo nei suoi rapporti con la Russia. Dopo aver imposto una ferma politica sanzionatoria a Mosca, Mario Draghi si è scontrato con le posizioni filo-russe dei suoi alleati, in particolare Lega e Forza Italia, e parte della comunità imprenditoriale».

 

Proprio così: come scritto su Renovatio 21, con Berlusconi, Salvini e il mondo imprenditoriale in crisi economica e financo energetica in cerca di un naturale rientro della questione russa, le elezioni italiane del 25 settembre si possono ridurre, in ogni caso, ad un referendum pro o contro Putin.

 

«Il possibile ritorno al potere, nel mezzo delle preoccupazioni per le riserve energetiche nel periodo che precede l’inverno, di queste formazioni che in passato sono state molto conformi a Vladimir Putin sarebbe uno sconvolgimento politico» nota Le Monde.

 

L’articolo si conclude con un appello alla UE «ad agire diplomaticamente per evitare questo scenario da incubo». Cosa questo significhi, non lo capiamo bene.

 

Si tratta di una minaccia?

 

Ricattare ulteriormente la politica italiana, come nel 2011 con lo spread per imporre Mario Monti e caterve di immigrati?

 

Significa attuare una costrizione sulla sovranità politica dell’Italia prima o dopo le elezioni?

 

 

 

 

Immagine di Universidad de Deusto via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-NC-SA 2.0); immagine modificata

 

 

 

 

 

 

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Il principe Enrico all’ONU fa un discorso a favore dell’aborto: un classico degli Windsor, vera famiglia della Morte

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Il membro della famiglia reale britannica, il principe Enrico il Duca del Sussex, ha tenuto un discorso alle Nazioni Unite a New York lunedì per commemorare il cosiddetto Mandela Day.

 

Sul perché le Nazioni Unite facciano parlare il reale caduto in disgrazia (a causa dei dissidi tra la moglie talmente commoner da essere addirittura americana e la real casa) non abbiamo spiegazioni plausibili.

 

Il principe, noto per i suoi travestimenti carnevaleschi da gerarca nazista e per i dubbi sul suo padre biologico, ha divagato per una serie di temi politicamente corretti oppornusticamente rilanciati dallo scranno del Palazzo di vetro. Ecco che il principino parla di democrazia (senza che nessuno noti il controsenso), di cambiamento climatico, di disuguaglianza (ricordiamo: è sempre un principe a parlare) e di persone «vulnerabili» deluse dal sistema.

 

La persona e l’eredità di Nelson Mandela sono stati utilizzati da sua altezza il marito di Megan per rafforzare i suoi frusti e noiosi punti di discussione goscisti.

 

Quaggiù siamo impressionati che si citi il principale avversario dell’apartheid quando ne è stato globalmente istituita una – l’apartheid biotica – mille volte più infame, anche nel Regno Unito dell’Enrico, e pure nella California dove si è trasferito con la turbolenta consorte. Non ci risulta che i due abbiano detto nulla a riguardo.

 

Il Duca Enrico ha quindi dichiarato che bisogna «ascoltare il consiglio che Mandela una volta ha dato a suo figlio, di non rinunciare mai alla battaglia anche nell’ora più buia».

 

Pare chiaro che la battaglia nell’ora più buia, per il reale britannico, sia rappresentata dall’accesso all’aborto messo in discussione dalla Corte Suprema USA e dal cambiamento climatico.

 

Circa a metà del discorso, il roscio Duca ha rivelato il vero cuore delle sue intenzioni e come intendeva usare l’eredità di Mandela per promuovere la sua agenda.

 

In circa 40 secondi è passato da «una pandemia che continua a devastare» il mondo, a «i cambiamenti climatici che devastano il nostro pianeta” e, infine, il “ritorno dei diritti costituzionali» negli Stati Uniti che costituisce «un assalto globale al democrazia».

 

Con questo, il rosso sta ovviamente sottolineando il ribaltamento della sentenza Roe v. Wade, con cui la Corte Suprema americana ha tolto all’uccisione dei feti la copertura costituzionale.

 

Insomma, il principino propala Cultura della Morte, dall’alto del Palazzo dell’ONU.

 

Solo chi non conosce veramente la famiglia britannica si può stupire.

 

Nel 1967, fu sua nonna, la regina Elisabetta che diede l’«assenso reale» all’Abortion Act che approvava l’aborto in Inghilterra fino alla 28ª settimana di gestazione.

 

Da allora, il Regno degli Windsor ha trucidato oltre 10 milioni di bambini non nati.

 

Bisogna, ulteriormente ricordare suo marito il principe Filippo, nonno dell’Enrico, morto da poco. Iniziato alla Massoneria nel 1952, onorando una promessa fatta al defunto re, si dice che non fosse un libero muratore davvero devoto per quanto riguarda la sua partecipazione, tuttavia, la sua visione del mondo rifletteva ciò che i massoni hanno creduto a lungo.

 

La Massoneria offre una «religione naturalistica e universale», vale a dire una visione del mondo che consente un Creatore divino, ma che poi vede il mondo attraverso una lente più naturalista o materialista. Questo tipo di visione del mondo facilita un tipo di panteismo naturale in cui non esiste una chiara distinzione tra il valore di una persona umana e il mondo naturale.

 

Da questa radice filosofica possiamo cominciare a comprendere come negli anni Sessanta e Settanta il principe Filippo iniziò a esternare il suo ardore nei confronti del «problema ambientale».

 

Nel 1972 il Filippo parlò della sua preoccupazione per una «catastrofe» all’orizzonte, causata, diceva da «sovrappopolazione, inquinamento ambientale» e altro ancora.

 

Quindi, nel 1988, il Filippo rilasciò la famosa dichiarazione sulla reincarnazione, dicendo che una volta morto avrebbe desiderato tornare sulla terra incarnato in un «virus mortale per contribuire a risolvere la sovrappopolazione».

 

Tali tendenze antiumane, evidenti nei discorsi di Filippo e nelle attività della Regina Elisabetta, sono state trasmesse geneticamente alla discendenza.

 

Carlo, il principe di Galles, acceso ambientalista che partecipa a tutti i simposi internazionali sul clima, ha dichiarato «l’atteggiamento tradizionale nei confronti della natura sacra della vita» è responsabile della sovrappopolazione e, a meno che non si accetti il controllo delle nascite, il «pianeta povero» non lo farà essere in grado di «sostenerci tutti».

 

Il figlio maggiore di Carlo, il principe Guglielmo, Duca di  ha espresso le sue opinioni sul controllo della popolazione. In particolare nel 2017 e nel 2021 ha essenzialmente incolpato gli africani di avere troppi figli, ritenendo che così facendo avrebbero messo in pericolo la fauna selvatica del continente.

 

I commentatori hanno trovato questo ironico considerando che Guglielmo e sua moglie hanno tre figli, numero maggiore di quello che Charles ha avuto con Diana, la famosa madre di Guglielmo, la cui morte ancora emana un triste mistero.

 

Il principe Harry, tuttavia, non si illude che avere più di due figli sia accettabile. È profondamente preoccupato per «Madre Natura», avendo suggerito che la presunta pandemia fosse una risposta al trattarla male .

 

Nel 2019, parlando con la primatologa Jane Goodall, Harry ha detto che non avrebbe mai avuto più di due figli. «Due, massimo» disse entusiasta. Ha aggiunto che una specie «evoluta come tutti dovremmo essere» non dovrebbe essere così irresponsabile con la procreazione.

 

«Sembra che il principe Harry sia la prova che la famiglia reale britannica si è evoluta da un’istituzione monarchica cristiana in una esca della massoneria per il controllo della popolazione e l’allarmismo ambientale» ha scritto Kennedy Hall su Lifesitenews.

 

Renovatio 21 ritiene invece che la famiglia reale britannica mai sia stata cristiana – ricordando che proprio il trono di Londra è stato un fulcro di distruzione della Cristianità con lo scisma d’Occidente.

 

Fu in quel periodo, in ispecie in quello di Elisabetta I, che in Albione si gettarono le basi per un nuovo corso storico del Regno, basi che erano giocoforza l’antitesi di quelle che costituivano l’Europa cristiana da cui si volevano separare per sempre.

 

Il risultato, fu un imperialismo genocida e l’istituzione di un Regno incline, più che a Cristo, alla Cultura della Morte. I numerosi casi che continuano ad arrivarci dagli ospedali britannici stanno a dimostrarlo. Il lettore di Renovatio 21 lo sa.

 

Ecco la nascita dell’utilitarismo, che altro non è se non la filosofia del sacrificio del più debole per il godimento del più forte – in sé, concetto sommamente massonico, che vede il non-iniziato sottomesso all’iniziato. Ciò ha le implicazioni statuali e sanitarie spaventose che vediamo oggi. Pensate ad Alfie, al suo «best interest», ai giudici parrucconi che lo hanno messo a morte, a tutto l’orrore britannico che sta dietro alla sua condanna.

 

Gli Windsor, che in realtà sono tedeschi e si chiamano Coburgo-Gotha, sono arrivati dopo, ma sedutosi sul trono inglese hanno portato avanti e perfezionato la leadership reale nella Necrocultura globale.

 

Gli Windsor, come i Rockefeller e negli ultimi anni i Gates, sono una vera «famiglia della Morte» che regna gli ultimi secoli, troneggiando sul sangue di milioni di innocenti sacrificati al loro impero del niente.

 

 

 

 

 

Immagine screenshot da YouTube

 

 

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