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Tutti i Paesi stanno riaprendo, tranne l’Italia. Perché?

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Lo avrete letto, anche qui da noi. Perfino l’Irlanda, perfino la Repubblica Ceca, annunciano, di botto, che le restrizioni pandemiche spariranno, che gli obblighi vaccinali verranno sospesi, etc.

 

La Spagna, un po’ sottotono, si era lanciata ancora giorni fa dicendo di voler trattare il COVID come un’endemia, cioè una malattia ciclicamente inevitabile, come l’influenza.

 

Poi è arrivata la Gran Bretagna, il Paese che più di ogni altro ha sofferto la follia del lockdown, con metà del 2021 passato dai sudditi di sua Maestà ai domiciliari. Avevamo registrato su Renovatio 21 la voglia di sbaraccare già dalla storia dei test PCR, che ora si devono evitare per ordine del governo.

 

Poi è arrivato Boris Johnson a dire che green pass, mascherine, telelavoro sono finiti, perfino è in dubbio l’obbligo vaccinale per i lavoratori sanitari. Tutto cadrà il 24 marzo, a poche ore dal solstizio di primavera. Non è la prima volta che Johnson fa un’inversione a U, ricorderete che due anni fa partì con lo spirito tragico e antico del «preparatevi a perdere i vostri cari»: lo intubarono, sia fisicamente, sia con le previsioni catastrofiche dell’Imperial College, lautamente pagato da Bill Gates, che adesso frequenta stabilmente BoJo.

 

Ora Johnson è nel mezzo di uno scandalo di cospicue dimensioni: sono uscite nel foto del party a Downing Street mentre il resto del Paese era in lockdown totale. Vero: ha chiesto scusa in Parlamento. Tuttavia, c’è pure la questione della figlia neonata, 6 settimane, risultata positiva. Un paio di mesi fa sarebbe stato un dramma internazionale, la prova provata che bisognava richiudere tutto e vaccinare forzatamente chiunque sino alla millesima dose. Invece Johnson procede dritto: apre tutto.

 

Il caso ancora più enigmatico è quello della Francia:  il presidente Macron non più di qualche giorno fa aveva detto di voler «emmerder» (che si traduce «rompere i coglioni», ma che semanticamente contiene l’idea del «riempire di feci») i non vaccinati. Giovedì scorso il primo ministro Castex, che fino a ieri si perdeva nei labirinti dei green pass ferroviari, dichiara urbi et orbi che le restrizioni nelle prossime settimane spariranno.

 

È pacchia: entro la metà di febbraio, quando il governo francese ha dichiarato di aspettarsi il picco dell’ondata Omicron, i locali notturni potranno riaprire e le persone potranno nuovamente mangiare e bere in ambienti come cinema e stadi.

 

Abbiamo capito bene, le discoteche? Eravamo rimasti alla pazzia, riportata da Renovatio 21, per cui le discoteche in Francia venivano chiuse, mentre i club per scambisti no: a dichiarare questa misura in conferenza stampa erano stati lo stesso premier Castex e il suo ministro della Salute Olivier Véran, lo Speranza francese. Anche questo paradosso è un ricordo, che svanisce per sempre. Puff! 

 

Forse è un ordine della Centrale delle Centrali, del manovratore in persona: «basta così, abbiamo già ciò che ci serve»

Addirittura, i ministri francesi giovedì hanno presentato una timeline di riapertura, anche se – nota bene – lasciano non detta la data della fine di divieto di ingresso nei luoghi pubblici per non vaccinati, che parte questo lunedì.

 

«Applicheremo il pass vaccinale per tutto il tempo necessario, ma non più del necessario», ha dichiarato in conferenza stampa il ministro della Salute Véran. Furbetti. Sul perché, più sotto ci arriviamo.

 

Aggiungiamo alla lista, sia pure con modalità differenti, gli USA. Gli obblighi vaccinali federali di Biden sono stati rigettati (con l’eccezione, codarda, dell’obbligo per i sanitari) dalla Corte Suprema degli Stati Uniti. L’arzillo Biden non sembra voler farci sopra una guerra – la guerra, a dire il vero, ora vuole farla alla Russia, magari con le atomiche. L’obbligo riguardava le grandi aziende, che avrebbero dovuto costringere i dipendenti alla siringa sperimentale mRNA. Ebbene, oggi Starbucks, non certo un avamposto della destra trumpiana, ha rinunciato ad obbligare i dipendenti al siero genico. Ha 350 mila dipendenti.

 

Il castello di carte sta crollando, un po’ ovunque. È una demolizione controllata? Parrebbe di sì. Qualcosa è cambiato. Forse una presa di coscienza collettiva da parte di politici e amministratori: la situazione è sfuggita di mano, se continuiamo così casca tutto.

 

O forse è un ordine della Centrale delle Centrali, del manovratore in persona: «basta così, abbiamo già ciò che ci serve».

 

«Abbiamo iniettato sostanze nel corpo di miliardi di persone. Abbiamo capito che con l’emergenza possiamo prenderci tutti i loro diritti, ridurli in schiavitù – e la situazione rimarrà così. Abbiamo ucciso un numero congruo di anziani inutili, abbiamo spaventato a morte gli adulti, abbiamo compromesso per sempre la psiche di un’intera generazione di bambini, abbiamo sottomesso biologicamente e elettronicamente tutta la popolazione».

 

«Abbiamo compreso», dice sempre il padrone del vapore, «che dell’umanità possiamo fare quello che vogliamo, ora infatti la resetteremo, la sfoltiremo, la riprogetteremo. Quindi, adesso, per favore, riaprite un attimo le gabbie. E fateli respirare! Insomma, a tutto c’è un limite, pòre bestie»

«Abbiamo compreso», dice sempre il padrone del vapore, «che dell’umanità possiamo fare quello che vogliamo, ora infatti la resetteremo, la sfoltiremo, la riprogetteremo. Quindi, adesso, per favore, riaprite un attimo le gabbie. E fateli respirare! Insomma, a tutto c’è un limite, pòre bestie».

 

Sì, potrebbe essersi trattato di un attacco di pietà animalista nei nostri confronti da parte del Padrone del Mondo.

 

Fosse così, non si spiegherebbe comunque quello che sta succedendo in Italia. Perché, se è vero che tutto il mondo sta riaprendo, l’Italia va in direzione contraria. Ma perché?

 

Per rispondere, vogliamo ricordarci del 2008. Quando scoppiò la bolla dei subprime, crollarono una quantità di banche europee – in special modo, la catastrofe raggiunse le banche del Land tedeschi, quelle piccole e un po’ oscure, non dissimili dalle nostre vecchie popolari: ebbene, il disastro fece sì che lo Stato germanico tirasse fuori miliardate per salvare i suoi preziosi banchi locali, che, come in Italia, immaginiamo fossero una grande mangiatoia di voti con cui non scherzare.

 

Tutto il sistema bancario tedesco fu salvato con danaro del contribuente. Tanto, tanto danaro. «Hypo Real Estate, Commerzbank e altre grandi banche sono state salvate con massicci iniezione di capitale pubblico. Si calcola che lo Stato ha versato nelle casse degli istituti tedeschi circa 500 miliardi di euro», scriveva nel 2013 Il Sole 24 ore.

 

500 miliardi. Mezzo trilione.

 

Le stesse banche tedesche, e francesi, finirono invischiate nel collasso finanziario della Grecia, dove avevano investito senza tener conto della situazione.

 

È bene a questo punto ricordare che l’Italia, a differenza non solo della Germania, ma anche di tanti altri Paesi dell’Eurozona, non dovette intervenire con denaro pubblico per salvare le banche – al massimo, c’era il circo masso-piddino che ogni tanto buttava lì qualche miliardo per il Monte dei Paschi, ma sono storie diverse, e poi a quelle ci siamo abituati.

 

Il significato di tutto questo: le banche italiane, tutto sommato, sono solide. Gli italiani hanno ancora tanti risparmi messi via – e questo nonostante l’obliterazione delle popolari, peraltro anche quella, sussurra a denti stretti qualcuno, è una storia di subalternità italiana con un ordine partito da Francoforte.

 

Nel 2021 ha visto l’esplosione di un altro crack bancario tedesco. «Ora 50 città temono il collasso… timori su 500 milioni di euro di clienti istituzionali, principalmente Comuni, che potrebbero dover dire ai cittadini di aver perso i loro soldi».

 

Sempre di recente, la disintegrazione della società tecnologico-finanziaria Wirecard, che bloccò carte di credito anche in Italia. I parlamentari di opposizione al Bundestag accusarono l’allora ministro delle finanze, ora cancelliere, Olaf Scholz, che non per niente, vista la quantità di scandali finanziari in cui è incappato nella sua carriera (uscendone sempre miracolosamente indenne), viene chiamato «Scholzomat».

 

Del resto Germania, che fa la morale a tutti, nello scorso secolo ha fatto default tre volte…

 

E poi c’è la storia, più esoterica, dell’oro tedesco di Fort Knox, che dicevano potesse essere sparito: la FED si era rifiutata di mostrarlo ai tedeschi… La situazione negli anni forse si è risolta, Tuttavia ci preme dire che questi problemi l’Italia non li ha avuti, e rimane il terzo Paese al mondo per riserve auree: 2.451,8 tonnellate.

 

Insomma, avete capito dove vogliamo andare a parare.

 

L’Italia, indebolita, divisa, è un tesoro a cielo aperto senza più nessuno che faccia da guardia – né partiti, né sistemi industriali, né militari, nemmeno gruppi criminali seri e motivati, niente

L’Italia, indebolita, divisa, è un tesoro a cielo aperto senza più nessuno che faccia da guardia – né partiti, né sistemi industriali, né militari, nemmeno gruppi criminali seri e motivati, niente.

 

Da papparsi ci sono certo le banche. Ma non solo quelle. Tempo fa si è detto che Bill Gates voleva comprarsi l’hotel più antico di Venezia, il Danieli ma sembra che l’accordo sia sfumato. Tuttavia il pattern è quello: palazzi, pezzi di costa, intere città, potrebbero essere vendute a prezzo di saldo. Lo Stivale come grande outlet.

 

E poi ancora: pensiamo a gioielli industriali come Leonardo-Finmeccanica, che produce tecnologia, anche militare, di altissimo livello, quasi 14 miliardi di fatturato, utile nel 2020 a 243 milioni, 50 mila dipendenti, una produzione pazzesca di elicotteri, cannoni, aerei, satelliti, radar, un portafoglio clienti in 150 Paesi. Il maggior azionista è il MEF: il ministero dell’Economia e delle Finanze. Chi, nel mondo, non vorrebbe mettere le mani sopra ad un simile ben di Dio? Soprattutto, a prezzi di liquidazione – perché questo Paese, lo stata vedendo in real time, si sta liquefacendo.

 

C’è anche Fincantieri. 5 miliardi di fatturato, la produzione di transatlantici, traghetti, yacht, navi mercantili, petroliere, portacontainer,  navi da crociera, piattaforme petrolifere, e poi, soprattutto, navi militari, portaerei, sommergibili. È controllata 71,6% dalla Cassa Depositi e Prestiti.

 

Avete compreso: due aziende di valore immenso, finanziario e strategico. E non sono le uniche. Non ci soffermeremo a parlare di ENI, ENEL, SNAM. Una parte di esse è ancora dello Stato italiano.

 

Abbiamo, in Italia tesori immensi. A partire dal risparmio privato, per il quale anni e anni di tecnocrati hanno cercato di colpevolizzare le famiglie lavoratrici: avete risparmiato perché lo Stato intanto si indebitava… siete voi la causa del debito pubblico… siete colpevoli delle disgrazie del presente, piccoli risparmiatori!

Abbiamo, in Italia tesori immensi. A partire dal risparmio privato, per il quale anni e anni di tecnocrati hanno cercato di colpevolizzare le famiglie lavoratrici e risparmiatrici: avete risparmiato perché lo Stato intanto si indebitava… siete voi la causa del debito pubblico… siete colpevoli delle disgrazie del presente, piccoli risparmiatori! Sarete schiacciate, formichine italiane! Ce lo hanno detto in coro tanti ministri, economisti, tutti magari con un piedino a Bruxelles, a Londra, a Francoforte, a Nuova York. Cioè, da dove partono gli squali.

 

Ora, potremmo essere davanti esattamente a questo fenomeno.

 

Del resto, i personaggi sono gli stessi dell’ultima grande svendita italiana, quando il Paese era, come adesso, sprotetto, dopo che la politica era stata spazzata via dalle inchieste giudiziarie milanesi.

 

Un personaggio, in particolare. Mario Draghi. Quello che, senza voti, senza partito, è premier – con tutti i politici ai suoi piedi. Quello che diventerà forse Presidente della Repubblica. O forse no. È comunque indifferente: il lavoro lo porterà a compimento comunque.

 

Conoscerete la storia del Britannia, lo yacht della Regina Elisabetta, che arrivò il 2 giugno 1992 a Civitavecchia. Un gruppo di grandi player della finanza londinese erano a bordo: l’Italia aveva appena lanciato una serie di privatizzazioni per fare cassa in un momento disperato (erano i giorni, oltre che di Tangentopoli, della strage di Capaci e soprattutto della firma del Trattato di Maastricht).

 

A bordo del panfilo, a presentare la grande occasione dell’Italia in svendita c’era Mario Draghi.

 

«Signore e signori, cari amici, desidero anzitutto congratularmi con l’Ambasciata Britannica e gli Invisibili Britannici per la loro superba ospitalità. Tenere questo incontro su questa nave è di per sé un esempio di privatizzazione di un fantastico bene pubblico» Mario Draghi sul panfilo Britannia, 1992

«Signore e signori, cari amici, desidero anzitutto congratularmi con l’Ambasciata Britannica e gli Invisibili Britannici per la loro superba ospitalità. Tenere questo incontro su questa nave è di per sé un esempio di privatizzazione di un fantastico bene pubblico» esordì il futuro presidente BCE e premier. I British Invisibles erano un gruppo di investitori inglesi, con un nome francamente fichissimo.

 

«Lasciatemi sottolineare ancora che non dobbiamo fare prima le principali riforme e poi le privatizzazioni. Dovremmo realizzarle insieme. Di certo, non possiamo avere le privatizzazioni senza una politica fiscale credibile, che – ne siamo certi – sarà parte di ogni futuro programma di governo, perché l’aderenza al Trattato di Maastricht sarà parte di ogni programma di governo» disse il Draghi sul Britannia, concatenando la questione delle privatizzazioni, cioè delle svendite, con la cieca fede nell’Unione Europea, di cui anni dopo diverrà arconte finanziario nella Torre di Francoforte.

 

Nel 1992 il decreto 333 trasformò in Società per azioni le aziende di Stato IRI, ENI, INA ed ENEL.

 

Il 12 agosto dello stesso anno diventa una Spa anche Ferrovie dello Stato.

 

Nel 1993 venne quindi privatizzato il gruppo SME (che aveva in pancia aziende come Autogrill, Cirio, Supermercati GS e marchi come Pavesi, Motta, Alemagna).

 

Sempre nel 1993, Carlo Azeglio Ciampi (il mentore di Draghi) operò la dismissione della quota del Tesoro nei colossi nazionali Banca Commerciale Italiana, Credito italiano, IMI, STET, ENEL, AGIP, INA.

 

E quindi, si tratta di questo? Privatizzazioni? Svendite? Banche? Le grandi aziende semi-statali sopravvissute? Non ci molleranno fino a che qualche squalo – Paese, gruppo d’affari o singolo speculatore che sia – si papperà il boccone? Si tratta solo della solita rapina internazionale al contribuente italiano? Forse no

Nel 2000 l’ENI vendette i suoi immobili al fondo americano Whitehall per una cifra di 3000 miliardi di lire. Whitehall Street International, altro non era che il fondo immobiliare di Goldman Sachs, la grande banca di investimento di Nuova York che il giornalista Matt Taibbi definì con precisione come «un grande calamaro vampiro che avvolge il volto dell’umanità, incastrando incessantemente il suo becco di sangue in tutto ciò che odora di denaro».

 

È proprio in Goldman Sachs che il 28 gennaio 2002 il Draghi è nominato Vice Chairman e Managing Director. Non è il solo euro-burocrate finito poi a Palazzo Chigi a passare per gli uffici della discussa Banca d’affari USA: tra il 2005 e il 2011 ha lavorato per Goldman anche Mario Monti, la cui ascesa governativa del 2011 è sembrata a molti una prova generale di quello che stiamo vivendo nel 2021.

 

E quindi, si tratta di questo? Privatizzazioni? Svendite? Banche? Le grandi aziende semi-statali sopravvissute? Non ci molleranno fino a che qualche squalo – Paese, gruppo d’affari o singolo speculatore che sia – si papperà il boccone? Si tratta solo della solita rapina internazionale al contribuente italiano (stile Soros 1992: al Tesoro c’era sempre l’Obi-wan Kenobi di Draghi, Carlo Azeglio Ciampi)?

 

Forse no. Forse c’è molto di più.

 

L’Italia è il Paese in cui il nuovo sistema biopolitico ha fatto il passo più lungo: quel sistema dove i diritti sono subordinati all’obbedienza dell’individuo, dove il suo movimento è tracciabile, dove la Costituzione è stata quasi dichiarata pubblicamente superata, dove la democrazia si è rovesciata in schiavitù: stiamo parlando del green pass

L’Italia è il Paese in cui il nuovo sistema biopolitico ha fatto il passo più lungo: quel sistema dove i diritti sono subordinati all’obbedienza dell’individuo, dove il suo movimento è tracciabile, dove la Costituzione è stata quasi dichiarata pubblicamente superata, dove la democrazia si è rovesciata in schiavitù: stiamo parlando del green pass.

 

Come abbiamo ripetuto qui diverse volte, il green pass resterà ben oltre la pandemia, tanto che è stato preparato da ben prima di essa: sulla piattaforma del green pass correrà l’euro digitale.

 

Il green pass servirà a controllare che obbediate anche alle prossime emergenze. L’emergenza climatica. L’emergenza fiscale. L’emergenza informatica. L’emergenza inflattiva. L’emergenza energetica. La vostra libertà sarà contenuta nella piattaforma elettronica di cui il vostro telefonino è il terminale: cioè, di cui voi stessi siete i terminali.

 

Non è possibile buttare via una simile ricchezza: la popolazione si è sottomessa a questo censo digitale che limita i suoi diritti costituzionali (e oltre: quelli prepolitici, umani, biologici), la popolazione è schedata – tutta. La popolazione è pronta, sicuramente, ad accettare che nella stessa applicazione vi corra l’euro elettronico – cioè la propria schiavitù economica ed esistenziale più intima.

 

Con esso lo Stato neototalitarista – il Moloch biosecuritario digitale, la nuova realtà di sorveglianza elettronica continua, onnipervadente – sarà completo. Con esso il consorzio umano può essere resettato e riprogrammato a piacere: già lo è. Il Grande Reset è qui, da molti mesi.

 

Non è possibile buttare via una simile ricchezza: la popolazione si è sottomessa a questo censo digitale che limita i suoi diritti costituzionali (e oltre: quelli prepolitici, umani, biologici), la popolazione è schedata – tutta. La popolazione è pronta, sicuramente, ad accettare che nella stessa applicazione vi corra l’euro elettronico – cioè la propria schiavitù economica ed esistenziale più intima

Se vi lamentate per il nuovo DCPM in cui sarebbero inseriti i controlli a tampone su coloro che senza green pass potrebbero andare al supermercato a comperare «beni non essenziali», non avete capito cosa si potrà fare con l’euro digitale: semplicemente, non ve lo faranno acquistare.

 

Il non vaccinato non potrà comprare il quaderno per suo figlio. E non è detto che la birra, o il salmone, siano «beni essenziali». Non lo decidete voi, cosa è essenziale: e vi sarà specificato alla cassa, dove il vostro soldo, per quel prodotto, non funzionerà.

 

Domani, con il denaro digitale – il denaro «programmabile» il diabetico e l’obeso non potranno comperare la Nutella. Il numero di sigarette potrebbe essere contingentato attraverso un limite personale di spesa. L’alcol, pure. Potrebbero decidere che per emergenza – magari per il clima, non più per il virus – non potete più spostarvi, un altro lockdown.

 

Se riuscirete a trovare modo di andare in un’altra città, qui il vostro danaro non funzionerà, perché sarà geolocalizzato.

 

Le multe vi verranno prelevate direttamente dal conto – nel rovesciamento dello Stato di diritto, prima sei condannato, e poi, magari, se hai tempo e danaro, nel caso farai ricorso.

 

E, gran finale, ci sarà il momento in cui, magari su ordine di un algoritmo, il tuo danaro verrà «spento» e basta: perché hai trasgredito (in Cina, con il sistema del credito sociale, basta un commento critico del governo che ti scappa in rete…), perché hai fatto qualcosa che non va (per la salute, per l’ambiente, per il fisco, per la tolleranza verso le minoranze riconosciute ufficialmente), per qualsiasi motivo si inventeranno.

 

Quindi: l’esperimento Italia non può essere buttato così.

 

Possono riaprire tutto, anche lasciare che le persone si infettino (ricorderete le proposte toscane di non sospendere il green pass ai vaccinati positivi…), ma non possono mollare il green pass, che è l’elemento centrale della società del futuro che l’oligarcato sta costruendo: controllo e sottomissione

Possono riaprire tutto, anche lasciare che le persone si infettino (ricorderete le proposte toscane di non sospendere il green pass ai vaccinati positivi…), ma non possono mollare il green pass, che è l’elemento centrale della società del futuro che l’oligarcato sta costruendo: controllo e sottomissione. Costanti, onnipresenti.

 

È per questo motivo che fanno sorridere le parole dei ministri francesi che riportavamo sopra: dicono che riaprono tutto, perfino le discoteche, e proprio nel momento del picco. Ma il pass deve restare.

 

Finché l’Italia non si ribellerà al green pass, nessuna restrizione verrà veramente levata. Del resto, nessuno di voi in questo momento è libero. Né il vaccinato, né il bivaccinato, il trivaccinato, il guarito, l’esentato (rara avis). Nessuno lo è, perché la vostra libertà, che si traduce tristemente in un documento elettronico da film distopico, è a tempo determinato.

 

Riapriremo quando avremmo resettato – noi – il sistema

Immaginate di dovervi sposare con qualcuno che vi dice: «ti sposo, ma a giugno ci lasciamo, a meno che non ti sottometti, e fai quello che dico io, magari un’altra sprizza di mRNA nel deltoide, magari qualcos’altro che ti chiederò, e tu dovrai obbedire». La maggior parte delle persone ha accettato questo matrimonio. Lo Stato non è solo vostro sposo, è vostro padre, è vostra madre, è soprattutto, concretamente, vostro socio. Siete entrati in questa relazione tossica, da sottoni disperati, e state continuando, senza vergogna.

 

Del resto vi chiedono una cosa semplice: obbedire. E voi continuate ad obbedire, nella speranza di dimenticarvi di tutto, come un alcolizzato attaccato alla bottiglia. Dimenticate dove siete finiti. Dimenticate che siete diventati degli schiavi, che si è installato un nuovo totalitarismo.

 

«Nessuno è uscito dal totalitarismo continuando ad obbedire» dice Kennedy.

 

Vi diciamo di più. Vi diciamo che dovete mettervela via: bisognerà combattere, e soffrire tantissimo.

 

Riapriremo quando avremmo resettato – noi – il sistema.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

 

 

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Organizzazioni del controllo globale

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Renovatio 21 pubblica l’intervento apparso su X del pensatore conservatore polacco Krzysztof Szczawinski, matematico e filosofo, già trader di derivati, protagonista in rete di numerose riflessioni sullo stato delle cose da un punto di vista storico, filosofico, politico.

 

Non l’hanno costruito in un giorno. L’hanno costruito in un secolo: organizzazione dopo organizzazione, think tank dopo think tank, generazione dopo generazione. Ecco l’architettura. La Fabian Society (1884) – il modello fondante. Non assaltare le istituzioni. Infiltrarsi. Il loro emblema: il lupo travestito da agnello. Il loro metodo: pazienza, perseveranza, la lunga marcia.

 

La London School of Economics (1895) – il braccio educativo dei fabiani. Ha formato i politici, i funzionari pubblici, gli economisti e i giornalisti che avrebbero guidato il ventesimo secolo in tutto il mondo anglofono.

 

Il Council on Foreign Relations (1921) – l’apparato intellettuale dell’establishment americano. Ha prodotto ogni Segretario di Stato, ogni Direttore della CIA, ogni presidente della Federal Reserve per cinquant’anni. Ha deciso quale sarebbe stata la politica estera americana prima ancora che i funzionari eletti ne fossero informati.

 

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L’Istituto per la Ricerca Sociale – la Scuola di Francoforte (1923) – il motore filosofico. Teoria critica: tutto da criticare, niente da costruire. Trasferitosi alla Columbia (nota università neoeboracena) nel 1934, ha fornito al progetto le sue basi intellettuali.

 

Il Gruppo Bilderberg (1954) – l’incontro annuale di coloro che effettivamente gestiscono le cose. Nessun verbale. Nessuna stampa. L’istituzione che ha reso inevitabile il progetto globalista, garantendo che tutti coloro che contavano avessero già dato il loro consenso prima ancora che iniziasse il dibattito pubblico.

 

Il Club di Roma (1968) – gli inventori del pessimismo di civiltà come politica. I Limiti della Crescita (1972), il rapporto che affermava che il mondo stava esaurendo ogni risorsa e che la crescita doveva fermarsi. L’origine intellettuale di ogni politica di decrescita, sistema di crediti di carbonio e punteggio ESG che ne è seguito.

 

Il World Economic Forum (1971) – Klaus Schwab, Davos, il programma Young Global Leaders. Il meccanismo specifico attraverso il quale la prossima generazione di leader viene identificata, formata e messa in rete prima di raggiungere il potere. Trudeau, Macron, Merkel, Ardern – la lista degli ex allievi è il fatto politico più importante degli ultimi trent’anni che nessuno ha insegnato a scuola.

 

Le Open Society Foundations – Soros. Il sistema capillare: migliaia di ONG, organizzazioni mediatiche, fondi legali e gruppi della società civile in ogni paese occidentale, finanziati dall’alto, ma che appaiono organici dal basso. L’uomo che ha mandato in rovina la Banca d’Inghilterra nel 1992 ha usato i proventi per finanziare le istituzioni che rendono possibili tali azioni.

 

Common Purpose (1989) – la versione britannica dei Young Global Leaders, che opera a livello istituzionale. I suoi laureati dirigono la BBC, il Servizio Sanitario Nazionale (NHS), la polizia, la pubblica amministrazione, gli enti locali e la magistratura. Il braccio formativo della Fabian Society, aggiornato per l’era post-Thatcher. Meno conosciuto degli altri. Più preciso a livello operativo.

 

Il Gruppo Spinelli – la rete federalista europea all’interno del Parlamento Europeo, che promuove il programma che Altiero Spinelli scrisse in prigione nel 1941: dissolvere la sovranità nazionale in modo permanente in un’amministrazione sovranazionale, inserirla in un’integrazione economica che renda la separazione politica proibitivamente costosa e renderla irreversibile per definizione. Ancora attivo. Ancora funzionante come previsto.

 

Un secolo. Dieci organizzazioni. La stessa meta raggiunta da diverse direzioni: attraverso la cultura, l’istruzione, la finanza, la regolamentazione e la formazione delle persone che avrebbero poi gestito tutto.

 

E dall’altra parte? Niente di paragonabile. Nessuna istituzione con un mandato a lungo termine. Nessun percorso formativo per la prossima generazione di costruttori di civiltà. Nessun finanziamento coordinato per l’alternativa. Nessuna Davos per coloro che credono nella civiltà occidentale piuttosto che nella sua dissoluzione pianificata.

 

Abbiamo bisogno di un Consiglio della Civiltà Occidentale. Pubblico. Trasparente. Tutto ciò che l’altra parte non è, perché la difesa della civiltà occidentale non richiede oscurità. Richiede esattamente ciò che l’altra parte non può offrire: la verità, dichiarata chiaramente, in pubblico, senza maschere.

 

Loro avevano un secolo e un piano. Noi abbiamo la verità, il talento, X e il crollo del loro monopolio distributivo. Questo dovrebbe bastare.

 

Costruiamolo.

 

Krzysztof Szczawinski

 

Immagine di Simon Harriyott via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic

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Trump revocherà le esenzioni fiscali alle fondazioni di Soros

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Il Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent e l’IRS sarebbero prossimi a revocare l’esenzione fiscale a diverse organizzazioni non profit di sinistra, tra cui le Open Society Foundations (OSF) di George Soros, il Southern Poverty Law Center e il Council on American-Islamic Relations (CAIR). Lo riporta il New York Post, citando fonti a conoscenza della vicenda, riferisce che il   Il presidente Donald Trump ha più volte minacciato azioni contro le non profit di sinistra, in particolare contro l’OSF, accusandole di alimentare «proteste violente» e di danneggiare il Paese. La campagna si è intensificata dopo l’assassinio dell’attivista conservatore Charlie Kirk, avvenuto nel settembre dell’anno precedente, quando Trump ha definito il movimento Antifa – scarsamente organizzato ma sostenuto da organizzazioni non profit di sinistra – come «organizzazione terroristica interna».   All’epoca i media americani riportarono che il Dipartimento di Giustizia stava spingendo i procuratori ad avviare un’azione penale contro l’OSF. L’amministrazione avrebbe ipotizzato accuse quali sostegno materiale al terrorismo, racket, incendio doloso e frode telematica. La fondazione condannò i piani riferiti definendoli «attacchi politicamente motivati ​​contro la società civile».

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Il rinnovato attacco all’OSF e ad altre non profit si fonda in parte su un ordine esecutivo firmato da Trump nel 2025, rivolto alle organizzazioni che operavano con uno «scopo illegale sostanziale». Il Dipartimento del Tesoro sta ora preparando un’ampia verifica fiscale sulle realtà sospettate di abusare del codice tributario statunitense, secondo quanto riferito al Post da tre fonti.   L’indagine colpisce anche vari gruppi di pressione anti-aziendali e sindacali. I funzionari del dipartimento si sono dimostrati «aggressivi come cani con l’osso» riguardo alle indagini, e molti di questi gruppi e i loro finanziatori erano già «in bilico», ha dichiarato una delle fonti al Post.   La stessa fonte ha affermato: «C’è molta pressione interna per portare a termine il progetto, ma alcune persone all’IRS procedono ancora troppo lentamente». «Si prevede che la situazione cambierà molto presto».   Tuttavia, l’offensiva dell’amministrazione contro le organizzazioni non profit potrebbe scatenare un’ondata massiccia di cause e rischiare di perdere slancio prima di produrre risultati concreti, hanno avvertito le fonti. Le preoccupazioni riguardano in particolare i gruppi sospettati di collegamenti con organizzazioni terroristiche straniere, ovvero il CAIR.   All’inizio di questa settimana l’amministrazione Trump ha adottato provvedimenti contro tre organizzazioni con sede in Europa, tra cui due gruppi filo-palestinesi, designandole come terroristi transnazionali. Palestine Action e Masar Badil, insieme ad Autistici/Inventati – che fornisce strumenti digitali gratuiti ad attivisti di sinistra in tutto il mondo – sono ora soggetti a sanzioni del Dipartimento di Stato americano.   La campagna di Trump contro la presunta «rinascita del terrorismo politico di estrema sinistra» negli Stati Uniti e altrove è stata ripetutamente criticata da più parti. Chi è stato oggetto delle misure ha accusato il presidente americano di persecuzione politica ingiustificata, mentre esperti indipendenti hanno osservato che l’amministrazione statunitense potrebbe aver preso di mira in modo sproporzionato gli esponenti della sinistra, ignorando l’estremismo di destra.

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Come riportato da Renovatio 21, lo stesso segretario Bessent in passato ha lavorato con Soros.   Documenti usciti l’anno passato indicherebbero che Open Society Foundation di Soros sarebbe coinvolta nei tentativi della campagna di Hillary Clinton del 2016 di accusare falsamente Donald Trump di avere legami con la Russia.   Come riportato da Renovatio 21, mesi prima Elon Musk aveva dichiarato che Soros vuole far deragliare i piani di Trump. L’ex consigliere del presidente Steve Bannon aveva chiesto a Trump di revocare la medaglia presidenziale conferita allo speculatore internazionale.   È emerso nel 2023 il fatto che Soros aveva finanziato un’armata di influencer di TikTok con lo scopo di fare propaganda alla presidenza Biden.   Come riportato da Renovatio 21, Soros cinque anni fa aveva detto che «Trump sparirà nel 2020 o anche prima». Nel settembre scorso, lo stesso Trump aveva annunciato un’indagine su George Soros, accusandolo di finanziare «rivolte» di massa negli Stati Uniti tramite le ONG sostenute dalla sua Open Society Foundations.   «Hanno degli agitatori professionisti… Vengono pagati per la loro professione da Soros e da altre persone», aveva detto Trump in un’intervista rilasciata a Fox & Friends. «Indagheremo su Soros perché penso che si tratti di un caso RICO contro di lui e altre persone», ha aggiunto. «Questa è più di una semplice protesta: è vera agitazione. Sono rivolte di strada, e indagheremo su questo», ha detto Trump.  

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Soros e Trump si erano conosciuti negli anni Ottanta a Nuova York o a Nuova York, finendo anche per cenarci insieme più di una volta, in quanto, è stato raccontato, avevano casi di rispettivi dipendenti che si frequentavano. Soros ricorda l’insistenza di Trump nel tentare di vendergli un costosissimo condo, un appartamento nelle sue proprietà immobiliari.   In uno sviluppo non privo di significato in questo ambito, il figlio di Soros Alex, cui è passato l’intero impero filantrocapitalista, ha sposato il 14 giugno 2025 Huma Abedin, ex braccio destro di Hillary Clinton, ex moglie dell’ex rappresentante al Congresso per lo Stato di Nuova York Anthony Wiener, caduto in disgrazia prima per le rivelazioni di una pornostarra con foto postate su Twitter e poi per aver mandato messaggi sessuali ad una minorenne. I due, scrive il New York Times nell’articolo che ne celebra le nozze, si erano conosciuti nell’autunno 2023 al party di compleanno dell’ereditiera Nicky Hilton Rothschild.
Come riportato da Renovatio 21 il presidente aveva chiesto di processare Soros e suo figlio per il sostegno a «proteste violente» in tutti gli USA, affermando: «non lasceremo che questi lunatici distruggano l’America».   Come riportato da Renovatio 21, al World Economic Forum di Davos di cinque anni fa Soros aveva promesso che Trump sarebbe sparito «nel 2020 o anche prima». Non è andata così, ed è la mente dello stesso speculatore internazionale che sembra sparire, con voci che dicono che l’abdicazione al figlio sia dovuta al fatto che il Soros senior non sia più compos mentis.
 

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Immagine di World Economic Forum via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic
 
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Oligarcato

Bill Gates che la sua fedina relativa a Epstein è «pulita»

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Il cofondatore di Microsoft Bill Gates ha sostenuto di non dover essere considerato macchiato dalla passata associazione con il criminale sessuale Jeffrey Epstein.

 

In un’intervista rilasciata giovedì ad Axios, il miliardario ha affrontato i suoi legami con il finanziere defunto, presentandoli come una fonte di danni reputazionali, e ha insistito sul fatto che la controversia non dovrebbe oscurare le sue posizioni attuali su temi come l’intelligenza artificiale e la salute globale.

 

«Ho commesso degli errori. Sono cambiato», ha detto Gates. «Credo che i fatti siano chiari e che le persone possano giudicarmi in base a ciò che ho fatto».

 

Gates ha negato qualsiasi coinvolgimento nelle attività criminali di Epstein e ha dichiarato al Congresso che il noto pedofilo tentò in seguito di ricattarlo a causa di relazioni extraconiugali.

 

Il magnate della tecnologia ha definito i rapporti con Epstein un «enorme errore», sostenendo che fossero limitati e finalizzati a raccogliere fondi per progetti filantropici.

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Questa settimana Gates ha anche pubblicato un ampio saggio sulla prossima «turbolenta era dell’IA» e sul cambiamento del suo atteggiamento verso questa tecnologia. L’intelligenza artificiale potrebbe diventare «il più grande strumento di uguaglianza mai inventato» oppure «la peggiore fonte di ingiustizia», ha scritto, avvertendo che i governi restano pericolosamente impreparati allo sconvolgimento sociale ed economico in arrivo.

 

L’oligarca informatico ha riconosciuto il suo «potenziale pregiudizio» e ha ammesso di aver «beneficiato enormemente» del settore tecnologico, di mantenere con esso legami finanziari e di collaborare con Microsoft e altre aziende di intelligenza artificiale tramite la Fondazione Gates.

 

Gates avverte ora che l’IA potrebbe provocare sconvolgimenti di portata diversa. A differenza delle precedenti rivoluzioni tecnologiche, sostiene, può sostituire direttamente la cognizione umana e rimpiazzare rapidamente i lavoratori in settori come diritto, medicina, assistenza clienti, software e manifattura. Senza le giuste politiche, prevede, ci saranno comunque nuovi posti di lavoro, ma «molti meno di quelli attuali».

 

Oggi Gates sostiene che il margine per rallentare potrebbe essere ancora più stretto. Pur dicendosi favorevole a un piano internazionale credibile per limitare lo sviluppo dell’IA, ha concluso che «gli incentivi geopolitici ed economici spingono troppo forte per procedere a tutta velocità». In passato Gates aveva rifiutato di firmare un memordandum di limitazione dell’IA e aveva pure accennato alla sostituzione degli insegnanti con i bot, arrivando addirittura a dire che l’IA salverà la democrazia.

 

Ora Gates avverte che la crescente accessibilità dell’Intelligenza Artificiale potrebbe facilitare lo sviluppo di capacità di attacco informatico e di armi biologiche da parte di soggetti malintenzionati, mentre le armi autonome potrebbero conferire ai governi una maggiore capacità di usare la forza letale senza intervento umano. Anche la sorveglianza e la manipolazione dell’opinione pubblica diverrebbero più economiche ed efficaci.

 

Alla fine, ha avvertito Gates, il pericolo potrebbe venire dalle macchine stesse: sistemi sempre più potenti «potrebbero iniziare ad agire contro i nostri interessi e potremmo perdere il controllo».

 

Non è la prima volta che Gates lancia l’allarme su una minaccia globale incombente. In un intervento al TED del 2015, ampiamente seguito, aveva avvertito che il mondo era impreparato ad affrontare la prossima grande epidemia.

 

La pandemia di COVID-19 ha poi dato a quell’avvertimento un’aura di preveggenza, ma il ruolo di primo piano di Gates nelle politiche sanitarie globali lo ha reso un bersaglio di sfiducia. I suoi moniti passati e la partecipazione della Fondazione Gates a una simulazione di pandemia del 2019 sono stati poi intrecciati a numerose teorie secondo cui avrebbe pianificato l’epidemia e inteso trarre profitto dai vaccini. Lui stesso ha definito tali accuse «folli» e «malvagie».

 

Come riportato da Renovatio 21, dai carteggi degli Epstein files sta emergendo che Epstein si stava adoperando per un piano che avrebbe fatto ottenere «più soldi» per i vaccini di Gates. Del coinvolgimento dei due in progetti di vaccinazione universale si era già parlato anni fa.

 

È parimenti emerso che Gates ed Epstein hanno finanziato un portale di ricerca nel tentativo di controllare il dibattito scientifico. Un’altra figura centrale nel controllo del discorso pandemico, l’architetto della lista nera della disinformazione Tim Allan, si è dimesso dal governo britannico a seguito dei legami saltati fuori con lo Epsteino.

 

Gli incontri tra i due inoltre potrebbero aver concorso a creare, a partire dal 2013, le basi per programmi di vaccinazione globale, poi realizzatasi drammaticamente durante la cosiddetta pandemia COVID-19 Come riportato da Renovatio 21, dai file desecretati sono uscite manovre di Epstein per far ottenere a Gates «più soldi per i vaccini» e sistemi per controllare il dibattito scientifico.

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La bizzarra amicizia emerse grazie ad un exposé del New York Times e riemerse con il divorzio dei Gates, ha suggerito la risposta alla domanda che nemmeno il giornalista più coraggioso ha provato a rivolgere al primo donatore mondiale dell’OMS: cosa univa in realtà, nel profondo, Epstein e Gates? Nessuno dei due aveva bisogno di danaro. Né di donne, riteniamo. E quindi? La risposta che abbiamo provato a dare è: l’eugenetica.

 

Epstein era una sorta di transumanista apocalittico: aveva avuto l’idea di mettere il suo seme «superiore» e quello di geni accademici nel grembo delle ragazzine che sfruttava. Da lì si sarebbe potuto ripopolare il pianeta con una razza eletta di superuomini cervelloni. «È possibile che Gates vedesse in Epstein – con le sue isole, i suoi ranch, i suoi progetti di fanciulle ingravidate con il seme suo e di supergeni scienziati – qualcuno che comprendesse la sua visione del mondo e la sua rara capacità di renderla reale?» si chiedeva Renovatio 21 un anno fa.

 

L’argomento dell’eugenetica era discusso apertamente da Bill e la moglie Melinda dentro e fuori della loro Fondazione; era il tema preferito prima di quello delle Pandemie e dei vaccini, che del controllo della popolazione è diretta conseguenza.

 

Renovatio 21 ha altresì riportato di altre cene che in quegli anni Gates faceva con i Soros, i Rockefeller, i Buffet, etc. L’argomento, trapelò, era proprio quello: il controllo della popolazione mondiale, la sua riduzione.

 

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Immagine di European Parliament via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International

 

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