Pensiero
La guerra totale di Zelens’kyj-Meloni, la pace di Silvio Berlusconi
E così ci è toccato di vedere anche questa: il primo ministro del nostro Paese che va a baciare la pantofola al regime di Kiev, il giorno dopo che il boss vero è passato per promettere ulteriore morte e distruzione con tanto di sirene finte dispiegate per le TV. Con tanto di occhiali da sole da duro.
Sono, immaginiamo, cascami della sovranità limitata.
Tuttavia ci sconvolge la leggerezza con cui Giorgia – anche il presidente-comico ucraino la chiama così – si presta alla macchina infernale in atto, anche qui bene a favore di telecamera.
In pratica, il presidente del Consiglio italiano va a trovare, e sorridere, e promettere roba (sono qui per capire cosa serve all’Ucraina, ha detto, come se in questi mesi non ci fosse stata ripetuta ad nauseam la risposta: armi, danaro, armi, danaro, miliardi, missili, tank aerei militari, altri miliardi) l’uomo che tre giorni fa su Die Welt ha parlato apertis verbis di Terza Guerra Mondiale.
«Perché se la Cina si allea con la Russia, ci sarà una guerra mondiale, e penso che la Cina ne sia consapevole», ha Zelens’kyj, che finalmente comincia a significare anche a parole quello che ha fatto in tutto questo tempo con i fatti: condurre il mondo verso un nuovo olocausto bellico, magari fatto di armi termonucleari – lo sapete, questo è l’unico modo che il regime di Kiev ha per salvarsi la pelle.
Perché, se vince la Russia, l’élite ucraina, Zelens’kyj e i suoi ministri, non si sa che fine facciano: o fuggono (capitali all’estero statene certi ce ne sono) oppure possono subire processi e ritorsioni, e magari nemmeno da parte dei russi.
Tuttavia, anche l’altra opzione è disastrosa per il comico-presidente, forsanche di più: se scoppia la pace, i nazisti che lo attorniano (nel senso: si dice che siano proprio i battaglioni nazintegristi a fargli da sicurezza personale), potrebbero mantenere la promessa fatta alla sua elezione nel 2019, che è quella di impiccarlo ad un albero del Kreshatik (il bel viale del centro di Kiev che porta a piazza Maidan) nel caso lui ceda anche solo un centimetro del territorio russo.
Ci dispiace: il Donbass, la Crimea, non torneranno più indietro. Questo lo ha capito e accettato perfino Elon Musk, che all’Ucraina aveva dato i satelliti.
Ne consegue che l’unica opzione per la banda di Kiev è quella di augurarsi la distruzione diretta di Mosca, cioè la Terza Guerra Mondiale. Tanti sforzi, anche violenti (pensate al missile ucraino che uccide i contadini polacchi, con immediati richiami ucraini all’articolo 5 della NATO) sono leggibili solo così. Lo ripetiamo da un anno: la sopravvivenza di Zelens’kyj si basa solo sul trascinare tutti noi nel conflitto globale più distruttivo della storia dell’uomo.
Questo è chiaro a tutti. Evidentemente, non è chiaro a Giorgia Meloni.
La quale si è prestata pure al siparietto, traducendo in inglese una domanda di una giornalista italiana rivolta a Zelens’kyj riguardo a Silvio Berlusconi. La Meloni, che di Berlusconi è stata ministro, ha trovato il tempo di fare una battuta: «presidente operaio», ha detto forse riferendosi alle sue doti di traduttrice. Per chi è troppo giovane per ricordarlo, con probabilità si tratta di una piccola presa per i fondelli di uno slogan della campagna elettorale del 2001, quella vinta a man bassa dall’imprenditore milanese con lo slogan del «presidente operaio».
La Meloni, ricordiamo, fece parte del partito di Berlusconi, il PDL. E Berlusconi, ricordiamolo, è attualmente un suo alleato di governo.
È davvero un bel lavoro.
Berlusconi, lo ricorderete, pochi giorni fa aveva espresso parole di verità assoluta sulla situazione ucraina, e sulla necessità di trovare subito la pace. Il che significa, per logica, pensare tutto il male possibile di Zelens’kyj e dei suoi piani. Silvio non si tirò indietro, e lo disse pure.
Il Silvio non è solo in questo pensiero. Malgrado la totale sottomissione mediatica occidentale al continuum NATO, qualcuno si è spinto a dichiararlo, pure in TV, pure nella trasmissione via cavo più seguita in USA.
«Ci sarà una guerra mondiale se la Cina si allineerà con la Russia?» ha detto l’indomito giornalista televisivo Tucker Carlson riflettendo sulle parole di Zelens’kyj al quotidiano tedesco. «Chi potrebbe dire una cosa del genere con calma, visto che, come vi abbiamo appena detto, la Cina è allineata con la Russia? È già successo. Questa non è speculazione. È un fatto. E come risultato di ciò, secondo lo stesso Zelens’kyj, moriranno centinaia di milioni di persone. Non è un grosso problema. Finché ci riprendiamo la Crimea. Questo è un modo di pensare molto oscuro».
Carlson è andato oltre. Ha cominciato a percepire le vibrazioni spirituali, metastoriche, che emanano dal comico ucraino. Arriva a parlare di «forze oscure».
«Lo stesso Zelens’kyj è una forza molto oscura. Questo è ovvio se lo guardi. È inconfondibile. Chi non potrebbe vederlo? Quest’uomo è un distruttore. Ha vietato una fede cristiana nel suo paese e ha arrestato suore e sacerdoti. Oh, ma è un eroe, affermano i nostri leader (…) No, Zelens’kyj non è un eroe. È uno strumento di distruzione totale. Questa non è una difesa dei suoi nemici. È proprio vero e forse è per questo che Joe Biden è attratto da lui. Biden è atterrato oggi a Kiev per promuovere un’altra guerra mondiale».
Zelens’kyj è uno strumento di distruzione totale: questa è la nuda verità. Questo lo ha capito il vecchio Berlusconi, e lo ha detto. Mentre invece il nostro attuale premier è corso a baciare le mani al distruttore del mondo.
Ci sono insomma due campi: ci sono gli uomini di pace, e quelli invece che alimentano la guerra di annientamento planetario che ci si sta parando innanzi.
Giorgia ha deciso da che parte stare, ha deciso da che parte mettere gli italiani (che ora, ricordiamo, in caso di attacco non dispongono dell’antiaerea dei SAMP-T, omaggiati subito allo Zelensco, immaginando comunque che servano moltissimo contro i missili ipersonici Kinzhal e Tsirkon delle forze russe).
Anche Berlusconi ha deciso da che parte stare: da quella della pace, della prosperità, da quella di uomo cresciuto nel dopoguerra italiano, quando tutti, sopravvissuti tra rovine fumanti, sapevano che la guerra è orrenda e nociva, e lo sviluppo economico è ciò di cui si ha veramente bisogno, ciò che permette il vero progresso, la continuazione delle vite umane, delle famiglie.
Zelens’kyj ha detto in conferenza stampa che a Berlusconi non hanno mai bombardato casa.
Si dice che Berlusconi, furioso per l’attacco di Zelens’kyj, sia stato portato ad evitare una risposta all’ucraino. Beh, tentiamo invece di darla noi: Berlusconi è cresciuto a Milano quando questa era ridotta ad un cumulo di macerie dai bombardamenti degli angloamericani – che sono oggidì esattamente i primi alleati di Zelens’kyj, nonché suoi pupari nel mandare al massacro tutti quei ragazzi ucraini. Diremo di più: quella guerra, si dice, fu combattuta contro quei tizi che indossavano, come ricordato nel recentissimo discorso alla Duma di Putin, le mostrine runiche, i galloni con la testa di morto, le svastiche e i Sonnenrad: tutta roba che lo Zelens’kyj, perfino, pubblica impunemente su Instagram.
E poi, la menzogna: davvero dobbiamo berci questa storia dei russi che bombardano le case, esattamente come fanno gli americani in Italia, Germania, Giappone, Corea, Vietnam, Afghanistan, Iraq?
Davvero dobbiamo pensare che stiano censurando il fatto che la Russia stia eseguendo attacchi missilistici di precisione sulle infrastrutture (nella fase due iniziata dopo il bombardamento del Ponte di Crimea celebrato da Kiev) peraltro colpendo quelle di trasmissione e non quelle di produzione energetica?
Non c’è stato scandalo perché quel consigliere di Zelens’kyj ha ammesso poche settimane fa che il missile caduto sul condominio era ucraino?
Dobbiamo dimenticarci, invece, i colpi di artiglieria su case e scuole che nel Bacino del Don hanno ucciso dal 2014 almeno 14 mila persone?
Massì, bevetela tutta, la menzogna: c’è lì a fianco il premier col maglioncino bianco, fidatevi. Si tratta solo di tradurre la massa bovina – la massa vaccina – al macello nucleare, dopo che gli è toccato il macello economico, energetico, e genetico via siringa mRNA.
La pace contro la distruzione totale: non pensate che questo sia qualcosa di nuovo. Specie se c’è di mezzo quello di Arcore.
Siccome siamo su Renovatio 21, vogliamo ricordare che l’azione del potere profondo occidentale contro Berlusconi c’era da molto prima dell’Ucraina, perfino da prima che Berlusconi instaurasse quell’amicizia grande, vera, a tratti struggente, con Vladimir Putin.
Sono passati trenta anni, ma noi ricordiamo bene la stranezza del governo Berlusconi uno, con Silvio che vince inaspettatamente le elezioni del marzo 1994 contro la «gioiosa macchina da guerra» del PDS (allora il PD si chiamava così) di Achille Occhetto, che si sentiva destinato ad assumere finalmente il potere a Roma.
Quando Berlusconi piombò in politica non ruppe le uova nel paniere solo al futuro PD: c’è motivo di pensare che anche i veri padroni del Paese, quelli della «sovranità limitata», non fossero felici: con la caduta del muro, il Dipartimento di Stato americano e la CIA avevano completamente riconfigurato l’assetto dei loro appoggi globali. Quello che stavano con i sovietici, improvvisamente diventavano pro-Washington: ecco che ti tirano fuori dal carcere il terrorista filosovietico Nelsone Mandela, e te lo piazzano pure al potere in Sud Africa, a far ciao con la manina, il sorrisone e l’occhio fessurato.
I vecchi asset, che certo non scodinzolano come quelli che si sono trovati d’improvviso senza padrone, invece vengono eliminati: non è sbagliato pensare che Mani Pulite sia stato esattamente questo, la cancellazione del principale interlocutore antirusso del Paese, la Democrazia Cristiana, e la punizione per il «sovranista» Craxi che diceva che non voleva vedere i cavalli dei cosacchi abbeverarsi nelle fontane del Vaticano (era la promessa di Stalin), ma neanche vedere sgorgare, da quelle fontane, Coca-cola: la cosa fu particolarmente chiara a Sigonella.
E quindi, che vincesse le elezioni un amico intimo di Craxi, con il quale non si erano fatti accordi, né si avevano consistenti fili da tirare, era accettabile per il padrone americano?
No. E infatti il governo Berlusconi durò pochissimo. Quando rivinse le elezioni nel 2001, con percentuali che in certe regioni furono travolgenti, Berlusconi si adoperò per avvicinare questo nuovo presidente russo, molto composto, provenienza KGB, forse l’opposto totale della sua figura. Ci riuscì, al punto da creare un immenso punto per la storia della NATO – e quindi della pace sulla Terra – con gli accordi di Pratica di Mare, che riunirono i massimi vertici del pianeta (dotati di armi atomiche) per siglare la cooperazione con la massima superpotenza nucleare del mondo, la Russia.
Cominciate a vedere dove vogliamo andare a parare. Quando Berlusconi torna al potere nel 2008 (dopo aver perso contro Prodi per lo 0,07% dei voti) il rapporto con la Russia è oramai profondissimo: c’è l’acquisto di gas a buon mercato che favorisce le nostre aziende, ci sono le nostre banche che si espandono in Russia e pure nelle ex-repubbliche sovietiche, ci sono le PMI (tecnologia, moda, alimentari) che esportano miliardi e miliardi ogni mesi in Russia (e importano, pure), ci sono cooperazioni che fioriranno in settori strategici come l’aerospazio.
L’amicizia con lo Zar è tale che alla conferenza stampa per la vittoria elettorale, tenuta nella villa di Berlusconi in Sardegna, a fianco di Silvio c’è proprio Putin. Se lo rammentate, dovrebbero venirvi le vertigini: ma è così. Così come, poco dopo, Berlusconi in un’altra conferenza stampa congiunta con Putin, risponde in sua vece per difendere l’operato russo in Georgia, dove era andata in scena un’altra sanguinaria provocazione dei neocon, l’ultima dell’era Bush jr., che per le questioni cerebrali qualcuno potrebbe assimilare al Biden.
Anche quel governo Berlusconi finì anzitempo: all’apice della popolarità, cioè all’altezza del terremoto dell’Aquila, per il quale i russi a differenza degli americani mandarono subito degli aiuti, si attuò una manovra imprevista, con un’accusa da non credere: a Berlusconi piacciono le donne. In particolare, qualcuno sussurrò che sì, sulle storie delle escort, forse poteva esserci lo zampino americano, o meglio, così la pensava qualcuno di vicino a Berlusconi.
Le donne, e i processi, non furono abbastanza: sappiamo che la defenestrazione di Berlusconi la ottennero tramite una guerra economica. Ecco i risolini di Merkel e Sarkozy, il complotto (sì, anche i giornaloni oramai lo definiscono così) per far fuori Silvio dalla scena europea, certificato dai racconti autobiografici dell’ex segretario del Tesoro di Obama Timothy Geithner. Si inventarono lo spread – il COVID del 2011 – per allarmare il popolino, prepararono il tecnocrate di turno (con bollino Goldman Sachs), Mario Monti, il cui governo di tecnici «alieni» fu votato dalla stessa Meloni.
A Silvio andò bene: quell’anno, poco più sotto, un altro vertice di Stato veniva massacrato belluinamente, uno che pure conosceva bene, uno con cui aveva stipulato patti che favorivano non di poco l’interesse nazionale, le nostre aziende, la popolazione. Con l’uccisione di Gheddafi, la Libia, dove regnava la pace tra tribù e fazioni, diventa un inferno che ancora oggi brucia e minaccia di scottare anche noi.
Gli interessi nazionali italiani vanno a farsi friggere: entrano i francesi, gli inglesi, i turchi, i russi, gli egiziani, i sauditi, i quatarioti, e noi stiamo a guardare la nostra ex colonia, ora partner energetico strategico, divenire un buco nero. Facciamo notare anche che in Libia si piazzarono subito gli USA: sono indimenticabili le risate sataniche di Hillary Clinton quando le dicono che il rais libico è morto; di lì a poco il loro ambasciatore, Stevens, finirà impalato dai tagliagole sorti nel dopo-Gheddafi. Qualcuno dice che in realtà il diplomatico, o qualcuno sotto di lui, stesse combinando per conto di Washington un trasferimento di armi dai magazzini libici alla Siria, dove andava alimentata la rivolta anti-Assad da parte degli islamisti takfiri, tra cui l’ISIS.
Voci. Tuttavia vedete che anche qui abbiamo lo stesso schema: da una parte, chi porta distruzione e morte; dall’altra, chi vuole la pace e la cooperazione.
Berlusconi ha la sfortuna di stare dalla parte di chi ama la vita, il benessere, la prosperità. Berlusconi, come Trump, non vive di trame di annientamento, rifiuta per natura i programmi di devastazione che vengono dalle burocrazie del potere profondo.
È per questo che, in questo momento più che mai ci servono uomini così al potere: uomini veri, uomini sani, uomini che, secondo la più basica legge naturale, scelgono la vita e non la morte.
La Necrocultura, lo avete capito, fa qualsiasi cosa oggi per impedire che tali uomini arrivino e restino al potere: trucca le elezioni, gestisce colpi di palazzo, organizza linciaggi.
Lo avevamo detto altrove ricordando la crisi di Cuba, dove a parlarsi, e a risolvere, erano Kennedy e Krushev: l’assenza di uomini veri al comando oggi ci sta portando verso il baratro atomico.
Ci troviamo in un tempo in cui dobbiamo combattere contro forze oscure, contro le quali vogliono toglierci ogni difesa.
Il nostro governo obbedisce all’Impero del Male, sta da quella parte. Che non è quella che vuole che continuate a vivere e prosperare, come nell’Italia degli anni in cui son cresciuti i Berlusconi: pace, famiglia, lavoro. La vita oltre le macerie. Dall’altra parte chi invece opera, da sempre, per la rovina dell’umanità.
Siamo sempre qui: la vita contro la morte. Scegliete quale principio deve governare la vostra esistenza – e il vostro Paese.
Roberto Dal Bosco
Pensiero
Il manifesto di Palantir in sintesi
La società Palantir, da anni al centro di controversie per il peso che avrebbe nell’amministrazione, ha pubblicato online una summa delle idee contenute nel libro del suo CEO Alex Karp smartfono La repubblica tecnologica, uscito alla fine del 2025. Palantir produce un software di sorveglianza e predizione utilizzato dai servizi segreti e dalle forze di polizia non solo americane. I suoi prodotti principali sono Gotham (per intelligence e difesa), Foundry (per il settore commerciale) e AIP (Artificial Intelligence Platform), che collega AI sicura ai dati aziendali.
Nata per supportare operazioni antiterrorismo, oggi è leader nell’AI agentica e nell’automazione operativa, dal fronte militare alle catene di produzione. Con sede principale in Florida, Palantir è quotata in borsa (PLTR) e nel 2026 ha una capitalizzazione di circa 349 miliardi di dollari. La sua forza sta nel trasformare dati complessi in azioni concrete, mantenendo un forte focus sulla sicurezza – in passato è circolata l’idea che il software avesse contribuito ad individuare Bin Laden.
L’azienda è accusata di essere un bastione dell’apparato industriale di sorveglianza e AI in caricamento nello Stato americano e non solo. Alcuni sostengono che vi sia una grande influenza di Palantir sull’amministrazione Trump: Thiel fiancheggiò apertamente Trump nell’elezione presidenziale 2016 (mentre nel 2020, per qualche ragione, non lo fece…) e diede il primo lavoro in Silicon Valley al vicepresidente JD Vance, facendolo operare in un suo fondo venture capital.
Il Karp, nato nel 1967 da padre ebreo e madre afroamericana, è laureato in filosofia a Haverford e con un dottorato in teoria sociale neoclassica all’Università di Francoforte. Si tratta di un background insolito per un CEO della Silicon Valley: studia con il filosofo tedesco dell’ermeneutica Juergen Habermas, critica il gergo ideologico e mescola pensiero europeo con pragmatismo americano.
La sua filosofia, esposta nel libro, è un manifesto nazionalista americano che accusa la Silicon Valley di essersi smarrita inseguendo app frivole e ha dimenticato le sue radici nel complesso militare-industriale. Seguendo in parte il pensiero dello studioso dello «scontro delle civiltà» Samuel Huntigton, Karp sostiene che l’Occidente non prevale per superiorità morale astratta, ma per la capacità di applicare violenza organizzata attraverso la tecnologia. Perciò la produzione di software e l’AI devono tornare a servire l’«hard power» per mantenere la supremazia americana e occidentale contro avversari autoritari.
Per il Karpo il progresso tecnologico non è neutro: deve essere al servizio della nazione, della deterrenza e della sopravvivenza delle società libere. Critica il pacifismo di comodo della Valley e invita a un’alleanza tra Stato e industria tech per un nuovo «secolo americano». Il Karp è noto da anni per il suo essere eccentrico (avrebbe una strana passione per gli occhialini da piscina), diretto e controverso.
Sul principale finanziatore e fondatore di Palantir, Peter Thiel, assurto di recente agli onori delle cronache italiane per la sua conferenza a Roma sull’anticristo, Renovatio 21 ha scritto molto in passato.
In un post su X, l’account ufficiale di Palantir, sostenendo di aver ricevuto molte richieste in merito, pubblica una sintesi delle idee di CEO e quindi dell’azienda.
Because we get asked a lot.
The Technological Republic, in brief.
1. Silicon Valley owes a moral debt to the country that made its rise possible. The engineering elite of Silicon Valley has an affirmative obligation to participate in the defense of the nation.
2. We must rebel…
— Palantir (@PalantirTech) April 18, 2026
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1. La Silicon Valley ha un debito morale nei confronti del Paese che ha reso possibile la sua ascesa. L’élite ingegneristica della Silicon Valley ha l’obbligo di partecipare attivamente alla difesa della nazione.
2. Dobbiamo ribellarci alla tirannia delle app. L’iPhone è forse la nostra più grande, se non la più grande, conquista creativa come civiltà? Questo oggetto ha cambiato le nostre vite, ma ora potrebbe anche limitare e vincolare la nostra percezione del possibile.
3. La posta elettronica gratuita non basta. La decadenza di una cultura o di una civiltà, e in effetti della sua classe dirigente, sarà perdonata solo se quella cultura sarà in grado di garantire crescita economica e sicurezza per la collettività.
4. I limiti del soft power, della sola retorica altisonante, sono stati smascherati. La capacità delle società libere e democratiche di prevalere richiede qualcosa di più del semplice appello morale. Richiede hard power, e l’hard power in questo secolo si baserà sul software.
5. La questione non è se verranno costruite armi basate sull’Intelligenza Artificiale; è chi le costruirà e per quale scopo. I nostri avversari non si fermeranno a indulgere in dibattiti teatrali sui meriti dello sviluppo di tecnologie con applicazioni critiche per la sicurezza nazionale e militare. Andranno avanti.
6. Il servizio nazionale dovrebbe essere un dovere universale. Come società, dovremmo seriamente considerare l’abbandono di un esercito composto interamente da volontari e combattere la prossima guerra solo se tutti ne condividono il rischio e il costo.
7. Se un marine statunitense chiede un fucile migliore, dovremmo costruirglielo; e lo stesso vale per il software. Come Paese, dovremmo essere in grado di continuare un dibattito sull’opportunità di un’azione militare all’estero, rimanendo al contempo fermi nel nostro impegno verso coloro a cui abbiamo chiesto di esporsi al pericolo.
8. I dipendenti pubblici non devono essere i nostri sacerdoti. Qualsiasi azienda che retribuisse i propri dipendenti nello stesso modo in cui il governo federale retribuisce i dipendenti pubblici farebbe fatica a sopravvivere.
9. Dovremmo mostrare molta più clemenza verso coloro che si sono dedicati alla vita pubblica. L’eliminazione di qualsiasi spazio per il perdono – l’abbandono di ogni tolleranza per la complessità e le contraddizioni della psiche umana – potrebbe lasciarci con al potere personaggi di cui ci pentiremo in futuro.
10. La psicologizzazione della politica moderna ci sta sviando. Coloro che cercano nell’arena politica nutrimento per la propria anima e il proprio senso di identità, che si affidano eccessivamente all’espressione della propria vita interiore in persone che forse non incontreranno mai, rimarranno delusi.
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11. La nostra società è diventata troppo ansiosa di accelerare, e spesso si compiace, della caduta dei suoi nemici. La sconfitta di un avversario è un momento di riflessione, non di gioia.
12. L’era atomica sta finendo. Un’era di deterrenza, l’era atomica, sta per concludersi e una nuova era di deterrenza basata sull’Intelligenza Artificiale sta per iniziare.
13. Nessun altro Paese nella storia del mondo ha promosso valori progressisti più di questo. Gli Stati Uniti sono tutt’altro che perfetti. Ma è facile dimenticare quante più opportunità ci siano in questo Paese per coloro che non appartengono all’élite ereditaria rispetto a qualsiasi altra nazione del pianeta.
14. La potenza americana ha reso possibile una pace straordinariamente lunga. Troppi hanno dimenticato, o forse danno per scontato, che per quasi un secolo nel mondo sia prevalsa una qualche forma di pace, senza un conflitto militare tra grandi potenze. Almeno tre generazioni – miliardi di persone, i loro figli e ora i loro nipoti – non hanno mai conosciuto una guerra mondiale.
15. Bisogna annullare l’indebolimento postbellico di Germania e Giappone. Il disarmo della Germania è stata una reazione eccessiva, di cui l’Europa sta ora pagando un prezzo salato. Un impegno simile e altamente teatrale a favore del pacifismo giapponese, se mantenuto, minaccerà di alterare gli equilibri di potere in Asia.
16. Dovremmo applaudire coloro che tentano di costruire laddove il mercato ha fallito. La cultura dominante quasi deride l’interesse di Musk per le grandi narrazioni, come se i miliardari dovessero semplicemente rimanere nel loro ambito di arricchimento personale… Qualsiasi curiosità o interesse genuino per il valore di ciò che ha creato viene sostanzialmente ignorato, o forse si cela sotto un disprezzo appena velato.
17. La Silicon Valley deve svolgere un ruolo nell’affrontare la criminalità violenta. Molti politici negli Stati Uniti hanno sostanzialmente scrollato le spalle di fronte alla criminalità violenta, abbandonando qualsiasi serio tentativo di affrontare il problema o assumendosi qualsiasi rischio con i propri elettori o finanziatori nel proporre soluzioni e sperimentare in quello che dovrebbe essere un disperato tentativo di salvare vite umane.
18. La spietata esposizione della vita privata dei personaggi pubblici allontana troppi talenti dal servizio pubblico. La sfera pubblica – e gli attacchi superficiali e meschini contro coloro che osano fare qualcosa di diverso dall’arricchirsi – è diventata così spietata che la repubblica si ritrova con un nutrito gruppo di figure inefficaci e vuote, la cui ambizione sarebbe perdonabile se al loro interno si celasse un autentico fondamento di valori.
19. La cautela che involontariamente alimentiamo nella vita pubblica è corrosiva. Chi non dice nulla di sbagliato spesso non dice quasi nulla.
20. Bisogna contrastare la pervasiva intolleranza verso la fede religiosa in certi ambienti. L’intolleranza dell’élite verso la fede religiosa è forse uno dei segnali più eloquenti del fatto che il suo progetto politico costituisca un movimento intellettuale meno aperto di quanto molti al suo interno vorrebbero far credere.
21.Alcune culture hanno prodotto progressi fondamentali; altre rimangono disfunzionali e regressive. Tutte le culture sono ormai uguali. Critiche e giudizi di valore sono proibiti. Eppure questo nuovo dogma ignora il fatto che certe culture, e persino alcune sottoculture, abbiano compiuto meraviglie. Altri si sono rivelati mediocri, e peggio ancora, regressivi e dannosi.
22. Dobbiamo resistere alla tentazione superficiale di un pluralismo vuoto e privo di significato. Noi, in America e più in generale in Occidente, negli ultimi cinquant’anni abbiamo resistito alla definizione di culture nazionali in nome dell’inclusività. Ma inclusione in cosa?
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Immagine di World Economic Forum via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic
Pensiero
La nuova religione civile dell’America è l’israelismo
Why Did Trump Alter The AI Trump-Jesus Image To Have A Luciferian/Ancient Sun God Behind Him?
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Quindi tutto questo in poco più di una settimana. Cosa significa? Perché certamente significa qualcosa. Non si tratta tanto di un paio di meme. Queste sono… Queste sono icone. Questi sono tentativi di inviare una dichiarazione sulla fede. Quale dichiarazione sta inviando il presidente? Beh, non una coerente. Non si tratta di una vera e propria teologia. È derisione. Sta deridendo Gesù. Sta prendendosi gioco del Cristianesimo. La figura centrale della religione viene sollevata. E la sua descrizione di come tutto ciò sia trapelato è di per sé una derisione. Una presa in giro dell’idea di verità. Un giorno dice: «sì, l’ho fatto». Il giorno dopo dice: «no, non l’ho fatto». Entrambe le affermazioni sono state registrate in video. Non si tratta di una bugia, è più di una bugia, è più di una semplice frase. È un attacco, non solo a una serie specifica di fatti. È un attacco all’idea stessa che esistano dei fatti. È un attacco alla verità, apertamente. Nessuno lo nasconde. La cosa è stata in qualche modo accantonata dopo un putiferio online durato qualche ora, con la gente indignata, poi placata, con la scusa di avere altre cose di cui preoccuparsi, e passata oltre. Ma per le persone sincere e religiose, per i cristiani che hanno a cuore Gesù e ciò che è vero e ciò che non lo è, molti si sono rivolti alla Bibbia per cercare di capire cosa stessero guardando, e molti hanno trovato un paio di versetti che sembravano adattarsi a ciò che stavano vedendo. Se sei un cristiano sincero o conosci qualcuno che lo è, forse hai ricevuto questi messaggi, ma li leggeremo comunque per farti sapere come molte persone di fede li interpretavano. Il primo è tratto dalla seconda lettera di Paolo ai Tessalonicesi. Capitolo 2,Un versetto molto noto in cui descrive ciò che accadrà al ritorno di Gesù, e dice che sentirete dire che Gesù sta tornando. Non credete a ciò che sentite. Una serie di cose devono accadere prima che ritorni sulla terra, redima il mondo e la storia finisca. E saprete che sta tornando da questi eventi e tra questi ci sarà la rivolta. La figura che descrive come l’uomo dell’iniquità, a volte descritto come l’anticristo, ma l’uomo dell’iniquità è l’espressione tratta dalla sua seconda lettera ai Tessalonicesi, e dice questo: ci sarà una grande ribellione contro Dio guidata da quell’uomo dell’iniquità. Quest’uomo, cito testualmente, si opporrà e si innalzerà al di sopra di tutto ciò che è chiamato Dio o che è adorato, tanto da insediarsi nel tempio di Dio, proclamandosi Dio. Si atteggerà a Dio. Si farà beffe degli altri dèi e si metterà al loro posto. Questo è tratto dalla seconda lettera ai Tessalonicesi. Ma questo non è il primo passo nella Bibbia, Antico e Nuovo Testamento, in cui viene descritto qualcosa del genere. Varianti di ciò si trovano in numerose profezie di quello che i cristiani chiamano Antico Testamento, comprese quelle contenute nel libro di Daniele. Il profeta Daniele descrive qualcosa di molto simile alla fine della storia, e descrive questo periodo, come spesso accade nei profeti, come una punizione. Una punizione per l’infedeltà e il peccato. Il popolo di Dio viene punito per non aver seguito Dio, e questa punizione, descritta in parte nel capitolo 11 del libro di Daniele, predice la venuta di un re, e stiamo citando, un re che farà ciò che gli piace. Si esalterà e si magnificherà al di sopra di ogni Dio e dirà cose inaudite contro il Dio degli Dei. Avrà successo finché non sarà compiuto il tempo dell’ira. Perché ciò che è stato stabilito deve accadere. È tutto ordinato, in altre parole, preordinato. Non mostrerà alcun riguardo per gli dèi dei suoi antenati, né alcun altro dio, ma si innalzerà al di sopra di tutti. Quindi, per molti cristiani o persone che conoscono bene la Bibbia e ci credono, queste profezie sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento, e ce ne sono altre, sembrano adattarsi a ciò che stavamo osservando.Trump Posts AI Photo With Jesus—Days After He Was Slammed For ‘Blasphemy’https://t.co/1KDCpX1NXo pic.twitter.com/QZTIiik115
— Forbes (@Forbes) April 15, 2026
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Sen. Lindsey Graham:
“To the Pope: you’re a good, holy man. You don’t understand the evil of Iran, you’re miscalculating here. The Catholic Church, God bless it, in the 1930s didn’t really get Hitler. And to the Pope: you really don’t get this regime, the Ayatollah and his… pic.twitter.com/C3guM3N7IF — Open Source Intel (@Osint613) April 14, 2026
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I’ve never seen so much anti-Catholic bigotry from the Right. It’s as if Trump’s screed against the pope has given them all a green light to start attacking the Church and the Vicar of Christ.
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This has to be seen to be believed.
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Immigrazione
La violenza immigrata contro le famiglie, il culmine di un processo
In tutta la penisola dilagano gli atti di violenza inenarrabile commessi da immigrati, rapine, stupri, accoltellamenti, uccisioni..la velocità e la foga sono tali da rendere impossibile seguirli tutti.
È un problema militare, come abbiamo scritto già diverse volte, ma ormai esistenziale, di vita. È la vostra stessa esistenza in gioco, in ogni momento della giornata.
Il recente crimine di Massa che ha visto un padre di famiglia soccombere sotto i colpi di una ghenga di giovinastri stranieri e di «seconda generazione» non è che uno dei tanti eventi che vedono papà e famiglie prese di mira all’improvviso e spesso senza motivo da soggetti che nell’attuale contesto anarcotirannico la faranno sempre e comunque franca.
Così, sempre più spesso, nelle grandi città e in quella che abbiamo definito diverse volte «provincia sonnacchiosa»aumentano gli attacchi, violenti e spudorati contro famiglie a passeggio, donne con passeggino, anziani.
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La rapina alle volte è soltanto l’ultimo degli obiettivi, il fine di questi individui è spesso divertirsi della sofferenza altrui, far del male e sancire il proprio dominio, culturale, razziale o di branco sulle persone, sul paese da cui tutto prendono ma che disprezzano, su tutti noi.
Siamo le vittime sacrificali di un sistema che già ci vuole annichilire in ogni momento della nostra esistenza, dal concepimento in avanti con tutti i mezzi possibili.
Tutto ciò non è abbastanza, siamo a rischio di essere umiliati, picchiati, torturati e financo uccisi anche quando siamo a prendere un gelato con i figli o nei momenti di cosiddetto relax. Pensateci, siete sempre le prede di qualcuno o di qualcosa, anche quando volete fuggire da città che di fatto non sono più le vostre.
Per qualcuno non dovete avere pace, in nessun momento della vostra esistenza, dovete essere gli schiavi dello stato e del sistema anarcotirannico che poi sono la stessa cosa.
È un sistema che ha truppe «regolari» per (tar)tassarvi, controllarvi e punirvi aspramente quando vi difendete dalle belve urbane che assalgono voi e i vostri cari, perché, ça va sans dire, quelle medesime belve non sono altro che le truppe «irregolari» dell’anarcotirannia, pronte a farvela pagare amaramente senza regole d’ingaggio se sgarrate, ossia se solo osate uscire di casa o passare per i loro parchi e le loro strade.
Sono truppe votate al male più completo, non arretrano davanti a nulla, non hanno remore di sorta nel commettere le violenze più efferate e sembrano non avere un’anima, sempre che l’anima non l’abbiano ceduta a potenze nemiche da sempre del genere umano.
Pensate alle implicazioni incredibili di tutto ciò per l’esistenza vostra e dei vostri figli e giudicate voi se non sia arrivato finalmente il momento di dire basta.
Victor García
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