Psicofarmaci
Filippo Turetta in carcere chiede psicofarmaci. Li prendeva anche prima?
La notizia rilevante, da leggere fra le righe in quello che hanno riportato ieri tutti i giornali, è che il presunto assassino di Giulia Cecchettin, l’ex fidanzato Filippo Turetta, ora in carcere, avrebbe chiesto degli psicofarmaci.
«Filippo Turetta e i primi giorni in carcere: chiede libri e prende ansiolitici» scrive La 7.
«I primi giorni in carcere di Filippo Turetta: “Potrò studiare?”. Vuole leggere e prende ansiolitici per dormire la notte» titola il Corriere.
«Pare che stia cercando di occupare il tempo, leggendo e cercando informazioni: avrebbe chiesto di poter studiare, cosa accadrà ora, si sarebbe mostrato “curioso” delle regole del penitenziario e assumerebbe ansiolitici per dormire» scrive Il Giornale.
Quindi: ansiolitici. La parola è ripetuta a pappagallo da tutte le testate, e con una certa timidezza. Nessun giornalista, come abbiamo già notato, pare interessato a chiedersi che cosa siano queste sostanze, né a chiamarle in altro modo. E, soprattutto nessuno ha la curiosità di chiedere se il ragazzo mai assumesse queste sostanze prima dell’orrore di cui ora è accusato. Al popolo va servita la parolina tecnica e rassicurante, «ansiolitici». Va ripetuta.
Nella mente del lettore si crea già un recinto importante: il ragazzo prende sì sostanze, ma sono banali «ansiolitici», e forse lo fa solo da ora che è in carcere – la notizia è strutturata così, in carcere chiede gli ansiolitici per dormire. Vien da pensare: da ora in avanti, comincia ad assumerli – e con quale ricetta? Ha visto un dottore? Domande che ai giornalisti non salta in mente di chiedere.
La notizia, per come la mettono, non è che il ragazzo «chiede i suoi ansiolitici», né che «domanda di continuare la cura». Al momento, viene da pensare, questi ansiolitici li vuole prendere ora che è in carcere. Forse ha iniziato adesso, perché non riesce a dormire. No?
Ma che cos’è un «ansiolitico»? Secondo la Treccani è una sostanza «Che attenua o dissolve l’ansia, riferito, nel linguaggio medico e farmaceutico, a particolari medicamenti (benzodiazepine, meprobamato, etc.) e alla loro azione».
Quindi, diciamolo noi, visto che nessuno esce dal recinto, e tutte le testate usano ossessivamente la stessa parola: gli ansiolitici sono psicofarmaci.
Sostieni Renovatio 21
Gli ansiolitici sono droghe che alterano la psiche umana. Fanno sparire l’ansia? In teoria. Ma ci sono quegli «effetti collaterali» di queste sostanze sulla mente del paziente di cui vi parliamo spesso.
Gli ansiolitici non vengono prescritti solo per dormire, ma anche per disturbi ossessivi, attacchi di panico, etc. Essi si dividono in vari gruppi di sostanze: barbiturici, benzodiazepine, SSRI.
I barbiturici sono la prima generazione di psicofarmaci nel trattamento di ansia e insonnia. Oggi vengono impiegati solo per l’epilessia e casi di grave emicrania, nonché, nei Paesi dove è legale, per il suicidio assistito e eutanasia. La pena capitale per iniezione letale viene eseguita tramite barbiturici ad alti dosaggi. L’eutanasia veterinaria pure usa tali sostanze.
I barbiturici sono stati ampiamente sostituiti nel tempo dalle benzodiazepine. Fra le benzodiazepine, che rappresentano gli ansiolitici più storicamente noti, i nomi riconoscibili sono il Valium (Diazepam), il Tavor (Lorezepam), il Lexotan (Bromazepam), lo Xanax (Alprazolam), il Rivotril (Clonazepam), il Roipnol (Flunitrazepam), l’Halcion (Triazolam).
Il principale problema associato all’uso cronico di benzodiazepine è lo sviluppo di tolleranza e dipendenza. La tolleranza si verifica quando il corpo si adatta gradualmente alla presenza della sostanza, richiedendo dosi sempre maggiori per ottenere lo stesso effetto. La dipendenza, invece, implica una condizione in cui l’individuo diventa psicologicamente e fisicamente dipendente dalla sostanza e può sperimentare sintomi di astinenza se cerca di interrompere l’uso.
L’uso prolungato di benzodiazepine può portare a una dipendenza fisica e psicologica, il che significa che interrompere bruscamente il trattamento può causare sintomi spiacevoli, come ansia, insonnia e persino convulsioni in casi gravi. Esiste a Verona una clinica, forse l’unica in Italia, dedicata al trattamento delle dipendenze da benzodiazepine.
Tra gli effetti collaterali possibili delle benzodiazepine, si annoverano sonnolenza, vertigini e una riduzione della vigilanza e della concentrazione. La mancanza di coordinamento può essere responsabile di cadute e lesioni, e c’è il rischio di compromissione delle capacità di guida, aumentando la probabilità di incidenti stradali. Un effetto collaterale comune è la diminuzione della libido e problemi di erezione. Altri effetti indesiderati che possono emergere includono depressione e disinibizione. Tra gli effetti collaterali meno frequenti figurano nausea, variazioni nell’appetito, visione offuscata, confusione, euforia, depersonalizzazione e incubi.
La famosa enciclopedia online scrive che «A volte si verificano reazioni paradosse, quali l’aumento delle convulsioni negli epilettici, l’aggressività, la violenza, l’impulsività, l’irritabilità e comportamenti suicidari».
Insomma: disinibizione, violenza, impulsività, suicidio. Sono possibili effetti alla luce del giorno, ammessi.
Aiuta Renovatio 21
Sono considerabili come ansiolitici anche i farmaci antidepressivi, come gli SSRI, ossia gli inibitori della ricaptazione selettiva della serotonina: Setralina (Zoloft), Fluoxetina (Prozac), Citalopram (Elopram), Escitalopram (Cipralex), etc. È oramai ammesso pure dalla grande stampa che tali sostanze creano dipendenza. La teoria dello «squilibrio chimico» cerebrale alla base del loro utilizzo è sempre più duramente contestata da alcuni.
I legami tra comportamenti violenti e assunzione di psicodroghe SSRI è oggetto di vasta aneddotica e di un incipiente dibattito scientifico. Tuttavia, è ammessa la possibile correlazione tra l’assunzione di SSRI e l’ideazione suicidaria.
«Meta analisi di studi clinici randomizzati hanno dimostrato che l’uso di antidepressivi SSRI è collegato ad un aumentato rischio di ideazioni suicidarie in bambini ed adolescenti» scrive sempre l’enciclopedia online. «In particolare una revisione di studi clinici condotta nel 2004 dalla FDA ha trovato un aumento del rischio di “possibili ideazioni suicidarie e comportamento suicidario” dell’80% e di agitazione e comportamenti ostili del 130% in particolare nei primi mesi di trattamento».
Per qualche ragione, medici, ricercatori, pazienti, regolatori, politici, giornalisti accettano l’idea del suicidio come possibile effetto collaterale degli psicofarmaci, ma non sembrano concepire in alcun modo la possibilità che un cervello che si riprogramma biochimicamente per un progetto di morte possa portare anche all’uccisione non solo di sé ma delle figure più vicine al proprio mondo interiore.
Renovatio 21 aveva sollevato il tema del possibile uso di psicomedicinali da parte del presunto «femminicida patriarcale» pochi giorni fa. Ad oggi, non sappiamo ancora se Filippo prendesse qualcosa o meno. Il suo umore, ci hanno raccontato, era basso dopo essere stato lasciato, e non sappiamo se avesse cercato l’aiuto di qualche medico che gli avesse prescritto degli ansiolitici o degli antidepressivi – due categorie che possono sovrapporsi, soprattutto nel linguaggio dei giornalisti e della fonte originaria della notizia.
Stiamo a vedere se uscirà, magari sbadatamente, qualche altro pezzo di informazione. Il fatto rimane: vuoi per ingenuità, vuoi per corruzione, la grande stampa, intasata da osceni inni per la fine del patriarcato, non sta facendo l’unica domanda che ha materialmente senso fare.
La facciamo noi, ripetendoci: Filippo Turetta assumeva degli psicofarmaci?
Anzi: Filippo Turetta assumeva, anche prima, degli «ansiolitici»?
Non è che magari, usando le parole potate dalla narrazione mainstream, riusciamo per sbaglio ad avere mezza risposta in più?
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Psicofarmaci
Come gli psicofarmaci per bambini ottengono l’approvazione statale
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Aiuta Renovatio 21
Studio: Dobbiamo comprendere le evidenze normative alla base dei nuovi farmaci psichiatrici
Uno studio separato, pubblicato su JAMA Network Open, ha rilevato che tra il 2013 e il 2024 la FDA ha approvato 16 nuovi farmaci psichiatrici sulla base di evidenze provenienti da studi clinici cruciali. I ricercatori hanno esaminato le richieste di autorizzazione, i disegni degli studi clinici e i dati di efficacia per valutare la solidità delle prove a supporto delle decisioni di approvazione. Hanno osservato che lo sviluppo di farmaci psichiatrici presenta sfide uniche perché le diagnosi psichiatriche non dispongono di biomarcatori validati e la biologia alla base di molte patologie rimane poco compresa. Lo studio ha concluso che comprendere le evidenze normative alla base di queste approvazioni è sempre più importante con l’emergere di nuove terapie per la depressione, la psicosi, il disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD) e altre patologie psichiatriche.Iscriviti al canale Telegram ![]()
Gli standard di approvazione della FDA consentono «frequentemente» risultati contrastanti
Gli esperti medici intervistati da The Defender hanno affermato che non è insolito che la FDA approvi farmaci anche quando diversi studi clinici non riescono a dimostrarne l’efficacia. Il dottor Josef Witt-Doerring, psichiatra ed ex funzionario medico della FDA, ha affermato che il consolidato quadro di approvazione dell’agenzia consente «frequentemente» ai farmaci di raggiungere il mercato nonostante i risultati incoerenti delle sperimentazioni e le argomentazioni presentate dai professionisti medici. «Molti ricercatori, tra cui alcuni scienziati della FDA, hanno sostenuto che il criterio dei “due studi positivi” permette che i risultati casuali giochino un ruolo troppo importante se numerosi altri studi risultano negativi», ha affermato Witt-Doerring. «Secondo gli standard attuali, l’approvazione potrebbe essere ancora possibile se la FDA concludesse che i risultati positivi degli studi sono convincenti e quelli negativi non sono definitivi», ha aggiunto. La FDA generalmente richiede «prove sostanziali di efficacia», uno standard legale che storicamente è stato soddisfatto attraverso almeno due studi clinici adeguati e ben controllati che ne dimostrassero il beneficio. I funzionari dell’agenzia, tuttavia, valutano la totalità delle prove anziché basarsi esclusivamente sul numero di studi positivi o negativi.Aiuta Renovatio 21
Le associazioni a tutela dei pazienti chiedono maggiore trasparenza.
Secondo le associazioni a tutela dei pazienti, il processo di approvazione dovrebbe fornire a medici e pazienti un quadro più completo delle prove disponibili. Kim Witczak, il cui marito si è suicidato cinque settimane dopo aver ricevuto la prescrizione dell’antidepressivo Zoloft, ha affermato: «il sistema funziona solo quando c’è completa trasparenza e una supervisione veramente indipendente». «La questione è molto più ampia di un singolo farmaco. Gli studi clinici vengono progettati, finanziati, gestiti, analizzati e presentati dallo sponsor. Le aziende farmaceutiche fanno ciò per cui sono state create, ovvero sviluppare prodotti e immetterli sul mercato presentando la documentazione più solida possibile per l’approvazione» ha aggiunto Kim Witczak. «Dal punto di vista dell’azienda, la FDA rappresenta l’ostacolo da superare per immettere un prodotto sul mercato. La responsabilità della FDA è quella di valutare in modo indipendente le prove e determinare se i benefici superano i rischi».Iscriviti al canale Telegram ![]()
Le preoccupazioni relative alla segnalazione selettiva dei risultati degli studi sugli antidepressivi erano precedenti al caso Exxua.
Uno studio fondamentale del 2008, pubblicato sul New England Journal of Medicine, ha confrontato 74 studi clinici sugli antidepressivi registrati presso la FDA, che coinvolgevano oltre 12.500 pazienti, con gli studi che sono stati poi pubblicati su riviste mediche. I ricercatori hanno scoperto che quasi un terzo degli studi non è mai stato pubblicato. I risultati negativi o discutibili venivano spesso ignorati o presentati in modo da suggerire esiti favorevoli. Tra la letteratura pubblicata, il 94% degli studi sugli antidepressivi sembrava riportare risultati positivi. Tuttavia, la revisione completa degli stessi studi da parte della FDA ha rilevato che solo il 51% ha dimostrato risultati positivi. I ricercatori hanno concluso che la pubblicazione selettiva ha gonfiato l’efficacia apparente degli antidepressivi di circa il 32%. «La segnalazione selettiva dei risultati degli studi clinici può avere conseguenze negative per i ricercatori, i partecipanti allo studio, gli operatori sanitari e i pazienti», hanno scritto gli autori. Secondo quanto riportato, una base di prove incompleta può produrre “stime irrealistiche dell’efficacia dei farmaci” e distorcere il rapporto percepito tra benefici e rischi di un farmaco.Aiuta Renovatio 21
Critici: è più probabile che vengano pubblicati gli studi con risultati favorevoli rispetto a quelli con risultati negativi
I critici del processo di approvazione dei farmaci sostengono che gli studi favorevoli continuano a ricevere un’attenzione sproporzionata, mentre i risultati negativi rimangono inediti, poco riportati o assenti dai materiali destinati ai medici. La questione ha ricevuto particolare attenzione in ambito psichiatrico, dove l’esito dei trattamenti si basa spesso su scale di valutazione soggettive dei sintomi piuttosto che su marcatori biologici oggettivi. Il dottor Peter Gøtzsche, professore emerito, specialista in medicina interna e direttore dell’Istituto per la libertà scientifica di Copenaghen, è stato un critico schietto della regolamentazione farmaceutica. Nel suo libro del 2013, «Medicinali mortali e criminalità organizzata : come le grandi aziende farmaceutiche hanno corrotto l’assistenza sanitaria», cita l’antidepressivo lamotrigina come esempio di quella che, a suo avviso, è una dipendenza selettiva dalle prove positive. «Per questo farmaco sono stati pubblicati solo due studi con risultati positivi, mentre sette ampi studi con esiti negativi non lo sono stati», scrive. «Ma la FDA ha considerato gli altri studi come fallimentari e ha approvato il farmaco, che si è rivelato inefficace». Gøtzsche ha inoltre sostenuto che il pregabalin, un farmaco antiepilettico approvato dalla FDA, aumenta il rischio di comportamenti suicidari, sebbene tale conclusione rimanga oggetto di dibattito nella comunità scientifica. Il dottor Paul Marik, pur affermando di non conoscere i dettagli specifici dell’analisi di Exuua, ha criticato nel suo complesso il processo di approvazione della FDA, definendolo «una frode scientifica».Iscriviti al canale Telegram ![]()
«Un farmaco può essere approvato dalla FDA e comunque avere effetti devastanti su un bambino»
I ricercatori che hanno analizzato Exxua sostengono che l’etichettatura del prodotto dovrebbe riassumere tutti gli studi clinici adeguati e ben controllati, indipendentemente dall’esito, in modo che i medici possano valutare l’insieme completo delle prove anziché un sottoinsieme di risultati favorevoli. In ambito psichiatrico, dove le questioni relative all’efficacia, alla risposta al placebo e alla rilevanza clinica hanno plasmato il dibattito, il problema riguarda il modo in cui i medici valutano i rischi e i benefici e la quantità di informazioni che i pazienti ricevono prima di iniziare un trattamento. Mette in luce il profondo impatto dei sistemi di regolamentazione su coloro che cercano assistenza. Per madri come Gadd-Spencer, il metodo della FDA per autorizzare i farmaci psichiatrici può fare la differenza tra la vita e la morte. «Il processo di approvazione della FDA ha deluso famiglie come la mia», ha affermato. «L’approvazione non è sufficiente quando gli studi clinici possono essere manipolati, limitati, nascosti, alterati, scritti da ghostwriter e presentati in modo da avvantaggiare le case farmaceutiche e il sistema più che i bambini che assumono i farmaci». «L’approvazione non è sufficiente quando i genitori non vengono avvertiti a sufficienza, i bambini non vengono monitorati attentamente e i danni reali vengono minimizzati dopo che il farmaco è già in commercio… un farmaco può essere approvato dalla FDA e comunque devastare un bambino», ha aggiunto. La FDA non ha risposto alle richieste di commento del quotidiano The Defender. Henrick Karoliszyn © 1 luglio 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD. Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Psicofarmaci
Lo Xanax richiamato in vari stati americani
Secondo un avviso pubblicato dall’ente regolatorio del farmaco USA Food and Drug Administration (FDA), il produttore di Xanax ha richiamato un lotto del farmaco ansiolitico ampiamente prescritto in tutti gli Stati Uniti. Lo riporta Epoch Times.
La società farmaceutica statunitense Viatris Inc. ha richiamato dal mercato lo Xanax, o alprazolam, perché non soddisfaceva le specifiche di dissoluzione, secondo quanto riportato dalla FDA e pubblicato sul suo sito web questa settimana. Ciò significa che un farmaco potrebbe non essere in grado di rilasciare il dosaggio corretto nel tempo, il che potrebbe influire sul modo in cui il farmaco viene assorbito dall’organismo, oppure che la consistenza del lotto potrebbe essere compromessa, afferma la FDA sul suo sito web.
Il farmaco oggetto del richiamo è Xanax XR in compresse a rilascio prolungato da 3 milligrammi, in confezioni da 60 compresse, come indicato nell’avviso della FDA. Il farmaco, prodotto in Irlanda, è stato distribuito da Viatris Inc., con sede a Morgantown, in Virginia Occidentale.
Sostieni Renovatio 21
Un lotto di questo farmaco è stato ritirato dal mercato. Non è stato emesso alcun comunicato stampa in merito all’azione. La FDA ha dichiarato che il richiamo è tuttora in corso.
L’alprazolam è classificato come benzodiazepina e viene utilizzato per trattare i disturbi d’ansia e l’ansia causata dalla depressione. Il farmaco è utilizzato anche per trattare i disturbi di panico, secondo quanto riportato dal Consiglio di Farmacia della California.
Tale psicofarmaco è di uso comune. Secondo il database di farmaci ClinCalc, è il 37° farmaco più prescritto negli Stati Uniti, con oltre 15 milioni di prescrizioni evase per 3,2 milioni di pazienti nel 2023. Secondo il National Institutes of Health (NIH), l’alprazolam presenta un’elevata propensione all’abuso e alla dipendenza, e nel 2016 i funzionari del NIH hanno dichiarato che «l’abuso di alprazolam ha raggiunto livelli epidemici e porta a esiti negativi, soprattutto se assunto in combinazione con altri depressori del sistema nervoso centrale».
Gli effetti collaterali comuni (cioè molto frequenti) dello Xanax comprendono sonnolenza, sedazione, vertigini, stordimento, fatica, difficoltà di concentrazione, atassia (problemi di coordinazione), mal di testa, bocca secca, disturbi della memoria e del linguaggio. Questi sintomi possono compromettere la guida, il lavoro e le attività quotidiane, aumentando il rischio di cadute (soprattutto negli anziani).
Effetti avversi più gravi comprendono depressione, confusione, disorientamento, reazioni paradossali (agitazione, irritabilità, aggressività, aumento dell’ansia invece di riduzione), amnesia anterograda, riduzione della libido, cambiamenti di umore e appetito, offuscamento della vista.
Il rischio più preoccupante è la dipendenza fisica e psicologica, che può insorgere anche con dosi terapeutiche e dopo poche settimane di uso. La tolleranza porta a dosi crescenti per ottenere lo stesso effetto. La sospensione improvvisa o troppo rapida causa una sindrome da astinenza potenzialmente grave: ansia di rimbalzo (spesso peggiore di quella iniziale), insonnia, tremori, irritabilità, nausea, palpitazioni, iperacusis, e in casi estremi convulsioni, delirium, allucinazioni o crisi epilettiche. L’astinenza può durare settimane o mesi (sindrome protratta).
Vi è inoltre il pericolo di depressione respiratoria (soprattutto se associato ad alcol, oppioidi o altri depressori del SNC), con rischio di coma o morte. L’FDA ha emesso un black box warning (cioè un’avvertenza evidente nel bugiardino) proprio per abuso, dipendenza, astinenza potenzialmente letale e interazioni pericolose.
Le benzodiazepine come l’alprazolam sono tra le sostanze più rilevate nei casi di cosiddetto Drug-Facilitated Crime (cioè crimine facilitato da droga, o DFC) insieme ad alcol e altri sedativi, perché causano sonnolenza profonda, perdita di inibizioni e vuoti di memoria. I DFC più noti comprendono rapine, estorsioni, furti e lo stupro.
Lo Xanax è una delle benzodiazepine più vendute sul mercato nero, in America e non solo. Molte pasticche «fake Xanax» (soprattutto quelle a forma di barra) sono contraffatte e spesso contengono fentanyl o altre sostanze letali, causando migliaia di overdosi accidentali. Gang organizzate producono e vendono milioni di pillole false tramite dark web o lo spaccio in strada.
Esiste un legame documentato tra Xanax e rischio suicidario, sia durante l’uso che soprattutto in caso di sospensione. Studi recenti (2024) su oltre 2,4 milioni di pazienti mostrano che l’alprazolam è associato a un rischio più che raddoppiato di tentativi di suicidio. Il rischio aumenta del 5% per ogni mese aggiuntivo di trattamento alla dose standard di 0,5 mg. Questo effetto riguarda anche altre benzodiazepine, ma l’alprazolam (a breve durata d’azione) sembra più problematico per via dell’ansia di rimbalzo e della maggiore tossicità.
Le benzodiazepine possono mascherare o peggiorare la depressione sottostante. Il foglietto illustrativo ufficiale in USA avverte che non devono essere usate da sole per trattare ansia associata a depressione, perché possono precipitare o aumentare il rischio di suicidio. Possono causare disinibizione, impulsività, irritabilità, aggressività o pensieri suicidari (effetti paradossi).
L’alprazolam è una delle benzodiazepine più coinvolte in sovradosaggi intenzionali. È più tossico di altre BDZ: provoca maggiore sedazione, depressione respiratoria, coma e morte, soprattutto se associato ad alcol, oppioidi o altri depressori. In overdose da solo è raramente letale, ma diventa estremamente pericoloso in combinazione.
Aiuta Renovatio 21
La riduzione brusca o l’interruzione improvvisa può scatenare una grave sindrome da astinenza con ansia estrema (spesso peggiore di quella iniziale), depressione, insonnia, agitazione, allucinazioni e, in casi gravi, ideazione suicidaria, tentativi di suicidio o convulsioni. Anche la sospensione graduale dopo uso prolungato è associata a un lieve aumento del rischio di mortalità e tentativi di suicidio.
Di fatto, L’FDA include nelle informazioni di Xanax il rischio di suicidal ideation and behavior tra gli effetti gravi legati ad abuso/misuso e astinenza.
In Italia, secondo dati AIFA OsMed 2023-2024, le BDZ rappresentano uno dei farmaci più consumati privatamente. La spesa annua dei cittadini per ansiolitici/benzodiazepine è di circa 370-530 milioni di euro (una delle voci più alte tra i farmaci di classe C con ricetta) e l’alprazolam è tra le molecole più prescritte e acquistate tra le benzodiazepine, insieme a lorazepam (il famoso Tavor) e il lormetazepam.
Il consumo medio nazionale italiano di benzodiazepine sta intorno a 45-50 dose giornaliere definite su 1000 abitanti: ciò significa che ogni giorno circa 45-50 italiani su 1000 assumono una dose standard di benzodiazepina. I consumi più alti sono al Nord, ma vi è chiaramente uso privato diffuso ovunque.
Dopo il picco pandemico (2020), i consumi di benzo si sono stabilizzati su livelli superiori al 2019, come per tutti gli psicofarmaci.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di Ysiulec via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported; immagine tagliata
Psicofarmaci
«Nessuno me l’aveva detto»: un’ex paziente psichiatrica denuncia i pericolosi effetti collaterali degli psicofarmaci
Aiuta Renovatio 21
«Da due farmaci sono passati a tre, poi a quattro, poi a cinque. La mia vita è andata in pezzi»
Delano ha raccontato di aver iniziato le cure a 13 anni. Le è stato diagnosticato un disturbo bipolare e le è stato detto che avrebbe avuto bisogno di farmaci per tutta la vita. «Vi viene detto che si tratta di una malattia incurabile. Che ve la porterete dietro per tutta la vita. Che è gestibile con i farmaci, ma che non ne guarirete mai», ha affermato. «Ed è questa la storia che viene raccontata a moltissime persone riguardo a queste patologie, il che semplicemente non è vero». Col tempo, le sue diagnosi si sono ampliate e le sue prescrizioni si sono moltiplicate. «Da due farmaci sono passati a tre, poi a quattro, poi a cinque», ha detto. «La mia vita è andata in pezzi». Ha detto di essere ingrassata, di aver sviluppato problemi di salute cronici e di essere diventata «sempre più ansiosa e con tendenze suicide». «Alla fine, non ero più in grado di lavorare né di prendermi cura di me stessa», ha detto. Delano ha dichiarato ai legislatori che la sua esperienza evidenzia una mancanza di consenso informato. Nessuno mi ha detto che molti farmaci psichiatrici sono stati approvati sulla base di studi clinici della durata media di 6-12 settimane, o che gli effetti a lungo termine dell’assunzione contemporanea di più farmaci non sono mai stati adeguatamente accertati. Ha affermato di non essere stata avvertita del fatto che i farmaci potessero causare «gravi problemi di salute fisica», compromettere la funzione sessuale o, in alcuni casi, aumentare i pensieri suicidi. Quando ha cercato di smettere di assumere i farmaci, ha detto di aver avuto sintomi di astinenza, ma le è stato detto che si trattava di una ricaduta. «Nessuno mi ha detto che quello che ho provato… era una crisi di astinenza», ha affermato. «Invece, mi è stato detto che il mio peggioramento significava che la mia malattia era così grave da essere ormai resistente a qualsiasi trattamento». A 25 anni, Delano disse di credere che non ci fosse più speranza. Tentò il suicidio.Sostieni Renovatio 21
«Questa è la prossima crisi degli oppioidi, e credo che sarà ancora più grave»
La testimonianza della Delano giunge in un momento in cui le condizioni di salute mentale peggiorano, nonostante il continuo aumento delle diagnosi e delle prescrizioni. Dal 2007 al 2021, il tasso di suicidi tra le persone di età compresa tra 10 e 24 anni è aumentato del 62%. Nel 2023, oltre 49.000 americani sono morti per suicidio, il numero più alto mai registrato, circa 20.000 in più rispetto al 2000. Nel 2024, tra gli adolescenti, 2,6 milioni hanno riferito di aver avuto pensieri suicidi seri, 1,2 milioni hanno elaborato un piano e 700.000 hanno tentato il suicidio. Allo stesso tempo, le diagnosi sono aumentate vertiginosamente. Oggi, circa il 23,4% degli adulti statunitensi – all’incirca 61,5 milioni di persone – ha sofferto di una malattia mentale. Questa percentuale include oltre il 36% dei giovani adulti. L’uso di farmaci è aumentato di pari passo con questi numeri. Dal 2006, l’uso di SSRI nei bambini è più che raddoppiato. Un rapporto del dicembre 2025 ha rilevato che 6,1 milioni di bambini statunitensi di età pari o inferiore a 17 anni assumono almeno un farmaco psichiatrico. «Questa è la prossima crisi degli oppioidi, e credo che sarà ancora più grave», ha affermato Delano.Iscriviti al canale Telegram ![]()
I medici stanno medicalizzando sempre più la «normale infelicità umana»
Altri esperti presenti alla tavola rotonda hanno sollevato preoccupazioni simili in merito alla diagnosi e al trattamento. La dottoressa Sally Satel, psichiatra e ricercatrice senior presso l’American Enterprise Institute, ha affermato che i medici spesso confondono il confine tra depressione clinica e difficoltà della vita. «Non saprei dire quante persone… una volta hanno ricevuto una diagnosi [di depressione], ma in realtà la loro diagnosi era semplicemente demoralizzazione», ha affermato. «Abbiamo bisogno di farmaci per questo?», ha chiesto Satel. In alcuni casi, ciò che i pazienti hanno bisogno di sentirsi dire è: «La tua vita è difficile. Stai reagendo in modo razionale a una vita difficile», ha affermato. Satel ha anche affermato che gli psichiatri non prescrivono la maggior parte dei farmaci psichiatrici. Secondo lei, molte delle prescrizioni vengono scritte dai medici di base e dagli operatori sanitari di livello intermedio. «Questo è sicuramente… un problema». «Stiamo ricorrendo a diagnosi eccessive», ha aggiunto. «Stiamo trasformando… la normale infelicità umana in… diagnosi per le quali poi prescriviamo farmaci che probabilmente non funzioneranno».Aiuta Renovatio 21
«Insistere su quello che stiamo facendo… non ci porterà da nessuna parte»
Il dottor David Hyman, medico e giurista, ha tracciato una distinzione simile. «Tristezza e depressione sono due cose diverse», ha affermato. Il trattamento, ha aggiunto, dovrebbe concentrarsi sulla seconda, e non necessariamente sui farmaci. Ha inoltre messo in guardia contro un sistema che tende sempre più a prescrivere farmaci. «Insistere su ciò che stiamo facendo, che non funziona, non ci porterà da nessuna parte migliore di dove siamo già», ha affermato. Hyman ha messo in discussione le modalità di valutazione nel tempo dei farmaci psichiatrici. Sebbene i farmaci debbano dimostrare sicurezza ed efficacia per ottenere l’approvazione, ha affermato, non esiste un sistema coerente per studiare gli effetti a lungo termine o cosa accade quando i pazienti smettono di assumerli. «Non esiste un meccanismo o una rivalutazione sistematica delle cose dopo che sono state approvate», ha affermato.Iscriviti al canale Telegram ![]()
La riduzione graduale del dosaggio può richiedere non solo mesi, ma anni.
Delano ha affermato che tale divario è particolarmente evidente quando i pazienti cercano di ridurre gradualmente l’assunzione di farmaci. Alla domanda su quanto spesso i pazienti ricevano informazioni complete sulla loro diagnosi e sui farmaci, ha risposto: «da quello che ho visto, mai». «Ci sono voluti 13 anni per capire che dovevo uscirne», ha detto Delano. Ma smettere di drogarsi è «incredibilmente difficile». «Abbiamo un sistema che rende incredibilmente facile iniziare ad assumere questi farmaci, che in realtà erano stati studiati solo per un uso a breve termine», ha affermato. «Eppure, la maggior parte delle persone li assume a lungo termine per anni e non ha vie di fuga sicure». Senza indicazioni chiare, le persone spesso interrompono la terapia troppo bruscamente, si sentono peggio e presumono di aver bisogno dei farmaci a tempo indeterminato, ha affermato. Delano ha richiesto etichette dei farmaci aggiornate, campagne di informazione pubblica e linee guida cliniche per una riduzione graduale del dosaggio. Ha sottolineato che questi farmaci possono creare dipendenza fisica. «Non si tratta di dipendenza vera e propria, è diversa», ha precisato. È un effetto biologico che può rendere difficile smettere di assumerli. «Sembra inconcepibile che una capsula… possa richiedere una riduzione graduale… non solo nell’arco di mesi, ma di anni», ha affermato. Eppure, per alcuni pazienti, questo livello di riduzione graduale è necessario, ha aggiunto. Ora, a 16 anni dalla sospensione dei farmaci psichiatrici, Delano afferma che la sua esperienza è la forza trainante del suo lavoro. «È urgente comprendere meglio cosa accade nel cervello e nel corpo delle persone che assumono questi farmaci a lungo termine e quando cercano di interromperne l’assunzione», ha affermato. Jill Erzen © 1 aprile 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD. Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Gender1 settimana faTutti pazzi per il vecchio spot dei rasoi: quando i maschi avevano un mento non rovinato dalla pillola
-



Immigrazione2 settimane faCosa contiene il rapporto sulle «Grooming gang» di pakistani pedofili che tormentano la Gran Bretagna?
-



Pensiero4 giorni faEcône e il vero ordine mondiale
-



Geopolitica2 settimane faL’Europa verso la guerra contro la Russia. Senza USA e NATO
-



Morte cerebrale1 settimana faBambino dichiarato morto si risveglia in obitorio. La morte è una decisione tecnica?
-



Pensiero2 settimane faL’abisso del mondo moderno
-



Sanità1 settimana faSanitari stranieri con laurea non riconosciuta nei nostri Pronto Soccorsi: cosa sta accadendo?
-



Politica1 settimana faMuore il senatore falco Lindsey Graham: misteri e oscenità








