Connettiti con Renovato 21

Geopolitica

Il battaglione Azov ha installato a Mariupol un idolo del dio pagano Perun

Pubblicato

il

Nella primavera 2016 il battaglione Azov aveva installato a Mariupol un idolo del dio pagano del tuono, Perun. Lo riporta il magazine ucraino in lingua russa Korrespondent.

 

A metà tra un totem pellerossa e un lingam shivaita, l’idolo, rappresentato con un volto severo, è stato issato in uno dei parchi della città, attorniato da un perimetro di pietre a mo’ di tempio in un giovedì, che è considerato il suo giorno della settimana — come del resto avviene anche nel paganesimo occidentale essendo giovedì il giorno del dio delle saette Giove e Thursday/Donnerstag il giorno del dio del fulmine Thor.

 

«Vale la pena notare che tra tutte le divinità dell’antico paganesimo russo, i combattenti hanno scelto Perun non a caso. Molti storici rispettosi ritengono che fosse Perun la divinità principale dello Stato di Kiev e un simbolo dell’unità dello Stato», scrive il Korrespondent riportando un messaggio al tempo dell’installazione della statua idolatrica.

 

Altri idoli di Perun sono visibili in altre zone delle terre slave, da Ternopoli alla Russia, dove abbonda la cosiddetta Rodnovery, cioè una «fede indigena» nell’antico paganesimo slavo precristiano. Una statua di Svetovid, dio dalle molte facce del pantheon rodnoverico, è anche visibile in centro a Kiev.

 

Secondo Wikipedia molti dei combattenti del battaglione Azov si dichiarano seguaci del Rodnovery, e da qui mutuerebbero l’uso di simboli come le svastiche paleoslave chiamate kolovrat. Il Rodnovery, cioè la rinascenza della religione precristiana nelle terre slave, attira sia persone che respingono il mondo moderno per questioni ecologiche che militanti di estrema destra.

 

Il battaglione Azov è ora al centro della discussione internazionale, in quanto la città di cui stiamo parlando, Mariupol, è da loro difesa mentre procede l’assedio da parte dell’armata russa. I soldati russi, mandati da Putin a «denazificare» l’Ucraina, accusano il battaglione Azov di vari crimini anche in questo momento.

 

Accusato di vari crimini da fonti internazionali, ritenuto composto da neonazisti, il Battaglione Azov attualmente gode di buona stampa: Enrico Mentana ha dichiarato in TV che non è neonazista, un denso articolo sulla questione del 2014 è sparito dal sito de La Stampa, e Facebook, ha scoperto Reuters, consente ora a certi suoi utenti di inneggiare al Battaglione Azov senza incorrere in censure.

 

 

 

Immagine da Korrespondent

Continua a leggere

Geopolitica

Rivolta in Mongolia

Pubblicato

il

Da

Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

I manifestanti hanno tentato di prendere d’assalto l’edificio governativo dopo la notizia di un caso di corruzione legato all’esportazione di carbone in Cina. Dall’invasione russa dell’Ucraina l’inflazione ha superato il 15%, mentre la chiusura dei confini ha ridotto gli scambi commerciali con Pechino. Il presidente oggi ha proposto lo scioglimento del Parlamento.

 

 

 

Ieri sera centinaia di manifestanti hanno preso d’assalto il palazzo del governo nella capitale Ulaanbaatar per protestare contro il furto di 12,8 miliardi di dollari di fondi pubblici da parte di alcuni politici del Paese legati all’industria del carbone.

 

I dimostranti, soprattutto giovani, che si sono radunati davanti all’edificio governativo nonostante ci fosse una temperatura di -21°, hanno rotto qualche finestra e scardinato dei cancelli, ma non sono riusciti a entrare nel palazzo. Alle 9 di sera (ora locale) la maggior parte delle manifestazioni erano state disperse.

 

La notizia sul furto di carbone, diffusa nei giorni scorsi, si è aggiunta al malcontento della popolazione per la situazione economica: dopo l’invasione della Russia in Ucraina l’inflazione è schizzata al 15,2% e la chiusura dei confini da parte della Cina per la politica «zero-COVID» ha ridotto gli scambi commerciali. L’86% delle esportazioni della Mongolia – metà delle quali di carbone – sono dirette verso la Cina e un quarto del prodotto interno lordo della Mongolia proviene dal settore minerario.

 

Il governo mongolo ha chiesto a Pechino di partecipare alle indagini sul furto di fondi pubblici, confermato oggi in conferenza stampa dal ministro dello Sviluppo economico, Khurelbaatar Chimed.

 

A metà novembre l’autorità anticorruzione nazionale aveva annunciato che più di 30 funzionari – tra cui l’amministratore delegato della società di estrazione del carbone statale Erdenes Tavan Tolgoi – erano indagati per appropriazione indebita. L’azienda controlla depositi che contengono 7,5 miliardi di tonnellate di coke, un sottoprodotto del carbone essenziale per la produzione di acciaio.

 

Secondo le indiscrezioni trapelate finora, si presume che i funzionari abbiano sfruttato le miniere di carbone per realizzare profitti illegali con la Cina.

 

L’ex amministratore delegato della Erdenes Tavan Tolgoi, Gankhuyag Battulga, era stato licenziato lo scorso ottobre senza che venisse fornita alcuna motivazione, ma ora la popolazione, riferendosi a una «mafia del carbone», chiede che vengano individuati e puniti i responsabili anche all’interno del governo.

 

«Le persone sono arrabbiate per questo caso perché è stato loro promesso che la ricchezza del Paese sarebbe stata condivisa con loro», ha detto ad Al Jazeera Jana Zilkova, direttrice di Caritas Repubblica Ceca a Ulaanbaatar.

 

Il presidente mongolo, Khurelsukh Ukhnaa, questa mattina ha proposto lo scioglimento del Parlamento.

 

 

 

 

Invitiamo i lettori di Renovatio 21 a sostenere con una donazione AsiaNews e le sue campagne.

 

 

 

Renovatio 21 offre questo articolo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

Immagine da AsiaNews

 

 

 

Continua a leggere

Geopolitica

Il sesso prematrimoniale è stato vietato nella terza più grande democrazia del mondo

Pubblicato

il

Da

Il sesso prematrimoniale in Indonesia sarà punibile con una pena detentiva fino a un anno dopo che i legislatori hanno approvato una massiccia revisione del codice penale del Paese, nonostante le proteste degli attivisti per i diritti umani. Lo riporta il sito governativo russo RT.

 

La nuova normativa, che entrerà in vigore tra tre anni e si applicherà sia ai cittadini indonesiani che agli stranieri in visita, vieta tutti i rapporti sessuali al di fuori del matrimonio e vieta anche alle coppie non sposate di convivere, cosa che sarebbe punibile con sei mesi di reclusione.

 

Tuttavia, secondo una copia del codice penale modificato visionata dall’Associated Press, solo i parenti stretti tra cui un coniuge, un genitore o un figlio potranno presentare tali denunce alle autorità.

 

Il disegno di legge è stato sostenuto da tutti i partiti politici presenti nel Parlamento indonesiano. Criminalizza anche la promozione della contraccezione, così come la blasfemia, gli insulti contro il presidente o le istituzioni statali, lo svolgimento di proteste non autorizzate e la diffusione di opinioni contrarie all’ideologia della nazione a maggioranza musulmana.

 

Il nuovo codice è stato proposto per la prima volta nel 2019 ed è stato accolto con feroci proteste, con decine di migliaia di manifestanti che hanno affermato che la legislazione rappresentava una minaccia alla libertà di espressione e ai diritti alla privacy.

 

Sebbene i legislatori abbiano attenuato alcuni aspetti del disegno di legge, gli attivisti per i diritti umani l’hanno comunque bollato come una massiccia «battuta d’arresto» per quella che è considerata la terza più grande democrazia del mondo.

 

Il settore del turismo ha anche condannato la nuova legislazione come “totalmente controproducente”, con Maulana Yusran, vice capo del consiglio dell’industria del turismo dell’Indonesia, affermando che avrà un impatto estremamente negativo proprio mentre il paese inizia una lenta ripresa dal COVID-19 pandemia.

 

L’associazione del turismo indonesiano aveva precedentemente suggerito che gli arrivi stranieri in destinazioni turistiche come Bali avrebbero dovuto raggiungere i livelli annuali pre-pandemia di sei milioni entro il 2025.

 

L’ambasciatore degli Stati Uniti in Indonesia, Sung Kim, ha anche avvertito che il nuovo codice potrebbe significare meno investimenti esteri, turismo e viaggi nel Paese, affermando che «la criminalizzazione delle decisioni personali degli individui apparirebbe grande all’interno della matrice decisionale di molte aziende che determinano se investire in Indonesia».

 

Albert Aries, portavoce del ministero della Giustizia indonesiano, ha difeso le nuove leggi, affermando che sono intese a «proteggere l’istituzione del matrimonio e i valori indonesiani».

 

 

 

 

 

Immagine di Artel Beliaikin via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-NC-SA 2.0)

 

 

 

Continua a leggere

Geopolitica

Almeno tre basi aeree in territorio russo sotto attacco

Pubblicato

il

Da

La scorsa notte aeroporti militari russi sono stati attaccati. Si tratta di basi che sono all’interno dentro il territorio russo e non nelle zone annesse via referendum.

 

Il Cremlino ha parlato di un attacco basato su droni, che sarebbe stato respinto dopo aver provocato tuttavia un incendio ad un deposito di stoccaggio del carburante.

 

L’incendio sarebbe durato tutta la notte e sarebbe stato domato dalle squadre di soccorso.

 

Uno degli attacchi è avvenuto a Kursk, città non lontanissima dal confine ucraino già in passato sede di sabotaggi. Secondo il Daily Mail, che cita fonti locali, sarebbero stati colpiti depositi di carburante a più di 100 chilometri dal confine,

 

 

 

 

«I droni hanno preso di mira anche contro un deposito di carburante nella regione di Brjansk, ma non sono riusciti a causare gravi danni, hanno affermato fonti russe», scrive il quotidiano britannico.

 

Il ministero della Difesa di Londra ha invece rilasciato una interessante dichiarazione: «Se la Russia valuta che gli incidenti sono stati attacchi deliberati, probabilmente li considererà come alcuni dei fallimenti strategicamente più significativi della protezione della forza dalla sua invasione dell’Ucraina».

 

La gallina che canta ha fatto l’uovo?

 

Secondo il New York Times si tratterebbe dell’«attacco più sfacciato» tentato da Kiev, che in un caso si sarebbe addentrato di quasi 500 chilometri «nel cuore della Russia».

 

Sarebbe inclusa una base, quella di Engles, sul Volga, dotata di bombardieri nucleari. Come nota un osservatore, «Non molto tempo fa questo scenario sarebbe sembrato totalmente impensabile e folle. Sminuisce qualsiasi cosa della Guerra Fredda».

 

Poche ore prima degli attacchi ucraini il Wall Street Journal ha pubblicato uno scoop secondo cui gli USA avrebbero modificato i lanciatori di razzi Himars per impedire all’Ucraina di sparare missili all’interno della Russia.

 

Non è facile capire cosa stia succedendo. Tuttavia è certo che Kiev cerchi, sin dalla prima ora e con ogni mezzo possibile, l’escalation, magari verso una guerra globale, unica speranza di salvezza per il regime Zelens’kyj.

 

 

 

 

 

Immagine da Twitter

 

 

 

Continua a leggere

Più popolari