Geopolitica
Ucraina e media occidentali, come ti sciacquo il nazi
Durante l’ultima settimana di marzo, diversi importanti media occidentali hanno pubblicato articoli sul Battaglione Azov dell’Ucraina, cercando di nascondere quasi un decennio di articoli precedenti che identificavano chiaramente le simpatie e l’etica nazista del gruppo ora divenuto reggimento inserito nelle Forze Armate Ucraine.
Si è trattato di sforzo sincrono, con pezzi usciti in USA, Germania, Regno Unito e ovviamente in Italia, dove si era già impegnati da settimane a cantare le gesta dei portatori della svastica, la cui ideologia neonazista è stata apertamente, pateticamente negata dai grandi nomi della TV, mentre sparivano misteriosamente alcuni articoli del 2014 sulla componente nazista di Maidan.
Tale sforzo era concertato per trasformare Azov in eroico difensori dell’Ucraina (raffinato pure: i pennivendoli ci hanno raccontato che leggono Kant!) contro i presunti «veri» fascisti, che sarebbero ovviamente i russi, con Putin nel ruolo del nuovo Hitler.
Il 27 marzo è stato messo in circolazione un video di dieci minuti, dall’emittente statale britannica BBC in cui il presentatore Ros Atkins ha cercato di sfatare le «falsità» russe sui nazisti in Ucraina. L’argomento è il solito: come può l’Ucraina essere «tenuta in ostaggio» dai nazisti quando il suo presidente, Volodymyr Zelensky, è ebreo, sostiene Atkins, indicando il suo 73% dei voti, alle ultime elezioni, e dichiarando trionfante che «nessun gruppo di estrema destra ha alcun potere politico formale in Ucraina».
Ovviamente, la BBC ignora – o meglio, finge di ignorare – il tema del «giudeobanderismo», ossia la collusione delle forze neonaziste con l’oligarcato ucraino, come nel caso di Igor Kolojskij, già governatore dell’oblast’ di Dnipro e oligarca di religione ebraica chegiudeobanderismo di estrema destra, oltre che la carriera televisiva e poi politica di Zelens’kyj, la cui serie Servo del popolo, bovinamente ora riproposta alla massima vaccina italiota dalla TV di Cairo, andò in onda proprio sul canale di Kolomjskij 1+1.
Tuttavia, ci colpisce, nel discorso della BBC, l’espressione «potere formale», che assomiglia tanto ad una excusatio non petita.
Come nota RT, una volta che a sciacquare i nazi è partita la BBC, il resto è seguito.
Due giorni dopo, il 29 marzo, il Financial Times ha pubblicato un articolo che descriveva Azov come «la chiave dello sforzo di resistenza nazionale» , pur riconoscendo che Azov è stato creato nel 2014 «da volontari con tendenze politiche nazionaliste e spesso di estrema destra», il FT si scrollava di dosso i suoi legami nazisti.
Quindi, i simboli nazisti usati dall’unità venivano descritti come «ora rivendicati come simboli pagani da alcuni membri del battaglione». Come riportato da Renovatio 21, Azov contiene molti entusiastici cultori del neopaganesimo paleoslavo, detto anche rodnoverismo, al punto che il battaglione aveva eretto a Mariupol’ un tempio del dio del tuono slavo Perun.
Nel paganesimo rodnoverico abbondano forme piuttosto simili alle svastiche, chiamate kolovrat.
Tuttavia, negare che Azov non faccia uso di simboli letteralmente appartenuti al nazismo è una menzogna evidente.
Il simbolo del «Sole Nero» (noto anche come Sonnenrad) risale a un mosaico commissionato negli anni ’30 dal capo delle SS Heinrich Himmler, mentre la runa Wolfsangel sovrapposta – vista nella storia della Germania, mica in Ucraina – è stata utilizzata da diversi reggimenti della Wehrmacht e delle SS , così come dai nazisti olandesi, durante la seconda guerra mondiale.
Il Financial Times va oltre. Il giornale economico arriva a dire che Stepan Bandera – il famigerato nazionalista ucraino che cercò di collaborare con la Germania nazista (con alterna fortuna) e che supervisionò l’omicidio di massa di polacchi e russi – era «un leader nazionalista che si è opposto agli sforzi nazisti e sovietici per impedire l’indipendenza dell’Ucraina».
Il 29 marzo entra in campo la CNN: Azov ha una «storia di tendenze neonaziste, che non sono state del tutto estinte dalla sua integrazione nell’esercito ucraino», ma è «una forza combattente efficace». L’ala politica di Azov ha ottenuto appena il 2,15% dei voti nel 2019. E ricordiamoci sempre, mi raccomando, che Zelens’kyj è ebreo, e mai difenderebbe quindi uomini con simboli nazisti.
RT nota che la CNN menzionano il fondatore dell’Azov Andryj Biletsky, il quale un tempo avrebbe affermato di voler «guidare le razze bianche del mondo in una crociata finale». L’emittente russa nota tuttavia che la CNN ha tralasciato la parte che dice che tale crociata sarebbe «contro gli Untermenschen guidati dai semiti».
Poi la CNN cita l’Azov che nega che l’abbia mai detto, e comunque «non hanno nulla a che fare con le sue attività politiche e il partito dei Cropi Nazionale», anche se la stessa CNN lo descrive come «l’ala politica» di Azov.
La CNN si perita quindi di far saltar fuori una citazione del 2019 di Arsen Avakov (ministro della polizia nel governo post-Maidan) in cui afferma che le accuse di nazisteria sono «un tentativo deliberato di screditare» lo Azov e l’esercito ucraino tutto. Si tratta di quello stesso Avakov che il rabbino capo dell’Ucraina, Yaakov Bleich, ha criticato nel novembre 2014, dicendo «continuava «a nominare persone di dubbia reputazione e ideologie contaminate dal fascismo e dall’estremismo di destra».
Una menzione la merita il giornale londinese Telegraph, che canta le gesta degli azoviti con prosa febbrile:
«Mentre la maggior parte delle forze armate ucraine è stata silenziosamente impegnata nella routine di un estenuante tiro alla fune con la Russia, un battaglione è stato impegnato a pubblicare video e immagini accattivanti che strombazzavano i propri successi. In una fotografia pubblicata questa settimana, un uomo corpulento in uniforme blu scuro giace privo di sensi sul terreno innevato, il fianco destro incrostato di sangue: “Azov ha eliminato un generale maggiore! E della tua spada vivrai!” si legge nella didascalia»
Il Telegraph denuncia «l’obiettivo di lunga data dei tentativi di propaganda del Cremlino di diffamare tutti gli ucraini come neonazisti» elogiando «la ben oliata macchina di pubbliche relazioni ben oliata che ha prodotto i video di guerra probabilmente della migliore qualità dell’Ucraina con i droni delle telecamere che catturano perfettamente gli attacchi mentre accadono in tempo reale. Le forze armate ucraine hanno felicemente utilizzato i video di Azov come prova visiva dei contrattacchi del Paese contro l’esercito invasore».
Nel pezzo, il fondatore di Azov Andriy Biletsky è descritto come «una figura politica ultranazionalista che aveva avuto problemi con la legge ed è stata coinvolta in vari gruppi che giocavano con i simboli nazisti». Viene quindi mostrata l’immagine di una svastica sul muro di un ufficio Azov a Mariupol, che ammettono sia occupato dai nazisti.
Si aggiunge, dulcis in fundo, che «i combattenti Azov nell’est si sono felicemente rimboccati le maniche per mostrare i tatuaggi nazisti ai corrispondenti stranieri».
E via: nazishaqquati al volo nonostante i tattoo indelebili.
C’è poi il caso Times di Londra che il 30 marzo manda in stampa un articolo che si apre con l’emozionante descrizione del funerale di un soldato Azov ucciso nei combattimenti fuori Kiev.
«Anche loro respingono l'[accusa di far uso di] iconografia nazista come forse radicata nella “fede pagana originale” dell’Ucraina , sebbene ammettano «il marchio di fabbrica di Azov. il Wolfsangel, era usato anche dalla Germania nazista».
«Siamo patrioti ma non nazisti», è il virgolettato messo in bocca ad un miliziano. Il Times cita infine un comandante Azov a Mariupol’, che accusa i russi di essere «i veri nazisti del 21° secolo». Una grande fantasia, un concetto non ripetuto da nessun altra parte.
Il lavaggio degli ucronazisti contrasta assai con la copertura che di Azov davano le testate occidentali prima del 2022. Nel gennaio 2021, la rivista Time li definiva una milizia che aveva «addestrato e ispirato suprematisti bianchi di tutto il mondo».
«Azov è molto più di una milizia. Ha il suo partito politico; due case editrici; campi estivi per bambini; e una forza di vigilanza nota come Milizia Nazionale, che pattuglia le strade delle città ucraine insieme alla polizia», afferma l’articolo del Time magazine, rilevando che «ha anche un’ala militare con almeno due basi di addestramento e un vasto arsenale di armi, da droni e veicoli corazzati a pezzi di artiglieria».
Vediamo quindi parafrasate anche le parole del «capo della sensibilizzazione internazionale» (sic) azovita, che durante un tour del 2019 alla Casa cosacca avrebbe detto che la missione del gruppo era quella di «formare una coalizione di gruppi di estrema destra in tutto il mondo occidentale, con il massimo obiettivo di prendere il potere in tutta Europa».
Sempre Time scrive del passato del Biletskyj, soprannominato Bely Vozhd, cioè «Sovrano Bianco»: «la polizia ucraina trattava da tempo la sua organizzazione, Patriot of Ukraine, come un gruppo terroristico neonazista» afferma l’antica e prestigiosa rivista di Nuova York, dicendo che il loro «manifesto sembrava attingere la sua narrativa direttamente dall’ideologia nazista».
«Persino Bellingcat, un “collettivo di intelligence open source” che apparentemente funge da canale per l’agenda dell’intelligence britannica, ha sollevato bandiere rosse su Azov» ricorda RT.
Nell’ottobre 2019, Bellingcat si lamenta di come i militanti abbiano spinto Zelens’kyj – che, come riportato da Renovatio 21, potrebbe essere in questo stesso momento politicamente, fisicamente e psicologicamente ostaggio di formazioni neonaziste – a non ritirarsi dal Donbass come richiesto dagli accordi di Minsk. Il lettore nostro ricorderà le parole di uno dei capi dell’estrema destra, ora inabissatosi nell’apparato del potere statale e militare di Kiev, al momento dell’elezione di Zelens’kyj: «Zelen’kyj ha detto nel suo discorso inaugurale che era pronto a perdere ascolti, popolarità, posizione… No, perderà la vita. Sarà appeso a qualche albero del Khreshchatyk, se tradirà l’Ucraina e quelle persone che sono morte durante la Rivoluzione e la Guerra».
Bellingcat va oltre, e ci aiuta a spiegare quella storia del «potere formale» tirata fuori dalla BBC. Sebbene i «gruppi di estrema destra» abbiano «un appoggio popolare trascurabile e un potere elettorale praticamente inesistente», essi «continuano ad avere successo integrandosi nella politica e nella società ucraine». Bingo: qualcuno ci è arrivato. Ci hanno venduto la palla del fatto che, non avendo più nemmeno un seggio a differenza di quelli conquistati nel 2019, le formazioni dell’ultradestra ucraina non hanno potere; ci hanno quindi venduto la seconda palla: una volte entrati nell’esercito, gli elementi neonazi dei battaglioni sono stati purgati.
Potrebbe essere vero piuttosto il contrario: i capi neonazisti non hanno più bisogno dei (pochi) seggi ottenibili alla Rada, il Parlamento di Kiev, perché essi sono riusciti ad inserirsi ad un livello più decisivo, cioè nello Stato profondo ucraino – quello che, giocoforza, risponde al Deep State di Washington. E per quanto riguarda l’esercito, possiamo pensare che, al contrario, gli elementi nazisti possono aver contaminato le Forze Armate, garantendo peraltro una radicalizzazione ideologica invitante quando capita di dover andare al fronte.
Abbiamo già visto questo giuochino: terroristi, zeloti radicali, nemici del popolo, reietti della Storia… improvvisamente divengono guerriglieri per bene cui dare tutto il nostro supporto.
«Questa non è esattamente la prima volta che i media corporativi e statali in Occidente si nascondono dietro un gruppo che fino a poco tempo fa avevano descritto – correttamente – come estremista» scrive RT. «Ad esempio, proprio l’anno scorso, la televisione pubblica statunitense ha cercato di nascondere la realtà degli affiliati di Al-Qaeda in Siria –il Fronte Al-Nusra, in seguito ribrandizzato comodamente Hayat Tahrir al-Sham, dimodoché è stato possibile definirla sui giornali e nei corridoi del potere americano «ribelli moderati». Non islamisti, non takfiri, non jihadisti, non terroristi: ma no, sono «ribelli moderati», così come i neonazisti sono divenuti combattenti per la libertà.
Qualcosa va scritto anche riguardo alla stampa del Paese più simbolicamente interessato dal cortocircuito neonazista: la Germania.
Il sito di notizie in lingua inglese dell’emittente pubblica Deutsche Welle ha pubblicato un articolo sulla Brigata Azov dove si sostiene che mentre le organizzazioni naziste sono fuorilegge in Germania, in Ucraina un tale legge non c’è. DW sente tale Andreas Umland dello Stockholm Center for Eastern European Studies, il quale ammette che le associazioni formate dalla destra in Ucraina sarebbero state descritte come gruppi neonazisti organizzati in Germania.
Lo specialista nota che l’Azov ha attirato subito l’attenzione utilizzando il simbolo nazista Wolfsangel come emblema. «Il Wolfsangel ha connotazioni di estrema destra, è un simbolo pagano usato anche dalle SS», assicura. «Ma non è considerato un simbolo fascista dalla popolazione in Ucraina».
«Normalmente, consideriamo pericoloso l’estremismo di destra, qualcosa che può portare alla guerra», dice l’esperto svedese, ma in Ucraina è il contrario, assicura.
Difficile racapezzarsi.
Niente, tuttavia, in confronto a quello che stiamo vedendo in Italia: il Paese dell’ANPI, dell’antifascismo perenne, della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione italiana, dei senatori a vita passati per i lager etc.
Il Paese della legge Mancino ora sta fornendo armi a quell’esercito pieno di svastiche e simboletti da mistica del III Reich, nei tatuaggi, nelle mostrine, nelle bandiere. Qualcuno, in realtà si è domandato anche da noi se queste armi non finiscano, per caso, ai neonazisti – ma viene subissato di pernacchie e storielle (la svastica è un antico simbolo indiano…). Di certo, sappiamo che molte della armi che il nostro governo sta mandando non finiscono ai Foreign Fighter, che come abbiamo visto lamentano di essere mandati al fronte praticamente disarmati o con un fucile e dieci colpi in caricatore.
Altro che: alla denazificazione virtuale dei giornali di tutto il mondo che stanno dicendo che in Ucraina nessuno è nazista, corrisponde una nazificazione materiale.
Armare i nazisti…? A breve sarà il 25 aprile. L’anno passato e il precedente abbiamo riso a quelli che ci parlavano di liberazione mentre eravamo costretti a casa dal lockdown.
Quest’anno siamo andati molto più in là: l’umorismo nero di chi magari ci vuole raccontare che la resistenza, in Ucraina, la fanno gli uomini con la svastica.
Viviamo tempi incredibili. Non sempre divertentissimi.
Geopolitica
Trump: «altre persone» potrebbero guidare la campagna di terra in Iran
Il presidente statunitense Donald Trump si è rifiutato di escludere un’offensiva di terra in Iran, affermando che forze alleate non meglio specificate potrebbero conquistare siti strategici chiave come l’isola di Kharg senza il coinvolgimento di truppe statunitensi, e minacciando di estendere i bombardamenti anche a centrali elettriche e ponti.
In un’intervista rilasciata martedì a Fox News, Trump ha affermato che avrebbe preso in considerazione un’operazione di terra «se la ritenesse opportuna».
«A volte serve una campagna sul campo, ma abbiamo altre persone che se ne occuperanno per noi… Comunque abbiamo già colpito l’isola di Kharg due volte, persino tre. Ho detto: “Colpite tutto tranne il petrolio!”»
Situata a circa 25 km dalla costa iraniana del Golfo Persico, l’isola di Kharg gestisce circa il 90% delle esportazioni di petrolio greggio del Paese e rappresenta il principale sbocco per le entrate petrolifere.
Sostieni Renovatio 21
Prima del cessate il fuoco di aprile, ora violato, Trump aveva minacciato di impadronirsi dell’isola di Kharg «per impossessarsi del petrolio». Alla domanda se intendesse ancora impadronirsi dell’isola, Trump ha risposto: «Per quanto riguarda l’impossessarsene, se li degradassimo a sufficienza e in profondità, lo farei».
Il presidente ha inoltre promesso di intensificare la campagna aerea, affermando che gli attacchi statunitensi continueranno finché non deciderà che «è abbastanza».
«Continueranno finché non dirò basta. La prossima settimana toccherà alle centrali elettriche. La prossima settimana toccherà ai ponti. Distruggeremo tutte le loro centrali elettriche. Distruggeremo tutti i loro ponti a meno che non si siedano al tavolo delle trattative».
Trump ha avvertito che all’Iran «non rimarrà nessuno» se non si raggiungerà un accordo, affermando che i funzionari statunitensi hanno trasmesso questo messaggio a Teheran «circa un’ora fa».
«Stiamo agendo con molta cautela nei confronti della popolazione civile», ha dichiarato Trump. In precedenza, aveva minacciato di radere al suolo l’Iran con bombardamenti, avvertendo che «un’intera civiltà morirà» se Teheran non si conformerà alle richieste di Stati Uniti e Israele.
L’invasione terrestre dell’isola di Kharg è estremamente difficile a causa della sua formidabile combinazione di barriere naturali e fortificazioni militari. Situata nel Golfo Persico, l’isola presenta scogliere ripide e coste rocciose che limitano drasticamente i punti di sbarco adatti alle truppe anfibie. Essendo il principale terminal petrolifero dell’Iran, l’area è protetta da una densa rete di difese aeree, batterie missilistiche costiere, artiglieria e campi minati marittimi. Questa concentrazione militare rende l’approccio vulnerabile a pesanti contrattacchi prima ancora di toccare terra.
L”Iran potrebbe bombardare facilmente dalla propria costa grazie alla fortissima vicinanza geografica con l’isola di Kharg. Questa ridotta distanza pone l’isola nel raggio di tiro immediato di quasi tutto l’arsenale costiero iraniano. In pratica, un incubo di artiglieria: i cannoni posizionati sul litorale continentale possono colpire Kharg senza bisogno di missili avanzati, e atterie di artiglieria missilistica campale saturerebbero le spiagge dell’isola in pochi minuti. In aggiunta Velivoli kamikaze decollerebbero dalle basi costiere per colpire installazioni o truppe fisse.
La costa iraniana agisce quindi come una gigantesca linea di tiro protetta, capace di bersagliare l’isola continuamente e impedire a forze ostili di utilizzarla come testa di ponte.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Geopolitica
Israele spinge la campagna di annessione della Cisgiordania
Sostieni Renovatio 21
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Geopolitica
Trump ha appoggiato gli attacchi sauditi contro lo Yemen
Il presidente americano Donald Trump avrebbe autorizzato l’Arabia Saudita a lanciare una nuova operazione militare contro il movimento Houthi in Yemen. Lo riporta Axios, citando fonti.
La notizia arriva dopo la più seria escalation tra Arabia Saudita e Houthi degli ultimi anni, che, secondo la fonte, potrebbe portare al crollo di una tregua non ufficiale tra le parti e rischiare di ampliare il confronto tra Stati Uniti e Iran.
L’aeroporto internazionale di Sana’a, controllato dal gruppo sciita yemenita, è stato colpito lunedì mentre un aereo iraniano, che secondo le prime ricostruzioni trasportava una delegazione Houthi di ritorno dai funerali dell’ex Guida Suprema Ali Khamenei, si avvicinava alla capitale. Il velivolo è stato costretto a dirottare verso la città portuale di Al Hudaydah, sul Mar Rosso.
Gli Houthi hanno accusato Riyadh di aver condotto l’attacco e hanno dichiarato la fine del cessate il fuoco con l’Arabia Saudita. In seguito, il gruppo ha lanciato missili balistici e droni contro l’aeroporto internazionale di Abha, nel sud-ovest dell’Arabia Saudita, e ha intimato alle compagnie aeree di non utilizzare lo spazio aereo saudita.
Secondo Axios, Riad aveva chiesto l’appoggio di Washington alcuni giorni prima dell’attacco. L’ambasciatore saudita ha incontrato il segretario di Stato americano Marco Rubio giovedì, e Rubio ha parlato con il ministro degli Esteri saudita. Trump ha poi avuto una conversazione telefonica con il principe ereditario Mohammed bin Salman, che ha richiesto e ottenuto il suo sostegno per l’operazione, ha riferito un funzionario statunitense alla testata.
Il governo yemenita, sostenuto dall’Arabia Saudita, ha in seguito rivendicato la responsabilità dell’operazione e negato il coinvolgimento di Riad. Tuttavia, diverse testate giornalistiche hanno attribuito l’attacco all’Arabia Saudita, che non ha mai ufficialmente ammesso di averlo compiuto.
Sana’a è stata conquistata dagli Houthi, un movimento sciita filo-iraniano, nel 2014, il che ha provocato un intervento militare guidato dall’Arabia Saudita l’anno successivo. Una tregua mediata dalle Nazioni Unite e introdotta nell’aprile 2022 è formalmente scaduta dopo sei mesi, ma ha sostanzialmente interrotto le ostilità dirette transfrontaliere.
L’ultima escalation minaccia anche un più ampio disgelo regionale. L’Arabia Saudita e l’Iran hanno ristabilito le relazioni diplomatiche nel 2023 grazie a un accordo mediato dalla Cina, mentre Riad ha mantenuto pubblicamente la neutralità durante il recente confronto tra Stati Uniti e Iran e, secondo quanto riferito, ha respinto le richieste statunitensi di utilizzare il suo territorio per operazioni militari contro l’Iran.
Nel mese di marzo, gli Houthi sono entrati nel più ampio conflitto regionale lanciando attacchi missilistici contro Israele a sostegno dell’Iran. Negli ultimi anni il gruppo sciita ha lanciato contro lo Stato degli ebrei missili balistici e, si dice, pure missili ipersonici, toccando anche l’aeroporto Ben Gurione, la principale aviosuperficie di Tel Aviv. Lo Stato Giudaico ha effettuato attacchi massicci e promesso, per bocca del premier Beniamino Netanyahu, di eliminare l’intera leadership Houthi.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
-



Pensiero2 settimane faScomunicati anche i fedeli FSSPX. Ecco il genocidio tirannico del Vaticano moderno
-



Pensiero2 settimane faElogio degli Stati Uniti, vera nazione
-



Spirito1 settimana faMons. Viganò: la Chiesa sostituita da un’entità di matrice massonica asservita all’Anticristo
-



Spirito2 settimane fa«Oggettivamente ingiusta ed invalida». Lettera della FSSPX al papa dopo la scomunica
-



Droga2 settimane faIl primato umbro dell’eroina
-



Immigrazione6 giorni faCosa contiene il rapporto sulle «Grooming gang» di pakistani pedofili che tormentano la Gran Bretagna?
-



Pensiero2 settimane faIncongruenze nel decreto di scomunica della FSSPX
-



Gender1 settimana faIl cardinale Radcliffe e due vescovi celebrano il 50° anniversario di una coppia omosessuale














