Connettiti con Renovato 21

Necrocultura

«Morte per donazione»: eutanasia per prelevare gli organi

Pubblicato

il

 

 

 

Renovatio 21 pubblica questo articolo di E. Wesley Ely.

Il dottor Ely detiene la cattedra Grant W. Liddle di Medicina al Vanderbilt University Medical Center ed è condirettore del Cronical Illness, Brain Dysfunction, and Survivorship (CIBS) Center. È anche direttore associato del Aging Research del Tennessee Valley Veteran’s Affair Geriatric Research and Education Clinical Center.

Il dottor Ely è autore di numerosi manuali di medicina.

 

 

Come si può rispondere al problema delle liste d’attesa sempre più lunghe per i trapianti di organi? Senza dubbio avrete sentito parlare del «mercato nero» degli organi nei paesi stranieri, ma esistono altre opzioni che dovrebbero essere sul tavolo?

La meccanica del prelevamento degli organi dopo la morte che sia per eutanasia o per arresto cardiaco (entrambe già legalizzate in Canada, Olanda e Belgio) è ottimale per il trapianto, perché il danno agli organi avviene per l’assenza di flusso sanguigno nei 5-10 minuti in cui avviene il decesso

 

Se foste su una lista d’attesa per un trapianto, vi importerebbe se l’organo è stato prelevato da una persona viva che è morta per la procedura di espianto? E se si fosse resa volontaria?

 

I vostri pensieri sulla questione hanno implicazioni che vanno ben oltre l’ambito dei trapianti.

 

In qualità di ex vice-direttore del programma di trapianti di polmoni della Vanderbilt University e medico praticante di terapia intensiva, considero la donazione di organi un gesto altruistico verso chi si avvicina alla morte su una lista d’attesa per un trapianto.

 

Ma mi trovo a combattere con l’inesorabile avvicinamento del mondo dei trapianti  a quello dell’eutanasia.

 

Causa della morte: donazione degli organi

Alle conferenze mediche internazionali del 2018 e 2019, ho sentito centinaia di specialisti e medici praticanti di terapia intensiva discutere della «donazione dopo la morte». Questo si riferisce allo scenario che si sta diffondendo in Canada e alcuni paesi dell’Europa occidentale dove le persone muoiono per eutanasia, in seguito a un’iniezione letale richiesta da lui o lei, poi il corpo viene operato per prelevare gli organi da donare.

Si sta diffondendo in Canada e alcuni paesi dell’Europa occidentale uno scenario dove le persone muoiono per eutanasia, in seguito a un’iniezione letale richiesta da lui o lei, poi il corpo viene operato per prelevare gli organi da donare

 

Ad ogni incontro, la conversazione passava inaspettatamente alla questione emergente della «morte per donazione» – cioè porre fine alla vita delle persone previo consenso informato portandole in sala operatoria e, in anestesia generale, aprire il petto e l’addome mentre sono ancora in vita per prelevare gli organi vitali per trapiantarli in altre persone.

 

Ecco altri commenti:

«Ho perso mio marito per un cancro. Sarò sempre grata che non abbia scelto il suicidio assistito».

 

«Non volevo antidolorifici dopo l’intervento, ma l’ospedale mi ha somministrato oppiacei contro la mia volontà».

 

La questione emergente della «morte per donazione» – cioè porre fine alla vita delle persone previo consenso informato portandole in sala operatoria e, in anestesia generale, aprire il petto e l’addome mentre sono ancora in vita per prelevare gli organi vitali per trapiantarli in altre persone

I pazienti amano i miracoli, ma i dottori non possono avere paura di dare brutte notizie (anche per via elettronica).

 

Il grande problema qui è che la morte per donazione ignorerebbe la dead donor rule, che proibisce l’espianto di organi vitali finché il donatore non viene dichiarato morto. La morte per donazione sarebbe, ad oggi, considerata omicidio poiché significa porre fine a una vita per prelevare organi.

 

La meccanica del prelevamento degli organi dopo la morte che sia per eutanasia o per arresto cardiaco (entrambe già legalizzate in Canada, Olanda e Belgio) può essere quasi ottimale per chi si sottopone al trapianto, perché il danno agli organi avviene per l’assenza di flusso sanguigno nei 5-10 minuti in cui avviene il decesso. Tale intervallo è chiamato tempo di ischemia. 

 

 La morte per donazione pretende di essere una nuova soluzione. Anziché prelevare gli organi dopo la morte, il prelevamento avverrebbe quando gli organi stanno ancora ricevendo sangue. Si annullerebbe il tempo di ischemia e la rimozione degli organi sarebbe la causa di morte diretta e immediata.

La morte per donazione sarebbe, ad oggi, considerata omicidio poiché significa porre fine a una vita per prelevare organi

 

Indesiderate ma inevitabili conseguenze

Poco tempo fa, il New England Journal of Medicine (NEJM) ha pubblicato un articolo di due medici canadesi e uno specialista di etica della Harvard Medical School, in cui sostengono che sia eticamente preferibile ignorare la dead donor rule se i pazienti dichiarano di voler morire per donare gli organi.

 

Mentre “donarsi agli altri”, letteralmente, può sembrare un gesto encomiabile a un primo sguardo, vediamo tre considerazioni a valle della discussione sull’abbandono della dead donor rule:

 

  • Le persone con disabilità mentali o fisiche affermano di sentirsi disprezzate e che la società non dà importanza alle loro vite. Invierebbe un messaggio poco subliminale per eliminarli dalla società e compiere qualcosa di buono coi loro organi?

 

  • Quanto rapidamente si diffonderebbe se chi non può parlare per sé venisse considerato un donatore?

 

  • Cosa significa per noi se chi dovrebbe guarirci – i medici – si trovano in una posizione che ignora manifestamente quasi 2500 anni di divieti sul fine-vita?

 

«Non potete concepire tutte le subdole forze (per farti morire) – tutte ben intenzionate, comprensive, anche dolci, ma travolgenti come uno tsunami – che emergono quando la tua autonomia è irrimediabilmente compromessa» Ben Mattlin, affetto da atrofia muscolare spinale

Consideriamo il caso di Ben Mattlin, affetto da atrofia muscolare spinale. In un articolo del New York Times del 2012 scrisse del «sottile e poroso confine tra coercizione e libera scelta» per chi si sente svalutato. Riguardo l’erosione della sua autonomia scrisse: «Non potete concepire tutte le subdole forze (per farti morire) – tutte ben intenzionate, comprensive, anche dolci, ma travolgenti come uno tsunami – che emergono quando la tua autonomia è irrimediabilmente compromessa».

 

La civiltà di una società si misura da come si trattano i membri più fragili. Le leggi sull’eutanasia sono disegnate per tutelare le popolazioni vulnerabili, ma come stanno le cose?

 

Gli altri nomi della morte

Secondo un articolo apparso nel 2015 sul NEJM, delle 3.882 morti causate dal suicidio assistito o eutanasia nelle Fiandre  (Belgio) nel 2013, 1.047 (27%) erano causate da un farmaco in grado si accelerare il decesso senza il consenso del paziente. I pazienti erano generalmente incoscienti e potrebbero essere assistiti da membri della famiglia.

 

Nel 2014, un passaggio delle decisioni sul fine-vita della Belgian Society of Intensive Care Medicine riporta che «accorciare il tempo della morte» dovrebbe essere permesso «con l’ausilio di farmaci … anche in assenza di dolore». Discutendo di questi fatti, due luminari della medicina, uno olandese e uno di Harvard, mi dissero che da dove vengono loro questo si chiama omicidio.

Delle 3.882 morti causate dal suicidio assistito o eutanasia nelle Fiandre (Belgio) nel 2013, 1.047 (27%) erano causate da un farmaco in grado si accelerare il decesso senza il consenso del paziente.

 

Quando i medici prendono parte a procedure volte a togliere la vita a una persona, il paziente è certo al 100% che il medico sia dalla parte della guarigione? Qual è il messaggio che viene trasmesso sul valore di ogni vita umana quando un medico scambia una vita per un’altra? Quale effetto ha già avuto sui medici complici di queste procedure mortali?

 

Nel 1973 il classico della fantascienza Soylent Green (in italiano 2022: I sopravvissuti), il detective Frank Thorn effettua ricerche per scoprire la causa degli oceani morenti e della rovina della specie umana in un pianeta sovrappopolato. Scopre che il cibo verde ad alto contenuto proteico prodotto dalla Soylent Corporation è composto da esseri umani riciclati morti in seguito a eutanasia. «Il Soylent è fatto con i morti!» grida.

 

Soylent Green è ambientato nel 2022. Mancano solo tre anni.

Continua a leggere

Necrocultura

I medici stanno rimuovendo l’utero delle braccianti indiane per aumentare la loro produttività

Pubblicato

il

Da

Renovatio 21 traduce questo articolo di Bioedge.

 

 

 

Questa è una storia dell’orrore dall’India sull’intersezione tra povertà, sessismo, sfruttamento, norme di genere ed etica medica.

 

Il rapporto investigativo su BehanBox, un sito web femminista con sede in India, descrive le condizioni spaventose in cui le donne lavorano come taglialegna nello stato del Maharashtra.

 

Il rapporto si concentra sull’igiene mestruale delle donne. A causa di infezioni ricorrenti e dolore, il 17% delle donne taglialegna nel distretto di Beed ha avuto isterectomie.

 

Un rapporto della Society for Promoting Participative Ecosystem Management pubblicato nel 2020 descriveva le condizioni disumane in cui lavorano le donne:

 

«Il 72% delle donne ha affermato di lavorare tra le 13 e le 18 ore al giorno (in media 15 ore) durante il taglio delle canne da zucchero. Il 98% delle donne ha affermato che l’orario di lavoro non è fisso e che dovrà iniziare alle prime luci dell’alba o continuare fino a mezzanotte quando richiesto. Non ottengono ferie settimanali e continuano a lavorare. L’onere del lavoro sulle donne senza interruzione da 3 a 4 mesi. Le donne difficilmente si prendono una pausa durante la malattia, le mestruazioni, la gravidanza o il parto, il che influisce sulla loro salute».

 

Lo studio ha rilevato che il 92% di queste donne era in età riproduttiva e il 17% aveva partorito un bambino nel mezzo di un canneto.

 

Quasi tutte le donne hanno riferito di non poter prendersi del tempo per affrontare la gravidanza, le mestruazioni o la malattia. Molte delle donne usavano degli stracci, spesso umidi, come assorbenti; questo spesso provoca infezioni.

 

Ma invece di affrontare le infezioni, alcuni medici fanno isterectomie. «Senza un esame approfondito del paziente, i medici negli ospedali privati ​​suggeriscono l’isterectomia che costa almeno 35 mila rupie. Creano paura tra queste donne avvertendole che potrebbero sviluppare tumori e tumori», ha detto a BehanBox Manisha Ghule, un’attivista.

 

È difficile abbozzare un quadro accurato di situazioni come questa in India. Il giornalismo tende ad essere sensazionalistico; gli attivisti esagerano; i rapporti del governo non sono completamente affidabili. Ma negli ultimi tre anni ci sono stati molti articoli sulla stampa locale e straniera sulla difficile situazione delle donne taglialegna.

 

Un altro articolo di inchiesta nel 2019 di The Hindu è stato particolarmente feroce sul coinvolgimento dei medici.

 

Affermava che «gli appaltatori del taglio delle canne da zucchero non sono disposti ad assumere donne che hanno le mestruazioni, quindi le isterectomie sono diventate la norma».

 

«Sposate all’età di 15 o 16 anni, le ragazze nella regione di Marathwada colpita dalla siccità diventano madri nei prossimi due anni. E poi, quando hanno 22 o 23 anni, hanno un’isterectomia, un intervento chirurgico per rimuovere l’utero. Da allora in poi queste donne taglialegna diventano “macchine da lavoro viventi” per tutta la loro vita».

 

In un altro articolo, The Hindu ha citato un medico della comunità, Shashikant Ahnkari. «Dietro questo non ci sono solo gli appaltatori di canna da zucchero, ma anche gli interessi commerciali acquisiti dei medici. [Effettuare] isterectomie non indicate è contro l’etica medica. I medici hanno diffuso il timore nella regione che una scarica bianca o rossa possa provocare il cancro».

 

Un funzionario locale ha spiegato che le donne si raccontano la procedura: «l’intervento chirurgico è popolare tra le ragazze per fermare le scariche bianche. C’è una tendenza qui per cui le ragazze si sposano all’età di 15-16 anni, poi hanno due figli, poi la pianificazione familiare e poi un’isterectomia».

 

 

Michael Cook

 

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

 

Immagine di IRRI via Rice Today pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-NC-SA 3.0)

 

 

 

 

Continua a leggere

Eutanasia

«È diventato tutto blu». Il vero significato del sacrificio umano di Archie Battersbee

Pubblicato

il

Da

Archie Battersbee è stato assassinato dal sistema sanitario e giudiziario britannico lo scorso 6 agosto.

 

Come riportato da Renovatio 21, i medici hanno staccato le macchine che lo tenevano in vita dopo le sentenze di tutti i gradi di giudizio dei tribunali britannici e la pilatesca decisione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo di «non interferire» con gli omicidi sanitari in Albione.

 

L’uccisione del bambino è stata portata avanti contro la disperata difesa dei genitori, che hanno lottato fino all’ultimo.  Essi sono stati quindi anche testimoni oculari della morte del figlio per mano della Cultura della Morte ospedaliera e dello Stato malvagio.

 

Le macchine sono state staccate alle 10 di quel giorno, ora di Greenwich. Alle 12:15 Archie è spirato.

 

Ella Carter, un’amica di famiglia, era presente. Ha raccontato l’orrore infinito a cui ha assistito.

 

«Gli sono stati tolti tutti i farmaci alle 10 e i suoi valori sono rimasti completamente stabili per due ore» ha detto la ragazza.

 

Poi «è diventato completamente blu».

 

Difficile scrollarsi dalla mente questa immagine: un bambino che cambia colore. E muore.

 

«Non c’è assolutamente nulla di dignitoso nel guardare un membro della famiglia o un bambino soffocare» ha dichiarato la Carter. «Nessuna famiglia dovrebbe mai passare quello che abbiamo passato noi, è barbaro».

 

 

La giovane sconvolta dice il vero. Dice esattamente quello che sta accadendo – e a livello storico, metastorico, metafisico.

 

Casi comi quelli di Archie servono esattamente a questo, ad abituarci alla fine della dignità umana: così, le persone ritenute inservibili potranno essere terminate, scartate, cancellate – se ci pensate è quello che succede già nei Paesi nordici, Islanda in testa, dove non nascono più feti con la sindrome di Down, perché uccisi subito.

 

Forzarci a vedere lo Stato che uccide un nostro parente, ancorché bambino innocente, è un esercizio che, a quanto pare, ritengono dobbiamo fare. Il popolo deve abituarsi: uccideremo i vostri cari, se lo riteniamo, dice il potere. Non c’è Ippocrate, non c’è giudice parruccone, non c’è forza che vi possa salvare. Siete senza scampo.

 

L’amica di famiglia, in lacrime, parla di «barbarie». Anche qui, coglie nel segno.

 

Una società che uccide i propri figli non fa più parte della Civiltà. Il contrario della Civiltà è, appunto, la barbarie – il quadro in cui regna la violenza priva di legge e di morale, una violenza totalmente arbitraria, che può decidere di ferire, violentare, ammazzare chiunque, anche i bambini.

 

La fine della Civiltà è necessaria, perché con la restaurazione della barbarie potrà tornare il sacrificio umano.

 

Il moltiplicarsi di questi casi rivoltanti indica esattamente questo: la celebrazione di sacrifici umani, consumati pubblicamente, a cui dobbiamo assistere tutti, senza fiatare.

 

Fino a che, reimmessa la giusta dose di tributi a Moloch, ciò diverrà normale, diverrà legge – in effetti, legge lo è già.

 

L’assassinio del bambino inglese, diventato tutto blu, è solo «gestione della barbarie». Come da titolo del libro fondamentale dell’ISIS: e infatti, questo ci stanno preparando, un mondo di terrore.

 

Eccoci a guardare attonite le anteprime atroci del crollo della Civiltà, piccole anticipazioni di quello che sarà il futuro del pianeta dominato dalla Necrocultura.

 

Tuttavia non è finita.

 

È possibile fermare questo processo? Sì.

 

E ponetevi anche la domanda successiva: sarà possibile punire i responsabili?

 

Un uomo che non se lo chiede almeno una volta al giorno non è un uomo, è un complice dell’Impero della Morte che ci divora i figli.

 

Una uomo, una donna, che davanti a tale scempio non pensa di reagire ha già abdicato alla sua umanità, entrando già moralmente nel transumano, nel post-umano, nel dis-umano.

 

Guardando questo panorama di devastazione, un essere umano che vuole rimanere tale una cosa sola ha nel cuore: la lotta per la Vita e la Civiltà.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

Immagine da Twitter

 

 

Continua a leggere

Necrocultura

Montini ha aiutato la bomba atomica. Bergoglio la bomba a mRNA

Pubblicato

il

Da

Sta per finire anche questo triduo atomico 2022. Non è una ricorrenza molto sentita qui, ci rendiamo conto: il bombardamento di Hiroshima il 6 agosto 1945 e di Nagasaki tre giorni dopo non colpisce l’immaginario di tutti – solo di qualche apocalittico che realizza la portata del fenomeno, ossia l’introduzione del concetto di potenziale annientamento dell’intero genere umano. In pratica, sì, l’apocalisse.

 

In questi tre giorni, a Hiroshima c’è una grande manifestazione serale, capeggiata dal sindaco, dove tutti, hibakusha (i «sopravvissuti alla bomba») in testa, depongono origami lungo il fiume, a lato del genbaku dome, un palazzo liberty che hanno lasciato devastato per farne un simbolo del martirio atomico della città.

 

A Nagasaki, la città cattolica, è diverso – malgrado la distruzione sia stata perfino maggiore, e assuma uno strano sapore religioso: la bomba cadde sulla cattedrale di Urakami, durante l’orario delle confessioni. Pochi metri più in là, la piazzetta dove trovarono il martirio decine di cristiani giapponesi – tra cui alcuni bambini – tra il XVI e il XVII secolo. Nagasaki, per qualche motivo, non pare intaccata del «dolorismo» che si respira ad Hiroshima.

 

Tuttavia, dico che sono rimasto ore a fissare, nel museo sotto la cattedrale ricostruita, un rosario dissolto dalla bomba atomica.

 

A pochi importa, perché in fondo la maggior parte delle persone ha confinato la possibilità di sterminio termonucleare alle due città giapponesi bombardate dal massone Truman. Al massimo, c’era da avere un po’ di paura durante la Guerra Fredda. Ma ora? Tutto è alle spalle. Giusto?

 

La realtà è che un uomo che possa dirsi tale non può non pensare alla possibilità di distruzione del mondo, anche più volte al giorno.

 

Quindi, non è lecito abbandonare il monito mostruoso di Hiroshima e Nagasaki.

 

Noi lo facciamo a modo nostro. Ogni anno, ripubblichiamo un articolo in particolare (quest’anno lo abbiamo segnalato nella Newslettera di sabato), quello secondo cui il Giovanni Battista Montini, futuro Paolo VI, avrebbe stoppato il canale per gli accordi di pace che Tokyo voleva creare con Washington per tramite della Santa Sede, in cui da pochi mesi (abbiamo visto pochi anni fa una cerimonia per il 75° delle relazioni: un rito pagano in Vaticano) il Giappone aveva un ambasciatore, Ken Harada, e un rappresentante  piuttosto operativo, Masahide Kanayama. La storia dice, più o meno, che gli sforzi dei diplomatici nipponici si scontrarono contro il muro di Montini, noto per essere vicino al capo dei servizi americani James Jesus Angleton.

 

In pratica, il futuro papa, che all’epoca sostituto della Segreteria di Stato, non trasmise il programma di pace giapponese a Pio XII – il risultato fu la continuazione della guerra fino al suo doppio climax nucleare, una trovata americana utile a spaventare l’Unione Sovietica che da pochissimi giorni (cose che molti non sanno…) aveva  dichiarato guerra al Giappone, preparandosi con probabilità ad invadere la grande isola settentrionale dell’Hokkaido.

 

Il destino del Giappone poteva quindi essere quello di una Paese diviso in due da una spartizione delle superpotenze, come la Germania, e poi la Corea, il Vietnam, etc.

 

Ciò non accadde, perché la dimostrazione della potenza dell’atomo diede agli americani un vantaggio militare e decisionale sulla nuova epoca.

 

Quindi, qualcuno può arrivare a dire che, con le sue azioni volte forse a favorire gli USA, il Montini aprì la strada alla distruzione atomica delle due cittadine giapponesi, una delle quali pure l’unica cattolica in tutto il Sol Levante.

 

Si tratta di una visione storica abissale: un futuro papa… responsabile dello distruzione nucleare? Qualche studioso americano ammicca. Quali forse i motivi del favore concesso da Montini agli uomini di Washington, è motivo di speculazione. Ci sono quelli che, convinti, ricordano che si tratta del Paese con la bandiera piena di stelle a 5 punte, e che un identico pentacolo si trova anche nella mano della sue effigie scolpita in bronzo sulla Porta del Bene e del Male posta in uno degli ingressi del Vaticano.

 

 

Questa storia di Vaticano atomico, che in Italia praticamente abbiamo raccontato solo noi, ci è costata vari attacchi, lettere infuocate di persone indignate, qualche insulto.

 

È comprensibile. Se ciò fosse vero, riconosciamo quanto potrebbe essere difficile da accettare. Un uomo che diviene papa non può aver lavorato per la morte di centinaia di migliaia di persone – non è possibile.

 

Tuttavia, è un pensiero che deve tornarci in mente oggi, quasi 80 anni dopo.

 

Bergoglio, a quanto possiamo sapere, non ha tramato per accelerare l’annientamento cattolico di alcune città, tuttavia è innegabile che si sia speso, anche apertamente, per una bomba dagli effetti ancora più massivi: la bomba all’mRNA.

 

In molti hanno sottolineato che la campagna di vaccinazione mondiale, fatta senza conoscere i rischi a lungo termine di una tecnologia di modifica genetica mai prima provata sull’uomo,  possa dirsi una potenziale «bomba ad orologeria».

 

Non sappiamo quando scoppierà: al momento possiamo solo, come tentiamo di fare qui, registrare il numero impressionante di morti e feriti, dati che trovano la loro via nonostante la spirale del silenzio dei media, della politica e dell’infame classe medica che ora, per spiegare il massacro in corso, si è inventata la «morte in culla» per adulti.

 

Possiamo ritenere, tuttavia, che siamo solo all’inizio. Potremmo vedere altri effetti nei prossimi mesi, o anni. Per esempio, un calo delle nascite, dovuto al fatto oramai certo – nonostante i mesi di smentite dall’alto – che il vaccino possa interferire con il ciclo delle donne.

 

La bomba mRNA, quindi, possiamo dire che è bella che innescata.

 

Sappiamo come il Bergoglio abbia dato una grande mano. Ha cacciato chi in Vaticano si opponeva al siero genico. Ha creato il primo volo interamente vaccinato della storia, quello che lo ha portato in Iraq. Ha incontrato in segreto due volte Albert Bourla, il CEO di Pfizer. Ha fatto campagna per il vaccino in ogni modo, al punto da sembrare, come è stato detto, un piazzista di Big Pharma.

 

Soprattutto, Bergoglio ha agito con lo strumento definitivo per vaccinare tutti: il silenzio.

 

Il silenzio papale sull’origine maligna del siero – l’uso di linee cellulare da feto abortito – ha disintegrato l’unico scudo rimasto a chi voleva evitare la siringa, l’obiezione di coscienza. Questa grande foglia di fico della morale moderna, a cui però grati si sarebbero attaccati in milioni in tutto il mondo.

 

Non avvicinandosi nemmeno al tema, il papa ha direttamente reso inservibile l’argomento: medici, infermieri, soldati, in Italia come negli USA e ovunque, si sono visti così rigettate le proprie richieste di esenzione. È inutile ricordare che non era mai successo: l’obiezione di coscienza, qui come oltreoceano, era una vacca sacra, una riserva indiana che il potere della Cultura della Morte aveva deciso di lasciare intatta.

 

Ora, grazie a Francesco, non è più così.

 

Una parte considerevole dell’umanità, grazie al papa, è ora stata iniettata con una sostanza sintetica, che in natura è talmente potente da poter trasformare il bruco in farfalla: l’mRNA. Ossia, una molecola della vita, sempre più vicina a quella utilizzata dal Signore per creare l’uomo e la natura, che nei preti dovrebbe quindi incutere riverenza e timore.

 

Sappiamo dalle gole profonde scappate dalla filiera intorno a Pfizer quanto i laboratori reputassero importante quel che pensava la gerarchia cattolica, e quindi non è un mistero che la storia delle linee cellulari da aborto sia stata occultata, o passata nei media come una fake news. Non lo è.

 

Possiamo dire, di nostro, che questo è il lavoro che nel 2017, 2018 e 2019 aveva cominciato a fare Renovatio 21: spingere il mondo cattolico, cardinali inclusi, a rendersi conto del problema etico dei vaccini fatti con pezzi di bambino innocente. Se avessimo avuto successo, se dall’altra parte non vi fosse stato solo un Vaticano quasi interamente occupato dalle forze del male, possiamo dire che avremo dato un contributo nemmeno piccolo alla follia del 2021: sarebbe bastata una parola, da parte cattolica, e le esenzioni di milioni di persone in tutto il mondo sarebbero divenute valide.

 

Non è andata così. Abbiamo fallito noi. Soprattutto, però ci siamo scontrati ingenuamente con un piano che il papa stava già portando avanti da anni, visibilmente, per quanto ci riguarda, dal 2017, quando vescovi e preti si buttarono a pesce a difendere la legge Lorenzin.

 

Il papa aveva un suo disegno da portare avanti, evidentemente. Voleva arrivare, abbiamo scritto, a universalizzare quel «battesimo di Satana» che è il vaccino.

 

Ci è riuscito.

 

La bomba genetica è detonata in tutto il pianeta, in larga parte grazie a lui, che non ha concesso ai suoi fedeli di obiettare secondo lo Spirito.

 

Ora, se dovessimo fare un calcolo utilitarista… Montini e le bombe atomiche che (forse) avrebbe contribuito più o meno involontariamente ad organizzare, oppure Bergoglio, e i suoi spot in mondovisione al siero genico, la sua protervia nel punire i non vaccinati, la sua insistenza nell’infettare il gregge con l’mRNA alieno… ?

 

Ecco, non vogliamo dare una risposta. Il lettore se la dia da sé.

 

L’importante per noi era significare che c’è la bomba atomica, ma c’è anche la bomba genica. Non c’è solo la distruzione nucleare, ma anche la distruzione biomolecolare. E il papa ha decisamente le sue responsabilità in materia.

 

Il tema, ad ogni modo, è sempre lo stesso: la Necrocultura, che ha sovvertito anche i palazzi della divina istituzione fondata per combatterla.

 

Scrivevamo, all’inizio di questo articolo, di quegli uomini che, in quanto uomini, temono l’apocalisse.

Vi sono, con evidenza, uomini che l’apocalisse la desiderano.

 

Chi servono?

 

Chi è il signore di costoro?

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

Immagine di Dark-Wayfarer via Deviantart pubblicata su licenza Attribution-NonCommercial-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-NC-SA 3.0); immagine modificata nel colore.

 

 

 

Continua a leggere

Più popolari