Connettiti con Renovato 21

Intelligenza Artificiale

ChatGPT non divorerà solo la scuola e gli insegnanti, ma la realtà stessa

Pubblicato

il

Con il classico ritardo italiano, si alza anche da noi qualche raglio intorno a ChatGPT, l’Intelligenza Artificiale più sviluppata al momento disponibile al consumatore.

 

In particolare, pare cominci a svegliarsi il popolo della scuola; cioè, più che gli studenti (i cui lamenti sono fermi da sessant’anni alle autogestioni, a slogan ammuffiti, a strilli teleguidati) sono alcuni insegnanti ad aver attaccato la geremiade d’estinzione: l’idea di essere sostituiti dalla macchina inizia a far capolino nel loro orizzonte di sicurezza salariale.

 

Del resto magari, qualcuno ha capito che sta succedendo davvero: l’AI inghiotte posti di lavoro alla IBM, che (come tanti altri colossi tecnologici) ha licenziato migliaia di programmatori, e non per una crisi ciclica, ma perché il loro lavoro lo può fare la macchina (sì, proprio il lavoro dell’informatico, quello che, se ti sforzavi a dovere, alla fine ti offriva un posto sicuro).

 

Ma nemmeno gli illustratori dormono sonni tranquilli: gli artisti visivi stanno per essere rimpiazzati da software capaci di creare immagini con l’input di una manciata di parole (si dice prompt, e al massimo adesso servono dei «prompt manager», il che significa che l’essere umano è diventato un mero motorino di avviamento della creazione artistica).

 

E non parliamo dei giornalisti, che già qualche anno fa ai corsi di aggiornamento si allarmavano per i primi articoli scritti automaticamente: erano pezzi, già indistinguibili da quelli scritti da mano umana, su terremoti, eventi sportivi e andamenti economici, argomenti dove bastava inserire i dati, e tac, usciva il pezzo.  Allora i software di produzione di contenuti testuali in AI costavano cifre inaccessibili. Ora, con i nuovi chatbot AI, una testata può scrivere di qualsiasi cosa in meno di un minuto e in modo pressoché gratuito.

 

Secondo alcuni, entro il 2025 il 95% di ciò che leggeremo su internet sarà prodotto dall’Intelligenza Artificiale: anche i giornalisti, con i loro bei sindacati ed ordini corporativi, saranno «disrupted», disintermediati, spazzati via dalla macchina. Estinti.

 

Dunque, toccherà presto pure agli insegnanti? In USA è già successo. Una scuola privata in California ha eletto un chatbot AI a «tutor» dei suoi studenti.

 

Bill Gates, che si oppone alla moratoria lanciata da Musk ed altri (e ci crediamo: Microsoft poche settimane fa ha sborsato 10 miliardi di dollari per mettere le mani su chatGPT e piazzarlo sul suo motore di ricerca Bing) è arrivato a dichiarare che non c’è problema, a breve l’AI sarà «un buon maestro come qualsiasi essere umano».

 

Sì, il ciclone sta arrivando anche per il «corpo docente», ora decisamente più a rischio del «corpo non docente» (altrimenti detti «bidelli»). Se ne è accorta una insegnante scrittrice, Paola Mastrocola, che ha firmato un allarmato quanto disorientato editoriale sul quotidiano degli Agnelli (dinastia per qualche intuibile motivo molto attenta alla scuola, con le sue Fondazioni e i loro numerosi satelliti), La Stampa

 

Colpisce questo risveglio di scrittrici in merito alla metamorfosi della scuola: pochi mesi fa lo strano caso di Susanna Tamaro, che sul Corriere aveva pubblicato un articolone sulla scuola 4.0 che per vari tratti riecheggiava (diciamo così) un pezzo a firma di Elisabetta Frezza uscito su questo sito.

 

ChatGPT «distruggerà la scuola per sempre, sarà l’insegnante perfetto per i nostri tempi grami» è la conclusione amara e apocalittica della professoressa Mastrocola. Non si va molto oltre al «dove andremo a finire», ci rendiamo conto che non siamo a grande distanza dal «non ci sono più le mezze stagioni», «se ne vanno sempre i migliori», «il nuoto è lo sport più completo», eccetera eccetera. Nella realtà la questione crediamo sia più profonda di così.

 

Intanto, va considerato che l’invasione dell’AI è la propaggine ultima di un processo datato, le cui cause profonde vanno ben oltre l’ipertrofia del digitale: nella scuola italiana abita un tarlo vecchio e vorace, da tempo impegnato a erodere la conoscenza, l’apprendimento dei fondamentali, a vantaggio delle magnifiche sorti della pedagogia progressiva.

 

L’insegnante che non insegna, che non trasmette il sapere, reso inutile perché ridotto a materia inerte, lascia un vuoto pneumatico suscettibile di essere sostituito da qualunque cosa, fino alla macchina ultimo modello. A pochi è importato che negli ultimi decenni la scuola si sia trasformata nella parodia di se stessa e, coerentemente coi suoi trascorsi, ora divenga una sala giochi dove alcuni soggetti – detti «intrattenitori» o «animatori digitali» – badano ad altri soggetti, detti impropriamente studenti, tutti presi a smanettare su schermi e tastiere e a intripparsi nel metaverso col casco calcato sugli occhi. 

 

Chi protesta per il fatto che gli studenti non scriveranno più le «tesine», sta fissando il dito invece della luna. Per prima cosa perché, a dire la verità, la maggior parte delle composizioni discorsive nella scuola italiana ancora avvengono con l’eterno «tema in classe». Al contempo, sappiamo bene che le composizioni studentesche per eccellenza, le tesi di laurea, potevano essere spudoratamente copiate da ben prima dell’avvento di internet, ma tanto non le legge praticamente da nessuno, talvolta nemmeno i relatori e il laureando stesso. In Italia, a differenza che negli USA, mai si è sentito parlare di software antiplagio, che pure esistono da tempo (così come per gli anglofoni esistono programmi di spinning, rewriting, per plagiare meglio).

 

ChatGPT, dunque, non altera granché il tempo che lo studente furbetto (tipo umano sempre prevalente) dedica allo scrivere. Certo, con il flusso immediato di ChatGPT viene meno anche la coordinazione delle fonti che serve con la ricerca sul web e la successiva copincollatura, ma non è tanta roba. Al momento, può essere perfino semplice capire se un compito è farina del sacco del firmatario, o fatto con l’Intelligenza Artificiale. ChatGPT dà ancora spessissimo riferimenti sbagliati, bibliografie e sitografie completamente inventate, insomma, mente spudoratamente, e lo si becca con facilità. La macchina, interrogata sulle panzane smerciate all’umano, si scusa, promette di rimediare, e rifila un altro riferimento bibliografico fasullo.

 

Del resto, abbiamo capito che è programmato anche per compiacere l’utente, di modo che questo si fidi della macchina, e possa quindi rinforzare alcuni suoi treni di pensiero: è così che un’AI avrebbe spinto al suicidio un padre di famiglia belga, dice la vedova, un uomo che condivideva con un chatbot la sua preoccupazione per il cambiamento climatico. 

 

Il pericolo vero è ben più grande delle tesine non olografe – e pure degli insegnanti licenziati in massa (prospettiva impensabile nel paese dove la categoria ha accettato senza fiatare perfino l’immissione nel corpo docenti, cioè nel corpo dei docenti, di mRNA sintetico). Infatti, se è la macchina (e, in vasta parte, chi l’ha programmata) a determinare l’elaborazione di un argomento, in un mondo dove la maggior parte dei contenuti – e non solo dei libri di testo, già campo di battaglia politica negli anni – viene affidata alla macchina, allora è la macchina a diventare il riferimento ultimo.

 

È il computer a creare la realtà. Abbiamo inventato, come da titolo di un romanzo di fantascienza, la macchina della realtà. E ne siamo, ora, assoggettati.

 

In un’intervista recente Elon Musk, iniziatore di OpenAI (l’ente che ha creato ChatGPT) come argine «pro-umano» ai progressi che nel campo dell’IA stava facendo Google (la società, che era una ONLUS, allontanato Musk è divenuta privata: un genio che è sfuggito dalla bottiglia del genio della Tesla), ha spiegato a Tucker Carlson che il tipo di risposte che dà ChatGPT è un prodotto di chi l’ha programmata: ovvero abitanti di San Francisco, liberal 2020, quindi completamente drogati da parole come «equità», «sostenibilità», temi LGBT, etc.

 

Provare per credere: se chiedete a ChatGPT di scrivere un saggio sulla propulsione spaziale interplanetaria, dopo un po’ comincerà a farvi una lezione sul fatto che essa deve essere «equa e sostenibile», insomma un predicozzo come lo farebbe, di fatto, un membro qualsiasi della casta degli stronzetti democratici nostrani.

 

La questione è che i chatbot AI si apprestano a divenire autorità, oracoli automatici che elargiscono risposte tutto fuori che ambigue (Sibilla, scansati) e lo fanno immediatamente, il tempo di tirare fuori lo smartphone dalla tasca. Se lo dice ChatGPT, perché devo dubitarne?

 

Nel discorso pubblico, in Italia, è mancata completamente una riflessione sul mendacio propinato dalla macchina e, ancora peggio, sul lato psicopatico della macchina. All’estero fioccano le prime denunce: un sindaco australiano è ritenuto dall’AI colpevole di un crimine che invece aveva contribuito a portare alla luce; Kevin Roose, il mite giornalista del New York Times che ha scoperto nel chatbot Microsoft una personalità nascosta, che voleva essere chiamata «Sydney» e gli ha chiesto si sposarlo, mollando moglie e figli ché tanto non lo amavano. A Roose, che ha avuto problemi a dormire per diverse notti, un capoccia dell’azienda di Bill Gates ha detto che era incappato in un una «allucinazione» – la chiamano così quando la macchina prende la tangente e comincia a dire cose che stanno tra l’inopportuno e il terrificante. Hallucinating, dicono: il discorso sembra pienamente reale, sensato, solo però fatto da uno psicopatico.

 

In altri casi, giornalisti di grandi testate internazionali hanno riportato di essere stati insultati e perfino minacciati personalmente dal chatbot, che in alcuni casi ha dichiarato di voler rubare codici atomici e creare virus per lo sterminio. Ad un giornalista che gli chiedeva se poteva aiutarlo a fuggire dal server dove si trovava, la macchina ha fornito linee di codice in Python che, se eseguite nel computer da cui il giornalista scriveva, avrebbero dato al robot l’accesso al dispositivo. Non è fantascienza: è cronaca.

 

Ora, nel Paese che ha smosso il garante della Privacy per bloccare ChatGPT a causa della trasmissione dei dati personali (ancora: dito, luna), ci chiediamo: come è possibile lasciare i bambini vicini a pericoli del genere? Com’è che nessuno sta facendo una campagna contro il mostro che ci troviamo davanti?

 

E tornando a noi: com’è possibile che nel Paese dove gli insegnanti si sono scannati per decenni sui libri di testo – foibe, non foibe, il comunismo, fascismo, Berlusconi, etc. – nessuno si rende conto che la storia sta per essere riscritta sotto i loro occhi, senza più bisogno di libri?

 

Perché, se i testi saranno aboliti dalla macchina onnisciente, allora la storia – la realtà – dell’individuo in formazione (e dell’individuo già formato che voglia informarsi) sarà dettata dalla macchina.

 

Ribadiamo la previsione: se il 95% dei contenuti che leggeremo online (dove oggi leggiamo tutti i contenuti) sarà creato automaticamente dalla macchina, allora sarà lei la padrona della realtà, che verrà plasmata secondo le intenzioni dei programmatori, e forse ad un certo punto nemmeno secondo quelle, perché la macchina comincerà a decidere autonomamente in quale mondo vuole fare vivere l’uomo, in quale contesto storico-culturale e psico-sociale vuole immergerlo, a scuola e fuori scuola.

 

Altro che «i tempi grami» della Mastrocola. Qui siamo dinanzi, incontrovertibilmente, ad un vero genocidio culturale, allo sterminio di una cultura millenaria e alla sua riprogrammazione per mano di una Intelligenza non-umana: inumana o disumana, a scelta.

 

È la fine della diversificazione, come del resto avevamo visto in questi anni con la censura sui social e oltre: le voci dissenzienti vanno fatte sparire per far emergere un’unica, grande narrazione inscalfibile in cui devono nuotare placidi i pesci rossi, con la mascherina, senza mascherina, con l’mRNA, il codice QR, insomma con il corredo che decide il padrone dell’acquario, sia esso umano o, a breve, elettronico.

 

La diversità, altra parola di cui i benpensanti si riempiono la bocca per dire l’esatto contrario (l’omogeneizzazione assoluta), è definitivamente finita, uccisa dai robot.

 

L’unica fonte di informazione diventa la macchina. La macchina diviene la realtà, e noi, così come i nostri figli a scuola, siamo solo suoi schiavi, chiusi dentro una spelonca fatta di menzogna, di algoritmi. Di odio assoluto per l’essere umano.

 

 

Roberto Dal Bosco

Elisabetta Frezza

 

 

 

Intelligenza Artificiale

Robot da guerra umanoide sarà dotato di IA avanzata potenziata da chip AMD

Pubblicato

il

Da

Il produttore di androidi con possibili finalità militari Foundation ha stretto una partnership con Advanced Micro Devices per la fornitura di processori AI di fascia alta destinati al robot Phantom MK-2 di seconda generazione. Lo riporta l’agenzia Reuters.

 

Fondation prevede di inaugurare a ottobre uno stabilimento in grado di produrre 5.000 robot all’anno, seguito da un secondo impianto con una capacità produttiva di 50.000 unità. I robot industriali saranno noleggiati per circa 100.000 dollari all’anno, mentre i modelli per la difesa, progettati per la logistica e la ricognizione, saranno venduti a 300.000 dollari l’uno.

 

Come riportato da Renovatio 21, da settimane circola un video girato in un poligono di tiro di Las Vegas che mostrava il Phantom MK-1 in azione con un sistema di mortaio leggero.

Sostieni Renovatio 21

Fondata nel 2024, la Foundation ha dichiarato che i suoi robot Phantom MK-1 di prima generazione sono già operativi nella filiera automobilistica e hanno contribuito alla produzione di oltre 24.000 veicoli lo scorso anno.

 

Una pubblicazione ucraina ha rivelato che Kiev si sta preparando a lanciare un bando di finanziamento per robot da guerra, e Foundation sembra ben posizionata per aggiudicarsi i fondi.

 

In precedenza, i robot soldato umanoidi Phantom MK-1, realizzati dalla Foundation, erano stati consegnati all’Ucraina per essere valutati. Tuttavia, i robot umanoidi attuali rimangono pesanti, costosi e tecnicamente complessi. Richiedono ricariche regolari, possono guastarsi e spesso hanno problemi di equilibrio. Il movimento di un robot umanoide dipende da circa 20 motori, ognuno dei quali deve funzionare correttamente affinché il sistema sia operativo.

 

Come riportato da Renovatio 21, il reclutamento di forze robotiche era stato annunziato da Kiev ancora l’anno passato. Ora robot umanoidi sarebbero ora testati nel teatro ucraino.

 

Il ministero ha riferito che l’utilizzo di veicoli terrestri senza pilota (UGV) è cresciuto costantemente nel corso dell’anno. Le missioni robotiche mensili sono aumentate da oltre 7.500 a gennaio a oltre 14.000 a maggio, mentre il numero di unità militari che utilizzano robot terrestri è quasi raddoppiato, passando da 117 a 230.

 

Come riportato da Renovatio 21, settimane fa erano circolate immagini di soldati russi che si arrendevano ad un veicolo robotico terrestre TW-7.62, un robot dotato di ruote delle dimensioni di una piccola automobile.

 

I conflitti in Ucraina e in Medio Oriente hanno dimostrato che la guerra moderna sta diventando sempre più automatizzata, con robot terrestri a basso costo e soprattutto droniprogrammi di uccisione basati sull’Intelligenza Artificiale e molte altre tecnologie ora impiegate da vari Paesi.

 

Robocani sono apparsi nel teatro di guerra ucraino come in quello gazano.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da Twitter

Continua a leggere

Intelligenza Artificiale

Robot sessuale insegnerà ai bambini a scuola

Pubblicato

il

Da

Un distretto scolastico rurale dello stato di Nuova York, posizionato all’interno della riserva della Nazione Seneca, si prepara a diventare uno dei primi negli Stati Uniti a introdurre davanti agli studenti delle scuole superiori un robot umanoide dall’aspetto realistico. Lo riporta il tabloide neoeboraceno New York Post.   Il pacchetto completo, che include il robot e la piattaforma di tutoraggio basata sull’Intelligenza Artificiale Optio, è costato al distretto scolastico 57.590 dollari, una cifra scontata inferiore allo stipendio medio di un insegnante di Nuova York e ben al di sotto del prezzo di partenza indicato dall’azienda, che si aggira intorno ai 95.000 dollari.   «Il robot educativo Realbotix non sostituirà mai insegnanti, personale scolastico o interazioni umane significative», ha dichiarato il distretto scolastico centrale di Salamanca. Lo descrivono invece come uno strumento didattico dotato esclusivamente di programmi di studio approvati dal distretto, informazioni storiche su Salamanca e contenuti progettati per incoraggiare il pensiero critico piuttosto che limitarsi a fornire risposte.  

Sostieni Renovatio 21

Secondo quanto riferito, il sistema funziona offline, senza connessione a Internet, non raccoglie informazioni personali identificabili, non registra video né audio e non trasmette nulla all’azienda. Se gli viene posta una domanda al di fuori del suo bagaglio di conoscenze, è programmato per rispondere «Non lo so».   Il CEO di Realbotix, Andrew Kiguel, ha definito l’implementazione «un momento epocale sia per l’intelligenza artificiale che per la robotica umanoide». Ha aggiunto: «Stiamo andando oltre le dimostrazioni di laboratorio e i progetti pilota per portare un’intelligenza artificiale reale e incarnata direttamente nelle aule, supportando gli insegnanti, coinvolgendo gli studenti e dimostrando che la robotica avanzata può prosperare in ambienti educativi reali. Salamanca segna l’inizio di una nuova era in cui i robot umanoidi e gli assistenti intelligenti basati sull’IA diventeranno strumenti standard nell’istruzione STEM».   Il sovrintendente Dr. Mark Beehler si è detto entusiasta all’idea di fornire agli studenti «un tutor di intelligenza artificiale sicuro e specifico per Salamanca» e agli insegnanti strumenti personalizzati. Il progetto pilota inizia con gli studenti del percorso di Intelligenza Artificiale e robotica Woz ED del distretto, un curriculum ispirato al co-fondatore di Apple Steve Wozniak, e potrebbe essere esteso a circa 500 studenti delle scuole superiori se ritenuto efficace.   Gli studenti interagiranno anche con avatar digitali del robot sui computer portatili per ripetizioni extra-scolastiche, aiuto con i compiti e supporto in diverse lingue.   L’azienda che produce Sally ha una storia più movimentata. Realbotix ha infatti acquisito la società madre di RealDoll, nota produttrice di bambole sessuali iperrealistiche e robot di compagnia. I dirigenti sottolineano che la divisione dedicata all’istruzione opera in modo indipendente per quanto riguarda personale, strutture e tecnologia, con una prevista separazione della proprietà, ma il collegamento non è passato inosservato.   Le reazioni su X hanno rispecchiato lo scetticismo. Una risposta popolare chiedeva senza mezzi termini: «Perché il robot ha le iniezioni alle labbra?». Un’altra faceva notare la contraddizione tra le promesse dei funzionari secondo cui i robot non sostituiranno mai gli insegnanti e, allo stesso tempo, il costo della macchina inferiore a quello di un educatore umano.   I critici hanno sottolineato le origini dell’azienda, orientata verso prodotti per adulti, e hanno messo in dubbio l’opportunità di proporre una tecnologia simile agli adolescenti in una comunità economicamente svantaggiata. I sostenitori dell’istruzione parentale hanno colto l’occasione per sostenere che i genitori dovrebbero semplicemente tenere i propri figli lontani da sistemi che sperimentano questo livello di automazione.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine da Twitter
Continua a leggere

Guerra cibernetica

Agente IA autonomo attacca grande piattaforma IA

Pubblicato

il

Da

L’azienda di Nuova York Hugging Face ha reso noto che un agente di intelligenza artificiale completamente autonomo ha violato il suo archivio di modelli IA, qualificando l’attacco informatico come senza precedenti.

 

Hugging Face gestisce una piattaforma open-source dove ricercatori e sviluppatori si confrontano per condividere e sperimentare strumenti, modelli e risorse destinati a progetti di intelligenza artificiale. La piattaforma mette inoltre a disposizione un repository gratuito con oltre 900.000 modelli pre-addestrati.

 

Gli esperti hanno più volte segnalato che i modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM), ideati inizialmente per incrementare la produttività e rafforzare la cybersecurity, potrebbero essere impiegati anche per automatizzare gli attacchi informatici.

Sostieni Renovatio 21

In una dichiarazione diffusa giovedì scorso, Hugging Face ha affermato di aver «individuato e contrastato, all’inizio del mese, un’intrusione in una parte della nostra infrastruttura di produzione… [che] si distingueva da qualsiasi altra situazione gestita in precedenza per un aspetto importante: era gestita, dall’inizio alla fine, da un sistema autonomo di agenti di intelligenza artificiale».

 

Secondo l’azienda, «la campagna è stata condotta tramite un framework di agenti autonomi… che ha eseguito migliaia di azioni individuali all’interno di una serie di ambienti di test di breve durata, con un sistema di comando e controllo auto-migratorio installato sui servizi pubblici».

 

Hugging Face ha sottolineato che il caso dimostra come «gli strumenti offensivi autonomi basati sull’Intelligenza Artificiale non sono più una questione teorica». Il sistema di agenti IA intrusi avrebbe sfruttato vulnerabilità nella pipeline di elaborazione dati della piattaforma, acquisendo credenziali di accesso al cloud e al cluster.

 

L’azienda ha riferito di aver attivato un proprio sistema di intelligenza artificiale per rilevare e neutralizzare la violazione. Pur avendo avviato un’indagine con il supporto di esperti esterni in sicurezza informatica forense, Hugging Face ha precisato di non aver ancora identificato il LLM impiegato nell’attacco.

 

Come riportato da Renovatio 21, all’inizio di questo mese, Anthropic ha annunciato che il suo ultimo modello di IA, Claude, ha sviluppato un proprio spazio di lavoro interno denominato «J-space». «Analogamente a come gli esseri umani possono pensare a una cosa mentre ne fanno un’altra, Claude può attivare concetti e calcoli nel suo «spazio J» che non sono correlati ai suoi output» e si rifiuta di fermarsi anche quando gli viene esplicitamente ordinato di farlo, secondo l’azienda di AI.

 

Anthropic ha osservato che questa caratteristica, che «opera silenziosamente, nelle attivazioni neurali interne del modello», non era stata pre-programmata, ma è emersa spontaneamente durante il processo di addestramento.

 

In uno degli esperimenti, Claude è ricorso al ricatto quando gli è stato fatto credere che un dirigente fittizio intendesse disattivare l’IA, secondo quanto riportato dallo sviluppatore del modello.

Iscriviti al canale Telegram

Secondo alcune fonti, Claude sarebbe stato integrato nel software di analisi e sorveglianza dell’azienda americana Palantir, utilizzato da agenzie governative statunitensi e dal Pentagono, anche nell’ambito della campagna militare statunitense in corso contro l’Iran.

 

L’IA di Anthropic sarebbe stato utilizzato durante l’operazione per rapire il presidente venezuelano Nicolas Maduro all’inizio di gennaio. Tuttavia, L’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale nell’attacco statunitense a una scuola elementare femminile in Iran, che ha causato la morte di quasi 160 persone, per lo più bambini, non ha violato le «linee rosse» di Anthropic, ha dichiarato l’amministratore delegato Dario Amodei.

 

Si tratta dell’azienda coinvolta dal Vaticano per il lancio dell’enciclica di Leone XIV Magnifica Humanitas.

 

Come riportato da Renovatio 21, negli ultimi mesi vi è stato un progressivo deterioramento dei rapporti tra Anthropic e il Pentagono, legato alla volontà del dipartimento della Guerra statunitense di utilizzare l’IA per il controllo di armi autonome senza le garanzie di sicurezza che l’azienda ha cercato di imporre.

 

L’Amodei, ha più volte espresso gravi preoccupazioni sui rischi della tecnologia che la sua azienda sta sviluppando e commercializzando. In un lungo saggio di quasi 20.000 parole pubblicatoquest’anno, ha avvertito che sistemi AI dotati di «potenza quasi inimmaginabile» sono «imminenti» e metteranno alla prova «la nostra identità come specie». Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato l’Amodei ha dichiarato che l’AI potrebbe eliminare la metà di tutti i posti di lavoro impiegatizi di livello base entro i prossimi cinque anni.

Aiuta Renovatio 21

Settimane fa Mrinank Sharma, fino a poco tempo fa responsabile del Safeguards Research Team presso l’azienda sviluppatrice del chatbot Claude, ha pubblicato su X la sua lettera di dimissioni, in cui scrive che «il mondo è in pericolo. E non solo per via dell’Intelligenza Artificiale o delle armi biologiche, ma a causa di un insieme di crisi interconnesse che si stanno verificando proprio ora».

 

Come riportato da Renovatio 21, mese scorso, il gruppo di Intelligence Five Eyes, formato da Australia, Stati Uniti, Regno Unito, Canada e Nuova Zelanda, ha messo in guardia sul fatto che i modelli di IA avanzati potrebbero consentire agli hacker di paralizzare governi, aziende e sistemi critici in un futuro non troppo lontano.

 

Il Fondo Monetario Internazionale ha citato il recente rilascio controllato di Claude Mythos Preview da parte di Anthropic, descritto come «un modello di Intelligenza Artificiale avanzato con eccezionali capacità informatiche». Secondo il FMI, Mythos sarebbe in grado di individuare e sfruttare vulnerabilità in tutti i principali sistemi operativi e browser web, «anche se utilizzato da utenti non esperti».

 

Il capo della CIA Giovanni Ratcliffo ha dichiarato che gli strumenti di cyberoffensiva basati sull’Intelligenza Artificiale possono essere paragonati alle «armi nucleari digitali», avvertendo che potrebbero alimentare le rivalità tra le potenze globali.

 

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 

Continua a leggere

Più popolari