Pensiero
Il biofascismo contro i «fascisti»
Robert Kennedy junior, quando l’anno scorso prese la parola all’oceanica manifestazione di Berlino a fine estate, già lo diceva senza esitazione: «Negli Stati Uniti stanno dicendo che sono venuto qui per parlare a 5.000 nazisti. E domani scriveranno che sì, sono stato qui, e ho parlato 3.000 o 5.000 nazisti».
Era chiaro da tempo, e in tutto l’Occidente, che l’establishment aveva il programmino semplice-semplice di dipingere nella mente del cittadino globale l’equazione rifiuto del vaccino = estremismo di destra. In America, quelli che dissentono nei confronti della discriminazione biologica (lì li chiamano anti-vaxxer) sono ovviamente dichiarati trumpiani. In Germania sono neonazisti. In Italia sono fascisti.
Non poteva essere altrimenti: in America si fa leva sull’eiezione di Trump dal discorso pubblico (bandito dai media e dai social, il suo popolo accusato e messo in galera per i fatti del 6 gennaio), in Europa si capitalizza su settanta e passa anni di demonizzazione del totalitarismo nero, babau del XX e XXI secolo.
Per farci paura, il potere ha tirato fuori l’uomo nero. Del resto, sappiamo che hanno poca fantasia. Perché, ricordatelo, spesso nella più alta stanza dei bottoni ci sono uomini mediocri
Ebbene sì: per farci paura, il potere ha tirato fuori l’uomo nero. Del resto, sappiamo che hanno poca fantasia. Perché, ricordatelo, spesso nella più alta stanza dei bottoni ci sono uomini mediocri – e forse per questo di crudeltà pericolosa.
Ora, tuttavia, siamo davanti ad un paradosso pleateale, anche se ignoto totalmente ai giornali.
Lo Stato che ti obbliga a operazioni corporali, lo Stato che ti ricatta sul lavoro se non prendi una tessera, lo Stato che ti controlla in ogni movimento, lo Stato che proibisce gli assembramenti, lo Stato che tollera la limitazione della libertà di stampa e di parola, lo Stato che nega i diritti umani fondamentali (perfino quelli previsti dalla suo stesso documento legittimante, la Costituzione), accusa i suoi oppositori di essere «fascisti».
No, sul serio. Il bue che dice cornuto all’asino è un dilettante. Lo avevamo visto di recente: terroristi che dicono «terroristi» ai cittadini.
L’uomo nero, il «fascista di ritorno», è il vero problema contro cui scagliarci per il bene dell’attuale assetto sociale – che non è quello democratico, è quello di sottomissione biologica, qualcosa a cui il fascismo non era completamente arrivato.
Perché, ci chiediamo: il fascismo chiedeva una tremenda sottomissione «sociale», del foro esteriore. Non aveva i mezzi, tuttavia, per chiedere quella del foro interiore. Lo Stato pandemico invece vuole la sottomissione del «foro interiore»: devi essere tu a vaccinarti; devi tu prenotarti il buco mRNA, perché non puoi reggere altrimenti la tua vita e quella della tua famiglia; devi tu firmare tutti i documenti che manlevano la responsabilità degli altri, vaccinatori e multinazionali farmaceutiche.
Il fascismo storico solo con le orrende leggi razziali è arrivato alla discriminazione biologica. Ora siamo ad un livello perfino inferiore, sotto il foro interiore, sotto la coscienza, sotto il proprio gruppo etnico: si è all’apartheid biomolecolare
Di più: il fascismo storico solo con le orrende leggi razziali è arrivato alla discriminazione biologica. Ora siamo ad un livello perfino inferiore, sotto il foro interiore, sotto la coscienza, sotto il proprio gruppo etnico: si è all’apartheid biomolecolare.
Andiamo ancora oltre: lo Stato nazifascista e lo Stato pandemico hanno la medesima base strutturale – la cancellazione della legge naturale a favore del diritto positivo. La legge è tale non perché si accorda alla natura umana e al disegno del creato; la legge è tale perché la si pone, cioè impone, per arbitrio del potere. Dura lex sed lex. Punto.
È un fatto che qualcuno può, al contrario di quanto ora strilla il potere costituito, vedere lo Stato pandemico come diretta continuazione dello Stato fascista. Vi sono dei rimandi storici precisi: pensiamo alle leggi di vaccinazione obbligatoria promosse sotto il fascismo (in continuazione con quelle precedenti dell’era unitaria, presenti anche negli altri Paesi europei più o meno retti dalla massoneria ottocentesca).
Ma pensiamo, soprattutto, anche a casi come quello della cosiddetta «Strage di Gruaro»: nel 1933, in piena era fascista, un paesino intero costretto ad un vaccino sperimentale (un siero contro la difterite). 253 bambini tra i 13 mesi e gli otto anni inoculati, con reazione avversa massiva, e 28 di loro che muoiono miseramente. Nessuna inchiesta, e le autorità fasciste che passano sotto silenzio l’intero episodio.
Andiamo ancora oltre: lo Stato nazifascista e lo Stato pandemico hanno la medesima base strutturale – la cancellazione della legge naturale a favore del diritto positivo
Ricorda qualcosa? Vaccini sperimentali, obblighi, tombali silenzi della stampa (ricordate, per caso, tutti quei morti di inizio anno? Giovani e vecchi, militari e civili? Che fine hanno fatto? Qualcuno sa dove si trova Tiffany Dover?)…
Se il fascismo è uno stato basato sul controllo capillare e repressivo, uno Stato che implementa un medesimo controllo arrivando perfino al piano biologico può essere chiamato «biofascista». Tutti i fan scatenati di Foucault, che si sono riempiti la bocca per decenni con la parola «biopolitica», alla parola «biofascista» non sono arrivati.
Ora abbiamo quindi il biofascismo che dice che il pericolo sono i «fascisti».
Ora abbiamo quindi il biofascismo che dice che il pericolo sono i «fascisti»
I quali, secondo varie testimonianze e pure l’uso della logica, in nessun modo possono costituire la totalità della manifestazione. Ci hanno detto: qualche decina, come sempre. Dietro decine di migliaia, se non milioni in tutta Italia, di persone comuni, operai. mamme, studenti, pensionati. Vi basta guadare le immagini della manifestazione di Milano – dove, stranamente, non c’è stata violenza… – per capire che quella del bollino «uomo nero» è davvero una mossa di discredito del dissenso piuttosto disperata, stupida.
Tuttavia, niente, trovare qualcuno disposto ad ammettere questa semplice verità – ma quali fascisti, è una enorme massa trasversale a tutta la società italiana quella che sta protestando! – è impossibile.
Perfino quando manganellano una giornalista, che peraltro garantisce che i manganellati non avevano fatto niente, non si trova un’anima viva (nel sindacato, nella politica, nelle associazioni di vergini&prefiche) a chiedersi cosa stia succedendo. La minaccia autoritaria, per loro, fino a pochi anni fa era Silvio Berlusconi… e niente, rendiamoci conto, non c’è nemmeno da riderci sopra, visto che le bastonate testimoniate dall’inviata de La Stampa parrebbero vere.
E qui è subito dopo, quando sono rimasta da sola tra i no vax. Io avevo un telefonino in mano e gli altri nulla. Era un momento di calma, nessuno lanciava oggetti.
Caricati e manganellati#noGreenPass #piazzadelPopolp pic.twitter.com/AhGVZFFiTZ— flavia amabile (@flaviaamabile) October 10, 2021
«Sono rimasta da sola tra i no vax. Io avevo un telefonino in mano e gli altri nulla. Era un momento di calma, nessuno lanciava oggetti. Caricati e manganellati».
Lo avete visto. Il ragazzo va a parlare al poliziotto, gli dice frasi insulse, innocue, «dai ragazzi, noi siamo il popolo, come voi», una cosa così. Quello neanche lo sta a sentire, guarda la posizione dei colleghi, poi alza il bastone e urla: «carica!». E giubbotte.
A filmare tutto, finendo nella mischia, ripetiamo, è una giornalista. Nel momento in cui la stampa è manganellata, davvero vogliamo parlare di pericolo «fascista»? Ma davvero è stato esaurito il senso dei ridicolo sino a questo punto?
Il senso del ridicolo è sparito assieme al principio di realtà
Il senso del ridicolo è sparito assieme al principio di realtà. Ritengo che sia la conseguenza di avere al governo Draghi, tecnocrate che mai ha vissuto il conflitto, mai ha conosciuto la gente – i politici che lo hanno fatto con tutta la gavetta, da Salvini a qualche vecchio piddino, sono diventati con i loro partiti organi vestigiali del potere, sono decori ininfluenti dello Stato. Se comanda Draghi significa che la politica – quella che è fatta di esseri umani, quindi di parola, di opinione, di ascolto – è sparita, si è imboscata, oppure è finita impiccata come Antigone.
Draghi e il suo potere, ho scritto in passato, non possono avere lo stesso principio di realtà che ha il comune cittadino. Quindi, mi dicevo, è possibile che ad un certo punto si possa spaventare, davanti ad un dissenso sempre più massivo e materiale del quale potrebbe comprendere infine di non avere né controllo né contezza. Quando mai si è vita una sede del sindacato assaltato? Quando mai si sono viste manifestazioni di decine di migliaia di persone ogni sabato (si badi: il sabato, non un giorno qualsiasi in cui si può scioperare)? Quando mai si sono viste le forze dell’ordine che possono sfilare tra i manifestanti, quando non tengono la linea, senza temere di essere attaccare (guardate, sempre, le scene di Milano)? Quando mai si sono viste signore anziane marciare assieme agli studenti e ai portuali?
Mi sbagliavo, forse. Il fatto che ci troviamo in terra incognita, in un angolo della storia dove non ci sono mappe, forse non li intimorisce. Forse non hanno capito, non so. Oppure, come ho pensato altre volte, preparano una repressione ancora più grande.
I biofascisti mentiranno, e reprimeranno, fino a che non ne potremo più, fino a che gli obiettori non saranno sacrificati. Gli altri si beccheranno i lockdown climatici, i lockdown inflattivi, gli OGM CRISPR firmati UE, magari anche una spruzzata di geoingegneria, più qualche misura consistente di controllo delle nascite
Siamo solo all’inizio dell’autunno. Il bollino di «fascista» su chi dissentirà da qualsiasi cosa vogliono fare accadere (licenziamenti di massa, caro bollette, e magari infine l’obbligo vaccinale definitivo) certo fa comodo. Ma alla lunga non credo che sarà sostenibile. Perché la realtà, ad un certo punto, torna sempre a bussare alla porta.
Il progetto del mondo biofascista non prevede la realtà: mentiranno, e reprimeranno, fino a che non ne potremo più, fino a che gli obiettori non saranno sacrificati. Gli altri si beccheranno i lockdown climatici, i lockdown inflattivi, gli OGM CRISPR firmati UE, magari anche una spruzzata di geoingegneria, più qualche misura consistente di controllo delle nascite (il vero, grande obiettivo di tutto questo – il senso ultimo di ogni fascismo biotico).
Purtroppo per i biofascisti, la realtà, invece, esiste. Siamo noi. I nostri corpi, le nostri anime, la nostra volontà. La nostra dignità.
Credevate davvero che fosse così facile toglierci tutto?
Roberto Dal Bosco
Intelligenza Artificiale
Avere paura dell’IA. E dello Stato moderno
La settimana scorsa ho incontrato un’amica dei miei anni milanesi. Per qualche strana ragione del destino, non solo è venuta a vivere nella mia città ma ha pure messo suo figlio nella stessa scuola dei miei. Era all’ingresso ad aspettare, seduta sui gradini della cappella dell’antica scuola cattolica, cappella che tuttavia ora è data in gestione agli ortodossi moldavi.
Ciao, come va. Lei era una grafica eccezionale, impaginava giornali e qualsiasi cosa, il suo talento, all’epoca, era indiscusso, e pari solo alla sua joie de vivre notturna. Stava imprecando al telefono, un lavoro di un cliente che, mi dice, non capisce nulla di nulla, e quelli sono i più difficili, perché non sanno cosa vogliono, ti tocca spiegarti, e rifare tutto, tante volte.
Mi esce fuori, ex abrupto, una domanda che non volevo fare, ma che con evidenza mi sta strisciando in testa anche per il mio lavoro.
«Credi che questi lavori ci saranno ancora a breve?»
Lei mi guarda fisso negli occhi e mi risponde pure a bruciapelo: «No».
Non c’è nemmeno bisogno di esplicitarlo: sottointeso c’è l’avvento dell’Intelligenza Artificiale.
«In realtà, il mio lavoro era già stato prosciugato da cose come Canva» mi dice, citando il celebre sito che ti permette di fare grafiche in quattro e quattro otto. «Ora sarà ancora peggio. Dovremo tornare a zappare la terra».
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L’amica va oltre. Siccome è stata in Australia tanto e per qualche ragione ha una padronanza e una pronunzia dell’inglese che pare ottima, si era messa, in questi anni, a insegnare la lingua di Shakespeare, specie in ambienti aziendali – quelli che pagano bene, meglio dei corsi comunali.
«Hai mai visto questa applicazione?» Mi fa guardare il suo telefonino e mi racconta che ora c’è l’IA per imparare l’idioma: ti parla, ti spiega, conversa con te, quando vuoi. In pratica, sospira «è la fine dei corsi di lingua». Non può che essere così: invece che prendersi una o due ore della giornata, andare con la cartellina e i libri di testo in un luogo a sentire qualcuno che spiega, fai tutto nei tempi che desideri (cinque minuti? Un’ora?) in qualsiasi interstizio del giorno e della notte. Puoi interrompere l’insegnante quante volte vuoi, e farti spiegare passo passo la frase.
Su due lavori che aveva, non gliene rimarrà nemmeno uno. Pur avendolo realizzato con estrema chiarezza, non sembrava nemmeno così preoccupata. Aveva meditato a lungo questa trasformazione. E il fatto di essere madre, in qualche modo, aiuta ad attutire il colpo esistenziale: se invece della famiglia hai fatto il lavoro il centro della tua vita la rovina sarà inevitabile.
Altro esempio: amico programmatore di macchine industriali, quasi trenta anni nel settore. Lui è un fan di Claude, l’AI di Anthropic, che preferisce a ChatGPT. Mi dice che il suo lavoro è cambiato totalmente: la macchina scrive il codice da sé. Non solo, sembra capire davvero quello di cui hai bisogno. Il correlato è che aziende che hanno bisogno di 10, 100, 1000, 10.000 programmatori ora possono tranquillamente licenziarli.
Altro amico ancora. Apprezzato illustratore fantasy, non lo sento da anni e anni. Dopo aver visto Midjourney, l’AI di produzione delle immagini, mi chiedo come possa ancora lavorare. Da decenni colleziono copie di Spectrum, una serie di libri illustrati che raccoglievano il meglio della Fantastic Art contemporanea: copertine di libri, locandine di film, pubblicità, opere a sé realizzate dai maggiori artisti del settore del pianeta. Ogni numero era una festa per gli occhi, un’immersione concreta nell’immaginazione realizzata con talento e fatica (cioè, più o meno, arte). Ora basta un prompt a caso su Midjourney, e si viene sommersi da quantità infinite di immagini di quella qualità, e sicuramente crediamo che il machine learning sia stato fatto addentando proprio queste pubblicazioni e forse pure tutto il social artistico Deviantart.
È drammatico anche per i testi. Il commercialista mi manda un’analisi di un contratto fatta con l’IA. Lettere e post sui social passano tutti che gli algoritmi, che generano il testo con una facilità impressionante. Colpisce anche la perfezione del tono: sanno adeguarsi al contesto, essere formali o sentimentali, non sbagliano mai. Ho pensato che, in pochi anni, siamo arrivati a rovesciare completamente la distopia del film Her (2013), dove il protagonista si innamorava di un chatbot IA. Di lavoro, l’uomo scriveva lettere d’amore per conto terzi: un’attività che, siamo sicuri, ora viene lasciata totalmente al robot.
E, parlando di film, è oramai chiaro che il modello attuale, quello di Hollywood e Cinecittà, ha i minuti contati, e non sappiamo bene cosa verrà dopo, perché le capacità dell’IA sono tali che potrebbe uscire un nuovo tipo di intrattenimento, diverso dal film e dalla serie TV e dai videogame. Di fatto, tutta quell’industria è finita, è arrivata al punto in cui può solo venire riprogrammata dall’Intelligenza Artificiale: se avete presente cosa gira oggi su YouTube o su X sapete di cosa sto parlando.
Dalle macchine industriali alle lettere d’amore, dalle grafiche ai documenti giuridici, nulla – nulla – rimane intatto. E prima che preoccuparsi della questione spirituale e preternaturale (nessuno ha la sicurezza che l’IA ci voglia bene, anche perché potrebbe essere stata programmata da persone che odiano la vita e l’essere umano), è il caso di chiederci cosa ne sarà del nostro lavoro.
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Non è più una vaga riflessione che riguarda il futuro: è il nostro presente. Nell’indifferenza dei sindacati paleolitici, masse immani di persone finiranno disoccupate. Lo sapevamo da tempo, ora stiamo per vederlo.
Si dirà: i sindacati sono dedicati soprattutto ai lavori materiali, che non sono così minacciati da ChatGPT. Già, come no. I robot antropomorfi sono dietro l’angolo, con aziende che già prospettano di affittare un androide domestico, che fa i piatti, pulisce il pavimento, spolvera e piega il bucato, per 600 dollari al mese. L’impatto che il robot antropomorfo avrà sull’industria pesante non è nemmeno lontanamente paragonabile a quello che ebbe negli anni Settanta e Ottanta la prima automazione in catena di montaggio.
Pensate che imbianchini, idraulici, elettricisti non diverranno sostituibili? No, il lavoro manuale non è in nessun modo un riparo all’apocalisse robotica in arrivo.
Fermi, rimangono i lavori più emotivi, «umani»… l’insegnante di yoga… lo psicanalista… la prostituta. Ecché, robotizzeranno anche il lavoro più vecchio del mondo, quello che ha bisogno della persona e della carne? Sappiamo già tutti che sarà così: robot sessuali personali per tutti, diligente evoluzione dell’onanismo pornografico di massa.
Le sex doll, gradino ulteriore rispetto alla bambola gonfiabile, customizzabili in colori e misure, sono già una realtà, e le sperimentazioni per introdurvi le AI sono già iniziate. Il tempo di mettervi dentro un endoscheletro robotico, e poi addio all’amore umano: se uno può stare a casa con la donna (o l’uomo…) dei suoi sogni, perché mai uscire, flirtare, frequentare, sposare, figliare? «Ci scoperanno fino all’estinzione» diceva dei robot sessuali in uno spettacolo di qualche anno fa il comico Bill Burr. La trappola antiumana definitiva, dove pornografia espleta definitivamente il suo ruolo anticoncezionale.
E quindi, cosa succederà? Ci sembrano lontane le prospettive dell’UBI (Universal Basic Income), il reddito universale di cui hanno cianciato, con la stupidità che li contraddistingue, anche partiti nostrani. Così come distante più di Marte ci sembra la riformulazione di quello che i robot li sta costruendo, Elon Musk, che parla di UHI, Universal High Income, reddito per tutti quanti, ma alto, come dividendo dell’età dell’abbondanza che a suo dire porterà l’IA e la robotica avanzata.
Ci sembra sempre più evidente che ciò che potrebbe essere in programma per noi è lo sterminio. Quando il filosofo israeliano del WEF Yuval Harari scandalizzò tutti dicendo che non sapeva cosa si sarebbe fatto con la massa in eccedenza di essere umani finiti disoccupati – droghe e videogiochi, ipotizzava simpaticamente – noi di fatto non gli credevamo.
È più probabile che quello che l’élite abbia in programma per noi, ora che non ha più bisogno né del nostro lavoro, né dei nostri soldi, né del nostro voto, è uno sterminio puro e semplice.
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È così: la Rivoluzione Industriale, l’automazione del Novecento, erano immersi in una cultura diversa, quella per cui l’essere umano non si può eliminare in massa. Quello che abbiamo ora invece è una Necrocultura: una cultura votata alla morte, alla distruzione della vita umana e della sua dignità. Per cui, ad occhio, non si faranno tanti problemi. Anzi.
Nel 2018 l’influente professore e scrittore Douglas Rushkoff scrisse di un gruppo di ricchissimi degli hedge fund che lo pagò profumatamente per una serata di consulenza. Essi stavano pianificando la sopravvivenza ad un evento di collasso della Civiltà, e sapevano che mantenere la propria sicurezza dalla plebe inferocita avrebbe costituito un problema fondamentale. «Sapevano che sarebbero state necessarie guardie armate per proteggere i loro complessi dalla folla inferocita. Ma come avrebbero pagato le guardie una volta che i soldi non avevano più valore?»
«Cosa avrebbe impedito alle guardie di scegliere il proprio capo?» scrive il Rushkoff. «I miliardari presero in considerazione l’uso di speciali serrature a combinazione sulla fornitura di cibo che solo loro conoscevano. O costringere le guardie a indossare collari disciplinari di qualche tipo in cambio della loro sopravvivenza. O forse costruire robot che servano da guardie e lavoratori, se quella tecnologia potesse essere sviluppata in tempo».
Quel tempo è arrivato: i robot capaci di violenza, come sa il lettore di Renovatio 21, non sono più solo nella fantascienza di film come Elysium (2013). I miliardari se ne doteranno in maniera forsennata, e siamo noi quelli che sottolineano come Elon Musk abbia definito la prima produzione dei suoi automi come la sua Legione, riecheggiando la sapienza di Crasso, che diceva che «non sei davvero ricco sino a che non puoi permetterti una legione».
Qui sta l’inghippo: con la «democrazia» abbiamo permesso l’ascesa ai vertici dello Stato moderno di persone che odiano il popolo, e odiano la vita – agenti della Necrocultura che hanno promosso forme prodromiche di sterminio dell’umanità come aborto, eutanasia, provetta, predazione degli organi. Il risultato è che la democrazia, il governo del popolo, si rivela essere l’operazione della sua estinzione.
Uno Stato che non abbia alla base la morale cristiana non può che finire per distruggere l’essere umano, perché giocoforza finisce – esattamente come Skynet, l’AI genocida di Terminator – a considerare la sua stessa struttura come più importante degli umani che serve, e questi ultimi come pericolo possibile alla sua persistenza. Lo Stato-Terminator è già nei nostri ospedali, ma non possiamo chiedere a tutti di rendersene conto.
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Il problema, quindi, non è nella fine del lavoro, e forse nemmeno nell’IA stessa: il problema è la forma di potere scelta o subita dalla popolazione – è lo Stato Moderno. Ogni ora passata a non progettare uno Stato Cristiano che lo sostituisca è un’ora lasciata al nemico dell’uomo. Il pericolo, potete capire, non è politico, ma biologico. È esiziale, è definitivo, è apocalittico.
Nel frattempo, possiamo immaginare cosa accadrà alla nostra società. Vi sarà una catastrofe morbida, milioni di professionisti si ritroveranno a spasso, impoveriti ed abbrutiti, senza che i media e la politica – che si occupano di metalmeccanici, insegnanti e rider – lo registrino veramente.
Chi ha un lavoro statale sopravviverà più appena lungo. Lo Stato non toccherà i suoi fino a che la Cultura della Morte non sarà slatentizzata in maniera ancora più oscena, e l’eutanasia immediata sarà magari offerta in cabine telefoniche come in Futurama.
A quel punto resteranno solo pochi ricchi con i loro eserciti di robot-soldati, robot-schiavi e robot-puttana. O forse non resteranno nemmeno loro.
Roberto Dal Bosco
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Pensiero
Difesa di Nicole Minetti
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Pensiero
Il «tradimento dei rabbini»
L’ex presidente della Knesset (il Parlamento Israeliano)Avrum Burg ha compiuto un passo polemico verso una posizione ecumenica con un articolo durissimo pubblicato sulla sua pagina Substack il 30 aprile.
Intitolato «Il tradimento dei rabbini», l’articolo denuncia la corruzione del rabbinato israeliano, in cui i rabbini agiscono meno come guide spirituali e più come funzionari al soldo del governo. Gran parte di ciò che afferma è molto incisivo, ma non necessariamente originale, dato che i rabbini israeliani raramente alzano la voce per protestare contro le politiche governative.
Tuttavia, dopo la sua critica, segue un paragrafo insolito per questo tipo di polemiche, in cui sfida i rabbini a seguire l’esempio di papa Leone XIV, che si è opposto alla corrente e ha preso posizione a favore della pace. Dopo aver descritto la corruzione e la codardia in Israele, il politico israeliano scrive che nell’«ultima Pasqua, il Papa si è presentato in Piazza San Pietro a Roma e ha detto ciò che nessun rabbino israeliano osa dire. Si è rivolto alla folla e ha citato direttamente Isaia: “Quando stenderai le mani, io distoglierò lo sguardo da te; anche se moltificherai le tue preghiere, io non ti ascolterò; le tue mani sono piene di sangue” (Isaia 1, 15). Il leader spirituale della religione che ha perseguitato il popolo ebraico per generazioni cita i nostri profeti contro le nostre guerre. E dove sono i rabbini di pace, pronti a schierarsi al suo fianco e a salvare il buon nome dell’ebraismo?»
Di nostro vogliamo puntualizzare al politico israliano: siamo sicuri che il cattolicesimo ha perseguitato l’ebraismo? Se sì, come mai a Roma vi è questa storica, corposa, ricca comunità giudea?
Di contro, siamo sicuri che non siano stati gli ebrei a perseguitare i cristiani? A partire dagli sputi e le violenze di questi giorni, andando indietro troviamo la persecuzione contro i discepoli di Cristo, e ancora più in là, la sua crocifissione.
E quando parla delle «nostre guerre», si riferisce solo ai 7 fronti di conflitto attuali di Israele? Possiamo azzardare anche a qualche altra guerra che nella storia gli ebrei possono aver scatenato?
Così, per mettere qualche puntino sulle i.
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