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La guerra e il credito sociale di Gaia. La nostra schiavitù inizia a Bologna?

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Il mese scorso i giornali hanno riportato la notizia che è in partenza a Bologna un sistema elettronico che assegna punteggi ai cittadini. Si chiama Smart Citizen Wallet, cioè il «portafoglio del cittadino virtuoso».

 

Si tratta della più tangibile ed estroversa manifestazione dell’introduzione di piattaforme di controllo sociale a livello cittadino.

 

A lanciarlo, l’assessore grillino all’Agenda digitale del comune retto dall’asse M5S-PD, Massimo Bugani.

 

Si tratta semplicemente di una sistema che analizza il comportamento del cittadino e, in caso egli si dimostri «virtuoso», lo premia.

 

«Il cittadino – è stato spiegato  – avrà un riconoscimento se differenzia i rifiuti, se usa i mezzi pubblici, se gestisce bene l’energia, se non prende sanzioni dalla municipale, se risulta attivo con la Card cultura». (Non capiamo cosa significhi quest’ultima cosa: si sarà obbligati a vedere la Corazzata Potemkin al cineclub?)

 

Non solo: i cittadini virtuosi ad un certo punteggio potranno poi «spendere» i punti in premi ancora da decidere, ma già buttati lì alla presentazione: «Scontistiche Tper, Hera, attività culturali e così via»

 

Alcune testate la hanno definita «card sociale», talaltre, sempre in vena di eufemismi, «patente digitale».

 

Alcune tuttavia hanno usato proprio l’espressione «credito sociale», quella con cui definiamo il sistema attivo in Cina. La cosa pazzesca è che certi articoli, che chiamavano la cosa proprio con i termini del totalitarismo digitale pechinese, non lo scrivevano in senso spregiativo.

 

La realtà è che sappiamo esattamente di cosa si tratta. È l’ennesima declinazione della tendenza del potere odierno al Control Grid, cioè alle piattaforme di controllo sociale.

 

Bisogna capire che ogni piattaforma attualmente non è fatta per premiarti, è fatta per controllarti. Vale anche per i database dinamici dei comuni ciò che vale per i social media: se è gratis, il prodotto sei tu.

 

Qui siamo oltre: se ti premiano, il prodotto non solo se tu, è la modifica del tuo comportamento secondo la loro volontà. O ancora più a fondo: ciò che premiano, soprattutto, è la tua disponibilità a dare loro i tuoi dati, cioè a sottometterti. Premiano la tua schiavitù.

 

Non si tratta di un fenomeno nuovo. Su Renovatio 21 abbiamo parlato molte volte di questo sistema di controllo dell’esistenza dei cittadini che si sta caricando in Europa (al punto da superare, in termini di pervasività, il modello cinese).

 

Si tratta, come abbiamo illustrato varie volte, di un cambio di paradigma: il cittadino diviene utente.

 

Lo Stato diviene piattaforma.

 

La cittadinanza è digitalizzata: cioè resa cibernetica, cioè, nell’etimo, resa controllabile, direzionabile.

 

Lo abbiamo ripetuto varie volte: il green pass è la prova generale, e più ancora è la stessa architettura, generata nei meandri di Bruxelles prima della pandemia, nella quale faranno girare l’euro digitale, che la BCE stessa dichiara ora inevitabile.

 

Il green pass è esattamente una piattaforma premiale: ti sei vaccinato? Bravo! Allora puoi entrare al bar, in biblioteca, in ospedale… Il green pass non solo premia il cittadino: lo controlla. Sa se ha o meno eseguito  ciò che gli è stato ordinato. Conosce dettagli dello suo stato fisico, se vogliamo dirlo, perfino a livello biomolecolare. Se l’organismo del cittadino è stato iniettato con mRNA sintetico, ora te lo dice il database del green pass, e ti dice anche quando, e quante volte.

 

Bisogna andare oltre, e capire che stanno mettendo davvero la carota: a Bologna, parlano di premi e sconti. Con la piattaforma informatica dell’euro digitale – lanciata dal green pass – è molto probabile che ci faranno avere dei soldi. Così, aggratis, ex nihilo. Danaro fiat, creato demiurgicamente dalla BCE in maniera totalmente elettronica, con un whatever it takes digitale che non costa nemmeno il prezzo della carta.

 

Si andrà, con probabilità, ancora più in là. Vi potrebbero dire che vi passeranno un bel reddito di cittadinanza, ovviamente fatto di euro digitali, cioè di danaro programmabile. Non solo sapranno come lo spendete, ma imposteranno loro cosa potrete comprare, e cosa no.

 

Il sistema del premio al cittadino virtuoso è stato accettato dal plebiscito del green pass. La pandemia, usiamo dire, è stato un grande referendum per vedere fino a che punto l’umanità poteva accettare la distruzione della sovranità, perfino quella biologica personale.

 

Le costanti demonizzazioni dei no-vax (prima dei vaccini c’erano i jogger, quelli della movida, quelli smascherati; dopo i vaccini ci sono i russi e i filo-russi) sono servite esattamente a questo: a creare nella mente della popolazione l’idea di una società divisa in base alla virtù – ovvero, segmentata secondo la sottomissione di ciascuno ai diktat verticali del potere, perfino i più disumani (non uscire di casa, non abbracciare più chi ami, separarsi dai figli, iniettarsi un siero genico sperimentale forse nocivo più e più volte).

 

Tecnicamente, si tratta, come in tutto il Reset pandemico, di un processo di liquidazione della democrazia costituzionale – in tutto il mondo.

 

Negli USA capisaldi del Bill of Rights un tempo ritenuti sacri ed inviolabili, come la libertà di espressione, il diritto di essere giudicato da una giuria di pari (non puoi denunciare le farmaceutiche), il diritto alla libertà religiosa (le chiese chiuse) e via dicendo sono stati disintegrati.

 

In Germania, l’articolo 1 della Costituzione, che meravigliosamente dichiara il primato della dignità umana («La dignità umana è inviolabile. Rispettarla e proteggerla è dovere di ogni autorità statale») è stato affogato dagli obblighi, lockdown e botte della polizia alla popolazione inerme che osa protestare.

 

In Italia abbiamo visto che la liquidazione della Costituzione ha toccato vari articoli, partendo (sindacati e padroni d’accordo) dal primo: la base della Repubblica, il lavoro, è stata detronizzata dalla necessità di esclusione dei non sottomessi via vaccino. E poi, la libertà di cura (art. 32) , la libertà di manifestazione del pensiero (art. 21), la libertà di libera circolazione nel territorio nazionale (art. 16) … la lista è lunga.

 

Nel caso delle piattaforme che stanno invadendoci, pare chiaro che qui ad essere disinstallato è l’articolo 3 della Costituzione:

 

«Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali».

 

La «pari dignità sociale» è l’esatto contrario di un sistema programmato per premiare una parte della popolazione (che gode quindi di una positiva «distinzione di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali») e condannare invece un’altra.

 

Si tratta della polarizzazione della società di cui abbiamo più volte scritto: la ricetta più pura per la guerra civile, verso la quale non si può dire che vogliano spingerci, perché la loro idea, come ribadiamo, è che il segmento dissidente (cioè, «non virtuoso»), già calcolato nei suoi numeri, sarà semplicemente sacrificato, cancellato, sterminato.

 

Non si tratta, di fatto, di una minoranza, perché non ne ha i diritti.

 

E nessuno, né le autorità nei media, vuole parlarci più. Lo sapete.

 

Lo stiamo vedendo anche con la guerra ucraina: si rivolgono oramai solo alla massa vaccina, al popolo bovino che non fa domande ed è docile al punto da farsi portare al macello, come di fatto sta succedendo ora tra mRNA, fine del gas, carestia di cibo e minaccia atomica.

 

Le «carte» costituzionali vengono quindi frantumate perché il  paradigma prevede l’inversione per cui il cittadino non è più latore di diritti (certificati dalle Costituzioni), ma portatore di comportamenti che devono essere compatibili alle norme cangianti dettate volta in volta dal potere, e talvolta nemmeno conoscibili pubblicamente (pensate agli «Standard della Comunità» di Facebook o YouTube: vi hanno magari bannato perché anche solo ipotizzavate l’origine laboratoriale del COVID).

 

Lo shift è ancora più profondo: non è lo Stato ad essere creato dalla cittadinanza. È la cittadinanza ad essere permessa dallo Stato. Voi non avete diritti inalienabili. Voi siete utenti: al massimo disponete di un accesso, che è revocabile. Il potere ultimo non risiede nel popolo, ma nell’istituzione che, ci dicono, lo contiene. Lo Stato – cioè, ora, la piattaforma.

 

A questo punto capite quale ruolo fondamentale hanno svolto i social nella preparazione della nuova era.

 

Rammentiamolo: l’evo del controllo totale era stato largamente anticipato, o meglio, invocato, sin dalla matrice culturale profonda del maggior partito rappresentato attualmente in Parlamento. L’assessore Bugani del M5s è una delle colonne storiche, sta nel gruppo consiliare a Bologna dal 2011, è stato vice caposegreteria del ministro Giggino di Maio. Era socio di Rousseau – sì, un’altra piattaforma… – di cui Il Foglio scrive che rappresentava la «terza gamba» della creatura di Casaleggio.

 

Proprio a Gianroberto Casaleggio, che è l’origine culturale vera del M5S, bisogna ritornare per comprendere a fondo questo momento.

 

Un vecchio, controverso video della Casaleggio Associati (che in una nota prende le distanze dai suoi contenuti), raccontava di una guerra apocalittica a cui sarebbe seguita, evviva, una società interamente digitalizzata, dove chi non ha accesso all’unica piattaforma elettronica pubblico-privata – distinzioni divenute prive di senso – semplicemente «non esiste».

 

Il conflitto mondiale, con catastrofi fine-di-mondo che riportano la popolazione terrestre all’ecologica cifra di un miliardo di individui, come prodromo di una bella piattaforma. Il software totalizzante di «un Nuovo Ordine Mondiale» (sic), che parte il 14 agosto 2054 (per inciso: l’esatto centenario del Gianroberto).

 

Questa definitiva piattaforma elettronica di «governo mondiale» si chiamerà Gaia. «In Gaia, partiti, politiche, ideologie, religioni spariscono».

 

Il video, che impressionò tanti all’epoca, si chiamava Gaia – The Future of Politics. Gaia, la dea pagana della Terra, l’eco-demone degno di devozione ed idolatria.

 

 

La piattaforma «virtuosa» di Bologna pare che partirà dopo l’estate. L’assessore Bugani, riferiscono i giornali, in realtà l’aveva già fatta partire a Roma, dove era nello staff di Virginia Raggi, e dove tuttora sarebbe attiva a livello sperimentale.

 

Vogliamo ricordare che esiste un Paese dove un simile wallet per cittadini virtuosi, munito pure di accesso bancario e facoltà di prenotare servizi pubblici, era stato lanciato in pompa magna pochissimo tempo fa: l’Ucraina.

 

Come riportato da Renovatio 21, una delle ultime cose che Zelens’kyj ha fatto prima della guerra, è stato lanciare un sistema di identificazione digitale gestito dallo Stato ucraino.

 

La app governativa, chiamata Diia, combina carta d’identità, passaporto, licenza, libretto delle vaccinazioni, registrazioni, assicurazione, rimborsi sanitari e prestazioni sociali.

 

Non solo: sulla app era possibile ricevere danaro come premio diretto del proprio comportamento virtuoso, cioè di sottomissione agli ordini dei vertici: 1.000 grivna, cioè circa 30 euro, per una «vaccinazione completa».

 

Capite bene come nell’ora presente ci tornino in mente gli elementi dell’antico video di Casaleggio: guerra totale, piattaforma elettronica.

 

E non siamo nemmeno alla fine. La vera battaglia per noi si sta svolgendo sottoterra, ed è l’implementazione dei database blockchain con i quali controlleranno definitivamente l’esistenza del cittadino europeo sotto ogni aspetto: economico, comportamentale, fiscale, genetico.

 

Voi capite che la posta in gioco è altissima: è la chance definitiva che il despota ha per mettere per sempre il popolo in schiavitù, stringendolo una volta per tutte in infallibili catene invisibili, fatte di elettroni e calcolatori inarrivabili.

 

È la possibilità definitiva di distruggere ciò che rimane delle sovranità umane (politica, finanziaria, famigliare, biologica perfino spirituale) e sottomettere l’essere umano ad un progetto contronaturale, cioè in pratica la possibilità di resettarlo, e riscriverlo come vorrà il padrone del mondo.

 

Voi capite che per niente al mondo possono permettere che il programma perda aderenza in questo momento.

 

Lo stiamo vedendo ora: sono disposti alla guerra totale per il Control Grid. Sono disposti a qualsiasi cosa per non perdere la possibilità di dominarci.

 

Rifiutate la sottomissione a qualsiasi piattaforma. Rifiutate qualsiasi sottomissione.

 

Rifiutate la schiavitù della Necrocultura, che vuole trasformare le persone in organismi, i cittadini in numeri, gli esseri umani in androidi riprogrammabili a piacere, gli uomini liberi in servi – trasformare la vita umana nella scienza del controllo e della morte.

 

Siete stati creati per la libertà. E tutto quello che stiamo esperendo ora altro non è se non un attacco al Creatore divino che ve l’ha infusa e alla divina natura umana.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

Immagine di koujioshiro via Deviantart pubblicata su licenza Creative Commons Attribution NonCommercial-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-NC-SA 3.0); immagine croppata.

 

 

 

 

 

 

 

Ambiente

Fermare il cambiamento climatico con «l’abbattimento della popolazione tramite pandemia mortale»: parla un professore

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Un professore di rischi geofisici e climatici dell’University College di Londra (UCL) ha pubblicato sabato un messaggio controverso sui social media che sembrava fornire sostegno ad una prospettiva di riduzione della popolazione umana tramite tremenda pandemia.

 

Condividendo sul suo account X un articolo del Guardian in cui si chiedeva quanto sia preparata l’umanità per una potenziale epidemia di influenza aviaria, il cattedratico inglese ha scritto: «Se devo essere brutalmente onesto, l’unico modo realistico in cui vedo le emissioni diminuire alla velocità necessaria, per evitare un catastrofico collasso climatico, è l’abbattimento della popolazione umana da parte di una pandemia con un tasso di mortalità molto elevato».

 

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Il professore l’indomani avrebbe cancellato il messaggio, «non perché me ne pento, ma perché così tante persone là fuori l’hanno erroneamente o intenzionalmente presa nel modo sbagliato» ha scritto su un tweet.

 

 

Davanti ad una ridda di commenti, l’esperto in seguito ha poi puntualizzato che per «l’abbattimento della popolazione» intendeva in realtà «un crollo improvviso dell’attività economica. Non le persone che muoiono», ha affermato.

 

«Sto parlando di una riduzione dell’attività economica, NON di una riduzione della popolazione», ha affermato ancora.

 

 

«Ditemi come le emissioni possono diminuire del 50% necessario entro 66 mesi, se non a causa di un grave shock socio-economico come una grave pandemia, una guerra nucleare o una catastrofe geofisica globale. Sto parlando di una ridotta attività economica, NON di una riduzione della popolazione» ha continuato.

 

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Il climatologo, specializzato in vulcanologia, è stato membro del gruppo di lavoro sui rischi naturali del governo britannico, istituito nel 2005 in seguito allo tsunami nell’Oceano Indiano del 2004, e nel 2010 membro del gruppo consultivo scientifico per le emergenze (SAGE), che si occupava del problema delle ceneri islandesi emesse dal vulcano islandese Eyjafjallajökull. Più tardi il SAGE sarebbe divenuto noto al mondo per l’implementazione delle restrizioni pandemiche COVID, che colpirono la Gran Bretagna con una brutalità perfino maggiore a quella degli altri Paesi.

 

Come riportato da Renovatio 21, idee estreme per la «soluzione» del cosiddetto cambiamento climatico sono in circolazione da tempo, pubblicate tranquillamente anche da grandi giornali.

 

Due anni fa il principale scienziato fautore della cosiddetta geoingegneria solare, l’harvardiano David Keith, ha rivendicato la tecnologia di controllo del clima planetario in un lungo editoriale sul New York Times, che esprimeva concetti allucinanti, come l’accettazione della morte di quantità massive di esseri umani a causa delle ricadute delle sostanze chimiche spruzzate con gli aerei per deflettere la luce solare (cioè oscurare il sole: altro progetto finanziato da Bill Gates, e non solo da lui), un male minore rispetto all’apocalisse climatica prospettata dall’esperto.

 

Il pensiero della riduzione della popolazione, come noto, non è sconosciuto alle élite dominanti, con il guru del World Economic Forum Yuval Harari a dichiarare platealmente che il pianeta non ha più bisogno di una vasta maggioranza degli esseri umani che vi vivono. Di qui, un’agenda indicibile che, mentre siamo distratti da stupidaggini, sterilizza e ammazza in varie parti del mondo.

 

Come riportato da Renovatio 21, una pandemia «peggiori di quelle del COVID», che ora cominciano a chiamare «Malattia X», è discussa apertis verbis da miliardari come Bill Gates e Warren Buffett, oltre che dagli immancabili Rockefeller, attivi «filantrocapitalisticamente» nei decenni scorsi in programmi di contrasto a quella che chiamano «sovrappopolazione», un mito fasullo (è vero il contrario: l’implosione demografica è imminente) ammannito al pubblico per giustificare lo spopolamento di un pianeta che gli oligarchi, che non abbisognano più di mano d’opera umana, vogliono solo per sé e per i loro robot.

 

Ecco dove pandemia e cambiamento climatico si toccano: nel cuore della Necrocultura, nella pratica di una nuova religione di morte che serve a svuotare la Terra con uno sterminio infinito, un grande sacrificio umano di cui non vediamo i confini.

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Necrocultura

Un altro feto trovato nel cassonetto. Volete davvero credere alla favola del disagio sociale?

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Due giorni fa è stato rinvenuto un feto di poche settimane in un cassonetto situato in un parco a Parona, un comune della Lomellina nei pressi di Vigevano, in provincia di Pavia.   L’individuazione è avvenuta grazie agli operatori ecologici impegnati nelle operazioni di pulizia dell’area. Durante la loro attività di svuotamento dei cestini lungo via Papa Giovanni XXIII, il feto è emerso dal cassonetto.   Si tratta esattamente della trama della canzone Cassonetto differenziato (1989) di Elio e le Storie Tese, quella che ipotizzava una raccolta differenziata per i feti, vista la quantità di casi che finivano sui giornali: «lo spazzino è più sereno/ e poi si impressiona meno». Trentacinque anni fa già questo tipo di eventi seguiva un pattern molto riconoscibile, al punto da divenire una canzone satirica.

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Conosciamo, ad ogni modo, anche il ruolino di marcia delle cronache di situazioni come questa: secondo quanto riportano all’unisono i giornali locali e nazionali, i carabinieri sono stati tempestivamente contattati e si sono recati sul luogo. Possiamo annunciarvi che, nonostante si parli di telecamere ed altro, con molta difficoltà verrà trovato chi ha lasciato lì il bambino. Ad oggi, non abbiamo presente di casi di «scagliatrici di feto nel cassonetto» (cit. sempre Elio) identificate ed arrestate (e a dire il vero, non siamo nemmeno sicuri che si tratti di donne).   Torniamo alle cronache fetali pavesi: il feto, delle dimensioni di dieci centimetri, è stato affidato agli esperti dell’Istituto di Medicina Legale dell’Università di Pavia per essere sottoposto a esame, è stato riportato. La cosa potrebbe creare una certa dissonanza cognitiva: il lettore sa che in certi casi – come quelli degli enigmatici feti imbarattolati disseminati in tutto il Paese – inizialmente si sospetta proprio di ospedali ed università, da cui «il residuo» potrebbe essere uscito. Abbiamo appreso anche che il giallo dei bidoni gialli di Granarolo, dove furono trovati feti umani, si risolse esattamente con l’Università che ne chiese la restituzione, e la procura che ne dispose il dissequestro. (Altro non ci è dato sapere: quanti erano, perché erano lì, a cosa servivano, chi erano… tutte domande che ci rimangono addosso)   Le cronache, in coro, continuano informandoci che date le sue ridotte dimensioni, si suppone che la gravidanza della madre del bambino del cassonetto pavese sia stata breve,   Nessuno osa ovviamente specificare come sia possibile che il bambino, che si presume sia uscito intero dal grembo materno, possa essere finito lì: vi sarebbe da fare la dolorosa ammissione per la quale – è la possibilità meno allucinante – il bambino sia uscito con la RU486, la pillola dell’aborto domestico che permette di espellere il feto integro, in genere nel water, pronto per farlo viaggiare nelle tubature giù giù sino alle fogne, dove sarà divorato da pantegane, batraci e pesci coprofagi, magari pure qualche insetto goloso che apprezza la carne umana tenera e i concentrati di staminali.   La RU486 – che qualcuno giustamente ha chiamato «il pesticida umano» – permette di far uscire integri dal grembo materno questi bambini minuscoli, ma mica questo orrore può essere detto pubblicamente (la storia dei bambini divorati nelle sentine, che Renovatio 21 va ripetendo da anni, dove altro credete di poterla leggere?), perché la pasticca della morte va sdoganata sempre più: ricorderete il ministro Roberto Speranza (quello che adesso ha qualche problemino nel presentare i suoi libri in giro per l’Italia, dove lo aspettano alcune persone che ha fatto vaccinare genicamente) e la sua spinta, in pieno lockdown, per la distribuzione più libera della pillola dell’aborto fai-da-te, da rifilare alle donne senza ricovero. Di nostro possiamo dire che più di una decina di anni fa abbiamo visto politici sedicenti pro-life – ancora in circolo, presso pure le alte sfere – votare a favore della distribuzione ampliate del pastiglione omicida.   Ciò detto, non è per parlarvi della RU486 – ora distribuita su internet anche per impulso civico delle femministe americane, sconvolte dalla defederalizzazione dell’aborto subita due anni fa tramite la sentenza della Corte Suprema USA Dobbs v. Jackson – che scriviamo queste righe.   In realtà, non è nemmeno per parlare dell’aborto – o meglio, per cercare di raccontare, una volta di più, che oramai siamo convinti di come esso sia solo un pezzo del puzzle, e il puzzle è talmente mostruoso che non c’è film o libro che lo abbia anche solo concepito.   In breve, abbiamo maturato la convinzione che il ritrovamento di feti in luoghi improbabili e degradanti – o misteriosi, inspiegabili – non sia un fenomeno spontaneo, una storia spiegabile con le categorie che ci forniscono giornali e politici – di sinistra, di destra, abortisti, pro-lifi.

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La narrazione, che perdura dai casi di feto nel cassonetto che avanza dagli anni Ottanta, vuole farci pensare che l’abominevole atto è un segno di degrado. Si tratta di persone povere, disperate. Forse una donna che non può permettersi di avere un bambino, o che non vuole averlo perché vive in un appartamento dove il patriarcato le imporrebbe di divenire madre. Cose così.   Insomma: lo shock del feto trovato nella spazzatura serviva a consolidare l’aborto di Stato, ad estenderlo: se la donna avesse abortito avremmo evitato di scandalizzare il netturbino («Ma mettetevi nei panni di chi / il cassonetto pulisce / mi trova e non capisce / il perché di tanta inciviltà / poi scende in piazza e sciopera / e la colpa è anche un po’ tua / se non ti batti per un mondo migliore / in cui una madre sappia dove gettare il bebè»: sono i realistici versi di Elio).   Logica ferrea: fai a pezzi il bambino dentro il grembo materno con il metodo Karman (facendolo diventare un rifiuto ospedaliero, o in certi casi materiale da esperimento) invece che farlo trovare poche settimane dopo nell’immondizia. Non una grinza: come diceva una filastrocca delle scuole medie, «era meglio morire da piccoli / con i…»   Il problema è che oggi tutta questa teoria non tiene più. Il bambino non è nato, è stato fatto uscire dalla madre prima, integro, quando era lungo poco più di un dito – eppure, già perfettamente umano, già Imago Dei.   L’aborto è libero, liberissimo: consentito dalle autorità anche senza essere incinte (è successo), celebrato come grande conquista sociale dalla stampa, dalla politica (tutta!), glorificato da fiction e serie TV. Perché mai allora, continuiamo a trovare feti nel cassonetto?   Se qualche voce «laica» ora si alza per dire che è per colpa del clima intollerante causato dalla chiesa cattolica, può tacersi anche subito: perché sappiamo come Roma non solo non abbia intenzione in alcun modo di andare contro la legge di figlicida (abbiamo cardinali che lo hanno pure dichiarato, e casi sussurrati di confessori che consigliano la procedura a fedeli disperate) ma come abbia fatto di tutto per infliggere il mondo un prodotto che dall’aborto è derivato, il vaccino COVID (e prima ancora, altri vaccini, tutti – come sa il lettore che ci segue negli anni 0 ottenuti con cellule di aborto). Il Vaticano sapeva, ma ha fatto spallucce.   E quindi? Se non si tratta di disagio, dramma sociologico, di repressione del diritto umano all’ammazzare la propria discendenza, cosa sono questi feti nei cassonetti?   Quello che pensiamo noi, adesso, è che siano essenzialmente dei segni. Non sono stati abbandonati, sono stati piazzati. Sono delle puntine su una mappa oscura, sono capitelli di un territorio letto secondo una mistica del male. Sono antenne, amuleti, sono prove di un sacrificio avvenuto sopra una determinata zona del Paese.   Chi li mette? Qualcuno che concepisce l’aborto, o meglio l’uccisione della vita umana innocente, come una realtà da rendere simbolo ripetibile distribuito sul territorio.   Immaginate tutte quelle vecchie chiesette, anche minuscole, ora deserte, che vedete un po’ ovunque. Immaginate che lì vi è un altare, che serve per il sacrificio di Dio per l’uomo. Invertite tutto: ecco che bisogna puntellare la Terra del segno del sacrificio dell’essere umano per il dio – o meglio, per il demone.   Si può trattare, quindi, di una sorta di pratica satanica, o forse perfino«post-satanica», di cui non abbiamo mai sentito nulla, perché tenuta davvero segreta da chi la pratica?

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Abbiamo ipotizzato questa spiegazione per la storia dei feti in barattolo rinvenuti nel corso di più decenni in vari luoghi improbabili, spesso nel verde: campi, argini dei fiumi, aiuole urbane, cimiteri. Probabilmente, siamo stati i primi a cercare di unire i puntini di questi casi: chi può avere interesse, nell’arco di trenta o quaranta anni, ad abbandonare vasetti con bambini dentro a Nord e Sud, in città e in campagna? Come può trattarsi di un unico soggetto che lo fa?   Ora stiamo cercando di allargare la medesima idea ai bimbi nei cassonetti. Forse non si tratta di donne disperate, a cui gli obiettori di coscienza cattivi hanno negato l’accesso al feticidio. Non si tratta di degrado sociale, non si tratta di quelle storie brutte che ci fanno allargare le braccia e dire «ma dove andremo a finire», così da spingerci sempre più dentro il nostro bozzolo domestico.   Forse non è una storia che potete ancora immaginare. Perché potrebbe essere talmente spaventosa da dover essere tenuta segreta – sia da chi la pratica, che da chi forse lo ha capito, ma non può dirlo, vuoi perché teme il panico sociale che potrebbe scatenare, vuoi perché forse qualcuno in alto desidera che continui, perché parte di un meccanismo, di un accordo indicibile.   Mentre meditate dentro questo abisso, abbiate una certezza: quella di non credere più, nemmeno per un secondo, a quanto vi dicono sull’aborto i politici, i giornali, i pregatori seriali, i pro-life a caccia dei vostri soldini.   Rifiutate del tutto chi vuole farvi fissare il dito invece che la luna di sangue che è sopra tutti noi.   Roberto Dal Bosco

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Autismo

Finestra di Overton per l’inarrestabile incremento dell’autismo: dal vaccino al sacrificio umano dell’eutanasia infantile

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Il 2 aprile si è celebrata la Giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo. Si tratta di una delle tante festività sociopolitiche indette dall’ONU che tempestano il calendario tentando di sostituire santi e solennità.

 

A molti può venire da ridere: il giorno globale della consapevolezza sull’autismo avanza nell’inconsapevolezza – tutta programmata – delle cause della malattia.

 

Come sa il lettore, sull’autismo vige un tabù assoluto – è lecito qualsiasi scienzioso scaricabarile per spiegarlo, dalla «mamma-frigorifero» (che incolpa, con poca cavalleria, le genitrici) a improbabili cause genetiche (con letteratura debolissima, ma che si sentono ancora ripetere alla TV pubblica italiana), epigenetiche, etc. ma in nessun modo si deve sfiorare il tema della possibile correlazione con lo stato di ipervaccinazione in cui sono incorsi i bambini, in America come in Italia, quando i governi hanno deresponsabilizzato le farmaceutiche mettono i danni da vaccino a carico dello Stato, moltiplicando il numero di sieri e dosi iniettati sotto la spinta commerciale dei colossi di Big Pharma che non devono più pagare in caso di problemi.

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È la teoria portata avanti, fra gli altri, dal candidato presidenziale USA Robert F. Kennedy jr. – e con probabilità dalla sua scelta vicepresidenziale, l’ex moglie del fondatore di Google Sergej Brin Nicole Shanahan, linciata a scatola chiusa come creatura dell’oligarcato senza che potesse raccontare la sua storia di mamma di una bambina perfettamente sana divenuta autistica dopo la sierizzazione pediatrica.

 

Chi scrive sa quale ostracismo può causare anche solo avvicinarsi al tema del collegamento tra autismo e vaccini: il termine «nessuna correlazione» Renovatio 21 lo aveva sentito ben prima di malori, miocarditi e mRNA. Un’enorme impresa di fact checking, con ex ministri angloamericani ed ex direttori CIA nel board e «collaborazioni» con Microsoft, ci contattò per la prima volta nel 2019 per censire il grado di disinformazione di cui sarebbe affetto il sito che state leggendo.

 

Nella lunga telefonata che ci fecero da Nuova York, capimmo in particolare che erano disturbati dagli articoli che trattavano la questione di autismo e vaccini – Renovatio 21 già traduceva su permesso gli articoli di Kennedy e del suo gruppo, Children Health Defense, che all’epoca si chiamava ancora Mercury Project.

 

Le cose in seguito sarebbero divenute più chiare: emerse che Gates, quello di Microsoft, non solo aveva investito centinaia di milioni nei produttori di vaccini e nella stessa OMS, ma era fuggito da un incontro con Kennedy che voleva organizzare il presidente Donald Trump. Lo stesso RFK jr. pubblicò poi memorabili lunghi articoli in cui dettagliava con precisione spaventosa il piano di Gates per l’umanità e il mondo: farmaci, media mainstream, istituzioni, id digitale, campagne vaccinali internazionali, censura elettronica, «Quantum dots», agricoltura in Africa e negli USA, aborto, contraccezione, energia nucleare, alimentazione OGM e cibo sintetico, geoingegneria, bioingegneria sempre più cringe.

 

Quindi, quando parliamo di autismo e vaccini, in verità stiamo sulla punta di un iceberg, dove il sommerso è il più oscuro piano mondialista mai veduto, un progetto che è ora in corso, che è sotto i nostri occhi.

 

La giornata della consapevolezza inconsapevole sull’autismo, tuttavia, ha una certezza: l’aumento impressionante dei casi. È, di fatto, un’epidemia, che non riescono a curare né a prevenire – dire che non c’è vaccino per l’autismo è un gioco di parole che non sappiamo se ci sentiamo di fare.

 

Secondo i Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie (CDC), la prevalenza dell’autismo tra i bambini statunitensi è aumentata in modo significativo negli ultimi anni.

 

Come visibile in una infografica di Statista, mentre nel 2000 a 6,7 ​​bambini su 1.000 era stato diagnosticato un disturbo dello spettro autistico (ASD), quel numero è salito a 27,6 su 1.000 bambini entro il 2020.

 

Ciò significa che attualmente a 1 bambino su 36 negli Stati Uniti viene diagnosticato l’ASD, rispetto a 1 bambino su 150 20 anni fa.

 

Infographic: The Rising Prevalence of Autism | Statista

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«La Giornata mondiale di sensibilizzazione sull’autismo di quest’anno, celebrata il 2 aprile, offre alle persone autistiche di tutto il mondo la possibilità di condividere la loro prospettiva su come le diverse società stanno affrontando il disturbo dello spettro autistico» scrive il sito di infografiche. «”Passare dalla sopravvivenza alla prosperità: gli individui autistici condividono prospettive regionali” è il motto della celebrazione di quest’anno, organizzata dal Dipartimento delle Comunicazioni Globali delle Nazioni Unite in collaborazione con l’Istituto di Neurodiversità (ION), un’organizzazione fondata e gestita da persone neurodivergenti per persone neurodivergenti e alleati».

 

Potete già sentirlo dalle parole – «neurodiversità», «neurodivergenti» – nuove e piuttosto orwelliane: è in atto una manipolazione pubblica riguardo l’autismo, una vera Finestra di Overton che vuole farcelo sembrare sempre più come un fatto normale, comune, anzi, forse è un superpotere.

 

È il caso della glorificazione dello spettro autistico visibile ovunque. Della diagnosi di sindrome di Asperger di Greta Thunberg i giornali hanno fatto un complimento.

 

Elon Musk, ospite principale di un’edizione del popolare programma satirico della TV americana Saturday Night Life, ha confessato di essere il primo presentatore Asperger nella storia della trasmissione.

 

Di recente, abbiamo avuto in Italia il caso della scrittrice Susanna Tamaro, che in varie occasioni ha dichiarato di soffrire della sindrome di Asperger. «Da piccola mi sentivo in un corpo sbagliato e prendevo psicofarmaci. A 3 anni dissi a mio fratello di chiamarmi Carlo» hanno titolato i giornali riportando una sua recente intervista.

 

Le dichiarazioni della Tamaronel 2019 portarono una famosa testata femminile a pubblicare un articolo acchiappa-click con «10 personaggi famosi con la sindrome di Asperger». Apprendiamo che in lista ci sono Darryl Hannah, Tim Burton, Courtney Love (interessante), Dan Aykroid, Anthony Hopkins, Andy Warhol, persino Stanley Kubrick. Tutta gente di estremo successo…

 

Film e serie TV vanno nella medesima direzione: ecco la pellicola di azione The Predator (2018), dove l’alieno cacciatore vede come avversari non aitanti maschi veterani dell’esercito, ma un bambino autistico, definito «grande guerriero».

 

Ecco The Accountant (2016), una pellicola di azione in cui il protagonista (Ben Affleck) è un uomo autistico che, oltre a saper sparare e pianificare trappole, fughe e quant’altro, è ovviamente un genio della matematica, cosa che lo rende un commercialista insuperabile.

 

Alcuni ritengono che Reed Richards detto «Mr. Fantastic», il personaggio dello scienziato elastico ed infallibile dei Fantastici 4, abbia un autismo conclamato: decisamente, un superpotere.

 

La stessa cosa capita a Billy the Blue Ranger, personaggio della insopportabile serie per bambini Power Rangers: ecco un supereroe autistico che combatte mostri giganteschi, e vince.

 

Tutta questa continua glorificazione, mentre la logica potrebbe far pensare che l’autismo, che impedisce l’empatia verso il prossimo, può sfociare in psicopatia. Quanti Serial Killer sono classificabili nello spettro autistico?

 

Senza andare a toccare questo tema, pensiamo a quanto sta emergendo in tanta letteratura scientifica, come sottolineato di recente anche dal dottor Peter McCullough: una correlazione netta tra autismo e transgenderismo.

 

In pratica, il bambino che dice di voler cambiare sesso potrebbe essere, innanzitutto, un bambino che soffre di autismo. Di qui parte la filiera dell’orrore: ormoni, mutilazioni, castrazioni.

 

Aggiungeteci la consapevolezza che tutto potrebbe essere partito – giurano tanti genitori – dalla vaccinazione, o meglio dall’ipervaccinazione del bimbo, e il quadro vi può diventare ancora più chiaro, simmetrico, ridondante.

 

A quei papà, a quelle mamme che si chiedono in lacrime perché mai qualcuno voglia portare avanti un programma tanto malvagio, possiamo rispondere solo che, di fatto, la persona autistica è il cittadino ideale del Nuovo Ordine Mondiale: totalmente dipendente (per ora dai genitori, domani dallo Stato), totalmente prevedibile (non concepisce di uscire dalle routine programmate per lui), totalmente disposto a restare in casa e non uscire (come da imperativo visto con i lockdown).

 

Quale Stato totalitario non desidererebbe un cittadino così?

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I numeri che abbiamo visto sopra sono, in realtà, ancora poco disturbanti. Perché il numero che circola tra gli addetti ai lavori – quelli non venduti – è che a breve avremo probabilmente un bambino autistico ogni quattro, forse ogni tre.

 

Bisogna capire che non tutti sopravvivranno, forse, anzi, il programma è di farne sopravvivere pochissimi. Perché – e abbiamo visto che in Olanda stanno iniziando – a breve proporranno alle famiglie di eliminare questi figli «imperfetti», con tutta la strisciante quantità di argomenti hitleriani del caso: la Lebensunwertes Leben, la «vita non degna di essere vissuta», i costi per la collettività, la possibilità di sostituire il figlio difettoso con uno nuovo, magari fatto con l’eugenetica delle provette e domani del CRISPR.

 

Non pensate che sia possibile un’alternativa: studi degli ultimi mesi prevedono che i sistemi sanitari, davanti a questo «tsunami dell’autismo», non potranno che collassare. E quindi, la questione verrà risolta alla radice: dolce morte per i bambini autistici – e non solo loro.

 

Lo avevamo detto, oramai sette anni fa, in una delle prime conferenze di Renovatio 21, in un hotel del centro di Reggio Emilia, all’altezza dell’entrata in vigore della legge Lorenzin che ipervaccinò i bimbi italiani, pena l’esclusione dalle scuole.

 

Il video è stato, ovviamente, censurato e tolto da YouTube, e neanche tanto tempo fa. Proviamo comunque a caricarne altrove una clip.

 

 

 

«Abbiamo visto che eliminano completamente i down, perché la loro è una vita indegna di essere vissuta» dicevo indicando il caso dell’Islanda down-free. «E una vita indegna di essere vissuta, va eliminata… voi pensate che sia impossibile? Il re cattolico del Belgio nel 2014 ha firmato una legge per cui si può fare l’eutanasia del bambino, basta che il bambino sia “consenziente”… l’eutanasia infantile è arrivata… qualcuno lo chiama aborto post-natale» dicevo.

 

Poi parlavo del caso di Charlie Gard, il bambino lasciato morire della Sanità inglese, e del suo messaggio, e cioè il «pensare che si possono ammazzare i bambini anche già nati… i bambini danneggiati si possono ammazzare».

 

«Quindi io mi chiedo, e sono conscio della forza di questa mia domanda: quanti anni ci vorranno prima che i bambini autistici finiranno in questo calderone?»

 

Ricordo il gelo che scese nella sala. Da persona che lavora con i teatri, so percepire la temperatura di una sala. Lì era precipitato tutto sottozero all’istante, al punto che mi fermai prima ancora di finire la frase.

 

L’eutanasia dei bambini autistici sarà una proposta che la realtà globale comincerà a discutere, e ad accettare, a brevissimo. Il cittadino del futuro è dipendente, prevedibile, domestico – e soprattutto spendibile. Scartabile a piacere, eliminabile magari pure con l’assenso dei famigliari.

 

Il capolavoro della Necrocultura di Satana è più visibile che mai: come con l’aborto – dove è la madre ad uccidere il suo figlio indifeso – anche qui l’eliminazione massiva di questa parte della popolazione in crescita verrà fatta passare per il consenso della famiglia, distruggendone, di fatto, ogni suo tessuto morale. La famiglia da luogo della vita, diventa luogo della Morte.

 

La famiglia, la cellula primaria della società nella quale visse lo stesso Dio incarnato, il cuore della legge naturale, viene pervertita in modo sanguinario.

 

È il Regno Sociale di Satana: parte dalle siringhe dei sieri e, dopo dolore e malattia, torna alle siringhe, ma dello sterminio biomedico di Stato. Dalla siringa al sacrificio umano. Lo Stato moderno fa così

 

Quanto ci piacerebbe che la «consapevolezza sull’autismo», e le sue giornatone ONU pagate dal contribuente, parlasse di queste cose.

 

Un’ultima cosa detta ai censori e ai «normalisti» che leggono queste righe e ridacchiano, o si scandalizzano, magari presi dalla voglia di segnalarci alle «autorità competenti» per «disinformazione»: ecco a voi il nostro dito medio, e ve lo siete meritato tutto, perché le vostre azioni stanno portando avanti nei decenni questo programma di morte e devastazione che usa i bambini come strumenti, come armi per la rivoluzione biologica che sta rovinando il mondo.

 

Siatene consapevoli: la Necrocultura travolgerà anche voi e le vostre patetiche esistenze di volonterosi carnefici di Moloch.

Svegliatevi. Convertitevi.

 

Roberto Dal Bosco

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