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Protesta

La polizia tedesca spara spray urticante contro i manifestanti

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I manifestanti sono scesi nelle strade delle città tedesche nelle ultime due settimane.

 

Come riportato da Renovatio 21, si sono avute manifestazioni in moltissime città tedesche sera per protestare contro la decisione del neocancelliere Olaf Scholz di inasprire le restrizioni pandemiche.

 

Le proteste arrivano quando i legislatori del Bundestag, il Parlamento di Berlino, sarebbero pronti a discutere se seguire l’Austria con un obbligo vaccinale totale per tutti i cittadini tedeschi.

 

Gli agenti di polizia in tenuta antisommossa sono visibili i formare una linea nel tentativo di impedire a un gruppo di manifestanti di avanzare per le strade di Rostock lunedì notte, come mostra questo video della testata britannica Daily Mail.

 

 

 

Le proteste di lunedì sera in altre città come Francoforte e Lubecca sembravano essere in gran parte pacifiche.

 

Le proteste fanno seguito alla decisione presa venerdì dal cancelliere Scholz e dai 16 governatori statali di inasprire i requisiti per l’ingresso a ristoranti e bar.

 

Come riportato da Renovatio 21, la polizia tedesca più volte ha dato prova di usare le maniere forti per la repressione, al punto da attirare l’interesse del relatore speciale ONU sulla tortura Nils Meltzer.

 

Ma non vi sono solo le botte, gli idranti e gli spray urticanti. In un video emerso recentemente un poliziotto tedesco, mentre dialoga con un manifestante, arriva ad accusare di «non essere più un essere umano».

 

 

 

 

 

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Protesta

La protesta contro la frode elettorale continua: milioni di brasiliani sono in piazza

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Da oltre trenta giorni consecutivi, milioni di brasiliani scendono in piazza per protestare contro quella che chiamano la frode elettorale delle presidenziali 2020. Secondo alcuni osservatori, a questo punto si tratterebbe di una delle più grandi manifestazioni pro-democrazia della storia.

 

La Corte Elettorale Superiore del Brasile ha annunciato il 29 novembre che la cerimonia di certificazione della presidenza Lula si svolgerà alle due del pomeriggio del 12 dicembre. L’inaugurazione è prevista invece per il 1° gennaio 2023.

 

Bolsonaro contesta i risultati elettorali ha presentato una petizione alle autorità elettorali brasiliane contestando formalmente i risultati, sostenendo che alcune macchine per il voto non funzionavano correttamente e che qualsiasi voto espresso attraverso di esse dovrebbe essere annullato.

 

 

 

 

Un ex vicepresidente del tribunale elettorale regionale, Sebastião Coelho, in un discorso del 20 novembre ha chiesto l’arresto del giudice capo della Corte suprema Alexandre de Moraes per aver continuato a certificare l’elezione.

 

«Più dell’80% dei giudici in Brasile, in primo e secondo grado, non è d’accordo con ciò che sta facendo la Corte suprema federale», ha detto Coelho.

 

I manifestanti protestano anche circondando caserme militari, chiedendo quindi un intervento dell’esercito, dal quale peraltro il Bolsonaro proviene.

 

 

Significativamente, stiamo assistendo a folle oceaniche che sostengono Bolsonaro, ma nessun manifestante tra gli elettori pro-Lula invece va in piazza. Si tratta di una situazione non dissimile da quella delle presidenziali americane 2020, con il candidato presidente Trump che incendiava comizi con decine di migliaia di persone in ogni città, mentre Biden, come dissero i critici, fece campagna, «from the basement», dalla cantina, senza cioè mai uscire troppo.

 

 

Un video emerso in rete mostrerebbe schede con il nome di Bolsonaro finite nella spazzatura.

 

 

Come riportato da Renovatio 21, si è appreso dello strano viaggio nel 2021 del direttore della CIA William Burns a Brasilia, in cui avrebbe avvertito Bolsonaro di non opporsi al risultato elettorale.

 

 

 

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Cina

Arresti e controlli: le autorità cinesi sedano le proteste di massa

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Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

Intensificata la repressione dopo le dimostrazioni anti-lockdown del weekend. Attivisti nel mirino della polizia. Le università spediscono gli studenti nelle loro città di origine. I media ufficiali continuano a tacere mentre si rafforza la propaganda sui social network. Twitter è bombardato da spam e pornografia per bloccare il dibattito su quanto sta accadendo.

 

 

Le autorità cinesi hanno rinforzato le misure di sicurezza nelle principali città dopo le massicce proteste dello scorso weekend contro la politica «zero-COVID» di Xi Jinping. Dimostrazioni sporadiche sono ancora in corso. Foto e video online mostrano alcune persone che si presentano ancora in strada con fogli bianchi, e attivisti anonimi mentre affiggono manifesti o striscioni nei campus universitari e in altri luoghi pubblici.

 

I fogli bianchi sono diventati il simbolo delle manifestazioni, che sfidano le restrizioni alla libertà d’espressione e la censura sotto il governo di Xi. La polizia è alla ricerca di chi ha partecipato alle proteste. Resoconti dei media dicono che alcuni attivisti sono scomparsi. Secondo l’AFP, le Forze dell’ordine hanno convocato per accertamenti molti dimostranti.

 

A inizio settimana le proteste di massa sono proseguite a Guangzhou (Guangdong). Anche se gli slogan politici non sono apparsi nelle manifestazioni in questa città, si sono verificati scontri feroci tra lavoratori migranti e polizia antisommossa.

 

A causa della mancanza di cibo e di possibilità di guadagno, i manifestanti hanno rimosso barriere e recinzioni per il lockdown, oltre a una tenda per i test con tampone. I poliziotti sono intervenuti per reprimere i manifestanti, che hanno reagito lanciando bottiglie di vetro.

 

L’ondata di proteste sfida con coraggio il Partito Comunista Cinese al potere e il suo leader supremo Xi, dopo che la politica di azzeramento del COVID ha portato alla stagnazione economica e alla conseguente crescita della disoccupazione.

 

La protesta a livello nazionale è iniziata nel centro di Shanghai, dove la gente ha commemorato le vittime di un incendio mortale nello Xinjiang: molti residenti incolpano le autorità e le misure di contenimento della pandemia per la tragedia.

 

I manifestanti a Shanghai hanno scandito slogan come «Partito comunista, dimettiti», «Xi Jinping, dimettiti». Le proteste sono divampate e la gente ha iniziato a chiedere democrazia e libertà.

 

A Shanghai, le autorità hanno eretto recinzioni lungo entrambi i lati delle strade dove i manifestanti si sono riuniti lo scorso fine settimana. La polizia ha rafforzato il pattugliamento delle strade dove si sono svolte le manifestazioni e controlla i telefoni cellulari dei passanti. Le guardie impediscono anche alle persone di scattare foto. Video online mostrano la polizia cittadina controllare i telefoni dei passanti per verificare se ci sia qualcosa di collegato alle proteste.

 

Anche in altre grandi città dove si sono verificati tumulti, come Pechino, Wuhan, Guangzhou e Chengdu, le Forze dell’ordine hanno intensificato i controlli nelle strade.

 

Nella capitale la polizia ha dispiegato un gran numero di agenti nei pressi delle università del distretto di Haidian. Post sui social network affermano che le autorità di sicurezza controllano i telefoni dei giovani, soprattutto degli studenti, per verificare se sugli smartphone siano installate le VPN, reti internet utilizzate per aggirare il firewall del governo, e applicazioni straniere come Twitter e Facebook.

 

Sebbene ci siano post su Twitter e Telegram che continuano a chiamare la gente a protestare, raduni di massa non si sono più verificati. Si ritiene che alcuni degli account siano in realtà controllati dalla polizia per «adescare» i manifestanti; alcuni utenti hanno dichiarato di essere stati avvertiti dalla polizia.

 

L’Università Tsinghua di Pechino, dove gli studenti hanno protestato nel campus il 27 novembre, ha annunciato di fornire autobus gratuiti per trasportare i propri universitari alle stazioni ferroviarie e agli aeroporti, e consentire loro di tornare nelle città di origine.

 

Anche altri atenei di Pechino e del Guangdong hanno adottato le stesse misure: si ritiene possano impedire agli studenti di protestare. Alcuni studenti di Hong Kong hanno risposto alla “rivoluzione della carta bianca” con una manifestazione monitorata dalla polizia.

 

Le autorità cinesi e i media ufficiali non hanno ancora parlato delle proteste. Nel frattempo, sui social network cinesi, molti post hanno iniziato ad accusare le cosiddette «forze straniere» e a sostenere che i manifestanti «sono stati pagati».

 

Quando si cercano informazioni sulle città in cui si sono svolte le manifestazioni, i risultati sono inondati di pornografia. Ricerche hanno rilevato un numero elevato di spam e si ritiene che falsi account siano usati per disturbare le discussioni sulle proteste.

 

Secondo l’agenzia di stampa statale Xinhua, il 28 novembre Chen Wenqing, segretario del Comitato politico e legale centrale del Partito, ha detto che le autorità devono «mantenere la sicurezza dello Stato e quella sociale». Il discorso non faceva riferimento alla serie di proteste in corso.

 

L’ex presidente cinese Jiang Zemin è deceduto il 30 novembre. Egli era stato nominato successore di Deng Xiaoping dopo il massacro di Tiananmen del 1989. Sotto il suo governo, l’economia ha continuato a crescere per un decennio, con meno controlli sulla società.

 

Le autorità agli ordini di Xi stanno censurando internet e frenando possibili proteste nel nome di Jiang.

 

 

 

 

 

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Renovatio 21 offre questo articolo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

 

Immagine da Twitter

 

 

 

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Protesta

La polizia olandese usa le ruspe contro i trattori degli agricoltori in protesta

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Un video diventato virale sui social media mostra la polizia olandese ruspe per ribaltare i trattori con gli agricoltori in protesta ancora dentro.

 

Inquietante vedere la polizia con gli scudi antisommossa che osserva la scena.

 

I video mostrano anche le forze dell’ordine che spingono alcuni manifestanti dentro a furgoni neri – una situazione che avevamo già visto tre mesi fa.

 

 

 

Gli agricoltori olandesi da mesi sfruttano i loro trattori e le loro attrezzature per protestare contro le politiche climatiche del paese che includono la chiusura di migliaia di aziende agricole per ridurre le emissioni di azoto e le quote di bestiame in nome della lotta al cambiamento climatico.

 

 

Alle proteste degli allevatori prendono parte anche normali cittadini.

 

 

Gli agricoltori hanno iniziato a protestare pacificamente contro la politica del loro governo all’inizio di quest’estate, mobilitando i loro trattori e le loro attrezzature agricole.

 

La polizia olandese ha risposto con arresti di massa e ha persino sparato sui manifestanti pacifici.

 

Le forze dell’ordine neerlandesi avevano già sparato sui manifestanti anti-restrizioni pandemiche ad a Rotterdam a inizio anno, quando si videro scene di violenza inaudita, con i cani poliziotto a sbranare i dimostranti.

 

In parallelo alla chiusura delle fattorie di bovini, che diminuiranno la disponibilità di carne in Olanda come in Europa (il Paese è il secondo esportatore di prodotti agricoli al mondo), le autorità neerlandesi stanno conducendo programmi per nutrire i bambini con insetti.

 

 

 

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