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Famiglia

La pandemia come distruzione della legge naturale

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Riceviamo una lettera da un lettore, che ci racconta l’esperienza sua e della sua famiglia con il COVID.

 

«Mia mamma ha cominciato a star male poco oltre la metà dicembre. Ho comperato i test domestici, di diversa marca. Negativi. Al terzo giorno, vedendo che la situazione peggiorava e che l’andamento della malattia non assomigliava all’influenza, l’ho portata a fare il tampone. Positiva».

 

Il lettore, ci fa sapere, non vive con la madre. Sta in un altro comune con moglie e figli piccoli.

Vogliamo andare più a fondo, e dire quello che rappresenta quindi la pandemia: essa è il più potente attacco mai visto alla legge naturale

 

«Pur sapendo come stanno le cose, abbiamo fatto le cose come credevamo andassero fatte per avere meno problemi possibili. Abbiamo chiamato il medico».

 

Non è stata una decisione priva di conseguenze.

 

«Il medico della mutua non ci ha praticamente mai visti, anche se da mesi ha preso il posto di quello che avevamo prima. Mia mamma lo ha visto una volta mesi fa, ovviamente la prima domanda era se fosse vaccinata, perché se non lo era avrebbe dovuto correre a casa a prenotare immediatamente la dose».

 

Questo dottore, ci dice, non concepiva nemmeno l’idea che le scelte mediche potessero essere discutibili. La cosa, tuttavia, si è estesa ben oltre la questione della salute.

 

«Mi resi conto che fino a quel momento non avevo mai capito veramente cosa significasse l’espressione “tirannia sanitaria”. Vuol dire che i medici hanno il potere. Hanno un potere autocratico, dispotico, che, come la tirannide, come ogni sistema non-democratico, non ammette repliche, non ammette partecipazione, o anche solo interlocuzione»

«Mia madre stava molto male. Stava a letto, incapace di alzarsi, incapace di parlare, perfino di aprire gli occhi. Sembrava gonfia, disperata. Il medico si fece dire al telefono – perché mai gli è saltato in mente di venire a visitare a domicilio – temperatura e ossigenazione. Non prescrisse nulla, subito. Però ad un certo punto chiese a mia madre chi c’era in stanza con lei. Lei, raccogliendo le forze, rispose con sincerità: c’è mio figlio che mi aiuta».

 

«Bene – disse il medico – da questo momento è in quarantena anche lui. Deve isolarsi. Non dovete vedervi per nessuna ragione. Se lui le prepara da mangiare, deve lasciarle il cibo fuori dalla porta della camera, lo stesso con i farmaci. Dovete vivere in stanze differenti. Non dovete avere contatti. Non dovete vedervi».

 

Il dottore si era fatto dare il nome e il cognome del lettore, presumibilmente segnandolo poi poi su un database.

 

«La prima sensazione, messa giù la telefonata, è stata di rabbia: ma come è possibile? Non mi ha nemmeno parlato. Cosa ne sapeva lui se, pur in casa con lei, ero stato in contatto con mia madre? Come poteva prendere una simile decisione senza sapere chi ero, cosa facevo? Come poteva cancellare con un click giorni e giorni di lavoro che avevo davanti? Come poteva mettermi, di fatto, agli arresti domiciliari? Come poteva privarmi della libertà? Con quali poteri? Con quale diritto? E i miei diritti?»

 

«Poi arrivò l’amarezza. Dieci giorni di quarantena significavano la cancellazione delle feste. Non avrei fatto il Natale come i miei figli. Non sarei stato con loro nemmeno a Santo Stefano, forse nemmeno a capodanno. Nel cuore cominciai a sentire un peso tremendo. Avrei passato il periodo più santo e più intimo dell’anno lontano dalla mia famiglia, per la decisione di un medico».

 

«Quando sono tornato a casa, ho trovato la cosa tremenda che mi aspettavo: i miei figli erano cresciuti. Nel mese in cui sono stato consegnato agli arresti domiciliari pandemici erano ovviamente diventati più grandi, con il ritmo con cui lo fanno i bambini piccoli: vertiginoso. Ho provato ancora rabbia, e vergogna. Come è possibile che ci si possa infliggere una cosa così?»

«Poi ancora, subentrò la razionalità: pensai, questo medico, che non mi ha mai visto, che non mi ha mai parlato, mi ha chiuso in casa con una persona positiva. Dal suo punto di vista, potrebbe avermi condannato a prendere il virus. Anche se ha deciso perfino in quale stanza della casa devo stare, la sua decisione, presa con automatica leggerezza, potrebbe aver sortito l’effetto opposto di quello desiderato: il contagio. Forse mi sbaglio, ma non perché egli desiderasse che mi contagiassi: sbaglio perché immagino che gli importi qualcosa di me, che possa dare la precedenza al suo paziente invece che alle “linee guida” emanate dal ministero».

 

Di fatto, ci racconta il lettore, il virus ha colpito anche lui. I giorni senza famiglia sono diventati praticamente 20. È «uscito» con tampone negativo dopo la Befana: un’altra festa fatta senza i figli.

 

«Quando sono tornato a casa, ho trovato la cosa tremenda che mi aspettavo: i miei figli erano cresciuti. Nel mese in cui sono stato consegnato agli arresti domiciliari pandemici erano ovviamente diventati più grandi, con il ritmo con cui lo fanno i bambini piccoli: vertiginoso. Ho provato ancora rabbia, e vergogna. Come è possibile che ci si possa infliggere una cosa così?»

 

La madre, ci racconta, fortunatamente, grazie alle cure giuste, è uscita prima di lui dalla malattia.

 

«Il giorno del suo tampone negativo chiamai  il medico della mutua per dirgli che era guarita. Se voleva, dissi, gliela avrei passato. Lui urlò: no! Dovete stare in stanze separate! Io non capivo, mia madre era guarita, aveva quindi gli anticorpi, certamente dello stesso virus che avevo, in forma sempre più calante, io. Eppure, dava ancora ordini, ancora aveva il potere di dirci come vivere, addirittura in quale stanza stare. È pazzesco».

 

«Mi resi conto che fino a quel momento non avevo mai capito veramente cosa significasse l’espressione “tirannia sanitaria”. Vuol dire che i medici hanno il potere. Hanno un potere autocratico, dispotico, che, come la tirannide, come ogni sistema non-democratico, non ammette repliche, non ammette partecipazione, o anche solo interlocuzione: il medico ci chiamava sempre da un “numero sconosciuto”, così che non avessimo modo di telefonargli. Ci aveva detto che se proprio volevano parlargli, dovevamo chiamare negli orari dell’ambulatorio, che sono qualche mattina e qualche pomeriggio della settimana, no festivi e no prefestivi».

 

«No, l’espressione “dittatura sanitaria” la usano un po’ tutti, un po’ ovunque, ma non so quanti l’abbiano capita: in questo momento un medico può davvero privarti la libertà, senza processo, senza guardarti in faccia, senza che tu abbia nemmeno il diritto di replicare»

«No, l’espressione “dittatura sanitaria” la usano un po’ tutti, un po’ ovunque, ma non so quanti l’abbiano capita: in questo momento un medico può davvero privarti la libertà, senza processo, senza guardarti in faccia, senza che tu abbia nemmeno il diritto di replicare. La tirannia medica è qualcosa di reale, che investe le nostre vite nel concreto. Qualcosa che ha distrutto il mio Natale. Qualcosa che ha fatto crescere i miei figli lontano da me».

 

«Tuttavia, ora che stiamo tutti meglio, mi pongo questa domanda, che mi ha spinto a scrivervi: se non avessi curato io mia madre, con il mio corpo e la mia presenza, disobbedendo ovviamente al protocollo tachipirina e vigile attesa, chi lo avrebbe fatto? Quando non riusciva ad alzarsi, chi l’avrebbe portata in bagno? Quando non riusciva nemmeno a respirare, chi avrebbe  fatto da mangiare? Quando non riusciva nemmeno a parlare, chi l’avrebbe imboccata? Quando non riusciva nemmeno a rimanere sveglia, le avrebbe fatto le punture di eparina? Quando non sapeva nemmeno tenere in mano la cornetta del telefono, chi avrebbe organizzato le cure? Chi le avrebbe misurato la febbre? Chi le avrebbe infilato sul dito il saturimetro?  Chi le sarebbe stato vicino in quello che potenzialmente era il momento più fatale della sua vita?»

 

«La risposta è: suo figlio. Il parente più stretto che le è rimasto, carne della sua carne. Io non ho nemmeno dovuto pensarci, ed è stato tremendo capire che per molte persone non è così: mia mamma ha il coronavirus, io sto con lei a curarla fino alla fine, ma scherziamo, quali alternative ho? Per questo penso ogni giorno agli ordini del medico ministeriale: come poteva ordinarmi di stare lontano da mia madre? Come poteva impedirmi di curarla? Come poteva impedire l’amore filiale?».

Nel diritto positivo pandemico, e nei suoi servi sentimentali, noterete come non ci via più uno straccio di umanità. La trattoria appende un cartello che sa di nazismo. I chirurghi lasciano i malati senza cure. Il reparto cure palliative non consente a chi muore di farlo stringendo la mano alla prole

 

La lunga lettera di questo lettore apre una questione immensa.

 

Di fatto, le domande che si pone se le stanno facendo a tutte le latitudini.

 

L’altro giorno la giornalista della testata americana The Hill, la bella Kim Iversen, ha confessato in diretta che era in quarantena a curare un parente. Si è sentita come tantissimi: abbandonata. Nemmeno in USA ci sono linee guida su farmaci e terapie, e anche laggiù la raccomandazione – anche per chi ha già avuto il COVID – è di stare lontani dai contagiati, quindi i famigliari devono stare in stanze diverse. La Iversen schiuma di rabbia, e comincia a parlare di «crimine contro l’umanità» di Fauci e compagni.

 

Il termine «crimine contro l’umanità» è piuttosto adatto: perché quello che vediamo trasformata qui è l’umanità stessa delle persone, l’essenza dell’essere umani. È disumano che un figlio non possa, a costo della sua salute, curare la madre. È disumana la separazione introdotta tra persone – madri e figli, padri e figli, mariti e mogli, fratelli e sorelle – che esistono per servirsi a vicenda, per sacrificarsi l’uno per l’altro.

 

L’umanità – la maternità, la paternità, l’essere figli – è deformata, è divenuta irriconoscibile – per legge.

E invece, come scritto in un articolo di qualche giorno fa, abbiamo madri che, per paura del contagio, richiudono i figli nel capanno degli attrezzi o nel bagagliaio dell’auto: stanno seguendo anche loro, come i medici, le «linee guida». E non è uno scherzo: la signora texana che aveva chiuso il figlio positivo nel vano posteriore è stata infatti prosciolta dal giudice.

 

L’umanità – la maternità, la paternità, l’essere figli – è deformata, è divenuta irriconoscibile – per legge.

 

Vogliamo andare più a fondo, e dire quello che rappresenta quindi la pandemia: essa è il più potente attacco mai visto alla legge naturale.

 

L’idea per cui nella natura, e nel cuore degli uomini, siano scritte le leggi morali dell’universo è stata devastata dal potere pandemico. Ciò che è giusto non è più ciò che sembra sensato, ciò che ci è stato tramandato come giusto, naturalmente giusto: ciò che giusto è ciò che decide il CTS

L’idea per cui nella natura, e nel cuore degli uomini, siano scritte le leggi morali dell’universo è stata devastata dal potere pandemico. Ciò che è giusto non è più ciò che sembra sensato, ciò che ci è stato tramandato come giusto, naturalmente giusto: ciò che giusto è ciò che decide il CTS.

 

Il diritto naturale viene spazzato via dal diritto positivo pandemico, che è una sorta di «diritto sentimentale»: facciamo così perché è giusto fare così, perché la pandemia è così, ci sentiamo di fare così, e non ci importa delle leggi.

 

Così, senza badare a Costituzioni e leggi – nemmeno quelle illiberali ed anticostituzionali sfornate ogni settimana dal governo pandemico – ognuno agisce secondo il «sentimento pandemico»: il ristorante piazza fuori il cartello «Ingresso riservato ai soli vaccinati», l’ospedale rifiuta di operare i non vaccinati, l’hospice pretende che chi vuole andare a dire addio al genitore morente debba essere tassativamente vaccinato con tre dosi.

 

Nel diritto positivo pandemico, e nei suoi servi sentimentali, noterete come non ci via più uno straccio di umanità. La trattoria appende un cartello che sa di nazismo. I chirurghi lasciano i malati senza cure. Il reparto cure palliative non consente a chi muore di farlo stringendo la mano alla prole.

 

È crudele, è spietato, è incredibile. È immotivato, viene da dire. È impensabile. Come si può essere arrivati a tanta violenza? Antigone è morta e sepolta. Creonte, con la FFP2, regna incontrastato – su pile di cadaveri e masse di emarginati sempre più disperati.

 

Distruggere la famiglia è sempre stato il desiderio delle forze oscure. Perché senza famiglia  c’è perdizione, e disperazione – quante persone sole lo sanno. Senza famiglia, soprattutto, non c’è riproduzione umana – non c’è continuazione sulla terra dell’Imago Dei.

La legge naturale è infranta. E quindi, non stupiamoci se viene meno la famiglia, uno dei veri obbiettivi di questa guerra.

 

La famiglia è così connessa alla legge naturale che la principale religione mondiale – e con essa tantissime altre religioni minori – basa la divinità su di essa. Da una famiglia procede il sacro. Millenni di tentativi, ma nessuno, nonostante tutto, era riuscito a scalfire la forma primaria di associazione umana.

 

Il potere pandemico, invece, ci è riuscito. L’integrità famigliare è stata disintegrata: dalle leggi australiane per togliere i bambini ai genitori che non seguono le linee guida sanitarie del governo ai recenti  sondaggi USA dove «il 29% degli elettori democratici sosterrebbe la rimozione temporanea della custodia dei figli da parte dei genitori se i genitori si rifiutano di fare il vaccino contro il COVID-19», è chiarissimo che tra il COVID e la famiglia, per lo Stato, e per lo strato di volonterosi carnefici che lo sostengono, il COVID vincerà sempre.

 

Distruggere la famiglia è sempre stato il desiderio delle forze oscure. Perché senza famiglia  c’è perdizione, e disperazione – quante persone sole lo sanno. Senza famiglia, soprattutto, non c’è riproduzione umana – non c’è continuazione sulla terra dell’Imago Dei.

 

Senza famiglia, i (pochi) bambini sono in balia di qualsiasi cosa: senza un padre, senza una madre a proteggerli, possono essere vittima di qualsiasi predatore.

 

La famiglia è stata abolita dal virus e dalle sue leggi. Non è un’iperbole: è la realtà delle storie che ci raccontano ogni giorno, delle storie che stanno avvenendo in tutto il mondo in questo stesso momento

Senza famiglia, ciascuno diventa manipolabile: perché alla famiglia si sostituisce, come volevano fare Sparta e l’Unione Sovietica (entrambe, fallendo) un’altra istituzione, il Partito, l’Esercito, l’azienda, la squadra di calcio, la marca del telefonino, qualsiasi cosa pur di dare all’uomo un senso di appartenenza.

 

Senza famiglia, la civiltà collassa. Alla catastrofe di Roma antica, degradata da decadenza libertina e invasa dai barbari, sopravvisse solo quella società di uomini che onoravano il senso della famiglia: i cristiani.

 

Quindi, se siete di quelli che pensavano che il matrimonio gay fosse il definitivo attacco al concetto di famiglia, se pensavate che il gender e l’aborto fossero bombe atomiche in grado di provocare una mutazione antropologica disperante, ripetendo il mantra «ma-dove-andremo-a-finire» strappandovi i capelli cattolici rimastivi, beh, non avevate visto niente, avevate capito ancora meno.

 

La famiglia è stata abolita dal virus e dalle sue leggi. Non è un’iperbole: è la realtà delle storie che ci raccontano ogni giorno, delle storie che stanno avvenendo in tutto il mondo in questo stesso momento.

 

Madri separate dai figli. Quante sono morte perché i figli hanno obbedito al tiranno, e le hanno chiuse in stanza, o lasciate in un’altra casa?

 

Quanti anziani hanno visto la loro malattia accelerata fino alla morte, oltre che da questo virus che aderisce così bene alle cellule umane, anche dal crepacuore?

 

La legge naturale è stata distrutta dal COVID: e sappiamo bene cosa stanno mettendo al suo posto – la Cultura della Morte. Cioè la legge della degradazione permanente dell’essere umano, dell’annichilimento della sua dignità

Quante famiglie sono ferite, spazzate via? Il pensiero non può che andare a Bergamo 2020, dove, ci è stato detto, tanti morti sono stati cremati per direttissima. Persone che vengono bruciate, incenerite, senza che i loro famigliari possano dire qualcosa. Senza, soprattutto, che abbiano potuto stringere quelle mani prima che si spegnessero – e venissero date alle fiamme.

 

La legge naturale è, secondo il pensiero giusnaturalista, quella che ci è stata consegnata da Dio stesso. È ovvio che chi odia Dio, odia il creato – e odia la famiglia, che vuole mettere al rogo.

 

La legge naturale è stata distrutta dal COVID: e sappiamo bene cosa stanno mettendo al suo posto – la Cultura della Morte. Cioè la legge della degradazione permanente dell’essere umano, dell’annichilimento della sua dignità.

 

La legge per cui l’uomo va umiliato e ucciso, preferibilmente in grandi numeri, la legge per cui l’uomo va privato della sua umanità.

 

Questa è la battaglia primaria da fare: quella contro la Necrocultura. Perché, se perderemo, dovremo dire addio non solo alla libertà. Dovremo dire addio ai nostri figli. Dovremo dire addio ai nostri genitori. Dovremo dire addio all’amore e al sacrificio, al collante fondamentale delle comunità umane.

Questa è la battaglia primaria da fare: quella contro la Necrocultura.

 

Perché, se perderemo, dovremo dire addio non solo alla libertà. Dovremo dire addio ai nostri figli. Dovremo dire addio ai nostri genitori. Dovremo dire addio all’amore e al sacrificio, al collante fondamentale delle comunità umane.

 

Dovremo dire addio all’umanità.

 

Perché la pandemia questo è: la distruzione delle cose umane, la disumanizzazione dell’universo.

 

La distruzione della legge naturale.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

 

 

 

 

Famiglia

Julia Roberts difende la famiglia e l’essere casalinga

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In una lunga intervista data al New York Times, la più grande attrice di Hollywood, Julia Roberts, ha affermato qualcosa di sconvolgente per il tempo presente e nello specifico per i canoni dei media americani: il primato della famiglia sulla carriera.

 

Quando il giornalista le fa notare che sono oramai vent’anni che non la vediamo in una rom-com (in gergo, una commedia romantica: il classico juliarobertsiano) la diva risponde con un raggio laser:

 

«Ecco il punto: se avessi pensato che qualcosa fosse abbastanza buono, l’avrei fatto. Ma ho avuto anche tre figli negli ultimi 18 anni. Ciò alza ancora di più l’asticella… È anche l’equazione matematica dell’orario di lavoro di mio marito, dell’orario scolastico dei bambini e delle vacanze estive. Non è solo, “oh, penso di volerlo fare”».

 

«Ho un senso di grande orgoglio di essere a casa con la mia famiglia e di considerarmi una casalinga».

 

Boom.

 

Si tratta di un pensiero inaccettabile per gli standard del mainstream ora completamente intriso di femminismo, cioè quella forma di pensiero creato da gruppi economici malthusiani per cui la vera realizzazione di una donna è nella carriera e secondariamente, se vuole, nella famiglia.

 

Di solito, questo discorso, con annessa l’untuosa geremiade sulla parità dei sessi sul lavoro, viene fatto da donne con una carriera poco significativa.

 

Julia Roberts, ritenuta per decenni una A-Lister – cioè, il top degli attori nella Mecca del cinema – invece possedeva una carriera senza eguali al mondo. Tecnicamente, dicendo no ai copioni che le hanno presentato per stare assieme ai figli e al marito, ha rinunciato a decine di milioni di dollari, forse a centinaia, e magari pure ad ulteriori statuette che l’avrebbero spinta ancora più su, se possibile, nell’eternità dell’Olimpo della celluloide.

 

Invece no: eccotela ad affermare, senza peli sulla lingua, il primato della famiglia, il suprematismo casalingo.

 

Julia Roberts redpillata?

 

Anche le dee di Hollywood possono comprendere che la Necrocultura vuole distruggere la donna?

 

 

 

 

 

Immagine di David Shankbone via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported (CC BY 3.0); immagine croppata.

 

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Famiglia

Lo schiaffo hollywoodiano per lo sdoganamento della poligamia

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Mettiamo subito in chiaro che crediamo che lo schiaffo di Will Smith al presentatore degli Oscar Chris Rock sia farlocco.

 

Il motivo è presto detto: in moltissimi in questi mesi hanno lamentato la decadenza totale degli Oscar, che in America significa anche e soprattutto il calo totale di ascolti.

 

Perfino i giornali dell’establishment avevano cominciato a mugugnare: come può sopravvivere uno show del genere ad un pubblico la cui attenzione può durare al massimo qualche secondo?

 

La cerimonia era stata poi attaccata per la nuova veste woke, politicamente corretta, con quella che chiamano forced diversity: nel film deve esserci un nero, un trans, un asiatico, una lesbica, e via con il ricatto del Cencelli delle minoranze etnosessuali. Perfino personaggi TV liberal influenti come Bill Maher avevano iniziato a schifare la cosa.

 

Ecco che quindi, come un Sanremo qualsiasi, salta fuori un fuori programma che tiene che scompagina tutto e fa versare inchiostro a iosa. Parrebbe quella che nel settore si chiamava «lucherinata», dal nome del più abile e spregiudicato ufficio stampa del cinema nostrano, il mitico Enrico Lucherini: una storia inventata per far abboccare i media.

 

Tuttavia, non è sull’ontologia dello schiaffo fra afroamericani (uno infinitamente più dotato dell’altro: parliamo lo schiaffeggiato Chris Rock, considerato un tempo uno dei non plus ultra della comicità dal vivo) che vogliamo dire due cose qui.

 

Ci preme, più che altro, cercare di capire se si tratti di una tentata manovra di nobilitazione di una delle cose che più indicano la decadenza morale e sociale che ci sta toccando: il concetto di coppia aperta, che, di fatto, è la reintroduzione della poligamia più orgiastica.

 

Come noto alle cronache, Will Smith e sua moglie sono portatori di questa speciale configurazione affettiva, che solitamente, pensavamo, più che nell’olimpica Hollywood si esprime in tetri locali definiti «per scambisti».

 

Epperò il caso degli Smith sembrerebbe più problematico di così.

 

Si disse un paio di anni fa che la moglie Jada Pinketts Smith (di cui non riusciamo a ricordare un film che sia uno) nel 2016 aveva una relazione con un amico del figlio,  il rapper August Alsina, di 25 anni più giovane. Il ragazzino cantante raccontò che la relazione aveva il placet del marito, al momento separato. Lei negò. Poi disse che era vero, ma non la cosa del consenso del Principe di Bel Air.

 

Nel 2019 la Jada ammise in un suo programma su Facebook (dove altro?) che una volta, da giovane, aveva fatto un’orgia a tre. La confessione è avvenuta di fronte alla famiglia, protagonista della trasmissione con lei. Una famiglia che è un inno alla rivoluzione sessuale, sembrerebbe.

 

Nel 2021 lo  Smith affermò che la moglie «non ha mai creduto nel matrimonio convenzionale» e che entrambi hanno avuto rapporti sessuali al di fuori del loro matrimonio. Eccolo qua: «Open Marriage». Matrimonio aperto.

 

Noi ingenui pensavamo che fosse una cosa per i club degli scambisti, le coppie perverse, quelle che, magari con la pancia piena e in assenza di prole, hanno bisogno di «stimoli» per far sopravvivere il rapporto, evidentemente basato sulla passione fisica che prima o poi può sparire: non riescono ad accettare di aver calcolato male la gittata di una relazione basata sull’attrazione, e sono incapaci di ammettere che il collante tra marito e moglie non può in alcun modo essere il sesso, ma qualcosa di più alto, di metafisico, di eterno. Le coppie che lo comprendono, di solito, hanno figli, così che invece che frequentare club mascherati frequentano più assiduamente, e con in testa tutto tranne il sesso, la scuola, la pediatra, il judo, il supermercato etc.

 

Quindi, meglio stare alla larga. Vale l’avvertimento che l’anziano giornalista ribelle ma vaccinato Massimo Fini, che cita un caso preciso nel suo Di[zion]ario Erotico. Manuale contro la donna a favore della femmina.:

 

«È pericoloso però passare dall’immaginario al reale introducendo nel gioco a due altri individui in carne e ossa. Perché si sa come si comincia ma non dove si va a finire. Il marchese Casati Stampa (l’antico proprietario della villa di Arcore poi passata… nelle mani di Berlusconi) si eccitava molto a osservare la bella moglie mentre si esibiva davanti ad altri o si faceva fottere. Ma un giorno la signora si innamorò di uno di questi amanti teleguidati e il gioco sfuggì di mano all’imprudente marchese che, folle di gelosia, fece una strage: con un fucile da caccia uccise la moglie, l’amante e si suicidò».

 

Insomma, una cosa pericolosa.

 

Ma anche una cosa volgare, un po’ da sporcaccioni di provincia. L’adulterio è ineliminabile, tuttavia esso è, da millenni, coperto dal segreto, altrimenti non si capisce più cosa sia: un tradimento che non è un tradimento? Che senso ha? Qualche malizioso direbbe perfino: che gusto c’è?

 

Insomma, non una cosa da divi di Hollywood, dove i segreti abbondano, e un tempo reggevano in modo miracoloso: pensate all’omosessualità di Rock Hudson, Montgomery Clift, e poi magari quella mai confermata di quell’altro brizzolato di cui non facciamo il nome.

 

Le cose sono cambiate. Gli Smith rappresentano la fine del segreto hollywoodiano.

 

Will, uomo dalla carriera misteriosa (perché piace alla gente?), ultimamente non sempre all’altezza, è quindi una Finestra di Overton umana per le corna.

 

Le corna, da impensabili, ora sono accettabili, razionali. Certo, non sono ancora popolari, ma siamo un certi che un giorno diventeranno legalizzate, nel senso di obbligatorie, come i vaccini, come la perversione forzata del libro di Anthony Burgess Il seme inquieto.

 

Il cornuto in America è chiamato cuckold. La parola negli ultimi anni ha assunto un significato perfino politoc: il cuckservative, è il conservatore che, a causa del suo moderatismo, non si rende conto che lo stanno fregando in tutti i modo – un’espressione simile, emersa con l’era Trump,  è RINO, Republican in Name Only, Repubblicano solo di nome: uno che vota a destra ma che alla fine si trova fottuto dai democratici, perché intimamente ha accettato di allinearsi con essi, come un cornuto che alla fine dà l’ok agli adulteri della moglie.

 

Il cuck non è visto in maniera peggiorativa solo dalla destra USA. C’è un’altra categoria che ci lavora sopra: certi neri americani. Perché apprendiamo che nella sottocultura dei cuck, vi sono coloro che vogliono che la moglie li tradisca con un uomo nero, che in gergo si dice «bull», «toro». Alcuni «tori», quindi, ringraziano.

 

A metà degli anni 2010 in rete cominciarono a dire che una serie liceale per ragazzini, Bella e i Bulldog, conterrebbe alcuni riferimenti alla sottocultura dei cuckold e dei bull. Emerse che lo sceneggiatore, un ragazzo di colore, aveva diretto un film chiamato The Cuckold, in locandina una donna mascherata che abbraccia un signore nero ignudo. Il telefilm per bambini avrebbe quindi avuto tanti punti di contatto con il mondo dei cornuti organizzati: il personaggio principale Bella, un’adolescente bianca, sviluppa una relazione romantica con Troy, un ragazzo di colore che è fisicamente più atletico e sicuro di sé di Newt, un ragazzo bianco non molto maschile che cerca costantemente ma non riesce a conquistare l’affetto di Bella.

 

Secondo i critici, che chiesero al canale per bambini Nickelodeon di cancellare la serie, la trasmissione sarebbe piena di riferimenti e simboli sottili e non così sottili che fanno eco ai temi dell’internazionale dei cornuti interraziali: il nome del programma, che contiene la parola «bull»; la continua ripetizione della simbologia del toro; una puntata con la presenza concreta di un toro in uno scantinato,  che la protagonista (bianca, ovviamente) Bella deve accarezzare bendata. I riferimenti diretti alla sottocultura dei sadomaso e dei cornuti, dicono in rete, si sprecano.

 

Il fenomeno, insomma, si starebbe facendo largo in vari canali, pronto per essere digerito frontalmente dalla popolazione. Overtonizzato.

 

Ecco cosa sta a significare lo schiaffo di Will Smith, divenuto protagonista assoluto degli Oscar ben oltre la statuetta vinta.

 

Il cuck, il cornuto, sa essere mostrare al mondo cos’è l’onore. Macché perverso, malato, passivo. È un uomo maschile, testosteronico. Di più: il cornuto è un cavaliere, pronto a difendere la sua bella dall’offesa subita. Come un tempo. Ricordate i duelli? Will Smith ha fatto una cosa così, «per amore» della moglie programmaticamente fedifraga offesa da una battuta sull’alopecia.

 

Cornuti è bello. Cornuti è figo. La poligamia family-oriented, la «coppia aperta»: se lo fa l’attore premio Oscar amato da tutti (perché, poi?), perché non dovremmo farlo noi? Se significa non mettere da parte i sentimenti e nemmeno l’onore, perché rinunciare al «poliamore»?

 

Quello che ne consegue il lettore di Renovatio 21 lo capisce da solo: la glorificazione di un ulteriore veleno teso a uccidere la famiglia naturale, dove la fedeltà è sostituita dalla zozzeria, dove la morale diviene indecenza, dove la promiscuità dove i genitori vanno con gli amici dei figli – in attesa di andare oltre, verso il tabù più tabù, dove la famiglia non può esistere e sull’umanità si abbatte la maledizione e la tragedia, come ben comprendevano gli antichi.

 

Parlano tutti dello schiaffo (finto) di Will Smith. In realtà stanno mangiando tutti un pezzo della torta dei cuck, dei bull, della società ventura fatta di poligamia e corruzione, di disgusto e abiezione morale normalizzata.

 

È quel mondo che, spesso, fa invocare non lo schianto farlocco delle sberla, ma quello dell’asteroide sulla superficie di questo pianeta perverso.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

Immagine screenshot da YouTube

 

 

 

 

 

 

 

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Famiglia

Le tante discriminazioni sui nostri figli: un altro genitore ci scrive

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Un altro genitore a scritto a Renovatio 21 per raccontare le sue storie sull’argomento di cui abbiamo trattato nell’articolo di qualche giorno fa: la discriminazione crescente sui nostri figli.

 

La divisione tra vaccinati e non vaccinati è tollerata dagli adulti, ma non sappiamo che effetto fa su i nostri figli, e come la loro psiche ne verrà segnata.

 

Il dramma è che, come ammetteva il genitore che ci ha scritto qualche giorno fa, non si ha idea in nessun modo di cosa si può raccontare ai propri figli. Davanti ad episodi di discriminazione, strisciante o conclamata, dobbiamo far finta di niente, sperando che il bambino non capisca, non registri la situazione? O dobbiamo raccontare delle bugie, dicendo che va tutto bene?

La divisione tra vaccinati e non vaccinati è tollerata dagli adulti, ma non sappiamo che effetto fa su i nostri figli, e come la loro psiche ne verrà segnata

 

Il genitore che ci ha scritto oggi dice di aver vissuto la discriminazione diverse volte, e già a novembre dello scorso anno.

 

«Con la scuola, avevano organizzato un sabato pomeriggio un incontro con la biblioteca, e i genitori potevano entrare solo con green pass», racconta il lettore, ricordandoci che il Paese, se non vi siete accorti, si è popolato in questi mesi di eventi a cui i bambini potevano accedere, ma i genitori che devono accompagnarli no. Anche questo, con probabilità, fa parte della grande architettura di persuasione del governo: ti dicono, caro genitore, se non vuoi spezzare il cuore a tuo figlio, ed emarginarlo rispetto alle attività di compagni e amici, sottomettiti e offri il deltoide, o, laddove non siamo riusciti ad impedirlo, offri te stesso allo stupro rinolaringoiatrico del tampone.

 

Tuttavia, non tutti si sono piegati. E anzi, sono scattati , come testimoniato qui, fenomeni di solidarietà tra genitori.

 

«Noi e altri genitori ci siamo rifiutati, e nostro figlio maggiore – 10 anni – è andato accompagnato da una mamma che aveva fatto il green pass apposta» scrive il lettore. La cui storia, tuttavia, ha altri episodi significativi.

«Gli esami di karate: abbiamo aspettato fuori, senza poter vedere lo svolgimento»

 

«Poi a dicembre, per gli esami di karate. Abbiamo aspettato fuori, senza poter vedere lo svolgimento».

 

È da non credere: ai genitori è impedito di vedere i risultati degli sforzi dei propri figli (e dell’investimento economico e di tempo fatto dai genitori per essi).

 

Il karate, il judo, il basket… le recite scolastiche, se esistono ancora. Tutte queste occasioni, che erano un momento di struggente importanza per la famiglia, sono state mutilate. I principi stessi della famiglia – l’unità dei legami, la trasmissione di un senso preciso – sono spazzati via.

 

Ci vengono i brividi. Ci vergogniamo di non averci pensato abbastanza. Come è tollerabile che dei genitori non possano vedere il proprio figlio in una palestra in un momento così importante per la sua crescita?

Come è tollerabile che dei genitori non possano vedere il proprio figlio in una palestra in un momento così importante per la sua crescita?

 

Com’è possibile non solo che una regola del genere sia stata concepita, ma che nessuno abbia detto niente?

 

E gli altri genitori? A loro va bene?

 

È possibile, sì. Lo avevamo registrato nel dramma del primo giorno di scuola, quando in tutta Italia furono lacrime e sofferenze, perché il genitore non greenpassato non poteva entrare a scuola, anche semplicemente per deporre il bambino in aula per il primo giorno di scuola, e in varie occasioni il personale della scuola, dopo aver negato l’accesso, si è rifiutato di portare il bambino in classe, perché non rientra nelle loro mansioni. Non sappiamo se ricordate: vi furono casi di deleghe fatte al volo sul posto a completi sconosciuti, ma con certificato verde, affinché qualcuno portasse il bambino in classe.

Era solo l’antipasto delle umiliazioni fatte subire alle famiglie, l’incipit della guerra contro la dissidenza vaccinale. Una guerra che usa gli occhi e i cuori dei tuoi figli per distruggerti.

 

Avevamo scritto che si trattava del «decreto dell’umiliazione finale». Quanto ci sbagliavamo: era al contrario solo l’antipasto delle offese fatte subire alle famiglie, l’incipit della guerra contro la dissidenza vaccinale. Una guerra che usa gli occhi e i cuori dei tuoi figli per distruggerti.

 

La lettera continua con altri dettagli.

 

«Un aneddoto proprio di questi giorni: da sabato scorso a scuola insistono sulla “giornata dei calzini spaiati”, ad indicare la “diversità” e che non c’è nulla di male ad essere diversi (per ora si limitano ai calzini e al colore della pelle, visti i tanti bambini stranieri presenti). Noi possiamo ascoltare perché i nostri figli sono in DAD».

 

«Poi è arrivata la comunicazione che settimana prossima ci sarà la consegna delle pagelle, ovviamente con green pass. Quindi da un lato la scuola mi discrimina, dall’altro promuove la diversità. Ho già detto a mia moglie che se vado io, mi dovranno consegnare le pagelle fuori, oppure dentro senza chiedere nulla, e che in ogni caso farò notare la loro incoerenza».

 

Le pagelle con green pass era un’altra cosa a cui molti non avevano pensato. Del resto, la pagella, come la partita del minibasket o il cambio di cintura di judo, sono riti. Scardinare i riti è una vecchia tecnica di cui accusavano i colonialisti: cambia le loro cerimonie, ed essi si confonderanno, diverranno docili, si sottometteranno più in fretta. Se ci pensate, con la proibizione della Messa antica e l’installazione di quella nuova, è andata proprio così.

 

Quindi, ecco il ricatto della pagella greenpassata. Tuttavia, qui c’è anche la questione della «diversità». Che è, lo hanno capito anche i più duri di comprendonio, un altro termine della neolingua per significare il lavaggio del cervello (dite pure, sempre orwellianamente, sensibilizzazione etc.) rispetta a 1) la teoria del gender e l’omosessualizzazione della società e 2) l’invasione programmata e finanziata dal contribuente del Paese da parte di popolazioni di cultura lontanissima, che sono pure invitati a mantenere sotto l’imperativo incomprensibile del multiculturalismo.

 

A scuola insomma, gender e piano Kalergi – ma voi genitori non potete nemmeno saperlo, né, in caso, metterci becco, perché se non siete vaccinati (cioè, avete accettato anche questa narrazione, dopo esservi ciucciati via tutte le altre) non potete andare.

 

Pensateci: difficile trovare elementi pro-immigrazione che siano anche contro il vaccino. Anzi: ricordate le proteste al G20 di Roma? Gli striscioni di questi ragazzi «antagonisti» (trattenete la ridarella) chiedevano più vaccini per il Terzo Mondo, cui va sparato l’mRNA subito e gratuitamente (anche se, come abbiamo visto, l’Africa ad esempio il vaccino lo ha proprio rifiutato, lasciando marcire le derrate di siero dei vari GAVI e COVAX di Bill Gheiz, che sono al massimo riusciti a corrompere l’élite già corrottissima). Se qualcuno comunque in tutto questo riesci a capire dove sono finiti i centri sociali, per cortesia, spari un bengala.

 

E poi, pensateci: difficile trovare una sigla omosessualista che sia contraria al vaccino. Realtà omosessuali no vax, a quanto sembra, non ne abbiamo. Come mai? Bene, dall’attuale establishment, l’omosessualismo organizzato ha avuto tutto – soldi, spazi, leggi, etc. Pure la «scienza» è con loro, come testimonia la progressiva de-patologizzazione dell’omosessualità nei manuali diagnostici psichiatrici DSM: un tempo era classificata come malattia, oggi – dopo anni di lobbying e proteste presso i gangli medico-politici del sistema – non è segnata nemmeno più come disturbo.

Quindi, per integrare i vostri figli al mondo moderno, li turlupinano di diversità e tolleranza, mostrandogli però materialmente come si schiaccia chi non la pensa come vuole il padrone

 

Quindi, per integrare i vostri figli al mondo moderno, li turlupinano di diversità e tolleranza, mostrandogli però materialmente come si schiaccia chi non la pensa come vuole  il padrone. Questo è, esattamente, l’esempio che viene dato.

 

E voi, cari genitori, non potete farci nulla. Perché non potete nemmeno essere presenti per protestare, il vostro corpo è bandito dalla scuola e dalle attività di vostro figlio.

 

Avete capito che, una volta di più, siamo davvero davanti agli effetti di un piano preciso di distruzione della famiglia.

 

Ma torniamo al nostro genitore. La lettera si chiude una nota luminosa:

Se tieni la pandemia fuori dalla famiglia, hai salvato non solo moglie e figli, ma anche il collante suo e di tutta la Civiltà umana: la legge naturale

 

«I nostri figli che vanno a scuola – 7, 9 e 10 anni – sanno bene come la pensiamo, e hanno capito che nel nostro piccolo ci stiamo opponendo a qualcosa di sbagliato».

 

Questa è una grazia immensa. Davvero invidiabile.

 

Il nostro lettore ha trovato il modo di rimettere ordine nel cosmo famigliare: se i bambini hanno capito, sei a posto. Non vivrai con il tarlo di non sapere che cosa davvero sta pensando, della pandemia ma soprattutto di te che non riesci nemmeno a farlo entrare in un negozio, tuo figlio.

 

Se tieni la pandemia fuori dalla famiglia, hai salvato non solo moglie e figli, ma anche il collante suo e di tutta la Civiltà umana: la legge naturale.

Lo abbiamo scritto: la pandemia è distruzione della legge naturale. In quanto tale, è un attacco alla prima emanazione della legge naturale, la famiglia

 

Lo abbiamo scritto: la pandemia è distruzione della legge naturale. In quanto tale, è un attacco alla prima emanazione della legge naturale, la famiglia.

 

La famiglia è stata abolita dal virus e dalle sue leggi. Non è un’iperbole: è la realtà di ogni giorno, dove i dottori pretendono che una mamma si isoli dai figli in una stanza per dieci giorni.

 

Distruggere la famiglia è sempre stato il desiderio delle forze oscure. Che  per arrivare all’obbiettivo stiano usando la coronafollia di Stato e la scuola, non è oramai un segreto per nessuno.

 

E se vi chiedete perché odiano tanto la vostra famiglia, abbozziamo una risposta.

 

Perché senza famiglia c’è perdizione, e disperazione – quante persone sole lo sanno.

Senza famiglia, il mondo diverrà l’Inferno.

 

Senza famiglia, soprattutto, non c’è riproduzione umana – non c’è continuazione sulla terra dell’Imago Dei.

 

Senza famiglia, il mondo diverrà l’Inferno.

 

Chi può volere uno scenario simile?

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

 

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