Politica
LA NEOMINISTRO GRILLO, LE EPIDEMIE, I TOPI DI FOGNA
Ammettiamo che il giro sulle montagne russe è stato interessante.
La partenza con centrodestra e grillini in confusione (cioè, lo stato perenne del PD anche mentre ci governava, rappresentato plasticamente dalla costante espressione interrogativa dipinta sul volto del segretario Martina). Poi il saliscendi dei «due forni» di Di Maio. Poi Berlusconi che dà i numeri. Poi le settimane per il contratto gialloverde.
Arrivati al giro della morte – con Mattarella, che, più realista del Re sfiora l’alto tradimento (il Re, se non lo avete capito, non è lui) – un po’ di paura ce la siamo presa.
Riguardo a ciò che qui ci compete, quando è sbucato Cottarelli (che in verità era «precottarelli», visto come è stato tirato fuori dal taschino del Presidente, per poi divenire all’istante decottarelli), abbiamo visto uscire il nome che questi voleva come ministro della Sanità: Walter Ricciardi. Massì, proprio lui: il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità.
Più che paura, queste montagne russe stavano mettendo sconforto, rassegnazione, finanche noia.
Ricciardi, un nome che (specie considerando il risultato elettorale!) dovrebbe essere ritenuto «impresentabile» viste le storie di conflitti di interesse recentemente emerse («Non sapevo che ci fosse una lobby dietro quelle riviste» è una giustificazione che se la gioca con l’appartamento che Scajola ha acquistato a sua insaputa), rappresentava la più perfetta continuità possibile con gli anni lorenzinici.
Ricordiamo la fortuna di Beatrice: negli ultimi tre governi, con tre premier diversi, lei ha sempre mantenuto il posto… Come mai? Vallo a sapere.
(Una fortuna davvero sfacciata: quasi quanto ottenere con una gravidanza sola due bambini eterozigoti)
Ricciardi che addiveniva ministro significava che il Moloch industrial-sanitario e i suoi reggicoda statali e clericali non volevano tirarsi indietro di nemmeno un millimetro, neanche quando decine di milioni di italiani gli votano contro.
Ma la giostra si è dimostrata davvero coinvolgente, quindi ecco che rispunta l’idea esecutivo gialloverde, che scombina due nomi (Savona trasloca al numero civico successivo…) e firma in un batter di ciglia.
Tutti amano Giulia Grillo
Fanno ministro Giulia Grillo. Di mestiere fa l’anatomopatologa: un medico al Ministero della Salute, roba rara dopo gli anni della diplomata al liceo classico che parla di virus saltellanti.
Molti tirano un sospiro di sollievo: forse a settembre potremo mandare i bambini all’asilo.
Tuttavia, insospettisce che i giornaloni siano più teneri del previsto.
La neoministro «si è contraddistinta per posizioni sempre miti e di ascolto del mondo scientifico» scrive Repubblica.
La linea incarnata dalla Grillo è «una sintesi faticosa raggiunta nei gruppi parlamentari del Movimento nella scorsa legislatura», una posizione architettata da quell’esempio di eleganza, sobrietà ed acume politico che è la senatrice Paoletta Taverna. «Una posizione di mediazione», dice il giornale di De Benedetti: «no all’obbligo se non in caso di picchi, di epidemie come quella recente sul morbillo». Questo ultimo parrebbe non essere un virgolettato dell’interessata, ma il riassunto della giornalista di Repubblica.
«No all’obbligo se non in caso di picchi, di epidemie come quella recente sul morbillo»
Il Corriere pubblica una foto in cui la Grillo appare professionale e sofisticata. Poi nell’articolo fa parlare praticamente solo Burioni. Uno non può non finire a chiedersi: ma perché? Ancora?!?
Se qualcuno non ha ancora capito il suo ruolo di messia prescelto dal dio Pharma e non solo da quello, per favore apra gli occhi: ci aspettano altri mesi, anni di Burioni che fuoriesce da ogni anfratto di TV e giornali dell’establishment.
Tuttavia Burioni, invece di dirle «somara» e ricordarle che la democrazia non vale nulla rispetto alle sue opinioni (Burioni assomiglia sul serio sempre più ad un titolo di Lercio), inspiegabilmente fa partire una leccatina: «vediamo che cosa farà, intanto buon lavoro».
Burioni inspiegabilmente fa partire una leccatina: «vediamo che cosa farà, intanto buon lavoro»
Cioè: quello che gioiva pazzamente per la radiazione del dottor Gava, quello che si augurava che i bambini non vaccinati venissero emarginati, saluta quasi con cauto ottimismo l’installarsi al Ministero di un personaggio in odore di No-Vax.
Il Corrierone spinge il violino perfino più in là. ecco il commento di Lucio di Mauro, presidente dell’Ordine dei Medici (sì: l’organo che ha espulso Gava, Miedico, Rossaro, Lesmo) di Catania: «riservata, seria, non l’ho mai vista agire per interesse personale. Ha vinto il concorso alla scuola di specializzazione col massimo dei voti, 67 su 67. Sembra finta per quanto è brava». Slurp.
«Sembra finta per quanto è brava». Slurp
Se non siete già travolti dalla glicemia, potete leggere anche del «papà Archimede, detto Dino, anestesista e pionieri del surf» che insegna alla figlia «segreti e magie del vento».
Per il lettore che insiste il diabete è alle porte, e al momento non sappiamo quale farmaceutica si avantaggerebbe con la conseguente necessità di insulina.
Lo zampino del Gatto Silvestri
A chiarirci le idee potrebbe essere il post su Facebook che la Grillo ha approntato ieri, dove illustra le indicazioni sul futuro della Sanità. Qualcuno ha notato che più che quanto viene scritto è più rilevante il non-detto: sui vaccini, il tema più caldo che esista (soprattutto se tra dopo due giorni si va a fare un passaggio di consegne materiale con Beatrice Lorenzin), neanche mezza parola.
«Ora tace, o comunque non mette la cancellazione della legge Lorenzin alle prime cose a cui pensa»
«Ora tace, o comunque non mette la cancellazione della legge Lorenzin alle prime cose a cui pensa» scrive oggi in un ulteriore articolo Repubblica.
La realtà è che in atto c’è già la metamorfosi dei grilli: da antivaccinari da bar (memorabili i candidati alle parlamentarie online 2013 che ritenevano che i vaccini rendessero omosessuali i bambini) stanno rientrando verso più miti consigli.
Per Guido Silvestri e multinazionali del farmaco vanno difese: «Pensare che loro facciano i soldi coi vaccini è come pensare che le industrie del petrolio facciano i soldi con la miscela dei motorini».
Il garante di tale metamorfosi lo si trova negli USA, è uno scienziato e si chiama Silvestri.
Questi è un vaccinofilo convintissimo, intransigente, estremista. Da quale aereo sia stato paracadutato nel M5S non è dato saperlo (supporlo, però, sì).
L’opera del Silvestri è tale che tocca di vedere sugli organi grillini titoli come «Il MoVimento 5 Stelle è per la massima copertura vaccinale».
Il dottore «americano» considera le storie che circolano su Big Pharma e vaccini «delle sciocchezze». Le multinazionali del farmaco vanno difese: «Pensare che loro facciano i soldi coi vaccini è come pensare che le industrie del petrolio facciano i soldi con la miscela dei motorini».
In pratica, Silvestri sta al M5S come Burioni sta al PD: sacerdoti del dio Vaccino il cui compito è tuonare contro chi dentro o fuori dal partito osa sfidare l’ortodossia della siringa. (I due, riportano le cronache, si conoscono e si complimentano vicendevolmente)
In pratica, Silvestri sta al M5S come Burioni sta al PD
Insomma, a dettare la linea del nuovo ministro della Salute è decisamente il Burioni grillino.
Se ne accorge persino il quotidiano milanese nell’articolo di oggi: il ministro «ha precisato più volte la sua linea, ispirata al manifesto tracciato da Guido Silvestri, ricercatore marchigiano, ora figura di rilievo in USA, chiamato come consulente a titolo gratuito per correggere l’iniziale ostilità grillina».
a dettare la linea del nuovo ministro della Salute è decisamente il Burioni grillino.
Colpisce, oltre all’ennesima sviolinata che però aiuta a ben comprendere il disegno sottostante, la sincerità con cui si può parlare della normalizzazione del M5S, che si infiltra e si dirotta senza neanche tanto sforzo. Gratis, perfino.
Obbligo del sushi
Veniamo alla sostanza: riteniamo che la linea del neoministro Grillo sia pericolosa (oltre che illogica) per due ordini di motivi. Uno pragmatico, e uno più oscuro.
Da un punto di vista pragmatico, la dottrina Silvestri sposata devotamente dalla Grillo, è un controsenso tossico e allucinante.
La dottrina Silvestri sposata devotamente dalla Grillo: «Noi siamo favorevoli all’obbligatorietà dei quattro vaccini che oggi, per legge, sono già obbligatori, e siamo anche favorevoli all’introduzione di misure di obbligatorietà per vaccini che proteggono da malattie per le quali esiste una reale emergenza epidemica (come esiste al momento per il morbillo)»
«Noi siamo favorevoli all’obbligatorietà dei quattro vaccini che oggi, per legge, sono già obbligatori, e siamo anche favorevoli all’introduzione di misure di obbligatorietà per vaccini che proteggono da malattie per le quali esiste una reale emergenza epidemica (come esiste al momento per il morbillo)» si legge sulla Pravda a 5 stelle nel post che ha segnato la conversione del partito alla dea siringa.
In pratica, il grillino ti fa lo sconto: macché 10 vaccini, se ci voti a tuo figlio ne faremo solo 4. Come sempre. Sulla pericolosità della siringa (dopo centinaia di ore di spettacoli di grillo, video, comizi, e perfino l’antica collaborazione con il dott. Montanari) abbiamo scherzato.
Siamo seri, su: dobbiamo fare gli adulti, ché tra poco si va al governo.
Fateci capire: la libertà vaccinale la si chiede per coloro che ritengono che i vaccini (alcuni più di altri, come il MPR) siano degli intrugli venefici che possono danneggiare i propri figli. Dire che si è per i vaccini liberi, per poi obbligare a siringarne quattro ai bambini italiani, è, più che un controsenso, una presa per i fondelli.
Dire che si è per i vaccini liberi, per poi obbligare a siringarne quattro ai bambini italiani, è, più che un controsenso, una presa per i fondelli.
Sappiamo che il mercurio nel pesce fa male: invece che lasciarci in pace lontani dal ristorante che lo serve (o, meglio, invece di chiuderlo), i grillini ci obbligano ad entrare, «ma costringiamo i vostri figli a mangiare solo il sushi con il salmone, con il tonno e il California Maki, il resto del menu glielo prendete se volete».
Non fa una grinza.
Il conto del ristorante, ça va sans dire, lo pagherai comunque tu, il contribuente.
È tuttavia sulla seconda parte dell’enunciato che preme dire due parole.
«Una reale emergenza epidemica (come esiste al momento per il morbillo)» è un’espressione bella impegnativa. Innanzitutto per la definizione di emergenza epidemica: i pochi casi di morbillo dell’anno scorso sono un’epidemia?
Come si quantifica una epidemia?
Una malattia che, dicono alcuni studi di cui abbiamo dato conto, avrebbe persino effetti benefici a lungo termine, può essere considerata alla stregua dell’HIV, dell’influenza aviaria o dell’Ebola?
Qui poi si apre lo scenario più oscuro, finanche un pochino apocalittico.
Nel momento in cui la molla per rendere obbligatorio il vaccino (pensate dal punti di vista di Big Pharma: venderlo) diviene l’epidemia, come si può essere certi che nessuno lo metterà volontariamente in circolo?
Nel momento in cui la molla per rendere obbligatorio il vaccino (pensate dal punti di vista di Big Pharma: venderlo) diviene l’epidemia, come si può essere certi che nessuno lo metterà volontariamente in circolo?
È una cosa di cui qualche medico che ha conservato l’umanità parla, anche se, certo, solo sottovoce. La diffusione programmatica di patogeni è un incubo da complottisti?
Diciamo proprio di no.
Disneyland e il traffico dei virus
Dovrebbe sovvenire alla mente di un caso di non molto tempo fa. Fu coinvolta Ilaria Capua, virologa ben nota nonché senatrice di Scelta Civica (partito massonico biodegradabile e unto dai vescovi che Dagospia ribattezzò efficacemente «Sciolta civica»).
Per i PM, la consorteria di cui faceva parte l’onorevole Capua poteva essersi resa colpevole di «una pluralità indeterminata di delitti di ricettazione, somministrazione di medicinali in modo pericoloso per la salute pubblica, corruzione, zoonosi ed epidemia».
I dodici imputati accusati a vario titolo di traffico illecito di virus dell’influenza aviaria furono portati in tribunale «per aver utilizzato virus altamente patogeni dell’influenza aviaria, di provenienza illecita, al fine di produrre in forma clandestina, specialità medicinali ad uso veterinario (quale è il vaccino dell’influenza aviaria), procedendo successivamente, sempre in forma illecita, alla loro commercializzazione e somministrazione agli animali avicoli di allevamenti intensivi».
I dodici imputati accusati a vario titolo di traffico illecito di virus dell’influenza aviaria furono portati in tribunale «per aver utilizzato virus altamente patogeni dell’influenza aviaria, del tipo H9 ed H7N3, di provenienza illecita, al fine di produrre in forma clandestina, senza la prescritta autorizzazione ministeriale, specialità medicinali ad uso veterinario (quale è il vaccino dell’influenza aviaria), procedendo successivamente, sempre in forma illecita, alla loro commercializzazione e somministrazione agli animali avicoli di allevamenti intensivi».
Gli accusati secondo i PM avevano agito «determinando la diffusione non più controllata del virus dell’influenza aviaria negli allevamenti avicoli del nord Italia, con grave pericolo per l’incolumità e la salute pubblica, che determinava, da un lato, il contagio di sette persone tra gli operatori del settore come accertato dall’Istituto Superiore di Sanità attraverso un’indagine epidemiologica, e dall’altro il grave pericolo per la salute derivante dal consumo della carne oggetto della vaccinazione indiscriminata, determinando, quale misura di prevenzione, l’abbattimento di milioni di capi di polli e tacchini, con un considerevole danno al patrimonio avicolo nazionale, calcolato dal Centro regionale epidemiologia veterinaria in 40 milioni di euro»
Come immaginerete, stiamo copiando e incollando frasi da carte processuali.
Non è un panzana cospirazionista : è una inchiesta giudiziaria vera e propria, che mette in luce la facilità con cui si può trafficare virus devastanti, al di fuori di ogni controllo.
«…grave pericolo per l’incolumità e la salute pubblica (…) il contagio di sette persone tra gli operatori del settore come accertato dall’Istituto Superiore di Sanità attraverso un’indagine epidemiologica, (…) il grave pericolo per la salute derivante dal consumo della carne oggetto della vaccinazione indiscriminata, (…) l’abbattimento di milioni di capi (…) un considerevole danno al patrimonio avicolo nazionale, calcolato dal Centro regionale epidemiologia veterinaria in 40 milioni di euro»
La Capua fu prosciolta, ma nel frattempo era espatriata: andò permanentemente in Florida con il marito, anche lui imputato.
Come notava L’Espresso, il giornale che fece lo scoop passato però sotto silenzio presso le altre testate (del resto un deputato che traffica virus in uno scenario da guerra biologica è cosa che capita tutti i giorni, no?), il proscioglimento dell’onorevole non toglie come le intercettazioni del caso abbiamo svelato le dinamiche del grande, mostruoso business.
«Le conversazioni registrate dai Nas dei carabinieri svelano, fra i tantissimi episodi, gli interventi di Capua sulla Intervet, filiale italiana di un colosso dei farmaci veterinari. I vertici di Intervet si erano mostrati critici sull’efficacia del sistema Diva. Ma la signora dei virus gli avrebbe fatto sapere che nell’Istituto zooprofilattico di Padova era in corso un esperimento su un vaccino prodotto da Intervet: il marchio però sarebbe stato menzionato nel suo studio solo se i responsabili della casa farmaceutica avessero assecondato le sue richieste, tra le quali quella di rivalutare il test Diva. E parlarne bene. E ai manager avrebbe fatto arrivare un messaggio chiaro attraverso un intermediario: “Lei (Capua ndr) non è una persona che si compra con quattro lire”».
«l manager della Merial (la multinazionale coinvolta, ndr) si rivolge alla virologa (…) perché lei è la responsabile del Centro di referenza nazionale per l’influenza aviaria e quindi è nella possibilità di sapere con certezza con quale ceppo virale si preparerà il nuovo vaccino. Nello stesso tempo è una delle poche persone che in ambito internazionale ha la possibilità di farsi inviare, in breve tempo, un ceppo virale da altri istituti senza la prescritta autorizzazione ministeriale”».
Multinazionali e istituti profilattici trafficano virus – incluso linguaggio che faceva pensare a mazzette – con una disinvoltura pressoché assoluta
Insomma, multinazionali e istituti profilattici trafficano virus – incluso linguaggio che faceva pensare a mazzette – con una disinvoltura pressoché assoluta.
Come pensare, quindi, che davanti alla prospettiva di vendite record grazie ad una epidemia, a qualche stakeholder del sistema vaccinale non venga la matta tentazione di diffondere qualche patogeno fra i bimbi italiani?
È una ipotesi, oscura quanto volete, che però può tornare alla mente certe volte.
Vi furono a Disneyland 52 casi, la vasta maggioranza dei quali riguardava – surprise! – fanciulli già vaccinati proprio per il morbillo.
Molti conosceranno il caso Disneyland.
Come noto, nel 2015, scoppiò un focolaio di morbillo (sempre lui…) in quello che è il luogo per eccellenza simbolo dell’innocenza, della cosa più importante che il nostro mondo adulto deve proteggere: i nostri bambini.
Vi furono 52 casi, la vasta maggioranza dei quali riguardava – surprise! – fanciulli già vaccinati proprio per il morbillo.
Questo dato garantì stupende contorsioni da parte dei media dell’establishment siringatore, tuttavia non placò la narrativa che doveva emergere: per quanto possa essere incongruo, la colpa era, dissero i mezzi di informazione, delle mamme no-vax.
Sì. Era per colpa loro, e per colpa dei loro figli non vaccinati, che era scoppiata l’«epidemia» di Disneyland.
Le conseguenze non tardarono ad arrivare: il New York Times mandò in rete una mappa interattiva con il numero di non vaccinati per asilo, la California divenne uno dei tre stati dell’Unione che rifiuta l’obiezione di coscienza riguardo le vaccinazioni.
Prima era possibile evitare lo shot (a sé e alla propria prole) citando motivazioni filosofiche e/o religiose. Dopo Disneyland, anche l’ultima scappatoia è stata cancellata.
Bene: conoscendo questo film, come è possibile non pensare, quando la Lorenzin tira fuori Gardaland, ad un remake?
Conoscendo questo film, come è possibile non pensare, quando la Lorenzin tira fuori Gardaland, ad un remake? Che non si tratta di accadimenti, ma di uno schema preciso?
Che non si tratta di accadimenti, ma di uno schema preciso?
Sono supposizioni che uno è tentato di fare.
Per questo motivo, riteniamo che lasciare aperta la porta dell’obbligo in epidemia sia pericoloso, pericolosissimo: anzi forse più dannoso dell’obbligo stesso!
Il ministro dei ratti di fogna mangiatori di feti?
Ma c’è un’ultima rilievo che Renovatio 21 non può non muovere al neoministro.
La Grillo è nota alle microcronache parlamentari per essersi spesa in abbondanza a favore della pillola abortiva RU486
La Grillo è nota alle microcronache parlamentari per essersi spesa in abbondanza a favore di un particolare farmaco: la RU486.
Un farmaco speciale, che è l’apoteosi della medicina moderna – cioè, della Necrocultura – perché uccide l’essere umano, anzi, capolavoro, talvolta ne uccide due in un colpo solo.
Per chi non conoscesse questa sigla, stiamo parlando della pillola che ha trasformato l’aborto da chirurgico a chimico, da ospedaliero a domestico.
La neoministro grillina volle impegnare il governo nella risoluzione in commissione 7/00362 «ad avviare una campagna informativa attraverso corsi, seminari nelle scuole e nei consultori, periodici e diffusi su tutto il territorio nazionale che chiariscano la necessità e i tempi di assunzione della stessa, nonché gli effetti e i meccanismi di funzionamento del farmaco anche al fine di accompagnare le donne, specie le più giovani, in una fase estremamente delicata della propria vita, con la giusta consapevolezza e l’adeguata assistenza socio-sanitaria».
Con la RU486, la madre che vuole sbarazzarsi di suo figlio non si sottopone più ad intervento: piglia la pillola e va a casa.
Con la pillola RU486 il feto espulso finisce nel sistema fognario tramite il water dicasa; qui è molto probabile venga divorato dalla fauna locale: ratti, nutrie, rane, pesci.
Quando il farmaco ha effetto rendendo impossibile la gravidanza, alla madre viene somministrata una prostaglandina che provoca contrazioni espellendo quindi il feto.
Il lettore può immaginare dove: di solito, nel water di casa.
Chiediamo lo sforzo di pensare a quanto stiamo scrivendo, perché, essendo questa la verità, nessuno ve lo dirà con facilità altrove: il feto espulso finisce nel sistema fognario.
Qui, mi fece riflettere una volta una signora esperta di queste cose, è molto probabile venga divorato dalla fauna locale: ratti, nutrie, rane, pesci, e poi forse anche «i funghi, le alghe, i vermi, i piccoli insetti, i rettili e l’innumerevole varietà di microorganismi» di cui parla l’enciclica antiumana di Bergoglio Laudato Sii. La vendetta delle creature sull’uomo, in pratica.
Ma sono soprattutto i ratti a sembrarci degni di interesse: essi posseggono un fiuto talmente fino da rifiutare l’accoppiamento con un loro simile se questi ha il cancro, che essi riescono a determinare olfattivamente.
Davanti ad una porzione così succulenta di giovane carne umana – così ricca di cellule staminali! – la popolazione pantegana festeggia.
Altro che le polemiche sui «cimiteri» per i resti dei non-nati, altro che gli ospedali che usano i resti dell’aborto come materiale per la caldaia (succede). Le fogne, con l’aborto chimico (cioè il metodo che soppianterà per sempre quello chirurgico, costoso ed invasivo), si innalzano a luogo di umiliazione massima dell’essere umano, in cui la Necrocultura pagana neppure sacrifica più i bambini a maestosi dèi della morte; li consegna a topi affamati.
È così, un piccolo bambino italiano innocente, invece che tuffarsi in mare con il papà a fare windsurf come capita alla bravissima e fortunatissima Grillo, si deve tuffare nella melma degli scarichi per essere divorato dalle bestie più infime e schifose. Alla Grillo Dio ha dato il paradiso marittimo, ai non-nati la Grillo vuole dare l’inferno fognario.
Anche qui, non fa una grinza.
Chiunque chieda di aumentare il numero di aborti chimici nel Paese è di fatto la proiezione politica dei topi di fogna. E dei loro banchetti a base di carne umana innocente.
La vera informazione che lo Stato dovrebbe far circolare, di cui la Grillo non si cura minimamente, dovrebbe essere invece riguardo alla possibilità, se attuata in tempi rapidi, di invertire il processo. Se la donna si pente, esiste una via biochimica per eliminare l’effetto del mifepristone (la sostanza antiprogestinica contenuta nella RU486) e salvare il bambino. Di Abortion Pill Reversal negli USA si parla apertamente, in Italia non molto in verità.
Chiunque chieda di aumentare il numero di aborti chimici nel Paese è di fatto la proiezione politica dei topi di fogna. E dei loro banchetti a base di carne umana innocente
Chiaramente, non nutriamo speranze in merito: sappiamo che i 5S sono al traino del pensiero radicale (aborto, eutanasia, matrimoni omosessuali e «fra specie diverse purché consenzienti» – quest’ultimo copyright on. Carlo Sibilia) e, cosa ancora più grave, non sanno nemmeno bene perché.
Abbiamo detto.
Come Burioni, non resta che augurare al ministro Grillo «buon lavoro».
Tuttavia avrete anche capito per quali buone ragioni siamo – incredibile ma vero – molto meno ottimisti di Burioni.
Politica
Il leader serbo bosniaco antioccidentale Dodik festeggia la vittoria elettorale
Milorad Dodik, ex presidente della Republika Srpska, l’entità a maggioranza serba della Bosnia ed Erzegovina, ha celebrato i risultati del suo partito alle elezioni generali di domenica.
Secondo i risultati preliminari della Commissione elettorale, dopo lo spoglio di oltre il 90% delle schede, l’Alleanza dei Socialdemocratici Indipendenti (SNSD) è in procinto di mantenere la leadership nel parlamento della Republika Srpska, di conservare la presidenza dell’entità e di tenere il seggio serbo nella presidenza collettiva tripartita della Bosnia ed Erzegovina. Si prevede che il partito ottenga circa il 40% dei seggi nell’assemblea regionale.
Dodik non era candidato. È stato interdetto dalle cariche pubbliche dopo la condanna del 2025 per aver sfidato Christian Schmidt, il politico tedesco che allora ricopriva la carica di Alto Rappresentante Internazionale incaricato di sovrintendere all’attuazione degli accordi di Dayton del 1995. Dodik sostenne che Schmidt non godeva dell’appoggio del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e che aveva abusato del ruolo per limitare l’autonomia della Republika Srpska, innescando un’aspra controversia politica.
Nella tarda serata di domenica, rivolgendosi ai sostenitori, ha ringraziato gli elettori per aver appoggiato le SNSD e i loro alleati, dichiarando che «nessuno dovrebbe chiederci di cambiare le nostre idee politiche». Ha elogiato la vittoria elettorale di Donald Trump nel 2024 e ha ringraziato Vladimir Putin per il sostegno all’entità serba.
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L’ex primo ministro ungherese Viktor Orban, le cui posizioni sovraniste si sono spesso allineate a quelle di Dodik, ha definito il risultato un «grande slam» per le SNSD.
Più di 3 milioni di persone avevano diritto di voto. Hanno eletto rappresentanti a vari livelli, dai dieci cantoni della Federazione di Bosnia ed Erzegovina fino alla presidenza nazionale. Per la prima volta il Paese ha usato l’identificazione biometrica degli elettori e gli scanner per le schede, nel tentativo di semplificare voto e scrutinio.
Zeljka Cvijanovic, alleata di Dodik, e il politico nazionalista croato Darijana Filipovicsono in procinto di affiancare l’attuale presidente bosgnacco Denis Becirović alla guida del Paese balcanico, il cui sistema politico è diviso su base etnica e religiosa. Savo Minic è destinato a diventare il prossimo presidente della Republika Srpska, succedendo a Sinisa Karan, altro esponente delle SNSD.
Il complesso sistema di governo della Bosnia-Erzegovina fu istituito con gli accordi di Dayton per bilanciare gli interessi dei popoli che la compongono e prevenire un ritorno alla violenza che sconvolse i Balcani durante la dissoluzione della Jugoslavia negli anni Novanta.
Come riportato da Renovatio 21, a fine 2025 Washington ha revocato le sanzioni imposte a Dodik e ai suoi familiari.
Come riportato da Renovatio 21, il Dodik era stato condannato al carcere a fine 2024. Tre anni fa aveva sollevato le controversie su Hunter Biden per accusare il presidente americano Joe Biden di ipocrisia per aver inserito nella lista nera i suoi figli per presunta corruzione. Dodik ha sostenuto che le mosse di Washington hanno più probabilità di rendere la Repubblica serba indipendente che di distruggerla.
Lo scorso anno Dodik aveva dichiarato che l’UE dovrebbe smettere di demonizzare la Russia e il suo leader, Vladimir Putin. In un’intervista rilasciata alla rivista svizzera Die Weltwoche, Dodik ha affermato che «il punto di vista russo è che la guerra in Ucraina è stata imposta alla Russia dall’élite mondiale occidentale», citando quindi il presunto ruolo di Boris Johnson nel fallimento dei negoziati di pace tra Mosca e Kiev a Costantinopoli, in Turchia, nel 2022.
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Immagine di DEMOKRATSKA STRANKA DS via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Politica
Il Brasile va alle urne: Bolsonaro jr. vince su Lula
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Politica
Assassina nel braccio della morte sopravvive a una doppia iniezione letale: nuova eroina delle donne ripaganizzate?
Una donna condannata per omicidio nel Tennessee è stata ricoverata dopo essere sopravvissuta a due dosi di farmaci per l’iniezione letale in un tentativo di esecuzione fallito, hanno riferito giovedì diversi media citando i suoi avvocati e testimoni oculari.
Christa Pike, 50 anni, è stata condannata a morte per le torture e l’omicidio di Colleen Slemmer, studentessa diciannovenne del Job Corps di Knoxville, nel 1995. Se l’esecuzione, prevista per mercoledì, fosse andata a termine, sarebbe stata la prima di una donna nel Tennessee in oltre duecento anni.
Il 12 gennaio 1995, la Pike e il fidanzato Tardaryl Shipp, con l’amica Shadolla Peterson e la Slemmer uscirono dal dormitorio e si recarono nel bosco, dove a Slemmer fu detto che volevano fare pace offrendole della cannabis. Arrivati nel luogo isolato, Slemmer fu aggredita da Pike e Shipp mentre la Peterson faceva da palo. Secondo la testimonianza in tribunale, per i successivi 30 minuti, Slemmer fu schernita, picchiata e ferita con un’arma da taglio. Durante l’aggressione, Slemmer implorò per la sua vita. Lo Shipp usò un taglierino per incidere un pentagramma sul suo petto mentre era ancora viva, mentre la Pike usò una mannaia.
Infine Pike fracassò il cranio di Slemmer con un grosso pezzo di asfalto, uccidendola per lesione cerebrale. Pike conservò un pezzo del cranio di Slemmer e lo esibiva vantandosi di come lo avesse ottenuto.
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Nei documenti legali d’urgenza visionati dal New York Times, gli avvocati affermano che Pike non perse conoscenza dopo due siringhe di pentobarbital: il cuore batteva ancora e russava in modo udibile. Secondo il giornale e i legali, fu poi portata in un ospedale vicino; le sue condizioni non erano note. Le autorità del Tennessee avrebbero confermato lo stesso giorno a un giudice federale che stava ricevendo cure.
L’Associated Press ha citato testimoni dei media secondo cui Pike sarebbe rimasta cosciente dopo l’iniezione e a un certo punto avrebbe chiesto ai funzionari del carcere di una sensazione al braccio. Si continuò a sentirla russare dietro la tenda chiusa, prima che i giornalisti fossero fatti uscire.
L’esecuzione era inizialmente prevista per la mattina successiva, ma una corte d’appello federale emise una sospensione temporanea per esaminare le tesi dei difensori, secondo cui la storia di abusi sessuali e negligenza subiti nell’infanzia non era stata adeguatamente presentata in sede di condanna. La Corte Suprema degli Stati Uniti rimosse poi l’ostacolo, consentendo al Tennessee di procedere la stessa sera.
Sul mancato esito, il Dipartimento penitenziario del Tennessee ha dichiarato di aver «seguito ogni fase del protocollo di esecuzione legale e stabilito dallo Stato, approvato dall’ufficio del procuratore generale».
In rete si sprecano le ironie e i sospetti: Christa Pike aveva chiesto che a occuparsi di lei nella camera della morte fosse un team composto solo da donne.
La richiesta, avanzata dai suoi avvocati nelle ultime settimane prima della data fissata del 30 settembre 2026, riguardava il personale che l’avrebbe trasportata, sorvegliata e sottoposta all’iniezione letale, non i testimoni esterni (familiari della vittima o giornalisti). La motivazione indicata è il trauma da abusi sessuali subiti da bambina e il disturbo da stress post-traumatico: secondo la difesa, essere immobilizzata, toccata e intubata da uomini le avrebbe fatto rivivere quegli abusi.
Il Tennessee non ha garantito che ogni persona nella camera sarebbe stata una donna, ma ha accettato alcune misure: trasferimento con agenti donne, tentativo di avere solo personale femminile durante la death watch, e schermi per privacy in doccia e bagno. Dopo il tentativo di esecuzione fallito, un suo avvocato, Randy Spivey, ha detto che quanto aveva visto era coerente con un team di esecuzione tutto femminile.
I commentatori online ora alludono al fatto che potrebbe essere stata una donna a sbagliare l’iniezione, come a dimostrare l’incapacità delle femmine di fare certi lavori – come quello di dare la morte, ma nell’era dell’uguaglianza dobbiamo vedere anche le donne-boia.
È la seconda esecuzione fallita nello Stato quest’anno. A maggio le autorità annullarono l’iniezione letale di Tony Carruthers, condannato per il rapimento e l’omicidio di tre persone nel 1994, dopo che i boia avevano impiegato più di un’ora senza riuscire a inserire una flebo per il pentobarbital.
L’iniezione letale è ampiamente considerata il metodo di esecuzione più soggetto a errori negli Stati Uniti. Dall’inizio del 2020, 170 persone sono state giustiziate in 17 Stati, in maggioranza in Florida, Texas e Oklahoma. Nello stesso periodo sei Stati hanno registrato iniezioni letali mal eseguite, secondo il Death Penalty Information Center, organizzazione no-profit che raccoglie dati e analisi sulla pena capitale.
Ora in America vari osservatori ed anche politici chiedono il ritorno della sedia elettrica. Lo stesso presidente Trump, interrogato sul caso ha detto apertis verbis che sarebbe d’uopo reintrodurre i plotoni di esecuzione.
🚨 JUST IN: President Trump speaks out on the FAILED execution of Christa Pike in Tennessee last night
“That was an execution where the medication didn’t exactly work. It shouldn’t be very difficult!”
We need to make this MUCH EASIER and just DISPATCH THE FIRING SQUAD!
Come… pic.twitter.com/HbG95GO8HH
— Nick Sortor (@nicksortor) October 1, 2026
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Come riportato da Renovatio 21, il dipartimento di Giustizia USA cinque mesi fa aveva comunicato che il Paese ripristinerà l’uso della fucilazione, della sedia elettrica e dell’asfissia gassosa per giustiziare i criminali condannati per i reati federali più gravi.
Come riportato da Renovatio 21, due anni fa lo Stato americano dell’Alabama ha giustiziato un condannato a morte utilizzando l’azoto gassoso, segnando il secondo utilizzo di questo controverso metodo, che alcuni critici hanno definito equivalente alla tortura. Durante l’esecuzione del condannato a morte, i testimoni dissero di averlo visto tremare e contorcersi sulla barella per minuti prima di morire.
L’esistenza della pena capitale negli Stati Uniti può essere fatta risalire all’inizio della Virginia coloniale. Insieme al Giappone (dove vi è stata la controversia dell’ex ministro della Giustizia che aveva affermato di «annoiarsi» a firmare le condanne a morte), Singapore e Taiwan, gli Stati Uniti sono una delle quattro democrazie avanzate e l’unica Nazione occidentale che applica regolarmente la pena di morte.
Il tema tuttavia non è la pena di morte, ma il montante trend dell’impunità richiesta per le donne assassine. Bisogna considerare la portata del caso Lindsay Clancy, assassina dei suoi tre figli, difesa a spada tratta da milioni di donne gosciste americane convinte che la donna fosse preda ad una presunta psicosi post-partum o addirittura che l’assassino sia il marito (registrato dalle telecamere in farmacia dove lo aveva mandato la moglie per avere il tempo di strangolare i piccoli).
La contraddizione tra le posizioni non preoccupa l’esercito di neofemministe, per lo più wine-mom come oggi sono chiamate le donne della suburbia borghese americana, viziate e con tanto tempo libero a disposizione. In quantità immense si sono presentate fuori dal tribunale per acclamare la nuova eroina, una donna che uccide i propri figli.
Con il caso dell’assassina (satanica?) Christa Pike sembra non andremo molto lontani: sui social media è un tutto un pullulare di ammiccamenti, giustificazioni (ha subito traumi infantili, ci viene ripetuto) e perfino video fake che la mostrano dolorante.
Si tratta, pensiamo, di una slatentizzazione del femminismo di cui essere grati: esso si rivela per ciò che è sempre stato dal principio, una riedizione del culto delle streghe, con malefizi e omicidi – e, ovvio, aborti – inclusi.
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