Epidemie
La bacchetta di Conte («Direttorazzo, dirigi stoc…»)
Prova d’orchestra è un capolavoro misconosciuto del genio di Federico Fellini. Incrocio tra una pellicola realista e un documentario fantasy, si tratta di uno dei film più metaforicamente icastici della storia del Cinema, portatore di una straordinaria lucidità storica e metastorica.
Nello spazio fatiscente di un vecchio oratorio sconsacrato, che custodisce le vestigia di un luminoso passato («era un antico oratorio sa… là ci sono le tombe di tre papi e sette vescovi…» introduce la voce del copista che apre la scena), sulle pareti affiorano tratti e colori di affreschi sbiaditi, proprio come in tanti palazzi e tante chiese delle nostre città grondanti memorie dei padri.
«Direttorazzo…»
I musicisti arrivano alla spicciolata mentre una troupe televisiva li riprende. Appartengono a una varia umanità tipicamente felliniana, ma condividono tutti, nella loro eccentricità, una propensione anarchica e contestatrice. Coalizzati contro il direttore teutonico, sono l’emblema di una società frammentata e sindacalizzata, non più disposta a riconoscere in alcun modo l’autorità.
La bacchetta magica è come l’anello di Sauron: dà potere ma genera dipendenza, e può corrompere l’animo di chi lo porta
Alcuni orchestrali facinorosi scrivono sul muro «Direttorazzo dirigi Stoc….» mentre tra lazzi, insubordinazioni e stonature, si avverte una serie inquietante di colpi che scuote l’edificio. Nessuno sa di cosa si tratti e nessuno in realtà, pur avvertendone il suono sinistro, se ne cura davvero.
Dopo i singoli musicisti, viene intervistato anche il direttore, che non a caso è un tedesco. Racconta di tollerare quella situazione assurda soltanto grazie alla compensazione dei lussi che si può concedere nella vita: auto sportive, viaggi, case all’estero, una perfino a Tokyo.
Ma poi la sua rassegnazione fa largo a una confessione tanto imprevista quanto struggente. Herr dirigent racconta della prima volta che è salito sul podio e ha alzato la bacchetta; «la musica dell’orchestra nasceva dalla mia mano» dice. Immagato dall’onnipotenza che può scaturire dall’esercizio dell’autorità con un movimento di braccia, descrive all’interlocutore una sensazione esaltante.
Alla fine del film, e all’apice della ribellione degli orchestrali, i colpi proseguono sino a produrre il crollo delle pareti. Fuori si vede il buio, la nebbia, il niente, insieme a un’enorme palla da demolizione in azione contro l’edificio.
Il caos nell’orchestra d’improvviso rientra. Tutti tornano immediatamente all’ordine. Tutti obbediscono ai comandi del direttore sui quali, sempre più urlati, sempre più tedeschi, partono i titoli di coda.
La sindrome del direttore d’orchestra
Il film ha una quarantina d’anni, ma può parlare anche oggi e anche a noi. Sospettiamo che Giuseppe Conte, eletto da nessuno e con una carriera clamorosamente controversa – basti ricordare quando gli attuali alleati piddini, e non solo loro, ne contestavano il curriculum («gravissimo taroccamento» ululava il deputato PD Michele Anzaldi al suo futuro amatissimo premier) – abbia trovato la sua bacchetta da direttore d’orchestra. E l’abbia sperimentata.
Alza la bacchetta, si crea la zona rossa. La rialza, l’Italia è bloccata. Un altro movimento in aria: milioni di persone recluse ai domiciliari
Alza la bacchetta, si crea la zona rossa. La rialza, l’Italia è bloccata. Un altro movimento in aria: milioni di persone recluse ai domiciliari. La sinfonia procede: crescendo di autocertificazioni, basso continuo di supermercati (leggi Coop: l’elettorato va accarezzato anche in emergenza), fiato alle librerie, e a chissà chi vince domani il permesso di lavorare al lotto governativo.
Mentre l’Italia, ai suoi piedi, suona ciò che bacchetta comanda, il direttore, esaltato dal potere del suo braccio, è libero di inventarsi storie di fantasia, insultare gli avversari politici, straparlare di pasque in Egitto, ridurre il Parlamento all’insignificanza: può dire e fare tutto quello che gli passa per la testa. Scopre la sua onnipotenza, si accorge di essere un demiurgo e di poter creare a piacere la musica grazie all’obbedienza degli esecutori.
Qualcuno, giustamente, ha sottolineato la hybris di Colao e della sua accolita tecnototalitaria, che hanno avuto l’ardire di reclamare in via preventiva l’immunità per il proprio operato.
Ma merita ricordare che la pretesa, inaudita, non era inedita. Copiava quella incistata nelle pieghe di uno degli ultimi decreti della raffica che ha colpito i cittadini italiani in queste settimane di blackout democratico e costituzionale, il cosiddetto «Cura Italia»: le varie cariche istituzionali e amministrative, infatti, avevano già tentato di precostituirsi la propria intoccabilità di fronte alla legge dello Stato.
Legibus soluti: come il Re Sole, più che in qualsiasi teocrazia, peggio che nell’assolutismo antico, quando il popolo, almeno, poteva fisicamente riversarsi in strada imbracciando i forconi
Legibus soluti: come il Re Sole, più che in qualsiasi teocrazia, peggio che nell’assolutismo antico, quando il popolo, almeno, poteva fisicamente riversarsi in strada imbracciando i forconi.
A noi oggi, per decreto notturno, è impedito persino di uscire dalla porta di casa. Altrimenti arriva il drone, l’elicottero, il quad, la pattuglia. L’unica parola d’ordine capace di domare gli scagnozzi del potere, a partire dal 25 aprile, pare essere bellacciao. Ma non tutti riescono a pronunciarla.
Superpoliziotti antivirali
Anche le pattuglie hanno avuto in dotazione la loro bacchettina e, vox populi, troppo spesso se ne sono lasciate prendere la mano.
Cittadini ligi e paganti – non parassiti o sovversivi – che per anni hanno visto lo spacciatore offrire la morte ai propri figli nel parco, le prostitute battere per la strada, l’immigrato bullo bivaccare in piazza, oggi sono presi di mira da chi avrebbe dovuto e dovrebbe proteggerli dai pericoli veri.
Cittadini ligi e paganti – non parassiti o sovversivi – che per anni hanno visto lo spacciatore offrire la morte ai propri figli nel parco, le prostitute battere per la strada, l’immigrato bullo bivaccare in piazza, oggi sono presi di mira da chi avrebbe dovuto e dovrebbe proteggerli dai pericoli veri.
La libera esegesi dell’ultimo decreto, attraverso il controllo dell’autocertificazione, dell’uso dei dispositivi prescritti, delle condizioni richieste per l’esercizio di libertà elementari, è diventato il mezzo per infierire sul suddito inerme e già fiaccato dal protrarsi di una innaturale detenzione da parte di chi, al riparo della divisa, pare quasi voler sfogare una carica punitiva repressa e dirompente.
Nessuno dei controllati può avere un’idea di come andrà a finire, alla faccia della certezza del diritto (quale diritto?). «Sei nelle mani di chi trovi davanti» dice un commercialista dal suo ufficio. «Devi dimostrare la necessità… io ho la necessità che se non vengo a prendere i codici in ufficio la gente non paga le tasse. Ma lo devi spiegare alla pattuglia».
C’è da temerla sempre, la sanzione, basta passare in rassegna i video, molti dei quali diventati virali, che si sono riversati sulla rete, percepita come l’unico ed estremo strumento di difesa utilizzabile per resistere in qualche modo ai soprusi dell’autorità.
Almeno immortala i fatti, anche se a quanto pare non è in grado di sortire effetti deterrenti. Tanto che vien da chiedersi quale sia la causa prevalente del morbo che dilaga tra una parte delle forze dell’ordine, se l’arroganza, l’ignoranza, il sadismo.
È successo durante la Messa di Pasqua: la polizia è entrata in una piccola chiesa di provincia durante l’omelia trovando quattro fedeli a debita distanza l’uno dall’altro. Gli agenti hanno avuto la gentilezza di aspettare che la celebrazione finisse, poi hanno chiesto i documenti a tutti.
Il sacerdote ha esibito il decreto con le disposizioni sulle celebrazioni durante la Settimana Santa, dimostrando di esservisi attenuto con scrupolo. Una telefonata in centrale ed è scattata la grazia: niente multe, niente denunce, chissà se i poliziotti il decreto lo avevano letto.
Ad altri sacerdoti e ad altri fedeli non è andata altrettanto bene: nonostante il rispetto delle distanze di sicurezza, nonostante l’esercizio di ogni cautela prescritta, poliziotti armati irrompono in chiesa durante le messe, interrompono il celebrante, lo trattano come un delinquente comune, in evidente spregio al Dio in cui non credono e al codice penale a cui almeno dovrebbero obbedire.
I Cristeros iniziarono la rivolta contro il governo massonico di Calles per molto meno: il presidente messicano emanò un editto con cui pretendeva di decidere lui gli orari delle Messe
I Cristeros iniziarono la rivolta contro il governo massonico di Calles per molto meno: il presidente messicano emanò un editto con cui pretendeva di decidere lui gli orari delle Messe. Ma i contadini Cristeros non erano stati avvelenati dalle catechesi adulterate di una chiesa molle e invertita ed erano molti di più dei post-cristiani di un’Italia privata dell’attitudine al combattimento ed educata alla resa.
La bacchetta della pattuglia, a Pasquetta, si è esibita persino con i membri eletti del Parlamento. Vi sono almeno due i casi di parlamentari diretti a Roma fermati e presumibilmente interrogati, non si è capito se anche multati. Il Presidente del Senato ha censurato l’accaduto, ma ormai è più che un episodio, è una tendenza, quasi una gara di follia.
Italian Graffiti
La bacchetta magica è come l’anello di Sauron: dà potere ma genera dipendenza, e può corrompere l’animo di chi lo porta. Genera una sorta di sadico compiacimento l’esercizio dell’arbitrio verso chi si trova, inerme, in posizione subalterna.
Chi non vede come l’unica legittimazione del potere, protetto da uno strato di poliziotti armati, risieda solo nell’uso della forza e del ricatto?
Il paradosso è che, sopraffatti dall’ignoranza del diritto e travolti da un ebete empito egualitario, abbiamo cancellato l’immunità parlamentare per i rappresentanti democraticamente eletti del popolo italiano, ma ora pensiamo ad elargirla per coprire le scorribande annunciate di opachi consulenti tecnici investiti di superpoteri (i task-forzuti), oltre che a vantaggio degli arconti del MES e della Commissione Europea, legibus soluti in tutto il continente per succhiare il sangue dei popoli.
Chi ha ancora voglia di parlare di democrazia?
Chi ancora può resistere all’idea che i direttori d’orchestra, e coloro che ora dal podio si gustano lo spettacolo, come allo zoo, del cittadino in gabbia spogliato dei propri beni, dei propri diritti fondamentali e delle proprie sacre libertà – di muoversi, di riunirsi, di manifestare il proprio pensiero, di lavorare, di consentire ai trattamenti sanitari – siano i caporali di un enorme disegno totalitario giunto al suo drammatico epilogo?
Chi non vede come l’unica legittimazione del potere, protetto da uno strato di poliziotti armati, risieda solo nell’uso della forza e del ricatto?
Come nella pellicola felliniana, dobbiamo scriverlo sul muro della nuova società pandemica, prima che sia troppo tardi: «Direttorazzo dirigi st…».
E in questa trama paranoica e delirante, l’opposizione, dov’è? Dove sono rintanati i rappresentanti del popolo italiano?
Nel frattempo, la palla da demolizione bussa alle nostre pareti. A quale gru sia attaccata, chi l’abbia costruita e chi la stia azionando, lo possiamo immaginare, ma nemmeno ci interessa troppo.
Come nella pellicola felliniana, dobbiamo scriverlo sul muro della nuova società pandemica, prima che sia troppo tardi: «Direttorazzo dirigi st…».
Roberto Dal Bosco
Elisabetta Frezza
Una versione di questo articolo era precedentemente apparsa su Ricognizioni
Immagine tratta dal film «Prova d’Orchestra» di Federico Fellini
Armi biologiche
Documenti desecretati collegano l’epidemia di Lyme al programma statunitense di armi biologiche
Un’ampia indagine basata su documenti governativi declassificati e ricerche scientifiche precedentemente soppresse ha portato alla luce prove inconfutabili che i programmi statunitensi di armi biologiche hanno contribuito alla comparsa della malattia di Lyme, che ora colpisce centinaia di migliaia di persone ogni anno, e non solo negli USA.
L’indagine rivela un modello di occultamento che si estende per sei decenni, compresa la soppressione sistematica di ricerche mediche cruciali e il rilascio di quasi 300.000 zecche radioattive in tutta la Virginia per studiare come si sarebbero diffusi gli insetti portatori di malattie.
È divenuto noto negli ultimi anni che la CIA ha utilizzato zecche infette contro Cuba. Documenti declassificati e la testimonianza di un agente della CIA descrivono l’impiego, nel 1962, di zecche infette contro i lavoratori cubani delle piantagioni di canna da zucchero nell’ambito dell’Operazione Mongoose («Mangusta»), il tentativo dell’amministrazione Kennedy di destabilizzare il regime di Fidel Castro.
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L’agente, ora settantenne, ha raccontato ai ricercatori che «la cosa più strana che abbia mai fatto è stata quella di lanciare zecche infette sui lavoratori cubani delle piantagioni di canna da zucchero» utilizzando un aereo da trasporto C-123 che effettuava missioni notturne «quasi sfiorando la superficie dei Caraibi per evitare i radar cubani».
Al ritorno da Cuba, il figlio di quattro mesi dell’agente sviluppò una febbre altissima che mise a rischio la sua vita, rendendo necessario un intervento chirurgico d’urgenza. Il suo comandante della CIA gli consigliò di «bruciare tutti i vestiti che hai portato a Cuba. Brucia tutto», lasciando intendere che c’erano timori di contaminazione.
Secondo quanto riferito dall’operatore, la missione era stata annullata perché «i venti mutevoli di Cuba rendevano difficile la consegna precisa del carico utile».
Tra il 1966 e il 1969, l’esercito statunitense rilasciò 282.800 zecche della specie Amblyomma americanum, rese radioattive con Carbonio-14, in diverse località della Virginia lungo le rotte migratorie degli uccelli. La marcatura radioattiva permise ai ricercatori di monitorare la diffusione delle zecche utilizzando contatori Geiger per diversi anni.
Prima di questi esperimenti, le zecche della stella solitaria non erano presenti a nord della linea Mason-Dixon. Nel giro di pochi anni dai rilasci in Virginia, si erano insediate per la prima volta a Long Island. Due esperti di zecche consultati in merito a questi rilasci si sono detti «sgomenti» e hanno affermato che «oggi non sarebbe mai possibile fare una cosa del genere».
Nel 2014, i ricercatori hanno scoperto una vasta quantità di materiale inedito nel garage del defunto scienziato Willy Burgdorfer, colui che aveva identificato il batterio responsabile della malattia di Lyme. Il materiale ha rivelato che Burgdorfer aveva individuato un secondo agente patogeno, denominato «Agente Svizzero», nei campioni di sangue di pazienti affetti da Lyme provenienti dal Connecticut e da Long Island alla fine degli anni Settanta.
Il sangue dei pazienti affetti da malattia di Lyme ha mostrato «reazioni molto forti» al test con l’agente svizzero, ma questa scoperta è stata completamente omessa dallo studio fondamentale di Burgdorfer del 1982 che ha identificato il batterio responsabile della malattia di Lyme. La soppressione di questa ricerca per oltre 40 anni potrebbe aver contribuito al fallimento dei trattamenti nei pazienti affetti da Lyme cronica.
Il dottor Jorge Benach e il dottor Allen Steere, coautori dello studio del 1982, riconoscono ora che la ricerca sull’Agente Svizzero «dovrebbe essere condotta» perché «le preoccupazioni per la salute pubblica giustificano un esame più approfondito».
Nel 1962, il Segretario alla Difesa Robert McNamara autorizzò il Progetto 112, dando vita a quello che i ricercatori descrivono come un programma di armi biologiche «quasi altrettanto vasto e segreto quanto il Progetto Manhattan». Il programma prevedeva 134 test programmati tra il 1962 e il 1974, con impianti di produzione in grado di allevare 100 milioni di zanzare infette al mese e 50 milioni di pulci alla settimana.
L’esistenza del programma è stata «categoricamente negata dai militari» fino al 2000, quando un’inchiesta della CBS News ha imposto il riconoscimento. I documenti mostrano che il programma coinvolgeva «ogni ramo delle forze armate e delle agenzie di intelligence statunitensi», con siti di sperimentazione dislocati in diversi paesi.
L’operazione Big Itch («grande prurito») del 1954 vide il lancio con successo di 670.000 pulci tramite bombe a grappolo, dimostrando che gli artropodi potevano sopravvivere al lancio aereo e «attaccarsi rapidamente agli ospiti». Il test convalidò la capacità delle armi biologiche di coprire «un’area bersaglio delle dimensioni di un battaglione e di interrompere le operazioni per un massimo di un giorno».
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Il Plum Island Animal Disease Center si trova a soli 13 miglia da Lyme, nel Connecticut, dove la malattia fu identificata per la prima volta. Dal 1952 al 1969, la struttura fu gestita dal Corpo Chimico dell’Esercito per la ricerca sulla guerra biologica, prima di essere trasferita al dipartimento dell’Agricoltura.
La struttura «conduceva spesso i suoi esperimenti all’aperto», con riconosciuti fallimenti nel contenimento, dove «gli animali da esperimento si mescolavano con cervi selvatici e gli uccelli da esperimento con uccelli selvatici». Richard Endris manteneva «oltre 200.000 zecche, sia molli che dure, di varie specie, in vivai di zecche a Plum Island, raccolte personalmente in luoghi lontani come il Camerun, in Africa».
La fauna selvatica si spostava regolarmente tra Plum Island e la terraferma. «I cervi di Lyme nuotavano regolarmente fino a Plum Island e gli uccelli locali vi volavano per nutrirsi di insetti», creando così percorsi diretti per il trasferimento di agenti patogeni di laboratorio alle popolazioni selvatiche.
Nella regione del canale Long Island Sound, a partire dal 1968, si è verificata un’epidemia senza precedenti di malattie trasmesse dalle zecche: 1968: A Nantucket compaiono i primi casi di babesiosi umana nella parte orientale degli Stati Uniti.; 1968: La febbre maculosa delle Montagne Rocciose compare nella regione di Cape Cod; 1970: Centinaia di casi di febbre maculosa delle Montagne Rocciose documentati a Long Island; 1972: Primi 51 casi documentati di artrite di Lyme a Old Lyme, Connecticut.
Secondo un’analisi, «negli anni Novanta l’estremità orientale di Long Island presentava di gran lunga la maggiore concentrazione di casi di malattia di Lyme. Se si tracciasse un cerchio attorno all’area del mondo maggiormente colpita dalla malattia di Lyme, il centro di quel cerchio sarebbe Plum Island».
Willy Burgdorfer, che scoprì il batterio responsabile della malattia di Lyme nel 1982, trascorse gran parte della sua carriera sviluppando armi biologiche trasmesse dalle zecche, prima di dedicarsi alla ricerca civile. In una testimonianza video del 2013, confermò la sua partecipazione alla ricerca sulle armi biologiche e «insinuò che ci fosse stata una qualche forma di rilascio accidentale».
Dopo che le telecamere si spensero, disse alla troupe «Non vi ho raccontato tutto». Prima della sua morte, avvenuta nel 2014, lasciò un biglietto in cui scriveva: «Mi chiedevo perché nessuno avesse fatto niente».
L’indagine ha individuato comportamenti sistematici di occultamento protrattisi per diversi decenni: soppressione di programmi come il Progetto 112, insabbiamento della ricerca sull’Agente Avizzero, mantenimento di documenti classificati oltre ogni giustificazione, ostacolo alle richieste del Congresso e etichettatura delle domande sull’origine in laboratorio come «teorie del complotto».
L’analisi ha confrontato le risposte istituzionali in tre indagini su fughe di laboratorio: il caso della malattia di Lyme negli Stati Uniti, le origini del SARS-CoV-2 in Cina e la recente epidemia di peste suina africana in Spagna. Tutti e tre i casi hanno mostrato schemi identici: cooperazione iniziale seguita da ostruzionismo, soppressione delle prove, promozione di spiegazioni alternative, attacchi alla credibilità degli investigatori e preferenza per l’autovalutazione rispetto alla supervisione indipendente.
Nel 2019, la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato un emendamento che imponeva al Pentagono di indagare se l’esercito avesse «condotto esperimenti con zecche e altri insetti in merito al loro utilizzo come armi biologiche tra il 1950 e il 1975» e se tali esperimenti fossero stati «rilasciati al di fuori di qualsiasi laboratorio per errore o nell’ambito di specifici esperimenti».
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Sebbene il batterio della malattia di Lyme sia presente in natura da migliaia di anni, l’indagine conclude che le attività di laboratorio hanno probabilmente contribuito all’attuale epidemia. Le prove suggeriscono molteplici scenari possibili: potenziamento in laboratorio (probabilità del 45%), incidente di laboratorio con impatto ambientale (25%), origine puramente naturale (25%) e test operativi con esposizione di civili (5%).
Se i patogeni modificati in laboratorio hanno contribuito all’emergere della malattia di Lyme, gli attuali protocolli di trattamento potrebbero essere inadeguati. La soppressione sistematica della ricerca sulla coinfezione da agente svizzero potrebbe aver contribuito direttamente ai modelli di malattia cronica osservati nei pazienti affetti da Lyme.
«Sapere quali malattie si sono diffuse e in quali luoghi salverà vite umane e fondi per la ricerca», secondo i ricercatori che si battono per la declassificazione di documenti militari risalenti a decenni fa.
Il dipartimento della Guerra non ha risposto alle richieste di commento. Le dichiarazioni precedenti hanno sottolineato che la ricerca biologica è stata «di natura puramente difensiva». Il Dipartimento dell’Agricoltura sostiene che «la malattia di Lyme non è mai stata oggetto di ricerca a Plum Island», sebbene questa smentita sia stata contraddetta da documenti classificati emersi in passato.
L’indagine rivela che gli approcci di trasparenza volontaria falliscono sistematicamente quando le istituzioni devono rispondere di incidenti legati alla sicurezza biologica. Le numerose prove suggeriscono che le attività di laboratorio abbiano contribuito all’epidemia di malattia di Lyme negli Stati Uniti, dimostrando la necessità di strutture istituzionali che privilegino la trasparenza e la salute pubblica rispetto all’autoconservazione.
L’opinione pubblica in questi giorni è scossa da immagini circolanti in rete che mostrerebbero scatole cariche di zecche sganciate da aerei ne boschi.
MILLIONS OF TICKS DUMPED IN BOXES ON U.S. FARMLAND — BILL GATES’ GENETICALLY ENGINEERED NIGHTMARE
“Look at them swarm — this isn’t nature. This is intentional.”
Bill Gates funded research into genetically engineered cattle ticks… and now 450,000 Americans have Alpha-Gal… pic.twitter.com/9RgXLMspLp
— Valerie Anne Smith (@ValerieAnne1970) May 23, 2026
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Alcuni commentatori sospettano che vi possa essere, dietro l’aumento dichiarato delle zecche di quest’anno, un piano preciso, in particolare per diffondere la sindrome di alfa-gal, che dà allergia alla carne rossa, quindi prevenendone il consumo, come da perdurante proposito mondialista. Si tratterebbe, in breve, di un programma eugenetico, che avrebbe avuto il suo primo caso mortale l’anno passato.
Non si tratta di un pericolo percepito solo dai cospirazionisti del web: lo Stato della Florida si è opposto alle zecche manipolatr allergo-inducenti.
Di fatto, la faccenda era divenuta di dominio pubblicò già quando anni fa emersero, ovviamente a Davos, i fautori del controllo biologico umano via malattia da zecche.
Come riportato da Renovatio 21, anni fa aveva destato scalpore la proposta di un bioeticista legato al WEF di bioingegnerizzare esseri umani con intolleranza alla carne in nome della lotta al cambiamento climatico. Nella sua proposta il dottor Matthew Liao, direttore del Centro per la bioetica del College of Global Public Health presso la New York University, nominava specificatamente la zecca Lone Star.
«La gente mangia troppa carne. E se dovessero ridurre il loro consumo di carne, allora aiuterebbe davvero il pianeta», aveva dichiarato il professor Liao.
Indurre l’intolleranza alla carne con la bioingegneria umana. Per il bene dell’ambiente
Parola del dottor Matthew Liao, bioeticista legato al World Economic Forum
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— Renovatio 21 (@21_renovatio) August 23, 2023
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«Quindi ecco un pensiero. Quindi si scopre che ne sappiamo molto: abbiamo queste intolleranze», ha continuato il Liao. «Per esempio ho un’intolleranza al latte. E alcune persone sono intolleranti ai gamberi. Quindi forse possiamo usare l’ingegneria umana per dimostrare che siamo intolleranti a certi tipi di carne, a certi tipi di proteine bovine».
«C’è questa cosa chiamata zecca Lone Star che se ti morde diventerai allergico alla carne. Quindi è qualcosa che possiamo fare attraverso l’ingegneria umana. Possiamo forse affrontare problemi mondiali davvero grandi attraverso l’ingegneria umana».
Le zecche insomma, come le zanzare, potrebbero rientrare in un vasto programma eugenetico mondiale.
Va notato come le zecche, e la malattia di Lyme, si stiano diffondendo ora in tutta Europa, Italia compresa, così come ossessivi programmi vaccinali portati innanzi dalla regioni – si tratta, tuttavia, dell’encefalopatia (TBE), non del Lyme, per cui la protezione offerta è quantomeno limitata. Nel caso del Lyme, c’è già Pfizer che sta preparando il vaccino.
Osservatori in rete hanno accusato di Bill Gates di aver finanziato zecche geneticamente modificate, quantomeno nel caso di parassiti del bestiame. La Fondazione Bill & Melinda Gates ha finanziato progetti di ricerca (per un totale di oltre 12 milioni di dollari) concessi all’azienda biotecnologica Oxitec e al Roslin Institute per lo studio delle zecche del bestiame. L’obiettivo era sviluppare una tecnologia autolimitante per il controllo della zecca blu asiatica, un parassita che uccide il bestiame e distrugge i mezzi di sussistenza degli agricoltori, in modo simile a una tecnologia analoga utilizzata per combattere le zanzare portatrici di malattie.
Critici e influencer dei social media hanno falsamente affermato che queste zecche modificate fossero state rilasciate sulla popolazione statunitense per diffondere la sindrome alfa-gal.
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In Italia si registra un forte aumento dei casi di puntura di zecca e delle relative infezioni (cioè la TBE e la malattia di Lyme). L’espansione è guidata da cambiamenti climatici e dall’aumento delle aree incolte. Le zone più a rischio sono concentrate nel Nord-Est (Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino) e, più recentemente, nel Nord-Ovest.
Il Triveneto rimane l’area endemica principale in Italia per la TBE (encefalite da zecca) e la Malattia di Lyme. I dati dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) evidenziano un trend di crescita costante, con casi che sono passati da poche decine a numeri molto più consistenti (es. oltre 60 casi di malattia neuro-invasiva TBE annui), sebbene si stimino ampie sottostime.
Le zecche si rinvengono sempre più facilmente non solo nei boschi, ma anche in aree collinari, giardini ed erba alta.
Va detto apertamente che i cervi giocano un ruolo fondamentale nel ciclo di vita delle zecche, fungendo da «ospiti definitivi» ideali per la loro riproduzione. L’aumento delle popolazioni di cervi in Italia è una delle cause principali dell’aumento delle zecche. Gli ungulati silvestri forniscono il pasto di sangue necessario alle zecche adulte (in particolare la zecca dei boschi, Ixodes ricinus) per accoppiarsi. Dopo essersi nutrita sul cervo, la femmina adulta si stacca, si cala nel terreno e depone migliaia di uova.
I cervi si spostano su grandi distanze, trasportando le zecche dai boschi fitti fino ai margini dei centri abitati, dei pascoli e dei sentieri turistici. L’avvicinamento dei cervi alle zone antropizzate crea un contatto sempre più frequente tra le zecche e l’essere umano. Negli USA è stato notato che i comuni che hanno leggi che obbligano a tenere i cani al guinzaglio hanno pure più alti tassi di puntura da zecca, poiché i cervi, neutralizzato Fido, tendono ad avvicinarsi sempre più alle case.
Da qui è facile speculare sul perché vi sia stato, dagli anni Novanta, un aumento esponenziale di cervi e daini nei nostri boschi. Si tratta di creature che le generazioni precedenti, in varie aree, difficilmente ricordano.
L’uso della natura come arma biologica era stato espressamente teorizzato dall’ufficio ricerca e sviluppo esercito americano – la celeberrima DARPA – all’interno del programma «Insetti Alleati».
Come riportato da Renovatio 21, un altro invertebrato sul quale si stanno concentrando vari piani scientifico–militari è la zanzara, di cui si teorizza perfino l’uso per vaccinare senza consenso la popolazione. Anche qui, oltre che interessi dell’esercito, vi sono lauti finanziamenti dell’inevitabile Bill Gates.
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Epidemie
Tribunale keniota blocca il progetto americano di una struttura per la cura dell’Ebola
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Epidemie
Il virus Ebola è stato identificato quasi 50 anni fa: perché non esistono trattamenti per l’ultima epidemia?
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.
Il virus Ebola è stato scoperto per la prima volta nel 1976 vicino al fiume Ebola, nell’attuale Repubblica Democratica del Congo. Da allora, vaccini autorizzati come Ervebo della Merck hanno dimostrato una forte protezione contro il ceppo Zaire del virus Ebola. Tuttavia, non esiste ancora un vaccino approvato o un trattamento antivirale specifico per il ceppo Bundibugyo, responsabile dell’ultima epidemia.
Mentre le autorità sanitarie si adoperano per contenere la crescente epidemia di Ebola in Africa centrale, riemergono interrogativi sul perché alcune varianti del virus non dispongano ancora di trattamenti approvati a quasi 50 anni dalla sua prima identificazione.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha segnalato 900 casi sospetti di infezione e 220 decessi dovuti alla continua trasmissione del virus Ebola in alcune zone della Repubblica Democratica del Congo (RDC) e dell’Uganda.
L’agenzia ha avvertito che le epidemie nelle regioni colpite da conflitti e prive di risorse possono aggravarsi rapidamente se gli sforzi di contenimento falliscono.
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Il virus fu scoperto per la prima volta nel 1976 vicino al fiume Ebola nello Zaire, ora Repubblica Democratica del Congo. Da allora, i vaccini autorizzati, come Ervebo della Merck, hanno dimostrato una forte protezione contro il ceppo Zaire di Ebola, responsabile di importanti epidemie in Africa occidentale dal 2014 al 2016 e nella RDC dal 2018 al 2020.
Tuttavia, non esiste ancora alcun vaccino approvato o trattamento antivirale specifico per il ceppo Bundibugyo, responsabile dell’ultima epidemia.
Secondo gli esperti di sanità pubblica, questa lacuna riflette le priorità di ricerca di lunga data, incentrate sulle varianti di Ebola più diffuse e letali, lasciando le varianti meno comuni con un numero inferiore di rimedi medici.
Il dottor Amesh Adalja, ricercatore senior presso il Johns Hopkins Center for Health Security di Baltimora, nel Maryland, ha affermato che lo sviluppo del vaccino contro l’Ebola si è inizialmente concentrato sul ceppo Zaire a causa sia della sua storia epidemica sia dell’interesse per la biodifesa.
«I vaccini mirati alla variante Zaire dell’Ebola sono stati sviluppati per primi perché questa variante era la forma più comune di Ebola ed era anche oggetto degli sforzi sovietici per lo sviluppo di armi biologiche», ha affermato Adalja.
«Negli ultimi anni sono stati sviluppati programmi per contrastare la seconda forma più diffusa di Ebola, quella sudanese, e c’è interesse anche per le contromisure contro il virus Bundibugyo».
James Lyons-Weiler, Ph.D., autore di Ebola: An Evolving Story, ha affermato che le contromisure adottate per combattere il Bundibugyo sono state lente a causa di diagnosi tardive e di una generale mancanza di preparazione.
«Tutti fingono di essere stati colti di sorpresa dall’agente patogeno», ha affermato Lyons-Weiler. «Il Bundibugyo non è comparso dal nulla. Bisogna agire prima, non dopo».
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Il ceppo Bundibugyo era considerato di «bassa priorità»
L’OMS ha dichiarato che sono in fase di sviluppo due potenziali vaccini per il ceppo Bundibugyo.
L’Università di Oxford e il Serum Institute of India stanno sviluppando un vaccino basato sulla piattaforma ChAdOx, originariamente creata per combattere il virus Nipah, una malattia mortale che può diffondersi dai pipistrelli e dai maiali all’uomo attraverso cibo contaminato o contatto ravvicinato.
Secondo l’Università di Oxford, i vaccini ChAdOx1 sono vettori virali non replicanti, il che significa che non possono moltiplicarsi nell’organismo né causare la malattia contro cui il vaccino è progettato per proteggere.
L’Iniziativa Internazionale per i Vaccini contro l’AIDS sta sviluppando un vaccino monodose contro il virus ricombinante della stomatite vescicolare (rVSV) denominato Bundibugyo, con l’obiettivo di prevenire malattie zoonotiche simili ai virus di Lassa, Marburg ed Ebola del Sudan, come ha riferito un rappresentante dell’OMS al quotidiano The Defender.
Ricercatori cinesi hanno descritto sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences un vaccino a mRNA multivalente in grado di proteggere gli animali dai virus Ebola, Sudan e Bundibugyo, grazie alla combinazione di molteplici antigeni virali in una singola nanoparticella lipidica. Il vaccino, che utilizza la stessa tecnologia dei vaccini contro il COVID-19, è progettato per rafforzare il sistema immunitario contro diversi ortoebolavirus.
Nel frattempo, secondo Bloomberg, il Pandemic Sciences Institute dell’Università di Oxford, in collaborazione con il Serum Institute of India, sta preparando un vaccino sperimentale contro l’Ebola per possibili sperimentazioni cliniche entro due o tre mesi.
Il vaccino è attualmente in fase di sperimentazione sugli animali e sta procedendo a ritmo accelerato, mentre l’epidemia di Bundibugyo continua nella Repubblica Democratica del Congo.
L’ultima diffusione del virus Bundibugyo rappresenta il 17° focolaio di Ebola registrato nella Repubblica Democratica del Congo. Secondo l’OMS, l’ultimo contagio da Bundibugyo nella regione si è verificato nel 2012, e prima ancora in Uganda tra il 2007 e il 2008.
«Il bundibugyo non è una specie di Ebola più comune e, pertanto, ha avuto una priorità inferiore nella ricerca e nello sviluppo», ha affermato Nyka Alexander, responsabile della comunicazione dell’OMS.
«La priorità, al momento, è garantire una risposta efficace e misure di controllo efficaci: cure sicure e ottimizzate, diagnosi precoce, adeguate misure di prevenzione e controllo delle infezioni, tracciamento rigoroso dei contatti, sepolture sicure e coinvolgimento della comunità», ha affermato Alexander.
L’OMS ha dichiarato di aver organizzato riunioni su vaccini e terapie nelle ultime due settimane e prevede di pubblicare a breve le raccomandazioni degli esperti.
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Prima grande prova della risposta globale all’epidemia
Una nuova analisi dell’organizzazione di politica sanitaria KFF afferma che la crescente epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo sta diventando il primo grande banco di prova per le capacità di risposta globale degli Stati Uniti alle epidemie, a seguito dei tagli agli aiuti esteri e ai programmi di sanità pubblica.
Secondo la KFF, gli Stati Uniti hanno promesso 23 milioni di dollari in finanziamenti di emergenza, attivato le operazioni di emergenza dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC), inviato personale e promesso supporto per un massimo di 50 unità di trattamento per l’Ebola nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda.
Il rapporto afferma però che la risposta si sta verificando in «circostanze molto diverse» rispetto alle precedenti epidemie di Ebola a causa dello scioglimento dell’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID), della riduzione degli aiuti esteri e del ritiro degli Stati Uniti dall’OMS.
Robert Byamungu Buraga, che ha lavorato alla risposta all’Ebola come responsabile della flotta dell’OMS in quattro province della Repubblica Democratica del Congo, ha affermato che le debolezze strutturali e la sfiducia nelle autorità continuano a complicare gli sforzi di contenimento.
«I recenti tagli ai finanziamenti statunitensi all’OMS, all’USAID e ad alcune università e istituti di ricerca potrebbero avere conseguenze negative sugli sforzi per trovare una cura o un vaccino”, ha affermato.
Buraga, che risiede nella Repubblica Democratica del Congo, ha affermato che anni di disordini nel Congo orientale hanno minato la fiducia nel governo e negli operatori internazionali, rendendo il coinvolgimento della comunità una sfida fondamentale.
Buraga ha aggiunto:
«Decenni di conflitti interminabili e una governance sanitaria ed economica debole hanno alimentato la diffidenza nei confronti delle autorità e delle agenzie nazionali e internazionali. L’improvviso intervento di queste autorità per far fronte a questa epidemia è alquanto insolito e persino sospetto per le comunità locali».
«Gli antropologi dovrebbero essere nuovamente chiamati in causa, e questi aspetti antropologici della questione dovrebbero essere affrontati come è stato fatto durante l’epidemia del 2018-2020… un buon e solido coordinamento a tutti i livelli della gestione e della leadership della risposta è fondamentale per il suo successo».
La prossima «pandemia significativa”?
L’ex direttore del CDC, Robert Redfield, ha recentemente dichiarato a NewsNation che l’ultima epidemia di Ebola potrebbe trasformarsi in una «pandemia di notevole portata». (Il dottor Redfield non ha risposto alle numerose richieste di commento da parte di The Defender)
Al contrario, altri esperti medici sottolineano che la modalità di propagazione dell’Ebola la rende fondamentalmente diversa dai virus a trasmissione aerea come il COVID-19.
La dottoressa Meryl Nass ha affermato che tale distinzione rimane fondamentale per il controllo delle epidemie.
«È importante sottolineare che la modalità di trasmissione avviene tramite fluidi corporei, il che significa che non ci si può contrarre in modo casuale», ha affermato Nass. «Non è qualcosa che si trasmette per via aerea come il COVID. I focolai possono essere contenuti autonomamente una volta che le persone capiscono cosa non devono fare».
Henrick Karoliszyn
© 27 maggio 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.
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Immagine di Pan American Health Organisation PAHO via Flickr pubblicata su licenza CC BY-ND 2.0
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