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La bacchetta di Conte («Direttorazzo, dirigi stoc…»)

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Prova d’orchestra è un capolavoro misconosciuto del genio di Federico Fellini. Incrocio tra una pellicola realista e un documentario fantasy, si tratta di uno dei film più metaforicamente icastici della storia del Cinema, portatore di una straordinaria lucidità storica e metastorica.

 

Nello spazio fatiscente di un vecchio oratorio sconsacrato, che custodisce le vestigia di un luminoso passato («era un antico oratorio sa… là ci sono le tombe di tre papi e sette vescovi…» introduce la voce del copista che apre la scena), sulle pareti affiorano tratti e colori di affreschi sbiaditi, proprio come in tanti palazzi e tante chiese delle nostre città grondanti memorie dei padri.

 

«Direttorazzo…»

 

I musicisti arrivano alla spicciolata mentre una troupe televisiva li riprende. Appartengono a una varia umanità tipicamente felliniana, ma condividono tutti, nella loro eccentricità, una propensione anarchica e contestatrice. Coalizzati contro il direttore teutonico, sono l’emblema di una società frammentata e sindacalizzata, non più disposta a riconoscere in alcun modo l’autorità.

 

La bacchetta magica è come l’anello di Sauron: dà potere ma genera dipendenza, e può corrompere l’animo di chi lo porta

Alcuni orchestrali facinorosi scrivono sul muro «Direttorazzo dirigi Stoc….» mentre tra lazzi, insubordinazioni e stonature, si avverte una serie inquietante di colpi che scuote l’edificio. Nessuno sa di cosa si tratti e nessuno in realtà, pur avvertendone il suono sinistro, se ne cura davvero.

 

Dopo i singoli musicisti, viene intervistato anche il direttore, che non a caso è un tedesco. Racconta di tollerare quella situazione assurda soltanto grazie alla compensazione dei lussi che si può concedere nella vita: auto sportive, viaggi, case all’estero, una perfino a Tokyo.

 

Ma poi la sua rassegnazione fa largo a una confessione tanto imprevista quanto struggente. Herr dirigent racconta della prima volta che è salito sul podio e ha alzato la bacchetta; «la musica dell’orchestra nasceva dalla mia mano» dice. Immagato dall’onnipotenza che può scaturire dall’esercizio dell’autorità con un movimento di braccia, descrive all’interlocutore una sensazione esaltante.

 

Alla fine del film, e all’apice della ribellione degli orchestrali, i colpi proseguono sino a produrre il crollo delle pareti. Fuori si vede il buio, la nebbia, il niente, insieme a un’enorme palla da demolizione in azione contro l’edificio.

 

Il caos nell’orchestra d’improvviso rientra. Tutti tornano immediatamente all’ordine. Tutti obbediscono ai comandi del direttore sui quali, sempre più urlati, sempre più tedeschi, partono i titoli di coda.

 

La sindrome del direttore d’orchestra

Il film ha una quarantina d’anni, ma può parlare anche oggi e anche a noi. Sospettiamo che Giuseppe Conte, eletto da nessuno e con una carriera clamorosamente controversa – basti ricordare quando gli attuali alleati piddini, e non solo loro, ne contestavano il curriculum («gravissimo taroccamento» ululava il deputato PD Michele Anzaldi al suo futuro amatissimo premier) – abbia trovato la sua bacchetta da direttore d’orchestra. E l’abbia sperimentata.

Alza la bacchetta, si crea la zona rossa. La rialza, l’Italia è bloccata. Un altro movimento in aria: milioni di persone recluse ai domiciliari

 

Alza la bacchetta, si crea la zona rossa. La rialza, l’Italia è bloccata. Un altro movimento in aria: milioni di persone recluse ai domiciliari. La sinfonia procede: crescendo di autocertificazioni, basso continuo di supermercati (leggi Coop: l’elettorato va accarezzato anche in emergenza), fiato alle librerie, e a chissà chi vince domani il permesso di lavorare al lotto governativo. 

 

Mentre l’Italia, ai suoi piedi, suona ciò che bacchetta comanda, il direttore, esaltato dal potere del suo braccio, è libero di inventarsi storie di fantasia, insultare gli avversari politici, straparlare di pasque in Egitto, ridurre il Parlamento all’insignificanza: può dire e fare tutto quello che gli passa per la testa. Scopre la sua onnipotenza, si accorge di essere un demiurgo e di poter creare a piacere la musica grazie all’obbedienza degli esecutori.

 

Qualcuno, giustamente, ha sottolineato la hybris di Colao e della sua accolita tecnototalitaria, che hanno avuto l’ardire di reclamare in via preventiva l’immunità per il proprio operato.

 

Ma merita ricordare che la pretesa, inaudita, non era inedita. Copiava quella incistata nelle pieghe di uno degli ultimi decreti della raffica che ha colpito i cittadini italiani in queste settimane di blackout democratico e costituzionale, il cosiddetto «Cura Italia»: le varie cariche istituzionali e amministrative, infatti, avevano già tentato di precostituirsi la propria intoccabilità di fronte alla legge dello Stato.

 

Legibus soluti: come il Re Sole, più che in qualsiasi teocrazia, peggio che nell’assolutismo antico, quando il popolo, almeno, poteva fisicamente riversarsi in strada imbracciando i forconi

Legibus soluti: come il Re Sole, più che in qualsiasi teocrazia, peggio che nell’assolutismo antico, quando il popolo, almeno, poteva fisicamente riversarsi in strada imbracciando i forconi.

 

A noi oggi, per decreto notturno, è impedito persino di uscire dalla porta di casa. Altrimenti arriva il drone, l’elicottero, il quad, la pattuglia. L’unica parola d’ordine capace di domare gli scagnozzi del potere, a partire dal 25 aprile, pare essere bellacciao. Ma non tutti riescono a pronunciarla. 

 

Superpoliziotti antivirali

Anche le pattuglie hanno avuto in dotazione la loro bacchettina e, vox populi, troppo spesso se ne sono lasciate prendere la mano.

 

Cittadini ligi e paganti – non parassiti o sovversivi – che per anni hanno visto lo spacciatore offrire la morte ai propri figli nel parco, le prostitute battere per la strada, l’immigrato bullo bivaccare in piazza, oggi sono presi di mira da chi avrebbe dovuto e dovrebbe proteggerli dai pericoli veri.

 

Cittadini ligi e paganti – non parassiti o sovversivi – che per anni hanno visto lo spacciatore offrire la morte ai propri figli nel parco, le prostitute battere per la strada, l’immigrato bullo bivaccare in piazza, oggi sono presi di mira da chi avrebbe dovuto e dovrebbe proteggerli dai pericoli veri.

La libera esegesi dell’ultimo decreto, attraverso il controllo dell’autocertificazione, dell’uso dei dispositivi prescritti, delle condizioni richieste per l’esercizio di libertà elementari, è diventato il mezzo per infierire sul suddito inerme e già fiaccato dal protrarsi di una innaturale detenzione da parte di chi, al riparo della divisa, pare quasi voler sfogare una carica punitiva repressa e dirompente.

 

Nessuno dei controllati può avere un’idea di come andrà a finire, alla faccia della certezza del diritto (quale diritto?). «Sei nelle mani di chi trovi davanti» dice un commercialista dal suo ufficio. «Devi dimostrare la necessità… io ho la necessità che se non vengo a prendere i codici in ufficio la gente non paga le tasse. Ma lo devi spiegare alla pattuglia».

 

C’è da temerla sempre, la sanzione, basta passare in rassegna i video, molti dei quali diventati virali, che si sono riversati sulla rete, percepita come l’unico ed estremo strumento di difesa utilizzabile per resistere in qualche modo ai soprusi dell’autorità. 

 

Almeno immortala i fatti, anche se a quanto pare non è in grado di sortire effetti deterrenti. Tanto che vien da chiedersi quale sia la causa prevalente del morbo che dilaga tra una parte delle forze dell’ordine, se l’arroganza, l’ignoranza, il sadismo.

 

È successo durante la Messa di Pasqua: la polizia è entrata in una piccola chiesa di provincia durante l’omelia trovando quattro fedeli a debita distanza l’uno dall’altro. Gli agenti hanno avuto la gentilezza di aspettare che la celebrazione finisse, poi hanno chiesto i documenti a tutti.

 

Il sacerdote ha esibito il decreto con le disposizioni sulle celebrazioni durante la Settimana Santa, dimostrando di esservisi attenuto con scrupolo. Una telefonata in centrale ed è scattata la grazia: niente multe, niente denunce, chissà se i poliziotti il decreto lo avevano letto.

 

Ad altri sacerdoti e ad altri fedeli non è andata altrettanto bene: nonostante il rispetto delle distanze di sicurezza, nonostante l’esercizio di ogni cautela prescritta, poliziotti armati irrompono in chiesa durante le messe, interrompono il celebrante, lo trattano come un delinquente comune, in evidente spregio al Dio in cui non credono e al codice penale a cui almeno dovrebbero obbedire.

I Cristeros iniziarono la rivolta contro il governo massonico di Calles per molto meno: il presidente messicano emanò un editto con cui pretendeva di decidere lui gli orari delle Messe

 

I Cristeros iniziarono la rivolta contro il governo massonico di Calles per molto meno: il presidente messicano emanò un editto con cui pretendeva di decidere lui gli orari delle Messe. Ma i contadini Cristeros non erano stati avvelenati dalle catechesi adulterate di una chiesa molle e invertita ed erano molti di più dei post-cristiani di un’Italia privata dell’attitudine al combattimento ed educata alla resa.

 

La bacchetta della pattuglia, a Pasquetta, si è esibita persino con i membri eletti del Parlamento. Vi sono almeno due i casi di parlamentari diretti a Roma fermati e presumibilmente interrogati, non si è capito se anche multati. Il Presidente del Senato ha censurato l’accaduto, ma ormai è più che un episodio, è una tendenza, quasi una gara di follia.

 

Italian Graffiti

La bacchetta magica è come l’anello di Sauron: dà potere ma genera dipendenza, e può corrompere l’animo di chi lo porta. Genera una sorta di sadico compiacimento l’esercizio dell’arbitrio verso chi si trova, inerme, in posizione subalterna.

Chi non vede come l’unica legittimazione del potere, protetto da uno strato di poliziotti armati, risieda solo nell’uso della forza e del ricatto?

 

Il paradosso è che, sopraffatti dall’ignoranza del diritto e travolti da un ebete empito egualitario, abbiamo cancellato l’immunità parlamentare per i rappresentanti democraticamente eletti del popolo italiano, ma ora pensiamo ad elargirla per coprire le scorribande annunciate di opachi consulenti tecnici investiti di superpoteri (i task-forzuti), oltre che a vantaggio degli arconti del MES e della Commissione Europea, legibus soluti in tutto il continente per succhiare il sangue dei popoli.

 

Chi ha ancora voglia di parlare di democrazia?

 

Chi ancora può resistere all’idea che i direttori d’orchestra, e coloro che ora dal podio si gustano lo spettacolo, come allo zoo, del cittadino in gabbia spogliato dei propri beni, dei propri diritti fondamentali e delle proprie sacre libertà – di muoversi, di riunirsi, di manifestare il proprio pensiero, di lavorare, di consentire ai trattamenti sanitari – siano i caporali di un enorme disegno totalitario giunto al suo drammatico epilogo?

 

Chi non vede come l’unica legittimazione del potere, protetto da uno strato di poliziotti armati, risieda solo nell’uso della forza e del ricatto?

 

Come nella pellicola felliniana, dobbiamo scriverlo sul muro della nuova società pandemica, prima che sia troppo tardi: «Direttorazzo dirigi st…».

E in questa trama paranoica e delirante, l’opposizione, dov’è? Dove sono rintanati i rappresentanti del popolo italiano?

 

Nel frattempo, la palla da demolizione bussa alle nostre pareti. A quale gru sia attaccata, chi l’abbia costruita e chi la stia azionando, lo possiamo immaginare, ma nemmeno ci interessa troppo.

 

Come nella pellicola felliniana, dobbiamo scriverlo sul muro della nuova società pandemica, prima che sia troppo tardi: «Direttorazzo dirigi st…».

 

Roberto Dal Bosco

Elisabetta Frezza

 

 

Una versione di questo articolo era precedentemente apparsa su Ricognizioni

Immagine tratta dal film «Prova d’Orchestra» di Federico Fellini

 

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Epidemie

La ONG che operava al laboratorio di Wuhan ha appena ricevuto 3 milioni di dollari dal ministero della Difesa USA

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Poche settimane fa il Dipartimento della Difesa (DoD) ha assegnato una sovvenzione di 3 milioni di dollari a EcoHealth Alliance, l’ONG con sede a New York che è stata utilizzata per incanalare milioni del contribuente statunitense verso l’Istituto di Virologia di Wuhan, dove si lavorava per rendere più contagiosi e trasmissibili per gli esseri umani i coronavirus dei pipistrelli utilizzando tecniche di manipolazione genetica Gain of Function. Lo riporta il sito americano Just The News.

 

 

La sovvenzione è stata assegnata come parte di un programma del ministero della Difesa americano relativo al contrasto alle armi di distruzione di massa, come notato dal celebre virologo dell’Università Rutgers Richard H. Ebright.

 

 

Quest’ultima sovvenzione del DoD è ufficialmente pensata per «ridurre la minaccia di spillover virale dalla fauna selvatica nelle Filippine».

 

Nel 2014, l’amministrazione Obama ha temporaneamente sospeso i finanziamenti federali per la ricerca sul guadagno di funzione nella manipolazione del COVID dei pipistrelli per renderli più trasmissibili agli esseri umani. Quattro mesi prima di tale decisione, il NIH (l’ente sanitario pubblico USA) ha effettivamente spostato questa ricerca dall’Istituto di Virologia di Wuhan a EcoHealth Alliance, l’ONG scientifica guidata dall’inglese di origini ucraine Peter Daszak.

 

In particolare, L’Istituto di Virologia di Wuhano «ha partecipato apertamente alla ricerca sul guadagno di funzione in collaborazione con università e istituzioni statunitensi» per anni sotto la guida del Dr. Shi Zhengli, detta «Batwoman», il Washington Post.

 

Una volta scoppiata l’epidemia di SARS-CoV-2 nella stessa città in cui gli esperimenti sino-americani stavano manipolando il coronavirus del chirottero, la prestigiosa rivista scientifica The Lancet aveva pubblicato una tirata di Daszak firmata da oltre due dozzine di scienziati, che insisteva sul fatto che il virus potesse provenire solo da uno spillover tra specie, quindi fosse un evento naturale, e che quindi provenisse probabilmente dal locale mercato degli animali vivi, e che gli scienziati  dovevano «unirsi per condannare fermamente le teorie del complotto che suggeriscono che il COVID-19 non ha un’origine naturale».

 

Solo in seguito Lancet avrebbe notato i conflitti di interesse di Daszak.

 

Nel frattempo, come abbiamo notato alla fine dell’anno scorso, un rapporto provvisorio del Comitato del Senato USA per l’educazione sanitaria, il lavoro e le pensioni del 27 ottobre 2022 intitolato «An Analysis of the Origins of the COVID-19 Pandemic» concludeva che le origini di Covid erano più probabilmente basate su un laboratorio come parte di un «incidente correlato alla ricerca». Il virus quindi non aveva origine zoonotica, cioè non proveniva dalla fauna.

 

Il rapporto è stato il risultato di uno «sforzo di supervisione del Comitato bipartisan per la salute, l’istruzione, il lavoro e le pensioni (HELP) sulle origini della SARS-CoV-2». Forniva una lunga analisi che passa in rassegna «informazioni open source disponibili al pubblico per esaminare le due teorie prevalenti sull’origine del virus SARS-CoV-2».

 

Tra le altre conclusioni, il rapporto osservava: «prove sostanziali suggeriscono che la pandemia di COVID-19 sia stata il risultato di un incidente correlato alla ricerca associato a un laboratorio a Wuhan, in Cina», afferma il rapporto.

 

In una sezione intitolata «Problemi con l’ipotesi zoonotica naturale», il rapporto affermava:

 

«Sulla base del precedente e della genomica, lo scenario più probabile per un’origine zoonotica della pandemia di COVID-19 è che SARS-CoV-2 abbia attraversato la barriera delle specie da un ospite intermedio all’uomo. Tuttavia, le prove disponibili sono anche coerenti, forse di più, con uno spillover diretto da pipistrello a umano. Entrambi gli scenari rimangono plausibili e, in assenza di ulteriori informazioni, dovrebbero essere considerati ipotesi ugualmente valide».

 

«Tuttavia, quasi tre anni dopo l’inizio della pandemia di COVID-19, mancano prove critiche che dimostrerebbero che l’emergenza di SARS-CoV-2 e la conseguente pandemia di COVID-19 sono state causate da uno spillover zoonotico naturale».

 

«Tali lacune includono l’incapacità di identificare il serbatoio dell’ospite originale, l’incapacità di identificare una specie ospite intermedia candidata e la mancanza di prove sierologiche o epidemiologiche che mostrino la trasmissione dagli animali all’uomo, tra le altre descritte in questo rapporto», afferma il rapporto.

 

«A causa di queste lacune probatorie, è difficile trattare la teoria dello spillover zoonotico naturale come la presunta origine della pandemia di COVID-19».

 

Quindi, nella conclusione del rapporto, afferma:

 

«Sulla base dell’analisi delle informazioni pubblicamente disponibili, sembra ragionevole concludere che la pandemia di COVID-19 sia stata, molto probabilmente, il risultato di un incidente correlato alla ricerca. Nuove informazioni, rese pubblicamente disponibili e verificabili in modo indipendente, potrebbero modificare questa valutazione. Tuttavia, l’ipotesi di un’origine zoonotica naturale non merita più il beneficio del dubbio, né la presunzione di esattezza».

 

Il rapporto è stato firmato dal senatore Richard Burr della Commissione del Senato degli Stati Uniti per la salute, l’istruzione, il lavoro e le pensioni.

 

Come riportato da Renovatio 21, il capo di EcoHealth Alliance Peter Daszak fu bizzarramente anche nel team di ricerca dell’OMS che visitò la Cina nel 2020 allo scopo di capire di più sulle origini del coronavirus. Alla squadra internazionale fu permesso di entrare in territorio cinese solo dopo un lungo braccio di ferro sui nomi dei ricercatori: il nome di Daszak, con immane conflitto di interesse alle spalle, parrebbe essere stato gradito alla Cina. Il team visitò anche l’Istituto di Virologia di Wuhano, dove il Daszakko aveva già lavorato con la dottoressa Batwoman, ma stette circa tre ore, e basta.

 

Mesi dopo il capo degli investigatori OMS ammise sostanzialmente che la Cina aveva ordinato cosa scrivere nel rapporto.

 

È emerso in seguito che i programmi di manipolazione genetica dei patogeni di Wuhan avevano chiesto milioni di dollari anche alla DARPA, ente di ricerca e Sviluppo del Pentagono, che declinò la richiesta.

 

Sulla possibilità che il virus possa essere un’arma biologica facente parte di un’ampia storia di armamento biologico della Repubblica Popolare Cinese, vi sono varie opinioni, anche piuttosto estreme.

 

Come ha avuto da dire recentemente Elon Musk riguardo al caso di Fauci, la tecnologia Gain of Function «dovrebbe essere chiamata ricerca sulle armi biologiche, poiché la sua funzione è la morte».

 

 

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Epidemie

Esenzioni per la mascherina, 2 anni di carcere a dottoressa tedesca

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Una dottoressa di Berlino, in Germania, è stata condannata a due anni di carcere per aver firmato illegalmente oltre 4.000 esenzioni per le mascherine durante la pandemia di COVID-19. Lo riporta Summit News.

 

Oltre alla pena detentiva, un tribunale regionale nella città di Weinheim (land del Baden-Württemberg) ha inflitto al medico un divieto di lavoro di tre anni e una multa di 28.000 euro, l’importo che ha ricevuto per il rilascio dei certificati. La sua assistente d’ufficio è stata multata per 2.700 euro.

 

Secondo il tribunale, la dottoressa è stata condannata per «rilascio di certificati sanitari errati» a persone in tutta la Germania, la maggior parte delle quali non aveva mai incontrato o esaminato.

 

«Il processo ricorda più una vendita di certificati che una procedura medica», ha affermato la corte in una dichiarazione, aggiungendo che non è stata incolpata per aver fornito certificati ai suoi pazienti esistenti.

 

Secondo ABC News, «durante il processo l’imputato aveva sostenuto che indossare mascherine fosse dannoso per la salute delle persone. L’avvocato del medico intende impugnare il verdetto, ha riferito l’emittente pubblica SWR».

 

Decine di sostenitori della dottoressa si sono riuniti davanti al tribunale di Weinheim, a nord di Heidelberg, per protestare contro il verdetto e le restrizioni pandemiche imposte in Germania.

 

La Germania ha terminato l’anno scorso l’obbligo di mascherina negli ambienti interni, sebbene esso sia ancora in vigore sui treni a lunga percorrenza, negli studi medici, negli ospedali, nelle case di cura e in alcuni trasporti pubblici regionali.

 

La Germania nel biennio pandemico è stata uno dei teatri della repressione più feroce contro chi protestava contro le restrizioni pandemiche.

 

Dopo le brutalità di Berlino dell’estate 2020, le violenze della repressione si sono riaffacciate anche alle manifestazioni in tutto il 2021 e nei primi mesi del 2022.

 

La violenza fu tale che del caso si interessò il relatore ONU per la tortura, Nils Melzer. «Le autorità considerano il proprio popolo come un nemico» commentò mestamente l’esperto in abusi politici.

 

La Polizei germanica produsse scene di repressione notevoli anche fuori dalle manifestazioni, con arresti di anziane signore senza mascherina e raid in casa di dottori dissidenti, come nel caso del dottor Andreas Noack, deceduto poi a fine 2021 scatenando spirali di teorie del complotto fortunatamente neutralizzate dai fact-checkers.

 

E non parliamo solo di azioni di repressione fisica: indimenticabile è stata la scena del poliziotto che dice al manifestante «Sie haben jegliche Menschlichkeit verloren», cioè «Lei ha perso ogni umanità».

 

Come riportato da Renovatio 21, il giornale tedesco Die Welt ha rivelato, citando fonti interne al potere berlinese, che il governo era seriamente preoccupato per la quantità di persone, tutte determinatissime, che si vedevano alle manifestazioni.

 

Mentre Berlino prepara hub di riscaldamento per sfollati interni privi di termosifoni funzionanti causa costo del gas, cinque mesi fa è emerso che il governo tedesco si apprestava a criminalizzare proteste anti-inflazione non ancora avvenute.

 

 

 

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I vaccini COVID potrebbero alimentare nuove varianti: editoriale del Wall Street Journal

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

 

L’autore di un editoriale pubblicato questa settimana sul Wall Street Journal ha suggerito che i vaccini COVID-19 potrebbero alimentare nuove varianti, una teoria ipotizzata già nell’agosto 2021 dal vaccinologo Geert Vanden Bossche.

 

 

 

Mentre scienziati e media mainstream hanno lanciato l’allarme questa settimana su una nuova variante COVID-19 che si sta diffondendo nel nord-est, l’autore di un editoriale sul Wall Street Journal (WSJ) ha suggerito che i vaccini COVID-19 potrebbero alimentare nuove varianti.

 

Nel suo pezzo di opinione del 1° gennaio, Allysia Finley – un membro del comitato editoriale del WSJ – ha citato una nuova ricerca che suggerisce che il virus sembra evolversi in modi che «sfuggono all’immunità».

 

La Finley ha anche indicato una ricerca che mostra che le persone che hanno fatto i richiami COVID-19 sono più suscettibili alle infezioni rispetto alle persone che hanno ricevuto la serie primaria ma non sono state potenziate.

 

Nel frattempo, i funzionari della sanità pubblica e gli scienziati continuano a chiedere la vaccinazione di massa globale contro il COVID-19.

 

Da quando la variante COVID-19 Omicron è emersa nel novembre 2021, i suoi discendenti sono stati predominanti. L’ultima variante di Omicron, XBB.1.5, si è evoluta dalla variante XBB, a sua volta una fusione di due sottovarianti di Omicron, trovata in almeno 70 paesi.

 

Non ci sono prove che l’XBB sia più letale di altre sottovarianti di Omicron, ma diversi studi recenti hanno indicato che è più trasmissibile ed elude la protezione offerta dai vaccini esistenti e dai trattamenti con anticorpi monoclonali.

 

XBB.1.5 ha una mutazione chiave nota come F486P , che secondo il Bloom Lab, è legata alla fuga dell’immunità perché cambia la parte del virus presa di mira dagli anticorpi della vaccinazione o dell’infezione precedente. Il ceppo precedente XBB aveva la stessa capacità di eludere gli anticorpi.

 

La nuova mutazione in XBB.1.5 consente inoltre al virus di legarsi più strettamente alle cellule umane attraverso il recettore ACE2, le porte che il virus utilizza per entrare nelle cellule umane, rendendolo più trasmissibile.

 

La sottovariante XBB.1.5, rilevata per la prima volta a New York e nel Connecticut alla fine di ottobre, sembra essersi sviluppata negli Stati Uniti.

 

I Centers for Disease Control and Prevention (CDC) hanno stimato che XBB.1.5 è quasi raddoppiato in proporzione alle altre varianti ogni settimana a dicembre. Ora rappresenta circa il 40% delle nuove infezioni da COVID-19 negli Stati Uniti e il 75% delle nuove infezioni nel nord-est secondo il COVID Data Tracker del CDC.

 

 

Il WSJ chiede: i vaccini stanno alimentando nuove varianti COVID?

Nel suo editoriale, Finley ha delineato diversi studi recenti su come il virus COVID -19 si evolve per eludere l’immunità, portandola a chiedersi se i vaccini siano responsabili dell’evoluzione di nuove varianti.

 

Finley ha citato uno studio pubblicato su Nature a dicembre che mostra che l’evoluzione di Omicron ha portato alla comparsa rapida e simultanea di molte varianti che sono più trasmissibili e hanno maggiori probabilità rispetto alle precedenti sottovarianti di eludere gli anticorpi prodotti dai vaccini e dai trattamenti con anticorpi monoclonali.

 

Lo studio ha ipotizzato che l’ imprinting immunitario – che si verifica quando l’esposizione iniziale a un vaccino o a un virus limita la futura risposta immunitaria di una persona contro le varianti di quel virus – potrebbe guidare l’evoluzione virale.

 

I primi vaccini COVID-19 hanno focalizzato la risposta del sistema immunitario sulla proteina spike ancestrale. I vaccini bivalenti che prendono di mira le proteine ​​​​spike ancestrale e Omicron BA.5 spingono il sistema immunitario a produrre anticorpi che prendono di mira le regioni virali che i due ceppi hanno in comune.

 

Secondo lo studio, le nuove sottovarianti XBB si sono evolute per eludere gli anticorpi indotti dai vaccini originali e bivalenti e dalle infezioni rivoluzionarie. I ricercatori hanno concluso che «l’attuale immunità di gregge e i richiami del vaccino BA.5 potrebbero non prevenire in modo efficiente l’infezione delle varianti convergenti di Omicron».

 

Finley ha anche citato uno studio pubblicato il mese scorso sul New England Journal of Medicine che ha anche fornito prove di vulnerabilità da imprinting immunitario. I ricercatori hanno studiato le risposte anticorpali neutralizzanti contro le varianti di Omicron, incluso l’XBB, tra le persone con booster monovalenti e bivalenti.

 

Gli anticorpi neutralizzanti tra tutti i soggetti della ricerca erano i più bassi rispetto alla sottovariante XBB. Gli anticorpi neutralizzanti di coloro che avevano ricevuto il booster bivalente mostravano una certa neutralizzazione contro le sottovarianti Omicron, ma erano 26 volte più alti contro la variante ancestrale originale rispetto a XBB e 4 volte più alti contro XBB rispetto a BA.5 Variante Omicron.

 

Un altro studio di prossima pubblicazione su Cell ha rilevato che le recenti sottovarianti BQ e XBB hanno dimostrato una capacità notevolmente aumentata di eludere gli anticorpi neutralizzanti, anche tra i destinatari del vaccino bivalente e le persone immunizzate che hanno avuto un’importante infezione da Omicron.

 

Lo studio ha anche scoperto che queste nuove sottovarianti sono resistenti al trattamento con anticorpi monoclonali.

 

 

Il WSJ non è il primo a suggerire che i vaccini potrebbero alimentare nuove varianti

Nell’agosto 2021, quando l’esperto di vaccini Geert Vanden Bossche, DMV, Ph.D., virologo indipendente ed esperto di vaccini, ha avvertito che i vaccini potrebbero portare a nuove varianti virali più infettive che diventano sempre più dominanti, è stato attaccato e accusato di diffondere disinformazione.

 

Nel suo articolo ampiamente diffuso , Vanden Bossche ha sostenuto che la vaccinazione di massa universale provocherebbe la propagazione dominante di mutanti di fuga altamente infettivi e neutralizzanti e gli anticorpi neutralizzanti acquisiti naturalmente – o vaccinali – non offrirebbe più alcuna protezione agli individui immunizzati.

 

 

«Ogni ulteriore aumento dei tassi di copertura vaccinale contribuirà ulteriormente a forzare il virus a resistere alla neutralizzazione degli Abs specifici per S [anticorpi]. L’aumento dell’infettività virale, combinato con l’evasione dall’immunità antivirale, si tradurrà inevitabilmente in un ulteriore tributo alla salute umana e alle vite umane» ha scritto Vanden Bossche.

 

L’ipotesi di Vanden Bossche da allora è stata parzialmente supportata da studi come quelli citati dal WSJ e da altre ricerche pubblicate nel 2021 su Scientific Reports, suggerendo che le persone vaccinate potrebbero svolgere un ruolo chiave nell’aiutare le varianti di SARS-CoV-2 a evolversi in quelle che eludono l’esistente Vaccini contro il COVID-19.

 

In un’intervista dell’anno scorso con Robert F. Kennedy, Jr., su «RFK Jr. The Defender Podcast», il Vanden Bossche ha dichiarato:

 

«Se non riesci a fermare l’infezione del virus e la trasmissione del virus, tutto ciò che farai è fornire varianti in grado di superare questa pressione immunitaria: darai loro un vantaggio competitivo. E mentre la trasmissione continua, queste varianti si arricchiranno solo nella popolazione, fino al punto in cui diventeranno dominanti».

 

Kennedy, presidente della Children’s Health Defense e capo consulente legale, ha risposto: «Quello che stiamo facendo è creare un serbatoio che produce costantemente quelle che chiamiamo varianti di fuga. In altre parole, varianti progettate sotto pressione evolutiva. Vengono allevati in modo selettivo per sfuggire agli impatti del vaccino e ognuno ora diventerà dominante nella popolazione».

 

Nonostante questo pericolo, Vanden Bossche si è detto cautamente ottimista poiché vede l’immunità naturale avere successo contro i nuovi ceppi virali, nonostante l’inefficacia dei vaccini.

 

«La popolazione sta ora riguadagnando la funzionalità del suo sistema immunitario innato, che sappiamo essere protettivo contro il coronavirus», ha affermato.

 

 

Nuovi studi suggeriscono che vaccinati e potenziati possono essere più suscettibili alle infezioni

Diversi nuovi studi indicano anche che le persone che sono state vaccinate e potenziate potrebbero avere maggiori probabilità di essere infettate da COVID-19 rispetto alle loro controparti non vaccinate.

 

Uno studio preliminare della Cleveland Clinic , citato anche nell’editoriale del WSJ, ha studiato circa 50.000 operatori sanitari nel sistema sanitario della Cleveland Clinic per valutare l’efficacia dei booster bivalenti.

 

Lo studio ha rilevato che i booster bivalenti offrivano una protezione moderata (30%) contro le infezioni mentre la variante BA.5 si stava diffondendo.

 

Ha anche scoperto che i lavoratori che hanno ricevuto più dosi di vaccini avevano un rischio maggiore di ammalarsi: quelli che hanno ricevuto tre dosi avevano una probabilità 3,4 volte maggiore di essere infettati rispetto ai non vaccinati e quelli che hanno ricevuto due dosi avevano una probabilità 2,6 volte maggiore di essere infettati.

 

«Questo non è l’unico studio a trovare una possibile associazione con più dosi di vaccino precedenti e un rischio più elevato di COVID-19», hanno osservato gli autori, citando altri studi con risultati simili.

 

 

«Abbiamo ancora molto da imparare sulla protezione dalla vaccinazione COVID-19 e, oltre all’efficacia di un vaccino, è importante esaminare se più dosi di vaccino somministrate nel tempo potrebbero non avere l’effetto benefico che si presume generalmente».

 

L’ex giornalista del New York Times Alex Berenson ha riferito di un altro studio pubblicato il 14 dicembre 2022 sull’American Journal of Public Health che ha confrontato le persone vaccinate con quelle che erano state precedentemente infettate nel 2021 e all’inizio del 2022.

 

Utilizzando un database dello stato dell’Indiana, gli autori hanno scoperto che le persone che erano state vaccinate contro il COVID-19 avevano più del doppio delle probabilità di essere infettate rispetto a quelle che avevano avuto una precedente infezione da COVID-19. I ricercatori hanno scoperto che circa 1 persona vaccinata su 15 era infetta, rispetto a 1 persona su 33 che aveva avuto una precedente infezione.

 

«I risultati dello studio sono peggiori di quanto sembrino a prima vista, perché i ricercatori hanno iniziato a contare 30 giorni dopo che un destinatario del vaccino ha ricevuto la prima dose», ha scritto Berenson, «escludendo così il periodo immediatamente successivo alla prima dose in cui molte persone appena vaccinate si infettano».

 

Un’indagine di Epoch Times ha rivelato che in molti Stati, le persone negli Stati Uniti che hanno ricevuto i richiami di COVID-19 hanno maggiori probabilità di essere infettate, ricevere cure ospedaliere e morire rispetto a quelle che hanno ricevuto solo una serie primaria.

 

Epoch Times ha esaminato i dati pubblicamente disponibili e le richieste di registri pubblici dal 2022 per 19 stati. Il principale limite dello studio, ha riconosciuto Epoch Times, era che i dati non erano stati aggiustati per l’età e altre variabili importanti, il che poteva influenzare i risultati.

 

Nonostante questa limitazione, «è inattaccabile che una frazione molto ampia di [persone] altamente vaccinate sia tra coloro che vengono ricoverati in ospedale o muoiono», ha detto a Epoch Times il dottor Robert Malone, pioniere ed esperto di vaccini e terapie a mRNA e DNA.

 

«Quindi, come minimo, l’efficacia nel prevenire il ricovero in ospedale o la morte non sembra essere allineata con la posizione politica ufficiale».

 

 

È improbabile che la variante XBB.1.5 provochi una nuova ondata di infezioni

Nonostante la crescita proporzionale di XBB.1.5, gli esperti affermano che qualsiasi aumento complessivo dei casi di COVID-19 potrebbe essere attribuibile solo alle fluttuazioni stagionali e rimane incerto, o improbabile, che XBB.1.5 guiderà una nuova ondata.

 

Se la nuova sottovariante «porterà a un aumento del numero assoluto di casi non è ancora certo», ha ammonito Jesse Bloom , Ph.D., biologo evoluzionista presso il Fred Hutchinson Cancer Center, in un thread su Twitter che spiega la nuova variante.

 

«In generale i coronavirus umani (e altri virus respiratori) aumentano in inverno», ha aggiunto.

 

Andrew Pekosz, professore alla Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health che studia la replicazione virale, ha dichiarato alla CNN: «La maggior parte dei funzionari della sanità pubblica si sarebbe aspettata un aumento dei casi di COVID-19, anche prima che sapessimo dell’XBB.1.5».

 

«Quindi se gli aumenti dei casi di Covid che si stanno verificando durante le vacanze si verificano a causa delle interazioni sociali che le persone hanno avuto o se sono specificamente correlati a XBB.1.5 è ancora qualcosa che non è chiaro. Entrambe queste cose stanno probabilmente contribuendo», ha aggiunto.

 

Ravi Gupta, professore di microbiologia clinica presso l’Università di Cambridge, ha dichiarato al Guardian: «[XBB.1.5] potrebbe determinare un aumento dei casi, ma non sono convinto che ciò causerà necessariamente un’ondata esplosiva di infezioni».

 

«Non credo che ci sia motivo di farsi prendere dal panico», ha aggiunto Gupta. «La cosa principale di cui ci preoccupiamo è la gravità della malattia e non ci sono prove che sia più grave».

 

 

Lo Staff di The Defender

 

 

 

© 4 gennaio 2023, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

 

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