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Civiltà

L’élite apocalittica vuole i robot killer per proteggersi dopo il collasso

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Nel 2018 l’influente professore e scrittore Douglas Rushkoff ha  critto un articolo intitolato «Survival of the Richest» («la sopravvivenza del più ricco»), un titolo che fa eco al darwiniano «Survival of the Fittest», cioè la sopravvivenza del più adatto.

 

Questi miliardari senza nome stavano cercando il suo consiglio per pianificare la loro sopravvivenza dopo quello che hanno chiamato «l’evento», il termine per il collasso della Civiltà

Nell’articolo, lo specialista di cibercultura rivelava che un anno prima era stato pagato un’enorme cifra per incontrare cinque gestori di hedge fund estremamente ricchi.

 

Rushkoff afferma che questi miliardari senza nome stavano cercando il suo consiglio per pianificare la loro sopravvivenza dopo quello che hanno chiamato «l’evento», il termine per il collasso della Civiltà attraverso la distruzione del clima, la guerra nucleare o qualche altra catastrofe che apparentemente consideravano tanto probabile e vicina da iniziare a pianificare per la sopravvivenza.

 

Rushkoff scrive che alla fine divenne chiaro che la principale preoccupazione di questa ricca élite ultramiliardaria era mantenere il controllo su una forza di sicurezza che avrebbe protetto le loro proprietà dalla plebe in un mondo post-apocalittico in cui il denaro potrebbe non significare nulla.

 

«Sapevano che sarebbero state necessarie guardie armate per proteggere i loro complessi dalla folla inferocita. Ma come avrebbero pagato le guardie una volta che i soldi non avevano più valore?»

«Questa singola domanda ci ha occupato per il resto dell’ora. Sapevano che sarebbero state necessarie guardie armate per proteggere i loro complessi dalla folla inferocita. Ma come avrebbero pagato le guardie una volta che i soldi non avevano più valore?»

 

Una domanda non da poco. Senza i soldi, l’élite che potere ha? Senza il danaro, come impedire che gli esseri umani si raggruppino intorno ad elementi più naturali?

 

«Cosa avrebbe impedito alle guardie di scegliere il proprio capo? I miliardari presero in considerazione l’uso di speciali serrature a combinazione sulla fornitura di cibo che solo loro conoscevano. O costringere le guardie a indossare collari disciplinari di qualche tipo in cambio della loro sopravvivenza. O forse costruire robot che servano da guardie e lavoratori, se quella tecnologia potesse essere sviluppata in tempo».

 

«Cosa avrebbe impedito alle guardie di scegliere il proprio capo? I miliardari presero in considerazione l’uso di speciali serrature a combinazione sulla fornitura di cibo che solo loro conoscevano. O costringere le guardie a indossare collari disciplinari di qualche tipo in cambio della loro sopravvivenza. O forse costruire robot che servano da guardie e lavoratori, se quella tecnologia potesse essere sviluppata in tempo»

Non sono pochi i miliardari della Silicon Valley che non fanno mistero dei loro investimenti apocalittici: bunker sotterranei, navi, elicotteri, armi. Peter Thiel, geniale fondatore di PayPal e primo investitore in Facebook (oltre che attore di misteriosi contatti con il sistema più profondo della Difesa USA), si è mosso come sempre per primo, arrivando ad acquisire, cosa non facile, la cittadinanza neozelandese per poi costruire una sorta di base post-catastrofe sull’isola.

 

Si tratta del fenomeno dei «tech survivalist billionaires», i miliardari tecnologici survivalisti: survivalist, o prepper, è colui che si prepara a sopravvivere alla fine della civiltà. Un tempo era un fenomeno delle milizie più o meno fondamentaliste dell’America profonda, ora è un fenomeno che ora coinvolge i più ricchi e intelligenti d’America. La cosa fu descritta con perizia da un articolo della rivista New Yorker in cui dettagliava con perizia le strategie dei nababbi per il giorno del giudizio. 

 

Insomma, all’élite non dispiacerebbe una tecnologia robotica assassina sufficientemente avanzata da poter fungere da scorta post-apocalittica: scorta che, lo sanno, servirà loro specialmente per difenderli dalla plebe che li accuserà del disastro, o che semplicemente vorrà un pezzo di quello che essi avranno.

 

«Siamo governati da guerrafondai e sociopatici, e nessuno di loro ha piani sani per il nostro futuro»

Renovatio 21 vi parla spesso di androidi da combattimento, droni, carri armati senza pilota, slaughterbots, robocani etc. Oggi sono curiosità – o elementi della guerra avanzata. Domani potrebbero essere vostri nemici diretti. Come nell’episodio di Black Mirror «Metalhead», domani, per la vostra sopravvivenza, potreste trovarvi a fronteggiare un robot killer.

 

«Siamo governati da guerrafondai e sociopatici, e nessuno di loro ha piani sani per il nostro futuro» scrive Caitlin Johnstone su Medium.

 

«Non sono buoni e non sono saggi. Non sono nemmeno particolarmente intelligenti. A meno che non riusciamo a trovare un modo per staccare le loro dita dal volante del nostro mondo in modo da poter voltare le spalle dalla direzione in cui siamo diretti, le cose probabilmente diventeranno molto oscure e spaventose».

 

 

 

 

 

 

Immagine di longgi via Deviantart pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported (CC BY-NC-ND 3.0)

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Civiltà

Armi EMP, prepararsi alla guerra ad impulsi elettromagnetici: una mappa

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La prima volta che il pubblico mondiale ha sentito parlare approfonditamente dei rischi relativi alle armi ad impulso elettro magnetico (EMP) fu nel 2009, quando negli Stati Uniti uscì il cosiddetto Rapporto Commissione EMP 2009.

 

Il documento è noto per aver affermato che ad un anno da un attacco EMP il 90% della popolazione degli USA potrebbe trovare la morte nel giro di un anno. Il dato, uscito quando la minaccia atomico-balistica nordcoreana prendeva sempre più forma, allarmò la società.

 

Seguirono libri che trattavano l’argomento. Le vendite di Lights Out di Tedd Koppel , One Second After di William R. Forstchen  e Lights Out di David Crawford  arrivarono persino a divenire New York Times Bestseller

 

Gli Stati che dispongono di tali armi sono diversi. Il sito Organic Prepper ha stilato la mappa di questo possibile conflitto.

 

Russia

«Beskontaktnaka vojna» («Guerra senza contatto»)  era il nome del libro di testo militare del defunto generale russo Vladimir Slipchenko.

 

All’interno di questo testo, il generale Slipchenko spiega come gli EMP siano la più grande rivoluzione negli affari militari della storia. Secondo Slipchenko, il possesso di un EMP rende gli eserciti, le flotte e le forze aeree di un nemico completamente obsoleti.

 

Il generale Slipchenko spiega come gli EMP siano la più grande rivoluzione negli affari militari della storia. Secondo Slipchenko, il possesso di un EMP rende gli eserciti, le flotte e le forze aeree di un nemico completamente obsoleti

Un’arma EMP può disintegrare l’intera capacità militare di un Paese: i sistemi di difesa missilistica vanno offline, i carrarmati non partono, gli aerei precipitano.

 

Il giornale di punta dello stato maggiore russo, Voennaja Mysl’ («Pensiero militare»), riprende ulteriormente questo concetto. Un articolo all’interno della rivista intitolato «Punti deboli del concetto statunitense di guerra incentrata sulla rete» indica specificamente l’uso di EMP come possibile mezzo per sconfiggere gli Stati Uniti.

 

La Russia possederebbe inoltre quella che è noto come un’arma «Super-EMP», un ordigno con ampiezza dell’impulso drasticamente aumentata, in grado di disabilitare veicoli spaziali, siti radar, missili balistici intercontinentali, sistemi di approvvigionamento energetico, sistemi di comando militari ed economie.

 

Il Super-EMP russo è progettato come arma di primo colpo.

 

Al 2017, il pubblico americano non era a conoscenza di una simile arma posseduta dalle forze USA.

 

 

Cina

Le capacità, la teoria e le difese EMP sembrano andare relativamente veloci, quasi di pari passo alla Russia.

 

Nel libro di testo dell’Esercito di Liberazione del Popolo Di san ci shi jie da zhan : quan mian xin xi zha (2000)  , l’autore Shen Weiguang sottolinea l’importanza di sviluppare le difese EMP della Cina per neutralizzare e, se necessario, controllare gli Stati Uniti.

 

Articoli di riviste militari cinesi affermano specificamente che gli Stati Uniti sono «più vulnerabili di qualsiasi altro paese al mondo» agli attacchi EMP

Altri articoli di riviste militari cinesi affermano specificamente che gli Stati Uniti sono «più vulnerabili di qualsiasi altro paese al mondo» agli attacchi EMP.

 

 

Iran

«In Iran, non solo gli attacchi EMP sono pienamente approvati, ma vengono anche elaborati piani di battaglia per il loro utilizzo» scrive Organic Prepper.

 

Un libro di testo militare intitolato Difesa passiva  – pubblicato nel 2010 – fa eco alle idee del generale russo Slipchenko sugli EMO.

 

L’ex direttore della CIA, James Woolsey, ha sottolineato in uno scritto che «l’esercito di Teheran sta pianificando di essere in grado di effettuare un attacco nucleare EMP».

 

«Difesa passiva e altri scritti militari iraniani sono ben consapevoli che l’attacco nucleare EMP è il modo più efficiente di uccidere le persone, attraverso effetti secondari, a lungo termine. La logica sembra essere che le persone muoiono di fame, non a causa dell’EMP, ma perché vivono in società materialistiche dipendenti dalla tecnologia moderna».

 

Un altro giornale militare iraniano, in un articolo intitolato «L’elettronica per determinare il destino delle guerre future», osserva che la chiave per sconfiggere gli Stati Uniti è un attacco EMP.

 

«Se i Paesi industriali del mondo non riuscissero a escogitare modi efficaci per difendersi da pericolosi assalti elettronici, allora si disintegrerebbero in pochi anni… I soldati americani non sarebbero in grado di trovare cibo da mangiare né sarebbero in grado di sparare un solo colpo».

 

Secondo l’agenzia di stampa iraniana MEHR News l’Iran si sta proteggendo attivamente dagli attacchi EMP.

 

«L’Iran potrebbe lanciare un attacco a sorpresa EMP (impulso elettromagnetico) contro gli Stati Uniti via satellite, come a quanto pare hanno praticato con l’aiuto della Corea del Nord»

L’ambasciatore Henry Cooper, ex direttore della Strategic Defense Initiative, ha anche avvertito che alcuni lanci di satelliti iraniani sembrano essere esercitazioni per un attacco contro gli Stati Uniti EMP.

 

«L’Iran potrebbe lanciare un attacco a sorpresa EMP (impulso elettromagnetico) contro gli Stati Uniti via satellite, come a quanto pare hanno praticato con l’aiuto della Corea del Nord» hanno dichiarato un gruppo di esperti tra cui Woolsey e Cooper.

 

 

Corea del nord

Il 9 aprile 2013, il satellite KMS-3 della Corea del Nord ha orbitato negli Stati Uniti sulla traiettoria perfetta per eludere i radar di allerta precoce e le difese missilistiche nazionali. E tutto mentre si trova all’altitudine e alla posizione ideali per lanciare un campo EMP sugli Stati Uniti continentali.

 

Il 16 aprile 2013, lo hanno fatto di nuovo, questa volta in orbita attorno al satellite nel corridoio Washington-Nuova York.

 

«Se fosse stato attivato un EMP, avremmo perso l’intera rete orientale, da cui proviene il 75% dell’elettricità degli Stati Uniti» scrive Organic Prepper. Quello stesso giorno, sconosciuti armati di kalashnikov hanno attaccato la sottostazione di trasformazione Metcalf che serve anche la Silicon Valley.

 

 

Nel luglio del 2013, un mercantile nordcoreano è stato trovato nel Canale di Panama dopo aver attraversato il Golfo del Messico con missili SA-2 montati sui lanciatori nascosti sotto sacchi di zucchero. Sebbene i missili non fossero armati in quel momento, erano del tipo che avrebbe potuto essere usato molto facilmente per eseguire un attacco EMP anonimo dal cargo offshore.

 

Donald Trump è stato il primo presidente ad aver fatto qualcosa per preparare al meglio gli Stati Uniti contro un attacco EMP

In un’udienza alla Camera USA del 12 ottobre 2017, gli esperti hanno avvertito i membri del Congresso che un attacco EMP nordcoreano potrebbe uccidere il 90% degli americani entro un anno, definendolo una «minaccia esistenziale».

 

 

Stati Uniti d’America

Donald Trump è stato il primo presidente ad aver fatto qualcosa per preparare al meglio gli Stati Uniti contro un attacco EMP.

 

Il 13 ottobre 2016,  Obama aveva firmato l’ordine esecutivo 13744   – «Coordinamento degli sforzi per preparare la nazione agli eventi meteorologici spaziali». Pur non essendo specificatamente  diretto verso la preparazione contro la minaccia EMP, vi era l’embrione di una possibile difesa elettromagnetica del Paese.

 

Pochi anni dopo, il 26 marzo 2019, Trump ha firmato il ben più specifico l’Ordine Esecutivo 13865 – «Coordinamento della Resilienza Nazionale agli Impulsi Elettromagnetici». È stato a questo punto che la preparazione ad una attacco EMP è sembrata diventare  una priorità delle forze armate statunitensi.

 

Non è chiaro a che punto l’Italia e l’Europa possano essere preparate di fronte alla minaccia di un attacco EMP

Poco dopo l’emanazione dell’ordine esecutivo, il Department of Homeland Security ha iniziato a studiare tecniche collaudate dalla ricerca per proteggere meglio le infrastrutture critiche americane dagli attacchi EMP .

 

Si tratta del l passo più significativo che il governo degli Stati Uniti ha compiuto fino ad oggi per difendersi da un EMP.

 

Non è chiaro a che punto l’Italia e l’Europa possano essere preparate di fronte alla minaccia di un attacco EMP.

 

 

 

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Investitore miliardario prevede la Guerra Civile in USA

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C’è un «rischio pericolosamente alto» che gli Stati Uniti possano scivolare nella guerra civile entro i prossimi 10 anni a causa della «quantità eccezionale di polarizzazione» attualmente osservata nel paese, afferma il miliardario Ray Dalio.

 

Non si tratta dell’opinione di uno qualsiasi.

 

Ray Dalio è a capo di un immane hedge fund, Bridgewater Associates, un fondo di investimenti che gestisce almeno 140 miliardi di dollari – ma qualcuno dice che sono più di 200. Si tratta del più grande hedge fund al mondo.

 

Dalio, oltre che finanziere, è noto per le sue analisi sociopolitiche e filosofiche. È autore di un libro, Principles, tradotto anche in italiano con il titolo I principi del successo. Il New York Times lo ritiene « una sorta di intellettuale e life coach pubblico, sostenendo un particolare stile di gestione che descrive come “trasparenza radicale”».

 

Ora è in uscita con un nuovo volume, The Changing World Order, pubblicato il 30 novembre

 

Nel suo nuovo libro, sostiene che c’è una probabilità del 30% di avere una nuova Guerra Civile americana. Indicando le sei fasi del ciclo ordine/disordine interno, che termina con la guerra civile, Dalio afferma che gli Stati Uniti sono attualmente nella quinta fase: cattive condizioni finanziarie e intenso conflitto.

 

Indicando le sei fasi del ciclo ordine/disordine interno, che termina con la guerra civile, Dalio afferma che gli Stati Uniti sono attualmente nella quinta fase: cattive condizioni finanziarie e intenso conflitto

«Ad esempio, quando vengono giudicate elezioni ravvicinate e i perdenti rispettano le decisioni, è chiaro che l’ordine viene rispettato. Quando il potere viene combattuto e conquistato, ciò segnala chiaramente il rischio significativo di un cambiamento rivoluzionario con tutto il relativo disordine»,  scrive l’ultramiliardario.

 

Dalio osserva che moltissimi cittadini, compresi i funzionari di alto rango, hanno apertamente dubitato della validità delle recenti elezioni e hanno espresso la loro volontà di combattere per le proprie convinzioni.

 

Vengono quindi citati diversi studi che mostrano il crescente divario emotivo tra i due partiti politici USA.

 

Il sondaggio più terrificante, effettuato recentemente, mostra che il 15% dei Repubblicani e il 20% dei Democratici pensavano che il paese sarebbe stato meglio se la maggioranza del partito politico avversario «morisse».

 

Secondo Dalio la Costituzione americana è «l’ordine interno più duraturo e più ammirato», il che «rende meno probabile che venga abbandonato, ma più traumatico se lo è».

Dalio osserva che moltissimi cittadini, compresi i funzionari di alto rango, hanno apertamente dubitato della validità delle recenti elezioni e hanno espresso la loro volontà di combattere per le proprie convinzioni

 

Nel libro Dalio va in cerca di metriche per stabilire la salute e la durata degli imperi, esaminando  esaminato quattro imperi: olandese, britannico, americano e cinese.

 

Secondo lui tutti hanno seguito quasi lo stesso identico percorso:

 

«L’aumento dell’istruzione porta a una maggiore innovazione e tecnologia, che porta a una maggiore quota del commercio mondiale e della forza militare, una produzione economica più forte, la costruzione del principale centro finanziario del mondo e, con un ritardo, l’istituzione della valuta come riserva valuta».

 

In una sorta di necrologio anticipato del dollaro, il nostro scrive:

 

«Potete vedere come per un lungo periodo la maggior parte di questi fattori è rimasta forte insieme e poi è diminuita in un ordine simile. La valuta di riserva comune, proprio come la lingua comune del mondo, tende a rimanere dopo che un impero ha iniziato il suo declino perché l’abitudine all’uso dura più a lungo dei punti di forza che l’hanno resa così comunemente usata».

 

Il sondaggio più terrificante, effettuato recentemente, mostra che il 15% dei Repubblicani e il 20% dei Democratici pensavano che il paese sarebbe stato meglio se la maggioranza del partito politico avversario «morisse»

L’altra preoccupazione è la fine dell’Impero americano e il re-inizio di un altro impero, quello cinese. Questa transizione, dice Dalio, potrebbe comprendere una guerra.

 

L’autore sostiene che gli americani non capiscono i cinesi e il ruolo della Cina nella storia:

 

«300 anni sembrano tantissimi anni fa per gli americani, ma per i cinesi non è affatto tanto. Mentre la prospettiva di una rivoluzione o di una guerra che capovolgerà il sistema statunitense è inimmaginabile per la maggior parte degli americani, entrambi sembrano inevitabili ai cinesi perché hanno visto queste cose accadere ancora e ancora e hanno studiato i modelli che inevitabilmente le precedono. Mentre la maggior parte degli americani si concentra su eventi particolari, specialmente quelli che stanno accadendo ora, la maggior parte dei leader cinesi vede gli eventi attuali nel contesto di modelli più ampi ed evolutivi».

 

Si tratta insomma del frusto luogo comune riguardo la lungimiranza cinese, un cliché tuttavia messo a dura prova in questo biennio pandemico in cui la gestione di ogni cosa, per la Cina, si è dimostrata, quantomeno all’apparenza, disastrosa.

 

Dalio sostiene quindi che qualsiasi tentativo da parte degli Stati Uniti di controllare o cambiare la Cina si ritorcerà contro:

 

«Data l’impressionante esperienza della Cina e quanto profondamente impregnata la cultura dietro di essa, non c’è più possibilità che i cinesi rinuncino ai loro valori e al loro sistema di quanto ce ne siano per gli americani che rinuncino ai loro. Cercare di costringere i cinesi e i loro sistemi ad essere più americani significherebbe, per loro, soggiogare le loro convinzioni più fondamentali, per la cui protezione combatterebbero fino alla morte proteggere».

L’altra preoccupazione è la fine dell’Impero americano e il re-inizio di un altro impero, quello cinese. Questa transizione, dice Dalio, potrebbe comprendere una guerra

 

Il discorso sembra piuttosto banale, ma vabbeh.

 

Con la previsione della nuova Guerra Civile americana, Dalio si potrebbe aggiungere alla lista di grandi investitori dotati di poteri precognitivi.

 

Renovatio 21 vi ha parlato di Paul Singer, potentissimo mega-speculatore noto in Italia per la sua partecipazione al padronato del Milan e di TIM, che, molto prima del momento, inviò ai suoi dipendenti una lettera in cui diceva loro di prepararsi per la pandemia.

 

 

 

 

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Civiltà

Giorgetti parla di Blackout

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Il ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti ha apertamente parlato di possibili interruzioni della corrente elettrica nei prossimi tempi.

 

«Anche nei prossimi giorni lo sforzo che dobbiamo fare è come cercare di sterilizzare nel modo più equo possibile questo tipo di impatto sulle nostre famiglie, al netto dellʼesigenza che a livello europeo si definisca un piano per evitare cose anche peggiori, e cioè la possibilità di andare in black-out, cosa in questo momento non da escludere rispetto allʼattuale assetto dellʼapprovvigionamento energetico».

 

Il ministro lo ha dichiarato nel corso dell’assemblea di Confartigianato, dove ha parlato apertamente «dei settori che scompariranno letteralmente dal dato economico, altri che ne beneficeranno». Si tratta della vera «transizione» a cui andiamo incontro, ossia l’olocausto di attività economiche (soprattutto quelle piccole e medie) entrato nella fase di soluzione finale grazie alla pandemia.

 

«La possibilità di andare in black-out… cosa in questo momento non da escludere rispetto allʼattuale assetto dellʼapprovvigionamento energetico»

Tuttavia vogliamo concentrarci sulla notizia: anche noi abbiamo finalmente l’establishment che parla improvvisamente di possibile sospensione dell’elettricità nel Paese.

 

Il black-out diventa quindi una possibilità concreta anche per l’Italia.

 

Come sa il lettore di Renovatio 21, non si tratta di una prospettiva nuova in questo autunno 2021. Si tratta, invece, di un pattern transnazionale, globale.

 

A inizio stagione ha cominciato a girare in Germania (per poi divenire virale in tutta europa)uno spot realizzato dalla Bundesamt für Bevölkerungsschutz und Katastrophenhilfe (BBK – l’ufficio federale della protezione civile e dell’assistenza in caso di catastrofi, una sorta di Protezione Civile tedesca) che preparava i cittadini alla possibilità di un inverno senza riscaldamento.

Come sa il lettore di Renovatio 21, non si tratta di una prospettiva nuova in questo autunno 2021. Si tratta, invece, di un pattern transnazionale, globale

 

 

A metà ottobre il ministero della Difesa dell’Austria – Paese che ci ha anticipato nel nuovo lockdown  draconiano – ha lanciato la campagna di affissioni in tutta l’Austria («Blackout – Cosa fare quando tutto è a posto?»), dove si iniziava a parlare di interruzioni di corrente su larga scala.

 

Anche in Romania da giorni si respira l’aria di blackout.

 

Il canale TV nazionale Antena 3, un canale di notizie 24 ore che trasmette anche nella vicina Serbia, ha mandato in onda programmi con grafiche che guidavano lo spettatore nel fare scorte (batterie, radio, candele, acqua, cibo in scatoletta) in vista di «pană de curent de o săptămână în Europa»: un «blackout di una settimana in Europa».

 

 

La Cina sta già da mesi sperimentando blackout che stanno mettendo in dubbio la tenuta economica e produttiva del colosso asiatico. L’amministrazione del Partito Comunista Cinese sta già trasmettendo comunicazioni di tenore emergenziale per i cittadini, invitandoli per esempio a fare scorte per l’inverno.

 

Due parole anche sull’autorevole fonte dell’allarme.

 

Com’è possibile che i politici non abbiano vergogna di ammettere che potrebbe mancare nelle abitazioni e negli spazi lavorativi dei contribuenti l’elemento essenziale dello sviluppo economico, del progresso, della Civiltà moderna?

L’onorevole Giancarlo Giorgetti è da sempre percepito come l’uomo dell’establishment dentro alla Lega. È cugino del banchiere e grand commis di Stato Massimo Ponzellini , a sua volta figlio d’arte (il padre era membro del consiglio della Banca d’Italia e abbiente sostenitore della nascita dell’editore bolognese Il Mulino) e allievo di Romano Prodi, con cui fonda la società Nomisma e con il quale lavora all’IRI dal 1983 al 1990. Ponzellini è stato presidente della grande società di appalti Impregilo nonché, nel 2009, della Banca Popolare di Milano.

 

Nell’estate 2018, durante il governo gialloverde del Conte 1, i giornali parlarono di uno scontro tra Giorgetti e il collega deputato leghista Claudio Borghi, da sempre su posizioni anti-euro assai contrarie allo status quo.  Il tema era quello dei cosiddetti minibot.

 

«C’è ancora chi crede a Borghi? Ma vi sembrano verosimili i minibot? Se si potessero fare, li farebbero tutti» virgolettò Repubblica. Giorgetti e Borghi smentirono screzi, si disse che i giornalisti non avevano capito il tono.

 

Come riportato da Renovatio 21, ad inizio autunno alcuni analisti si sono spinti a dire che con Draghi al colle la manovra potrebbe essere quella di portare Giorgetti al ruolo di primo ministro.

 

Com’è possibile che abbiano il pudore di lasciarlo accadere nel momento in cui ci parlano di «transizione energetica»?

«I veleni verso il ministro dello Sviluppo economico sono molto diffusi: “Vuole mandare Draghi al Quirinale per diventare premier”, dice un deputato» scrisse La Stampa lo scorso 30 settembre.

 

Più che dei veleni nel Palazzo, l’onesto cittadino vorrebbe sapere della corrente elettrica a casa sua. Com’è possibile che i politici non abbiano vergogna di ammettere che potrebbe mancare nelle abitazioni e negli spazi lavorativi dei contribuenti l’elemento essenziale dello sviluppo economico, del progresso, della Civiltà moderna?

 

Com’è possibile che abbiano il pudore di lasciarlo accadere nel momento in cui ci parlano di «transizione energetica»?

 

A quale altra rinuncia ci stanno preparando?

A quale altra rinuncia ci stanno preparando?

 

Dopo il lockdown, il blackout: il processo verso l’azzeramento di ogni attività umana sembra inarrestabile. Niente lavoro, niente consumi, fors’anche niente sostentamento biologico.

 

La Civiltà pare essere impegnata in una regressione verso la barbarie, o ancora meglio, in una corsa verso l’entropia, verso la morte termica.

 

Questo, il nostro lettore lo sa, altro non è se non il copione della Necrocultura: annientare l’essere umano e le sue attività, la sua prosperità, la sua vita.

 

 

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