Pensiero
NATO e mRNA, la Von der Leyen riconfermata per l’imminente guerra transumanista
«Intanto ci teniamo la Von der Pfizer» mi ha detto un parlamentare italiano a poche ore dalla conferma di Ursula al vertice della piramide UE. Io gli parlavo sognante del fatto che magari Kennedy finisce dentro il prossimo gabinetto Trump con mansioni di revisione sanitaria, lui mi riportava alla realtà. La Von der Leyen è ancora presidente della Commissione Europea.
Di fatto, è qualcosa per cui ci sarebbe da darsi i pizzicotti: i giornali, fino al giorno prima, davano per improbabile che Von der Leyen ce la facesse. Tuttavia abbiamo visto lo stesso fenomeno in Francia, dove pareva dovesse stravincere l’estrema destra, invece, tra trucchetti e giravolte, eccoti che al governo potrebbe andare l’estrema sinistra. Eccoci, dunque, in istato di choc.
Dicevano, e anche all’estero: deciderà Meloni. In molti gongolavano: l’Italia ago della bilancia… Costoro non solo l’hanno presa nel muso, come Giorgia, ma ignoravano pure il fatto che la prima elezione di Ursula, che stava venendo deragliata da una sanguigna manovra europarlamentare di Salvini, la si deve ad un partito italiano, il M5S, che – vero grande partito del dissenso – votò la super-intrallazzante democristiana tedesca. Se rivangate nella memoria, ricorderete che si parlava di un SMS di accorato ringraziamento mandato dalla Von der Leyen alla Trenta, allora ministro della Difesa grillino zona Link University, che conosceva l’Ursula dai tempi in cui questa era ministro omologo a Berlino.
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Sarebbe seguito l’incubo che tutti ricordiamo. Con la tedesca, cominciò a caricarsi l’Europa pandemica, l’Europa del green pass, dell’euro digitale, della crisi energetica, della guerra alla Russia.
Come è possibile che chiunque abbia votato – o, come Fratelli d’Italia, abbia anche solo immaginato di votare – per la riconferma dell’algida sciura germanica, non abbia tenuto conto della catastrofe multipla che rappresenta?
È che davvero sembrava impossibile che andasse così liscia: su tutto, pesava il fatto che pochi giorni prima la Corte di giustizia europea avesse accolto il ricorso intentato da cittadini ed eurodeputati dei Verdi contro il rifiuto opposto alla richiesta del 2021, di ottenere l’accesso ai documenti relativi ai contratti per l’acquisto di vaccini COVID da parte della Commissione Von der Leyen e Big Pharma.
Abbiamo pensato tutti: il messaggio è chiaro. Ursula, scansati. Ci hai, a questo punto, uno scandalo di troppo. C’era stata la storia degli SMS con il CEO di Pfizer, Albert Bourla, spariti nel nulla. Era trapelato che il Bourla, quello che ha paura di presentarsi davanti ai deputati europei, peraltro, apprezzava tanto la Ursula, perché sulla questione dei farmaci genici sembrava informata: e ci crediamo, l’aristocratico marito (padre dei suoi sette figli) è un esperto nella materia, e lavora proprio in quel campo.
Qui era scattato uno scandalo ulteriore, che aveva toccato anche l’Italia: ecco che nella fiumana di finanziamenti del fondo europeo PNRR, tra i progetti dell’Università di Padova spuntava fuori anche il nome del marito Heiko, della nobile casata dei Von der Leyen. Conflitto di interessi? Mah. Lui alla fine dovrebbe essersi ritirato.
Sono tegole che possono capitare, ma i giornalisti cominciarono a dire che si trattava di una recidiva: erano spariti messaggini anche rispetto ad una storia di appalti militari, quando era ministra della guerra della Repubblica Federale. Anche lì, non successe niente, tutto le scorre addosso come niente fosse: Ursula von der Teflon. Evidentemente, ci sono altri piani per lei. Piani altissimi.
La cosa ci pare evidente se rammentiamo – e forse siamo gli unici a farlo – che ad una certa sembrò che Biden voleva che, dopo lo Stoltenberg, a capo della NATO ci finisse proprio lei, l’Ursula. E pazienza per gli scandali – o forse, proprio per gli scandali era il caso che al vertice visibile della più grande macchina da guerra della storia umana ci finisse una come lei.
Poi niente: han fatto segretario NATO l’ex premier olandese Mark Rutte (quello dei lockdown massivi, dei cani che sbranano i manifestanti, degli spari sui trattori dei contadini, etc.). Ursula era destinata a tenersi lo scranno più alto d’Europa. Non le è andata male, anzi: lì dove è serve eccome.
Perché quando avanzò l’idea della Von der Leyen alla NATO – il cui quartier generale, sottolineiamo ancora una volta, sta sempre a Bruxelles – la guerra alla Russia era già bella che partita. E quindi, era già chiaro quale postura avrebbe avuto la NATO ursulina con Mosca. Lei aveva già fatto vedere tutto: round di sanzioni continue, che hanno incontrovertibilmente danneggiato più industrie e cittadini europei che non la Russia. E poi, episodi come quello in cui sembrò intimare al governo tedesco di dare alle forze ucraine «tutte le armi necessarie».
Ricapitoliamo: la storia di Ursula è fatta quindi di NATO, e di mRNA. Le due cose paiono indissolubili, e l’abbiamo capito nelle riflessioni che abbiamo fatto sulla geopolitica vaccinale degli anni pandemici. Un tempo c’era la cortina di ferro, ora c’è quella di RNA messaggero sintetico. Sempre ricordando che si tratta di tecnologia militare del Pentagono, l’edificio che guida il Patto Atlantico.
I vaccini mRNA sono essenzialmente quelli che, a livello maggioritario, sono stati consentiti, cioè inflitti, alla popolazione dei Paesi NATO ed alleati. Pfizer e Moderna sono vaccini mRNA puri, mentre AstraZeneca e Janssen, cioè Johnson&Johnson, che sono a vettore virale, hanno avuto una fetta minuscola del mercato del deltoide europeo bucato per obbligo. Abbiamo visto pure che ora AZ è stato del tutto ritirato, e pazienza per quelli che alla lotteria della siringa se lo sono beccati, e adesso magari (ammesso che abbiano coraggio o cervello, cose che nei vaccinati possono a volte drammaticamente mancare) si trovano a seguire i processi britannici sulle morti da coagulo.
Nei Paesi NATO, lo sapete, per qualche ragione non sono stati accettati né il vaccino russo Sputnik – un siero genico a vettore virale, quindi non diverso dall’AZ o dal J&J – né i vaccini cinesi Sinovac, che usavano invece l’antica tecnologia del virus attenuato. Nessuna vera spiegazione è stata data sul diniego opposto a questi sieri, pure in un momento in cui vi era scarsità tale che gli editorialisti del Fatto Quotidiano si segnalavano come caregiver per farsi inoculare il prima possibile.
C’era l’emergenza, non c’erano abbastanza dosi – ce lo ripetevano di continuo, assieme alla narrazione della tecnopozione miracolosa venuta dalla catena del freddo, talmente necessaria che l’anno dopo i vaccini cominciarono a farli tra gli ombrelloni in spiaggia, rincorrendo signore spalmate di crema solare impegnate nel cruciverba de La Settimana Enigmistica.
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Eppure i vaccini russi e cinesi no, non si potevano avere. Si ingenerò il problema di San Marino, nazione dove i solidi contatti preesistenti con la Russia (dovuti magari a qualche circuito inconfessabile messo su ai bei tempi il Partito Comunista Italiano), consentirono la distribuzione dello Sputnik, con il problema che poi i sanmarinesi, che sono materialmente italiani, non sapevano come fare usciti dai confini del Titano: dovevano iniettarsi anche un vaccino atlantico? Che effetto avrebbe fatto la mistura? All’epoca si diceva che la misture di marche diverse non si poteva fare, poi, come niente fosse, dissero che fare dosi di brand differenti si poteva, anzi magari era pure meglio. (Quante meraviglie ci riemergono…)
I lettori avranno capito dove voglio arrivare: esiste sulla Terra un’immensa spaccatura, partita tempo prima della guerra in Ucraina, una divisione del mondo che passava attraverso i corpi dei cittadini occidentali perfino a livello subcellulare. Se sei cittadino USA o UE, devi farti l’mRNA. Punto.
I lettori di Renovatio 21 sanno altresì che a questo fenomeno abbiamo tentato, soli soletti, di dare una spiegazione: la popolazione va abituata alle terapie geniche (questo di fatto è il siero, non un vaccino), che sono peraltro proprio la specializzazione del marito principe Von der Leyen.
La popolazione va indotta all’uso dell’mRNA, e non solo per il COVID: ogni malattia, in futuro, potrà essere curata con strumenti genetici. Ogni disturbo sarà trattato con la modifica biomolecolare dell’essere umano. Si tratta, né più né meno, dell’imposizione di un programma di transumanesimo di massa. E con la prima prova, il referendum per capire se il gregge avrebbe accettato, è andata benissimo.
Il cittadino europeo sarà genicamente modificato, o non sarà: il green pass significava esattamente questo. La cittadinanza, i diritti che ne derivano, sottomessi all’accettazione della propria trasformazione genetica cellulare.
E quindi, ci diviene più chiara la composizione del conflitto militare sul punto di deflagrare definitivamente: da una parte la Russia, dall’altra parte il mondo umanoide.
Da una parte una nazione che è tornata cristiana, e che valuta positivamente le altre religioni (come l’Islam, che costituisce il 15% della popolazione russa, ma stranamente non vi è anarco-tirannia musulmana delle banlieue né minaccia soverchiante del terrore jihadista); dall’altra il blocco che dell’umanità transumanizzante.
La guerra contro la Russia quindi, oltre che termonucleare, sarà in effetti la prima guerra transumanista della storia.
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Non perdete tempo a pensare ai giochetti di superficie dell’europolitica: sì, Ursula si è presa i voti dei Verdi promettendo chissà quale follia decrescitista climatica antiumana, ma ricordatevi sempre che i Verdi sono al momento il partito più guerrafondaio al governo in Germania. Sì, c’era una manovrina che ha tentato la sgomitante Meloni – richieste di ruoli di vice, robette così – ma del fatto che nel vero scacchiere Giorgia non contasse nulla non è che dovevamo avere dimostrazioni, altrimenti non l’avrebbero mai lasciata arrivare lì, sbarrando ovunque la strada a Salvini.
Quello è rumore di fondo. La realtà è che la Von der Leyen è rimasta perché c’è un lavoro da portare avanti, il grande piano da realizzare una volta per tutte: scatenare una guerra post-umana contro la Russia, e perseverare con la sottomissione – perfino biologica – della popolazione dell’Occidente.
È più spaventoso di quanto si riesce ad immaginare, ma va così. E quando vedete quella bella vecchina, il dolce volto diafano stile Charlotte Rampling camomillizzata, dovete capire che dietro vi è qualcosa di enorme – il programma di riforma, intima e violenta, del pianeta e dell’umanità stessa.
Le pallottole per Trump – a proposito: ci diranno quante erano? Sono tutte state sparate dal misterioso ragazzino sfigato? – hanno la medesima radice politica, geopolitica, metapolitica, metafisica. Il miracolo che lo ha salvato, pure è un fatto metafisico che riguarda le sorti dell’umanità intera.
Eppure non è ancora finita: nei prossimi mesi, giocoforza accelereranno. Perché la guerra transumanista si deve fare, costi quello che costi.
I signori del mondo non molleranno, e se ne fregano oramai se – tra signore controverse e presidenti dementi – non hanno nemmeno più facce nuove, o anche solo decorose, da mettere sul palco.
È, in verità, un gran brutto segno.
Roberto Dal Bosco
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Immagine di European Union, 2024 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International; immagine modificata
Pensiero
Il Grande Grande Reset: il mondo dei banchieri muore, inizia quello dei costruttori
Perché il mondo dei banchieri sta morendo e perché i costruttori erediteranno il secolo.
Ci troviamo a un punto di svolta storico. E sono profondamente convinto che questa svolta darà vita a un mondo radicalmente migliore. Non “migliore” nel senso degli slogan di Davos. Migliore nel senso più concreto che ci sia: più giusto, più efficiente, più vero. Per capire dove stiamo andando, dobbiamo prima guardare con lucidità da dove veniamo.— Brivael Le Pogam (@brivael) July 7, 2026
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Il vecchio mondo: prenditori e banchieri
Per decenni, il mondo è stato governato da due caste. I predatori e i banchieri. I «prenditori» [takers, ndt] e i banchier. La loro alleanza non ha mai prodotto valore. Ha prodotto sistemi. Sistemi stratificati, narrazioni sovrapposte l’una sull’altra, progettate non per servire ma per estrarre. Un’intera architettura la cui funzione primaria non è mai stata quella di creare, ma di catturare: catturare la rendita, catturare l’attenzione, catturare il potere e poi rendersi indispensabile al flusso stesso che aveva deviato. Quel mondo non produce costruttori. Produce personaggi. Uomini plasmati dalla macchina: selezionati, confezionati, spinti dalle reti intrecciate di finanza, media e istituzioni. Macron, Obama: prodotti puri di quel software. Brillanti manager del nulla. Non hanno mai costruito nulla che esista nel mondo reale. Hanno amministrato, incarnato, interpretato un ruolo scritto altrove, da altri. Il talento era reale, ma era il talento dell’attore, non dell’ingegnere. E la gente lo percepiva. Confusamente, ma con certezza. Percepiva che la correttezza aveva abbandonato i sistemi. Che qualcosa non quadrava nel meccanismo. È da qui che nasce la tensione permanente della nostra epoca: da quell’intuizione condivisa che chi prende le decisioni non sia né competente, né legittimo, né in contatto con la realtà. Ray Dalio ha dedicato la sua vita allo studio dei cicli dei grandi imperi. La sua conclusione è agghiacciante e si riassume in una sola frase: le civiltà non muoiono quasi mai per mano di nemici esterni. Si decompongono dall’interno, attraverso la decadenza delle loro élite, la finanziarizzazione di ogni cosa e il silenzioso crollo della qualità delle loro decisioni. Ed è proprio in questa situazione che ci troviamo. L’incompetenza non è più un’anomalia del sistema. È diventata il sistema operativo.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
L’altra specie di uomo: il costruttore
Naval, il filosofo della Silicon Valley, lo ha riassunto in una frase che ha fatto il giro del mondo: «È l’era dei costruttori. (ci dispiace per i finanzieri e i chiacchieroni)».Soffermiamoci un attimo su quello specchio quasi perfetto. I finanzieri e i chiacchieroni sono esattamente i miei banchieri e i miei prenditori. Due uomini che non si sono mai coordinati, un’intuizione rigorosamente identica. Questo è il segno che ciò che stiamo descrivendo non è un’opinione o un capriccio ideologico, ma un cambiamento epocale che ormai tutti possono percepire sotto i propri piedi. Di fronte a quella casta, è sempre esistita un’altra specie di uomo: il costruttore. Colui che non narra il mondo, ma lo costruisce. Colui per cui la verità non è un’opinione da imporre, ma un vincolo da rispettare. Il reale non negozia: il razzo vola o esplode. L’auto si muove o non si muove. Il software funziona o si blocca. Nessuna narrazione, nessuna rete, nessun bicchiere di champagne salverà un oggetto che non funziona. Questo è ciò che rende incorruttibile il costruttore, laddove il prenditore è infinitamente malleabile: egli risponde a qualcosa di più grande di sé. E l’incarnazione assoluta del costruttore degli ultimi vent’anni, colui che condensa l’intero cambiamento di paradigma in un’unica figura, è Elon Musk.It’s the Age of Builders.
(sorry financiers and talkers) — Naval (@naval) June 18, 2026
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Elon Musk, l’uomo che ha cambiato le regole
Bisogna valutare ciò che rappresenta veramente. Musk non è semplicemente un imprenditore di successo. È la prova vivente che il vecchio mondo era un bluff. Che si possono costruire cose ritenute impossibili – far atterrare verticalmente uno stadio di un razzo, industrializzare l’auto elettrica, connettere il pianeta dall’orbita – non nonostante ci si rifiuti di stare al gioco delle sciocchezze aziendali, ma proprio perché ci si rifiuta di starci. Non è mai entrato nel gioco dello status. Non è mai entrato nel silenzioso teatro delle sale riunioni, nelle reti di favoritismi, nello scambio di favori. Dove il vecchio mondo punta sull’apparenza, lui punta sulla realtà. Dove il vecchio mondo assume in base al pedigree, lui assume in base alla capacità di ottenere risultati. Questa ossessione per il concreto – quasi maniacale – è esattamente ciò che i prenditori non sono mai stati in grado di comprendere, ed è esattamente ciò che li rende obsoleti. Tuttaviala mossa più importante di Musk sta altrove. Non si tratta né di SpaceX né di Tesla. Significa aver compreso che l’ultimo territorio rimasto da conquistare non era quello industriale, bensì quello narrativo. Per decenni, i costruttori hanno regnato sulla produzione e sono rimasti in silenzio sulla storia. Hanno fabbricato la realtà, ma hanno lasciato che i prenditori ne scrivessero la storia. Acquistando la piazza pubblica, rifiutandosi di lasciare il monopolio del discorso alla casta che lo aveva sempre detenuto, Musk ha fatto qualcosa che nessun costruttore aveva mai osato fare: ha portato la guerra sul terreno delle idee. Ha strappato dalle mani dei prenditori l’ultima cittadella. Ecco perché è odiato con tanta intensità. Non perché abbia torto. Perché dimostra, ogni giorno, pubblicamente, che il re è nudo.Iscriviti al canale Telegram ![]()
Un aneddoto che dice tutto
Un’esperienza vissuta in prima persona, che cattura l’intero cambiamento meglio di qualsiasi saggio. Quando lavoravo per Y Combinator [celebre programma della Silicon Valley per la formazione delle startup, ndt], la stragrande maggioranza degli eventi era priva di sfarzo. Niente tartine, niente calici di champagne, niente rituali da alta società. Burritos, pizze, un po’ di birra. Parlavamo di prodotto, di fatturazione, di realizzazione. Pragmatismo allo stato puro, perché questa è la vera cultura dei costruttori: la realtà prima di tutto, il decoro mai. Gli unici eventi sfarzosi erano quelli in cui ricevevamo gli investitori, persone provenienti dal vecchio mondo, più riservato. Allora sì, spuntavano i tartine, lo champagne e gli abiti eleganti. Allora ci lanciavamo nel gioco dello status. Indossavamo la maschera. Ma è proprio questo il punto: è un costume. Un indumento che si indossa per parlare la lingua del vecchio mondo per la durata di un incontro, non un’identità, non una cultura, non un modo di essere. Il prenditore è il suo costume. Chi lo crea lo indossa e lo toglie. L’intera differenza di civiltà risiede in questo dettaglio.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Quel mondo sta morendo
Diciamolo chiaramente: il vecchio mondo è in agonia. È proprio per questo che resiste con tanta violenza. Un sistema morente non si arrende in silenzio: morde, si chiude a riccio, demonizza, criminalizza. Ciò che scambiamo per potere è spesso solo la resistenza di un corpo che si rifiuta di morire. Ma in fondo, sa già di aver perso. Perché le esigenze del popolo sono cambiate. Non chiedono più discorsi o simboli: chiedono servizi. Sempre più efficienti, sempre più concreti, sempre più rapidi. E le élite sanno, meglio di chiunque altro, di essere strutturalmente incapaci di fornirli. Non si crea efficienza con persone addestrate a gestire la narrazione. Quel terreno appartiene ai costruttori – e come tutto ciò che toccano, se lo prenderanno con le prove, non con il permesso.L’IA ha rimescolato le carte
Eppure, restava un’ultima linea di difesa. Il regno delle idee, dei concetti, della teoria. L’unico terreno in cui il prenditore manteneva un reale vantaggio, perché produrre narrazioni su larga scala era un’arte a sé stante, riservata alla loro casta: giornalisti, comunicatori, intellettuali televisivi, opinionisti. Chi costruiva, storicamente, era muto. Sapeva fare, ma non sapeva dire. Poteva costruire un impero industriale senza mai intervenire nella battaglia culturale. L’IA ha appena fatto saltare quel lucchetto. Ora chi costruisce può anche pensare, scrivere, strutturare e distribuire – su larga scala, senza intermediari, senza dover implorare per avere accesso al microfono. Il monopolio della narrazione è appena crollato. Il costruttore non è più condannato al silenzio. Entra a sua volta nella guerra delle idee e la vincerà, per una ragione semplice e inconfutabile: parla dal reale. Non sta difendendo un’astrazione; sta descrivendo ciò che ha costruito con le proprie mani. È l’ultimo baluardo dei prenditori che crolla. Ed è quello a cui si sono aggrappati con più tenacia.Il vero reset
Ecco perché il vero reset non è quello che ci è stato promesso. Il «Grande Reset» dei banchieri è stata un’operazione di conservazione mascherata da trasformazione: mantenere il potere cambiando il vocabolario, consolidando un ordine morente sotto il linguaggio del progresso. La nostra è l’esatto opposto. È una liberazione. Il trasferimento del potere da chi narra a chi agisce. Da figure costruite ad uomini reali. Da sistemi di sfruttamento a macchine di creazione. Il Grande Grande Reset. Ed è già iniziato. Brivael Le PogamIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Pensiero
Deputata inglese, cattolica e pro-life, assassinata
Ann Widdecombe, ex parlamentare britannica e star televisiva, è stata assassinata.
La polizia britannica sta indagando sulla morte della Widdecombe, 78 anni, trovata ferita e senza vita nella sua casa nel Devon, in Inghilterra, il 9 luglio. Secondo il Daily Telegraph, la polizia del Devon e della Cornovaglia sta cercando «un uomo bianco» come sospetto della sua morte. La notizia del decesso della Widdecombe è stata diffusa dai giornali britannici questa mattina senza alcun riferimento a un atto criminoso.
Secondo le ultime notizie, un uomo di 26 anni, descritto dalla polizia come un «cittadino britannico bianco», è stato arrestato in relazione al suo omicidio.
Convertita al cattolicesimo e attivista pro-vita, la Widdecombe si è fatta amare dai britannici grazie alle sue apparizioni sorprendentemente popolari nei programmi televisivi Strictly Come Dancing e Celebrity Big Brother.
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La Widdecombe è stata deputata conservatrice dal 1987 al 2010, successivamente membro del Brexit Party e poi del Reform Party.
Si tratta del secondo omicidio di un politico cattolico pro-life di alto profilo in Inghilterra in questo decennio. Sir David Amess, membro del Parlamento per 38 anni e amico di Widdecombe, è stato assassinato sul posto di lavoro nel 2021 dall’islamista Ali Harbi Ali.
La figlia di Amess, Katie, ha rilasciato una dichiarazione. «Sono profondamente addolorata per la scomparsa di Ann Widdecombe», ha scritto. «Ann è stata un’amica leale e di lunga data di mio padre, Sir David Amess, e la nostra famiglia le sarà sempre grata per la gentilezza, la forza e la dignità che ha dimostrato nei momenti più difficili della nostra vita».
«L’elogio funebre che ha pronunciato per mio padre nella Cattedrale di Westminster, e la compassione che ci ha dimostrato nei giorni e nei mesi successivi alla sua scomparsa, hanno rispecchiato il meglio del suo carattere: caloroso, integerrimo e incrollabile nel suo sostegno a coloro a cui voleva bene», ha continuato Katie Amess. «L’amicizia di Ann significava moltissimo per mio padre, e le sue parole hanno portato conforto a tantissime persone che gli volevano bene. Oggi la ricordiamo con affetto e rispetto, e porgiamo le nostre più sentite condoglianze alla sua famiglia e ai suoi amici. Possa riposare in pace».
L’assassino di Amess, secondo alcuni, aveva legami con i terroristi islamisti somali al-Shabbab, ai quali il governo italiano, tempo prima, aveva pagato un lauto riscatto per una cooperante rapita e poi tornata sorridente e convertita all’islam.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
L’Europa verso la guerra contro la Russia. Senza USA e NATO
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