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Sorveglianza digitale: il vero motivo dietro la spinta a vaccinare i bambini

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.

 

 

«Il vero scopo dietro la storica e senza precedenti spinta a vaccinare i giovanissimi anche contro malattie come il COVID, che non rappresentano una minaccia per loro, è quello di introdurre l’attuale generazione di bambini nel fiorente sistema di identità digitale globale».

 

 

 

Il COVID-19 potrebbe aver colto di sorpresa gran parte del pianeta tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020, ma gran parte delle basi per la tecnologia ora ampiamente utilizzata come «risposta» alla pandemia è stata concettualizzata e sviluppata anni prima.

 

Negli Stati Uniti e in tutto il mondo, c’è stata recentemente una forte spinta per implementare una varietà di regimi di «passaporto vaccinale», molti dei quali basati su tecnologie digitali come le applicazioni mobili per registrare – almeno finora – il proprio registro di vaccinazione COVID -19.

 

Gran parte delle basi per la tecnologia ora ampiamente utilizzata come «risposta» alla pandemia è stata concettualizzata e sviluppata anni prima

Questi «strumenti» vengono presentati da funzionari pubblici e sezioni significative dei media nelle ultime settimane e mesi come qualcosa di ineluttabile, una progressione tecnologica naturale come respirare.

 

Si presentano anche come «nuova» risposta a una crisi senza precedenti.

 

Queste applicazioni tecnologiche sono propagandate come un mezzo per mantenere aperte le attività commerciali e garantire la «tranquillità» per le persone ancora diffidenti a entrare negli spazi pubblici.

 

Ma quanto è nuova questa «nuova» tecnologia? E l’uso della tecnologia sarà limitato alle vaccinazioni COVID o alla «salute»?

 

 

«Alleanze» internazionali a sostegno della fusione di «Big Tech» e «Big Health»

Era l’inizio del decennio precedente, gennaio 2010, quando Bill Gates, tramite la Bill & Melinda Gates Foundation, dichiarò: «[dobbiamo] far sì che questo sia il decennio dei vaccini», aggiungendo che «l’innovazione consentirà di salvare tanti bambini come mai prima d’ora».

 

Nel lanciare questo cosiddetto «Decennio dei vaccini», la Fondazione Gates ha promesso un finanziamento di 10 miliardi di dollari. Ma Gates non era l’unico attore dietro questa iniziativa.

 

Ad esempio, il programma «Decennio dei vaccini» ha utilizzato un modello proveniente dalla Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health per prevedere il potenziale impatto dei vaccini sulle morti infantili nel decennio a venire.

 

L’annuncio dell’iniziativa «Decennio dei vaccini» è stato dato all’incontro di quell’anno del World Economic Forum (WEF)

E l’annuncio dell’iniziativa «Decennio dei vaccini» è stato dato all’incontro di quell’anno del World Economic Forum (WEF).

 

Questi stessi attori – la Bill & Melinda Gates Foundation, la Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health e il WEF – hanno organizzato l’ormai famigerata simulazione della pandemia Event 201, nell’ottobre 2019, poco prima che il COVID entrasse nelle nostre vite.

 

Inoltre, nel 2010 è stato annunciato un «Piano d’azione globale sui vaccini» come parte di questa iniziativa. Si trattava di una collaborazione con l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), l’UNICEF e l’Istituto nazionale per le allergie e le malattie infettive (NIAID), con il dott. Anthony Fauci nel consiglio direttivo.

 

Come ha dichiarato la Fondazione Gates all’epoca:

 

«Il Global Vaccine Action Plan consentirà un maggiore coordinamento tra tutti i gruppi di parti interessate – governi nazionali, organizzazioni multilaterali, società civile, settore privato e organizzazioni filantropiche – e identificherà politiche, risorse e altri divari critici che devono essere affrontati per realizzare la vita- potenziale di risparmio dei vaccini».

 

Il comitato direttivo per il «Piano d’azione globale sui vaccini» includeva un membro della GAVI Alliance. In particolare, l’annuncio iniziale del «Decennio dei vaccini» è stato fatto alla presenza di Julian Lob-Levyt, allora CEO di GAVI Alliance.

 

Cosa, o chi, è GAVI Alliance? Conosciuta anche come l’«Alleanza Vaccinale»», conduce una missione per «salvare vite e proteggere la salute delle persone» e afferma di «aiutare a vaccinare quasi la metà dei bambini del mondo contro malattie infettive mortali e debilitanti».

 

GAVI continua descrivendo la sua partnership principale con varie organizzazioni internazionali, inclusi nomi ormai familiari: l’OMS, l’UNICEF, la Fondazione Bill & Melinda Gates e la Banca Mondiale. (Lungi dall’aiutare i poveri del mondo, la Banca Mondiale è stata definita da un ex membro, John Perkins, come un’organizzazione che usa «sicari economici» per soggiogare paesi finanziariamente in difficoltà).

 

Nel 2018, GAVI, attraverso la sua iniziativa INFUSE (Innovation for Uupdate, Scale and Equity in Immunization), ha proposto i seguenti «spunti di riflessione»:

 

«Immaginate un futuro in cui tutti i bambini abbiano accesso a vaccini salvavita, indipendentemente da dove vivono, un futuro in cui i genitori e gli operatori sanitari assicurino la loro vaccinazione tempestiva, un futuro in cui abbiano il proprio libretto sanitario archiviato digitalmente che non può essere perso o rubato, un futuro in cui, indipendentemente dal genere, dalla posizione economica o sociale, questo record consente a ciascun bambino (e ai genitori) di avere accesso a un conto bancario, andare a scuola, accedere ai servizi e, infine, costruire una vita prospera».

 

«Con gli ultimi progressi nelle tecnologie digitali che mettono a disposizione sistemi più efficaci di registrare, identificare le nascite e rilasciare prove di identità e autenticazione per l’accesso ai servizi, siamo sul punto di costruire un futuro più sano e prospero per i bambini vulnerabili del mondo» GAVI, progetto INFUSE

«Questo futuro è possibile oggi. Con gli ultimi progressi nelle tecnologie digitali che mettono a disposizione sistemi più efficaci di registrare, identificare le nascite e rilasciare prove di identità e autenticazione per l’accesso ai servizi, siamo sul punto di costruire un futuro più sano e prospero per i bambini vulnerabili del mondo».

 

Questo si realizzerebbe, secondo GAVI, attraverso l’iniziativa INFUSE, in particolare «richiedendo innovazioni che sfruttino le nuove tecnologie per modernizzare il processo di identificazione e registrazione dei bambini che hanno più necessità di vaccini salvavita».

 

Come scrive il giornalista investigativo Leo Hohmann:

 

«Non lasciatevi confondere dal “costruire un futuro più sano e più prospero”. È solo una facciata. Si tratta di raccolta dati e non ha nulla a che fare con la salute».

 

«Il vero scopo dietro la storica e senza precedenti spinta a vaccinare i giovanissimi anche contro malattie come il COVID, che non rappresentano una minaccia per loro, è quello di inserire l’attuale generazione di bambini nel fiorente sistema di identità digitale globale».

 

La stessa GAVI ha confermato la dichiarazione di cui sopra, poiché ha descritto i potenziali usi di queste «nuove tecnologie» che vanno oltre il rilascio di una «tessera sanitaria digitale per bambini» verso l’«accesso ad altri servizi», compresi i «servizi finanziari» nel senso più ampio del termine.

 

«Il vero scopo dietro la storica e senza precedenti spinta a vaccinare i giovanissimi anche contro malattie come il COVID, che non rappresentano una minaccia per loro, è quello di inserire l’attuale generazione di bambini nel fiorente sistema di identità digitale globale»

Le limitazioni all’«accesso» a tali «altri servizi» sono già evidenti nelle giurisdizioni in cui i passaporti COVID limitano l’accesso ad aziende, banche e altri spazi privati per i non vaccinati

 

La GAVI Alliance collabora strettamente anche con l’Alleanza ID2020, fondata nel 2016, che dichiara di sostenere «approcci etici e di protezione della privacy all’ID digitale», aggiungendo che «elaborare correttamente l’ID digitale significa proteggere le libertà civili».

 

Non sorprende che non vengano forniti chiarimenti in merito alla potenziale perdita delle libertà civili per gli individui che scelgono, per qualsiasi motivo, di non essere vaccinati e che sono quindi esclusi da ampie fasce della società nelle aree in cui sono stati implementati e imposti i passaporti COVID.

 

Tale retorica da parte di ID2020 ricorda le dichiarazioni pubbliche rilasciate dall’Unione Europea (UE) mentre si preparava a lanciare il suo cosiddetto «Green Pass» all’inizio di quest’anno.

 

Funzionari dell’UE, come il presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen – che ha recentemente chiesto una «discussione» sulle vaccinazioni obbligatorie nell’UE – hanno fatto di tutto per sottolineare che la privacy delle persone sarebbe stata protetta.

 

In un modo che alcuni potrebbero considerare fuori tono, hanno ulteriormente sottolineato che un tale pass digitale consentirebbe alle persone di «muoversi in sicurezza» per «lavoro o turismo», come se la libera circolazione fosse un nuovo concetto che solo un pass digitale potrebbe rendere possibile.

 

Ancora una volta, le restrizioni sui non vaccinati, comprese quelle relative a «lavoro o turismo», erano del tutto assenti dalla retorica pubblica che circondava questa nuova misura.

 

Evidenziando le opportunità che la collaborazione GAVI-ID2020 potrebbe aprire, il bando INFUSE per l’innovazione afferma:

 

«Secondo l’Alleanza ID2020 – una partnership pubblico-privata che include GAVI – l’uso delle tessere sanitarie digitali per i bambini potrebbe migliorare direttamente i tassi di copertura garantendo una registrazione verificabile e accurata e spingendo i genitori a portare i propri figli per la dose successiva.

 

«Dal punto di vista dei genitori, i documenti digitali possono essere pratici per tenere traccia dei vaccini di un bambino ed eliminare scartoffie inutili».

 

«E man mano che i bambini crescono, la loro tessera sanitaria digitale può essere utilizzata per accedere a servizi secondari, come la scuola primaria, o facilitare il processo di ottenimento di credenziali alternative. In effetti, la tessera sanitaria digitale potrebbe, a seconda delle esigenze e della disponibilità del Paese, diventare potenzialmente il primo passo per stabilire un’identità legale ampiamente riconosciuta»

«E man mano che i bambini crescono, la loro tessera sanitaria digitale può essere utilizzata per accedere a servizi secondari, come la scuola primaria, o facilitare il processo di ottenimento di credenziali alternative. In effetti, la tessera sanitaria digitale potrebbe, a seconda delle esigenze e della disponibilità del Paese, diventare potenzialmente il primo passo per stabilire un’identità legale ampiamente riconosciuta».

 

Tutte queste proposte e iniziative sembrano, a loro volta, essere strettamente allineate con gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, e in particolare con l’obiettivo 16.9, che prevede la fornitura di un’identità giuridica digitale per tutti, compresi i neonati, entro il 2030.

 

A tal fine, nel 2018 le Nazioni Unite hanno istituito la task force dell’agenda sull’identità giuridica delle Nazioni Unite. Nel maggio 2021, questa task force, insieme al Programma di sviluppo delle Nazioni Unite e a una varietà di attori del settore privato, ha organizzato sessioni della tavola rotonda «Future of Technology and Institutional Governance in Identity Management».

 

Il rapporto ONU: espansione dei partenariati pubblico-privato per l’ulteriore sviluppo e attuazione dei regimi di identificazione digitale in tutto il mondo, incluso il Sud del mondo.

Il rapporto finale di queste sessioni indica, tra le altre cose, il desiderio delle parti interessate per l’espansione dei partenariati pubblico-privato per l’ulteriore sviluppo e attuazione dei regimi di identificazione digitale in tutto il mondo, incluso il Sud del mondo.

 

Una delle parti interessate presenti, la Secure Identity Alliance, senza scopo di lucro, ribadisce il suo sostegno «per fornire un’identità legale e affidabile per tutti e guidare lo sviluppo di servizi digitali inclusivi necessari per la crescita e prosperità economica sostenibile e mondiale».

 

Un documento pubblicato a luglio dalla Security Identity Alliance parla di «rendere i certificati sanitari una realtà attuabile».

 

Uno dei cinque principi che il documento propone per tali passaporti sanitari è che sono «a prova di futuro», offrendo «funzionalità multiuso» al fine di «assicurare un valore continuo oltre l’attuale crisi».

 

La Secure Identity Alliance annovera tra i suoi osservatori autorità governative di paesi come Germania, Paesi Bassi, Estonia, Slovenia, Emirati Arabi Uniti, Nigeria e Guinea.

 

Inoltre, uno dei fondatori e attuali membri del consiglio è il Thales Group, una società privata coinvolta nell’aerospazio, nella difesa e nella sicurezza, in breve, appaltatore della Difesa.

 

I documenti disponibili in questo Digital ID Wallet vanno oltre le «credenziali sanitarie» e includono carte d’identità nazionali, patenti di guida e qualsiasi altro documento ufficiale

Sul suo sito web, il Thales Group promuove con orgoglio la sua «Tessera sanitaria intelligente» e la tecnologia Digital ID Wallet. Tra un linguaggio utopico che afferma «siamo pronti per il cambiamento» e «mettere sotto controllo i cittadini», il Digital ID Wallet promette al pubblico la possibilità di «accedere ai diritti e ai servizi a cui abbiamo diritto».

 

In effetti, i documenti disponibili in questo Digital ID Wallet vanno oltre le «credenziali sanitarie» e includono carte d’identità nazionali, patenti di guida e qualsiasi altro documento ufficiale.

 

Numerosi Paesi del mondo, compresi gli Stati Uniti, si trovano attualmente in diverse fasi di implementazione proprio di questo tipo di «portafoglio digitale».

 

 

Fare un passo (o più) avanti con i «passaporti sanitari»: i regimi dei portafogli digitali prendono forma

Il 30 novembre la Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato l’HR 550, l’Immunization Infrastructure Modernization Act del 2021.

 

Se approvata dal Congresso, questa legge fornirebbe finanziamenti per 400 milioni di dollari allo scopo di espandere i sistemi di tracciamento dei vaccini a livello statale e locale, consentendo ai funzionari sanitari statali di monitorare lo stato di vaccinazione dei cittadini americani e di fornire queste informazioni al governo federale.

 

I passaporti vaccinali e le liste nere per i non vaccinati – un concetto per il quale Fauci ha espresso il suo sostegno – potrebbero essere creati secondo la legge.

 

Il disegno di legge, presentato dalla deputata Annie Kuster (NH-02), è passato alla Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti con 294 voti, tutti i democratici e 80 repubblicani. Ora è all’esame del Senato, dove è al vaglio della commissione per la salute, l’istruzione, il lavoro e le pensioni.

 

Da quando è stato approvato dalla Camera, il disegno di legge ha riscosso una discreta attenzione: altri recenti sviluppi dell’identificazione digitale negli Stati Uniti, tuttavia, sembrano essere rimasti relativamente sotto il radar.

 

Apple ha annunciato una partnership con otto Stati – Arizona, Connecticut, Georgia, Iowa, Kentucky, Maryland, Oklahoma e Utah – per rendere disponibili le patenti di guida dei rispettivi stati in formato digitale tramite la piattaforma Apple Wallet

A settembre, ad esempio, Apple ha annunciato una partnership con otto Stati – Arizona, Connecticut, Georgia, Iowa, Kentucky, Maryland, Oklahoma e Utah – per rendere disponibili le patenti di guida dei rispettivi stati in formato digitale tramite la piattaforma Apple Wallet.

 

Nel frattempo, altri Stati, tra cui New York (tramite il suo «Excelsior Pass») e il Connecticut, hanno introdotto il proprio certificato di vaccinazione COVID digitale.

 

In modo simile a quello con cui l’UE ha promosso i passaporti vaccinali, queste iniziative a livello statale negli Stati Uniti sono propagandate come un mezzo per riaprire «in sicurezza» l’economia e incoraggiare i viaggi e gli spostamenti.

 

In effetti, New York è arrivata al punto da rendere disponibile un «progetto» della sua piattaforma di pass per i vaccini, «come guida per assistere altri stati, territori ed entità nell’espansione dei sistemi di credenziali del vaccino COVID-19 compatibili per far progredire gli sforzi di sviluppo economico a livello nazionale».

 

Guardando all’UE, una delle priorità del blocco nell’ambito del suo piano quinquennale 2019-2024 è creare una «identità digitale per tutti i cittadini europei». Vale a dire, ogni cittadino e residente dell’UE avrebbe accesso a un «portafoglio digitale personale» nell’ambito di questa iniziativa.

 

Questo «portafoglio digitale personale» potrebbe includere documenti come carte d’identità nazionali, certificati di nascita, certificati medici e patenti di guida.

 

L’UE ha successivamente presentato i suoi piani per il «Decennio digitale europeo», in cui sotto il «Digital Compass» dell’UE, il 100% dei servizi pubblici chiave sarà disponibile in formato digitale, con un obiettivo di utilizzo dei documenti di identificazione digitale dell’80%.

 

Già diversi Stati membri dell’UE stanno entrando in azione.

 

La Germania, che dispone di carte d’identità nazionali elettroniche (tramite chip biometrici) dal 2010, ha introdotto le versioni digitali di queste carte d’identità lo scorso autunno, tramite l’AusweisApp2. Nella stessa app sono disponibili digitalmente le patenti di guida tedesche.

 

Germania e Spagna hanno recentemente firmato un accordo per avviare un programma transfrontaliero per l’identificazione digitale

Inoltre, Germania e Spagna hanno recentemente firmato un accordo per avviare un programma transfrontaliero per l’identificazione digitale, che comporterebbe il riconoscimento reciproco dei rispettivi documenti digitali ufficiali

 

Anche la Francia ha recentemente annunciato l’ intenzione di integrare la propria carta d’identità nazionale con gli smartphone.

 

La Grecia ha ricevuto elogi dalla stampa globale quando ha introdotto strumenti digitali particolarmente draconiani durante i due lockdown per il COVID, come una piattaforma SMS del governo a cui i residenti avrebbero dovuto inviare un messaggio di testo per poter circolare in pubblico per una serie limitata di «ragioni».

 

Più di recente, la Grecia ha annunciato l’imminente creazione di un portafoglio digitale che conterrà documenti come la carta d’identità nazionale, la patente di guida e la documentazione sanitaria.

 

L’Estonia, considerata leader mondiale nell’introduzione dell’e-governance digitale e che dispone di carte d’identità digitali dal 2002, sta preparando il proprio sistema di portafoglio digitale mentre esprime sostegno al «Digital Compass» dell’UE.

 

La Grecia ha annunciato l’imminente creazione di un portafoglio digitale che conterrà documenti come la carta d’identità nazionale, la patente di guida e la documentazione sanitaria

Al di fuori dell’Europa, anche molti altri paesi hanno ampliato i loro regimi di identificazione digitale in vari modi.

 

In Australia, ad esempio, stati come il New South Wales, il South Australia e il Queensland hanno introdotto o testato le patenti di guida digitali.

 

È in India, tuttavia, che tali documenti digitali sembrano aver generato finora il maggior grado di controversia.

 

La Ayushman Bharat Digital Mission è stata annunciata nel 2020 e lanciata come programma pilota in sei regioni dell’India nel 2021. È un’app che fornisce un ID sanitario digitale univoco a ciascun cittadino ed è collegata alla sua cartella sanitaria personale.

 

In Australia, ad esempio, stati come il New South Wales, il South Australia e il Queensland hanno introdotto o testato le patenti di guida digitali

La sua istituzione segue le orme dello sviluppo di Aadhaar, il sistema di carte d’identità digitale nazionale dell’India.

 

Aadhaar ha generato polemiche sui piani del governo di collegarlo al database nazionale degli elettori, mentre è stato anche bersaglio di hacker.

 

 

Le domande sorgono man mano che vengono lanciate più piattaforme digitali per «scopi ufficiali»

Il lancio delle piattaforme digitali solleva interrogativi sulla sicurezza dei dati delle persone su queste piattaforme digitali, nonostante le rassicurazioni del governo in merito alla privacy.

 

Inoltre, non è chiaro per quanto tempo i «passaporti COVID», in formato digitale o cartaceo, rimarranno in vigore o se i governi intendano rendere permanente tale regime.

 

In un recente articolo su The Atlantic, «Perché non stiamo nemmeno parlando di allentare le restrizioni COVID?» ci si chiede perché gli obblighi dei passaporti vaccinali negli Stati Uniti non abbiano una data di scadenza.

 

La gamma di modi in cui i portafogli digitali possono essere potenzialmente utilizzati è sbalorditiva, incluso, ad esempio, il tracciamento delle «quote di carbonio personali»

In effetti, se la proclamazione della Secure Identity Alliance sulla necessità «a prova di futuro» di tali documenti digitali è un’indicazione, potrebbe essere il caso che i governi non abbiano intenzione di eliminare i passaporti vaccinali.

 

Anche se tali usi specifici dei «passaporti» digitali alla fine scompariranno, la gamma di modi in cui i portafogli digitali possono essere potenzialmente utilizzati è sbalorditiva, incluso, ad esempio, il tracciamento delle «quote di carbonio personali», come riportato in precedenza da The Defender.

 

 

Michael Nevradakis, Ph.D.

 

 

Traduzione di Alessandra Buoni

 

© 15 dicembre 2021, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

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Radiazioni wireless, «i bambini sono particolarmente vulnerabili»

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.

 

Il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS) sta raccogliendo pareri pubblici sui potenziali effetti dannosi delle radiazioni a radiofrequenza (RF), più comunemente note come radiazioni wireless, sulla salute umana e sull’ambiente. Mary Holland, CEO di Children’s Health Defense, ha dichiarato all’HHS che le agenzie di regolamentazione federali e le autorità governative hanno sistematicamente ignorato le domande relative all’esposizione pericolosa, a lungo termine e cumulativa alle radiazioni wireless. «I bambini sono particolarmente vulnerabili e meritano una considerazione speciale», ha affermato Holland.

 

Di seguito il commento di Mary Holland, CEO di Children’s Health Defense, inviato al Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS).

 

Invio questo commento in qualità di CEO di Children’s Health Defense per esprimere serie preoccupazioni in merito alle potenziali conseguenze per la salute pubblica derivanti dalla rapida espansione delle infrastrutture wireless, in particolare per quanto riguarda i bambini.

 

Per anni, Children’s Health Defense ha ascoltato direttamente e collaborato con famiglie che affrontano gravi problemi di salute associati alla crescente esposizione alle radiazioni elettromagnetiche artificiali (REM) provenienti dalla tecnologia wireless. Storie come quella di Amelia Gilardi di Pittsfield, Massachusetts, che si è ammalata gravemente in seguito all’attivazione di un’antenna per telefonia mobile nel suo quartiere, ci ricordano che la tecnologia e le infrastrutture wireless hanno un costo. Dietro la promessa di una maggiore connettività ci sono bambini e famiglie che soffrono di problemi di salute debilitanti e, troppo spesso, sono i nostri figli a pagarne il prezzo.

 

I bambini sono particolarmente vulnerabili e meritano un’attenzione speciale. Sono esposti alle radiazioni wireless in età sempre più precoce, spesso a partire dalla gravidanza e per tutta l’infanzia e l’età adulta, nelle loro case, scuole, comunità e luoghi di lavoro. L’uso diffuso di schermi e dispositivi wireless è diventato la norma e viene persino incoraggiato, mentre le domande sui pericolosi effetti dell’esposizione a lungo termine e cumulativa continuano a essere sistematicamente ignorate dalle agenzie di regolamentazione federali e dalle autorità governative.

 

Le attuali linee guida della FCC sull’esposizione alle radiofrequenze risalgono al 1996 e sono fondamentalmente errate e obsolete. La tecnologia e le infrastrutture wireless si sono sviluppate enormemente da quando le linee guida sono state introdotte, eppure l’industria ha attivamente soppresso la vasta letteratura scientifica che dimostra chiaramente i danni per le persone e l’ambiente. Inoltre, le agenzie di regolamentazione federali non hanno ancora dimostrato al pubblico che le linee guida della FCC sull’esposizione alle radiofrequenze, risalenti a decenni fa, proteggano adeguatamente i bambini, le altre popolazioni vulnerabili e l’ambiente dai rischi di esposizione.

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Anziché continuare ad aumentare drasticamente l’esposizione della popolazione alle radiazioni wireless, dovremmo adottare un approccio precauzionale e cogliere questa opportunità per esaminare a fondo lo stato attuale della letteratura scientifica e condurre nuovi studi che tengano adeguatamente conto delle conseguenze a lungo termine dell’esposizione ubiqua e cumulativa agli ambienti wireless attuali e futuri. Ciò significa sostenere la ricerca indipendente sugli effetti delle radiazioni a radiofrequenza sulla salute e sullo sviluppo, in particolare sugli effetti su bambini, donne in gravidanza e altre popolazioni vulnerabili.

 

Inoltre, è altrettanto fondamentale che le agenzie di regolamentazione federali siano trasparenti riguardo alla letteratura scientifica utilizzata per stabilire gli standard di esposizione e che garantiscano che questi siano basati su modelli biologicamente rilevanti. Tale letteratura scientifica deve essere indipendente dall’influenza dell’industria e da qualsiasi entità che abbia un interesse finanziario nella continua diffusione delle tecnologie wireless. È di fondamentale importanza che l’HHS e le altre agenzie di sanità pubblica svolgano un ruolo centrale nella valutazione delle prove e nell’individuazione delle lacune di ricerca ancora esistenti.

 

Children’s Health Defense continuerà a promuovere un’implementazione responsabile delle infrastrutture wireless, dando priorità alla salute pubblica rispetto all’espansione delle reti wireless e ai profitti del settore. Crediamo che le famiglie e le comunità meritino opportunità concrete per comprendere e affrontare questi rischi e continueremo a difendere i migliori interessi delle persone, della salute pubblica e dell’ambiente.

 

Non dobbiamo permettere che un’altra generazione di bambini venga danneggiata dagli effetti delle radiazioni wireless. Per il bene dei nostri figli e del loro futuro, dobbiamo affidarci alla scienza indipendente, agire con trasparenza e attuare le protezioni necessarie per prendere decisioni più sicure e responsabili riguardo all’ambiente wireless in cui stanno crescendo.

 

Esorto l’HHS a dare priorità a ricerche rigorose, indipendenti e trasparenti sugli effetti delle radiazioni wireless sulla salute e sullo sviluppo, in particolare per i bambini e le altre popolazioni vulnerabili. Poiché le tecnologie wireless sono sempre più integrate nella nostra vita quotidiana, abbiamo la responsabilità di garantire che il loro ampio utilizzo sia guidato da solide basi scientifiche e accompagnato da salvaguardie che proteggano pienamente la salute e lo sviluppo dei bambini.

 

Cordiali saluti,

 

Mary S. Holland, Esq.

Presidente / Amministratore Delegato Children’s Health Defense

 

© 8 ottobre 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

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Ossitocina contro il divorzio, una proposta

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Palmer Luckey è con certezza una delle figure più interessanti del nostro tempo. Giovanissimo, la sua carriera è piena di ottenimenti straordinari – e di invenzioni che segnano punti nella storia del mondo.   Luckey è conosciuto come il fondatore di Oculus, l’azienda che creò il primo visore di Realtà Virtuale davvero sostenibile: in precedenza i caschi VR facevano, letteralmente, vomitare, quello inventato dal neanche ventenne praticamente nel garage di casa con amici conosciuti online risolveva il problema della motion sickness, aprendo definitivamente la via del mercato di massa per il VR. Dopo aver sconvolto il settore con la sua tecnologia (Sony fece una proposta, il genio videoludico John Carmack, creatore degli sparatutto 3D come Doom, chiese di lavorare per lui) Luckey vendette Oculus a Facebook per circa 2 miliardi di dollari. Mark Zuckerberg è talmente eccitato dalle possibilità del visore virtuale che si tuffa nel concetto di «metaverso» e cambia pure il nome della mega-società in Meta.   La storia prosegue in modo intrigante: Zuckerberg, anche se non lo può ammettere pubblicamente, caccia Luckey da Meta perché diviene noto il suo sostegno a Trump nel 2016. In realtà, Luckey ha affermato di aver scritto lettere a Trump anni prima che calasse in politica per chiedergli di correre come presidente.

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Dopo il licenziamento, Luckey, frustrato dalla situazione degli Stati Uniti e del mondo, di cui sembra avere incredibile contezza, crea Anduril (nome tolkieniano: è il segno che ci investe Peter Thiel), una startup di tecnologia militare che costruisce droni aerei e marittimi (uno è stato catturato dagli iraniani giorni fa) e sistemi di difesa che paiono al limite della fantascienza: missili intercettori AI, sottomarini autonomi, caschi che forniscono ai soldati una consapevolezza situazionale totale. Di fatto, conoscendo la sua passione per film, romanzi e videogiochi del genere (al punto che è ripreso a fare cosplay a Tokyo nel tempo libero), è possibile dire che si tratta di un personaggio che riesce a trasporre – caso notevole di vita che imita l’arte – la fantascienza in realtà.   Ascoltarlo nei vari podcast cui va ospite è sempre un’esperienza densa: che parli di geopolitica (è filoucraino, e dice di essere bandito dalla Cina per le forniture a Taiwano), di tecnologia, di letteratura, di politica o anche solo di retrogaming (sua altra grande passione, per la quale ha una startup che produce repliche attualizzate del Nintendo Game Boy) è sempre un’esperienza densa. Le sue idee sono non solo innovative, ma profondamente meditate – anche quando sembrano molto provocatorie.   Va sentito quello che dice anche quando parla di famiglia. Racconta dell’homeschooling impartito dai suoi genitori, che quindi gli hanno fatto iniziare i corsi universitari a 14 anni. Dice di aver sposato la compagna del liceo che aveva fatto piangere durante un dibattito. Divenuto padre, intima che chi fa meno di tre figli va considerato come un traditore. Luckey, ma questo non lo dice mai, è il cognato dell’ex deputato floridiano Matt Gaetz, molto inviso ad Israele, la cui candidatura ad Attorney General, guardasigilli americano, fu silurata ad inizio mandato Trump. C’è da dire che il Gaetz e la bellissima Ginger Luckey costituiscono una coppia che non è sgradevole guardare.   Ora Luckey ha alzato il tiro, ad un evento, ha rivelato il tipo di startup che creerebbe oggi: costruirebbe un’azienda di doping a base di ossitocina per porre fine al divorzio.   «Cercherei di porre fine alla tragedia del divorzio con il doping con ossitocina per la terapia di coppia» ha dichiarato il giovanissimo tecnologo miliardario. «Conosciamo piuttosto bene il legame di coppia nei mammiferi. Ci sono molte persone che vogliono stare insieme. La maggior parte delle persone che non vogliono stare insieme dovrebbero farlo, soprattutto per i loro figli».   L’ossitocina è un neuropeptide prodotto dall’ipotalamo e rilasciato sia nel sangue, tramite l’ipofisi posteriore, sia direttamente nel cervello. Nei mammiferi è nota per il ruolo nel parto e nell’allattamento, ma agisce anche su circuiti legati alla socialità e all’attaccamento. Gli studi più celebri riguardano le arvicole della prateria, specie monogama in cui il legame di coppia dipende dall’azione dell’ossitocina e della vasopressina in aree cerebrali del sistema di ricompensa, mentre nelle specie affini non monogame questi recettori sono distribuiti diversamente.   Nelle pecore l’ossitocina favorisce il riconoscimento e l’accettazione dell’agnello subito dopo il parto, e nei roditori incentiva le cure materne.   Luckey non si pone problemi bioetici riguardo la creazione del doping ossitocinico. «Possiamo farlo, se la gente pensa che gli SSRI vadano bene, cosa che non è, ma se lo fossero, allora il doping con ossitocina per restare insieme sarebbe sicuramente accettabile». La stoccatina agli psicofarmaci inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina gli fa guadagnare, nel computo di Renovatio 21, altri mille punti.   «È la sostanza chimica che lega le coppie nei mammiferi» continua Luckey. «Ci sono cose che si possono fare per aumentarne l’assorbimento, ed è ben compresa. Inoltre, è totalmente non regolamentata, il che è fantastico. Gli spazi non regolamentati sono molto più facili da gestire. Puoi andare a comprare un chilo di ossitocina su Sigma Aldrich Chemical Supply proprio ora, e se lo fai, forse non morirai da solo».    

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«È pura biologia. Viene utilizzato per le donne che non riescono a instaurare un legame con i propri figli, e ora anche per le donne che non riescono a creare un legame con i propri mariti. Viene utilizzato anche per i bambini con vari problemi neurologici, e per alcuni bambini autistici che faticano a creare legami».   «La cosa interessante è che si tratta di un circolo virtuoso. Lo sappiamo benissimo. A differenza della maggior parte dei farmaci, non crea dipendenza chimica. Anzi, libera dalla dipendenza chimica».   Le parole del giovane imprenditore sono di precisione assoluta. Non solo per la considerazione dell’ossitocina, sostanza che in passato ha suscitato qualche polemica. Ricordiamo come a luglio 2018 un epistemologo del CNR proponeva di «combattere il razzismo» potenziando i circuiti biologici dell’altruismo tramite l’ossitocina. In pratica, «ormone dell’amore» per accettare l’invasione calergista del Terzo Mondo. Parimenti, la reporter Annie Jacobsen nel suo libro The Pentagon Brain raccontava di aver appreso che il reparto tecnologico dell’esercito USA stava considerando l’uso dell’ossitocina per aiutare in futuro soldati umani ad accettare la presenza di commilitoni androidi.   Questi sono, tuttavia, obiettivi innaturali, se non malvagi. Luckey parla di qualcosa di diverso: è la prima voce che sentiamo, da anni ed anni, a scagliarsi contro il divorzio, considerando il danno immane che esso cagione a tutta la società e all’umanità tutta.   Sappiamo quali effetti ha avuto il divorzio: bambini feriti (che spesso si colpevolizzano per la separazione dei genitori) divengono adulti instabili, che ripetono gli errori che hanno subito, e creano altre famiglie devastate. È il ciclo che abbiamo visto spiegato perfettamente dal poeta Robert Bly e da storie come quella di Fight Club, l’interruzione della figura paterna, e dell’iniziazione che da essa è impartita al ragazzo, crea una Società di eterni adolescenti che cura la sua percepita incompletezza con dipendenze drogastiche e sessuali, creando caos, crimine e disagio sociale, e soprattutto replicando, più o meno involontariamente, quanto subito alla generazione successiva di bambini abbandonati – via divorzio, se per caso vi è stato il matrimonio.   Nessuno lo fa, ma Renovatio 21 non esclude la questione omosessuale: più divorzi significano più madri sole, e quindi meno figure paterne, e quindi secondo lo schema psicologico noto, più omosessuali.   Qui è possibile capire dunque come il divorzio abbia agito come vera catastrofe nella società mondiale, creando disordine ed infelicità per miliardi di individui. Come ciò non sia compreso dalle menti illuminate di politici ed intellettuali, è un mistero, o forse no: tutta l’élite ha un divorzio alle spalle, o uno in canna, o la brama di potersene avvantaggiare.

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Il divorzio è un dogma, una vacca sacra: nessuno osa parlarne, nemmeno coloro che, timidamente, accennano all’ingiustizia dell’aborto: come se la legge sul divorzio non avesse preparato giuridicamente (la cancellazione della morale cristiana dalla legge pubblica) e spiritualmente (la distruzione della famiglia nucleare, la disintegrazione del potere paterno) il Paese all’assassinio figlicida legalizzato.   Il divorzio fu introdotto in Italia, ma guarda, dai democristiani. Sì, i sedicenti cattolici furono coloro che introdussero nel 1974 la legge che distruggeva le famiglie, e quindi la società italiana. Lo stesso accadde quattro anni dopo con la legge sull’aborto. Il primo ministro del divorzio era il doroteo vicentino Mariano Rumor, la legge sul feticidio di massa di Stato la firmò Giulio Andreotti.   La società da allora ci ha dato milioni di individui compromessi da questo immane errore. Persone che soffrono, finite in un ciclo del dolore che ha devastato tutto il consorzio umano transgenerazionalmente.   Crediamo che aiuti psicochimici per risolvere questa catastrofe debbano essere presi in seria considerazione. Bravo Palmer.   Roberto Dal Bosco  

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Essere genitori

Nuovi studi mettono in dubbio i videogiochi terapeutici per bambini

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.

 

Una serie di nuovi studi suggerisce che i videogiochi e le app ludicizzate potrebbero aiutare i bambini con ansia, depressione e problemi di attenzione. Tuttavia, i ricercatori stanno anche riscontrando importanti limitazioni, tra cui l’incertezza sul fatto che i miglioramenti misurati su uno schermo si traducano in cambiamenti significativi nella vita dei bambini.

 

Un videogioco progettato per aiutare i bambini a gestire l’ansia ha ridotto i sintomi in uno studio clinico pubblicato questo mese, a conferma delle crescenti prove che i giochi potrebbero diventare strumenti per il trattamento della salute mentale e comportamentale infantile.

 

Ma un altro studio, pubblicato appena tre giorni dopo, illustra uno dei problemi centrali che affliggono questo campo emergente: i bambini possono migliorare nelle misurazioni computerizzate dell’attenzione senza necessariamente mostrare miglioramenti comparabili in classe.

 

I risultati si inseriscono in una nuova ondata di ricerche che esplorano un ambito insolito della sanità pediatrica : l’utilizzo delle qualità immersive e gratificanti dei videogiochi per affrontare patologie che vanno dall’ansia e dalla depressione al disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD).

 

Cosa succede quando lo schermo stesso diventa parte integrante del trattamento?

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«Dipende da come vuoi usarlo»

Una serie di studi recenti delinea un quadro complesso di come si presenta la gamification in pediatria.

 

«Qualsiasi intervento può essere utile o dannoso; dipende da come lo si vuole impiegare e utilizzare», ha affermato Megan Connell, Psy.D., in una recente analisi dei videogiochi terapeutici pubblicata sul Journal of Medical Internet Research.

 

L’avvertimento giunge in un momento in cui si moltiplicano le nuove ricerche sul gioco come strumento terapeutico.

 

In uno studio clinico randomizzato e controllato, pubblicato il 12 settembre sulla rivista Child Psychiatry & Human Development, i ricercatori hanno testato un intervento digitale ludico per la salute mentale su 118 bambini di età compresa tra i 6 e gli 11 anni con ansia da lieve a moderata.

 

I bambini e i loro genitori sono stati assegnati in modo casuale a utilizzare «Anchors Away», un intervento ludico, oppure a far parte di un gruppo di controllo in lista d’attesa, le cui famiglie inizialmente non hanno ricevuto alcun trattamento.

 

L’app Anchors Away, a tema nautico, utilizza i principi della terapia cognitivo-comportamentale. I bambini completano attività, praticano abilità terapeutiche, guadagnano punti e li scambiano con premi.

 

Dopo sei settimane, i gruppi che hanno partecipato al gioco hanno mostrato una significativa riduzione dell’ansia infantile, secondo quanto riportato dai genitori, rispetto al gruppo di controllo in lista d’attesa. Lo studio ha inoltre evidenziato una riduzione dei livelli di ansia nell’arco delle 12 settimane di durata della sperimentazione, rispetto al gruppo di controllo in lista d’attesa.

 

I ricercatori hanno concluso che lo studio «dimostra l’efficacia di questo intervento digitale per la salute mentale (DMHI) gamificato per i bambini con sintomi di ansia da lievi a moderati e offre spunti sui potenziali meccanismi di cambiamento alla base del miglioramento terapeutico derivante dagli interventi digitali».

 

Gli autori hanno inoltre affermato che le future sperimentazioni dovrebbero avvalersi di clinici indipendenti per valutare l’ansia dei bambini, anziché basarsi eccessivamente sui resoconti di genitori e figli.

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I bambini hanno migliorato la capacità di attenzione, ma non necessariamente i risultati scolastici.

Uno studio pubblicato tre giorni dopo ha dimostrato che un programma di allenamento basato sui videogiochi migliorava l’attenzione nei bambini di 8 e 9 anni, ma non potenziava le loro capacità di lettura o di matematica, secondo uno studio randomizzato pubblicato su NPJ Digital Medicine.

 

I ricercatori hanno assegnato a 158 bambini un gruppo di 30 bambini da sottoporre a un programma di allenamento della durata di 10 settimane.

 

I bambini che hanno partecipato al gioco hanno ottenuto risultati migliori nei test oggettivi di attenzione rispetto ai bambini di un gruppo di controllo attivo. I miglioramenti si sono manifestati nei compiti di attenzione basati sulle prestazioni e nelle misurazioni del tracciamento oculare.

 

Tuttavia, il gioco non ha migliorato la fluidità nella lettura o nel calcolo matematico rispetto al gruppo di controllo.

 

I ricercatori hanno affermato che i risultati supportano l’allenamento cognitivo digitale per migliorare le misure oggettive dell’attenzione, pur sottolineando la necessità di una «cauta interpretazione» dei risultati accademici.

 

È troppo presto per trarre conclusioni sull’efficacia dei videogiochi.

Gli esperti medici hanno valutato i pro e i contro dei videogiochi in ambito pediatrico.

 

Il dottor Mayank Gupta, direttore medico presso Family Psychological Associates, ha affermato che è «troppo presto per concludere» che i videogiochi in ambito pediatrico siano «trasformativi».

 

Gupta ha evidenziato gli effetti a lungo termine, i rischi, i probabili aumenti dei costi e altre problematiche, tra cui l’«ipergamificazione», ovvero ciò che accade quando le persone applicano meccaniche di gioco intense e basate sui dati, come il tracciamento in tempo reale, le micro-ricompense e l’iper-personalizzazione, ad ambienti non ludici.

 

Gupta ha fatto riferimento a EndeavorRx , un videogioco terapeutico autorizzato dalla Food and Drug Administration (FDA) statunitense per migliorare la funzione attentiva nei bambini con ADHD. Lo sviluppo del gioco è iniziato nel 2013 e la FDA ha approvato il prodotto nel 2020.

 

«Sebbene il videogioco EndeavorRx, autorizzato dalla FDA, migliori i punteggi nei test computerizzati di attenzione negli studi clinici, i critici osservano che ha un impatto limitato sull’iperattività o sui cambiamenti comportamentali nel mondo reale», ha affermato Gupta.

 

Altri ricercatori in campo medico ritengono che i videogiochi possano essere utilizzati in diversi modi nell’assistenza pediatrica.

 

Zach Wigal, fondatore di Gamers Outreach, un’organizzazione no-profit che fornisce videogiochi, tecnologia e attività ricreative ai bambini ricoverati in ospedale per aiutarli ad affrontare le cure mediche a lungo termine, ha affermato che i bambini nelle strutture sanitarie potrebbero trarne beneficio.

 

Wigal ha dichiarato a The Defender che gli ospedali spesso «faticano a fornire ai pazienti attività significative oltre alle cure mediche» e che i videogiochi possono essere d’aiuto.

 

«Questo può contribuire alla solitudine, alla noia e a un generale peggioramento della qualità della vita del bambino durante il ricovero», ha affermato. «I videogiochi possono offrire un’attività familiare, un senso di controllo e l’opportunità di rimanere in contatto con amici e familiari al di fuori dell’ospedale».

 

 

Tom Baranowski, Ph.D., illustre professore emerito di pediatria presso il Baylor College of Medicine di Houston, in Texas, ha contribuito allo sviluppo di diversi videogiochi per bambini e crede che abbiano un grande potenziale.

 

Uno di questi era Squire’s Quest!, un videogioco educativo progettato per aiutare gli alunni di quarta e quinta elementare a mangiare più frutta e verdura. In una sperimentazione clinica, il gioco ha dimostrato «il potenziale per modificare sostanzialmente le abitudini alimentari».

 

Baranowski ha affermato che i videogiochi possono essere istruttivi se combinati con altre terapie.

 

«Credo che gli effetti dei giochi siano promettenti, ma principalmente come supporto ad altri tipi di programmi di modifica del comportamento», ha dichiarato a The Defender. «Spero che in futuro i risultati dimostrino che i giochi offrono un’esperienza “divertente” che spinge i ragazzi a tornare e a partecipare all’attività educativa».

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Il paradosso: i videogiochi possono migliorare la salute dei bambini se il «disturbo da gioco» è reale?

La crescita dei giochi terapeutici si verifica mentre i ricercatori continuano a esaminare gli effetti dei media digitali stessi sullo sviluppo dei bambini.

 

Una revisione sistematica e metanalisi del 2026, pubblicata su JAMA Pediatrics, ha analizzato 153 studi longitudinali che esaminavano l’uso dei media digitali e la salute e lo sviluppo dei bambini.

 

L’utilizzo dei videogiochi è risultato associato a una maggiore aggressività e a comportamenti esternalizzanti. Tuttavia, è stato anche associato a un livello leggermente superiore di attenzione e funzioni esecutive.

 

Le stesse qualità che i ricercatori mirano a sfruttare a scopo terapeutico potrebbero quindi coesistere con potenziali rischi nelle esperienze di gioco più ampie dei bambini.

 

Il 4 settembre, JAMA Network Open ha pubblicato uno studio clinico randomizzato che ha coinvolto 1.793 adolescenti. Lo studio ha esaminato i metodi per prevenire la dipendenza dai videogiochi e altri comportamenti problematici legati all’uso di Internet.

 

Tra i 205 adolescenti considerati ad alto rischio, quelli che hanno ricevuto un intervento basato sulla terapia cognitivo-comportamentale hanno mostrato, dopo 12 mesi, una riduzione significativa dei sintomi legati al gioco online e all’uso problematico di Internet rispetto agli adolescenti che hanno ricevuto un’educazione all’alfabetizzazione mediatica, che insegnava le capacità di pensiero critico necessarie per accedere e utilizzare responsabilmente tutte le forme di comunicazione.

 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce il disturbo da gioco d’azzardo nell’undicesima revisione della Classificazione Internazionale delle Malattie.

 

Ciò non significa che un bambino a cui viene prescritto un gioco terapeutico attentamente progettato corra il rischio di sviluppare un disturbo da gioco d’azzardo. I prodotti terapeutici possono limitare il tempo di gioco, eliminare molte meccaniche dei giochi commerciali ed essere utilizzati sotto supervisione medica.

 

Questo esempio illustra il singolare paradosso dei videogiochi in medicina: i ricercatori stanno cercando di utilizzare i videogiochi per migliorare la salute dei bambini , mentre altri stanno sviluppando interventi per proteggere alcuni bambini dai problemi legati ai videogiochi stessi.

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Cosa succede quando la partita finisce?

Nel loro insieme, gli studi più recenti presentano un quadro più sfumato di quanto vorrebbero sia i sostenitori che i critici dell’uso degli schermi da parte dei bambini.

 

Gli interventi basati sul gioco hanno prodotto miglioramenti misurabili nell’ansia infantile, nella depressione adolescenziale e nei sintomi dell’ADHD.

 

Tuttavia, restano da considerare diversi aspetti. I ricercatori che studiano il nuovo intervento per l’infanzia lo hanno riconosciuto.

 

«Le prove sull’efficacia dei giochi sono frammentarie», ha dichiarato Baranowski a The Defender. «Non credo che sappiamo quali tecniche di gioco siano più efficaci, con chi e in quali circostanze. “Servono ulteriori ricerche”».

 

Henrick Karoliszyn, DSW

 

© 23 settembre 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

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