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Epidemie

Epidemia, vaccini, sovranità

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La quarantena a mezza via imposta dal governo delle incertezze che chiude la porta quando il ladro è già entrato e i buoi già belli che fuggiti ci offre l’occasione per riflettere sulle grandi falle che il nostro Paese mostra non appena l’asticella si alza e supera la comune ordinarietà quotidiana.

 

Mentre assistiamo ad uno scenario surreale che muta di giorno in giorno grazie ad un Governo senza attributi e con il livello di testosterone più basso che la Repubblica abbia mai conosciuto, c’è chi si scaglia contro l’irresponsabilità degli italiani rei di essere andati al parco o al mare quando nelle bozze di decreti sfuggiti in una notte di mezzo inverno non si capiva nulla di quello che si dovesse fare. 

 

Il miraggio della della prevenzione tout court ha brutalmente fallito

Ma torniamo al virus che sta mettendo in ginocchio il mondo intero e che purga le Borse come nemmeno il crollo delle Torri Gemelle era riuscito a fare.

 

Il Coronavirus viene dall’estero: non è razzismo, è un fatto. Nessuno potrà mai sapere se si poteva bloccare o no alla frontiera (noi, tuttavia, propendiamo decisamente per il sì), ma è un fatto che fino a gennaio 2020 chi chiedeva controlli agli ingressi e quarantena all’arrivo veniva tacitato come «fascio-leghista-seminatore-di-odio» da ridicolizzare; oggi sottoposti a controlli e quarantena ci sono circa 10 milioni di italiani.

Il Coronavirus viene dall’estero: non è razzismo, è un fatto. chi chiedeva controlli agli ingressi e quarantena all’arrivo veniva tacitato come «fascio-leghista-seminatore-di-odio» da ridicolizzare; oggi sottoposti a controlli e quarantena ci sono circa 10 milioni di italiani

 

Il virus è molto contagioso – ed anche questo è un fatto. Ha una virulenza che nessuno probabilmente si sarebbe aspettato. Ha colpito e colpirà svariate migliaia di persone – per ora – ma le previsioni ci dicono che potrebbe arrivare ad infettare il 60% della popolazione mondiale, tanto che inizia ad aver paura persino la Germania sui possibili numeri del contagio.

 

Parecchie persone hanno ed avranno bisogno di assistenza medica e ad oggi circa l’8,6% delle persone contagiate in Italia (877 su 10.149 ) necessità di terapia intensiva, e quindi di posti letto in rianimazione.

 

Se adeguatamente curati i decessi potrebbero anche essere pochi, ma il tasso di mortalità per le persone anziane, che si trova già oltre il 21%, potrebbe salire ancora di più se venissero a mancare i posti in terapia intensiva per assistere tutti a causa dell’espansione troppo rapida e potente dell’infezione.

 

Il problema, dunque, potremmo dire che non è nella malattia di per sé incurabile, ma nelle scarse risorse di uomini e mezzi messi in campo per curarla e, soprattutto, nell’idea utilitarista che il più debole potrà essere sacrificato dinanzi all’altare del Male Minore, in virtù dell’allocazione in un contesto di grave carenza (shortage) delle risorse sanitarie.

Il problema non è nella malattia di per sé incurabile, ma nelle scarse risorse di uomini e mezzi messi in campo per curarla, nell’idea utilitarista che il più debole potrà essere sacrificato dinanzi all’altare del Male Minore

 

I posti letto negli ospedali italiani sono stati tagliati in modo significativo a partire dal 1990 in poi, fino a ridurli di circa un quarto sotto governi di ogni colore politico.

 

Le regioni coinvolte per prime, cioè Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna sono sostanzialmente simili da questo punto di vista: anche questo è un fatto, perché i tagli alla Sanità prodotti negli ultimi dieci anni sotto il segno dell’Europa dei “NO!” e delle linee guida irrevocabili, attraverso le quali indirizzare gli investimenti sempre a danno del popolo e della sovranità dello Stato, hanno prodotto la situazione di totale emergenza in cui ora ci troviamo.

 

Un’emergenza che non conosce confini e che rivela finalmente il volto oscuro del Sistema Sanitario per il quale tanto ci si è vantati in questi anni.

 

I tagli alla Sanità prodotti negli ultimi dieci anni sotto il segno dell’Europa hanno prodotto la situazione di totale emergenza in cui ora ci troviamo

Nell’ultimo triennio l’assistenza medica di base è stata demandata a misure preventive con grande ricorso ai vaccini, tanto da renderli in parte obbligatori e comunque sempre, o quasi, raccomandati. 

 

Al punto che, per il piano nazionale vaccinazioni 2017-2019 – una legge in culto della dea Siringa – la legge di Bilancio 2017 ha stanziato 100 milioni di euro per il 2017, 127 milioni di euro per il 2018 e 186 milioni di euro per 2019 perché i cosiddetti «esperti del settore» assicuravano che questo era un «investimento» sicuro ed efficace (come no!).

 

A queste già enormi e dispendiose risorse utilizzate per un fiero e degno totalitarismo vaccinal-democratico si sono poi aggiunti ulteriori fondi delle regioni. 

L’assistenza medica di base è stata demandata a misure preventive con grande ricorso ai vaccini

 

Oggi tutti possono osservare ed apprezzare, aldilà di come la si pensi sul tema, quanto sia stato fruttuoso un investimento da quasi mezzomiliardo di euro in 3 anni.

 

Si trattava di una politica sbagliata allora ed ancor più adesso perché un vaccino è tuttalpiù, almeno idealmente una prevenzione ad una malattia nota e, nella quasi totalità dei casi, curabile e gestibile.

 

Per il piano nazionale vaccinazioni 2017-2019  la legge di Bilancio 2017 ha stanziato 100 milioni di euro per il 2017, 127 milioni di euro per il 2018 e 186 milioni di euro per 2019 perché i cosiddetti «esperti del settore» assicuravano che questo era un «investimento» sicuro ed efficace

Parimenti, un rafforzamento della capacità assistenziale del SSN a tutti i livelli, da quelli di base fino alla terapia intensiva, è un presidio utile a fronteggiare pericoli ignoti e quindi imprevedibili per definizione, che sono poi i veri pericoli come l’attuale emergenza, ancora una volta, dimostra.

 

Il miraggio della della prevenzione tout court ha brutalmente fallito, e oggi fanno seriamente sorridere gli appelli «all’epidemia di morbillo» lanciati dalla Lorenzin per sostenere la sua legge (a proposito: dov’è finita la massima esperta di virologia? Sta rincorrendo il coronavirus che saltella?), se messi a confronto con una epidemia vera, che mette a dura prova tutto il sistema sanitario, anche nella Regione più forte (e ricordiamocelo, quando arriverà il vaccino per il Coronavirus e l’infezione sarà già passata, in un modo o nell’altro, che nulla è gratis e che ogni scelta comporta dei rischi e degli effetti collaterali).

 

Il SSN è stato inoltre oggetto dell’avvento delle politiche «socio-sanitarie», cioè è stato sistematicamente depredato per finanziare iniziative, campagne e spese di progetti che avevano molto poco a che fare con la sanità e molto a che fare con la politica, ridenominata, per l’occasione, «sociale».

Oggi fanno seriamente sorridere gli appelli «all’epidemia di morbillo» lanciati dalla Lorenzin per sostenere la sua legge se messi a confronto con una epidemia vera

 

Si sono messe a carico del bilancio del SSN spese assistenziali come i costi per promuovere o comunque normalizzare la «disforia di genere» o il cambio di sesso.

 

Lo Stato, i governi tutti che lo hanno fatto ed i cittadini che quantomeno in maggioranza lo hanno permesso, hanno accettato politiche europee ed internazionali di austerità che hanno contribuito a compromettere il SSN in nome di una solidarietà internazionale che oggi, nel momento del bisogno, è stata smentita dai fatti.

Si sono messe a carico del bilancio del SSN spese assistenziali come i costi per promuovere o comunque normalizzare la «disforia di genere» o il cambio di sesso

 

L’Italia non ha messo in quarantena chi proveniva direttamente o indirettamente dalle zone infette per rispondere ad una folle ideologia antirazzista (le visite di solidarietà del sindaco di Milano Beppe Sala a Chinatown, le ricordate, vero?), ma oggi gli italiani prontamente messi in quarantena e rifiutati da quella comunità europea ed internazionale che doveva esserci solidale sono tanti. 

 

L’Italia si è aperta al mercato ma oggi le vengono negate le mascherine dagli altri stati europei. 

Siamo davanti alla più grande sconfitta della globalizzazione che la storia abbia mai conosciuto

 

L’Italia chiede aiuto economico per famiglie ed imprese e l’Europa mette all’ordine del giorno la firma del MES, prevista per lunedì 16 marzo prossimo come primo punto all’ordine del giorno per l’incontro dell’eurogruppo – e quello dell’emergenza COVID-19 al terzo.

 

Sono fatti che dimostrano come la globalizzazione, l’Unione degli Stati in una comunità indirizzata verso un preciso orientamento politico ed economico, sia palesemente fallimentare.

Una sovranità nazionale che ci permetta indipendenza: politica, economica, familiare, biologica così da garantire autosufficienza soprattutto nei settori strategici come quello sanitario, negli strumenti che durante un’emergenza nazionale non possono mancare

 

Siamo davanti alla più grande sconfitta della globalizzazione che la storia abbia mai conosciuto.

 

Questo dovrebbe farci riflettere sulla urgente necessità di tornare ad una sovranità nazionale che ci permetta indipendenza: politica, economica, familiare, biologica così da garantire, per logica conseguenza, autosufficienza soprattutto nei settori strategici come quello sanitario e portando così le aziende biomediche ad investire, supportate dai governi, negli strumenti che durante un’emergenza nazionale non possono mancare e non possono essere attesi o, peggio, contesi all’interno di un mercato internazionale che non conosce regole o corsie preferenziali.

 

Come dicevamo all’inizio, però, la mancanza di testosterone è uno dei problemi che più affigge la nostra società effeminata.

 

Finché non risolveremo questo non risolveremo mai alcuna emergenza geo-politica e sanitaria. Non riacquisteremo mai, cioè, quella sovranità nobile che appartiene agli uomini veri e capaci di governare un popolo.

 

 

Cristiano Lugli

 

 

 

 

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Epidemie

L’FBI di Biden ha bloccato l’interrogatorio di Daszak nella ricerca sulle origini del COVID-19

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L’FBI sotto l’amministrazione Biden è intervenuta per impedire che il presidente di EcoHealth Alliance, Peter Daszak, venisse interrogato sulle origini del COVID-19 e sui suoi 15 anni di attività presso il laboratorio cinese da cui probabilmente è fuoriuscito il virus, secondo documenti resi pubblici dal senatore Rand Paul.

 

Il Paul, presidente della Commissione del Senato per la Sicurezza Interna e gli Affari Governativi, ha reso noto che i documenti descrivono in dettaglio come il National Targeting Center della US Customs and Border Protection (CBP) avesse identificato Daszak come «persona di estremo interesse» e intendesse interrogarlo nel febbraio 2021 sulle sue «attività in Cina, i suoi contatti presso il WIV [Istituto di Virologia di Wuhan, ndr] e se avesse raccolto o trasportato campioni biologici», vista la sua partecipazione alla controversa ricerca «gain-of-function», che prevede il potenziamento intenzionale dei virus per studiarne i potenziali effetti.

 

Tuttavia, tre giorni prima dell’arrivo previsto di Daszak all’aeroporto internazionale John F. Kennedy per il suo rientro negli Stati Uniti, «il CBP ha ricevuto una richiesta dall’ufficio dell’FBI di Nuova York: non fermare il soggetto», si legge nel comunicato. «L’ispezione non ha mai avuto luogo».

 

Il Daszak, che negli ultimi tempi ha annunciato anche di avere origini ucraine, è una figura fondamentale nella storia, ancora non scritta, della pandemia. Secondo il libro di Andrew Huff, ex vicepresidente Adell’organizzazione del Daszak, EcoHealth Alliance avrebbe avuto, legami con la CIA.

 

«Queste discussioni hanno portato a pubblicazioni che indicano che il dottor Peter Daszak, presidente di EcoHealth Alliance, stava lavorando con la CIA e che l’agente biologico comunemente noto come COVID-19 (SARS-CoV-2) era in fase di sviluppo presso EcoHealth Alliance da allora 2012 e altre prove suggeriscono che la SARS-CoV-2 sia iniziata prima del 2012» si legge nel libro di Huff The Truth about Wuhan.

 

Dopo che il SARS-CoV-2 è scoppiato nella stessa città in cui Daszak stava finanziando manipolazioni il coronavirus da pipistrello, la (un tempo) prestigiosissima rivista scientifica The Lancet aveva pubblicato un documento firmato dallo stesso Daszak con oltre due dozzine di scienziati, in cui insisteva che il virus avrebbe potuto provenire solo da un evento di spillover naturale, probabilmente da un mercato di animali vivi e che gli scienziati «stanno uniti per condannare fermamente le teorie del complotto che suggeriscono che il COVID-19 non ha un’origine naturale».

 

Solo più tardi Lancet avrebbe notato gli evidentissimi conflitti di interessi di Daszak, che fu grottescamente immesso poi – su pressione anche cinese, si disse – nel gruppo di ispettori che a pandemia dilagante fece una visita-farsa al laboratorio virologico wuhaniano.

 

Come riportato da Renovatio 21, l’organizzazione del Daszak EcoHealth Alliance aveva ricevuto ancora incredibilmente tre milioni di dollari dal ministero della Difesa dell’amministrazione Biden pure dopo la pandemia.

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«Questa non è tutta la storia. È solo l’inizio», ha anticipato il senatore Paul su X.

 


Le origini del COVID rappresentano uno dei numerosi scandali ancora ufficialmente irrisolti che persistono a cinque anni dalla pandemia. Pubblicamente, la teoria secondo cui il COVID sarebbe sfuggito dal laboratorio di Wuhano, anziché essersi evoluto in natura, è stata ampiamente derisa e respinta sin da quando il senatore statunitense Tom Cotton l’ha avanzata nel febbraio 2020, e per mesi qualsiasi accenno a tale ipotesi è stato condannato come disinformazione. Solo a metà del 2021, ben dopo che i Democratici avevano riconquistato la Casa Bianca, i principali media hanno iniziato a considerarla una possibilità.

 

Come riportato da Renovatio 21, la svolta fu probabilmente quando nel 2021 uscì un articolo sul Bulletin of Atomic Scientists del noto e rispettato divulgatore scientifico Nicholas Wade.

 

Nel 2024, la Sottocommissione speciale sulla pandemia di coronavirus del Comitato di supervisione e responsabilità della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha pubblicato la sua tanto attesa analisi post-evento sul COVID-19 e sulla risposta del governo.

 

Lo studio ha concluso che il COVID è molto probabilmente «emerso a seguito di un incidente di laboratorio o legato alla ricerca», che il governo federale ha sostenuto la ricerca «gain-of-function» presso il WIV senza adeguata trasparenza o supervisione e che l’ex consigliere della Casa Bianca per il COVID e direttore del National Institute of Allergy & Infectious Diseases (NIAID), il dottor Anthony Fauci, «ha giocato con la semantica della definizione di ricerca “gain-of-function”» per negarla, oltre ad aver promosso la creazione del controverso paper «Proximal Origins» nel tentativo di screditare la teoria della fuga di laboratorio, rilevando inoltre che i funzionari del NIAID hanno attivamente cercato di eludere le richieste di accesso agli atti FOIA (Freedom of Information Act) relative alla questione, ad esempio scrivendo intenzionalmente in modo errato vari nomi e termini per renderli più difficili da trovare nelle ricerche per parole chiave.

 

Due anni fa alcuni scienziati chiesero alla rivista che pubblicò «Proximal Origins», cioè Nature Medicine, di ritrattare l’articolo. A maggio 2025 era emerso che l’amministrazione Trump indaga sull’editore del documento sulle origini del COVID per corruzione, citando l’influenza di Fauci.

 

Come riportato da Renovatio 21, sulle responsabilità di Fauci nel finanziamento del gain-of-function a Wuhano disse di non aver alcun dubbio l’ex direttore del CDC Robert Redfield. Nel corso dello scorso anno è emerso che Fauci aveva detto ai colleghi di cancellare le prime comunicazioni relative al COVID; a ciò si aggiunge la notizia per cui un assistente di Fauci avrebbe distrutto e-mail sensibili ed utilizzato un account privato per nascondere ilegami con il laboratorio wuhaniano. Secondo documenti emersi nelle inchieste, il Fauci sapeva dell’origine laboratoriale del virus e sapeva pure che i vaccini mRNA non avrebbero funzionato.

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Il senatore Paul ha sostenuto che il Dipartimento di Giustizia dovrebbe perseguire Fauci per aver mentito al Congresso su questa e altre questioni relative al COVID, sebbene il presidente Joe Biden abbia concesso a Fauci un’amnistia generale prima di lasciare l’incarico, rendendo altamente improbabile qualsiasi futura azione penale e ancor meno probabile che venga confermata.

 

Il Paul, che lavora da mesi e mesi a richieste di documenti di Intelligence su Fauci, il dottor Ralph Baric e il COVID, sostiene che il tentativo dovrebbe comunque essere fatto, in modo che i tribunali possano decidere se confermare o meno l’amnistia alla luce dei dubbi sulla capacità mentale e decisionale di Biden nei suoi ultimi giorni di mandato. Già un lustro fa, il senatore aveva dichiarato pubblicamente che «Fauci potrebbe essere il responsabile dell’intera pandemia».

 

Come riportato da Renovatio 21, l’FBI era a conoscenza della possibile fuga da laboratorio già nel marzo 2020. Si discute oramai da anni anche del fatto che militari di tutto il mondo potrebbero aver contratto il coronavirus durante i Giochi sportivi militari di Wuhano nell’ottobre 2019, contribuendo quindi alla diffusione mondiale del COVID. L’Intelligence americana ancora nel 2021 aveva confermato che lavoratori del laboratorio di Wuhano erano già malati a novembre 2019.

 

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Immagine di Tony Webster via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic

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Alimentazione

Epidemia di diarrea negli USA, la lattuga sotto accusa

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Le autorità sanitarie statunitensi hanno identificato la lattuga iceberg tritata servita nella più grande catena di fast food di ispirazione messicana del Paese come la fonte di un’epidemia di ciclosporiasi, una malattia parassitaria che causa diarrea grave ed esplosiva.   Dall’inizio di maggio, a livello nazionale sono stati segnalati oltre 1.600 casi di ciclosporiasi confermati in laboratorio, con 94 persone ricoverate in ospedale. Non sono stati segnalati decessi, sebbene i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) abbiano avvertito che il numero effettivo di infezioni è probabilmente molto più elevato, poiché molti casi non vengono diagnosticati.   Venerdì scorso il CDC ha identificato la catena come Taco Bell e ha affermato che un’indagine di tracciabilità ha collegato i prodotti contaminati a un unico fornitore nel Messico centrale. L’ente epidemico ha esortato le persone a non consumare la lattuga iceberg tritata servita nei ristoranti Taco Bell in Indiana, Kentucky, Michigan, Ohio e West Virginia.   L’agenzia ha dichiarato che il fornitore coinvolto, Taylor Farms de Mexico, ha ritirato volontariamente tutta la lattuga iceberg dal mercato statunitense. Le autorità stanno continuando a indagare per accertare se i prodotti contaminati siano stati distribuiti ad altri ristoranti o rivenditori.

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La ciclosporiasi è causata dal parassita microscopico Cyclospora cayetanensis. La malattia si manifesta tipicamente con diarrea acquosa esplosiva, accompagnata da gonfiore, flatulenza, crampi addominali, nausea e vomito. Alcune persone presentano anche affaticamento e febbre, mentre altre non sviluppano alcun sintomo.   Secondo il CDC, l’infezione si contrae solitamente consumando cibo o acqua contaminati da feci, e i sintomi compaiono in genere circa una settimana dopo l’esposizione.   Sebbene la malattia possa essere curata con antibiotici, non viene rilevata dalla maggior parte degli esami di laboratorio di routine, il che rende difficile la diagnosi. Se non trattata, l’infezione può durare più di un mese, con episodi ricorrenti di diarrea come sintomo più caratteristico.   Il parassita è endemico nei Paesi tropicali e subtropicali. Non vi sono prove che sia in grado di trasmettersi da uomo a uomo.   Precedenti focolai di ciclosporiasi negli Stati Uniti sono stati collegati a coriandolo, lamponi, piselli, lattuga e basilico importati dal Messico.   La crescente popolarità del cibo messicano presso la popolazione americana, che con Trump ha di fatto espresso la volontà di tenere i messicani fuori dagli USA, rimane un mistero.   La catena Taco Bell gode di un successo straordinario  che supera l’andamento generale del settore dei ristoranti a servizio rapido (QSR). La catena domina capillarmente il mercato statunitense della cucina di ispirazione messicana, controllando oltre il 26% dei ristoranti di categoria organizzati in catene.   La sua rete commerciale sul suolo americano conta oltre 7.600 pricipali punti vendita distribuiti in tutti gli stati, con una concentrazione record in California che supera gli 880 ristoranti, seguita dal Texas con più di 650. Questa massiccia presenza fisica consente al marchio di servire oltre due miliardi di clienti ogni anno a livello globale, la stragrande maggioranza dei quali concentrata proprio nel mercato domestico.

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I dati finanziari più recenti evidenziano una crescita straordinariamente solida e costante: nel primo trimestre del 2026, Taco Bell ha registrato un aumento dell’8% delle vendite a parità di negozi negli Stati Uniti, segnando l’ottavo trimestre consecutivo di crescita comparabile positiva. Questo incremento segue i già eccellenti risultati dell’ultimo trimestre del 2025, che si era chiuso con un +7% nelle vendite domestiche a parità di posizioni.   A livello di vendite complessive di sistema, il marchio ha registrato un balzo del 10% nello stesso trimestre del 2026, accompagnato da un incremento del 3% nelle transazioni totali e da una crescita dei profitti operativi pari al 39%. L’applicazione mobile di Taco Bell ha superato i 17 milioni di visitatori unici mensili negli Stati Uniti, scalzando giganti storici della ristorazione veloce e posizionandosi come la seconda app di fast food più utilizzata nel Paese.   I fattori chiave di questo successo poggiano sulla capacità di attrarre fasce demografiche trasversali, intercettando sia i consumatori a basso reddito sia le famiglie e i giovani della Generazione Z tra i 18 e i 24 anni.   Ora tutti costoro rischiano di dover correre alla toilette e starvi per lungo tempo – se va bene. Non è dato capire cosa accadrà alla finanze di Taco Bell e del suo gruppo di controllo Yum Brands, tuttavia è difficile pensare che gli americani invertano il loro crescente amore verso il cibo dello spesso diprezzato Paese limitrofo.

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Epidemie

Ebola, gli Stati Uniti impediscono ai cittadini americani residenti nella Repubblica Democratica del Congo di rientrare in patria

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Gli Stati Uniti hanno vietato ai propri cittadini residenti nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) di imbarcarsi su voli commerciali per tornare in patria finché non avranno trascorso almeno 21 giorni in un altro Paese, a causa del peggioramento dell’epidemia di Ebola.

 

Le restrizioni, annunciate lunedì dall’amministrazione Trump, prevedono l’inserimento dei cittadini statunitensi attualmente nella Repubblica Democratica del Congo o che hanno recentemente lasciato il Paese in una lista di persone a cui è vietato l’imbarco, avvalendosi dei poteri federali in materia di trasporti, ha riferito Reuters, citando un funzionario della Casa Bianca.

 

Secondo quanto riferito dal funzionario, circa una ventina di americani si stavano preparando a volare negli Stati Uniti martedì, e il Dipartimento di Stato avrebbe fornito assistenza alle persone interessate durante il periodo di attesa.

 

Il provvedimento giunge nel contesto di una rapida diffusione dell’epidemia del ceppo Bundibugyo di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, dove, all’11 luglio, le autorità sanitarie hanno segnalato 1.926 casi confermati e 702 decessi.

 

Venerdì, i Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) hanno annunciato che un cittadino americano che lavora per un’organizzazione umanitaria nella Repubblica Democratica del Congo è risultato positivo al virus Ebola. Un altro cittadino statunitense, contagiato mentre lavorava nel Paese centroafricano, è stato ricoverato all’Ospedale Universitario di Francoforte, in Germania, come ha comunicato lunedì il suo datore di lavoro, l’organizzazione cristiana evangelica Samaritan’s Purse. Anche Peter Stafford, chirurgo e leader del gruppo missionario cristiano Serge, che aveva contratto il virus all’inizio dell’epidemia, è stato trasferito in Germania per ricevere cure.

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L’Uganda ha segnalato 20 casi confermati e due decessi. Un caso legato a un viaggio nella Repubblica Democratica del Congo è stato inoltre rilevato in Francia e riguarda un medico rientrato alla fine del mese scorso da una missione umanitaria.

 

Il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha affermato che, sebbene l’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo continui a progredire più rapidamente della risposta all’emergenza, il rischio di una più ampia diffusione internazionale rimane basso.

 

Washington aveva già inasprito le regole di viaggio in risposta all’epidemia. A maggio, il CDC ha innalzato il livello di allerta per i viaggi in alcune zone della Repubblica Democratica del Congo e dell’Uganda, mentre il Dipartimento per la Sicurezza Interna ha disposto che i viaggiatori provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo, dall’Uganda e dal Sud Sudan si sottoponessero a controlli più rigorosi negli aeroporti statunitensi designati.

 

Lunedì, il CDC ha annunciato di aver prorogato di altri 30 giorni la precedente sospensione dell’ingresso di alcuni cittadini non statunitensi che si erano trovati nella Repubblica Democratica del Congo, in Uganda o nel Sud Sudan nei 21 giorni precedenti.

 

Come riportato da Renovatio 21, il Kenya ha già bloccato il progetto statunitense per la struttura di cura dell’Ebola. Dei 800 milioni di dollari che erano stati stanziati, una parte sarebbe destinata alla fornitura di materiali, medicinali e alla costruzione di una rete logistica regionale.

 

Secondo un Rapporto OMS, entro settembre vi sarebbe il rischio di oltre 8.000 casi di Ebola in Congo.

 

Come riportato da Renovatio 21, pochi giorni fa la Francia ha confermato il suo primo caso di Ebola in un medico rientrato di recente da una missione umanitaria nella Repubblica Democratica del Congo. L’India, dove si vociferava vi fossere dei casi, non ha confermato alcun caso di contagio.

 

Nelle scorse settimane manifestanti avevano dato fuoco a un centro di cura per l’Ebola dopo che era stato loro impedito di portare via il corpo di una presunta vittima per la sepoltura.

 

Come riportato da Renovatio 21, il produttore di sieri genici mRNA Moderna la scorsa settimana si è aggiudicata un contratto da 50 milioni di dollari per il vaccino Ebola.

 

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