Connettiti con Renovato 21

Occulto

Feti in barattolo, sacrifici umani: la società post-satanista e i suoi riti su tutti noi

Pubblicato

il

Come dovevasi dimostrare, la storia del feto nel barattolo trovato in un cespuglio a Bassano è sparita con rapidità impressionante.

 

Nessuna testata, locale o nazionale, ha scritto altri articoli: al massimo un secondo pezzo, a distanza di poche ore dalla rivelazione, per dire che l’ospedale della zona non c’entra niente. Poi, il silenzio.

 

Avevamo già visto questo fenomeno; anzi, lo avevamo già preconizzato: quando trovarono in un capannone in provincia di Bologna quei quaranta barili pieni di feti, Renovatio 21 scrisse già nel titolo che la vicenda si sarebbe inabissata immantinente. Così fu: sepolta.

 

Stessa, medesima cosa stavolta. La storia choc dell’Alto Vicentino è sparita da ogni radar: giornali e giornalisti non sembrano avere grande curiosità per il mistero, che sicuramente qualche copia la farebbe vendere in più rispetto alle giornate in cui si parla di sagre e della Meloni. In pratica, Renovatio 21 è l’unica realtà che sta tornando sulla cosa; quindi il pezzo che state leggendo è un volo verso l’ignoto, verso il mistero, e i suoi tremori.

 

Abbiamo notizie nuove sulla faccenda bassanese? No, cioè sì. Non notizie nuove, ma notizie… vecchie.  Il lavoro che fa Renovatio 21, il lettore lo sa e ci vuole bene anche per questo, è quello di unire i puntini – puntini che stranamente sfuggono sempre alle testate mainstream, quelle con i redattori pagatissimi e magari ampi fondi pubblici a sostegno.

 

Riveliamo, quindi, che circa quattro anni fa, a metà novembre 2019, accadde qualcosa di praticamente identico: un feto in un barattolo trasparente fu trovato in un’aiuola in piazza Benefica, Torino. Ad accorgersi dell’orrore, un signore che passeggiava col cane.

 

Il contenitore, di sette centimetri di altezza e tre di diametro «liquido trasparente di conservazione, con all’interno un feto embrionale. Da un primo esame dei sanitari il feto dovrebbe avere tra le 10 e le 15 settimane» scrisse all’epoca Il mattino. Anche qui, «sull’accaduto indagano i carabinieri».

 

Pochi mesi dopo il Pubblico Ministero che segue il caso chiederà l’archiviazione: «Risolto il giallo del feto in piazza Benefica: risale ad almeno vent’anni fa» titolava trionfalmente La Repubblica. A leggere l’articolo, tuttavia, di risolto pare proprio non vi sia nulla: ci fanno sapere che si tratta di «un feto risalente nel tempo, almeno ai primi anni Duemila, poiché il liquido di formaldeide in cui era conservato non viene più usato da anni, da quando il decreto 81 sulla sicurezza lo ha messo fuorilegge». Per qualche motivo ciò gli fa tirare un sospiro di sollievo e chiudere tutto.

 

«L’inchiesta era stata orientata anche a capire se potesse esserci un reato legato all’aborto» continua Repubblica. «Invece l’esame del feto ha permesso di appurare che si era trattato di un aborto spontaneo, avvenuto prima dei tre mesi di gestazione, e non c’erano tracce che facessero pensare a un aborto indotto e tanto meno a un aborto clandestino. E nulla si è saputo nemmeno sulla provenienza del contenitore — non una provetta professionale ma un barattolo per alimenti».

 

Cioè fateci capire: una signora ha abortito spontaneamente (ma come lo hanno verificato?), messo il bambino in un vasetto alimentare svuotato, pulito e riempito di formaldeide. Nessun reato, niente di straordinario. Circolare.

 

Andiamo avanti con la storia del feto nel barattolo di Torino.

 

Apprendiamo da Repubblica che «in verità, nonostante la maggior parte dei reperti conservati in formalina sia stato distrutto dopo la messa al bando di questa sostanza, negli scantinati delle Molinette e del Sant’Anna sono stati preservati alcuni esemplari anatomici particolarmente significativi dal punto di vista scientifico, con la prospettiva che in futuro possa essere allestito un piccolo museo in cui esporre questo tipo di campioni». Il Sant’Anna è noto alle cronache politiche perché è il luogo dove lavora il ginecologo radicale Silvio Viale, nonché struttura dove nel 2004 si iniziò la sperimentazione della pillola abortiva RU486 – quella per cui il feto può essere espulso nel water di casa, e di lì finire nelle fogne dove lo attendono le fauci di topi, pesci, anfibi della situazione.

 

Tale museo di «campioni», scriveva ancora il quotidiano ora di proprietà della famiglia Agnelli, costituirebbe «un’idea che non ha ancora un progetto definito. In ogni caso anche il feto oggetto dell’inchiesta potrebbe essere conservato lì». E infatti il sostituto procuratore «non ha disposto la distruzione del reperto ma nella richiesta di archiviazione ha scritto al GIP che fosse disposta la restituzione del campione anatomico alla Città della salute, in previsione appunto di una possibile esposizione».

 

Dall’aiuola pubblica il feto del mistero trasloca in spazio museale. Un feto che ha fatto carriera, si direbbe.

 

Mettiamo da parte il proseguo giudiziario, che si è consumato pure con encomiabile velocità: è impossibile non vedere che quella di Torino sia la fotocopia, in tutto e per tutto, di quanto visto a Bassano pochi giorni fa. Un feto imbarattolato, a quanto pare integro, lasciato in un posto pubblico, in mezzo alle piante.

 

Se andiamo indietro nel 2017 c’era stata una segnalazione, rientrata anche quella a tempo di record. In provincia di Benevento, i carabinieri del comando provinciale scattano «a seguito del rinvenimento di un barattolo in vetro, con all’interno un oggetto dalle presunte fattezze di un feto umano (…) I militari ritrovavano il barattolo indicato, che si presentava ermeticamente sigillato e che conteneva al suo interno un liquido di colore rossastro ed un oggetto». Anche qui, siamo nel verde, «in un’area prospiciente il fiume Calore, seminascosto dietro un terrapieno», scrisse Fanpage.

 

Tuttavia, anche stavolta, il caso è risolto subito, subitissimo: «ultimati gli accertamenti tecnici, veniva appurato che l’oggetto contenuto nel barattolo, consisteva in due guanti in tessuto, avvolti tra loro con dello spago che erano stati riempiti con una sostanza spugnosa».

 

Quindi, senza ombra di dubbio, «in base a ciò è stato possibile chiarire, con certezza, la natura del contenuto, ed attribuire il fatto ad uno scherzo di cattivo gusto o ad una “fattura” molto probabilmente legata a motivi sentimentali». Ecco, la storia della «fattura», che chiude l’articolo, inquieta un pochino, tuttavia il titolo – che è quello che la gente davvero legge – rassicura definitivamente il lettore «“Nel barattolo c’è un feto umano”. Ma era solo uno stupido scherzo». La dissonanza cognitiva del lettore democratico è salva, quella del cittadino contribuente pure.

 

Falso allarme, «uno scherzo», «giallo risolto». Oppure silenzio tombale. Strano il destino di queste storie di feti in barattolo, ritrovati qua e là, in luoghi apparentemente privi di significato. O quasi.

 

Andiamo ancora indietro nel tempo di qualche anno: nell’aprile 2006 a Terlizzi (provincia di Bari), in un cimitero, trovano sotterrato maldestramente un feto di sesso maschile di tre mesi: invece che una bara – perché subito si sospetta di una sorta di pietosa sepoltura di un aborto – il piccolo è inserito, guarda che sorpresa, in un barattolo di vetro. Pure stavolta, non manca il dettaglio del liquido: «il feto, sebbene minuscolo, conservato in “formalina” appariva già abbastanza delineato» scrisse a suo tempo il sito Terlizzi Live. Apprendiamo che all’epoca il sostituto procuratore della Repubblica di Trani aprì «un fascicolo d’inchiesta ipotizzando il reato di occultamento di cadavere a carico di ignoti».

 

Al momento, ci fermiamo qua, ma abbiamo la sensazione che potremmo andare indietro ancora molto, e trovare altri casi del genere, in anni precedenti, in altre zone d’Italia, in altri Paesi dell’Europa e del mondo.

 

Parimenti, ci rendiamo conto che siamo gli unici che ad oggi stanno cercando di unire questi puntini: è un pensiero che non ci risulta sia stato già fatto.

 

E quindi, cosa può essere questo fenomeno allucinante dei feti in barattolo piantati in giro per i nostri territori?

 

In assenza di una spiegazione da parte di giornalisti, giudici, deputati, soloni vari – insomma quelli pagati, spesso della Stato moderno, per fare inchieste e dare spiegazioni – qualche ipotesi proviamo a tirarla fuori noi.

 

Sfugge ai più che il laicismo contemporaneo vive le sue «conquiste sociali» come veri fatti religiosi – e ciò è sensibile nel caso dei cosiddetti millennial, generazione cresciuta nel vuoto religioso post-cristiano più marcato, ma non per questo. Provate a parlare con una giovane femminista, o con un suo collega con i capelli colorati e una sessualità più o meno confusa: l’aborto, più che «un diritto», è un dogma. Lo zelo con cui cancellano – cioè negano la parola e l’idea stessa dell’esistenza, come in quella moderna damnatio memoriae che è la cancel culture – chiunque dissenta è incontrovertibilmente qualcosa di assimilabile al puritanesimo, all’iconoclastia, al fondamentalismo, all’estremismo religioso.

 

Un esempio lampante di quanto stiamo dicendo è visibile in una protesta di pochi giorni a Nuova York, dove un gruppo di giovani (con qualche meno giovane) ha inscenato un rito sorprendente, bizzarro assai per protestare contro la sentenza della Corte Suprema che ha abolito la discriminazione razziale (cioè, la preferenza per l’iscrizione degli studenti neri) nelle università a numero chiuso.

 

 

In realtà, rituali inquietanti e incomprensibili si erano già visti nelle proteste del Satanic Temple per difendere l’aborto. Memorabile quella davanti ad una «clinica» di Planned Parenthood, la multinazionale dell’aborto finanziata alla sua fondazione dai Rockefeller, in cui versavano per qualche ragione del latte su delle ragazze che facevano gesti di contrizione.

 

 

Il Satanic Temple è in pratica un’organizzazione di troll di alto livello che portano avanti, con mezzi legali e spettacolari consistenti, l’agenda del laicismo (aborto, omosessualismo, etc.) e della compressione del cristianesimo. Definendosi come una religione, e per questo con grande copertura costituzionale negli USA, chiedono di istituire l’ora di catechismo satanico nelle scuole dei bambini, protestano contro gli alberi di Natale piazzandovi il Serpente dell’Eden, dissacrano la tomba della madre di un predicatore anti-gay, installano un’immensa statua di Satana-caprone che intrattiene due pargoli, cose così.

 

Questa settimana hanno perso una delle loro battaglie: una corte federale ha stabilito che il membri del Tempio satanico non possono portare in tribunale la Sanità del Texas adducendo che l’aborto è un loro diritto religioso, come avevano tentato di dire in una causa per far inceppare la sentenza Dobbs della Corte Suprema che ha tolto l’aborto come diritto federale rinviando la decisione ai singoli Stati dell’Unione. Non si tratta di un’idea nuova: in passato, era emerso che anche sparute operatrici abortiste avevano usato questo argomento (lasciateci fare l’aborto, uccidere bambini è parte della nostra religione), così come la cosa era stata rivendicata anche da un gruppo ebraico, che aveva asserito che la fine dell’aborto federale in USA ledeva la loro libertà religiosa.

 

Chi segue le trovate del Satanic Temple negli anni – riepilogate in un documentario di qualche anno fa chiamato Hail Satan? (2017) non può non aver notato come, in realtà, godano del plauso della sinistra giovanile, che riconosce la bontà delle loro azioni civili a favore del libero feticidio e delle altre cifre della Necrocultura – che è il cuore del goscismo attuale. Per inciso: il Satanic Temple è quello che a fine aprile ha fatto un megaevento luciferista, il Satancon 2023, epperò aperto solo a chi esibiva attestato di avvenuta vaccinazione COVID e mascherina chirurgica N-95. Come possono essere d’accordo quelli del PD?

 

Nel vuoto morale e religioso dell’ultima generazione, portata dalla Cultura della Morte ad odiare la vita e l’umanità, è possibile vedere come in tantissimi finiscano attratti dall’occulto – sia pure tradotto nelle forme «giovanili» di questa generazione. Quindi, se l’aborto diventa un valore, diventa sacro, esso va protetto con un rito – uno che, magari, ci si inventa, o si attinge da precedenti, sempre però riformulando, remixando, come visibile nelle strambe liturgie dei video sopra.

 

Il Satanic Temple ha messo quindi solo un brand sopra un fenomeno che esisteva da anni – quello della trasformazione della Cultura della Morte, con i suoi sacramenti legalizzati dallo Stato moderno, in religione vera e propria, pur ancora senza chiese, papi e testi sacri pubblici, ma intuitivamente diffusa presso un’intera generazione.

 

È per questo che non dobbiamo aver paura di parlare non solo di società post-cristiana, ma pure di società post-satanista. Non c’è più il satanismo di un tempo, il satanismo razionalista dei massoni stile Carducci, il satanismo «personalista» di chi partecipa alle Messe Nere, il satanismo «acido» degli aficionados della musica Metal, e neppure quello dei troll statali visto di recente.

 

Può esserci, che cresce sotto la crosta della società, un nuovo satanismo pragmatico e teologico, una religione post-satanista dove le vecchie tradizioni – i riti macabri, le formule magiche, etc. – sono abbandonate e favore di nuove liturgie che mantengono però integra la più alta componente dell’antireligione, e cioè il sacrificio umano.

 

Il sacrificio umano è illegale: per questo piuttosto raramente, almeno nelle cronache acclarate, i vari gruppi satanici scoperti sono stati trovati colpevoli di uccisioni rituali.

 

Tuttavia, l’omicidio del feto è perfettamente legale: ecco che quindi, un satanismo abortista porterebbe il satanismo al suo ideale primigenio, quello del sacrificio dell’uomo per il dio – cioè, il demone –, ribaltamento del Cristianesimo per cui è Dio a sacrificarsi per l’uomo.

 

Il sacrificio umano quindi va celebrato, ripetuto, pubblicizzato: possiamo pensare che la distribuzione di feti in barattoli trasparenti possa significare anche questo?

 

Forse è così. Ma forse c’è qualcosa di più.

 

I culti pagani di ogni regione del mondo hanno spesso, come noto, insegnamenti e riti riguardo le direzioni geografiche: nelle religioni precolombiane dell’America Settentrionale come dell’America meridionale, così come nella stregoneria europea (compreso il suo revival attuale, la Wicca) il rito contiene, in genere in partenza, un appello alle «potenze» di punti cardinali, dove talvolta dimorano delle vere e proprie entità che agiscono come guardiani.

 

C’è, nelle cose sacre, una disposizione geografica, territoriale.

 

È rimasta anche presso certo cattolicesimo profondo l’usanza di piazzare del sale esorcizzato in vari punti della casa, di modo da tenere lontani dal proprio domicilio i demoni.

 

Di fatto, nel tradizionismo – cioè, in quel mondo che autenticamente frequenta una messa antica – è ancora pienamente visibile come l’atto della benedizione dell’acqua e del sale – necessari per fare l’acqua santa da mettere nelle acquasantiere – sia in realtà un rito di esorcismo.

 

Negli anni ho pubblicato video di questo rito registrato presso la Santa Messa Tradizionale che frequento. Uno di questi, filmato forse un lustro fa, fece un pienone di visualizzazioni, con quantità incredibili di commenti da tutto il mondo. Forse l’algoritmo era impazzito a causa del titolo: exorcismus salis et acquae, esorcismo del sale e dell’acqua, attirando masse di visualizzazioni mai viste – o forse, semplicemente, sono in tanti a riconoscere la potenza e la necessità dell’esorcistato cattolico.

 

Non riesco a trovare quello specifico video ora – potrebbe essere sparito: dovete sapere che quando Facebook chiuse la pagina di Renovatio 21 decise di chiudere anche la pagina della Santa Messa – ma potete accontentarvi di questo.

 

 

 

Chi è stato ad un battesimo secondo la Chiesa tradizionale avrà notato la stessa cosa: il rito è, innanzitutto, un grande esorcismo, cosa evidentissima nella prima parte, dove la «creatura» non può nemmeno entrare nell’edificio sacro.

 

E quindi, come non pensare che uno stesso pensiero rituale, totalmente invertito come da ordinanza diabolica, non sia ora in uso presso un tipo di satanismo che ancora non si è rivelato?

 

I feti nel barattolo piazzati nell’erba sono una parte di un rito? Costituiscono un «sacramento»?

 

Sono forse una forma di rivendicazione del sacro postmoderno (in questa zona facciamo gli aborti!)?

 

Sono segnali, come pietre miliari, di un network di occultismo femminista, o qualcosa del genere?

 

Oppure, scendendo nel numinoso, sono dei totem direzionali, delle effigi dei classici demoni dei punti cardinali?

 

Oppure, ancora più fuori dalla tradizione satanista, agiscono, nella mente di chi li piazza, come delle antenne, come dei modi di diffondere sul territorio il loro significato, il loro «spirito»?

 

Se la Santa Messa – intesa secondo millenaria tradizione – con tutti i suoi riti è una grande opera di esorcismo, cosa stanno tentando di fare nascondendoci sotto il naso sacrifici umani in barattolo? Stanno per caso tentando di controbattere all’esorcismo con un procedimento di ri-possessione demoniaca della Terra?

 

I feti nei barattoli disseminati nelle città e nelle campagne, nei cimiteri e lungo i fiumi sono «antenne» del mondo post-satanista, oppure vere e proprie porte messe lì per fare entrare i diavoli in questo piano dell’esistenza?

 

Dobbiamo collegare questo fenomeno con quello degli aborti connessi ai vaccini? Con le storie delle linee cellulari da feto abortito usate dall’industria alimentare e quella cosmetica? C’è un programma per distribuire, simbolicamente e materialmente, il feticidio in tutto il mondo, dentro i nostri corpi, dietro le nostre case?

 

Sono domande che mi faccio, conscio che non vi sono molti che hanno il coraggio, o forse la fantasia, o forse la determinazione, per farsele.

 

Il lettore, se è arrivato fin qui, probabilmente mi è compagno – e se ne fotte di chi sghignazza, di chi storce il naso, di chi vuole tornare subito ad occuparsi di altro, del solito, delle quisquilie da nerd liturgici, delle geremiadi anti-Bergoglio, delle  litanie monomaniacale antivaccinare, della NATO e di Putin, etc.

 

Perché, davanti ad un essere umano imbottigliato e nascosto – sta intorno a noi – non c’è altra reazione possibile. Se sei un uomo rimasto tale, una donna rimasta tale, non è che puoi evitare di pensarci. Non puoi non chiederti perché. Non puoi non interrogarti fino a perdere ore di sonno. Questa cosa deve avere un senso, occulto quanto volete, ma leggibile. Questa cosa deve essere affrontata.

 

Perché quel feto, che ti guarda attraverso il vetro, è un essere umano. E quel gesto, distribuito nei giardini dietro casa, è un sacrificio umano.

 

Da qualche parte, per risolvere questa cosa, dovremo pure iniziare. Va bene anche solo rendersi conto del fenomeno. E continuare ad unire i puntini.

 

Ognuno aiuto che offrirete in questo senso sarà un gesto pionieristico, rivoluzionario, necessario: perché la battaglia contro il Male, ve ne rendiate conto oppure no, la stiamo combattendo per davvero.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

 

 

Occulto

Uomo armato uccide turista canadese presso sito di piramidi in Messico

Pubblicato

il

Da

Il quotidiano locale messicano Milenio riporta un «attacco armato» al sito archeologico di Teotihuacan, situato nel Messico centrale, a circa 40 chilometri a nord-est di Città del Messico, nello Stato del Messico.

 

I dettagli sono scarsi, ma le prime informazioni indicano che l’attentatore si è arrampicato sulla Piramide della Luna e ha sparato contro i turisti.

 

«Confermato che la vittima dell’attacco armato nella zona archeologica di Teotihuacan è di nazionalità canadese», scrisse Milenio il giorno X intorno alle 15:13 ora locale.

 


Aiuta Renovatio 21

I rapporti preliminari non hanno fornito ulteriori informazioni sul possibile collegamento dell’attacco con i cartelli della droga.

 

Le piramidi mesoamericane (diverse da quelle egizie, che erano tombe) erano templi a gradoni usati per riti religiosi, e i sacrifici umani facevano parte integrante della cultura di diverse civiltà precolombiane in Messico. I sacrifici umani erano una pratica reale e documentata archeologicamente su molte piramidi messicane, soprattutto tra ueotihuacani, maya e aztechi

 

A Teotihuacán (città pre-azteca, vicino a Città del Messico, con la Piramide del Sole e della Luna) scavi archeologici hanno portato alla luce centinaia di resti umani (guerrieri, donne, bambini) sepolti all’interno o alla base delle piramidi. Molti erano prigionieri di guerra, decapitati, con il cuore rimosso o sepolti vivi. Servivano a «dedicare» le strutture agli dei e a garantire prosperità alla città.

 

Al Templo Mayor di Tenochtitlán, l’attuale Città del Messico, la grande piramide-tempio era il centro dei sacrifici aztechi. Le vittime (spesso prigionieri) venivano portate in cima, stese su una pietra sacrificale, il petto aperto con un coltello di ossidiana e il cuore estratto ancora pulsante. Il corpo veniva poi gettato giù dalle scale. Fonti storiche e scavi (tra cui torri di teschi) confermano la pratica su larga scala.

 

Anche i maya praticavano sacrifici umani che avvenivano anche sulle piramidi o nei cenotes sacri. Spesso coinvolgevano bambini o giovani (recenti studi genetici hanno confermato maschi, inclusi gemelli). Il metodo più comune era l’estrazione del cuore sulla sommità della piramide.

 

Contrariamente a quello che si può pensare, molte di queste architetture sono, per i canoni europei, recenti: per esempio a Chichén Itzá, piramide di Kukulkán, El Castillo, la struttura visibile è stata costruita principalmente tra il IX e il XII secolo d.C.Il Templo Mayor di Tenochtitlán è stato costruito e ampliato tra il XIV e il XVI secolo, dal 1325 circa fino alla conquista spagnola nel 1521.

 

Il lettore ponga la mente, per esempio, sulla basilica di Santa Pudenziana, situata in via Urbana, considerata la chiesa più antica di Roma ancora in uso. Edificata intorno al 145 d.C. sui resti di una domus romana, si ritiene fosse il luogo dove San Pietro fu ospitato. Famosa per il suo mosaico absidale del V secolo, è molto più antica delle piramidi del sacrifizio umano, ma non riceve le stesse masse turistiche in cerca di arcaismo e di mistero. Al contempo, qui non si compiono sacrifici umani, ma il sacrificio divino che è la Santa Messa.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di Burkhard Mücke via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International 

Continua a leggere

Occulto

Leader del «culto dell’orgasmo», condanna a nove anni di carcere (no, non è chi pensate voi)

Pubblicato

il

Da

La carismatica leader di un famigerato presunto «culto dell’orgasmo» OneTaste è stata condannata la scorsa settimana a nove anni di carcere per aver costretto i dipendenti ad atti sessuali, mentre il giudice l’ha duramente criticata per il piano «scandaloso e insidioso». Lo riporta il New York Post.   Nicole Daedone, 58 anni, si è presentata in piedi con indosso una tuta beige da detenuta per conoscere il suo destino dopo che una giuria federale di Brooklyn l’ha condannata per aver adescato dipendenti e membri della sua azienda di benessere al fine di avere rapporti sessuali con clienti e investitori.   «La signora Daedone ha compiuto azioni che hanno privato le vittime della loro dignità», ha dichiarato il giudice Diane Gujarati alla corte, aggiungendo che «non sembra provare alcun rimorso».   La sentenza è arrivata dopo che nove ex dipendenti di OneTaste hanno testimoniato su come Daedone e l’ex responsabile vendite dell’azienda, Rachel Cherwitz, gestissero l’attività come una setta e li manipolassero per costringerli a compiere una serie di atti sessuali. Cherwitz è stata condannata lunedì pomeriggio a 6 anni e mezzo di carcere, scrive il tabloide neoeboraceno.   L’esito ha segnato la caduta in disgrazia dell’azienda con sede a San Francisco, che un tempo aveva riscosso successo – e persino l’approvazione del sito web Goop di Gwyneth Paltrow – per aver promosso controverse sessioni di piacere di gruppo che lei aveva soprannominato «meditazione orgasmica». Tuttavia la guru «non era alla ricerca dell’illuminazione né operava su una dimensione diversa», ha dichiarato la Gujarati lunedì.   «Non era un gioco né uno spettacolo. Non era Harry Potter né Matrix. Era un crimine», ha affermato il giudice. La Daedone è stata inoltre condannata dal giudice Gujarati a confiscare 12 milioni di dollari, la somma per cui ha venduto la sua azienda a sfondo sessuale, e a versare quasi 900.000 dollari a ex dipendenti che hanno dichiarato di essere state costrette a compiere atti sessuali e obbligate a lavorare per oltre un decennio con una retribuzione minima o nulla.

Sostieni Renovatio 21

Una ex dipendente, Michal, ha dichiarato lunedì in tribunale che le sue esperienze traumatiche presso OneTaste l’hanno lasciata in rovina finanziaria e le hanno causato un disturbo da stress post-traumatico. «Mi fidavo di Nicole… in realtà, sono caduta nella sua trappola», ha detto Michal, che ha chiesto di non pubblicare il suo cognome. «Ero un bersaglio perfetto perché ero una donna vulnerabile che cercava di migliorare la propria vita».   I procuratori federali avevano chiesto al giudice di condannare Daedone a ben 20 anni di carcere, accusandola di aver reclutato vittime che avevano subito traumi in passato, promettendo loro di aiutarle a superare le sofferenze causate da abusi sessuali. Secondo l’accusa, l’azienda ha ingaggiato una dipendente, vittima di stupro, per «ricostruire» l’incidente davanti a un pubblico nell’ambito di un corso tabù: praticare sesso orale a un partner mentre le veniva detto «Ti amo», proprio come aveva fatto il suo vero stupratore.   «Il suo è stato un crimine di sfruttamento mascherato da emancipazione», hanno scritto gli agenti federali al tribunale. Nonostante la condanna di giugno, contro la quale si prevede che presenterà ricorso, Daedone ha mantenuto un seguito fedele. Più di 200 persone hanno inviato lettere al tribunale prima della sentenza, tra cui Van Jones, corrispondente della CNN ed ex consigliere del presidente Barack Obama, che l’ha definita «una donna di straordinaria saggezza, grazia e coraggio morale».   L’avvocato di Daedone, Jennifer Bonjean, ha sottolineato lunedì che nessuna delle accusatrici ha descritto di essere stata vittima di violenza fisica e che la sua cliente è stata accusata e condannata solo per cospirazione finalizzata al lavoro forzato, e non per tratta di esseri umani a scopo sessuale o violenza sessuale.   «Ancora oggi molte persone considerano Nicole Daedone una figura dirompente», ha dichiarato Bonjean in tribunale. Più di venti membri di OneTaste, che ora ha cambiato nome in Institute of OM, hanno assistito all’affollata udienza di condanna presso il tribunale federale di Brooklyn, tra cui Anjuli Ayer, l’attuale CEO dell’azienda.   «Questo è un giorno terribile per la libertà», ha detto Ayer ai giornalisti fuori dal tribunale. «Una volta che la persuasione diventa un crimine, chiunque può essere un imputato e chiunque può essere una vittima. Dobbiamo correggere questa ingiustizia o ne soffriranno tutti.»   La Daedone ha rifiutato di rivolgersi alla corte, chinandosi verso il microfono e dicendo «no, grazie» quando le è stato chiesto se desiderasse parlare prima di conoscere la sua sentenza.   È possibile che il lettore, leggendo un titolo che contiene la semantica del «culto» e dell’«orgasmo» abbia pensato ad un cardinale noto per libri sul piacere sessuale e la religione. Tuttavia non si tratta di lui.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
 
Continua a leggere

Occulto

Gli USA sono sotto il controllo di cinque demoni-generali: parla l’esorcista

Pubblicato

il

Da

L’esorcista padre Chad Ripperger ha detto a Tucker Carlson che gli Stati Uniti si sono arresi al potere di cinque demoni di alto livello, a volte conosciuti dagli esorcisti come «i Generali».

 

In un’intervista pubblicata online il Venerdì Santo, padre Ripperger ha affermato a Carlson che il Paese è sottoposto a un attacco demoniaco più grave di quanto non lo sia stato storicamente.

 

L’esorcista ha affermato che è stata «esperienza comune degli esorcisti nel corso dei secoli» che cinque potenti demoni, noti con nomi diversi come «il Consiglio» e «i Generali», siano stati incaricati da Satana di attuare i suoi piani nel mondo.

 

Di questa schiera, Baal, il «demone della fornicazione e dell’impurità», fu il primo a prendere il controllo dell’America. Una volta che gli Stati Uniti abolirono le leggi contro la fornicazione e legalizzarono la pornografia, il paese «cedette il territorio a Baal», secondo Ripperger.

 

L’impurità apre le porte ai demoni dell’omosessualità, che poi prendono piede. «Lo sentiamo dire da San Paolo: se le persone cedono alla lussuria, alla fine gli uomini iniziano ad andare a letto con gli uomini e le donne con le donne», ha detto don Chad a Carlson.

 

L’esorcista inoltre affermato che esistono tre demoni dell’omosessualità, il primo dei quali è Asmodeo, un demone dell’impurità e «nello specifico dell’omosessualità maschile».

Sostieni Renovatio 21

Ripperger ha scoperto che se un uomo posseduto ha avuto un’esperienza omosessuale, «c’è un’alta probabilità che Asmodeo sia uno dei posseduti», sebbene abbia sottolineato che l’ideazione omosessuale non è sempre di origine diabolica, ma è spesso guidata da fattori psicologici. Tuttavia, se un uomo eterosessuale ha un pensiero omosessuale, di solito non è un suo pensiero personale, ma diabolico, ha aggiunto il sacerdote.

 

Uno dei problemi attuali della nostra cultura è che «stiamo formando dei pervertiti», perché i media plasmano le menti delle persone inducendole a fare determinate associazioni inappropriate, ha continuato padre Chad. Questo fenomeno è stato esacerbato soprattutto dall’uso della pornografia, a cui alcuni uomini hanno attribuito la propria omosessualità. Uno studio ha rilevato che più frequentemente si guarda materiale pornografico, maggiore è la probabilità di identificarsi come bisessuale.

 

Il sacerdote esorcista ha poi spiegato che le donne sono influenzate da due demoni dell’omosessualità: Lilith, il demone dell’omosessualità che agisce nelle donne lesbiche «più passive e femminili», e Leviatano, «il demone dell’omosessualità di tipo più aggressivo» che agisce nelle donne lesbiche mascoline.

 

Quando gli Stati Uniti hanno legalizzato il «matrimonio» gay, il Paese si è arreso a questo «livello di influenza diabolica» omosessuale, ha affermato Ripperger.

 

L’ultimo dei cinque «generali» è il demone del sacrificio infantile, noto principalmente agli esorcisti come Bafometto, ma anche come Moloch. Negli Stati Uniti il sacrificio infantile viene praticato soprattutto tramite aborto, e quindi, quando l’uccisione dei nascituri è stata legalizzata, il paese è stato consegnato a questo demone.

 

Questi cinque demoni ora esercitano il loro dominio sull’America, «quindi la loro influenza è estremamente potente», ha affermato Ripperger.

 

Sappiamo che è così in parte perché negli Stati Uniti è straordinariamente difficile vietare l’aborto, «come estrarre un dente senza anestesia». «È incredibilmente difficile riuscirci, e questo perché i demoni danno potere alle persone affinché mantengano la situazione in piedi, perché i demoni amano l’aborto», ha detto padre Ripperger a Carlson.

 

All’inizio dell’intervista, l’intervistatore ha ammesso che, in quanto protestante, era stato «educato a considerare l’esorcismo come qualcosa di bizzarro che la Chiesa latina pratica per strane ragioni cultuali». Quando però ha iniziato a leggere le Scritture, è rimasto sorpreso di scoprire che il primo miracolo compiuto da Gesù Cristo nel Vangelo di Marco è la cacciata di un demone. «Scacciare i demoni non è una cosa casuale, è un elemento centrale dei Vangeli», ha osservato Carlson.

 

Padre Ripperger ha osservato che, di fatto, il 23% dei Vangeli narra di Cristo che «ha a che fare con i demoni».

 

Durante l’intervista con Carlson, Ripperger ha anche discusso della natura dei demoni, di come attaccano gli individui, dell’influenza demoniaca sulle figure pubbliche, di come i comunisti rispecchino la psicologia diabolica e di come le persone vengano possedute.

 

Nell’intervista l’esorcista ha parlato anche di incantesimi che l’élite di Hollywood avrebbero imparato a fare sulle copie master di un film, con il risultato che tutte le copie derivate contengono la maledizione, e così sarebbe spiegata l’ossessione di alcuni per certi attori. Padre Ripperberger sostiene che questa pratica sarebbe stata trasmessa poi dagli hollywoodiani ai padroni dell’industria pornocinematografica, con risultati analoghi di fissazione di certuni verso determinate attrici che vi si prostituiscono.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 

Continua a leggere

Più popolari