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Sorveglianza

Il green pass è la piattaforma dell’euro digitale. Cioè della vostra schiavitù

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«È legittimo dunque porsi la domanda di fondo. Il green pass serve a spingere la vaccinazione di massa o il contrario?»

 

Un articolo di importanza capitale è apparso sul quotidiano La Verità. Il pezzo, complesso e dettagliato, si intitola «La card non è un mezzo ma lo scopo: erogherà “diritti” solo agli schedati».

 

Le rivelazioni dei due giornalisti Claudio Antonelli e Giulia Aranguena, che hanno indagato sull’architettura legale e informatica del green pass, confermano quanto Renovatio 21 scriveva qualche giorno fa: il green pass è il mezzo sul quale correrà l’euro digitale promesso dalla Lagarde alla BCE. Cioè, l’installazione di una società del controllo totale, dove il cittadino è sottomesso biologicamente, economicamente, elettronicamente al potere centrale.

 

«La creazione di questa grande piattaforma di sorveglianza del cittadino – addirittura di capillarità più profonda di quella cinese – è il vero grande compito che i padroni del vapore si sono dati in questi anni» scrivevamo. «Con l’euro digitale, come con il green pass, voi dipendete dall’Istituzione: persino per le attività più basilari, perfino per i diritti «prepolitici»: mangiare, bere, muoversi…».

 

«È legittimo dunque porsi la domanda di fondo. Il green pass serve a spingere la vaccinazione di massa o il contrario?»

Ora l’identità profonda delle due cose – green pass ed euro digitale – è dimostrata dal reportage del giornale milanese, che ha scavato a fondo in documenti e

 

Il green pass, essenzialmente, è una piattaforma elettronica pensata per esistere anche senza il vaccino: «Il green pass nudo e crudo è quindi un account che mira ad attestare il possesso di determinate condizioni in base alle quali un utente può dirsi abilitato e verificato rispetto a una piattaforma che eroga diritti e libertà (vedi il semaforo verde) concessi dal gestore».

 

«In questo caso il gestore della piattaforma è lo Stato, la piattaforma è proprietaria e a totale controllo statale, i diritti e le libertà di accesso a un determinato luogo vengono restituiti sotto forma di concessione da parte del gestore stesso».

 

L’Europa, ha emesso un regolamento (2021/953 del 14 giugno 2021) attraverso cui è stato creato il DGCG – Digital green certificate gateway.

 

Tale euro-gateway è costituito da una rete di database «in ordine all’interoperabilità dei certificati verdi e alla capacità di riconoscimento reciproco tra Stati membri, definiti come semplici punti di backend della rete».

 

Si tratta di una grande operazione informatico amministrativa «essenzialmente riconducibile ai tecnocrati dell’e-Health network, il gruppo di soggetti pubblici istituito dalla Direttiva 2011/24/EU» che raggruppa enti sanitari digitali di vari stati membri. I progetti, che vertevano sull’integrazione dei sistemi di identità digitale erano stati lanciati anni prima della pandemia ma sono stati implementati da una Decisione esecutiva della Commissione  solo il 28 giugno 2021.

 

Su questa base, si è mosso con velocità e precisione impressionanti il governo dell’ex capo della BCE Mario Draghi:

 

«Il governo Draghi, già dallo scorso aprile con il decreto Sostegni, poi a maggio e giugno, rispettivamente con l’introduzione della governance per il PNRR ex decreto 31 maggio 2021 e con il decreto del 17 giugno 2021, ha tirato in piedi, non certo dal nulla, la ciclopica macchina della piattaforma nazionale Digital green certificate (Pn-Dgc) per l’emissione, il rilascio e la verifica dei certificati verdi».

 

Il tema al centro è sempre quello della comunicazione tra database.

 

Così, Draghi «ha reso interoperabili le banche dati dell’anagrafe nazionale vaccinale (ANV), quelle regionali e le ha collegate al sistema della tessera sanitaria gestita dal ministero dell’Economia e dell’EU-DGCG sopra menzionata, facendo diventare il tutto il gateway portante dell’intera infrastruttura digitale. Il compito della certificazione è stato affidato, per l’Italia, al Poligrafico della Zecca dello Stato».

 

Si tratta insomma dell’unificazione di tutte le banche dati in un unico sistema elettronico.

Si tratta insomma dell’unificazione di tutte le banche dati in un unico sistema elettronico.

 

I due giornalisti del quotidiano milanese risalgono la morfologia, criptica, opaca, del sistema e della sua genesi.

 

«In pratica, il cuore stesso del green pass si basa sulla tecnologia della blockchain, destinata a conservare e aggiornare tutte le chiavi pubbliche di firma attribuite alle autorità di certificazione designate nei singoli Stati membri per convalidare i certificati verdi, prima della loro definitiva convalida, nonché tutte le aggregazioni alle chiavi private corrispondenti all’identità di ciascun  holder abilitato dal possesso certificato di una delle tre condizioni di rilascio del pass (vaccinazione, tampone negativo o guarigione)».

 

La struttura «grazie a questa forte interoperabilità (finanche con i framework in corso di sviluppo a livello internazionale come quello dell’OMS datato agosto 2021)» si conforma quindi «come un sistema complessivamente dotato di modularità e scalabilità, costruito cioè come idoneo ad adattarsi a picchi di carico improvvisi senza diminuire il livello di servizio (…) adatto quindi anche a impieghi addizionali, usi, scenari e tipologie di certificazione diverse».

 

«Un sistema complessivamente dotato di modularità e scalabilità, costruito cioè come idoneo ad adattarsi a picchi di carico improvvisi senza diminuire il livello di servizio (…) adatto quindi anche a impieghi addizionali, usi, scenari e tipologie di certificazione diverse»

«È facile allora concludere che il GP account non è null’altro che la stessa identità digitale pubblica degli utenti, o portatori di certificazione verde, da custodire nei portafogli digitali iOS e Android istallati sui cellulari».

 

Quindi «tale ID account sembra proprio essere subordinato nel rilascio alla tenuta di una determinata condotta o al possesso di un determinato status da porre in essere sulla propria persona senza alcuna reale possibilità di libera scelta».

 

«Insomma, siamo di fronte a uno strumento di censimento anagrafico nella sua forma più evoluta. Il cittadino diventa così un Id account a cui sarà possibile collegare funzioni, servizi e diritti di varia natura».

 

Cioè: siamo sicuri che il vaccino sia il fine ultimo di tutta l’immensa architettura elettronica del green pass?

 

«Dinanzi a una siffatta potenza del lasciapassare verde e l’immensa impalcatura della blockchain si può forse dedurre che la vaccinazione non sia il suo fine ultimo o surrettizio. Ma che il green pass sia fine a sé stesso. E una volta messo a terra, non ci sarà marcia indietro».

«Dinanzi a una siffatta potenza del lasciapassare verde e l’immensa impalcatura della blockchain si può forse dedurre che la vaccinazione non sia il suo fine ultimo o surrettizio. Ma che il green pass sia fine a sé stesso. E una volta messo a terra, non ci sarà marcia indietro»

 

«È chiaro che una volta ottenuta e rilasciata a tutti gli italiani l’ID digitale pubblica, per ora condizionata a condotte sanitarie, tale identità digitale possa essere in futuro non solo condizionabile, ma anche plasmabile facilmente per altre esigenze. Controlli fiscali, pagamenti, multe. Anche se la più importante si candida a essere l’applicazione dell’euro digitale, che così come previsto dalla BCE non potrebbe mai essere introdotto senza un’autostrada blockchain come quella del green pass».

 

In pratica, dietro al green pass vaccinale c’è lo stesso software, lo stesso sistema (informatico e legale) che può stravolgere le nostre vite: con il green pass pagherete le tasse, con il green pass salderete le multe. Anzi, non farete nulla: il danaro vi sarà direttamente prelevato senza che voi facciate nulla, perché tutto sarà gestito da un potere centrale che vuole la trasparenza totale. La trasparenza delle vostre finanze, la trasparenza del vostro stato di salute: la privacy non è più un diritto e nemmeno un valore.

 

L’euro digitale mira all’abolizione totale del contante. Con esso l’Europa potrebbe portarsi persino più avanti della Cina nell’evoluzione dello Stato moderno verso il totalitarismo della sorveglianza assoluta. Con l’euro digitale, ogni vostro acquisto sarà tracciato. Quanto spendete in cibo, vestiti, servizi. I prodotti stessi che consumate: la marca dei gelati, la griffe del maglione, il titolo del film, il medicinale omeopatico per l’ansia. Dove andate in vacanza, in che albergo, quale ristorante. Tutti dati che al fisco interessano – e non solo al fisco. Interessano alla Sanità, al Ministero degli Interni, a quello degli Esteri. Interessano anche a «terze parti». I dati sono il petrolio del XXI secolo si dice. Il green pass è un’automobile che vi costringono a comprare per attaccarvi al nuovo ciclo del combustibile.

 

L’euro digitale mira all’abolizione totale del contante. Con esso l’Europa potrebbe portarsi persino più avanti della Cina nell’evoluzione dello Stato moderno verso il totalitarismo della sorveglianza assoluta

Di più: ogni vostra transazione può essere impedita. Avete il diabete? Il sistema potrebbe impedirvi di comprare la Nutella. Domenica senz’auto? Vi possono impedire di acquistare la benzina. Voglia di approfondire? Certi libri no-vax non si possono comperare – su Amazon, lo sapete, è già così: tanti autori sono spariti

 

Tutto può essere controllato in tempo reale da algoritmi talmente potenti da non poter nemmeno spiegare se stessi. Incrociano i dati in modi incomprensibili per la mente umana, e danno un responso che decide della vita di una persona: è quello che si vede in Cina, dove il sistema del pass è stato implementato immediatamente durante la pandemia, con le persone controllate all’uscita della metropolitana – se ti capitava il coloro rosso, dovevi ritornartene a casa e metterti in quarantena. Nessuna spiegazione. Lo Stato e il suo cervellone non ve ne devono alcuna.

 

Questa è la destinazione del mondo moderno: la sottomissione dell’individuo. La nuova schiavitù economica, informatica e biotica che tocca al XXI secolo.

 

Qualche lettore potrà dire: comodo, non avere più la roga di pagare più le multe, ora che te lo potranno prelevare direttamente. La realtà è che alla vostra comodità non pensano minimamente. L’idea è quella di abolire ogni passo intermedio, cioè lo spazio per la reazione ad una decisione calata dall’alto: non avrete il tempo di opporvi, subirete la sentenza e basta. È la disruption, la disintermediazione dello Stato di diritto. Lo stiamo già vedendo con i social media, che bannano e censurano, «depiattaformano» migliaia di persone senza nemmeno dire loro cosa hanno fatto che non va. Nessun processo, tantomeno un «giusto processo». È la nuova civiltà autoritaria che si nasconde dietro il mito della trasparenza.

 

L’idea è quella di abolire ogni passo intermedio, cioè lo spazio per la reazione ad una decisione calata dall’alto: non avrete il tempo di opporvi, subirete la sentenza e basta. È la disruption, la disintermediazione dello Stato di diritto

E, visto che parliamo di processi, pensiamo davvero a cosa succederà al sistema legale. Sarà più facile, sarà immediato, ottenere i danari in un decreto ingiuntivo – o vederveli sottratti. Al contempo, immaginate quando un giudice potrà bloccare o cancellare tutti i vostri beni con un clic. Non avrete più di che vivere, perché non ne avrete nemmeno di nascosti sotto il materasso, perché il contante sarà illegale, e anche l’elemosina avverrà (se sarà ancora consentita) per via digitale – quindi potranno stopparvi anche quella.

 

Ora capiamo meglio perché hanno insistito tanto con il vaccino.

 

Ora capiamo meglio perché per il green pass sono andati allo scontro totale con la società e con un numero cospicuo di lavoratori – con il rischio di innescare un autunno di lotte operaie che potrebbe paralizzare l’Italia e l’Europa.

 

I pagamenti saranno facili e rapidissimi, spariranno i bancomat e forse anche le cassiere. Tanti ebeti (quelli che hanno votato, magari, un partito il cui guru aveva promesso in effetti tutto questo) saranno felicissimi: «io non ho niente da nascondere». Con l’ID account del green pass, avremo il conto dove metteranno gli euro digitali creati dal niente della Eurotower. Magari, per aiutarci ad iniziare a usarli, potrebbero addirittura regalarcene in quantità.

 

Milioni cadranno nella trappola. Qualsiasi cosa faranno, dovrà avere il marchio elettronico.

 

Il futuro prossimo dello Stato moderno, e delle nostre vite, passa di lì. Un sistema di sorveglianza totalista che non ha precedenti nella storia.

 

Un sistema che, tuttavia, ci era stato descritto da migliaia di anni.

 

«Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; 17 e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome» (Apocalisse 13, 16-17)

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

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Sorveglianza

Elon Musk: ogni azienda Big Tech pratica la censura

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Tutte le piattaforme di social media collaborano con il governo degli Stati Uniti per censurare i contenuti, ha affermato martedì il CEO di Twitter Elon Musk.

 

I documenti rilasciati da Musk in seguito al suo acquisto di Twitter hanno mostrato che la piattaforma era in collusione con l’FBI, la CIA, il Pentagono e altre agenzie governative per sopprimere le informazioni su elezioni, Ucraina e COVID-19.

 

«*Ogni* società di social media è impegnata in una pesante censura, con un coinvolgimento significativo e, a volte, la direzione esplicita del governo», ha twittato Musk rispondendo al giornalista esperto di privacy ed Intelligence Glenn Greenwald, aggiungendo che «Google fa spesso sparire i link, per esempio».

 

Musk si riferiva alle comunicazioni interne di Twitter pubblicate dal giornalista Matt Taibbi con la sua approvazione, i famosi «Twitter files» secondo le quali gli alti dirigenti della piattaforma avrebbero tenuto incontri regolari con membri dell’FBI e della CIA, durante i quali le agenzie fornivano loro elenchi di «centinaia di account problematici» da sospendere, in vista delle elezioni del 2020 tra cui quelli di attori e di normali cittadini.

 

Oltre a Twitter, il governo era in contatto «praticamente con tutte le principali aziende tecnologiche», affermano i Twitter files di Taibbi, «inclusi Facebook, Microsoft, Verizon, Reddit, persino Pinterest».

 

Una causa intentata all’inizio di quest’anno dai procuratori generali del Missouri e della Louisiana sostiene che i funzionari di non meno di 12 agenzie governative si sono incontrati settimanalmente con rappresentanti di Twitter, Facebook e altre aziende Big Tech nel 2020 per decidere quali narrazioni e utenti censurare, con argomenti che vanno dalla presunta interferenza elettorale al COVID-19.

 

Secondo le rivelazioni, gli agenti della CIA «quasi sempre» partecipavano alle riunioni di queste aziende con la Task Force sull’influenza estera dell’FBI, ha affermato Taibbi, spiegando che sebbene questa task force fosse stata convocata per combattere la presunta interferenza elettorale da parte di stati stranieri, ha fatto «montagne di richieste di moderazione interna».

 

I Twitter files finora hanno mostrato come Twitter abbia soppresso le informazioni dannose per la campagna elettorale di Joe Biden, abbia colluso con l’FBI per rimuovere i contenuti che l’agenzia voleva nascondere, assistito le campagne di influenza online dell’esercito americano e censurato le «narrazioni anti-ucraine» per conto di diverse agenzie di Intelligence statunitensi.

 

Come riportato da Renovatio 21, l’atto di accusa di Musk arriva dopo essersi esplicitamente speso affinché il plenipotenziario pandemico Anthony Fauci sia portato in tribunale e la ricerca sui virus ricombinanti sia dichiarata «ricerca di bioarmi».

 

 

 

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Australia, la polizia chiede di segnalare il vicino «anti-governo o teorici del complotto dei vaccini COVID»

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La polizia australiana sta incoraggiando i cittadini a denunciare i vicini che sono scettici sul vaccino COVID o nutrono opinioni contrarie al governo.

 

Il 12 dicembre, due agenti di polizia di Brisbane sono stati uccisi dai membri famiglia dell’Australia rurale, i Train, che hanno aperto il fuoco mentre i due agenti si avvicinavano alla loro casa. Gli agenti Rachel McCrow, 29 anni, e Matthew Arnold, 26 anni sono morti nell’attacco, mentre un terzo ufficiale, l’agente Randall Kirk, è stato colpito a una gamba ma è riuscito a scappare. Un quarto ufficiale, Keely Brough, è fuggito tra i cespugli.

 

Più tardi una squadra tattica della polizia ha ucciso i membri della famiglia in una sparatoria. L’incidente è usato per rinforzare il regime autoritario oramai installatosi agli antipodi.

 

Il vice commissario di polizia dello Stato del Queensland Tracy Linford ha suggerito che i vicini devono presumere che chiunque nutra opinioni non mainstream sia chiaramente una minaccia.

 

«Come ho detto prima, se c’è qualcuno là fuori che sa di qualcuno che potrebbe mostrare un comportamento riguardo alle teorie del complotto, antigovernative, anti-polizia, teorie del complotto sulla vaccinazione COVID-19 come quello che stiamo vedendo con la famiglia Train, vorremmo saperlo. Vogliamo saperlo. E potete contattare direttamente la polizia o passare attraverso Crime Stoppers», ha dichiarato il funzionario delle forze dell’ordine.

 

 

Come riportato da Renovatio 21, similmente a quanto accade nella vicina Australia due settimane fa il servizio di intelligence per la sicurezza della Nuova Zelanda ha pubblicato un bollettino in cui si afferma che chiunque abbia opinioni politiche dissidenti è stato «radicalizzato», chiedendo al pubblico di denunciare i propri amici e familiari se mettono in dubbio la versione del governo, ritenuto dalla premier Jacinda Ardern (ardente membro delle iniziative WEF) «la vostra unica fonte di verità».

 

La storia della trasformazione dell’Australia, da democrazia ammirata in tutto il mondo a incubo totalitario sullo stile della Cina Popolare (Paese con cui, bizzarramente, Canberra è in conflitto) è ancora tutta da scrivere, perché non è ancora finita.

 

Abbiamo visto, in pochi mesi, l’Australia che deporta il tennista numero uno al mondo, l’Australia che istituisce campi di concentramento, l’Australia che usa armi a microonde contro i manifestanti in protesta e impedisce ai suoi cittadini di partire, o tornare, nel Paese, l’Australia che ordina a nonni e nipoti di non avvicinarsi l’un l’altro e che di chiara che i non vaccinati saranno «infelici» e «soli» per tutta la vita, l’Australia che manda l’esercito a controllare il lockdown e proibisce le conversazioni tra esseri umani, l’Australia che proibisce ai bambini di scartare i regali di Natale e ai grandi di baciarsi ed abbracciarsi a capodanno, l’Australia che causa la morte di neonati negando loro il viaggio per l’intervento chirurgico e che arresta donne incinte in casa davanti alle loro famiglie per aver scritto un post su Facebook, l’Australia che ti tira fuori dall’auto spaccandoti il finestrino per legge e che vuole arrestare «i complottisti del COVID» (sì, la proposta c’era già, e da anni).

 

Come riportato da Renovatio 21, l‘Australia ha avuto di recente un problema di spinaci allucinogeni, e vedendo cosa è diventata la realtà australiana ai cittadini potrebbero venire certe tentazioni.

 

Tuttavia, in nessun modo dobbiamo dimenticare che la delazione è stata proposta anche qui da noi: non dimentichiamo mai quando il ministro Speranza andò da Fabio Fazio a dire che avrebbero fatto i controlli nelle case per evitare «le feste», aggiungendo anche che si sarebbero avvalsi delle «segnalazioni» – cioè delle delazioni dei vicini.

 

 

 

 

Immagine screenshot da YouTube

 

 

 

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Il Patriarca di tutte le Russie Cirillo contro la sorveglianza digitale post-COVID e il transumanismo

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Il 22 dicembre scorso si è tenuta a Mosca, nella sala per le conferenze ecclesiastiche della Cattedrale del Cristo Salvatore, la riunione generale del clero della Patriarcale e Primaziale Arcidiocesi Metropolitana di Mosca, sotto la presidenza del proprio gerarca, il Patriarca Cirillo.

 

Alla riunione hanno partecipato buona parte dei quasi 2000 sacerdoti e diaconi che servono nel territorio della città, e rappresentanze degli oltre 2000 monaci e monache residenti nei monasteri urbani.

 

Il Patriarca ha tenuto una lunga e articolata relazione, nel corso della quale si è soffermato su molteplici tematiche riguardanti la vita della diocesi moscovita e, più in generale, della Chiesa Russa nel corso dell’anno che va concludendosi.

 

In particolare, il Patriarca ha parlato dei gravi effetti sociali dell’epidemia trascorsa e delle minacce che questi comportano: «durante la diffusione dell’infezione da coronavirus, (…) abbiamo visto anche molti fenomeni negativi, come l’alienazione reciproca delle persone, l’aggravarsi dell’egoismo, l’insorgere di fobie e panico, la manipolazione dell’opinione pubblica e, cosa più amara, l’abbandono da molte persone della partecipazione di persona ai sacri uffici e alla vita della chiesa».

 

«In molti Paesi del mondo, la lotta contro il coronavirus è servita come pretesto per aumentare il controllo da parte degli stati e delle corporazioni private sulla vita delle persone e della società, particolarmente attraverso l’introduzione di tecnologie digitali che non sono trasparenti per la maggior parte delle persone. Nei due anni di diffusione dell’infezione, gli squilibrî sociali ed economici tra le persone si sono intensificati, risultando pure in un ingiusto arricchimento di taluni e nell’impoverimento di altri.

 

«È diventato ancora più comune in molti Paesi e società l’imporsi dell’ideologia della sinistra radicale, dei loro falsi e immorali «valori», e molto spesso ciò è avvenuto con il potere coercitivo degli stati».

 

«Sembrava che a causa delle restrizioni agli spostamenti e alla cooperazione internazionale lo sviluppo della globalizzazione avrebbe avuto un freno. Tuttavia, abbiamo visto che ciò non è accaduto, e anzi l’ideologia del globalismo si è persino rafforzata, proponendo il predominio totale di certi paesi e delle loro alleanze politico-militari su altre nazioni, al posto di pacifiche e rispettose interazioni. Il globalismo è una sorta di pretesa di universalità senza Dio, che implica il disprezzo per l’identità, per il benessere, per la libertà e la religione della maggioranza dei popoli della terra».

 

«Molti ritengono che l’infezione di coronavirus e quanto le è connesso siano stati forse la più grande prova che l’umanità abbia affrontato negli anni recenti; forse questo avrebbe dovuto far sì che le persone traessero le giuste conclusioni da quanto è successo, e conseguentemente rifiutassero di partecipare ai processi distruttivi che si attuano nel mondo, e si rivolgessero a Dio. Purtroppo, questo non è accaduto, e l’umanità è anzi entrata, a mio avviso, in una nuova e persino più grave e pericolosa crisi».

 

Il Patriarca ha poi speso alcune parole sul conflitto in Ucraina, e ricordando i fatti di Jugoslavia nel 1999 ha fatto notare come «la macchina militare occidentale, tramite ricatto economico o politico, con l’aiuto delle cosiddette rivoluzioni colorate, opera consistentemente contro quei paesi i cui popoli sono portatori dell’Ortodossia».

 

Cirillo ha poi rimarcato i doveri del clero nella preghiera e nell’assistenza ai soldati, alle loro famiglie e ai rifugiati in questi momenti difficili. Ha anche comunicato dei contatti avuti con il Ministero della Difesa, affinché in caso di mobilitazione generale sia garantita l’esenzione dal clero dal servizio militare – finora non prevista dalla legge russa – in quanto l’83° Canone Apostolico e il 7° canone del Concilio di Calcedonia vietano ai chierici di portare armi.

 

Ancora, ha parlato dei rischi dell’«attitudine consumista alla vita umana, [del]la distruzione degli ideali di famiglia e [del]l’esaltazione dell’idea dell’assenza deliberata di figli, la cosiddetta childfree, [del]la propaganda della perversione sessuale e corruzione dei bambini, [del] tentativo di normalizzare la pratica della maternità surrogata, [del]la diffusione del peccato di infanticidio che grida vendetta al cielo, l’aborto».

 

A tal riguardo, ha esortato il clero moscovita a chiamare il peccato col proprio nome, anche quando questo possa non piacere ai potenti del mondo.

 

Egli ha poi proseguito:

 

«Ho più volte parlato del fatto che una significativa minaccia della modernità è l’idea del “miglioramento” arbitrario della persona, cioè l’idea del transumanesimo. Se la principale idea dell’umanesimo secolare era il riconoscimento dell’altissimo valore della persona in sé, al di fuori del suo legame con Dio, allora la base – consapevole o meno – dell’idea del transumanesimo è la disumanizzazione. D’altronde, nella scelta tra il cammino della vita e quello della morte (cfr. Ger. 21,8), l’umanità sta scegliendo la civiltà della morte e del declino, dacché si è proposta di eliminare completamente dalla propria civiltà la Fonte della Vita, cioè Dio».

 

Secondo il Patriarca, la tentazione primigenia del diavolo, quella di non seguire i piani di Dio e di calpestare l’immagine di Dio in noi per «essere come dèi», ritorna oggi prepotentemente.

 

«L’idea della disumanizzazione è intesa in un senso biologico, quando si compiono esperimenti sul corpo umano, sul genere, sulla genetica (…) Ma è intesa anche in un senso sociale, che si esprime particolarmente nell’aggressiva imposizione di forme eccessive di digitalizzazione, nelle quali l’uomo è depersonalizzato, e le sue decisione sono alla mercé degli algoritmi dei computer e della cosiddetta Intelligenza Artificiale».

 

«La comunicazione tra persone è pure disumanizzata, specialmente nei social network, quando gli utenti diventano isolati nel loro mondo o, più spesso, sono loro imposte preferenze e fonti d’informazione, e sparisce invece la genuina comunicazione di persona. Ma soprattutto, la disumanizzazione s’impone nel mondo delle idee, quando gli anti-valori che contraddicono il piano di Dio […] penetrano nella sfera della cultura, e danneggiano le fondamenta dell’educazione e della formazione».

 

Il primo gerarca della Chiesa Russa ha espresso la propria approvazione per le misure adottate dalla Duma di Stato contro la propaganda omosessuale, ma ha sottolineato come un’importante compito pastorale al giorno d’oggi sia contrastare la propaganda anti-famiglia che abbonda nella cultura di massa, abbattendo gli stereotipi antinatalisti.

 

Il Patriarca ha evidenziato i problemi a cui vanno incontro le giovani famiglie, a partire dalla necessità di lavorare per molte madri che vorrebbero invece dedicare il proprio tempo alla cura dei figli, annunciando di aver chiesto all’Assemblea Federale Russa degli speciali sostegni alle famiglie, evidenziando però come il primo necessario passo sia l’eliminazione dalla cultura popolare delle «aspirazioni egoistiche, con l’obbiettivo di “aver tutto dalla vita”, uno slogan che è il vessillo dell’era del consumismo illimitato. (…) L’approvazione nella cultura popolare di comportamenti dissoluti quali l’adulterio o il divorzio come norma di vita, o addirittura come valori, è distruttiva per la salvezza delle anime e la loro salute spirituale. Questi fenomeni devono essere direttamente e senza compromessi chiamati con il loro nome, e in una visione ortodossa sono un peccato».

 

Cirillo ha esortato quindi il clero a proclamare la verità divina su questo tema, in confessione e nei dialoghi con i giovani sposi, ma anche sulle piattaforme televisive e con ogni mezzo che forgia la cultura popolare. Ancora ha rivolto parole dure contro l’aborto, spiegando di essersi speso con ogni mezzo presso il governo perché esso venga tolto dai diritti garantiti dall’assicurazione medica obbligatoria: «Purtroppo, una pericolosa credenza continua a persistere nella nostra società, secondo cui la soppressione di una vita concepita sia un diritto umano. Questo è semplicemente ingiurioso nei confronti del vero significato di “diritti umani”. Oggi questa parola, “diritti umani”, copre un sacco di cose, compresi varî tipi di comportamenti peccaminosi e antisociali. Un’innocente persona viva, che non è ancora nata, ma che porta in sé l’immagine di Dio, viene considerata un ostacolo a una vita comoda, e una fonte di scomodità che può essere facilmente eliminata! L’aborto nella mente di molte persone è diventato qualcosa di quotidiano. E questo è un grandissimo peccato davanti a Dio».

 

Altre parole sono state spese sul tema dell’arrivo di molti immigrati musulmani, soprattutto provenienti dai paesi dell’Asia Centrale, nell’area moscovita, e di come la comunità locale e le parrocchie debbano relazionarsi con questo fenomeno, che molti guardano con preoccupazione.

 

Il Patriarca ha infine relazionato sulle attività pastorali e liturgiche del proprio ministero e della diocesi di Mosca nell’anno trascorso.

 

 

Nicolò Ghigi

 

 

 

Immagine giunta a Renovatio 21 da un sacerdote presente all’evento

 

 

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