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«Megamorte». L’aborto uccide più della bomba atomica

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Chi ha vissuto ai tempi della Guerra Fredda può averlo dimenticato. Le nuove generazioni certo non lo sanno.

 

C’è stato un tempo in cui l’umanità viveva sotto l’incubo costante dell’annientamento planetario. Immediato, istantaneo.

 

Un attacco da parte di una delle due superpotenze avrebbe avuto come conseguenza diretta la reazione della triade nucleare (missili intercontinentali, bombardieri volanti, razzi lanciati da sottomarino) avversaria, incendiando l’intero mondo con il fuoco atomico.

 

L’umanità emersa dalle rovine radioattive di Nagasaki era conscia di trovarsi  sul bordo di questo baratro: lo aveva essa stessa creato, ma di esso non vedeva il fondo.

 

Lo scienziato John Von Neumann la chiamò M.A.D., mutual assured distruction: distruzione mutuale assicurata. Eppure, nonostante il marchio della catastrofe definitiva fosse ben visibile sulla guerra ventura,  la dottrina militare atomica aveva una sua strategia.

 

Gli americani affidarono larga parte della sua elaborazione ad un think tank finanziato dal Pentagono e da privati, la RAND Corporation. Capofila degli strateghi atomici era Herman Kahn. Esperto di teoria dei giochi, Kahn relativizzò la portata dell’opzione atomica, e cominciò ad affermare – scandalizzando i più – che una guerra nucleare non solo è possibile, ma che essa può anche essere vinta.

 

Kahn osava pensare l’impensabile, come suggerisce il titolo di un suo libro del 1962, Thinking the Unthinkable:

 

«Nel nostro tempo, la guerra termonucleare può sembrare impensabile, immorale, insana, orrenda, molto improbabile, ma essa non è impossibile (…). Nonostante i nostri sforzi un giorno potremmo trovarci faccia a faccia con la scelta netta di arrenderci o andare in guerra» (1).

 

Realista, smaliziato, nel 1960 Kahn raccolse i suoi pensieri in un libro che sortì uno shock su entrambi i lati della cortina di ferro: On Thermonuclear War, cioè «Sulla guerra termonucleare», con richiamo evidente al Von Clausevitz di Sulla guerra. Il testo produsse un impatto notevole anche su Stanley Kubrick, che pensò al suo capolavoro Il Dottor Stranamore leggendo Kahn, e ispirando a lui vari personaggi della pellicola.

 

Lo stratega americano dipinse un quadro completo: prevedeva che, nel dopobomba, gli anziani avrebbero dovuto mangiare il cibo contaminato, riservando alle nuove generazioni la precedenza sugli alimenti non radioattivi; il fallout nucleare sarebbe divenuto solo uno dei tanti contrattempi della vita; le deformazioni fetali prodotte dalle radiazioni vi sarebbero state, sì, ma un certo numero di bambini sarebbe comunque nato sano. Tutti questi sono «tragic but distinguishable postwar states» (2), stati postbellici tragici ma percepibili, descrivibili. Life goes on, la vita continua, sembra dire lo Stranamore della RAND.

 

Ma vi è, in particolare, uno specifico termine per il quale bisogna essere grati a Kahn. Ancora nei primi anni Cinquanta, quando cominciò a definirsi il paesaggio  dell’apocalisse dell’atomo (l’URSS rese pubblico il suo primo esperimento nel 1949), lo stratega notò che «era difficile per le persone di distinguere  tra 2 milioni di morti e 100 milioni di morti. Oggi, dopo una decade di valutazione di questi problemi, possiamo fare queste distinzioni forse anche troppo chiaramente». (3)

 

Per dare un metro che orientasse questo scenario di morte, Kahn si inventò una nuova unità di misura, il megadeath, o megacorpse: la «megamorte», il «megacadavere».

 

Un megadeath corrisponde a un milione di morti. Little Boy, la bomba atomica da 16 kilotoni sganciata su Hiroshima il 6 agosto 1945, produsse sul momento 66 mila morti, pari a 0,06 megadeath.

 

Fat Man, l’ordigno da 21 kilotoni che tre giorni dopo distrusse la città cattolica di Nagasaki, può essere misurato in 0,135 megadeath. Nella prospettiva di un conflitto con la tecnologia atomica successiva, queste cifre (gli zero virgola) vanno del tutto dimenticate.

 

La potenza delle bombe successive si misura difatti in megatoni: sono, cioè, centinaia di volte più distruttive di quelle giapponesi. Un megatone equivale a mille kilotoni, e un kilotone  equivale a mille tonnellate di TNT. Tanto per dare un’idea di quello di cui stiamo parlando, la «Bomba Zar» – l’arma atomica sovietica rivelatasi la più devastante mai testata dall’uomo – sortì nel 1961 una esplosione da 58 megatoni. Sarebbe a dire, dalle 20 alle 30 mila volte quella di Hiroshima e Nagasaki. Possiamo immaginare che, lanciata su zone altamente popolate – come le regioni italiane (4) – la quantità di megadeath procurati possa avvicinarsi alla doppia cifra.

 

Ebbene, è ora di realizzare che una strage misurabile in diversi megadeath è avvenuta pure senza che venisse sganciata una sola bomba. Sappiamo che dall’attuazione della legge 194, ben 6 milioni di italiani sono stati annientati. Nei termini della dottrina militare termonucleare, questo è un danno da 6 megadeath. In modo molto pratico, si può pensare che è come se avessero sganciato sul nostro Paese almeno una cinquantina di vecchie bombe atomiche da venti kilotoni.

 

Non è difficile immaginarlo: 6 milioni di persone uccise, sono perfettamente pensabili come un attacco atomico che cancella tutto il Triveneto, o la Sicilia e la Calabria assieme, o l’Emilia-Romagna con l’Umbria e le Marche, o tutto il Lazio e zone limitrofe, o due terzi della Lombardia.

 

Per quanto possa sembrare allucinante, dobbiamo guardare in faccia la realtà: l’Italia è una rovina post-atomica. E neppure lo sa.

 

Chi è credente sa che siamo davanti ad uno delle più riuscite opere del demonio nei nostri secoli: il massacro degli umani senza distruzione ambientale. Come una bomba al neutrone – l’arma di nuova generazione che uccide la vita biologica ma mantiene intatti i palazzi – piantata nel ventre della Nazione. Strage senza conflitto, morte infertile, delitto che rende la madre – sommo capolavoro infernale – una volenterosa carnefice dei suoi stessi figli.

 

Questo è, in termini politici, autogenocidio a spese del contribuente: lo Stato incoraggia e finanzia la costruzione di bombe nucleari che poi fa detonare nel suo stesso grembo. La Repubblica Italiana ha pagato perché venissero inferte al suo popolo almeno 50 Nagasaki.

 

Davanti alla follia di questa realtà, comprendiamo quanto abbia ragione Kahn: la guerra atomica è sopravvivibile. E perfino, osiamo dire, preferibile: la guerra atomica è un evento nel quale l’uomo può percepire nettamente il bene e il male. La società dell’aborto, invece, no: nella notte relativista, a Moloch possono essere sacrificate milioni di vite, senza che in capo al consorzio umano sia chiaro che ciò che si ha innanzi è il Male vero.

 

Ne consegue, che, considerati gli obbiettivi di riduzione della popolazione terrestre che informano le centrali di potere planetarie, l’aborto diviene un surrogato della bomba all’idrogeno: gli effetti, misurabili in megamorti, sono gli stessi.

 

L’aborto è la continuazione della guerra atomica con altri mezzi. Ciò è vero da un punto di vista numerico e statistico, militare ed umano.

 

«Sento che oggigiorno il più grande distruttore di pace è l’aborto, perché è una guerra diretta, una diretta uccisione, un diretto omicidio per mano della madre stessa» (5): le parole di Madre Teresa, pronunziate in occasione del Premio Nobel per la Pace 1979, sono vere alla lettera. L’aborto mina alla pace perché l’aborto è guerra: è quindi, nell’era tecnica odierna la guerra dell’aborto diviene proporzionale alla guerra atomica.

 

D’un tratto, comprendiamo meglio anche la dottrina militare e socio-riproduttiva cinese.

 

Diceva Mao che «la bomba atomica è una tigre di carta di cui i reazionari americani si servono per far paura alla gente. Ha un aspetto terribile, ma di fatto non è terribile. Certamente, la bomba atomica è un’arma che può provocare massacri immensi, ma soltanto il popolo decide l’esito di una guerra, e non una o due armi nuove».(6)

 

In sostanza, Mao con scaltra concretezza orientale, era già arrivato al realismo apocalittico di Kahn e dei megadeath intellectuals: la guerra atomica può essere sopravvissuta. Potete infierire alla Cina Popolare anche 100, 200, 300 milioni di morti… Avremmo sempre altre centinaia di milioni di sopravvissuti pronti a combattere, a lanciarsi in una nuova Lunga Marcia tra rottami radioattivi.

 

Come non vedere che questa stessa mentalità post-apocalittica è quella che ha spinto il successore di Mao, Deng Xiaoping, verso la politica di controllo delle nascite e la conseguente strage assoluta: 336 milioni di aborti dal 1971, secondo dati diffusi lo scorso marzo dal governo di Pechino. 336 megadeath: la tigre di carta ha colpito davvero. Testate atomiche da diversi megatoni sono state gettate su tutte le iperpopolate aree metropolitane della Cina. Pechino, Shanghai, Guangzhou, Shenzhen, Wenzhou, Tianjin, Chengdu, Chongqing, Xian, Harbin, Hong Kong, Nanchino: la cifra di 336 megadeath copre multipli della somma delle vittime di uno strike nucleare simultaneo su tutte queste megalopoli. La Cina, come l’Italia, ha fatto deflagrare infinite Nagasaki sui propri figli.

 

Non è diverso il discorso da fare per gli Stati Uniti, che dal 1973 (l’anno della Roe v. Wade, ossia l’inizio dell’aborto legale in USA) al 2007 hanno ospitato 48.460.950 aborti chirurgici. Questo, fornito dal Guttmacher Institute – il braccio di «ricerca e sviluppo» della multinazionale dell’aborto Planned Parenthood – è un numero molto blando: vuoi perché tenuto basso per questioni di PR (agli abortisti ora conviene dire che i feticidi sono pochi), vuoi perché gli aborti chimici, i feti scartati in IVF, le pillole del giorno dopo, i concepiti uccisi dai contraccettivi abortivi (come la pillola di tipo 2) non sono qui conteggiati.

 

L’attivista cattolico americano Michael Voris suggerisce di aggiungervi il ghost number della generazione perduta: le 6.392.900 femmine abortite tra il 1973 e il 1982 avrebbero oggi 25-40 anni, e quindi con alta probabilità almeno un figlio di media (chi due, chi cinque, chi zero). Otteniamo così la cifra di 54.853.850 persone spazzate via dall’anagrafe, sottratte alla società statunitense.

 

Un danno di quasi 55 megadeath: come se il temuto showdown nucleare con la Russia, fosse avvenuto – e senza che i sovietici sparassero un solo colpo. Basandosi sulle attuali statistiche demografiche americane, è possibile calcolare che tra questi 55 milioni vi potrebbero essere stati 7 giudici della Corte Suprema, 31 premi Nobel, 6000 atleti professionisti, 11.010 suore, 1.102.403 insegnanti, 553.821 camionisti, 224.518 camerieri, 336.939 spazzini, 134.028 contadini, 109.984 poliziotti, 39.447 pompieri, 17.221 barbieri.

 

Soprattutto, e questo deve essere meditato profondamente dalle femministe, in questo immane turbine di morte sono state disintegrate 27.426.925 donne. Le quali sono, senza dubbio alcuno, il bene più prezioso che esista sulla Terra: ogni cellula uovo che la donna ovulerà in tutta la sua vita, è già formata dal feto a poche settimane dal concepimento. La prima cellula del nostro corpo – l’ovocita – già esisteva dentro nostra madre quando era un feto, venti, trenta, quaranta anni prima che venissimo alla luce. Un’autentica, insondabile meraviglia: la vita contenuta dentro la vita.

 

L’aborto interrompe questa catena superiore. Come diceva un detto ebraico: chi uccide un uomo uccide l’umanità; ammazzi qualcuno e rovini per sempre le generazioni che seguiranno. Peggio di un fallout radioattivo, l’aborto reca un danno aberrante, che si accumula distruggendo il futuro – i figli, i figli dei nostri figli – su una scala che non possiamo immaginare. Chi non crede a queste romanticherie scientifiche e umanistiche, pensi ai soldi: i 55 megadeath causati dall’aborto in USA rappresentano 55 milioni di lavoratori e consumatori americani che non pagano le tasse e non partecipano al mercato nazionale. Dal PIL, è  possibile calcolare che l’aborto abbia causato all’economia americana un danno di $37.600.000.000.000.

 

Rileggiamo: 37 trilioni e 600 miliardi di dollari. Una quantità di danaro astronomica, con la quale, per darci un’idea, sarebbe possibile comprare 169.802.662 case (ecco perché nessuno oggi in America riesce a vendere la casa, hanno sterminato i clienti), 1.321.428.571 automobili nuove (bello notare come le case automobilistiche – in Italia la FIAT – siano tra i finanziatori delle Lobby della Morte).

 

Il budget federale USA  di 2 trilioni e 600 miliardi di dollari è contenuto 14 volte nella ricchezza che avrebbero prodotto i morti per aborto. Il danno finanziario della Roe v. Wade è peggiore di quello di una ordigno atomico innescato sotto Wall Street.

 

Se questo ancora non bastasse, per realizzare le dimensioni della sciagura si prenda una mappa degli Stati Uniti, e si immagini che  sottraendo 55 milioni di persone (come se si abbattesse una pioggia di testate atomiche da 55 megadeath), sparirebbero l’Alaska, il South Dakota, il South Carolina, il Nevada, il Vermont, il Mississippi, l’Idaho, il West Virginia, il New Mexico, il Maine, il Kansas, il Minnesota, il Kentucky, lo Utah, l’Arkansas, il Montana, il Nebraska, il North Dakota, l’Oklahoma, Il Wyoming, il New Hampshire, l’Iowa, l’Indiana.

 

Come evidente, questo è un incubo da guerra fredda, uno scenario di distruzione termonucleare.

 

Il problema è che dell’abisso di cui stiamo parlando non vi è stata ancora nessuna rappresentazione adeguata alla sua immensità apocalittica. Né la polemologia (la disciplina che nel Novecento si è dedicata allo studio della guerra), né la psicologia, né la filosofia paiono comprendere questo Inferno per intero.

 

Due secoli fa,  Hegel, sconvolto dalle guerre illuministe e dall’uso delle armi da fuoco, ebbe a scrivere che «questa guerra non è di famiglie contro famiglie, ma di popoli contro popoli (…) la morte va a finire nell’universale, così come proviene dall’universale ed è senza collera che si crea come pure si sopprime. L’arma da fuoco è la scoperta dell’arma universale, indifferente, impersonale» (6).

 

Il filosofo idealista non si immaginava quale «arma, universale, indifferente, impersonale» sarebbe entrata in opera con la bomba H. Di più, non poteva intuire che la violenza e la perversione della tecnologia sarebbero sorte non tra «famiglie contro famiglie» o tra «popoli contro popoli», ma nei popoli stessi, all’interno della famiglia in sé: più annientante, universale ed impersonale dell’atomica c’è solo l’aborto, che distrugge numericamente il popolo dal di dentro, sconquassando per sempre la sua unità-base, la famiglia, invertendone oscenamente il ruolo di matrice di vita. E il tutto in apparente tempo di pace.

 

Ma Hegel è un caso di incomprensione a sé, poiché il filosofo idealista mai è sfiorato dalla sensazione che, diffondendo egli stesso un pensiero di negazione del Primato dell’Essere, egli preparasse la mente dell’uomo a guerre ancora più cruente di quelle napoleonidi, finanche alla guerra biologica dell’aborto, Aufhebung suprema di un mondo che ha negato Dio.

 

Lo psicanalista Franco Fornari nei suoi studi sulla minaccia atomica risalenti agli anni Sessanta notava che «la guerra è sempre stata una strana agenzia di import-export di distruzione: il fatto nuovo che si verifica con l’avvento dell’era atomica è la prospettiva pantoclastica, per cui l’ingorgo delle aggressività nello Stato non può più essere drenato attraverso l’esportazione, e rischia quindi di determinare una specie di crescenza tumorale che assorbe in modo sempre più vistoso le energie di ciascuna nazione – specie di quelle atomizzate». (8)

 

Lo studioso suggerisce che le Nazioni, private della valvola di sfogo della guerra dal tabù dello scontro atomico, finiscano per dover somatizzare con dolore nel loro stesso corpo sociale questa quantità di violenza inespressa.

 

La realtà è che la «prospettiva pantoclastica» di cui parla Fornari è stata già rovesciata in una prospettiva «autoclastica»: l’aborto di Stato è infatti lo scenario in cui la distruzione è inflitta dall’umanità a se stessa, in totale consonanza numerica e morale con l’aggressività sterminatoria di un eventuale conflitto atomico.

 

Fornari fallisce nel riconoscere come la mortido, il todestrieb, l’impulso di morte pensato dal suo maestro Freud, finisca per torcersi contro l’altra enantiodromica radice dell’essere umano, la libido. La libido, il cui fine per il riduzionismo scientifico della psicanalisi è la continuazione della specie, è nell’aborto aggredita e negata dalla annichilente volontà di morte del suo impulso speculare.

 

Nella disarmonica devastazione dei costrutti psichici primari dell’uomo – un impulso contro l’altro, la Morte contro la Vita – possiamo vedere come degno di essere chiamato «prospettiva pantoclastica», lo scenario di rovina totale di cui scrive Fornari, sia in realtà – più che il conflitto atomico – proprio l’aborto. L’uomo dell’era dell’aborto è scisso, schizofrenico. È al contempo assassino e suicida, è nel medesimo istante genitore e carnefice.

 

Un altro psicanalista, l’inglese Edward Glover, intuì che sul piatto del gioco atomico non vi era solo la salvezza fisica dell’uomo, ma la sua stessa sostanza psichica.

 

A  pochi mesi dalle detonazioni di Hiroshima e Nagasaki, Glover scrisse che la bomba atomica « è più un’arma di sterminio più che un’arma bellica [e per questo] ben adatta alle più sanguinarie fantasie di cui l’uomo è segretamente preoccupato durante la fase di frustrazione acuta (…) La capacità così dolorosamente acquisita dagli uomini normali di distinguere tra sonno, illusione, allucinazione è la realtà oggettiva della vita da svegli è stata, per la prima volta nella storia umana, seriamente indebolita». (9)

 

Anche qui, viene da pensare che l’arma di distruzione di massa dell’aborto supera la bomba H, pervertendo la mente dell’uomo in modo ulteriore, distruggendo per sempre il limite tra il bene e il male, cancellando l’amore per i suoi figli, invertendone la natura, indebolendo la realtà oggettiva della vita da svegli che – con la legge naturale – gli dice: non uccidere, ama la tua prole, sii responsabile di quello che fai.

 

Glover sostiene che il pericolo della bomba atomica sia quello di vellicare le fantasie sanguinarie profonde dell’uomo, con grande rischio che un frequentatore di quelle «fasi di frustrazione acuta» possa essere anche una di quelle persone in possesso, per esempio, dei codici di lancio dei missili termonucleari; ebbene, lo stesso può dirsi dell’aborto, con l’aggiunta che i codici di lancio per gli ordigni di morte sono forniti dallo Stato all’intera classe medica e paramedica mondiale.

 

La bomba demografica dei milioni di aborti è infatti possibile solo grazie ad operosi, entusiasti boia in camice bianco, sulle cui fantasie di morte attualizzate in ambulatorio ancora troppo poco si è scritto.

 

Ma torniamo a Herman Kahn e alla sua dottrina. Pragmatico, Kahn si chiede, in un capitolo di On Thermonuclear War: «i sopravvissuti invidieranno i morti?»[10]. La risposta che si dà – veniva da una famiglia di ebrei praticanti ma divenne col tempo totalmente ateo – è che alla fine no, i vivi non invidieranno i morti. Per l’uomo del dopo-bomba, è Business as usual.

 

I cattolici possono però pensarla in modo diverso. Perché in maniera opposta si è espressa la Santa Vergine apparsa il 13 ottobre 1973 ad Akita, in Giappone, nell’ultima apparizione mariana ufficialmente approvata dalla Chiesa di Roma (in particolare, a seguire il caso a suo tempo fu il Cardinale Ratzinger).  Alla veggente Suor Agnese Sasagawa, la Vergine, Marya-sama, disse: «Hi ga Ten kara kudari».

 

Verrà il fuoco dal cielo. Suor Agnese prosegue nel racconto delle parole della Madonna: «una grande parte dell’umanità verrà distrutta, e né i preti né i fedeli saranno risparmiati. I sopravvissuti invidieranno i morti».

 

La promessa di Nostra Signora di Akita risponde dettagliatamente al pensiero post-atomico di Kahn. Il vero castigo che Dio abbatterà sulla terra, sarà peggiore della devastazione termonucleare del pianeta immaginata da strateghi e generali.

 

Non è difficile vedere come l’aborto, il più terribile dei peccati dei quali la Madonna in Giappone ha chiesto il pentimento immediato dell’Umanità, sia una blasfema anticipazione di questa apocalisse con l’uomo che si erige a giudice della Vita quasi fosse Dio, e allo stesso tempo sia il delitto che più di ogni altro chiama la punizione divina. La pioggia di fuoco che dal Paradiso si abbatterà sui figli di Dio.

 

Prima che questa avvenga, però, facciamo i conti con il nostro mondo umano.

 

Da ulteriori dati emersi dal documento dell’Istituto Guttmacher Abortion Worldwide: A Decade of Uneven Progress, si ottiene che il numero degli aborti commessi negli ultimi 40 anni potrebbe andare al di là di ogni immaginazione: se il 2003 ha visto a livello mondiale 41,6 milioni di interruzioni di gravidanza, è facile presumere che dagli anni Settanta ad oggi il numero totale di aborti ecceda il miliardo.

 

Avete letto bene: un miliardo di morti.

 

In termini di guerra atomica, per un effetto simile ci vuole un ordigno-fine-del-mondo, una bomba in grado di spazzare via un continente intero. Una simile arma, ad oggi, non esiste.

 

Un miliardo di morti non si conta più nemmeno in megadeath; un miliardo di morti  è un gigadeath. Mille milioni di morti: un concetto che lo stesso Kahn nel suo libro non arriva ad usare. Eppure, questa strage è avvenuta, è qui: questa bomba è scoppiata.

 

La Storia dell’Arte ci mostra come dalla peste nera del 1348 scaturì un nuovo tema iconografico, chiamato il «trionfo della morte»: dipinti che mostravano  la morte stessa – rappresentata come uno scheletro dotato di falce – mentre decima indiscriminatamente la popolazione, qui raffigurata nei suoi diversi ceti sottolineando in dettaglio come Re, papi e gente comune siano uguali innanzi ad essa, mentre diavoli e demoni aiutano il mietitore in questo compito tremendo.

 

Ebbene, quello che abbiamo davanti a noi, con la distruzione massiva dell’aborto, non ha ancora trovato modo di essere dipinto, perché di fatto eccede la fantasia più oscura.

 

È il trionfo della mega-morte. Perché, appunto, qui non parliamo più di morte, ma di megadeath, di megamorte,  di milioni – miliardi! – di vittime.

 

E quanto ai diavoli che assistono la mega-morte trionfante, pensiamola così: sappiamo che una bomba atomica da un megatone sganciata su di una città demolisce ogni muro producendo un cratere di 400 metri di diametro e 70 metri di profondità.

 

La bomba abortista, invece, distrugge non metropoli, ma intere nazioni e crea nella terra abissi talmente profondi da arrivare all’Inferno. I demoni, così liberati dal loro arcano rifugio, hanno quindi con l’aborto un canale aperto per giungere diretti in superficie.

 

È bene che si comincino a prendere le misure di questa storia, che è senza dubbio alcuno la più grande tragedia mai occorsa nella Storia, la più terrificante minaccia mai comparsa sul cammino dell’uomo.

 

È bene che tutti noi comprendiamo, una volte per tutte, che ci hanno scagliato contro un diluvio di testate nucleari – qualcosa come otto-diecimila Nagasaki –  e al momento non pare che nessuno voglia davvero prendere provvedimenti.

 

Chi disconosce questa fatale realtà, è una ingenua vittima di questa guerra infinita: è una scoria radioattiva ambulante, è uno zombie apocalittico, un barbaro post-atomico incapace di pensare al di fuori dei propri micro-interessi alimentari.

 

Chi crede che l’aborto non sia una priorità assoluta non solo per la Chiesa, ma per l’Umanità tutta, chi ritiene che anzi esso sia una stupida «ossessione» di cui i cattolici devono cominciare fare a meno, è complice della bomba del Male, è collaboratore di questo sterminio demoniaco, è un Quisling della giga-morte che cancella generazioni e generazioni dei nostri fratelli, dei nostri figli.

 

Chi non capisce che la guerra atomica dell’aborto va fermata ora, è complice di Akuma, come chiamano in Giappone il Principe di questo mondo. Disse Nostra Signora ad Akita: «Akuma ha, Kyōkai no naka made hairikomi».

 

Il demonio entrerà sin dentro la Chiesa. «Cardeinaru ha Cardeinaru ni, Shikyō wa Shikyō ni tairetsu suru deshō». Cardinali serreranno le proprie fila contro altri Cardinali, Vescovi contro Vescovi. Akuma guiderà molti preti e religiosi lontano da Dio. Quei preti che mi riveriscono saranno disprezzati ed attaccati. Chiese ed altari saranno dissacrati. «Kyōkai ha, dakyō suru mono de ippai ni nari». La Chiesa sarà riempita di compromessi. Akuma si concentrerà specialmente sui consacrati.

 

Dunque, è giunta l’ora di chiedere a noi stessi: fino a quando?

 

Fino a quando dovremo tollerare questa guerra nucleare in cui – inermi, inerti, impotenti –  vediamo i nostri fratelli morire a migliaia di milioni?

 

Fino a quando dovremo sopportare la mano dei carnefici che preparano l’apocalisse?

 

Fino a quando incasseremo passivi questa ondata senza fine di morte, senza pensare mai che si va à la guerre comme à la guerre?

 

Sta scritto: «Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: “Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?”. E Gesù gli rispose: “Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette”». (11)

 

Abbiamo perdonato, sì. Ma qui siamo andati ben oltre le settanta volte sette. I nostri fratelli assassini, hanno peccato contro gli innocenti – uccidendoli –  almeno un miliardo di volte.

 

La misericordia di Dio è infinita. Quella dell’uomo, logicamente, non può esserlo.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

NOTE

1) Herman Kahn, Thinking About the Unthinkable, Horizon, New York 1962; p.21.

2) Herman Kahn, On Thermonuclear War, Transaction Publishers, Piscataway 2011; p.20.

2) Herman Kahn, On Thermonuclear War, cit.; p.169.

5) Nikita Khrushev, in quell’aprile 1959 in cui l’Italia firmò per ospitare i missili Jupiter americani, fu chiarissimo: promise che «in caso di guerra, l’Italia sarebbe stata uno dei primi obbiettivi di distruzione atomica». Paolo Cacace, L’atomica europea, Fazi, Roma 2004; p.81. In particolare, dai pochissimi file declassificati, si è potuto apprendere del destino di annientamento a cui sarebbero andate congiuntamente incontro l’Alta Italia e a Baviera. In uno studio sulla strategia degli eserciti del Patto di Varsavia in caso di scontro frontale col mondo libero, lo storico ceco-americano Vojtech Mastny ha raccolto materiale per affermare che «sul fianco meridionale, il compito dell’esercito ungherese era quello di far parte di un’operazione in cui Monaco, Verona e Vicenza sarebbero state incenerite da un bombardamento atomico, così come lo sarebbe stata Vienna, capitale della neutrale Austria». Vojtech Mastny, A cardboard castle? An inside history of the Warsaw Pact 1955-1991, Central European University Press, Budapest 2005; p.23. I dettagli dell’operazione, come spiegano con dovizia di particolare gli studiosi Suppan e Mueller, sono contenuti in una grande manovra di esercitazione militare che Mosca e Budapest lanciarono nel maggio 1965: «ad un possibile attacco dell’Occidente con 30 ordigni atomici, il Patto di Varsavia avrebbe risposto con un immediato contrattacco nucleare da 7405 kilotoni su Baviera Austria e Alta Italia (…) armi nucleari occidentali avrebbero colpito Budapest, Debrecen, Miskole, Szekesfehervar e altre città alle ore 07:00. Nello stesso preciso istante Vienna avrebbe dovuto essere distrutta da due bombe atomiche da 500 kilotoni l’una, seguita alle 07:02 da Monaco, Oberammergau, Verona, e Vicenza». Arnold Suppan – Wolfgang Mueller, Peaceful Coexistence or Iron Curtain? Austria, Neutrality, and Eastern Europe in the Cold War and Détente, LIT Verlag Muensterm, Berlino-Muenster-Vienna 2009; p.209).

5) Gregg Watts, Mother Theresa: Faith in the Darkness, Lion Books, Oxford 2009; p.130.

6) Si tratta della famosa zhǐlǎohǔ, l’espressione mandarina (composta letteralmente dagli ideogrammi “carta” “vecchia” “tigre”) divenuta proverbiale anche in Occidente con la traduzione di «tigre di carta». Mao spiegò il concetto nell’agosto 1948 durante l’intervista alla giornalista americana Anna Louise Strong. In Mao Tse-Tung, Opere scelte, 4 voll., Casa editrice in lingue estere, Pechino 1969-1975, p.99. Mao tornò sul concetto della bomba atomica come tigre di carta a Mosca durante l’Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti ed Operai (18 novembre 1957), e durante un discorso al Convegno di Wuchang (1 dicembre 1958) dell’Ufficio Politico del Partito Comunista Cinese.

7) In Claudio Cesa (a cura di), Hegel. Antologia di scritti Politici, il Mulino, Bologna 1977.

8) Franco Fornari, Psicanalisi della Guerra, Feltrinelli, Milano 1970; p.21

9) Edward Glover, War, Sadism and Pacifism, George Allen & Unwin, Londra 1946; p.274.

10) Herman Kahn, On Thermonuclear War, cit. p.40.

11) Matteo 18, 21-23.

 

 

 

 

Articolo del 2014 già apparso su Riscossa Cristiana, poi su Ricognizioni, con il titolo «Il trionfo della megamorte. Meditazione su aborto e bomba atomica».

 

Necrocultura

La guerra occulta oltre l’aborto

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Renovatio 21 pubblica la trascrizione dell’intervento del direttore Roberto Dal Bosco al convegno della giornata contro aborto ed eutanasia a Verona, Santuario Madonna di Lourdes, il 12 settembre 2026.

 

Buonasera,

 

Ringrazio la Confederazione, ringrazio il professor Viglione e ringrazio soprattutto Alfredo, che collabora con Renovatio 21 e che sta portando avanti con noi la battaglia sulla morte cerebrale. Stiamo capendo solo adesso quanto sia importante questo concetto, come diceva prima Alfredo.

 

Dirò cose terrificanti, offensive. Qualcuno di voi resterà offeso e magari vorrà lasciare la sala. È successo nel bresciano qualche mese fa: quello che dicevo non era stato accettato da una parte del pubblico. Vi chiedo la cortesia di praticare la correzione fraterna alla fine, quando ci saranno le domande. Io sono qua. Se ci sono cose particolarmente brutte, possiamo anche vederci fuori, perché questo è un luogo sacro. Per il resto, cerco di esprimere il mio pensiero e la mia analisi della situazione che osservo da decenni.

 

Ho intitolato questo intervento «La guerra occulta oltre l’aborto» perché sta succedendo molto di più dell’aborto. L’aborto, nel contesto attuale, è in verità uno stalking horse, una bella espressione angloide che in italiano rendiamo con «specchietto per le allodole», ma che in inglese rende molto meglio: è un bersaglio finto, un cavallo finto che ti mettono lì, così tutti tirano sul cavallo mentre la manovra viene fatta da un’altra parte. È un modo per rubare la nostra attenzione. Tra poco vi spiegherò, anche con dei numeri, che è proprio così.

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Ci sono associazioni e movimenti che si occupano di aborto a tempo pieno. Per esempio c’è una famosa associazione che, con tutto il lavoro delicato che fa, ha scelto di aprire una specie di negozio, con le vetrine sulla strada e le insegne luminose, magari anche lampeggianti. Non ho mai capito perché. Poi, ogni tanto, arriva una lesbica femminista arrabbiata che tira un uovo, finiscono sui giornali e partono le mail che chiedono soldi per combattere l’aborto, il gender e tutte queste cose. In tanti anni, non so quanti di voi hanno visto qualche risultato, magari anche mandando soldi.

 

In teoria, però, non siamo gli unici a occuparci di aborto. Un personaggio della stessa associazione, che nel 2022 fu anche eletta parlamentare, ma poi dovette lasciare il posto a Bossi, lavora per l’associazione Pro Vita e dice che sono le abortiste a voler modificare la 194. Quindi abbiamo i pro-vita che non vogliono modificare la 194. È un paradosso non nuovo che non so quanti di voi conoscano: è il paradosso stesso della legge 194, una legge genocida, autogenocida, assassina, che però fu fatta dai democristiani. Questo è il problema.

 

Voi sapete che esiste un libro che non tutti possiedono, io sì: Aborto, facciamolo da noi, curato da Eugenia Roccella negli anni Settanta, in cui si spiegava come fare l’aborto. È esattamente il manuale del boninismo, cioè di quello che faceva alla fine la Bonino, che si è vantata di aver ucciso 10.700 bambini. Lì era spiegato tutto: come funzionava l’aborto, il ruolo politico che aveva, e addirittura che si mettevano gli specchietti davanti alle donne che abortivano perché era una questione di autocoscienza. Vi erano le stupidaggini dell’idolatria marxista, dei gruppettari del tempo. Tutto questo orrore l’ha scritto questa signora, che adesso è ministro della Famiglia nel governo Meloni.

 

Non mi risulta, ma ditemi se sbaglio, che abbia mai detto: «Ripudio tutto, mi sono convertita, viva Maria, viva Gesù». Magari mi sbaglio io. Tuttavia, lei era stata inserita prima nel PDL, con Berlusconi, e le avevano fatto presentare il famoso Family Day, un altro grande stalking horse, un’altra grande gestione di cervelli per conto terzi. Le hanno detto: «Tu sei l’uomo di questo porporato». L’hanno messa nel PDL, poi lei ha tradito Berlusconi e ha fatto il famoso Nuovo Centrodestra, che ha fatto il governo con Renzi: lo sapete tutti, la storia con Letta, con Renzi, etc. A un certo punto, nel 2018, si era inabissata, nessuno la votava più, la Roccella era sparita. Poi, nel 2022, salta fuori con la Meloni.

 

Il motivo per cui risalta fuori e viene fatta direttamente ministro della Famiglia, con una prima dichiarazione del tipo «le famiglie gay non sono di mia competenza», è probabilmente che dietro c’è questo network democristiano che sta dietro alla Roccella e che la Meloni conosce, per ringraziare i cardinali di cui parlava prima il professore, quei porporati che alla fine sono d’accordo con l’aborto. Lo stesso Ruini, che gli ebeti di sinistra pensano sia il demonio tradizionalista cattivo, tante volte ha detto che la 194 non si tocca. L’ha ripetuto tantissime volte, perfino in televisione a Giuliano Ferrara, se non sbaglio nel 2008. Questa è la quota vescovile che c’è nel governo.

 

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Ci sono poi altre associazioni, altre realtà pro-life che qualcuno qui conosce, con contraddizioni simili sull’aborto. Questa che vedete in diapositiva è l’ultima Marcia per la vita fatta durante la catastrofe pandemica. Che cosa è successo? Un signore molto semplice, molto bravo, di buon cuore, marchigiano credo, è andato alla Marcia per la vita con un cartello dove c’è scritto: «No ai vaccini fatti con i feti abortiti». Se c’è un momento in cui l’aborto doveva diventare il pensiero fisso di tutta l’umanità, e in particolare di quella cattolica, è stato durante la pandemia.

 

Lasciatemelo dire, perché la battaglia sull’uso dei feti abortiti nei vaccini ho cominciato a fiutarla nel 2014. Nel 2017, con la legge Lorenzin, sono entrato proprio nel vivo, perché avevo anche il bambino da mandare all’asilo: o davo il marchio della bestia biologico a mio figlio, o non poteva andare all’asilo. Nel 2019 abbiamo organizzato, come Renovatio 21, a Roma, l’unico convegno che sia stato fatto sul tema, col cardinale Burke e ricercatori italiani e americani. Il problema lo conosco bene.

 

Quando poi è saltato fuori il vaccino Pfizer, e tutti gli altri vaccini, quasi tutti erano fatti con cellule di feto abortito. Vi dico anche la linea cellulare: l’MRC-5, e, se volete quello russo o l’AstraZeneca, un’altra linea di feto abortito che si chiama HEK293. Era chiaro che il tema di una manifestazione contro l’aborto fatta durante la pandemia doveva essere i vaccini. Tanto più che la stessa organizzazione, quando feci la conferenza col cardinale Burke, pubblicò un articolo complimentandosi: lo scrisse Alfredo, mi ero dimenticato di questa cosa. Ad ogni modo, è sparito dal sito dell’associazione.

 

Insomma, tra le varie realtà che si intestano la battaglia sull’aborto c’è qualche problema, anche perché poi non si descrive bene l’aborto stesso. Ripeto, secondo me l’aborto è retroguardia, è una fregatura. Ma se parliamo proprio dell’aborto, voi sapete che adesso c’è la RU486, la famosa pillola della morte, e sapete che la sua adozione è stata molto lenta. C’era Silvio Viale, il medico che adesso ha qualche problema a Torino, dove ha le Molinette: è successo questo e quello. Alcune delle persone che abbiamo visto prima, abbiamo scoperto anni fa, avevano votato in commissione perché la RU486 andasse negli ospedali. La storia è stata stranissima.

 

Ebbene, vi do un dato per capire come funziona. Noi ci immaginiamo sempre l’aborto come una cosa chirurgica, il metodo Karman, Emma Bonino eccetera. In verità il 59,4% dei 65.746 aborti del 2023, ultimo dato disponibile dal Ministero, è fatto con la pillola RU486. Nessuno dei gruppi pro life che avete visto finora vi racconterà quello che sto per dire, cioè un’immagine di verità che voglio che vi si stampi nella testa, a meno che non ci sia già. Se qualcuno vomita, non mi interessa.

 

La RU486 è fatta di due pastiglie: una serve a uccidere il feto, l’altra a farlo espellere. Dove viene espulso il feto? Sei in ospedale, ma anche così, siccome la pillola viene assunta a casa, e durante la pandemia –questi numeri sono finti, perché sappiamo che le pillole RU486 si possono ordinare per posta, via internet, come qualsiasi altra sostanza, e vi arrivano a casa… C’è stato un caso clamoroso nel padovano, durante la pandemia: una ragazzina prende la pastiglia e partorisce, scende il feto e lo mette, credo, in giardino. Ai feti nel giardino ci arriviamo dopo. Normalmente, se si prende da casa, il feto finisce nel water.

 

Già quella è un’immagine precisa, che ha una sua diabolicità molto ironica, molto plastica. Prima si parlava un po’ dell’Imago dei, no? Ma in realtà il feto non finisce nel water, nel senso che tu lo vedi lì, sperando che non ci siano anche altri residui, poi tiri l’acqua. E quando tiri l’acqua, dove finisce il feto? Voi sapete che i feti sono ricchi essenzialmente di cellule staminali, di cui vanno a caccia gli atleti, i ricconi di tutti i tipi. alcuni Paesi permettevano, di andare a farsi una bella iniezione di staminali, forse anche embrionali, per il ginocchio, se avevi dei problemi ed eri un campione di qualche sorta.

 

I topi, le rane, i pesci, gli insetti: secondo me i topi sicuramente sono in grado di sentire le staminali, di odorare che quella è carne di prima qualità. Quindi il nostro feto espulso con la RU486 finisce divorato dai topi di fogna, dai pesci e da tutti gli altri animali che potete pensare che stiano nelle fogne. Immaginate: da una parte Gesù bambino, il bue, l’asinello; dall’altra le fogne, con dentro un feto che viene divorato dagli animali più schifosi. Questa è la realtà della RU486. Purtroppo nessuno ve la racconterà mai.

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Ma andiamo oltre. C’è una realtà numerica incontrovertibile, per la quale dobbiamo capire che l’aborto è uno specchietto per le allodole. Se calcoliamo il numero di embrioni uccisi in Italia (nel mondo non ne parliamo), l’aborto non è il primo modo in cui si uccidono gli embrioni. Parlo di quella cosa che non definiscono persona: la Corte Costituzionale nel ’75 diceva che non è persona perché nelle prime settimane no, ma dopo tre settimane e un giorno sì, tre settimane e tre minuti no. Ebbene, è la provetta che uccide più embrioni di tutti.

 

Poi parliamo della provetta, ma aggiungiamo una cosa: non sappiamo bene che cosa siano queste persone fatte in provetta. Non c’è una teologia della provetta, e ci arriviamo, ancora chiara. La riproduzione artificiale è finita nei LEA con la Lorenzin; è finita anche con Zaia come intervento sanitario pubblico, a spese nostre. Questo crea una quantità di embrioni sovrannumerari che fanno la seguente fine. Forse due di questi destini voi li conoscete; un terzo forse ve lo rivelo io per la prima volta oggi.

 

Il primo: gli embrioni vengono scartati, e questa è già una genetica nazista. Vengono guardati al microscopio: questo ha i metaboliti, questo non li ha, questo va via. Nota bene che gli scienziati hanno scoperto negli ultimi anni che alcuni embrioni che sembravano non promettenti poi vengono fuori come bambini normali. Gli scienziati hanno dato loro addirittura un nome, «embrioni mosaico», perché non riescono a concepire che la natura segua piani sconosciuti alla scienza. Idioti.

 

Altri embrioni vengono impiantati ma muoiono nell’impianto. Altri ancora, e questo è il terzo caso (in verità c’è anche un quarto), vengono impiantati e non muoiono. Qui ci sono due diramazioni: o diventano gemelli, oppure diventano chimere. Qualcuno sa cos’è una chimera? Vabbè, non vedo mani alzate. I movimenti pro life che non vi hanno mai parlato della realtà delle cose: la grande produzione di morte di embrioni in Italia, che dovrebbe interessare agli antiabortisti, crea mostri genetici. I due embrioni che sopravvivono si fondono, uno si sottomette all’altro, e viene fuori un essere umano che ha due DNA. In biologia questa si chiama chimera.

 

Ci sono quindi persone che hanno un codice genetico per una parte del corpo, mentre alcuni organi, per esempio l’apparato sessuale, hanno un altro codice genetico. In America ci sono vari casi di persone che non risultano genitori dei propri figli: scoprono di avere un fratello che non hanno mai avuto e mai visto quando salta fuori un test genetico, con la polizia che magari li porta via e li incrimina pure, perché dice: «tu hai rapito questo bambino, il figlio di tuo fratello». In altri casi, peggiori, nelle chimere umane abbiamo la crescita di occhi, capelli, muscoli appena sotto la pelle e sopra le persone. È una condizione che in natura esiste, in alcune scimmie di più, ma che con la fecondazione artificiale, dove butti dentro tutti questi embrioni, viene chiaramente moltiplicata. Anche questo non ce lo dicono.

 

Poi c’è il quarto destino dell’embrione: finire nel limbo dell’azoto liquido. Vengono crioconservati. Voglio notare che siamo in ambiente cattolico e non c’è neanche qui una teologia della crioconservazione: non sappiamo se siano vivi o morti, sono in un limbo vero. Nessuno ci ha mai messo davvero la testa, né a livello filosofico, né soprattutto a livello accademico-religioso. In Italia parliamo di 90-120.000 embrioni conservati: è l’ultima stima, fatta da una brava giornalista che si chiama Gioia Locati, che è andata in giro a prendersi un po’ di numeri. Sono 120.000 embrioni che stanno in azoto liquido in un frigo e non si capisce bene che fine faranno.

 

Qua andiamo veloci. Ci allontaniamo un attimo dall’aborto e arriviamo all’eutanasia, che nella regione in cui siete adesso è un fatto. Voglio farvi notare una cosa che ha un significato particolare. Zaia, che adesso non è più governatore, non è più presidente della Regione, ma è capo della giunta regionale, è stato lui a spingere, in maniera sospetta secondo qualcuno, questa legge. È una persona che viene dalla Lega, da un mondo da cui non ti aspetteresti che faccia il gioco aperto dell’Associazione Luca Coscioni. Ebbene, Zaia, quando è stato eletto nel 2010, in un momento meraviglioso di concordia con i neoeletti governatori della Lombardia, Maroni, e del Piemonte, Cota, tutti della Lega, come prima cosa hanno tolto insieme la RU486 dagli ospedali.

 

Uno si chiede: come riconciliamo questa cosa? Com’è che quello che ha introdotto l’eutanasia in Veneto la settimana scorsa era partito togliendo la RU486 dagli ospedali? La risposta è semplicissima. Dove non c’è un pensiero profondo, dove non c’è una fede, dove non c’è il soprannaturale nel pensiero di chi ci governa, di chi fa scelte qualsiasi, quello che si ottiene per forza è degrado, decadenza e la morte di massa che stiamo vedendo adesso.

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Poi abbiamo visto che la morte va avanti, c’è la predazione degli organi. Qui ha spiegato tutto Alfredo nell’intervento di prima. Non pensiate che questi demoni siano semplicemente una cosa che sta lì in aria: se faccio un incidente stradale, tornando a casa, è molto probabile che debba averci a che fare, nonostante io abbia dichiarato in tutti i modi che non voglio che mi si espiantino gli organi. Che è essenzialmente un altro aborto, di persone più o meno innocenti: forse non innocenti come effetti, ma in alcuni casi sì, anche di più, magari un santo. Può essere squartato. È il permesso di squartare una persona che non lo desidera, una persona più debole. È un altro grande capolavoro del sistema della morte.

 

Andiamo ancora più avanti. Non solo nel Massachusetts, come si diceva prima, c’è stata la firma della legge per l’aborto a termine, cioè fino a nove mesi. Ma c’è anche quello che sta succedendo adesso in Massachusetts, che ritengo veramente uno spartiacque, anche se non abbiamo tempo di parlarne: c’è questa signora che, sotto l’influsso degli psicofarmaci quanto volete, ha strangolato i suoi tre figli, e tutti sono d’accordo, fanno il tifo, dicono che vogliono liberarla.

 

Cito la Pontificia Accademia per la Vita, quella di Paglia, che in un libro dell’anno scorso dice che la procreazione assistita omologa, nelle sue forme, è di per sé una terapia, quindi di fatto è lecita. Una volta, quando si andava dal papa, si controllava che la moglie fosse la moglie, non la seconda moglie. Questi invece che vedete proiettati sono i figli di Musk, tutti fatti in provetta, con il pontefice. Attenzione: Musk vuole l’aumento della popolazione, ma tutta fatta in provetta.

 

Se non lo conoscete, lo conoscerete tra poco, o forse non lo conoscete più: questo è He Jiankui, il cinese che ha fatto le prime due bambine con il CRISPR, con l’ingegneria genetica. Diceva: «Così le ho salvate dall’AIDS, perché ho tolto [il recettore dell’HIV?]». In verità poi si è scoperto, e questo non l’ha detto nessuno, che lo stesso gene genera anche una memoria più forte, quindi ha creato due super bambine.

 

Qui avrei tante cose da dire, ma in verità parliamo essenzialmente di necrocultura. Tutto quello che abbiamo detto è necrocultura, la cultura della morte: abbiamo coniato questa parola. Se parliamo dei feti, succedono tutte queste cose: 34 bambini sepolti nel giardino di una dottoressa in Polonia; un altro caso in Pennsylvania, negli stagni; in Germania ce ne sono state una quantità. C’è tutta questa strana faccenda che riguarda i feti trovati in giro, come questo abbandonato sugli scogli.

 

Gli ultimi minuti li uso per spiegarvi due fenomeni che ho osservato negli anni e a cui non è stata data abbastanza attenzione. Il primo è il caso di Granarolo, a Bologna. Un ragazzo sinti va in un deposito di rifiuti, gestito da altri, si avvicina a dei barili perché probabilmente deve smaltirli, ne apre uno, e ce ne sono parecchi, e salta fuori che nel liquido galleggiano dei feti. Quanti? Non hanno detto: bisogna moltiplicare il numero di feti per i barili.

 

Da dove venissero, anche lì hanno tenuto il riserbo fino alla fine, fino a che non hanno spento completamente la storia, e hanno detto: «Sì, sì, vengono dal Sant’Orsola di Bologna», ospedale importante per la storia dell’aborto, perché ci stanno dei professori particolari. C’era il professor Flamigni che ha fatto anche il primo utero extracorporeo. Questa storia è sparita, eppure ci sono parecchie questioni: ci sono leggi che questa cosa infrange. C’è la legge, per esempio, sull’uso dei cadaveri.

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In verità era questa la cosa per cui probabilmente Alfredo mi aveva chiamato a parlare. Questo è il caso più sconosciuto e secondo me più interessante riguardo ai feti e all’aborto. Se uno segue un po’ le cronache locali (attenzione, non sono cose che finiscono sulle cronache nazionali), quello che accade è che ciclicamente, da quasi trent’anni, saltano fuori storie del genere: si trovano feti imbarattolati, sepolti sottoterra, dove c’è un po’ di verde, sia fuori città sia dentro città.

 

Terlizzi, Bari, 2006, cimitero: trovato sotterrato in modo maldestro un barattolo di vetro contenente un feto maschile di circa tre mesi, conservato in formalina. La Procura di Trani apre un fascicolo per occultamento di cadavere a carico di ignoti, e brancola nel buio ancora adesso.

 

2017, Benevento: rinvenimento di un barattolo di vetro con all’interno un oggetto dalle fattezze di un feto umano, vicino a un fiume, in campagna. Poi i carabinieri, mi sembra, hanno detto: «No, no, era un guanto, ci siamo sbagliati». Perché la notizia, quando esce, finisce su tutti i giornali locali, che vendono più copie così, la mettono in prima pagina, in locandina, e poi salta fuori la smentita. Qualcuno aveva seppellito un guanto dentro un barattolo e sembrava un feto: un guanto a forma di feto, di quelli che non compri neanche su Temu.

 

2017, cimitero di San Marco, Perugia: il custode segnala un barattolo abbandonato in un loculo, con all’interno un probabile feto umano.

 

Torino 2019: un passante ritrova in piazza Benefica un contenitore trasparente con un feto di 10-15 settimane conservato in liquido. I carabinieri indagano, qui, essendo al Nord, si muove anche la magistratura. Poi, come sempre, grande panico negli articoli, e poi salta fuori che il magistrato, secondo Repubblica, avrebbe trovato che il feto veniva dal Sant’Anna. Una volta capito l’ospedale da cui proviene, la storia è finita. Non ci si domanda chi sia la madre, perché sia uscito, come sia uscito dall’ospedale, se è uscito dall’ospedale, per chi sia stato messo lì e perché. Il magistrato dice che al Sant’Anna sono preservati alcuni esemplari anatomici particolarmente significativi dal punto di vista scientifico, con la prospettiva che in futuro possa essere allestito un piccolo museo in cui esporre questo tipo di campioni. Questa è Repubblica, questa è la magistratura italiana più Repubblica: abbiamo trovato un feto, non sappiamo chi è, non sappiamo chi l’ha fatto, non sappiamo come sia uscito dall’ospedale, non sappiamo per chi e perché sia stato messo lì, però ci faremo un museo.

 

2023, Bassano: operazione antidroga tra i cespugli, i carabinieri trovano un feto sepolto. Anche lì succede un’altra cosa: spunta la pista satanica sui giornali, poi sparisce immediatamente. Continuano a saltare fuori questi feti nei barattoli.

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Uno si chiede, e andiamo verso la conclusione, che cos’è questa cosa, e io rispondo come mi rispondo sempre. È chiaro che una società che si decristianizza è una società che si ripaganizza, e il paganesimo, come è stato detto prima, che cos’è? È qualcosa di basato sul sacrificio umano, quindi è chiaro che si torna al sacrificio umano.

 

Tutto quello che abbiamo visto prima è il ritorno al sacrificio umano: l’eutanasia, la morte cerebrale, le provette, tutto quello che volete. Ma perché i barattoli, perché interrarli, perché metterli in giro? Ho solo delle ipotesi.

 

Noi cristiani abbiamo i capitelli. Che cosa sono i capitelli? Sono delle edicole, una specie di segnaposto che irradiano: avete presente le signore che vanno a pregarci nel mese di maggio, dove si fanno le messe. Questi forse sono capitelli del male, capitelli di una realtà che io dico addirittura post satanista, non più satanista. Chi li mette? Chi li fa? Se c’è una regia, perché non sono d’accordo su questa cosa, ma sono tanti casi, sono delle antenne. Stanno dicendo, piazzandole in ogni punto: qui irradiamo l’aborto, perché quelli sono aborti, irradiamo la cultura del male.

 

Questo è tutto quello che avevo da dirvi, pregandovi di combattere la Necrocultura, di combattere questo che abbiamo visto e che non possiamo definire in altro modo che regno sociale di Satana, e di combattere lo Stato moderno.

 

Il nostro Stato vuole dare i funerali di Stato a Emma Bonino, ed è giusto che lo faccia, perché quella è la vera funzione dello Stato: è la vostra morte, è la vostra distruzione. Lo Stato moderno funziona così: è una macchina, non pensa alle persone, pensa al sistema, pensa alla macchina. È per questo che adesso abbraccerà l’intelligenza artificiale per ucciderci.

 

Questo è quanto avevo da dire. Vi ringrazio e mi scuso per aver tardato.

 

Roberto Dal Bosco

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Immagine di lunar caustic via Flickr pubblicata su licenza CC BY 2.0; immagine modificata

 

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Necrocultura

Serial killer a piede libero in Michigan

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La polizia di Lansing, nel Michigan, sta indagando per capire se un serial killer sia responsabile della morte di cinque uomini, i cui corpi sono stati trovati lungo un breve tratto di sentiero fluviale in città nell’ultimo anno.   Le vittime, di età compresa tra i 22 e i 70 anni, erano tutte presumibilmente senzatetto. I loro corpi sono stati rinvenuti lungo un tratto di sentiero di 2,4 km vicino al centro di Lansing tra l’ottobre 2025 e l’agosto 2026.   «Una delle domande che ci vengono poste è: “Abbiamo un serial killer a Lansing?”», ha dichiarato il capo della polizia Robert Backus ai giornalisti durante una recente conferenza stampa. «Quello che vogliamo che il pubblico sappia è che stiamo indagando su tutti questi casi. Sono tutti oggetto di indagine attiva e stiamo valutando l’ipotesi che possano essere casi collegati».

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Quattro vittime presentavano apparenti lesioni al volto da corpo contundente, mentre la quinta è stata accoltellata. Tre decessi sono stati classificati come omicidi, uno resta di natura indeterminata e la causa del quinto non è ancora stata accertata.   Edward Smith è stato accusato di omicidio per l’accoltellamento di Daniel Lusk, 22 anni, avvenuto il 20 agosto, ma la polizia non lo ha ancora collegato agli altri decessi. Un’altra vittima, Louis Woodruff, 57 anni, è stata trovata ferita il 30 agosto, dopo l’arresto di Smith, ed è deceduta il 1° settembre.   Gli inquirenti sospettano che alcuni degli uomini possano essere stati aggrediti di notte mentre erano sdraiati o dormivano, anche se la polizia sottolinea che l’ipotesi non è ancora confermata.   La mancanza di testimoni e la scarsità di filmati di sorveglianza hanno ostacolato le indagini. La polizia ha intensificato i pattugliamenti e ha dispiegato telecamere mobili lungo il percorso, mentre gli assistenti sociali stanno contattando i senzatetto per aiutarli a trovare un alloggio.   Negli Stati Uniti gli omicidi seriali sono rari e rappresentano meno dell’1% di tutti gli omicidi, secondo l’FBI. Uno dei casi più noti degli ultimi anni ha riguardato Rex Heuermann, arrestato nel luglio 2023 in relazione agli omicidi di Gilgo Beach, nello Stato di Nuova York. A giugno è stato condannato all’ergastolo dopo aver ammesso di aver ucciso otto donne.   Il numero di omicidi seriali è calato in modo marcato rispetto al picco tra gli anni Settanta e Novanta, quando negli Stati Uniti si stimavano decine di serial killerri attivi ogni anno. Secondo i database più usati, come quello curato da Radford e Florida Atlantic University, gli episodi sono diminuiti di molto dopo il 1990, e oggi i casi accertati sono una frazione di allora.   Le spiegazioni sono diverse e probabilmente concorrenti. Le tecniche forensi, a partire dal DNA e dalla genealogia genetica, hanno reso molto più rischioso commettere più omicidi senza essere identificati, e hanno permesso di risolvere casi vecchi di decenni. Telecamere, telefoni, pagamenti tracciabili e banche dati condivise tra le polizie hanno ridotto lo spazio per muoversi inosservati. Sono diminuite anche le vittime facili, come autostoppisti e persone che frequentavano luoghi isolati, e c’è stato un calo generale della criminalità violenta, legato in parte a fattori sociali e ambientali.

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Tuttavia, altri osservatori hanno teorie diverse: i serial killer deriverebbero da programmi psicologici militari attivi durante conflitti come quello del Vietnam, come il Phoenix program, che di fatto rendeva i soldati mostri assetati di sangue.   Per questo, ipotizza Renovatio 21, una nuova ondata di assassini seriali è prevedibile con la guerra ucraina.   Nel frattempo dobbiamo avere a che fare con il tempio dei serial killer odierni, cioè l’ospedale: come ripete Renovatio 21, la professione sanitaria è la meta prediletta per l’infiltrazione di serial killer nella società, sia come medici che come infermieri. Nei nosocomi essi, coperti dalla professione ippocratica, possono uccidere quantità di persona a cui l’assassino seriale «di strada» mai può aspirare.  

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Immagine di Tony Webster via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic  
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Eutanasia

Eutanatizzata dopo essere stata vittima di stupro di gruppo: ecco l’Europa moderna

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La 25 spagnola Noelia Castillo è morta giovedì dopo aver ricevuto farmaci letali in una struttura medica a Sant Pere de Ribes, vicino a Barcellona. Aveva chiesto di essere sola al momento del decesso, sebbene alcuni familiari fossero stati presenti poco prima. Un’amica intima, che sperava di convincerla a cambiare idea, sarebbe stata impedita dall’ospedale di vederla prima.

 

Noelia soffriva di disturbi psichiatrici, tra cui disturbo borderline di personalità, e aveva già tentato il suicidio. Nell’ottobre del 2022, a quanto pare in seguito ad anni di violenze sessuali e a una recente aggressione di gruppo, si gettò da una finestra del quinto piano nel tentativo di togliersi la vita, riportando una paraplegia irreversibile e un dolore cronico. In seguito, le fu riconosciuta una grave disabilità.

 

In un’intervista trasmessa il giorno prima della sua morte, Noelia disse di «non poterne più andare avanti», aggiungendo: «Finalmente ci sono riuscita, quindi vediamo se ora potrò finalmente riposare». Disse anche: «Nessuno della mia famiglia è d’accordo… ma che dire del dolore che ho sofferto in tutti questi anni?».

 

Nell’aprile del 2024, Noelia presentò domanda di eutanasia assistita a un organismo di controllo catalano, che approvò la sua richiesta, ritenendo che soddisfacesse i requisiti di legge. La decisione fu contestata dal padre, rappresentato dallo studio legale cattolico conservatore Abogados Cristianos, il quale sostenne che le condizioni di salute della madre compromettevano la sua capacità di decidere. Il caso passò attraverso diversi tribunali, con la Corte Suprema spagnola che confermò il suo diritto e il rigetto, all’inizio di questo mese, di un ultimo ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

 

Come riportato da Renovatio 21, non solo il Regno di Spagna ha spalancato le porte alla «dolce morte» (con anni di ampie discussioni anche sull’uccisione dei disabili), ma la regione autonoma della Catalonia – creatasi in opposizione separatista a Madrid e quindi al supposto re cattolico – è divenuto in questi anni patria del fondamentalismo eutanasico, con casi davvero grotteschi, come quello dell’assassino stragista che chiede, lamentando il dolore, di essere ucciso prima ancora di venir giudicato definitivamente.

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La stampa spagnuola descritto Noelia come una delle persone più giovani ad essersi sottoposta all’eutanasia nel Paese, che ha legalizzato la pratica nel 2021. La Spagna è uno dei diversi Stati europei che consentono il suicidio assistito per gli adulti affetti da malattie gravi e incurabili o da gravi sofferenze, a determinate condizioni. Secondo i dati del Ministero della Salute, alla fine del 2024 un totale di 1.123 persone si erano sottoposte alla procedura.

 

Il caso di Noelia , il primo in Spagna ad essere portato davanti a un giudice per pronunciarsi sull’eutanasia, ha attirato l’attenzione di tutto il Paese, alimentando il dibattito, anche tra esperti medici ed etici. Alcuni specialisti hanno dichiarato ad ABC che il caso soddisfaceva i criteri legali per la morte assistita, mentre altri lo hanno descritto come «un fallimento della società e della medicina», sollevando dubbi sulla sua capacità mentale e sul fatto che le opzioni terapeutiche alternative fossero state pienamente esplorate.

 

In un post su X, confermando la morte di Castillo, lo studio legale Abogados Cristianos ha chiesto modifiche alla legge, affermando che non tutela le persone vulnerabili. La sua presidente, Polonia Castellanos, ha scritto che «Noelia non è morta, è stata GIUSTIZIATA», criticando quella che ha definito una mancanza di cure adeguate e sostenendo che la morte non dovrebbe essere una soluzione per i giovani.

 

La vicenda offre un quadretto chiarissimo di cosa sta diventando l’Europa: una terra di degradazione e morte. La Necrocultura permette a chiunque di farsi uccidere dallo Stato moderno, mentre quest’ultimo importa milioni di immigrati che aumenteranno stupri e violenza. Un meccanismo perfetto di disintegrazione dell’essere umano: più attacchi alla dignità umana, più morte.

 

Mettiamocelo in testa: è questo quello che esattamente vuole lo Stato moderno, che altro non è che una macchina di morte programmata contro l’essere umano.

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