Alimentazione
Prepararsi alla fame
Mettiamola semplice: l’Italia produce il 36% del frumento che richiede il suo fabbisogno nazionale, il 53% del mais, il 51% della carne bovina, il 63% della carne suina, il 56% del grano duro per la pasta.
Gli allevamenti saranno presto in ginocchio: energia aumentata dell’80%, i mangimi del 50%.
I fertilizzanti, che sono legati intrinsecamente alla Russia, sono aumentati del 170%.
La Russia e l’Ucraina coprono l’80% della produzione mondiale di olio di girasole, che serve ai forni.
In pratica, stiamo per entrare nel tunnel della crisi alimentare. I prezzi arriveranno alla follia, alcuni cibi spariranno. L’abbondanza dei nostri supermercati – quella che faceva piangere di gioia e stupore anni fa chi veniva dai Paesi del blocco socialista – subirà una contrazione certa.
Non è detto quindi che sappiamo cosa mangeremo. O meglio, se mangeremo.
Sì, la situazione è così grave: e al governo abbiamo Giggino di Maio (il capo della diplomazia che ha detto in TV che Putin che vale meno di un animale) e Mario Draghi, snobbato ad ogni tavolo decisionale, talvolta apparentemente non proprio sul pezzo. Vogliamo dire: guardate in faccia alla realtà, non è possibile che coloro che ora siedono in plancia di comando sappiano affrontare questa situazione.
L’Italia produce il 36% del frumento che richiede il suo fabbisogno nazionale, il 53% del mais, il 51% della carne bovina, il 63% della carne suina, il 56% del grano duro per la pasta
Il Paese può precipitare nella carestia – e da lì, al caos.
Non è una prospettiva fantasiosa: i dati la supportano. L’Ungheria, da cui importavamo il 30% del fabbisogno di grano, ha chiuso. Altri Paesi stanno seguendo l’esempio magiaro (l’Italia pure sta discutendo di fermare certe esportazioni ora considerate stategiche). La Bulgaria ha copiato. La Moldavia stai proibendo le esportazioni di zucchero.
Dobbiamo pensare che a noi in qualche modo va bene. Ci sono Paesi come il Libano (piagato da una crisi mai vista), lo Yemen (distrutto dalla guerra coi sauditi), la Somalia, la Libia, il Nicaragua dipendono quasi interamente dal grano russo e ucraino. Pure la Turchia e l’Egitto: panificare potrebbe diventare rarissimo.
Come del resto in Italia: le scorte che abbiano dicono che siano per 40 giorni, 6 euro al chilo per il pane, la pasta oltre i 4 euro.
I pani e i biscotti italiani sono prodotti con grano tenero importato al 64%.
Possiamo rimanere con mezza pagnotta, con mezzo biscotto, con mezzo piatto di pasta. L’ipotesi è reale. Senza cereali, poi, le bestie non mangiano. Non danno carne. Non danno latte.
Non solo: potrà pure aumentare il prezzo del pacchetto di pasta fino ad divenire osceno (escludendo così i meno abbienti, tipo i no vax senza stipendio), ma quello che non cambia è la quantità: ci sarà meno materia alimentare in circolazione in Italia. Ci sarà, cioè, più fame – se non la fame vera e propria.
Arriva la catastrofe, la vediamo in faccia, ma non siamo in grado di riconoscerla
Mi rendo conto che possono sembrare considerazioni esagerate. Del resto, non ci siamo abituati. Arriva la catastrofe, la vediamo in faccia, ma non siamo in grado di riconoscerla, come in quel film svedese, Force Majeure, dove in un rifugio sciistico in montagna la gente vede la valanga arrivare ma non si preoccupa, perché crede che sia qualcosa di normale, di calcolato, perché «se fosse pericoloso ce lo avrebbero detto».
Come nel caso dei vaccini sperimentali mRNA, anche qui gioca la sua parte il rifiuto totale della popolazione della dissonanza cognitiva: non posso vivere con l’idea che la situazione sia così orrenda. Non posso vivere con l’idea che il mio governo, il mio medico, il mio giornale mi stiano mentendo. Non è possibile che la vita cambi d’un tratto. Non è possibile, no.
Invece, è possibile.
La guerra è tornata in Europa. Una guerra vera – fra due Paesi che la guerra se la ricordano bene, perché hanno perso l’ultima volta 20 milioni di ragazzi.
La guerra è tornata in Europa. Una guerra vera – fra due Paesi che la guerra se la ricordano bene, perché hanno perso l’ultima volta 20 milioni di ragazzi.
E chi vi comanda, poi, ha testato su di voi un’arma incredibile negli ultimi 2 anni: vi possono rinchiudere in casa, vi possono obbligare a innesti genici sconosciuti. Vi possono togliere la libertà di parola, la libertà di incontrarvi, di protestare, comprimere ogni vostro diritto umano. Cosa credete, che si tireranno indietro di fronte al razionamento del cibo?
Tra i miei conoscenti qualcuno mi accusa di pessimismo: si ricordano che nel 2020 dissi di fare scorte, e ne scrissi anche un articolo. Ebbene, le scorte che feci prima del lockdown a oltranza mi evitarono completamente le file ai supermercati, magari a giorni alterni a seconda del cognome (ve le ricordate, queste cose che vi hanno inflitto?). Tuttavia, riconosco che c’era qualcosa che non aveva preso in considerazione: la presenza nel circuito di produzione e distribuzione alimentare del polmone economico di un partito di governo.
Le cooperative controllano il 40% della GDO: hanno fatto fatturati favolosi, e dopo anni di problemi. Ci credo: l’unico posto in cui era possibile andare, chiaramente ad infettarsi, era il supermercato, unica attività lasciata stranamente intonsa. Un’economia di guerra (quello che ci ripetevano) avrebbe previsto invece che, tenendo le persone in casa in coprifuoco perpetuo, passassero i camion militari a scaricare sacchi di riso alla popolazione. Ma no: agli ipermercati era tutto normale… solo, a volte, qualche scaffale si svuotava.
Quello che sta accadendo è esattamente un attacco alla filiera alimentare
Non rinnego quello che dicevo due anni fa: la filiera è fragile. Lo si è visto bene presso altri grandi distributori, di utensili o di articoli sportivi – molti prodotti a catalogo sono rimasti esauriti per mesi, perché non solo è stato difficile in questi anni trovare container dalla Cina, è difficile perfino trovare le materie prime.
Ora, quello che sta accadendo è esattamente un attacco alla filiera alimentare.
Chiaramente, non può reggere. Essa non è colpita nei suoi snodi finali – l’impacchettamento, la distribuzione che dà da mangiare alle coop. Essa è stata polverizzata ab origine. Dall’Ucraina non parte più nulla. Dalla Russia, con grande intelligenza, non vogliamo più nulla. Da ogni altro Paese, pure UE, potrebbe non venire più niente. Questo è il lockdown, ma fatto bene. La pandemia potrebbe essere stata solo una prova generale di quello che sta davanti a noi.
L’enormità delle conseguenze sono qualcosa di cui ora non so vedere i confini.
Mancherà la pasta, il pane, la carne, il latte. Non pensate che mancherà a voi: mancherà ai vostri figli, a cui una carenza alimentare può compromettere la crescita
Mancherà la pasta, il pane, la carne, il latte. Non pensate che mancherà a voi: mancherà ai vostri figli, a cui una carenza alimentare può compromettere la crescita.
Non voglio pensare a cosa potrà uscire da questo pensiero: chiaramente, ne può uscire l’avvio di un collasso sistemico italiano. Ma non è questo che vorrei dire qui.
Voglio dire: preparatevi.
Fate scorte. Iniziate con la pasta. In certi supermercati trovate le confezioni da 5 kg, anche della Barilla, a 6/7 euro. Sono cinquanta pasti. Calcolate in base alla vostra famiglia. Sulla tempistica, fate voi: un mese? Due mesi? Non abbiamo idea di quanto possa durare questa cosa.
Poi quello che vi abbiamo detto l’altra volta. Cibo in scatola: minestroni, legumi. Riso: trovate i pacchi da 10 e 20 kg. Frutta secca. Nocciole, arachidi: non vanno a male e sono calorimetricamente potentissime. Evitateil pensiero di mettere qualcosa (tipo, la carne) in freezer: i blackout possono diventare realtà. Accettate la realtà della Simmenthal. Latte a lunghissima conservazione. Casse d’acqua, se avete l’acqua potabile non eccezionale. Olio, importantissimo.
Andate soprattutto alla cerca della sostanza più preziosa che vi serve: la pace interiore. Ve l’hanno portata via, ve l’hanno offesa, rubata, in anni di follie e terrore
Ancora: antibiotici, vitamine, disinfettanti. Carta. Per chi ha bambini: non scordate il latte in polvere, i pannolini.
Potremmo andare avanti nella lista del prepper 2022, ma ci fermiamo. Questo articolo vuole dire soltanto che la nostra vita quotidiano potrebbe impazzire, perché il mondo è impazzito. Il mondo è in guerra. E no, non danno segno di voler cedere.
Cominciate anche a contemplare l’idea di mangiare meno. O ancora meglio: cominciate a pensare di dover digiunare. Il vostro cibo potrebbe dover essere ceduto ad un bambino, che deve crescere, e che in questi due anni ha già subito anche troppo.
Chi vi scrive sta entrando nell’ottavo giorno di digiuno. Non è, decisamente, il primo che faccio e non sarà l’ultimo (anche se, in questo momento, lo vorrei). Per una adulto vivere periodi senza cibo è possibile, anzi, ne è riconosciuto l’effetto di lucidità che dà alla mente e di pulizia generale dell’organismo. Tuttavia – DISCLAIMER! – voi non dovete mettervi a digiuno in nessun modo se non sotto la supervisione medica, magari di uno dei dottori di digiunoterapia presenti sul territorio nazionale: in nessun modo io, che non sono un medico, vi sto dicendo che dovreste farlo, anzi.
Digiuno a parte, andate soprattutto alla cerca della sostanza più preziosa che vi serve: la pace interiore. Ve l’hanno portata via, ve l’hanno offesa, rubata, in anni di follie e terrore.
Senza la pace interiore, non potete pensare di essere pronti al futuro prossimo che la Cultura della Morte vuole farvi vivere
Dovete riprenderla. Senza di essa non potete nulla.
Senza la pace interiore, non potete pensare di combattere il Male che vi stanno lanciando contro.
Senza la pace interiore, non potete pensare di prepararvi alla fame.
Senza la pace interiore, non potete pensare di essere pronti al futuro prossimo che la Cultura della Morte vuole farvi vivere.
Roberto Dal Bosco
Alimentazione
Gli alimenti OGM collegati a un aumento del rischio di problemi di salute nei bambini
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Gli alimenti contenenti ingredienti geneticamente modificati aumentano il rischio di esposizione ai pesticidi per i bambini, e i pesticidi rappresentano un rischio sproporzionato per i bambini rispetto agli adulti. Le loro piccole dimensioni e gli organi in via di sviluppo, la propensione a gattonare e giocare vicino al suolo, la tendenza a portare frequentemente le mani alla bocca e la maggiore ingestione di aria e cibo in rapporto al peso corporeo li rendono particolarmente vulnerabili.
Uno studio importante, non trattato in precedenza dal Daily News, intitolato «Uso di alimenti contenenti organismi geneticamente modificati (OGM) nei bambini», solleva serie preoccupazioni circa l’esposizione alimentare dei bambini ai pesticidi, in particolare al glifosato, un erbicida ampiamente utilizzato nella produzione di colture geneticamente modificate.
Pubblicato sulla rivista Pediatrics dell’American Academy of Pediatrics, lo studio, a cura degli autori principali Steven A. Abrams, Jaclyn Lewis Albin e Philip J. Landrigan, richiama l’attenzione sull’ampio utilizzo dell’ingegneria genetica (GE) e degli OGM nell’approvvigionamento alimentare statunitense e sui conseguenti rischi per la salute di bambini e consumatori.
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Gli autori, in collaborazione con il Comitato per la Nutrizione, il Comitato Esecutivo del Consiglio per la Salute Ambientale e il Cambiamento Climatico e altri professionisti e ricercatori del settore medico, sostengono inoltre che i pediatri hanno l’opportunità di fornire informazioni e «avviare conversazioni con le famiglie sull’impatto di determinati alimenti sulla salute, offrire consigli nutrizionali e aiutare a filtrare l’enorme mole di informazioni».
Sostenendo i genitori nel compiere scelte nutrizionali consapevoli, i pediatri possono contribuire a plasmare decisioni che influiscono sulla salute a lungo termine dei bambini e promuovere la scelta di prodotti biologici certificati.
Come affermano gli autori, «sebbene la tecnologia OGM potrebbe essere utilizzata per aumentare il contenuto di micronutrienti negli alimenti, ciò non avviene negli Stati Uniti; al contrario, la tecnologia OGM è stata utilizzata per rendere le colture resistenti agli erbicidi chimici. Di conseguenza, l’uso di erbicidi è aumentato esponenzialmente».
Il glifosato, un erbicida ampiamente utilizzato su queste colture, è presente in quantità misurabili nei prodotti alimentari ed è classificato come probabile cancerogeno per l’uomo dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
«In questo rapporto vengono esaminate le questioni chiave relative agli alimenti contenenti OGM e vengono fornite informazioni sui benefici e sui rischi per la salute che possono essere associati al loro consumo», affermano i medici.
Proseguono: «Il rapporto si concentra sugli alimenti commercializzati negli Stati Uniti, ma include anche una discussione su questioni globali. Vengono esaminate le controversie attuali relative all’etichettatura degli OGM e viene fornita una panoramica dei rischi associati all’uso di erbicidi per la produzione di mais, soia, erba medica e altre colture geneticamente modificate».
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Sfondo
Come sottolinea il rapporto clinico, la scelta delle migliori opzioni alimentari per i bambini «è diventata sempre più complessa, poiché i genitori devono fare i conti con vincoli di tempo e costi, preoccupazioni relative ad allergie e intolleranze alimentari, interrogativi sul cibo biologico e sulla sua provenienza, nonché sui potenziali effetti sulla salute della modificazione genetica degli alimenti».
Anche l’etichettatura degli alimenti confezionati è motivo di preoccupazione, poiché le etichette sono spesso complesse e possono contenere terminologia o simboli confusi e fuorvianti.
Ai sensi della legge nazionale del 2016 sulla divulgazione degli alimenti geneticamente modificati (National Bioengineered Food Disclosure Law, BE Standard) e del successivo standard nazionale sulla divulgazione degli alimenti geneticamente modificati (OGM), il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA) definisce gli alimenti OGM «bioingegnerizzati» o «derivanti dalla bioingegneria», e il simbolo utilizzato è un sole sopra una pianta e un campo agricolo. La legge impone che gli alimenti OGM siano etichettati con questo simbolo.
Il cinque percento di ingredienti geneticamente modificati, non introdotti intenzionalmente, è consentito in un prodotto alimentare senza che ciò sia indicato in etichetta. Altri prodotti, come quelli contenenti carne e latticini derivati da animali alimentati con prodotti geneticamente modificati, non richiedono l’indicazione in etichetta. (Vedi qui)
Va notato che gli alimenti etichettati come biologici certificati dall’USDA, ai sensi dell’Organic Foods Production Act, non possono essere prodotti con OGM. Molti produttori di prodotti non OGM, per lo più di prodotti non biologici, utilizzano la dicitura «non OGM» o «privo di OGM» in etichetta.
Gli attivisti per la sicurezza alimentare hanno sollevato preoccupazioni in merito all’uso del termine «bioingegnerizzato» anziché «geneticamente modificato», termine più comunemente utilizzato, e all’impiego di un’immagine o di un simbolo fuorviante.
Il termine OGM «si riferisce ad alimenti (o altri prodotti) progettati tramite ingegneria genetica, un processo che introduce una caratteristica desiderata nel prodotto inserendo nuovo DNA proveniente da un organismo diverso».
Questo rapporto affronta le preoccupazioni che molte famiglie nutrono riguardo alla «sicurezza degli alimenti contenenti OGM, in particolare per quanto riguarda i possibili effetti degli erbicidi utilizzati in grandi quantità nella loro produzione». (Vedi qui, qui e qui)
Queste preoccupazioni includono anche «l’incertezza circa la presenza di OGM negli alimenti ultra-processati o composti da più ingredienti, il che aumenta la probabilità di ingredienti OGM». (Vedi qui e qui)
Poiché la stragrande maggioranza delle colture di soia e mais oggi coltivate è geneticamente modificata e gli ingredienti OGM si trovano nella maggior parte degli alimenti ultra-processati venduti negli Stati Uniti, tutti i genitori e i consumatori devono essere consapevoli dei rischi o delle incertezze associati agli alimenti che scelgono per le proprie famiglie.
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Storia degli alimenti geneticamente modificati e OGM
«L’uso dell’ingegneria genetica per produrre colture alimentari OGM si basa sull’antica pratica agricola della selezione artificiale», affermano gli autori. «Tuttavia, a differenza della selezione artificiale, l’ingegneria genetica amplia enormemente la gamma di tratti genetici che possono essere trasferiti nelle piante, nonché la velocità della loro introduzione».
Purtroppo, questa modifica genetica a fini pesticidi, volta a stabilire una tolleranza chimica nelle colture, comporta anche problemi di resistenza e un aumento dell’uso di pesticidi che lasciano residui sui prodotti alimentari, minacciando sia la salute pubblica che l’ambiente.
Le colture alimentari geneticamente modificate, resistenti agli erbicidi, sono state introdotte per la prima volta negli anni Novanta. Il primo prodotto OGM disponibile sul mercato sono stati i pomodori, ma sono stati ritirati dal mercato nel 1997 e non vengono più prodotti negli Stati Uniti.
Gli autori proseguono: «tuttavia, negli anni ’90 e nei primi anni 2000 sono stati introdotti altri prodotti agricoli OGM, tra cui il mais, la soia, la colza e la barbabietola da zucchero OGM, ormai onnipresenti. Negli Stati Uniti, le colture alimentari OGM più comunemente coltivate sono il mais e la soia resistenti all’erbicida glifosato ( Roundup)» (Vedi qui e qui)
Questi ingredienti OGM sono onnipresenti nei mangimi per animali e negli alimenti ultra-processati, poiché «molti ingredienti OGM derivati da mais e soia si trovano anche nei prodotti alimentari trasformati, compresi quelli realizzati con amido di mais raffinato, oli a base di soia e sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio».
È interessante notare che negli Stati Uniti esiste un breve elenco di colture alimentari OGM consentite. Al momento della pubblicazione dell’articolo nel 2023, l’elenco comprendeva 10 colture.
Oggi, il numero si è ampliato a 14. Sebbene possa sembrare ancora basso, queste colture sono ampiamente utilizzate nell’approvvigionamento alimentare.
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Minacce alla salute umana
Come ampiamente documentato da Beyond Pesticides, i bambini corrono rischi sproporzionati rispetto agli adulti a causa dell’esposizione ai pesticidi. Le loro piccole dimensioni e lo sviluppo dei sistemi organici, la propensione a gattonare e giocare vicino al suolo, la tendenza a portare frequentemente le mani alla bocca e la maggiore ingestione di aria e cibo in rapporto al peso corporeo li rendono particolarmente vulnerabili.
Molti di questi maggiori rischi iniziano prima della nascita e si protraggono per i primi anni di vita, con conseguenze negative che durano tutta la vita. I pericoli a cui sono esposti i bambini in questi «periodi di vulnerabilità» possono aumentare i rischi per la salute, che vanno dalle malformazioni congenite al cancro. (Per saperne di più, vedi qui e qui)
«Attualmente, oltre il 90% delle coltivazioni di soia e mais negli Stati Uniti contiene geni di resistenza agli erbicidi e/o agli insetti, e queste caratteristiche sono state geneticamente modificate anche nelle colture di colza, erba medica, cotone e barbabietola da zucchero», affermano gli autori del presente studio.
Proseguono: «i semi OGM tolleranti agli erbicidi e gli erbicidi vengono in genere venduti insieme… Una conseguenza spiacevole dell’uso sempre più massiccio di erbicidi a fine stagione di crescita su mais e soia tolleranti agli erbicidi è che quantità misurabili di glifosato e altri erbicidi, definiti «residui», rimangono presenti nei chicchi OGM al momento del raccolto».
«Di conseguenza, negli ultimi anni i residui di glifosato sono stati rilevati con frequenza crescente negli alimenti comunemente consumati dai bambini, nonché nell’acqua potabile». (Vedi le ricerche qui, qui e qui)
Residui non solo di glifosato, ma anche di altri erbicidi, sono stati rilevati nell’insilato di mais e nei mangimi per animali prodotti da colture tolleranti agli erbicidi, aumentando il rischio di contaminazione di carne e prodotti lattiero-caseari.
Un altro prodotto che desta preoccupazione è il latte artificiale per neonati, poiché «la maggior parte contiene una certa quantità di sciroppo di mais, soia o altri prodotti che potrebbero essere derivati da componenti OGM».
Come affermano gli autori, «la presenza di glifosato e di altri erbicidi tossici nei prodotti alimentari rappresenta il principale rischio per la salute dei bambini associato al consumo di alimenti a base di OGM».
Un’altra considerazione importante nell’uso ripetuto, diffuso e intensivo di erbicidi come il glifosato è lo sviluppo di erbe infestanti resistenti.
«È ormai noto che oltre 250 specie di erbe infestanti in 70 paesi sono resistenti ad almeno un erbicida, tra cui almeno 48 specie resistenti al glifosato», osservano i ricercatori.
Proseguono: «negli Stati Uniti, le erbe infestanti resistenti al glifosato si trovano oggi su oltre 200 milioni di acri, e molti campi ospitano due o più specie resistenti». (Vedi qui)
Ciò porta alla perpetuazione del circolo vizioso dei pesticidi. «Poiché un numero maggiore di erbacce sopravviveva a trattamenti più intensivi con erbicidi a base di glifosato, gli agricoltori hanno iniziato a trattare le colture con molteplici altri erbicidi», scrivono i medici.
«Una probabile conseguenza dell’uso di molteplici erbicidi sulle colture alimentari OGM è che i residui di queste diverse sostanze chimiche saranno rilevati nelle colture al momento del raccolto e nei prodotti alimentari derivati da esse, aumentando ulteriormente il rischio cumulativo di esposizione umana».
Ciò può aumentare il carico complessivo sull’organismo (accumulo di sostanze chimiche nel corpo) che gli individui sperimentano. (Per maggiori informazioni, consultare la sezione «Carico corporeo» del database delle malattie indotte da pesticidi).
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Le soluzioni organiche
Come sottolineano gli autori, «la distinzione tra alimenti etichettati come privi di ingredienti OGM e alimenti etichettati come geneticamente modificati o biologici certificati USDA rischia di creare confusione in molti consumatori». (Vedi qui e qui)
Per evitare questi problemi, scegliere alimenti biologici certificati è il modo migliore per proteggere la salute di bambini e adulti. I prodotti che riportano l’etichetta USDA Organic soddisfano i requisiti del National Organic Program Final Rule, gli standard nazionali per la produzione, la manipolazione, la trasformazione e l’etichettatura degli alimenti biologici negli Stati Uniti.
Il cibo biologico (sia che lo si acquisti o lo si coltivi in proprio) offre comprovati benefici per la salute e per l’ambiente.
Come riportato dal Daily News, adottare una dieta completamente biologica può ridurre i livelli di pesticidi nelle urine in sole due settimane, «in media del 98,6%», e favorire una più rapida riparazione dei danni al DNA rispetto a una dieta a base di alimenti coltivati con pratiche intensive di utilizzo di sostanze chimiche, secondo i risultati di uno studio clinico randomizzato pubblicato su Nutrire.
Ulteriori ricerche pubblicate su Environmental Health Perspectives rilevano che i livelli urinari di glifosato diminuiscono significativamente grazie a una dieta biologica nelle donne in gravidanza, e uno studio precedente pubblicato su Environmental Research ha riscontrato che i livelli di glifosato possono essere ridotti fino al 70% dopo appena una settimana di dieta completamente biologica.
Visita il sito Eating with a Conscience per informazioni su come scegliere alimenti biologici per proteggere la salute e l’ambiente, e scopri di più sugli standard biologici nazionali e sui relativi requisiti di etichettatura sulla pagina dedicata agli standard biologici nazionali di Beyond Pesticides.
Originariamente pubblicato da Beyond Pesticides.
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Alimentazione
Il WEF riformula lo slogan «mangiate insetti» come nuovo progetto di investimento per l’«economia della natura»
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Alimentazione
Kennedy annuncia che oltre 50 facoltà di medicina aggiungeranno corsi di formazione in nutrizione
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Oltre 50 facoltà di medicina statunitensi inizieranno a richiedere corsi di educazione alimentare, dopo aver aderito volontariamente a un’iniziativa da 5 milioni di dollari promossa questa settimana dal Segretario alla Salute degli Stati Uniti Robert F. Kennedy Jr. Alcuni medici hanno elogiato l’iniziativa, mentre altri hanno suggerito che saranno necessari ulteriori fattori per affrontare al meglio le malattie croniche negli Stati Uniti.
Oltre 50 facoltà di medicina degli Stati Uniti inizieranno a richiedere corsi di educazione alimentare, dopo aver aderito volontariamente a un’iniziativa da 5 milioni di dollari promossa questa settimana dal Segretario alla Salute degli Stati Uniti Robert F. Kennedy Jr.
Diversi medici hanno affermato che l’iniziativa rafforzerà un ambito della formazione medica che prima era carente.
«Questa iniziativa colma una lacuna nazionale nella formazione medica», ha affermato Stephanie Fleming, direttrice delle comunicazioni della Facoltà di Medicina dell’Università del Missouri.
«Storicamente, i medici hanno ricevuto pochissima formazione formale in materia di nutrizione», ha dichiarato Fleming al The Defender. «L’educazione alimentare fornisce ai futuri medici strumenti basati sull’evidenza per prevenire e gestire molte delle malattie croniche più comuni».
Nell’ambito dell’iniziativa, annunciata giovedì, le istituzioni partecipanti hanno concordato di offrire almeno 40 ore di educazione alimentare, o un equivalente di competenza di 40 ore, a partire dall’anno accademico 2026-27.
Le scuole possono costruire il loro curriculum sulla base di un elenco di 71 competenze nutrizionali fondamentali sviluppate dal Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti (HHS)
Kennedy ha affermato che l’iniziativa contribuirà ad affrontare l’ epidemia di malattie croniche negli Stati Uniti.
«Le malattie croniche stanno mandando in rovina il nostro sistema sanitario e la cattiva alimentazione è al centro di questa crisi», ha dichiarato Kennedy in una nota. «Oggi le facoltà di medicina si stanno impegnando a cambiare il modo in cui gli americani formano i loro medici, rimettendo la nutrizione al suo posto: al centro dell’assistenza ai pazienti».
Giovedì, 53 facoltà di medicina in 31 stati avevano accettato di partecipare.
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L’iniziativa affronta la «crisi delle malattie prevenibili»
Il medico di medicina di famiglia, il dott. George Fareed, ha affermato che l’iniziativa migliorerà la salute degli americani.
«Avrà solo benefici positivi per la salute degli americani in futuro. L’alimentazione è fondamentale per la longevità e il benessere. I medici saranno più preparati a educare i loro pazienti su una corretta alimentazione», ha affermato Fareed.
L’HHS ha citato dati che mostrano che gli Stati Uniti spendono 4,4 trilioni di dollari all’anno per curare malattie croniche e problemi di salute mentale e che 1 milione di americani muore ogni anno a causa di malattie croniche legate al cibo. L’HHS ha descritto questa situazione come una «crisi di malattie prevenibili».
Affrontare l’epidemia di malattie croniche e migliorare l’alimentazione degli americani è uno dei principi fondamentali del programma Make America Healthy Again (MAHA) di Kennedy. Un rapporto del settembre 2025 della Commissione MAHA della Casa Bianca chiedeva una maggiore educazione alimentare.
A gennaio, Kennedy ha presentato le nuove linee guida alimentari nazionali, invertendo la «piramide alimentare» sviluppata negli anni ’90, mettendo proteine, latticini, grassi sani, verdura e frutta in cima e i cereali in fondo.
«Tra la revisione della piramide alimentare e questa iniziativa, la mia speranza è che i nostri figli non solo prosperino, ma che saremo anche in grado di invertire decenni di cattiva alimentazione e l’epidemia di malattie croniche», ha affermato la dottoressa Kat Lindley, medico di medicina di famiglia.
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«Due anni interi di farmacologia e solo un corso di nutrizione»
Secondo la scheda informativa dell’HHS, le «competenze fondamentali» del curriculum di nutrizione che le facoltà di medicina svilupperanno includono l’identificazione degli stati di carenza di nutrienti e lo sviluppo di modelli alimentari sani per tutta la vita per i pazienti affetti da malattie croniche.
Diversi medici e professionisti sanitari che hanno parlato con The Defender hanno affermato che il programma di nutrizione rappresenta un gradito allontanamento dall’educazione alimentare attualmente offerta dalla maggior parte delle facoltà di medicina o da quella ricevuta durante gli studi, anche se alcune facoltà di medicina affermano sui loro siti web che «il cibo è medicina».
«Il cibo è una medicina, ma alla facoltà di medicina tutto quello che abbiamo imparato è stato come identificare i sintomi e capire quale farmaco associare», ha affermato la dottoressa Margaret Christensen, ginecologa qualificata, formatrice clinica nazionale e internazionale e co-fondatrice del Carpathia Collaborative.
«Avevamo molte ore e due anni interi di farmacologia e solo un corso di nutrizione», ha detto Christensen.
Fareed, che ha frequentato la Harvard Medical School tra il 1966 e il 1970, ha affermato di non aver ricevuto «alcuna formazione o educazione formale in materia di nutrizione».
La gastroenterologa in pensione, la dottoressa Danice Hertz, ha affermato: «la formazione in nutrizione è stata notevolmente carente nelle facoltà di medicina americane e nei programmi di specializzazione. Ciò ha un impatto negativo sulla prevenzione delle malattie, poiché molte patologie croniche possono essere controllate e persino eliminate con una corretta alimentazione».
Hertz ha affermato che la sua formazione presso la facoltà di medicina includeva «un’istruzione minima in materia di nutrizione».
«Non ero preparato a valutare e trattare problemi nutrizionali o a consigliare i pazienti sulla prevenzione delle malattie attraverso una buona alimentazione. Quello che ho imparato sulla nutrizione l’ho imparato da solo», ha detto Hertz.
Il medico internista dottor Clayton J. Baker ha affermato di aver ricevuto «circa 10-20 ore di formazione in nutrizione durante la facoltà di medicina». L’educazione alimentare «non è stata completamente ignorata», ma «non è stata nemmeno enfatizzata», ha aggiunto.
Baker ha affermato che una parte significativa di questa limitata formazione nutrizionale si basava sulla precedente «piramide alimentare». Quando ha introdotto le nuove linee guida dietetiche nazionali a gennaio, Kennedy ha affermato che il modello precedente «scoraggiava erroneamente» grassi e proteine sani e dava troppa importanza ai cereali.
«Quando frequentavo la facoltà di medicina, mi è stata insegnata la dottrina dominante dell’epoca, inclusa la ‘piramide alimentare’. Quell’approccio alla nutrizione si è rivelato controproducente per la salute», ha affermato Baker.
La dottoressa Jane Orient, direttrice esecutiva dell’Associazione dei medici e chirurghi americani, ha affermato che la sua formazione medica comprendeva materiale su «vitamine, carboidrati, proteine, grassi e minerali, nonché segni di eccessi e carenze».
«Se avessimo imparato a conoscere una dieta equilibrata, avremmo imparato anche a conoscere la piramide alimentare, ormai screditata», ha affermato Orient.
La nutrizionista clinica Gail Clayton, che insegna biochimica della nutrizione all’Università di Bridgeport, ha affermato che anche nelle scuole di farmacia l’educazione alimentare è carente.
«Non ci è stata insegnata la funzione delle vie metaboliche», ha detto Clayton. «Il nostro sistema attuale si limita a somministrare un trattamento farmacologico senza cercare alcuna carenza o squilibrio nutrizionale sottostante».
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L’industria farmaceutica ha «alterato i programmi di studio delle migliori facoltà di medicina americane»
Alcuni medici hanno individuato delle criticità nella nuova iniziativa. Hanno preso atto delle recenti politiche dell’amministrazione Trump e hanno sollevato dubbi su cosa la nuova educazione alimentare introdotta nei programmi di studio delle facoltà di medicina sostituirà.
Baker ha affermato che, sebbene l’iniziativa sia «in ritardo», ci sono dubbi sulle «recenti decisioni dell’amministrazione in merito ai pesticidi».
Il mese scorso, il presidente Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che prevede l’ aumento della produzione nazionale di glifosato, il principio attivo dell’erbicida Roundup della Monsanto, nonché sospettato cancerogeno.
«Ci si chiede quanto significativo si rivelerà un miglioramento dell’educazione alimentare negli Stati Uniti. Una dieta equilibrata a base di cibi integrali ha un valore limitato se è intrisa di glifosato», ha affermato Baker.
Orient ha affermato che non ci sono «prove» che 40 ore di educazione alimentare «avranno alcun effetto sui tassi di malattia» e ha chiesto da cosa verrebbero sottratte queste ore.
«Il numero di ore non è importante, il contenuto sì», ha detto Orient. «Abbiamo molte malattie croniche. È improbabile che un corso di nutrizione includa cause iatrogene, come vaccini e farmaci, compresi quelli con obbligo di ricetta, e altri fattori legati allo stile di vita, come la mancanza di sole, l’esercizio fisico e relazioni sane».
Il dott. Joseph Varon, presidente e direttore sanitario dell’Independent Medical Alliance, ha affermato che l’iniziativa rappresenta un «buon primo passo» che riporta l’attenzione delle facoltà di medicina su «scienza e dati».
«L’influenza dell’industria, in particolare quella farmaceutica, ha distorto i programmi di studio delle migliori facoltà di medicina americane», ha affermato Varon. «Se vogliamo seriamente invertire la tendenza delle malattie croniche, la nutrizione deve diventare una parte fondamentale della formazione medica».
Diversi studi e sondaggi, alcuni risalenti agli anni Sessanta, hanno rilevato che la maggior parte delle facoltà di medicina non pone l’accento sull’educazione alimentare: tre quarti delle facoltà di medicina statunitensi non richiedono corsi di nutrizione clinica e solo il 14% dei programmi di specializzazione offre un curriculum obbligatorio in nutrizione.
Un sondaggio del 2022 pubblicato sul Journal of Wellness ha rilevato che gli studenti di medicina hanno dichiarato di ricevere in media 1,2 ore di educazione alimentare formale ogni anno, mentre un sondaggio del 2015 ha rilevato che gli studenti di medicina statunitensi hanno dedicato, in media, 19 ore all’educazione alimentare durante i loro quattro anni di facoltà di medicina.
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Iniziativa uno dei numerosi sforzi guidati da Kennedy per migliorare la nutrizione negli Stati Uniti
La nuova iniziativa si inserisce nel contesto di un impegno costante da parte di Kennedy per promuovere una migliore alimentazione negli Stati Uniti, che comprende anche visite alle mense scolastiche nell’ambito del recente tour «Riprenditi la tua salute».
In un’intervista con Joe Rogan all’inizio di questo mese, durante la quale Kennedy si è espresso in modo critico nei confronti del glifosato, Kennedy ha affermato che una definizione federale di alimenti ultra-processati sarà annunciata già ad aprile.
All’inizio di questo mese, Kennedy ha anche annunciato un piano per «insegnare alla gente a cucinare» e ha attaccato due catene di caffè, Starbucks e Dunkin’, per l’elevato contenuto di zucchero in alcune delle loro bevande a base di caffè.
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Immagine da Twitter
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