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Intelligenza Artificiale

Robocani impongono il lockdown a Shanghai

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Nuovo impiego pubblico per i robocani. Si tratta, come già accaduto, di un impiego in fatto di repressione pandemica.

 

Un video da Shanghai mostra un robocane correre lungo una strada residenziale abbaiando ordini e ricordando alle persone di rimanere all’interno delle loro case.

 

Come noto, la città è ora sotto l’atroce e fallimentare politica dello zero-COVID, che ha molti fan anche nei vertici sanitari italiani.

 


 

La biosorveglianza robotica non è ancora una proposta concreta in Italia, ma siamo sicuri che con la quantità di partiti filocinesi al governo l’idea di comprare robocani-poliziotto COVID al posto di monopattini elettrici potrebbe trovare sicura realizzazione.

 

I robocani sono stati utilizzati in tutti i paesi asiatici durante la pandemia per imporre misure di blocco e distanziamento sociale.

 

Come riportato da Renovatio 21, a Singapore si erano visti pattugliare i parchi pubblici già nel 2020.

 

Come abbiamo scritto, in questo momento di robocani vengono utilizzati per pattugliare il confine USA-Messico, secondo alcuni aumentando il numero di morti a causa della paura che incutono ai clandestini che quindi scelgono le vie più impervie.

 

Robocani sono in uso presso anche forze di polizia metropolitana, come quella di Nuova York.

 

Alcuni robocani sono stati anche armati: la valenza cinetica, militare dei robot cinoidi è chiara a tutti.

 

I cinesi da diverso tempo portano avanti varie declinazioni del robocane, l’ultimo è lo yak meccanico pronto a combattere in Himalaya dopo le tensioni con l’India. In video rilasciati in rete, i cinesi hanno mostrato interi eserciti robocinoidi muoversi in coreografia marziali ed intricatissime.

 

Da anni oramai Renovatio 21 si occupa dei robocani da anni. Lo avete preso, forse, come un argomento buono per tag «Bizzarria», che su questo sito dà tante soddisfazioni.

 

Tuttavia, quando comincerete a vederne anche per strada da noi, capirete quanto i nostri articoli fossero profetici.

 

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Il momento in cui finiremo come nell’episodio di Black Mirror «Metalhead» potrebbe essere vicinissimo.

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Arte

Film psichedelico e terrificante interamente generato dall’Intelligenza Artificiale

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Su Vimeo, sito di condivisione video per lo più artistici, è apparso il cortometraggio Ghosts.

 

La sua particolarità è che esso è creato con complessi «loop» («cicli») creati con l’Intelligenza Artificiale.

 

Il sistema utilizzato è il network neurale StarGAN2 (GAN sta per Generative Adversarial Networks, il tipo di algoritmi con cui creano anche i Deep Fake), che realizza un morphing (cioè una transizione graduale delle forme) tra immagini generate dalla macchina.

Ghosts di Vadim Epstein su Vimeo.

 

«La rete neurale di trasformazione da immagine a immagine multidominio StarGAN2 è stata utilizzata qui in modo ricorrente, rielaborando il proprio output senza ulteriori input» scrive la descrizione .« I modelli sono stati formati sia sull’immaginario figurativo che sull’arte astratta, per arricchire e intensificare l’esperienza visiva e semantica».

 

«Inoltre, parte dei dati di addestramento erano di per sé sintetici: pochi set di dati di origine sono stati generati con modelli StyleGAN2 personalizzati, aggiungendo un altro livello di mediazione per allontanarsi ancora di più dal reale» è scritto sotto il film del canale di Vadim Epstein.

 

«Ciò che alla fine otteniamo è un flusso astratto in continuo mutamento, vagamente controllato, che appare più realistico ed espressivo di per sé, che un’oscura somiglianza con la carne originaria, bloccata in convoluzioni neurali».

 

Ora, tecnicismi e giudizi estetici a parte, voi capite che è sempre più difficile non pensare che dietro all’Intelligenza Artificiale ci sia qualcosa – un Ghost in the Machine, appunto, uno spirito che abita la macchina.

 

L’arte prodotta da un uomo ci permette di vedere dentro l’anima di quell’uomo.

 

Quindi, cosa vediamo, tramite questo film, dentro all’Intelligenza Artificiale?

 

Come è possibile a questo punto non inquietarsi?

 

 

 

Immagine da Vimeo

 

 

 

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Intelligenza Artificiale

Davos chiede la fusione di intelligenza umana ed artificiale per censurare la «disinformazione» prima che venga pubblicata

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Il World Economic Forum ha pubblicato un articolo che invoca la fusione di sistemi di intelligenza umana e artificiale per censurare lo «hate speech»  e la «disinformazione» online prima ancora che ne sia consentita la pubblicazione.

 

In pratica, una censura preventiva da applicarsi a chiunque voglia esprimersi liberamente in rete.

 

Il 10 agosto sul sito del WEF è stato pubblicato un articolo intitolato «La soluzione agli abusi online? AI più intelligenza umana». In esso siamo messi in guardia contro il temibile pericolo del «mondo oscuro dei danni online».

 

L’articolo ha un articolato caveat in neretto per i lettori:

 

«Lettori: tenete presente che questo articolo è stato condiviso su siti web che di routine travisano contenuti e diffondono disinformazione. Vi chiediamo di notare quanto segue: 1) Il contenuto di questo articolo è l’opinione dell’autore, non il World Economic Forum. 2) Si prega di leggere il pezzo per te stesso. Il Forum si impegna a pubblicare un’ampia gamma di voci e la rappresentazione ingannevole dei contenuti riduce solo le conversazioni aperte».

 

Ad occhio e croce questo cappello introduttivo è stato inserito dopo, e peraltro da persone che mai hanno sentito l’espressione «excusatio non petita, accusatio manifesta». Il lettore concorrerà che si tratta di uno dei momenti più patetici e grotteschi della giornata: il WEF getta il sasso e nasconde la mano, e accusa i siti che riportano ciò che scrive. È triste, imbarazzante, rivoltante, comico al contempo.

 

Bisogna dire che l’articolo è piuttosto esplicito.

 

«Combinando in modo univoco la potenza della tecnologia innovativa, la raccolta di informazioni fuori piattaforma e l’abilità di esperti in materia che comprendono come operano gli attori delle minacce, il rilevamento su larga scala degli abusi online può raggiungere una precisione quasi perfetta», afferma l’autore del pezzo, che non sappiamo se abbia presente che la censura dei social già funziona così da anni – per cui, a fine lettura , non sappiamo quanto ci stiano prendendo per i fondelli.

 

L’articolo si conclude proponendo «un nuovo framework: piuttosto che fare affidamento sull’IA per rilevare su larga scala e sugli esseri umani per rivedere i casi limite, un approccio basato sull’intelligenza è fondamentale».

 

«Introducendo nei set di apprendimento l’intelligenza curata dall’uomo, fuori piattaforma, multilingue , l’IA sarà quindi in grado di rilevare anche le sfumature di nuovi abusi su larga scala, prima che raggiungano le piattaforme tradizionali. Integrare questo rilevamento automatizzato più intelligente con l’esperienza umana per rivedere i casi limite e identificare falsi positivi e negativi e quindi reinserire quei risultati nei set di addestramento ci consentirà di creare un’IA con l’intelligenza umana integrata», afferma l’articolo.

 

Insomma: la via cyborg al censore perfetto, mezzo uomo mezzo macchina, come Robocop.

 


 

«In altre parole, la tua libertà di parola verrà probabilmente censurata prima ancora che tu possa pubblicarla sui siti di social media. Alcuni la chiamano “censura preventiva”» scrive Summit News.

 

«I team di fiducia e sicurezza possono impedire che le minacce aumentino online prima che raggiungano gli utenti» scrive l’articolo WEF.

 

Il World Economic Forum in teoria dovrebbe parlare di economia, ma ci stiamo rendendo conto che invece tratta di tutt’altro. Il Grande Reset non sembra passare per banche e fabbriche, danari e lavoratori: pare invece richiedere, a gran voce, giganteschi sistemi di controllo integrati, e forse perfino la mista unione tecnoide tra esseri umani e computer.

 

Il Klaus Schwab non è nuovo a discorsi di estremismo transumanista in cui annuncia la necessità di fondere uomo e macchina, un processo che lui inserisce nel suo concetto di «Quarta Rivoluzione Industriale», propalata a piene mani a manager e amministratori di tutte le latitudini e di tutti i livelli, che ripetono a pappagallo la teoria transumanista della «fusione della nostra identità fisica, digitale e biologica».

 

Ciò è scritto nero su bianco sul suo libro La quarta rivoluzione industriale, che per qualche ragione ha la prefazione dell’erede Agnelli John Elkan.

 

Nel testo, lo Schwab spiega con entusiasmo come la tecnologia in arrivo consentirà alle autorità di «intromettersi nello spazio fino ad ora privato della nostra mente, leggendo i nostri pensieri e influenzando il nostro comportamento».

 

«Con il miglioramento delle capacità in questo settore, aumenterà la tentazione per le forze dell’ordine e i tribunali di utilizzare tecniche per determinare la probabilità di attività criminale, valutare la colpa o addirittura recuperare i ricordi direttamente dal cervello delle persone».

 

Senza pudore alcuno, lo Schwabbone era arrivato a suggerire l’utilizzo di scansioni cerebrali, rese possibili dagli impianti biocibernetici, anche solo per viaggiare:

 

«Anche attraversare un confine nazionale potrebbe un giorno richiedere una scansione cerebrale dettagliata per valutare il rischio per la sicurezza di un individuo».

 

«I dispositivi esterni di oggi, dai computer indossabili alle cuffie per la realtà virtuale, diventeranno quasi certamente impiantabili nel nostro corpo e nel nostro cervello».

 

«I microchip impiantabili attivi che rompono la barriera cutanea del nostro corpo» cambieranno il modo in cui ci interfacciamo con il mondo «e ci costringeranno a chiederci «cosa significhi essere umani», sostiene Schwab.

 

In un inquietante evento a Davos è possibile vedere Schwab che parla con il padrone di Google Sergej Brin della possibilità di leggere il pensiero a tutti i partecipanti nella sala.

 

««Puoi immaginare che tra 10 anni saremo qui seduti avendo un impianto nel nostro cervello, tramite il quale posso immediatamente percepirvi, perché tutti voi avrete degli impianti , misurandovi tutte le vostre onde cerebrali – e posso dirti immediatamente come reagiscono le persone».

 

In pratica, già cinque anni fa, lo Schwabbo annunziava più chip cerebrali per tutti.

 

 

Bisogna ammetterlo: neanche un cattivo di James Bond raggiunge simili altezze.

 

Del resto, un mondo così orrendo e perverso ai tempi di Ian Fleming non era immaginabile.

 

Pensate al povero George Orwell ridotto al niente dalla distopia presente, mille volte peggiore di quella che immaginava in 1984 – dove i chip cerebrali, che leggono e comandano il foro interiore degli esseri umani, non erano minimamente pensabili.

 

 

 

 

 

Immagine di World Economic Forum via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-NC-SA 2.0)

 

 

 

 

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Intelligenza Artificiale

New York acquista robot per anziani soli

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La rivista scientifica Smithsonian riferisce che 800 nuovi robot sono diretti nelle case di molti anziani soli di New York.

 

Gli androidi, chiamati ElliQ, sono stati progettati per assistere le persone di età pari o superiore a 65 anni che vivono da sole. Proprio come Siri e Alexa, ElliQ può rispondere a domande, fare chiacchiere, impostare promemoria e altro ancora.

 

«Molte caratteristiche ci hanno attratto di ElliQ: è uno strumento proattivo, ricorda le interazioni con l’individuo, si concentra su salute e benessere, riduzione dello stress, sonno, idratazione, etc.» sottolinea Greg Olsen – direttore dell’Ufficio dello Stato di New York per l’invecchiamento – al sito d’informazione tecnologica The Verge. «Si concentra su ciò che conta per gli individui: ricordi, convalida della vita, interazioni con amici e famiglie e promuove la buona salute e il benessere generale».

 

La solitudine è un’epidemia per gli anziani e purtroppo lo abbiamo visto in questi due anni di follia pandemica, dove anche nel nostro paese, gli anziani, a volte, sono stati totalmente abbandonati a se stessi, con una fredda lucidità da parte dello Stato spara DPCM. 

 

Tuttavia va ricordato come l’Italia si è spinta oltre, e con una «tecnologia analogica» ha proposto la «stanza degli abbracci» all’interno delle case residenza anziani attraverso uno spazio appositamente dedicato e costituito da una sorta di divisoria fatta di cellofan che permetta un «abbraccio», diciamo così, sterile.

 

Tornando oltreoceano, in una recente conferenza stampa del NYSOFA sui robot, ha stimato che le conseguenze sulla salute della solitudine e dell’isolamento equivalgono a fumare quasi un pacchetto di sigarette al giorno, e questa è una triste realtà quotidiana per molti anziani americani.

 

Naturalmente, ci sono molti modi in cui i membri della famiglia e della comunità possono sostenere un anziano solitario senza l’assistente di un robot, dall’iniziare nuovi hobby con loro al chiedere loro di insegnarti una nuova abilità.

 

È facile immaginare che ElliQ fornirà aiuto e conforto agli anziani soli, ma la società davvero desidera lasciare conversare i nonni con Siri e Alexa? Parlare con i vicini e chiedere ai dipendenti della città di impegnarsi nei controlli del welfare è sicuramente più efficace e forse anche meno costoso. Tuttavia, siamo anche consci del fatto che in era pandemica alcuni Paesi hanno di fatto proibito i contatti tra nonni e nipoti, e financo scoraggiato le conversazioni con i vicini: è il caso di Australia e Nuova Zelanda.

 

Ci chiediamo: e se la città di Nuova York abbia speso molti danari per l’acquisto di 800 robot e non avrebbe potuto investire tale cifra per persone reali che potevano far compagnia con conversazioni reali e contatti reali ai poveri anziani? 

 

Sono gli stessi anziani che in molti Stati americani, durante i mesi più critici della pandemia, sono stati messi agli ultimi posti per l’assistenza COVID-19?

 

Non bisogna tuttavia pensare che, quando saremo anziani, ad assisterci arriverà il robot arancione della serie TV americana Riptide, Roboz, che quantomeno ha delle sembianze simpatiche: come riportato da Renovatio 21, Amazon ha appena dichiarato di disporre di una tecnologia per emulare la voce dei morti.

 

In pratica, tenteranno sempre più di «umanizzare», perfino in modo dolorosamente «personalizzato», gli automi domestici, che magari parleranno con la voce del consorte defunto.

 

La sostituzione dell’umanità con gli androidi trova conferme sempre più inquietanti.

 

 

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