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Linee cellulari

Vaccini e ricerca su tessuti fetali, il viaggio nel mondo oscuro continua

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Renovatio 21 pubblica la traduzione di questo articolo su gentile permesso dell’autrice e di Catholic News Report. La prima parte del saggio è stata pubblicata da Renovatio 21 lo scorso 12 novembre.

 

 

 

Seconda parte: principi di base

«Ancora in vita nel momento in cui i ricercatori iniziano ad estrarre il tessuto».

 

È così che la biologa Pamela Acker ha descritto i neonati abortiti che hanno fornito i tessuti per le linee cellulari fetali.

 

In un’intervista del gennaio 2021 con LifesiteNews, la Acker ha parlato dei vaccini anti COVID-19 attualmente disponibili negli Stati Uniti, tutti coinvolti in un modo o nell’altro con linee cellulari fetali umane. Nel 2012 la Acker rinunciò al suo dottorato di ricerca piuttosto che lavorare con HEK 293, una linea cellulare immortalizzata derivata dai reni di una bambina abortita nel 1972.

 

Nella prima parte di questa inchiesta, ho esaminato le prove circostanziali a supporto della dichiarazione della Acker, dapprima prendendo in esame le sue fonti e in seguito facendo le mie proprie ricerche sui legami di lunga data che legano l’industria dei vaccini con l’aborto. Mi sono imbattuta in una serie di rapporti scientifici, testimonianze al Congresso, articoli di giornale e libri sulla ricerca sui tessuti fetali.

 

L’uso di bambini abortiti vivi ha fatto parte della ricerca e della produzione di vaccini per quasi un secolo

Ad ogni incursione nella tana del web-coniglio, mi aspettavo di trovare la prova che l’affermazione fosse semplicemente retorica sensazionalistica. Eppure, più leggevo, più mi convincevo che l’uso di bambini abortiti vivi ha fatto parte della ricerca e della produzione di vaccini per quasi un secolo.

 

Acker mi ha accompagnata in un viaggio nella storia dei vaccini come viene tratteggiata dalle parole dell’industria stessa. Documenti scientifici dagli anni ’30 in poi documentavano aborti su aborti al servizio della ricerca sui vaccini.

 

Il più esplicito, un articolo del 1952 del Canadian Journal of Medical Science, descriveva bambini abortiti e inviati al laboratorio con i cuori ancora pulsanti. In seguito, mi servii delle fonti della Acker come punto di partenza per la mia esplorazione personale. Mi ritrovai spesso a tornare sui miei passi man mano che acquistavo familiarità con la terminologia biomedica e cominciavo a decodificare il linguaggio dei rapporti scientifici. La mia ricerca non era affatto esaustiva, ma fu sufficiente per convincermi che le affermazioni della Acker non erano per nulla esagerate.

 

Tuttavia, in nome dell’accuratezza giornalistica, ritornai su un elemento chiave: nessun documento indica che il bambino le cui cellule hanno dato origine a HEK 293 fosse effettivamente vivo al momento in cui i suoi reni sono stati rimossi. E volevo ancora convincermi che la breve esistenza di quel bimbo fosse stata priva di dolore.

«La cosa deve essere detta senza mezzi termini: così come non si può trapiantare un organo morto in un corpo vivo, non si può creare una linea cellulare a partire da tessuto morto»

 

Ma Pamela Acker fu categorica. Nonostante il mistero che avvolge le origini della HEK 293, «la cosa deve essere detta senza mezzi termini: così come non si può trapiantare un organo morto in un corpo vivo, non si può creare una linea cellulare a partire da tessuto morto».

 

La Acker citò il defunto medico e bioetico spagnolo Dr. Gonzalo Herranz. Deceduto il 20 maggio 2021, ex membro della Pontificia Accademia per la Vita, Herranz fu membro del Comitato Internazionale di Bioetica dell’UNESCO, consigliere del Parlamento Europeo e autore di 65 articoli di patologia. Celebre autore, conferenziere internazionale e consigliere di bioetica, era stato professore emerito di Anatomia Patologica all’Università di Navarra. In altre parole, Herranz studiava le anomalie delle cellule e dei tessuti, ed era eminentemente qualificato per affrontare questo argomento.

 

«Per ottenere cellule embrionali da coltivare, si deve adottare un aborto programmato, scegliendo l’età dell’embrione e sezionandolo mentre è ancora in vita per rimuovere i tessuti da porre nei mezzi di coltura»

Citato in Vivisection or Science dello scienziato italiano Pietro Croce, Herranz affermava semplicemente: «(…) per ottenere cellule embrionali da coltivare, si deve adottare un aborto programmato, scegliendo l’età dell’embrione e sezionandolo mentre è ancora in vita per rimuovere i tessuti da porre nei mezzi di coltura». (1)

 

La dichiarazione di Herranz è forse la più autorevole a sostegno del principio secondo il quale cellule vive devono provenire da corpi vivi. Ma ve ne sono altre, in particolare quella dell’embriologo americano C. Ward Kischer, che affermava in The Media and Human Embryology (Linacre Quarterly, Vol. 64, Issue 2, May 1, 1998), riferendosi ai trapianti di organi da bambini abortiti: «La verità è che tessuti morti non servirebbero a nulla. Il trapianto deve contenere cellule vive, e l’unico modo per esserne sicuri è ottenerle da feti vivi».

 

Riguardo alla ricerca sulle cellule fetali, Kischer ha mitigato solo leggermente la radicalità della citazione precedente: «per preservare il 95% delle cellule, il tessuto vivo dovrebbe essere prelevato entro 5 minuti dall’aborto. Già dopo un’ora le cellule continuerebbero a deteriorarsi, rendendo i campioni inutilizzabili».

 

«La verità è che tessuti morti non servirebbero a nulla. Il trapianto deve contenere cellule vive, e l’unico modo per esserne sicuri è ottenerle da feti vivi»

La finestra temporale incredibilmente breve rende questa distinzione virtualmente irrilevante, considerando il tempo supplementare necessario per operare, somministrare fluidi per la conservazione dei tessuti e rimuovere gli organi.

 

Alvin Wong, il cui articolo del 2006 The Ethics of HEK 293 spinse la Acker a rinunciare alle sue ricerche di dottorato, concorda:

 

«Se di fatto l’embrione o il feto è ancora vivo mentre il tessuto viene estratto da esso, allora chi lo fa commette un atto di violenza ancora più grave direttamente su un altro essere umano vivente. Questo potrebbe accadere, dato che sembra essere un criterio scientifico che il tessuto sia ottenuto in uno stato vitale per essere adatto alla ricerca».

 

«Per preservare il 95% delle cellule, il tessuto vivo dovrebbe essere prelevato entro 5 minuti dall’aborto. Già dopo un’ora le cellule continuerebbero a deteriorarsi, rendendo i campioni inutilizzabili»

Nel corso della mia ricerca, ho discusso con il dottor Paul Byrne. Byrne è un neonatologo, ex presidente dell’Associazione Medica Cattolica, e un’autorità sulla morte cerebrale e il trapianto di organi.

 

«È vero – chiesi – che i campioni di tessuto per le linee cellulari fetali, per essere utilizzabili, devono essere prelevati da bambini vivi?»

 

«Sì» rispose Byrne.

 

«Quando la procedura viene avviata il bambino deve essere in vita per poter ottenere tessuto vivo… Dopo la morte, la distruzione delle cellule non è immediata: prendete lo scheletro, per esempio. Ma quando viene avviata la procedura di aborto e di dissezione per ottenere organi e tessuti da prelevare, il bambino è vivo».

 

Lo incalzai: «è vero che i campioni di tessuto per le linee cellulari fetali, per essere utilizzabili, devono essere prelevati da bambini vivi? Non deceduti di recente, ma vivi nel momento in cui il tessuto o gli organi vengono prelevati?»

 

«il bambino è vivo quando viene sezionato per ottenere organi e tessuti»

La sua risposta: «il bambino è vivo quando viene sezionato per ottenere organi e tessuti».

 

Quando osservai che la terminologia medica può essere molto fuorviante, Byrne rispose asciutto: «il diavolo semina confusione. Dopo tutto, è il padre della menzogna».

 

Il dottor Keith Crutcher, professore di neurochirurgia all’Università di Cincinnati, affrontò l’argomento nel 1993:

 

«È importante riconoscere che il feto, o l’organo desiderato, deve essere vivo per servire come utile donatore di tessuti. Tuttavia esiste un certo disaccordo sul termine vivo. La definizione biologica tradizionale include i concetti di metabolismo, crescita, respirazione, ecc. Certamente, prima dell’aborto, il feto soddisfa tutti questi criteri. L’idoneità del tessuto fetale per il trapianto dipende dal modo in cui viene ottenuto. Il tessuto ideale è quello ottenuto da un feto vivo intatto». (2)

 

 

Aborti programmati

La dichiarazione di Herranz evidenziava ciò che Acker chiama la natura «programmata» dell’aborto finalizzato al prelievo di tessuti.

 

In generale, l’aborto con prostaglandina, introdotto all’inizio degli anni ’70, ha sostituito l’isterectomia (nota anche come «mini-cesareo») come metodo “ideale” per la raccolta di tessuto fetale.

 

In effetti l’uso della prostaglandina per indurre il travaglio ha rivoluzionato il campo del prelievo di tessuto fetale.

 

Inizialmente vista come «la temuta complicazione», i ricercatori si sono presto resi conto che la nascita di un bambino vivo dopo un aborto con prostaglandina poteva essere in realtà molto conveniente

Inizialmente vista come «la temuta complicazione», i ricercatori si sono presto resi conto che la nascita di un bambino vivo dopo un aborto con prostaglandina poteva essere in realtà molto conveniente: «con le prostaglandine», dichiarò il genetista e pediatra Dr. Kurt Hirschhorn nel 1973,«“si può programmare l’intero aborto, in modo che [il feto] ne esca vivo, nel senso che può sopravvivere alcune ore, o un giorno intero» (National Observer, 21 aprile 1973).

 

Tipicamente, feticidi come la digossina, comunemente usati negli aborti tardivi, non sono impiegati quando il tessuto fetale deve essere utilizzato per la ricerca perché causano «anomala morfologia cellulare, scarsa vitalità cellulare e qualità variabile dell’RNA» (3), limitando il valore del tessuto ai fini della ricerca.

 

In una e-mail alla dottoressa Kristina Howard della FDA riguardante il tessuto fetale per la ricerca sui topi umanizzati, Perrin Larton della Advanced Bioscience Resources si lamenta del fatto che «questa settimana abbiamo avuto quattro casi di 21 settimane a cui era stata iniettata la digossina il mercoledì, quindi il tessuto è inutilizzabile». (4)

 

La Acker è stata criticata per aver dichiarato senza mezzi termini che gli aborti per l’approvvigionamento di tessuto fetale avvengono tramite taglio cesareo. Il punto rimane: ciò che lei ha descritto è una procedura standard, descritta ripetutamente nei rapporti scientifici. L’isterectomia, l’aborto indotto o il D&X (Dilatazione ed Estrazione) (5), che è anche indicato da eufemismi come «dilatazione» e «visualizzazione ecografica in tempo reale», hanno tutti in comune lo stesso obiettivo: consegnare un feto intatto con organi freschi.

 

Si potrebbe sostenere che in un aborto D&X gli organi non vengono rimossi mentre il bambino è vivo. Vero: il D&X, conosciuto anche come aborto a nascita parziale, rasenta l’infanticidio uccidendo il bambino mentre è ancora parzialmente nel canale uterino.

 

Tuttavia, come per altri aborti per il recupero di organi vitali, l’aborto D&X è parte integrante del processo di recupero dei tessuti, tanto che si può dire che il feto viene ucciso dal processo stesso di raccolta.

 

Questo si applicherebbe anche al metodo più comunemente usato per l’aborto del secondo trimestre (6), la D&E (Dilatazione ed Evacuazione), conosciuta anche come aborto per smembramento.

 

Sebbene sia considerato – per ovvie ragioni – meno ideale per il recupero di organi, è comunque usato. La ragione è semplice: è molto raro che un abortista «induca la morte del feto» prima di eseguire un D&E. E nelle parole del fornitore di tessuto fetale James Bardsley, «abbiamo bisogno di tessuto abbastanza fresco. Dobbiamo processare il tessuto entro pochi minuti dal momento della morte». (7)

 

Secondo le conclusioni legislative di una legge redatta dal Bioethics Defense Fund (BDF):

 

«Il prelievo di organi, tessuti e cellule da bambini non nati la cui morte è direttamente causata dall’aborto indotto viola la regola del donatore deceduto… perché (a) i bambini non ancora nati sono vivi quando le decisioni sul riposizionamento del feto e sul punto di schiacciamento vengono prese da chi pratica l’aborto con l’obiettivo di ottenere cuore, polmoni, fegato, cervello e altri tessuti e organi fetali intatti; e (b) il riposizionamento del feto e lo schiacciamento sopra e sotto il torace per ottenere organi, tessuti e cellule fetali intatti è esso stesso la causa della morte dell’essere umano dal quale gli organi vengono poi raccolti». (8)

 

La vicepresidente della BDF, Dorinda Bordlee, mi esortò a effettuare ricerche più approfondite sull’aborto per smembramento, come esempio particolarmente brutale di aborto programmato per la raccolta di tessuto fetale.

 

«Il feto, in molti casi, muore esattamente come un adulto o un bambino: dissanguato a morte mentre viene smembrato… arto per arto». Il giudice della Corte Suprema Anthony Kennedy aggiungeva che talvolta è ancora possibile rilevare per ultrasuoni un battito cardiaco nel feto «allorché ampie parti ne sono state rimosse»

Nel farlo, sono rimasta sconcertata nel leggere la cruenta descrizione del giudice della Corte Suprema Anthony Kennedy: «il feto, in molti casi, muore esattamente come un adulto o un bambino: dissanguato a morte mentre viene smembrato… arto per arto». Kennedy aggiungeva che talvolta è ancora possibile rilevare per ultrasuoni un battito cardiaco nel feto «allorché ampie parti ne sono state rimosse». (9)

 

Per spiegarlo in raccapricciante dettaglio: gli organi fetali destinati alla ricerca (cioè il trapianto in topi umanizzati, o la coltura per la creazione di linee cellulari) possono anche essere ottenuti da feti vivi che vengono abortiti tramite D&E (aborto con smembramento). Il processo abortivo è organizzato in modo da non danneggiare gli organi desiderati.

 

È da qui che provengono le linee cellulari fetali. Non dobbiamo lasciare che la nostra repulsione stenda un velo mentale sui certi atroci dettagli, a scapito della nostra comprensione.

 

 

Paralleli con il dono di organi

Per tornare al principio secondo il quale cellule vive devono provenire da organismi vivi, uno sguardo al trapianto di organi aiuterà a capire.

 

I tessuti e gli organi per la ricerca sono soggetti agli stessi fattori che influiscono sugli organi per i trapianti: vale a dire la salute del donatore, la vitalità degli organi e il tempo di transito dal donatore al laboratorio o al ricevente. (10)

 

Le questioni in gioco nel trapianto di organi vitali sono così complesse che gli organi vitali sono generalmente recuperati da donatori cerebralmente morti il cui cuore batte ancora.

 

Consideriamo ora la donazione di organi da donatori che soddisfano la definizione tradizionale di morte: i cosiddetti donatori DCD (Donor after Cardiac Death, o Donatore dopo Arresto Cardiaco). La letteratura medica pullula di discussioni sulla donazione di organi da donatori DCD: non è una questione semplice, né dal punto di vista medico né da quello etico.

 

In effetti, nulla è semplice nel prelievo di organi per la ricerca o il trapianto. La finestra in cui recuperare organi vitali da donatori DCD dopo il ritiro dal supporto vitale è estremamente stretta; la procedura richiede una grande quantità di preparazione e una tempistica precisa, troppo complessa da dettagliare qui. In breve, il paziente è preparato per l’intervento chirurgico quando il supporto vitale viene ritirato, e il team operativo è pronto, gli occhi sull’orologio, a rimuovere gli organi vitali entro pochi minuti dalla morte cardiaca.

 

A causa della controversia che circonda l’HEK 293, creata a partire da cellule epatiche, diamo un’occhiata in particolare al dono di reni. Tra gli organi vitali, il rene ha una finestra di viabilità pre-ricerca o trapianto più ampia.

 

Tuttavia, dire che un rene può sopravvivere per un lungo periodo di tempo al di fuori dal corpo non significa dire che può rimanere in un cadavere privo di battito cardiaco per un lungo periodo di tempo ed essere ancora utilizzabile per il trapianto. Al contrario, il rene deve essere prelevato entro pochi minuti dalla morte cardiaca, e devono essere prese particolari precauzioni per conservarlo. Senza alcun intervento, comincia a subire un danno ischemico causato dall’ipossia (danno dovuto alla mancanza di ossigeno) anche prima che il cuore smetta di battere completamente. (11)

 

Anche i tessuti di organi non vitali, come le retine fetali (in un feto di 18 settimane) usate per la linea cellulare PER.C6, devono essere raccolti a meno di un’ora dalla morte se si vuole che sopravvivano in coltura. Si ritorna al principio enunciato dal Dr. Paul Byrne:

 

«Dopo la morte di un individuo, inizia una costante distruzione, disintegrazione, corruzione dei suoi resti mortali. Non può essere fermata. Gli organi, i tessuti e le cellule si disintegrano a ritmi diversi… Quando un organo, un tessuto o delle cellule sono utilizzati per il trapianto o la coltura o la replicazione di tessuti, c’è sempre la necessità di fornire dell’ossigeno per mantenerli in vita dall’inizio della procedura fino al momento del prelievo del tessuto dell’organo o delle cellule…» (12)

 

Per i nostri scopi, dobbiamo supporre che il neonato consegnato vivo dopo l’aborto sia equivalente al donatore DCD.

 

Tuttavia, è ingenuo pensare che lo stesso standard di cura si applichi alla piccola non-persona umana, all’aborto. Dobbiamo quindi ammettere un probabile scenario in cui gli organi sono rapidamente estratti da un bambino ancora in vita.

 

 

Ipotermia e «oculato raffreddamento»

Durante la mia ricerca, a volte mi sono trovata a ripercorrere i passi di altri. Un certo numero di ricercatori pro-vita hanno accuratamente documentato l’uso di feti vivi pre-viabili nella ricerca. Anche se ero tentata di fare affidamento solo sulle loro ricerche, quando possibile cercai le fonti originali.

 

Questo approccio portò i suoi frutti quando tentai di rintracciare l’origine di un’affermazione citata spesso dell’immunologo e bio-etico australiano Peter McCullagh. Il libro di McCullagh del 1987 The Foetus as Transplant Donor («Il feto come donatore di organi», ndr) è fuori stampa e quasi impossibile da trovare. Ormai disperavo di trovarlo quando un amico ne dissotterrò una copia per me.

 

Ironia della sorte, non ho mai trovato la citazione in questione. Tuttavia, il libro di McCullagh, documentato in modo impeccabile, confermò molte delle mie conclusioni, a partire dai parallelismi tra il trapianto di organi e la ricerca sui vaccini.

 

McCullagh trova sospetto che i rapporti scientifici non descrivano in dettaglio cosa succede al feto nato vivo nei minuti che intercorrono «tra l’espulsione e la sperimentazione», quando “«a sopravvivenza del feto dopo l’isterectomia… potrebbe ragionevolmente essere dell’ordine di ore piuttosto che di secondi».

Vi si narra la storia dell’uso del tessuto fetale nella ricerca sui vaccini, è descritto l’uso dell’aborto per prostaglandina e dell’isterectomia per ottenere tessuto fresco per la coltura cellulare, ed è documentato l’uso di neonati vivi e pre-viabili nella ricerca. McCullagh trova sospetto che i rapporti scientifici non descrivano in dettaglio cosa succede al feto nato vivo nei minuti che intercorrono «tra l’espulsione e la sperimentazione», quando “«a sopravvivenza del feto dopo l’isterectomia… potrebbe ragionevolmente essere dell’ordine di ore piuttosto che di secondi». (13)

 

Ma McCullagh fa un ulteriore passo avanti. I bambini prematuri, dice, presentano una straordinaria tolleranza all’ipotermia. Inoltre, «i segnali vitali del feto ex utero sono molto più sensibili alle influenze esterne rispetto ai segnali vitali negli adulti della stessa specie».

 

E prosegue:

 

«Qualsiasi raffreddamento del feto… tenderà a ridurre il deterioramento dei tessuti fetali. Inoltre… diminuirà la rilevabilità di eventuali segni vitali che erano in evidenza al momento del parto. Potrebbe non essere irragionevole suggerire che, in alcune circostanze, un oculato raffreddamento di un potenziale donatore (forse come risultato di una “negligenza benigna”) potrebbe convenientemente soddisfare un doppio intento». (14)

 

In altre parole, il raffreddamento (anche quello che potrebbe avvenire in sala parto) sopprime i segni vitali del neonato, e tuttavia, per lo stesso motivo, ne prolunga la vita.

 

McCullagh cita uno studio del 1961 in cui 23 neonati abortiti prematuri sono stati studiati a varie temperature. A temperatura corporea normale (37 gradi Celsius) i neonati sono sopravvissuti per circa 3 ore. Tuttavia, riducendo la temperatura corporea a 4 gradi Celsius «il tempo di sopravvivenza aumentava di altre 1-2 ore». (15)

 

Mentre leggevo tutto questo, mi tornò in mente la dichiarazione della Acker, «il bambino non era morto quando lo misero nel frigorifero». Potevo ancora sentire il tono leggermente esasperato della sua voce. Mi aveva appena letto un articolo del 1952 sulla coltivazione del virus della polio, che descriveva feti di 12-18 settimane di gestazione, abortiti e poi conservati per una successiva dissezione.

 

Ora capivo perché era così sicura:

 

«Quando possibile, l’embrione veniva rimosso dal sacco amniotico in condizioni sterili, trasferito su un telo sterile e tenuto a 5° C fino alla dissezione; di solito la dissezione veniva effettuata da 1 a 3 ore dopo l’isterectomia, ma in un’occasione il virus è stato propagato con successo nei tessuti di un embrione che era stato conservato complessivamente  per 24 ore a 5° C». (16)

 

La difficoltà di determinare la morte in un neonato prematuro abbinata alla tentazione di prolungare la sua vita a scopo di ricerca, come suggerito nella citazione di cui sopra, costituisce l’argomento più convincente di McCullagh contro la raccolta di tessuto fetale.

 

È molto probabile che l’estrazione del tessuto fetale avvenga il più delle volte mentre il bambino sopravvissuto all’aborto è ancora in vita. Questa conclusione è basata sull’evidenza di ciò che è stato praticato in passato, come documentato in articoli scientifici, e sulle condizioni necessarie per il buon esito della coltura cellulare o della donazione di organi.

 

Aggiungete a questo l’eccezionale tolleranza di un neonato prematuro alla temperatura ambiente, e si ha una situazione complessa che non può, in buona coscienza, essere ignorata.

 

 

Il mito dell’immortalità

La mia conversazione con la Acker e la successiva ricerca avevano modificato in profondità molte delle mie supposizioni. Tuttavia, dato che alcune linee di cellule fetali, incluse le HEK 293, sono immortalizzate, possiamo supporre che il loro uso non aumenterà la domanda di nuovi tessuti?

 

Potrebbe effettivamente diminuirla?

 

Se riusciamo a fare astrazione delle circostanze che accompagnano la creazione di una linea cellulare, sarebbe consolante poter pensare che tale deplorevole evento non si ripeterà.

 

È importante notare che molti vaccini sono derivati da linee cellulari fetali umane che non sono immortali. I vaccini comuni per polio, ROR, varicella e altri sono derivati da WI-38 e MRC-5, nessuno dei quali è immortale, anche se è vero che possono produrre un numero quasi illimitato di cellule da una singola fonte.

 

Per quanto riguarda le cosiddette linee cellulari immortalizzate, Acker dice che il termine «immortale» è fuorviante:

 

«Anche se queste cellule sono dette “immortalizzate”, una tale linea cellulare non è immortale, anche se ha una durata di vita indefinita: una durata di vita più lunga delle colture cellulari primarie. Se prendi delle cellule direttamente da me e non le immortalizzi, queste sopravviveranno in una piastra di Petri per un breve periodo di tempo. Se le immortalizzi, vivranno per un gran numero di colture cellulari, ma non vivranno per sempre. Alla fine moriranno e non sarete più in grado di sottocoltivarle. E a quel punto avrete bisogno di un’altra linea cellulare».

 

Per quanto riguarda la HEK 293, usata nella produzione di vaccini e una miriade di altri prodotti, Acker dice «è stata un’immortalizzazione particolarmente riuscita. Alcune [linee cellulari] hanno una durata di vita più lunga di altre, proprio come alcuni esseri umani hanno una durata di vita più lunga di altri…. Si dà il caso che questa sia stata una linea di grande successo».

 

Anche se molti prendono alla lettera il concetto di «immortalità» della linea cellulare, gli scienziati riconoscono che il termine non deve essere inteso in senso letterale.

 

Il biologo cellulare e pioniere dei vaccini Leonard Hayflick (responsabile del ceppo di cellule fetali umane WI-38), ammise che «le cosiddette linee cellulari “immortali”, come HeLa, che sono state coltivate continuamente per decenni, ma mai studiate come colture isolate, non possono essere considerate immortali» (17), e aggiunse che «più recentemente è stata formulata una presunzione di immortalità per le cellule staminali embrionali, ma la prova che queste cellule possono essere riprodotte continuamente per anni, con mantenimento delle proprietà normali, anche in assenza di ricombinazione genetica, deve ancora essere dimostrata».

 

Ed entrambi i tipi di linee cellulari, dice la Acker, possono «accumulare mutazioni dopo essersi replicate in vitro nel tempo».

 

Quindi c’è una continua richiesta di linee cellulari fetali umane, sia a termine che immortalizzate. «Finché continueremo a usare cellule fetali abortite nei vaccini – prevede Acker – ciò contribuirà a creare una domanda di ulteriori linee di cellule fetali abortite. Le persone che affermano che non sarà così, fanno prova di ingenuità sul tipo di scienza in questione».

 

A riprova di quanto sopra, la Acker attirò la mia attenzione su una nuova linea cellulare fetale umana. Walvax-2, creata in Cina a causa dell’età e della diminuzione della fornitura della linea cellulare MRC-5, ha comportato nove aborti. Alla fine, una bambina di tre mesi di gestazione ha fornito le cellule. Il travaglio è stato indotto per fornire un feto intatto. La letteratura sulla ricerca nota che è stata usata l’induzione del travaglio e i «tessuti dei feti appena abortiti sono stati immediatamente inviati al laboratorio per la preparazione delle cellule». (18)

 

L’industria dell’aborto e i suoi alleati sono fiduciosi: prevedono nei prossimi anni una crescita costante della domanda di tessuto fetale.

 

«Gli scienziati sono sicuri che il tessuto fetale è la chiave per una medicina maggiormente preventiva, per nuovi vaccini e per la messa a punto di trattamenti per le patologie  più devastanti del giorno d’oggi; la ricerca continua, e il suo corso è influenzato dalle minacce sanitarie globali»

«Gli scienziati sono sicuri che il tessuto fetale è la chiave per una medicina maggiormente preventiva, per nuovi vaccini e per la messa a punto di trattamenti per le patologie  più devastanti del giorno d’oggi; la ricerca continua, e il suo corso è influenzato dalle minacce sanitarie globali».

 

Alla luce della pandemia dei nostri giorni, questa dichiarazione suona come una profezia. È tratta dal rapporto amici curiae del 2016 nella causa della National Abortion Federation contro il Center for Medical Progress di David Daleiden. (19)

 

 

Reinventare la ruota e alternative etiche

Da decenni i cattolici sono alle prese con la questione dei vaccini derivati da linee di cellule fetali umane. Eppure le alternative etiche sono ancora pateticamente scarse.

 

La Acker ne attribuisce la causa in parte al fatto che in questo campo ad un approccio basato su tentativi ed errori.

 

Da decenni i cattolici sono alle prese con la questione dei vaccini derivati da linee di cellule fetali umane. Eppure le alternative etiche sono ancora pateticamente scarse

«Quando si fa ricerca sui vaccini, non c’è una formula standard per crearne uno nuovo. Non è come se stessi stabilendo, per dire, i principi fondamentali della ricerca medica. Stai solo provando qualcosa per vedere se funziona. Se qualcosa funziona in una linea di cellule di feti abortiti, allora è meglio usare una linea di cellule di feti abortiti, perché ha già funzionato. Usare linee cellulari di origine etica spesso significa reinventare la ruota. Dal punto di vista di un ricercatore ateo, ciò non ha alcun senso».

 

Tuttavia, la Acker sente che c’è anche un’altra ragione. Anni fa, in quanto ricercatrice posta di fronte ad un dilemma etico, i documenti della Chiesa – in particolare l’enciclica Dignitas Personae del 2008 – le hanno fornito una guida sicura. «In Dignitas Personae la Chiesa è stata molto chiara: i ricercatori non possono usare queste cellule. Non è complicato. È tutto lì».

 

La biologa ritiene che le recenti dichiarazioni del Vaticano siano meno utili:

 

«Questo è uno dei problemi principali di alcune delle recenti dichiarazioni sui vaccini da parte del Vaticano: non si rivolgono alle persone che possono effettivamente fare la differenza; cercando solo di dare indicazioni al cattolico medio. È una soluzione di ripiego, perché quando il cattolico medio accetta tranquillamente l’uso di questi vaccini, anche se poi manifesta qualche tipo di protesta verbale o scritta, in realtà le sue azioni parlano molto più forte delle sue parole».

 

 

Un’opportunità unica

D’altra parte, Acker vede la situazione attuale come un’opportunità unica.

 

Solo pochi anni fa, l’uso di cellule fetali abortite nella produzione di vaccini era a malapena riconosciuto. Oggi, sta finalmente ottenendo attenzione.

 

«Il vaccino COVID ha fatto saltare il coperchio dell’industria delle cellule fetali abortite. Ora molte persone che non hanno mai sentito che ci sono cellule fetali abortite nei vaccini, ne sono consapevoli».

 

Dice:

 

Fino a poco tempo fa, le voci pro-vita che sostenevano che i vaccini sono derivati da linee cellulari fetali erano liquidate come folli allarmismi

«Questo è probabilmente il vaccino che ha ottenuto la maggiore attenzione in termini di processo di produzione, perché, per così dire, viene creato sotto i nostri occhi. Tutti aspettavano con il fiato sospeso il vaccino che avrebbe messo fine ai lockdown e alla pandemia. Prima, si entrava nello studio del medico per ottenere un vaccino… e non si pensava veramente alla sua provenienza. [Con lo sviluppo dei vaccini COVID-19] ci sono stati aggiornamenti in tempo reale in termini di test di sicurezza ed efficacia: è tutto molto più trasparente. Penso che questo sia davvero utile. Sta rendendo le persone consapevoli che la ricerca sui vaccini è un’area che presenta una quantità di problemi».

 

La Acker inoltre riconosce il ruolo degli sforzi di organizzazioni come Children of God for Life, che fin dal 1999 ha lanciato l’allarme sulla produzione di vaccini.

 

Negli ultimi mesi ci siamo abituati a leggere di linee cellulari fetali, sia nella stampa religiosa che in quella secolare. Eppure, fino a poco tempo fa, le voci pro-vita che sostenevano che i vaccini sono derivati da linee cellulari fetali erano liquidate come folli allarmismi. Non sorprende che anche le denunce di coloro che sospettano che la storia sia ancora più oscura siano state liquidate con un’alzata di spalle.

 

Anche se molti prodotti oltre ai vaccini si basano su linee di cellule fetali, la situazione di oggi è unica in quanto un prodotto viene sollecitato sull’intera popolazione.

 

In un’industria che di solito ha pochi concorrenti, decine di vaccini COVID-19 sono attualmente in produzione, altri sono in sviluppo e vaccini di richiamo sono all’orizzonte.

 

Abbiamo l’opportunità di effettuare un cambiamento. Ma se i pronunciamenti morali sono progettati per calmare le coscienze piuttosto che suscitare un’indignazione morale ben informata, non si può dar torto all’industria dei vaccini per il fatto di ignorarli

In definitiva, l’industria dei vaccini, come ogni altra industria, è fatta per fare soldi. Se il consumatore fa pressione, i produttori di vaccini ascolteranno. Abbiamo l’opportunità di effettuare un cambiamento. Ma se i pronunciamenti morali sono progettati per calmare le coscienze piuttosto che suscitare un’indignazione morale ben informata, non si può dar torto all’industria dei vaccini per il fatto di ignorarli.

 

 

Il demone meridiano

Guardare in faccia gli aspetti più orribili della ricerca sui feti ci aiuta a svegliarci sia intellettualmente che emotivamente.

 

Ciò che motiva la Acker è che «la gente è totalmente desensibilizzata all’orrore intrinseco dell’aborto».

 

Abbiamo bisogno di riconoscere onestamente lo spregiudicato rapporto di lunga data che lega l’industria dei vaccini con l’aborto, la sua continua dipendenza dal tessuto fetale abortito, e ai metodi barbari comunemente usati per procurarsi quel tessuto. Dobbiamo continuare a fare domande.

«La gente è totalmente desensibilizzata all’orrore intrinseco dell’aborto»

 

Qualche settimana fa, il nostro parroco ha fatto un sermone sull’accidia, o indifferenza, talvolta chiamata il «demone meridiano». Per cullarci nella sonnolenza del mezzogiorno, ha detto, il diavolo a volte ci abbandona a noi stessi. Si aggira dietro le quinte, lasciandoci derivare indolenti in un tranquillo oblio. Perché quando le brave persone si trovano faccia a faccia con il vero volto del male, questo le scuote dalla loro indifferenza. E questa è l’ultima cosa che il diavolo vuole.

 

Ecco perché, per il diavolo, è importante che ci distacchiamo emotivamente, un’espressione accuratamente scelta dopo l’altra. Linee storiche di cellule fetali. Due aborti volontari. Migliaia di generazioni di distanza. Vecchie linee cellulari. Linee cellulari fetali, non tessuto fetale. Abortito volontariamente. Connessione remota e indiretta. Legame distante.

 

Se ci fermassimo a riflettere, riconoscessimo e affrontassimo apertamente la realtà del grave male al prezzo del quale così spesso sono stati acquistati i nostri vaccini, tutto potrebbe cambiare.

 

Abbiamo bisogno di riconoscere onestamente lo spregiudicato rapporto di lunga data che lega l’industria dei vaccini con l’aborto, la sua continua dipendenza dal tessuto fetale abortito, e ai metodi barbari comunemente usati per procurarsi quel tessuto.

Posso capire che non si voglia schiacciare sotto un senso di colpa coloro che sono a grave rischio di coronavirus. Ma quelli che possono far sentire la loro voce, vale a dire vescovi, bioeticisti, teologi morali, dovrebbero porre domande e sventolare una grossa  bandiera con su scritto «pericolo!» quando si tratta della partnership vaccino/aborto.

 

Dovremmo essere infuriati, e imbarazzati, che l’establishment scientifico abbia condotto ricerche spesso inaudite, proprio sotto il nostro naso, per quasi un secolo.

 

E dovremmo avere paura, molta paura, di ritrovarci in compagnia di coloro che, per riprendere le parole di padre Richard John Neuhaus, «guidano professionalmente l’Impensabile nel suo passaggio attraverso il Discutibile sulla strada per diventare il Giustificabile, fino a quando si sia finalmente definitivamente insediato come Ineccepibile».

 

 

Monica Seeley

 

 

Traduzione di Roberto Bonato

 

 

NOTE

1)  Pietro Croce, Vivisection or Science, pp. 99-108, Zed books, 2000.

2) Crutcher, Keith A., «Fetal Tissue Research: The Cutting Edge?», Linacre Quarterly, Vol. 60: n. 2, articolo 4.

3) Noah Gimbel, «Fetal Tissue Research and Abortion: Conscription, Commodification, and the Future of Choice», Harvard Journal of Law and Gender, Vol. 40, inverno 2012.

4) Edie Heipel, «Federal Government Caught Buying ‘Fresh’ Flesh Of Aborted Babies Who Could Have Survived As Preemies», The Federalist, aprile 15, 2021.

5) Legge sul divieto di aborto parziale del 2002: udienza davanti alla sottocommissione sulla costituzione della commissione sulla magistratura, Camera dei rappresentanti, 107° Congresso, seconda sessione, su HR 4965, 9 luglio 2002.

6)  https://www.prochoiceamerica.org/state-law/louisiana/

7) Gina Kolata, «Miracle or Menace?», Redbook, Sept. 1990.

8) Dorinda Bordlee, «Post-Abortion Organ Harvesting Ban: BDF Model Bill Enacted» (23 giugno 23 2016)

9) Giudice della Corte Suprema Anthony Kennedy, opinione dissenziente in Stenberg v. Carhart , giugno 2000.

10) McCarthy, Janine, Edward LeCluyse, Sharon Presnell, Gina Dunne Smith, Timothy L. Pruett, Ann Lam, Elizabeth Baker, Thomas Buersmeyer, and Kristie Sullivan, «Increasing the Availability of Quality Human Tissue for Research», ALTEX – Alternatives to Animal Experimentation Vol. 37, n.4, 2020

11) Luciano De Carlis, Riccardo De Carlis, Paolo Muiesan, «Past, Present and Future of Donation after Circulatory Death in Italy», 12 marzo 2019.

12) Peng-Yi Zhou, Guang-Hua Peng, Haiwei Xu, Zheng Qin Yin, «c-Kit+ cells isolated from human fetal retinas represent a new population of retinal progenitor cells», Journal of Cell Science, 2015.

13) Peter J. McCullagh, The Foetus as Transplant Donor: Scientific, Social and Ethical Perspectives. John Wiley and Sons, 1987

14) Ibid., p. 115

15) S. Kullander and B. Sunden, «On the survival and metabolism of normal and hypothermic pre-viable human foetuses», Journal of Endocrinology, Vol. 23, prima edizione, settembre 1961.

16)  Thomas H. Weller, John F. Enders, Frederick C. Robbins and Marguerite B. Stoddard; «Studies on the Cultivation of Poliomyelitis Viruses in Tissue Culture: I. The Propagation of Poliomyelitis Viruses in Suspended Cell Cultures of Various Human Tissue»; Journal of Immunology, 1952.

17) Leonard Hayflick, «The Illusion of Cell Immortality», British Journal of Cancer, novembre 2000.

18) Bo Ma, et al., «Characteristics and Viral Propagation Properties of a New Human Diploid Cell Line, Walvax-2, and its suitability as a candidate cell substrate for vaccine production», College of Life Sciences, Wuhan University, 2015.

19) Memoria Amici curiae a sostegno della causa della National Abortion Federation contro David Daleiden, Center for Medical Progress, Biomax Procurement Services, LLC e Troy Newman e Center for Medical Progress, 7 giugno 2016.

 

Linee cellulari

Corbevax, Covaxin e Novavax usano linee cellulari di feto abortito?

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Renovatio 21 traduce questo articolo su gentile concessione del sito di Children of God for Life. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

Questi candidati al vaccino sono stati sui giornali di recente e abbiamo ricevuto una serie di richieste in merito alla loro etica e alla potenziale disponibilità. Affrontiamo queste domande.

 

 

Corbevax

Corbevax ha fatto notizia alla fine di dicembre dello scorso anno, dopo la sua approvazione per l’uso in India.

 

Questo candidato al vaccino è stato sviluppato da un gruppo di ricercatori del Texas Children’s Hospital e del Baylor College of Medicine, applicando tecnologie più tradizionali a base di proteine ​​e ponendo l’accento sulla produzione e lo stoccaggio semplici ed economici.

 

In particolare, questo vaccino è l’equivalente medicinale di «open source», consentendo a qualsiasi produttore di produrre il vaccino senza alcun brevetto o limitazione di licenza. Leggi il comunicato stampa del Texas Children’s Hospital qui

.

Le prime indicazioni erano che Corbevax fosse ricercato, sviluppato e testato eticamente, senza alcun collegamento con l’aborto. Il team di ricerca non ha utilizzato direttamente linee cellulari fetali abortite nei processi di sviluppo e test; tuttavia, un’approfondita revisione della letteratura ha rivelato l’uso di due prodotti biologici che sono prodotti in linee cellulari fetali abortite.

 

La proteina ACE-2 umana di LakePharma (riferimento n. 46672) è stata utilizzata in un test funzionale in vitro , descritto nella Sezione 2.8, Materiali e metodi, in questa pubblicazione ScienceDirect. Questo prodotto biologico è fatto in linee cellulari HEK-293 o in linee cellulari CHO (ovaio di criceto cinese).

 

Nella sezione 2.3, Materiali e metodi, il documento descrive anche la valutazione di tre diversi domini di legame del recettore (RBD) e la loro interazione con il recettore ACE-2. In questa valutazione è stato utilizzato un anticorpo monoclonale di SinoBiological. Questo anticorpo è espresso nelle linee cellulari HEK-293.

 

È giunto il momento di applicare il «se non» i test in quanto si riferisce all’etica di Corbevax.

 

La prima procedura menzionata era essenziale per lo sviluppo di questo vaccino. Lo scopo di un test funzionale è determinare se il materiale funziona o meno, in modo simile a garantire che una riga di codice del computer esegua l’operazione desiderata.

 

La seconda procedura è meno chiara in termini di necessità, in quanto diversi vaccini, compresi i due che sono autorizzati e approvati per l’uso negli Stati Uniti, sono stati sviluppati senza utilizzare tale procedura, ma resta il fatto che il gruppo di ricerca ha progettato ed eseguito il procedura come parte dello sviluppo del vaccino.

 

Si noti che le caratteristiche dei materiali utilizzati in questi test sono ben comprese dalle persone che li utilizzano e l’importanza di queste caratteristiche è sottolineata dalle informazioni di supporto messe a disposizione dai fornitori, «Se non» trova una risposta definitiva da queste procedure descritte in letteratura e viene stabilito un grado di compromesso etico.

 

Il vaccino non sarebbe qui «se non» per la dipendenza dall’aborto.

 

 

Novavax

Novavax si ritrova al centro di alcune polemiche.

 

Un articolo pubblicato su Science nell’ottobre del 2020 descrive chiaramente una valutazione della glicosilazione, confrontando le proteine ​​spike prodotte nelle linee cellulari di insetti Sf9 e quelle prodotte nelle linee cellulari fetali abortite, ovvero le cellule HEK-293F.

 

I metodi impiegati fanno riferimento a questa pubblicazione del National Center for Biotechnology Information che descrive in dettaglio il processo di valutazione della glicosilazione, sebbene l’applicazione specifica non fosse il vaccino Novavax SARS-CoV-2.

 

L’uso di linee cellulari fetali abortite è chiaro e non ambiguo in questa pubblicazione.

 

Novavax, tuttavia, ha affermato che la loro valutazione della glicosilazione non ha fatto uso di linee cellulari fetali abortite, né in alcun altro modo nello sviluppo e/o nella sperimentazione del loro candidato al vaccino. La confusione abbonda.

 

La letteratura descrive chiaramente una valutazione eseguita dal team di sviluppo Novavax e la descrizione si riferisce alle linee cellulari HEK-293. I metodi specifici impiegati sono citati in una pubblicazione citata e l’uso di linee cellulari fetali abortite è descritto in dettaglio in questo documento.

 

Diventa ancora meglio. Abbiamo riscontrato argomentazioni provenienti da diverse fonti, ciascuna delle quali affermava che il documento pubblicato su Science rifletteva il prodotto del lavoro di una terza parte indipendente, lo Scripps Research Institute, con sede a La Jolla, in California, senza affiliazione o coinvolgimento con Novavax.

 

Questo punto di contesa viene facilmente messo a tacere. Sei degli autori del documento sono impiegati da Novavax e Novavax è stato elencato tra le organizzazioni di finanziamento della ricerca, insieme al NIAID e alla Bill and Melinda Gates Foundation. Quindi, Novavax ha fornito finanziamenti e i loro cuochi erano in cucina. Fatto.

 

Ecco a che punto siamo con Novavax: ciò che è stato pubblicato sembra chiaro, in quanto le linee cellulari fetali abortite sono state utilizzate per valutare la glicosilazione delle proteine ​​​​spike prodotte da Sf9 rispetto alle proteine ​​​​prodotte in HEK-293.

 

Novavax dice il contrario. Spetta a loro portare chiarezza cristallina su questo, e fino a quando ciò non sarà fatto, ci rimetteremo a ciò che è stato pubblicato su riviste sottoposte a revisione paritaria. Dopotutto, questo è ciò che gli scienziati hanno scritto.

 

 

Covaxin

Ora, per Covaxin. Abbiamo esaminato Covaxin molto da vicino e non abbiamo trovato alcuna associazione diretta o indiretta con l’aborto.

 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha concesso l’autorizzazione di emergenza a questo vaccino il 3 novembre 2021.

 

Ora è disponibile in 17 paesi, incluso il Messico. Covaxin ha presentato una domanda investigativa per nuovi farmaci per la piena approvazione (non EUA) nell’ottobre del 2021 e tale domanda è pendente dinanzi alla FDA.

 

Quando possiamo aspettarci l’approvazione? Forse possiamo dedurre una risposta da quanto segue:

 

  • La FDA ha respinto la domanda originale di Bharat BioTech per l’autorizzazione all’uso di emergenza nel giugno del 2021 indicando, in parte, che sarebbero necessari dati di studi clinici più solidi. La FDA ha suggerito una domanda di approvazione completa in un secondo momento.

 

  • Il dottor Anthony Fauci ha detto quanto segue durante un’intervista al programma Morning in America ​​di NewsNation, quando gli è stato chiesto dell’INDA di Covaxin: «Abbiamo abbastanza vaccini, i migliori vaccini disponibili, negli Stati Uniti». . . «Sono perplesso da questa domanda. Abbiamo più vaccini di quelli di cui abbiamo bisogno in questo momento. Abbiamo solo bisogno che le persone vengano vaccinate con i vaccini che abbiamo. I vaccini mRNA sono vaccini desiderati da tutti gli altri nel mondo. Quindi, abbiamo ciò di cui abbiamo bisogno; dobbiamo usarlo». Il dottor Fauci ha chiuso l’intervista con questo: «Non abbiamo bisogno di un altro vaccino».

 

  • Bharat BioTech ha presentato una domanda investigativa per nuovi farmaci (non una domanda per l’uso di emergenza) per Covaxin il 27 ottobre 2021. Il 26 novembre 2021 la FDA ha emesso una sospensione clinica, citando carenze nei dati presentati a sostegno della domanda.

 

  • La sospensione clinica della FDA è stata revocata il 18 febbraio 2022. Ciò significa che il processo di revisione può riprendere.

 

  • Ci sono due vaccini approvati in questo momento: Comirnaty di Pfizer e Spikevax di Moderna. L’autorizzazione di emergenza non è più possibile dal punto di vista legale.

 

Se dovessi valutare, direi che l’applicazione di Covaxin languirà per un bel po’ di tempo. Ora che le nuove infezioni sono diminuite in modo significativo e i cicli di notizie si stanno notevolmente allontanando da COVID-19 tutto il giorno/ogni giorno, non mi piacciono le possibilità di Covaxin se considero la politica di tutto questo.

 

Ne abbiamo discusso con altre organizzazioni e questa sembra essere la conclusione prevalente. Vedi il secondo punto elenco sopra. Ciò potrebbe essere più significativo dell’osservazione legale fatta nell’ultimo punto elenco.

 

 

Jose Trasancos

CEO Children of God for Life

 

 

 

Renovatio 21 pubblica questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

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Linee cellulari

Le più comuni linee cellulari da aborto

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Renovatio 21 traduce e pubblica la lista delle più comuni linee cellulari da feto abortito per gentile concessione di  Children of God for Life.

 

 

LINEA CELLULARE ANNO ETÀ SESSO TIPOLOGIA CELLULARE STORIA E USI
WI-38 1962 12 settimane maschio polmone di feto Esemplare n. 38, 32° aborto, in Svezia. Spedito a Leonard Hayflick, Istituto Wistar, Filadelfia. Utilizzato per la coltura di RA273 per i vaccini contro la rosolia e MMR e studiare la vita delle linee cellulari in vitro.(1), (2)
WI-44 circa 1963 12 settimane femmina polmone di feto Campione n. 44, 38° aborto, in Svezia. Spedito a Leonard Hayflick, Istituto Wistar, Filadelfia. Usato insieme a WI-26 e 38 per studiare la vita delle linee cellule in vitro. (3)
RA273 1964 6 settimane sconosciuto rene di feto R=rosolia, A=aborto, 27=27° bambino, 3=3° tessuto. Virus della rosolia ottenuto da rene del feto abortito utilizzato nei vaccini contro la rosolia e l’MMR. Almeno 99 aborti per solo creare il vaccino contro la rosolia. (4)
MRC-5 1966 14 settimane maschio polmone di feto Medical Research Council,, aborto n. 5. Bambino abortito per motivi psichiatrici, donna di 27 anni fisicamente sana. Usato in (alcuni) poliomielite, rabbia, varicella, epatite-A, Zostavax per i vaccini contro l’herpes zoster. (5)
HEK-293 circa 1972 sconosciuto femmina? rene di feto Rene embrionale umano, esemplare n. 293, aborto nei Paesi Bassi. Usata per ricerca di base. Ampiamente utilizzata nella ricerca, sviluppo e sviluppo farmaci produzione, in particolare di vaccini. (6)
IMR-90 1975 16 settimane femmina polmone di feto Linea cellulare di design per sostituire WI-38. Età gestazionale determinata dal peso fetale, lunghezza da spalla al sedere di 7 cm. «…nessuna anomalia fisica apparente». Aborto negli USA; magazzino cellulare Coriell. (7) (8)
Lambda.hE1 circa 1980 secondo trimestre sconosciuto fegato di feto Aborto negli Stati Uniti. Tessuto epatico di un feto caucasico del secondo trimestre abortito per indicazioni psicosociali, nessuna evidente anomalia. Usato in Procrit, Epoetina α, Epogen, Aranesp, Darbepoetina alfa.
IMR-91 circa 1982 12 settimane maschio polmone di feto Linea cellulare progettata per sostituire MRC-5. Ottenuta dopo un aborto per isterectomia a il momento della sterilizzazione su una donna bianca di 41 anni che era anche una «fumatrice da pacchetto al giorno». (10) (11)
PER-C6 1985-1995 16-18 settimane sconosciuto retina di feto Progettata per l’industria farmaceutica, in particolare i vaccini. Le cellule sono state congelate nel 1985, scongelato nel 1995. Aborto in Olanda, «la mamma voleva sbarazzarsi di il feto, padre sconosciuto». (12)
WALVAX-2 2015 12 settimane femmina polmone di feto Progettata per sostituire la fornitura in esaurimento di WI-38 e MRC-5. Aborto in Cina, 9° aborto, per presenza di una cicatrice uterina da precedente parto cesareo da parte di un donna 27enne donna.(13)

 

 

NOTE

1) L. Hayflick et al., «The Serial Cultivation of Human Diploid Cell Strains», Experimental Cell Research, Vol 25
(1961), pp 585-621.

 

2) L. Hayflick, «The Limited In Vitro Lifetime of Human Diploid Cell Strains», Experimental Cell Research, Vol 37
(1961), pp 614-636.

 

3) L. Hayflick, «The Limited In Vitro Lifetime of Human Diploid Cell Strains», Experimental Cell Research, Vol 37
(1961), pp 614-636.

 

4) S. Plotkin et al., «Attenuation of RA 27/3 Rubella Virus in WI-38 Human Diploid Cells», American Journal of
Diseases of Children, Vol 118 (1969), pp. 178-179.

 

5) J. Jacobs et al., «Characteristics of a human diploid cell designated MRC-5», Nature, Vol 227:5254 (1970), pp.
168-170.

 

6) FDA Center for Biologics Evaluation and Research (2001), Testimonianza del  dottor  Alex J. Van Der Eb, sviluppatore della linea cellulare fetale. Cfr p. 81.

 

7) W. Nichols et al., «Characterization of a New Human Diploid Cell Strain, IMR-90», Science, Vol 196 (1976),
pp. 60-63.

 

8) «Cell Collections», Coriell Institute for Medical Research (2003/2004).

 

9) S. Liebhaber et al., «Cloning and complete nucleotide sequence of human 5’-α-globin gene», PNAS, Vol 77:12
(1980), pp. 7054-7058.

 

10) W. Nichols et al., «Characterization of a new human diploid cell line: IMR-91», In Vitro, Vol 19:10 (1983), pp.
797-804. (mandate email per articolo completo)

 

11) «Resources Available for Conducting Research on Aging», National Institute on Aging (1993).

 

12) FDA Center for Biologics Evaluation and Research (2001), Testimonianza del dottor Alex J. Van Der Eb, sviluppatore della linea cellulare fetale. Cfr. pp. 98-99.

 

13)  B. Ma et al., «Characteristics and viral propagation properties of a new human diploid cell line, walvax-2,
and its suitability as a candidate cell substrate for vaccine production», Human Vaccine
Immunotherapeutics, Vol 11:4 (2015), pp. 998-1009.

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Bioetica

Considerazioni sull’utilizzo di linee cellulari provenienti da bambini abortiti allo stadio fetale

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Renovatio 21 pubblica questo testo dell’avv. Maria Cecilia Peritore.

 

 

 

L’occasione della riflessione nasce dalla – ormai acclarata – circostanza secondo la quale, nello sviluppo dei vaccini anti-SARS-CoV-2, sono impiegate linee cellulari ricavate da materiale biologico derivante da organi o tessuti prelevati da bambini abortiti allo stadio fetale. 

 

È bene premettere che le cellule in questione sono state espiantate, se non sempre, in un gran numero di casi ampiamente documentati (1), da bambini funzionalmente abortiti; e che le modalità dell’interruzione di gravidanza sono state fortemente condizionate dalle esigenze tecniche della sperimentazione, essendo necessario che il prelievo avvenisse da tessuti vivi, di bambini dissezionati vivi.  

 

Ma perché prelevare da bimbi abortiti e non da donatori di organi?

 

Perché le cellule embrionali e fetali (2) sono idonee ad una riproduzione differenziata pressoché infinita,e risultano immunologicamente incontaminate. Di fatto lo sviluppo della ricerca si è basato su prerogative superumane (potenza creativa e purezza), abusando, quindi, della natura angelica, senza macchia, di questi piccolissimi innocenti sacrificati.

 

Il quesito etico concerne, in primo luogo, la legittimità della sperimentazione svolta a partire da un aborto (e, analogamente, da materiale biologico derivante da embrioni soprannumerari); secondariamente, la liceità o scusabilità delle modalità di prelievo da organismi umani vivi, soprattutto quando queste siano la causa diretta della morte dell’abortito; in ultimo, la giustificabilità dell’utilizzo, da parte dell’utente finale, di prodotti che impieghino tale «materiale biologico» nelle fasi di ricerca e/o produzione.  

 

  

La posizione assunta dalla Chiesa Cattolica 

 

Le Riflessioni del 2005

Il primo intervento sulla questione, per la verità assai poco reperibile nella divulgazione, è costituito dalle Riflessioni morali sui vaccini preparati da cellule derivate da feti umani abortiti (3) della Pontificia Accademia per la Vita, pubblicate il 9 giugno 2005.

 

L’Accademia osserva che potrebbe prospettarsi una contraddizione nella condotta di chi, per un verso, condanna l’aborto volontario e, per altro verso, ammette l’uso di vaccini prodotti servendosi di materiale biologico derivato da feti abortiti. Si tratterebbe di cooperazione al male?

 

Lo studio dell’Istituzione pontificia distingue tra cooperazione formale e materiale, precisando che vi sarebbe cooperazione formale quando tra i due agenti vi fosse condivisione dell’intenzione illecita.

 

La cooperazione sarebbe materiale in assenza di tale condivisione d’intenti e si distinguerebbe in immediata o diretta (allorché vi sia cooperazione esecutiva nell’atto) e mediata o indiretta (allorché le condotte degli agenti, restando indipendenti, realizzino le condizioni o forniscano strumenti, o prodotti, tali da agevolare l’atto illecito). Infine, si distingue tra cooperazione prossima e cooperazione remota. (4)

 

Dopo avere esaminato le varie forme di cooperazione, l’Accademia conclude prospettando: il dovere di usare i vaccini alternativi; il dovere di invocare l’obiezione di coscienza; il dovere di promuovere i vaccini alternativi e di usarne solo nella misura in cui ciò sia necessario per evitare un pericolo grave per la salute dei propri figli e della popolazione.

 

 

Il riferimento alla morale alfonsiana

La categoria della cooperazione materiale è ripresa in particolar modo dall’insegnamento di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori (5), che ammette la liceità della condotta di cooperazione materiale qualora ricorrano tre condizioni: 1) che la condotta sia di per sé buona o almeno indifferente, cioè non sia di per se stessa illecita; 2) che la condotta sia dettata da motivazione ragionevole e da buona intenzione, e che non sia di aiuto al peccato; 3) che il soggetto non abbia l’obbligo di impedire l’evento. (6) 

 

Il ragionamento dell’Accademia iscrive quindi l’utilizzo delle linee cellulari in questione nella categoria della cooperazione al male e ne disapprova l’utilizzo ponendo una graduazione di colpa a seconda della condotta dell’agente, distinguendo se formale o materiale, se diretta o indiretta, se prossima o remota al male identificato con l’aborto. Offre quindi agli utilizzatori una giustificazione morale consistente nello «stato di necessità» legato alle esigenze della salute pubblica e familiare e alla indisponibilità di altri vaccini.

 

Questa impostazione, nella quale si coglie già una sorta di cesura logica tra la premessa (illiceità dell’aborto innanzitutto e, poi, della sperimentazione) e la conclusione (liceità dell’utilizzo sia pure in via di eccezione), è stata nel tempo revisionata con l’accentuazione dei profili di distanza dall’atto e di costrizione della coscienza nell’utilizzatore finale.

 

   Volendo, tuttavia, ricondurre il ragionamento nell’alveo dell’originale insegnamento alfonsiano, non sembrano ravvisabili nel caso in questione le tre condizioni sopra richiamate, per le quali la condotta di cooperazione materiale possa essere qualificata come lecita ovvero scusabile.

 

La prima di tali condizioni è che la condotta sia di per sé lecita, ossia buona o almeno indifferente.

 

Ora, non sembra potersi dubitare della illiceità in sé della condotta dei sanitari che operano il prelievo di tessuti da feto vivo, con modalità contrarie al rispetto della dignità della creatura umana.

 

Parimenti illecita pare la condotta dei ricercatori che, consapevoli delle modalità di reperimento e prelievo del «materiale biologico» in questione, ne fanno uso legittimando in tal modo l’industria dell’aborto e della sperimentazione.

 

A tutto concedere, «indifferente» potrebbe essere considerata la condotta di chi utilizza il vaccino qualora non vi sia consapevolezza della provenienza abortiva, anche se la gravità della materia di che trattasi ne rende di per sé inaccettabile l’utilizzo senza adeguata ponderazione.

 

 

La seconda di tali condizioni riguarda la motivazione ragionevole e la buona intenzione, purché non agevoli comunque il peccato. L’oggettiva agevolazione al peccato, quindi, costituisce in colpa l’agente anche qualora l’intenzione fosse buona. Il che certamente accade nel caso di specie, poiché l’utilizzo di «materiale biologico» proveniente da aborti indubbiamente rappresenta un’agevolazione per l’aborto stesso ed ancor più per l’aborto praticato con le specifiche modalità di cui s’è prima fatto cenno.

 

La terza condizione è che l’agente non abbia l’obbligo di impedire l’evento. A tal proposito appare indubitabile che il medico sia tenuto ad operare per la salute di ogni persona, ivi compreso il bambino-feto, evitando le sofferenze non finalizzate alla sua cura. Né il principio trova deroga allorché si intenda perseguire un progresso scientifico a beneficio della collettività, non essendo comunque consentito servirsi della sofferenza individuale e del sacrificio umano, specie se non volontario, per un ipotetico bene comune.

 

 

L’Istruzione del 2008

Il tema viene successivamente ripreso dalla Congregazione per la Dottrina della Fede con l’Istruzione Dignitas personae – Su alcune questioni di bioetica pubblicata l’8 settembre 2008. (7)

 

Secondo la Congregazione «l’uso degli embrioni o dei feti umani come oggetto di sperimentazione costituisce un delitto nei riguardi della loro dignità di esseri umani, che hanno diritto al medesimo rispetto dovuto al bambino già nato e ad ogni persona. Queste forme di sperimentazione costituiscono sempre un disordine morale grave».

 

Si condanna ancora una volta l’utilizzo del «materiale biologico di origine illecita» ma si conferma il criterio della distanza rispetto al fatto illecito (aborto) per una graduazione di responsabilità che finisce per elidere quella dell’utente finale (l’utilizzatore del vaccino, costretto da una sorta di necessità derivante dalla indisponibilità di vaccini «etici»).

 

 

La Nota del 2017

Con la Nota circa l’uso dei vaccini (8), pubblicata il 31 luglio 2017,la Pontificia Accademia per la Vita, unitamente all’Ufficio per la Pastorale della Salute della CEI e all’Associazione dei Medici Cattolici Italiani, riprende i temi sviluppati nello studio del 2005, rimarcando ancora il concetto di distanza dal male.

 

Di fatto, però, ribalta le conclusioni cui era pervenuta in precedenza l’Accademia medesima: la giustificazione, provvisoria e dettata da stato di necessità, diventa ora una vera e propria «assoluzione»; e ciò

 

«… in considerazione del fatto che le linee cellulari attualmente utilizzate sono molto distanti dagli aborti originali e non implicano più quel legame di cooperazione morale indispensabile per una valutazione eticamente negativa del loro utilizzo.  [] Per quanto riguarda la questione dei vaccini che nella loro preparazione potrebbero impiegare o avere impiegato cellule provenienti da feti abortiti volontariamente, va specificato che il male in senso morale sta nelle azioni, non nelle cose o nella materia in quanto tali. Le caratteristiche tecniche di produzione dei vaccini più comunemente utilizzati in età infantile ci portano ad escludere che vi sia una cooperazione moralmente rilevante tra coloro che oggi utilizzano questi vaccini e la pratica dell’aborto volontario. Quindi riteniamo che si possano applicare tutte le vaccinazioni clinicamente consigliate con coscienza sicura che il ricorso a tali vaccini non significhi una cooperazione all’aborto volontario».

 

Desta perplessità la considerazione secondo la quale il «male» sta nelle azioni e non nella materia.

 

Tale considerazione, che potrebbe facilmente scivolare verso una prospettiva gnostica, sembra funzionale ad una visione sempre più «incorporea» dell’illecito, che meglio si presta ad una rappresentazione in termini di cooperazione remota.

 

È vero che l’illiceità risiede nelle azioni, ma l’immanenza di ciò che materialmente deriva dall’azione illecita non può non condizionare il giudizio sulla liceità del prodotto finale dell’azione dell’uomo. (9)

 

 

La recente Nota sui vaccini anti-Covid

Da ultimo, con la Nota sulla moralità dell’uso di alcuni vaccini anti-COVID-19 (10), del 21 dicembre 2020, la Congregazione per la Dottrina della Fede è intervenuta con specifico riguardo ai vaccini anti-SARS-CoV-2. 

 

Il documento si pone in continuità argomentativa con i precedenti, adottando i criteri noti: la differenziazione delle responsabilità a seconda della maggiore o minore distanza dal fatto illecito (aborto); l’utilizzo del vaccino da parte del singolo costituisce cooperazione materiale passiva tanto remota da giudicarsi alfine inesistente, specialmente laddove, come di fatto è, non siano disponibili vaccini etici.

 

Tuttavia, quella che nel documento del 2005 era indubitabilmente condotta di cooperazione al male, sia pure variamente graduata e articolata e giustificata da stato di necessità, è ora considerata un comportamento moralmente lecito in sé, a motivo della distanza dal fatto-aborto e del carattere materiale e indiretto della cooperazione.

 

In sostanza, pur nel contesto della medesima linea argomentativa, v’è una sorta di rovesciamento di prospettiva: la disapprovazione dell’utilizzo di materiale biologico di provenienza abortiva è chiaramente espressa nel documento del 2005, e da essa scaturisce l’obiezione di coscienza del cattolico, solo eccezionalmente giustificata, quale extrema ratio, dallo stato di necessità. (11)

 

In virtù del documento del 2020 si perviene alla vaccinazione «con coscienza sicura» anche in riferimento ai vaccini anti-SARS-CoV-2.

 

Ciò in quanto, da un lato, la cooperazione all’aborto, perché «remota», viene considerata moralmente lecita; dall’altro, il pericolo, «altrimenti incontenibile», della diffusione pandemica del COVID-19 renderebbe inesigibile il dovere morale di evitare l’utilizzo di materiale biologico di provenienza fetale.

 

Tale ragionamento ha fatto da presupposto alla concreta azione di adesione e supporto alla campagna vaccinale capillarmente diffusa, anche nelle parrocchie, sebbene con qualche eccezione. 

 

 

Dalla cooperazione al male  alla corresponsabilità nell’appropriazione del male

 

Considerazioni critiche non si sono fatte attendere (12), sollecitando una presa di posizione più netta e auspicando una maggiore sensibilità sull’argomento. Per la maggioranza dei cattolici, però, la «soluzione» offerta dal documento del 2020 ha rappresentato una comoda via per partecipare «con coscienza sicura» alla campagna vaccinale senza dover fare alcuna riflessione ulteriore ed anzi facendosene sovente promotori e sostenitori.

 

Tuttavia, se proviamo a leggere secondo logica giuridica gli argomenti elaborati dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, perveniamo a conclusioni difformi da quelle da ultimo elaborate dall’organo pontificio. 

 

Il ragionamento svolto a partire dal concetto di «cooperazione» risulta subito miope, sganciato dalla realtà dei fatti e strumentale ad una visione parziale e aprioristicamente «orientata» della questione.

 

Co-operano, cioè operano insieme, i soggetti che perseguono un medesimo risultato. Se quindi l’illecito è rappresentato dall’aborto volontario, operano insieme i soggetti che lo decidono o vi prendono parte ponendo in essere condotte differenti ma finalizzate al medesimo unico risultato: l’interruzione della gravidanza.

 

Al contrario, le condotte poste in essere da quanti eseguono la dissezione del feto abortito e il trattamento dei tessuti prelevati a fini di sperimentazione, così come le condotte di quanti producono, commercializzano e utilizzano i prodotti così ottenuti, non sono eziologicamente ascrivibili alla serie causale propria dell’aborto, non prendono parte all’aborto, non co-operano allo stesso, ma si giovano delle sue conseguenze.

 

Se quindi il nostro riferimento concettuale va alla condotta di cooperazione, arriviamo facilmente alla conclusione che essa non è ravvisabile nel caso di specie: a maggior ragione quando sia «passiva» e «remota».

 

A margine, comunque, osservo: lo scienziato cerca il materiale biologico per i suoi esperimenti e il mercato acquista i prodotti della ricerca: sono condotte attive, non passive.

 

E se diamo al termine «remota» significato temporale, non mi pare significativa la relazione di distanza temporale rispetto all’aborto: anche il peccato originale è «remoto», ma «segna» irrimediabilmente la persona umana fino al lavacro del battesimo.

 

Se invece definiamo «remota» la cooperazione perché tra l’aborto e l’utilizzo del farmaco si interpongono molti passaggi, non mi pare che ciò possa affievolire la connessione, ossia il rapporto di utilità/necessità che ciascuna condotta trae da quella antecedente.

 

 In realtà si tratta di condotte indipendenti, aventi finalità diverse (quindi non di cooperazione) ma che, considerate nell’insieme, nella loro connessione, nella loro relazione di utilità/necessità reciproca, finiscono per alimentare un meccanismo che presuppone un delitto, l’aborto.  

 

 Se illecito è l’aborto, pure illecito è accettare l’aborto come antefatto necessario di una ricerca che utilizza la potenzialità creatrice e la purezza originaria di un corpo innocente, soppresso per mano «umana».

 

Né l’aborto rappresenta il mero antefatto teorico di una serie di illeciti ulteriori: della serie causale di illeciti, l’aborto è il luogo del primo reato morale, ed è un reato con un corpo tangibile (i tessuti sottratti alla loro vita naturale) che conserva tutta la sua materialità anche nei passaggi impropriamente definiti «remoti».

    

Nella procedura di sviluppo e produzione dei vaccini il male quindi non può essere isolato nel fatto remoto dell’aborto, la cui responsabilità, derivante dalla scelta e dalla operatività, può essere ascritta in senso stretto solo ai genitori e ai sanitari che lo hanno praticato.

 

Una volta deciso ed eseguito l’aborto, l’utilizzo di questa «opportunità» di avere a disposizione cellule «fresche» e vive, prelevate da una persona viva che prova dolore, con modalità in spregio della dignità umana, non è di per sé un «male»?

 

Diverso rispetto all’aborto, ma pur sempre un male? E se è così, mi pare vi sia la corresponsabilità di quanti si adoperano per questo “utilizzo” privo di pietà del corpo del bimbo abortito e anche di quanti se ne giovano, fino all’ultimo anello della catena, i vaccinati.

 

Al concetto di cooperazione al male, da cui partono i documenti dottrinali per pervenire, dapprima nella forma della giustificazione per stato di necessità, quindi in quella della  liceità incondizionata, sembra preferibile quello di «appropriazione del male» coniato dalla teologa Cathleen Kaveny. (13)

 

Secondo la studiosa l’utilizzo nella ricerca scientifica di materiale derivante da aborto più che costituire cooperazione al male si configura come appropriazione del male; e ciò in quanto l’azione adiuvante di un soggetto agente rispetto al fatto illecito non nasce nella sua sfera volitiva e non è il prodotto di una finalità comune a tutti gli agenti, ma si sviluppa per una serie di connessioni casuali ovvero dipendenti da fattori ultronei, sicché  il vantaggio non deriva da una premeditazione della condotta comune ma da una utilità reciproca comunque ricavata e individualmente posta in essere.

 

Nel caso dei vaccini anti-SARS–oV-2, il ricercatore, il vaccinatore e il vaccinato non cooperano in alcun modo all’atto abortivo, già compiuto nel passato, ma si appropriano degli esiti prodotti da quell’atto per trarne vantaggio.

 

Il quesito morale allora non è più se vi sia o non vi sia cooperazione al male (cooperazione che, quand’anche ritenuta in origine esistente, sarebbe poi destinata ad affievolirsi), bensì se e in quale misura sia lecito di per sè utilizzare il prodotto di una condotta iniqua compiuta da altri soggetti per ragioni diverse dalle proprie.

 

Ma a questo punto anche la Kaveny scivola verso una troppo facile «assoluzione»: la sperimentazione e l’utilizzo sarebbero lecite poiché il vantaggio scientifico e terapeutico è stato ricavato per accidens dall’atto abortivo, non essendo lo scopo dell’aborto ma rappresentando un sorta di conseguenza utile a suo tempo non voluta.

 

Neppure questa prospettiva risulta però convincente.

 

In realtà, ammesso e non concesso che l’aborto non fosse finalizzato all’espianto dei tessuti fetali, le condotte umane sono da considerarsi, ad un tempo, indipendenti ma interconnesse nell’agire collettivo.

 

Le condotte successive all’aborto, consistenti nelle varie forme di utilizzo del feto vivo come se si trattasse di mero «materiale biologico», fino all’utente finale che è il vaccinato, si appropriano dell’aborto mediante un utilizzo consapevole e volto a soddisfare un interesse proprio, quand’anche diverso e individuale per ciascuno degli agenti.

 

È responsabile non solo chi trae dall’illecito il profitto voluto, ma anche chi ne trae una qualsiasi utilità anche indiretta e non prevista ovvero diversa da quella inizialmente voluta.

 

Allo stesso modo, è responsabile non solo chi ha eseguito e deciso l’aborto, ma anche chi da tale fatto (l’aborto) tragga una utilità diversa (la possibilità dell’estrazione delle cellule) o consapevolmente ne profitti (vaccinazione).

 

La speculazione giuridica sulle condotte di partecipazione nel reato, finalizzata a definire l’area della partecipazione punibile rispetto a quella non punibile (e dunque dell’illecito rispetto al lecito) ha individuato categorie che possono essere qui utilmente richiamate.

 

La cooperazione al male si può assimilare al concorso di persone nel reato: sicché ciascuno degli agenti risponde dell’unico reato commesso, e le condizioni individuali (maggiore o minore apporto, dolo, stati soggettivi, etc.) incidono solo sulla determinazione della pena e su eventuali aggravanti/attenuanti. Condizione perché si applichi il concorso è il contributo causale dell’agente all’illecito e la consapevolezza dell’agire in cooperazione.

 

Se assumiamo l’aborto come unico illecito, l’ipotesi di responsabilità concorsuale deve necessariamente fermarsi ai genitori e agli ausiliari che vi abbiano preso parte. Ricercatori, sviluppatori, produttori, utilizzatori finali non prestano alcun contributo causale al fatto-aborto verificatosi prima e a prescindere dalle condotte successive.

 

Consideriamo però che: 

 

  • illecito è anche il prelievo di tessuti mediante dissezione di feto vivo e senziente, in spregio alla dignità dell’essere umano. Assumendo come illecito non solo l’aborto ma anche le modalità di prelievo, e con la consapevolezza, oggi possibile anche da parte dell’utente finale, circa le modalità di produzione dei vaccini, la cooperazione/concorso risulta evidente anche per le condotte successive e conseguenti all’aborto.

 

  • la cooperazione/concorso non esaurisce le categorie di partecipazione al reato. Infatti il diritto penale prevede il concorso di cause indipendenti e il favoreggiamento, riconducendo l’apporto agevolativo all’area dell’illecito anche se manchi identità del disegno criminoso (14) se la condotta sia successiva al reato già commesso (favoreggiamento). In questi casi la condotta di partecipazione è sempre illecita ma per un titolo proprio. 

 

Il concetto di appropriazione del male appare simmetrico a quelli di concorso di cause indipendenti e di favoreggiamento, a nulla rilevando l’accidentalità del profitto.

 

Peraltro, non può essere considerato accidentale il prelievo di tessuti da bambini abortiti quando assuma, come di fatto assume, caratteristiche di predeterminazione, organizzazione, sistematicità e rilevanza economica.

 

Non è ragionevole sostenere che in ambito morale le condotte di partecipazione al male, sia sotto forma di cooperazione che sotto forma di appropriazione, conoscano un margine di irrilevanza maggiore di quello riconosciuto comunemente dalla teoria generale del diritto penale.

 

Partecipazione materiale o formale, diretta o indiretta, prossima o remota, volontaria o accidentale sono elementi di caratterizzazione della condotta idonei ad influire sul giudizio di gravità o di tenuità, ma non consentono di operare il discrimine tra lecito e illecito.

 

In altri termini, l’illecita condotta di partecipazione al male può atteggiarsi in vario modo e con ampia graduazione, così come l’illecita condotta di reato può consistere nel concorso formale, nel concorso di cause indipendenti, nel favoreggiamento.

 

Il fatto che anche in campo morale, così come in campo giuridico, possano sussistere cause di giustificazione, quale lo «stato di necessità», non elide a priori illiceità alla condotta, semmai incide sulla colpevolezza del reo.

 

Nel caso di specie, peraltro, la richiamata esimente dello «stato di necessità» appare espediente debolissimo, data la incerta efficacia dei vaccini e le terapie disponibili per la cura del COVID-19.

 

La conclusione cui si perviene è dunque nel senso della generale illiceità, radicale e ingiustificabile, dell’uso di vaccini e altri farmaci nel cui processo di sviluppo e/o produzione vengano utilizzate linee cellulari provenienti da bambini abortiti.

 

Affermare la liceità dell’uso di questi vaccini perché utili a salvare la vita a più persone ricorda il discorso di Caifa: ne sacrifichiamo uno per salvarne tanti.

 

Ammesso che i tanti si salvino veramente – il che è quanto meno controverso –  e che nell’uno, piccolissimo, che siamo disposti a sacrificare non si nasconda proprio il «nostro» Gesù. 

 

 

Maria Cecilia Peritore

Avvocato

 

Licata, 7 luglio 2021

 

 

NOTE

1)  https://www.renovatio21.com/wp-content/uploads/2021/05/Renovatio-21-linee-cellulari-feto-abortito-nei-vaccini.pdf. https://www.avvenire.it/mondo/pagine/coronavirus-vaccini-da-aborti-cosa-dice-la-chiesa

2) M. Sampaolesi, , Cellule staminali, inhttps://www.treccani.it/enciclopedia/cellule-staminali_(XXI-Secolo)/: «Le cellule staminali sono cellule non specializzate presenti in tutti gli organismi viventi. […]Si distinguono diversi stadi di potenza delle cellule staminali: la totipotenza è la capacità di generare tutti i tessuti embrionali ed extraembrionali […]; la pluripotenza è la capacità di differenziarsi in tutti i tessuti embrionali, […]; la multipotenza è la capacità di differenziare in tutti i tipi cellulari di un foglietto germinativo (endoderma, mesoderma o ectoderma); l’unipotenza è la capacità di differenziarsi in un unico tipo cellulare, tipico dei progenitori».

3) https://www.pro-memoria.info/wp/wp-content/uploads/Riflessioni-morali-sui-vaccini-preparati-da-cellule-derivate-da-feti-umani-abortiti-PAV-09-06-2005.pdf. Il documento non si trova sul sito web della Pontificia Accademia per la Vita.  

4) «Nel caso specifico in esame, ci sono tre categorie di persone che sono coinvolte nella cooperazione al male, male che ovviamente è rappresentato dall’azione di un aborto volontario compiuto da altri: a) coloro che preparano i vaccini utilizzando linee cellulari umane in arrivo da aborti volontari; b) coloro che partecipano alla commercializzazione di massa di tali vaccini; c) coloro che necessitano di utilizzarli per motivi di salute. In primo luogo, si deve considerare moralmente illecita ogni forma di cooperazione formale (condivisione dell’intenzione malvagia) all’azione di chi ha compiuto un aborto volontario, che a sua volta ha consentito il recupero dei tessuti fetali, necessario per la preparazione dei vaccini. Pertanto, chiunque – indipendentemente dalla categoria di appartenenza – coopera in qualche modo, condividendone l’intenzione, alla realizzazione di un aborto volontario con l’obiettivo di produrre i suddetti vaccini, partecipa, in realtà, allo stesso male morale come la persona che ha eseguito quell’aborto. Tale partecipazione avverrebbe anche nel caso in cui qualcuno, condividendo l’intenzione dell’aborto, si astenga dal denunciare o criticare tale azione illecita, pur avendo il dovere morale di farlo.(cooperazione formale passiva). Nel caso in cui non vi sia tale condivisione formale dell’intenzione immorale della persona che ha eseguito l’aborto, qualsiasi forma di cooperazione sarebbe materiale , con le seguenti specifiche. Per quanto riguarda la preparazione, la distribuzione e la commercializzazione di vaccini prodotti a seguito dell’utilizzo di materiale biologico la cui origine è collegata a cellule provenienti da feti volontariamente abortiti, tale processo è dichiarato, in linea di principio, moralmente illecito, perché potrebbe contribuire ad incoraggiare l’esecuzione di altri aborti volontari, con lo scopo della produzione di tali vaccini. Tuttavia, va riconosciuto che, all’interno della catena di produzione-distribuzione-commercializzazione, i vari agenti cooperanti possono avere responsabilità morali diverse. Tuttavia, c’è un altro aspetto da considerare, ed è la forma di cooperazione materiale passiva che sarebbe svolta dai produttori di questi vaccini, se non denunciassero e rifiutassero pubblicamente l’atto immorale originale (l’aborto volontario), e se non si dedicano insieme alla ricerca e alla promozione di modalità alternative, esenti dal male morale, per la produzione di vaccini per le stesse infezioni. Tale cooperazione materiale passiva , se dovesse verificarsi, è ugualmente illecita. Per quanto riguarda coloro che hanno bisogno di utilizzare tali vaccini per motivi di salute, va sottolineato che, al di là di ogni forma di collaborazione formale , in generale, medici o genitori che ricorrono all’uso di questi vaccini per i propri figli, pur sapendo la loro origine (aborto volontario), svolgono una forma di cooperazione materiale mediata moltoremota , e quindi molto mite, nell’esecuzione dell’atto originario dell’aborto, e una cooperazione materiale mediata , per quanto riguarda la commercializzazione di cellule provenienti da aborti, e immediato, per quanto riguarda la commercializzazione di vaccini prodotti con tali cellule. La collaborazione è quindi più intensa da parte delle autorità e dei sistemi sanitari nazionali che accettano l’utilizzo dei vaccini. Tuttavia, in questa situazione, l’aspetto della cooperazione passiva è quello che spicca di più. Spetta ai fedeli e ai cittadini di retta coscienza (padri di famiglia, medici, ecc.) opporsi, anche facendo un’obiezione di coscienza, agli attacchi sempre più diffusi contro la vita e la “cultura della morte” che li sottende. Da questo punto di vista, l’uso di vaccini la cui produzione è collegata all’aborto procurato costituisce almeno una cooperazione materiale passiva remota media all’aborto, e una cooperazione materiale passiva immediata per quanto riguarda la loro commercializzazione. Inoltre, a livello culturale, l’uso di tali vaccini contribuisce alla creazione di un consenso sociale generalizzato al funzionamento delle industrie farmaceutiche che li producono in modo immorale. Pertanto, medici e padri di famiglia hanno il dovere di ricorrere a vaccini alternativi (se esistono), facendo pressioni sulle autorità politiche e sui sistemi sanitari affinché siano disponibili altri vaccini senza problemi morali. Devono ricorrere, se necessario, all’obiezione di coscienza per quanto riguarda l’utilizzo di vaccini prodotti mediante linee cellulari di origine fetale umana abortita. Allo stesso modo, dovrebbero opporsi con tutti i mezzi (per iscritto, attraverso le varie associazioni, mass media, ecc.) ai vaccini che non hanno ancora alternative moralmente accettabili, facendo pressione affinché vengano preparati vaccini alternativi, che non siano collegati all’aborto di un feto umano e richiedendo un rigoroso controllo legale dei produttori dell’industria farmaceutica. Per quanto riguarda le malattie contro le quali non esistono vaccini alternativi disponibili ed eticamente accettabili, è giusto astenersi dall’utilizzare questi vaccini se può essere fatto senza che i bambini, e indirettamente la popolazione nel suo insieme, subiscano rischi significativi per la loro salute. Tuttavia, se questi ultimi sono esposti a pericoli considerevoli per la loro salute, possono essere utilizzati anche vaccini con problemi morali ad essi pertinenti. La ragione morale è che il dovere di evitare la cooperazione materiale passiva non è obbligatorio in caso di grave inconveniente. Inoltre, troviamo, in tal caso, una ragione proporzionale, al fine di accettare l’utilizzo di questi vaccini in presenza del pericolo di favorire la diffusione dell’agente patologico, dovuto alla mancata vaccinazione dei bambini. Ciò è particolarmente vero nel caso della vaccinazione contro il morbillo tedesco. In ogni caso, resta il dovere morale di continuare a lottare e di impiegare ogni mezzo lecito per rendere la vita difficile alle industrie farmaceutiche che agiscono senza scrupoli e senza etica. Tuttavia, il peso di questa importante battaglia non può e non deve ricadere sui bambini innocenti e sulla situazione sanitaria della popolazione, soprattutto per quanto riguarda le donne incinte».

5) Della cooperazione materiale al peccato altrui, nn. 31-32, in Istruzione e pratica per i confessori: «La cooperazione materiale comunemente è ammessa per lecita da’ dottori quando v’è giusta causa. Intendasi qui, che altra è la cooperazione formale, la quale succede, quando si coopera direttamente al peccato (com’è in colui che fornicatur); o pure quando s’influisce nella mala volontà del prossimo, che vuol peccare, come sarebbe il guardare le spalle all’assassino o ladro, acciocché uccida o rubi con più sicurezza: lo scriver lettere amorose in nome del concubinario o portare doni alla di lui concubina: il ricever doni da persona che insidia l’onestà. Queste e simili cooperazioni sono intrinsecamente male, perché con esse si dà animo al prossimo ad eseguire il peccato, e almeno si fomenta la sua mala intenzione, e perciò per niuna causa, anche di morte, possono elle scusarsi da peccato mortale. Altra poi è la cooperazione materiale, la quale è, quando l’azione è indifferente, e ‘l prossimo può già servirsene senza peccato, ma egli per sua malizia se ne abusa a peccare, come sarebbe il prender danaro a mutuo da alcuno che non vuol darlo senza usura: porgere il vino a chi se ne serve per ubbriacarsi: dar le chiavi a chi le adopera per rubare. Or queste cooperazioni materiali possono esser lecite quando vi concorrono tre condizioni: 1. che l’atto della tua cooperazione (come già si è detto) sia per sé indifferente. 2. Che tu non sii tenuto per officio ad impedire l’altrui peccato. 3. Che tu abbi causa giusta e proporzionata di poter così cooperare; poiché allora il peccato del prossimo non proviene dalla tua cooperazione, ma dalla malizia di colui il quale si serve della tua azione per peccare. Sicché allora non è che la tua azione si congiunga alla mala volontà del prossimo, ma quegli congiunge la sua mala volontà alla tua azione, ond’è, che la tua azione non è causa del di lui peccato, ma è solamente occasione la quale tu non sei obbligato a togliere quando hai giusta causa di porla; e così è lecito all’oste dare il vino a chi vuole ubbriacarsi, semprecché altrimenti temesse grave danno, Sanch., Busem., Bon., Tourn. ed altri comunemente. Si è detto causa giusta e proporzionata, perché quanto più è vicina la tua cooperazione al peccato del prossimo, tanto più grave ha da essere la causa che ti scusi. Per giudicare poi quando la causa sia o no proporzionata, per primo bisogna regolarsi da ciò che ne dicono i dd., perché dipendendo ciò dall’estimazione de’ prudenti, l’esser in tal materia una sentenza più comune , fa ancora che sia più probabile, come diremo ancora parlando della materia grave del furto al cap. X. n. 22. In oltre trattandosi di pregiudizio del prossimo, bisogna aver la regola che noi non possiamo cooperare al danno altrui, se non quando il danno che temiamo de’ beni nostri, è d’ordine superiore: per esempio, quando alcuno ti minaccia la morte se tu non vuoi cooperare alla morte del di lui nemico con dargli v. gr. la spada, tu non puoi dargliela perché non puoi positivamente concorrere alla morte di un altro per liberare te dalla morte. Così ancora quando il ladro minaccia di toglier la roba tua se non cooperi a fargli prendere la roba altrui, tu neppure puoi in ciò cooperare. Altrimenti poi sarebbe, se non cooperando tu a fargli prendere quella roba avessi tu a perdere la vita o la fama; perché allora stando tu in estrema necessità, è obbligato il prossimo a permetterti quella cooperazione circa la perdita delle sue robe, acciò tu non perda la vita o la fama».

6) De praeceptocaritatis, De praeceptiscaritatis erga proximum,V,III, 59: «Resp. cooperari tantum materialiter, subministrando tantum materiam et facultatempeccandi, velexhibendoobjectum, licet. si sequentesconditionesadsint: I. Si tuum opus velcooperatiositsecundum se bona velsaltemindifferens; II. Si bona intentione et rationabili ex causa fiat, et non ut juvesalterum peccare; III. Si alteriuuspeccatum impedire nequeas, aut saltem non tenearisproptercausamrationabilem».

7) https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_20081208_dignitas-personae_it.html

8) http://www.academyforlife.va/content/pav/it/the-academy/activity-academy/note-vaccini.html

9) Tale concetto non è estraneo alla teoria generale del diritto penale, laddove il prodotto, il profitto o il prezzo del reato vengono sussunti nell’ambito dell’illecito mediante la previsione di una specifica aggravante. Recita infatti l’art. 61, c. 1 n. 2 del Codice Penale: «Aggravano il reato […]le circostanze seguenti: […] 2) l’aver commesso il reato […]per conseguire o assicurare a sé o ad altri il prodotto o il profitto o il prezzo ovvero l’impunità di un altro reato».

10) https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_20201221_nota-vaccini-anticovid_it.html (i corsivi sono dell’originale): «1. Come afferma l’Istruzione Dignitas Personae, nei casi di utilizzazione di cellule procedenti da feti abortiti per creare linee cellulari da usare nella ricerca scientifica, «esistono responsabilità differenziate» di cooperazione al male. Per esempio, «nelle imprese, che utilizzano linee cellulari di origine illecita, non è identica la responsabilità di coloro che decidono l’orientamento della produzione rispetto a coloro che non hanno alcun potere di decisione».2. In questo senso, quando non sono disponibili vaccini contro il Covid-19 eticamente ineccepibili (ad esempio in Paesi dove non vengono messi a disposizione dei medici e dei pazienti vaccini senza problemi etici, o in cui la loro distribuzione è più difficile a causa di particolari condizioni di conservazione e trasporto, o quando si distribuiscono vari tipi di vaccino nello stesso Paese ma, da parte delle autorità sanitarie, non si permette ai cittadini la scelta del vaccino da farsi inoculare) è moralmente accettabile utilizzare i vaccini anti-Covid-19 che hanno usato linee cellulari provenienti da feti abortiti nel loro processo di ricerca e produzione. 3. La ragione fondamentale per considerare moralmente lecito l’uso di questi vaccini è che il tipo di cooperazione al male (cooperazione materiale passiva) dell’aborto procurato da cui provengono le medesime linee cellulari, da parte di chi utilizza i vaccini che ne derivano, è remota. Il dovere morale di evitare tale cooperazione materiale passiva non è vincolante se vi è un grave pericolo, come la diffusione, altrimenti incontenibile, di un agente patogeno grave: in questo caso, la diffusione pandemica del virus SARS-CoV-2 che causa il Covid-19. È perciò da ritenere che in tale caso si possano usare tutte le vaccinazioni riconosciute come clinicamente sicure ed efficaci con coscienza certa che il ricorso a tali vaccini non significhi una cooperazione formale all’aborto dal quale derivano le cellule con cui i vaccini sono stati prodotti. È da sottolineare tuttavia che l’utilizzo moralmente lecito di questi tipi di vaccini, per le particolari condizioni che lo rendono tale, non può costituire in sé una legittimazione, anche indiretta, della pratica dell’aborto, e presuppone la contrarietà a questa pratica da parte di coloro che vi fanno ricorso.4. Infatti, l’uso lecito di tali vaccini non comporta e non deve comportare in alcun modo un’approvazione morale dell’utilizzo di linee cellulari procedenti da feti abortiti. Si chiede, quindi, sia alle aziende farmaceutiche che alle agenzie sanitarie governative, di produrre, approvare, distribuire e offrire vaccini eticamente accettabili che non creino problemi di coscienza, né a gli operatori sanitari, né ai vaccinandi stessi.5. Nello stesso tempo, appare evidente alla ragione pratica che la vaccinazione non è, di norma, un obbligo morale e che, perciò, deve essere volontaria. In ogni caso, dal punto di vista etico, la moralità della vaccinazione dipende non soltanto dal dovere di tutela della propria salute, ma anche da quello del perseguimento del bene comune. Bene che, in assenza di altri mezzi per arrestare o anche solo per prevenire l’epidemia, può raccomandare la vaccinazione, specialmente a tutela dei più deboli ed esposti. Coloro che, comunque, per motivi di coscienza, rifiutano i vaccini prodotti con linee cellulari procedenti da feti abortiti, devono adoperarsi per evitare, con altri mezzi profilattici e comportamenti idonei, di divenire veicoli di trasmissione dell’agente infettivo. In modo particolare, essi devono evitare ogni rischio per la salute di coloro che non possono essere vaccinati per motivi clinici, o di altra natura, e che sono le persone più vulnerabili.6. Infine, vi è anche un imperativo morale, per l’industria farmaceutica, per i governi e le organizzazioni internazionali, di garantire che i vaccini, efficaci e sicuri dal punto di vista sanitario, nonché eticamente accettabili, siano accessibili anche ai Paesi più poveri ed in modo non oneroso per loro. La mancanza di accesso ai vaccini, altrimenti, diverrebbe un altro motivo di discriminazione e di ingiustizia che condanna i Paesi poveri a continuare a vivere nell’indigenza sanitaria, economica e sociale».

11) Stato di necessità che nel 2005 era legato alla epidemia di rosolia,  che in quel momento concretizzava lo stato di costrizione della volontà dell’utilizzatore, e che gli estensori del documento hanno certamente tenuto presente.

12)  Per l’intervento di Athanasius Schneider:  https://www.lifesitenews.com/news/catholic-bishop-calls-for-new-pro-life-movement-to-protest-abortion-tainted-medicines-like-covid-vaccine

13) M.C. Kaveny, «Appropriation of Evil: Cooperation’s Mirror», Theological Studies 61 (2000) 280-313.Vedi anche S. Kampowski, https://veritasamoris.org/files/KAMPOWSKI-Cooperazioneappropriazioneevaccini2021028a.pdf

14) Cfr. art. 41 C.P.: concorso di cause indipendenti.

 

 

Bibliografia

 

Testi citati in nota nel presente contributo:

 

 

altri testi: 

 

 

 

 

 

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