Spirito
Un saggio del cardinale Fernandez, scoperto di recente, rivela la sua convinzione che tutti siano salvati
Il futuro cardinale Victor Manuel «Tucho» Fernandez appoggiò apertamente l’universalismo, ovvero l’idea che tutti siano salvati, in un documento recentemente ritrovato, scritto più di 30 anni fa.
In un saggio di 46 pagine del 1995 intitolato «Romanos 9-11: gracia y predestinación», riportato per la prima volta dal sito argentino El Wanderer, il futuro prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede scrisse ampiamente sull’insegnamento della Chiesa in materia di salvezza e predestinazione, citando le opere di Sant’Agostino e Sant’Aquino, sebbene l’allora sacerdote si concentrasse su quanto da loro scritto sulla misericordia di Dio, ignorando in gran parte la Sua giustizia. Il Fernandez concludeva il suo lavoro sottolineando di avere «ferma fiducia» nel fatto che «tutti saranno salvati», aggiungendo che questo non è un «mero desiderio», ma si basa su ciò che «sa di Dio e dei Suoi piani specifici».
«Credo che tutto ciò su cui abbiamo riflettuto ci permetta di affermare quanto segue: “Confido fermamente che tutti saranno salvati; una fiducia che non si basa su un mero desiderio, né sulla mia compassione per l’umanità, ma su ciò che so di Dio e dei Suoi piani specifici grazie alla Sua Rivelazione”», ha scritto il futuro cardinale bergogliano. «Si tratta, dunque, di una “fiducia saldissima” fondata sulla realtà, sul modo divino di rapportarsi all’umanità in questo specifico piano di salvezza».
Sebbene la Chiesa cattolica insegni che Dio desidera la salvezza di tutti e non predestina nessuno all’inferno, i fedeli devono operare la propria salvezza cooperando con la grazia di Dio. Tuttavia, nelle Sacre Scritture, Nostro Signore ha esortato i suoi seguaci a entrare per la «porta stretta», indicando chiaramente che la maggior parte delle persone non è salva.
Al contrario, le parole di Tucho sembrano avallare la visione «universalista» della salvezza, secondo la quale tutti gli uomini sono salvati. Tale visione è stata condannata dalla Chiesa.
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È interessante notare che, nel suo saggio, Fernandez cita il canone romano «Liberaci dalla dannazione eterna e annoveraci tra i tuoi eletti» per confutare correttamente l’idea che Dio predestini le persone all’inferno. Ironicamente, tuttavia, questa preghiera confuterebbe la sua conclusione universalista finale, poiché se tutti venissero salvati, la preghiera risulterebbe irrilevante.
Nel corso di un’omelia del 2023, il prelato argentino fece analoghe osservazioni eterodosse, detestando il fatto che la Chiesa impedisca ad alcuni fedeli di ricevere la Santa Eucaristia:
«Sapete che per molti secoli la Chiesa ha preso un’altra direzione. Senza rendersene conto, ha sviluppato un’intera filosofia e morale piena di classificazioni, per classificare le persone, per etichettarle… questo è così, quello è cosà; questo può ricevere la Comunione, questo no; questo può essere perdonato, questo no… è terribile che questo ci sia accaduto nella Chiesa. Grazie a Dio, papa Francesco ci aiuta a liberarci da questi schemi».
Il Fernandezzo aveva già suscitato polemiche in passato a causa dei numerosi scritti, definiti «pornografici» dai detrattori, venuti alla luce negli ultimi anni.
In particolare, nel 2023, è riemerso un libro esplicitamente sessuale scritto da Fernandez nel 1995, intitolato «Guariscimi con la bocca: L’arte del bacio», che trattava del bacio e delle sensazioni che esso evoca. Nel 2024, è stato riscoperto anche un altro libro erotico scritto dal futuro prefetto nel 1998, intitolato «Passione mistica: spiritualità e sensualità», che discute delle «particolarità dell’orgasmo maschile e femminile che si manifestano in qualche modo anche nella relazione mistica con Dio» e minimizza la natura immorale dell’omosessualità.
Alla fine del 2025, sono stati scoperti altri tre testi fernandeziani definiti dai critici come «pornografici» che descrivevano in modo esplicito il corpo umano.
Come riportato da Renovatio 21, il Fernandez – autore del documento sulla benedizione delle coppie omofile Fiducia Supplicans e della privazione alla Madonna del titolo di corredentrice – è colui che, in compagnia del papa Leone XIV, ora minaccia di scomunicare la FSSPX per la consacrazione di quattro nuovi vescovi. Si dice anzi che da mesi egli abbia già preparato l’ordine di scomunica. Al superiore della FSSPX don Davide Pagliarani il porporato argentino aveva detto che i documenti del Concilio Vaticano II «non possono essere corretti».
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Immagine da Romanuspontifex via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
Spirito
La fede cieca non basta
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Spirito
L’Europa civilizzata ed evangelizzata dai figli di san Benedetto
Oggi, nel giorno di San Benedetto, Renovatio 21 pubblica un estratto della Lettera Enciclica Fulgens radiatur (1947) di papa Pio XII che indica l’enorme ruolo svolto del santo norcino nella costruzione della civiltà europea, ossia della civiltà tout court. Benedetto, fratello gemello di santa Scolastica nato a Norcia nel 480 e morto a Montecassino nel 547, è padre del monachesimo occidentale, venerato da tutte le Chiese cristiane che riconoscono i santi, ed è il principale patrono d’Europa.
Come invero nei secoli passati le legioni romane marciavano per le vie consolari per assoggettare all’impero di Roma tutte le nazioni, così ora numerose schiere di monaci, le cui armi «non sono carnali, ma potenti in Dio solo» (2Cor 10,4), sono inviate dal sommo pontefice, affinché dilatino felicemente il pacifico regno di Gesù Cristo fino agli estremi confini della terra, non con la spada, non con la forza, non con le stragi, ma con la croce e con l’aratro, con la verità e con l’amore.
E dovunque ponevano il loro piede queste inermi schiere, formate di predicatori della dottrina cristiana, di artigiani, di agricoltori e di maestri di scienze umane e divine, ivi stesso le terre boscose e incolte erano solcate dall’aratro; sorgevano le sedi delle arti e delle scienze; gli abitanti dalla loro vita rozza e selvaggia erano educati alla convivenza e alla civiltà sociale, e si faceva brillare davanti a loro l’esempio della dottrina evangelica e la luce della virtù.
Innumerevoli apostoli, accesi di soprannaturale carità, percorsero incognite e turbolente regioni d’Europa, le innaffiarono generosamente del loro sudore e del loro sangue, e ai popoli pacificati portarono la luce della cattolica verità e santità…
Difatti non solo l’Inghilterra, la Francia, l’Olanda, la Frisia, la Danimarca, la Germania, la Scandinavia e l’Ungheria, ma anche non poche nazioni slave si vantano dell’apostolato di questi monaci e li annoverano tra le loro glorie e come gli illustri fondatori della loro civiltà.
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Brano segnalato da VDG
Immagine di Livioandronico2013 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International; immagine tagliata
Spirito
La presunta profezia di Padre Pio contro l’arcivescovo Lefebvre: una vecchia leggenda che riemerge
Un incontro autentico
Nessuno contesta che il vescovo Marcel Lefebvre abbia incontrato Padre Pio; l’incontro ebbe luogo il 27 marzo 1967, lunedì di Pasqua, a San Giovanni Rotondo. Il Superiore Generale della Congregazione dello Spirito Santo, l’Arcivescovo Lefebvre, si recò dal celebre frate cappuccino per chiedere la sua intercessione in vista del capitolo generale straordinario che gli Spiritani si preparavano a tenere nel contesto dell’applicazione delle riforme derivanti dal Concilio Vaticano II. (1) L’«aggiornamento» era allora richiesto in tutti gli istituti religiosi e l’arcivescovo temeva già le gravi conseguenze che tali trasformazioni avrebbero potuto comportare. Questa preoccupazione non rimase inascoltata da Padre Pio. Poco prima, anche il superiore generale dei Cappuccini si era recato da lui per chiedergli di pregare per il capitolo generale del suo ordine, incaricato di redigere nuove costituzioni. Secondo diversi testimoni, il santo frate reagì bruscamente, dichiarando: «Non sono altro che chiacchiere e rovina!». In seguito, venuto a sapere che si stavano preparando nuove costituzioni, avrebbe dato nuovamente sfogo al suo dolore, esclamando: «Ma cosa fate a Roma? Cosa state tramando? Volete cambiare persino la regola di San Francesco!». (2) L’incontro tra l’arcivescovo Lefebvre e padre Pio fu, tuttavia, estremamente semplice. L’arcivescovo era accompagnato da padre Barbara e da frate Félin, un frate spiritano, mentre padre Pio, sorretto da due cappuccini, si recò al confessionale. Dopo aver brevemente spiegato il motivo della sua visita, l’arcivescovo Lefebvre chiese al santo frate di pregare per il capitolo spiritano. Quando poi gli chiese la benedizione, Padre Pio rispose con profonda umiltà: «no, Monsignore, è lei che deve benedire me!». Il vescovo Lefebvre gli impartì quindi la benedizione episcopale, padre Pio gli baciò l’anello e proseguì verso il confessionale. Una fotografia ormai celebre immortala questo momento. Sebbene l’incontro sia fuori di dubbio, il contenuto del presunto «dialogo profetico» si basa esclusivamente su una testimonianza successiva, non corroborata da altre fonti e esplicitamente contraddetta dallo stesso vescovo Lefebvre.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Una storia emersa sedici anni dopo
Il racconto della presunta profezia apparve pubblicamente solo nel 1983, sedici anni dopo gli eventi e quindici anni dopo la morte di Padre Pio. Fu pubblicato su La Domenica del Corriere il 23 aprile 1983 da Pier Carpi, il quale affermò di aver sentito la storia da un certo professor Bruno Rabajotti, presentato come testimone diretto dell’accaduto. Tuttavia, nessun documento del 1967 menziona questa conversazione, nessun testimone indipendente la conferma, nessun conoscente di Padre Pio ne fa riferimento e, soprattutto, è emersa solo quando la crisi tra l’arcivescovo Lefebvre e Roma era già ampiamente nota al pubblico. Questa semplice constatazione da sola giustifica il massimo sospetto.Fonti inaffidabili
Le stesse personalità degli autori di questo resoconto rafforzano tali perplessità: Pier Carpi non era né uno storico della Chiesa né un biografo accademico di Padre Pio. Scrittore prolifico, era noto soprattutto per le sue opere sull’esoterismo, l’occultismo, le società segrete, la teosofia e le presunte profezie. Il suo nome compare anche in elenchi collegati alla loggia massonica P2, sebbene egli abbia negato di aver mai effettivamente fatto parte di tale organizzazione. Anche la figura del presunto testimone, Bruno Rabajotti, solleva molti interrogativi. Gli specialisti di Padre Pio non trovano traccia di questo misterioso «figlio spirituale prediletto» al di fuori dei libri in cui egli stesso racconta i suoi ricordi, e nessuno dei più vicini figli spirituali di Padre Pio sembra averne mai sentito parlare.Una testimonianza piena di inverosimiglianze
Nel 1987, in Italia, venne pubblicato Il segreto di Padre Pio di Franco Fede , che riproduceva in una trentina di pagine la testimonianza completa attribuita a Bruno Rabajotti. La lettura di questo testo rivela numerose affermazioni inconciliabili con la dottrina cattolica. Rabajotti attribuisce in particolare a Padre Pio l’idea che il dono delle lingue non sia un carisma soprannaturale concesso eccezionalmente da Dio, ma una capacità accessibile a tutti coloro che sanno «parlare il linguaggio dello spirito». Gli attribuisce inoltre le affermazioni secondo cui le persone potrebbero in qualche modo «salvarsi» o «guarirsi» attraverso un semplice equilibrio interiore. Gli specialisti nella causa di beatificazione di Padre Pio non si sbagliavano: questa testimonianza non è mai stata inclusa tra i documenti ufficiali del processo.Iscriviti al canale Telegram ![]()
La risposta dell’arcivescovo Lefebvre
Di fronte alla persistente diffusione di questa storia, l’arcivescovo Lefebvre rispose personalmente l’8 agosto 1990 a un sacerdote della Compagnia che gli chiedeva cosa pensasse di questa presunta profezia. Ecco la lettera. «Questa calunnia, questa completa invenzione, circola in Italia da diversi anni. L’ho già smentita, ma le bugie sono dure a morire. Non c’è una sola parola di verità in questa pagina della rivista di cui mi hai inviato una fotocopia». L’incontro, avvenuto dopo Pasqua del 1967, durò due minuti. Ero accompagnato da padre Barbara e da frate Félin, un frate spiritano. Incontrai padre Pio in un corridoio, mentre si recava al confessionale, sorretto da due frati cappuccini. Gli spiegai in poche parole lo scopo della mia visita: chiedergli di benedire la Congregazione dello Spirito Santo che stava per tenere un capitolo generale straordinario, come tutte le congregazioni religiose, sotto il segno dell’aggiornamento, un capitolo che temevo avrebbe causato serie difficoltà. Allora Padre Pio esclamò: «Io, benedire un arcivescovo? No, no! Sei tu che devi benedire me!». Egli si inchinò per ricevere la mia benedizione. Lo benedissi. Baciò il mio anello episcopale e proseguì verso il confessionale. Questo è stato tutto l’incontro, niente di più, niente di meno. Inventare una storia come quella di cui mi hai mandato una copia richiede un’immaginazione satanica e una vera e propria volontà di mentire. Il suo autore è figlio del padre della menzogna. Grazie per avermi dato l’opportunità di chiarire ancora una volta questa semplice verità. Con i più cordiali saluti in Cristo e Maria. ✠ Marcel Lefebvre La chiarezza di questa smentita non lascia spazio ad ambiguità; il vescovo Lefebvre definisce questo racconto «calunnia», «una completa invenzione» e una «menzogna».Aiuta Renovatio 21
Una leggenda perpetuata dalla ripetizione
Nonostante questa esplicita smentita, la storia continuò a circolare e venne ripresa in diverse opere popolari dedicate a Padre Pio, soprattutto nel mondo anglofono, dove il libro Padre Pio Gleanings riproduce il dialogo senza alcuna analisi critica. La canonizzazione di Padre Pio nel 2002 ha dato nuova visibilità a questa leggenda, che da allora è stata regolarmente riproposta su Internet; le consacrazioni del 1° luglio 2026 le hanno conferito una nuova rilevanza. Una bugia può fare il giro del mondo in pochi istanti, la verità a volte impiega anni ad affermarsi, ma alla fine trionfa sempre per coloro che la cercano sinceramente. NOTE 1) Bernard Tissier de Mallerais, Mons. Lefebvre – Une vie, Clovis, 2002, pp. 391–392 2) Reazione riportata da padre Jean, cappuccino a Morgon, in Lettera agli amici di san Francesco n. 17, 2 febbraio 1999; Fideliter n. 129, p. 52 Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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