Necrocultura
La generazione perduta nel suo egoismo
La notizia era circolata la scorsa estate. Il titolo diceva già tutto: americana di 77 anni vende tutto per imbarcarsi in una «crociera infinita».
La signora Sharon L., 77 anni, ha venduto tutti i suoi beni e ha acquistato un biglietto per la nave di lusso Villa Vie Odyssey per una «crociera infinita». Spera di trascorrere i prossimi dieci anni a bordo, godendosi un giro del mondo. Il costo del viaggio è stato di circa 129.000 dollari per una cabina di 15 anni, più spese mensili che vanno dai 2.000 ai 3.000 dollari, inclusi pasti, assistenza medica, pulizie e internet illimitato.
La signora con evidenza sta realizzando un sogno, che a molti può repellere: lustri in una baracca galleggiante, un alveare di sconosciuti gozzoviglianti, tra overdose di cibo e spettacolini che servono alla narcosi funzionale del casinò, un incubo vero, ma ci rendiamo conto che è una prospettiva generazionale, la ripulsione quindi è tutta nostra. La signora, invece, sta coronando finalmente una prospettiva di vita ideale.
Non è tuttavia riguardo ai gusti nautici che vogliamo soffermarci: ci sono tante altre questioni che questa insignificante storia, a nostro avviso, nasconde.
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La signora, ci chiediamo, ha famiglia? I figli, i nipoti, i fratelli e le sorelle, i cugini e le cugine… come faranno a vederla? Come tipico, una volta, dell’esistenza per mare, la cesura con le proprie radici diviene netta, inevitabile. Ma lei, con probabilità, sta praticando un calcolo utilitaristico: c’è più piacere in un’esistenza a bordo piscina, con i camerieri in livrea, o nella via in casa con pranzi familiari e cene le domeniche e le feste comandate? La risposta pare se la sia data.
Ma andiamo ancora più sotto, nel greto materialismo sociale: i soldi ottenuti dalla vendità di beni e proprietà per la sua crociera verso la morte (questo, alla fin fine, pare che il progetto sia) sono percepiti – come vuole la legge, certo – come una sua disponibilità assoluta, individuale. Può farne ciò che vuole: così dice lo Stato, così vuole anche il senso comune moderno.
Qui si innesta un discorso spinoso: e se la signora ha dei figli, dei nipoti? Magari sono sistemati stupendamente, guadagnano cifre da capogiro, hanno già casa di proprietà, magari più di una, come riusciva alla generazione precedente. E poi, le mogli a casa: un altro trick che oggi sembra nemmeno solo numericamente impensabile, ma moralmente blasfemo.
Oppure, i figli dell’anziana boomerra come è più probabile nell’ora presente, sono parte di una società che li sottopaga, che li stritola con le tasse e i costi della vita impazziti (inflazioni, carestie artificiali come il COVID e la guerra in Ucraina, bollette pazze) che non consente loro il benessere, il risparmio, l’agio personale e famigliare che è stato invece magnificamente garantito alla generazione nata tra il 1946 e il 1964, i cosiddetti boomer.
I boomer hanno avuto tutto, e in cambio hanno lasciato meno di niente: hanno consegnato alla generazione successiva, e a quella dopo della loro, un mondo devastato, quasi irrecuperabile – e per questo capolavoro collettivo, ora sono anche pagati, con le pensioni d’oro che gli arrivano grazie al lavoro dei loro figli, che la pensione invece (tutti lo sappiamo) non la vedranno mai.
I boomer – il nome stesso lo vuole sottolineare – hanno goduto di un’era di espansione economica senza precedenti nella Storia. Impossibile, per loro, evitare il benessere, decenni di benessere, dove per stare male bisognava impegnarsi. Non parliamo solo degli imprenditori, dei bottegai, di tutti quelli che in più di mezzo secolo hanno preso e forse messo via danaro a palate: nell’era dei boomer anche la classe lavoratrice riusciva a comprarsi la casa, a volte persino due. L’operaio si comperava l’auto, magari pure senza leasing e maxirata usuraia finale, e poi andava pure a sciare – tutte cose che ho fatto in tempo di vedere con questi miei occhi.
Tale cuccagna, ora lo possiamo dire, ha avuto effetti distruttori sulla società umana. Il consumismo ha eroso lo spazio del sacro, come sa chiunque sia mai andato ad un grande concerto (modello Woodstock: alla fin fine, nient’altro che un ritrovo massivo di consumatori di dischi) o chi noti il culto che esiste attorno a certi marchi (Apple, per esempio, con gli adesivi della mela dietro a tante utilitarie e non solo). E senza il sacro, e senza il santo, cosa può diventera la realtà se non il contenitore del Male?
La generazione boomer, che ora rivendica di doversi godersi al massimo gli anni della pensione «perché abbiamo lavorato» (con lauti risparmi custoditi gollumescamente in banche che a volte poi li fregano), ha prodotto il mondo in rovina che abbiamo qui dinanzi a noi. È una generazione a cui è stata fatta trovare la pappa pronta – per questo, forse non è mai davvero cresciuta, con il fenomeno incontrovertibile dei vecchi che, tra capricci ed egomanie disperanti, si comportano come bambini.
E quindi eccoteli con la macchina nuova di zecca, usata per fare qualche migliaio di chilometri l’anno, eccoteli a Sharm-el Sheik, in Nepal, a Lanzarote, nella casa in montagna, eccoteli che bisbocciano ai tornei di burraco, eccoteli che intasano le stazioni termali – mentre chi è venuto dopo di loro lavora e fatica a sopravvivere, tra salassi energetici e fiscali, e una congiuntura economica che, lo sappiamo, è in realtà un aperto programma di sterminio della classe media e dell’umanità in generale.
I boomer hanno vissuto decenni e decenni di crescita economica, senza praticamente mai avere dovuto affrontare un vero conflitto – con l’eccezione di qualche boomer americano che è andato in Vietnam, per poi tornare e trasformare la questione in una lagna dalla quale non è possibile imparare nulla, e infatti eccoti l’Iraq e l’Afghanistan inflitti alla generazione successiva. In realtà è peggio di così: boomer italiani non hanno avuto il Vietnam, per cui si sono dovuti inventare una guerra loro, gli anni di piombo, definiti giustamente da alcuni come una «guerra civile a bassa intensità».
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La lista dei danni cosmici prodotti dai boomer non è breve.
I boomer hanno subito adottato, con gran voluttà, la rivoluzione sessuale – anzi, ci hanno sguazzato dentro, oscenamente. «L’amore libero» che hanno cantato e praticato da ragazzi ci ha dato divorzi di massa, omosessualità (cose che sono, come sappiamo, correlate), epidemie globali di malattie veneree (correlazione, sempre), pornografia e adulterio e disperazione, via via ramificando in milioni vite spezzate, e milioni di bambini con la psiche segnata, pronti a ripetere ciclicamente i cortocircuiti una volta divenuti genitori.
I boomer hanno fatto l’occhiolino alla droga libera, che si è trasformata in qualcosa di ancora peggiore: la droga farmaceutica, la droga psichiatrica, e degli otto milioni di italiani sotto psicofarmaci – e quindi, riteniamo, a rischio di violenza contro di sé e contro i famigliari e il prossimo – siano della generazione narcisa e perduta.
I boomer hanno accettato, senza batter ciglio, Israele e le sue guerre: solo ora, con Gaza (ma Sabra e Shatila, qualcuno ricorda? Cosa dissero all’epoca?), l’ultimo dei massacri, la gente si sta svegliando, ma sono le nuove generazioni: è questo il pensiero che sta facendo il potere ebraico, comprando ora TikTok e testate Millenial, perché sa che una volta estintisi i boomer, indottrinati e indottrinabili bovinamente con la TV, il sostegno dell’opinione pubblica per lo Stato Giudaico sarà finito.
I boomer hanno permesso il dominio della NATO sull’Europa, con il risultato che nell’ora in cui l’Alleanza Atlantica, quella sì, dovrebbe essere andata in pensione, essa ci porta una crisi economica infinita (senza gas russo, crediamo che vivere costerà meno?) e il rischio pantoclastico di apocalisse nucleare mai tanto vicino alle nostre esistenze.
I boomer hanno permesso, in scioltezza, che i loro Paesi fossero invasi da milioni di forestieri con intenzioni platealmente criminali, e non hanno alzato un dito contro questo abominio. Anzi: privati della morale cristiana, eccoteli a fare i caritatevoli verso le orde di invasori, con la pietà pelosa verso i distruggitori della civiltà come unico motto spirituale rimasto, quello che poi giustifica la continua delizia della vita comoda ed abbondante.
I boomer hanno approvato, felici felici, il figlicidio: anzi hanno votato in massa per legalizzarlo. L’idea, vediamo oggi, rientra perfettamente nel disegno: tanti si stanno «godendo la pensione» perché anni fa hanno ucciso i loro figli prima ancora che nascessero. Sacrifici umani per andare al mare, che sia in vacanza o in pensione – la menta egoriferita di questa generazione è arrivata a questo abisso indicibile, e certo ha contagiato anche la successiva. Di qui la degradazione morale che ha intaccato i più giovani, giù sino al nichilismo assassino che riempie le cronache nere al di fuori degli ambulatori frulla-feti.
I boomer hanno accolto, in grande serenità, il Concilio Vaticano II. E ci crediamo: azzerare il cristianesimo significa togliere ogni responsabilità personale, rendere il paese della Cuccagna pinocchiesca, della goduria e del consumo ad infinitum una condizione legittima, lo stato di default della società in cui credono di vivere. Il risultato è che molti non sanno nemmeno di cosa sto parlando, e di quale immane conseguenza il Concilio ha avuto sull’umanità, di fatto alterando profondamente il codice del suo sistema operativo, liberando il diavolo e l’inferno dicendo che essi non esistono.
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Desacralizzando il mondo, essi hanno desacralizzato la loro stessa vita: ed eccoci alla fine vera della crociera, che diventa anche quella programmabile con l’aiuto dello Stato moderno – ecco l’eutanasia, il suicidio assistito, il MAiD canadese che uccide ormai una persona ogni 25 e oltre. È l’egoismo arrivato al suo apice satanico: sono padrone di qualsiasi cosa, compresa soprattutto la mia vita, che è stata bene spremuta, e quindi, invece di soffrire, mi faccio uccidere, beninteso sempre comodamente e col danaro del contribuente, come con i lustri di ferie pensionistiche.
Il boomer consuma e crepa, e tutto alle spalle dei figli e dei nipoti, che non hanno avuto nemmeno una fetta della fortuna della generazione egotista, e che sembrano non in cima ai pensieri: se la vita è godimento, perché pensare alla discendenza? Perché pensare al futuro, al tempo in cui non ci saremo più? Perché pensare a tramandare – saggezza, stabilità, vita – a chi viene dopo di noi, magari pure con il nostro stesso sangue?
Qui torna la questione del feticidio. L’aborto altro non è che un abuso assassino del più forte verso il più debole, l’indifeso – allo stesso modo, i boomer vivono con prepotenza a discapito di quanti, con meno fortuna, sono costretti a vivere il tempo di incertezza e povertà creato dai boomer stessi: un atto soverchiante, una sorta di «diritto del più forte» della jungla della democrazia terminale, dove vige la primazia totale del più privilegiato, perché boomer o immigrato che sia, due categorie che si danno come immagini chirali della distruzione anarco-tirannica in caricamento.
Lo sappiamo, non tutti sono così. Anzi, diremo di più: chi legge questo sito, con buona probabilità non è un boomer, anche se ci avesse l’età. Perché se siete qui è perché sapete che importante non è la crociera INPS, ma la continuazione dell’essere, del vostro essere, cioè la vostra famiglia, e se non ce l’avete, dell’umanità che sta attorno.
Perché quella boomer, e crediamo sia lampante, è la generazione della Necrocultura; i loro piaceri sono un rischio per l’umanità intera, e non scherziamo – è evidente quanto essi siano connessi al piano di morte che ci è stato preparato.
Ci era stato detto che la generazione successiva ai boomer era la prima a essere più povera della precedente. Il problema è che anche i boomer lo sanno, perché vedono i propri agi, e gli sforzi immani di coloro ai quali è toccato questo tempo – tuttavia, non gliene frega niente. I boomer sono la prima generazione che sa perfettamente che quelle dopo staranno peggio, e va bene così.
Sta scritto: «siate irreprensibili e schietti figli di Dio, senza biasimo in mezzo a una generazione prava e perversa, fra cui voi risplendete come luminari nel mondo» (Fil 2, 15).
Cerchiamo di resistere, sì: anche se sappiamo che la nave della società umana è compromessa, è stata guastata dai parassiti perversi, da una generazione di merda che riuscirà a far danni anche da estinta.
Roberto Dal Bosco
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Immagine di Flowering Dagwood via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
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Halloween, la festa di sangue è di nuovo qui
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Necrocultura
La guerra occulta oltre l’aborto
Renovatio 21 pubblica la trascrizione dell’intervento del direttore Roberto Dal Bosco al convegno della giornata contro aborto ed eutanasia a Verona, Santuario Madonna di Lourdes, il 12 settembre 2026.
Buonasera,
Ringrazio la Confederazione, ringrazio il professor Viglione e ringrazio soprattutto Alfredo, che collabora con Renovatio 21 e che sta portando avanti con noi la battaglia sulla morte cerebrale. Stiamo capendo solo adesso quanto sia importante questo concetto, come diceva prima Alfredo.
Dirò cose terrificanti, offensive. Qualcuno di voi resterà offeso e magari vorrà lasciare la sala. È successo nel bresciano qualche mese fa: quello che dicevo non era stato accettato da una parte del pubblico. Vi chiedo la cortesia di praticare la correzione fraterna alla fine, quando ci saranno le domande. Io sono qua. Se ci sono cose particolarmente brutte, possiamo anche vederci fuori, perché questo è un luogo sacro. Per il resto, cerco di esprimere il mio pensiero e la mia analisi della situazione che osservo da decenni.
Ho intitolato questo intervento «La guerra occulta oltre l’aborto» perché sta succedendo molto di più dell’aborto. L’aborto, nel contesto attuale, è in verità uno stalking horse, una bella espressione angloide che in italiano rendiamo con «specchietto per le allodole», ma che in inglese rende molto meglio: è un bersaglio finto, un cavallo finto che ti mettono lì, così tutti tirano sul cavallo mentre la manovra viene fatta da un’altra parte. È un modo per rubare la nostra attenzione. Tra poco vi spiegherò, anche con dei numeri, che è proprio così.
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Ci sono associazioni e movimenti che si occupano di aborto a tempo pieno. Per esempio c’è una famosa associazione che, con tutto il lavoro delicato che fa, ha scelto di aprire una specie di negozio, con le vetrine sulla strada e le insegne luminose, magari anche lampeggianti. Non ho mai capito perché. Poi, ogni tanto, arriva una lesbica femminista arrabbiata che tira un uovo, finiscono sui giornali e partono le mail che chiedono soldi per combattere l’aborto, il gender e tutte queste cose. In tanti anni, non so quanti di voi hanno visto qualche risultato, magari anche mandando soldi.
In teoria, però, non siamo gli unici a occuparci di aborto. Un personaggio della stessa associazione, che nel 2022 fu anche eletta parlamentare, ma poi dovette lasciare il posto a Bossi, lavora per l’associazione Pro Vita e dice che sono le abortiste a voler modificare la 194. Quindi abbiamo i pro-vita che non vogliono modificare la 194. È un paradosso non nuovo che non so quanti di voi conoscano: è il paradosso stesso della legge 194, una legge genocida, autogenocida, assassina, che però fu fatta dai democristiani. Questo è il problema.
Voi sapete che esiste un libro che non tutti possiedono, io sì: Aborto, facciamolo da noi, curato da Eugenia Roccella negli anni Settanta, in cui si spiegava come fare l’aborto. È esattamente il manuale del boninismo, cioè di quello che faceva alla fine la Bonino, che si è vantata di aver ucciso 10.700 bambini. Lì era spiegato tutto: come funzionava l’aborto, il ruolo politico che aveva, e addirittura che si mettevano gli specchietti davanti alle donne che abortivano perché era una questione di autocoscienza. Vi erano le stupidaggini dell’idolatria marxista, dei gruppettari del tempo. Tutto questo orrore l’ha scritto questa signora, che adesso è ministro della Famiglia nel governo Meloni.
Non mi risulta, ma ditemi se sbaglio, che abbia mai detto: «Ripudio tutto, mi sono convertita, viva Maria, viva Gesù». Magari mi sbaglio io. Tuttavia, lei era stata inserita prima nel PDL, con Berlusconi, e le avevano fatto presentare il famoso Family Day, un altro grande stalking horse, un’altra grande gestione di cervelli per conto terzi. Le hanno detto: «Tu sei l’uomo di questo porporato». L’hanno messa nel PDL, poi lei ha tradito Berlusconi e ha fatto il famoso Nuovo Centrodestra, che ha fatto il governo con Renzi: lo sapete tutti, la storia con Letta, con Renzi, etc. A un certo punto, nel 2018, si era inabissata, nessuno la votava più, la Roccella era sparita. Poi, nel 2022, salta fuori con la Meloni.
Il motivo per cui risalta fuori e viene fatta direttamente ministro della Famiglia, con una prima dichiarazione del tipo «le famiglie gay non sono di mia competenza», è probabilmente che dietro c’è questo network democristiano che sta dietro alla Roccella e che la Meloni conosce, per ringraziare i cardinali di cui parlava prima il professore, quei porporati che alla fine sono d’accordo con l’aborto. Lo stesso Ruini, che gli ebeti di sinistra pensano sia il demonio tradizionalista cattivo, tante volte ha detto che la 194 non si tocca. L’ha ripetuto tantissime volte, perfino in televisione a Giuliano Ferrara, se non sbaglio nel 2008. Questa è la quota vescovile che c’è nel governo.
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Ci sono poi altre associazioni, altre realtà pro-life che qualcuno qui conosce, con contraddizioni simili sull’aborto. Questa che vedete in diapositiva è l’ultima Marcia per la vita fatta durante la catastrofe pandemica. Che cosa è successo? Un signore molto semplice, molto bravo, di buon cuore, marchigiano credo, è andato alla Marcia per la vita con un cartello dove c’è scritto: «No ai vaccini fatti con i feti abortiti». Se c’è un momento in cui l’aborto doveva diventare il pensiero fisso di tutta l’umanità, e in particolare di quella cattolica, è stato durante la pandemia.
Lasciatemelo dire, perché la battaglia sull’uso dei feti abortiti nei vaccini ho cominciato a fiutarla nel 2014. Nel 2017, con la legge Lorenzin, sono entrato proprio nel vivo, perché avevo anche il bambino da mandare all’asilo: o davo il marchio della bestia biologico a mio figlio, o non poteva andare all’asilo. Nel 2019 abbiamo organizzato, come Renovatio 21, a Roma, l’unico convegno che sia stato fatto sul tema, col cardinale Burke e ricercatori italiani e americani. Il problema lo conosco bene.
Quando poi è saltato fuori il vaccino Pfizer, e tutti gli altri vaccini, quasi tutti erano fatti con cellule di feto abortito. Vi dico anche la linea cellulare: l’MRC-5, e, se volete quello russo o l’AstraZeneca, un’altra linea di feto abortito che si chiama HEK293. Era chiaro che il tema di una manifestazione contro l’aborto fatta durante la pandemia doveva essere i vaccini. Tanto più che la stessa organizzazione, quando feci la conferenza col cardinale Burke, pubblicò un articolo complimentandosi: lo scrisse Alfredo, mi ero dimenticato di questa cosa. Ad ogni modo, è sparito dal sito dell’associazione.
Insomma, tra le varie realtà che si intestano la battaglia sull’aborto c’è qualche problema, anche perché poi non si descrive bene l’aborto stesso. Ripeto, secondo me l’aborto è retroguardia, è una fregatura. Ma se parliamo proprio dell’aborto, voi sapete che adesso c’è la RU486, la famosa pillola della morte, e sapete che la sua adozione è stata molto lenta. C’era Silvio Viale, il medico che adesso ha qualche problema a Torino, dove ha le Molinette: è successo questo e quello. Alcune delle persone che abbiamo visto prima, abbiamo scoperto anni fa, avevano votato in commissione perché la RU486 andasse negli ospedali. La storia è stata stranissima.
Ebbene, vi do un dato per capire come funziona. Noi ci immaginiamo sempre l’aborto come una cosa chirurgica, il metodo Karman, Emma Bonino eccetera. In verità il 59,4% dei 65.746 aborti del 2023, ultimo dato disponibile dal Ministero, è fatto con la pillola RU486. Nessuno dei gruppi pro life che avete visto finora vi racconterà quello che sto per dire, cioè un’immagine di verità che voglio che vi si stampi nella testa, a meno che non ci sia già. Se qualcuno vomita, non mi interessa.
La RU486 è fatta di due pastiglie: una serve a uccidere il feto, l’altra a farlo espellere. Dove viene espulso il feto? Sei in ospedale, ma anche così, siccome la pillola viene assunta a casa, e durante la pandemia –questi numeri sono finti, perché sappiamo che le pillole RU486 si possono ordinare per posta, via internet, come qualsiasi altra sostanza, e vi arrivano a casa… C’è stato un caso clamoroso nel padovano, durante la pandemia: una ragazzina prende la pastiglia e partorisce, scende il feto e lo mette, credo, in giardino. Ai feti nel giardino ci arriviamo dopo. Normalmente, se si prende da casa, il feto finisce nel water.
Già quella è un’immagine precisa, che ha una sua diabolicità molto ironica, molto plastica. Prima si parlava un po’ dell’Imago dei, no? Ma in realtà il feto non finisce nel water, nel senso che tu lo vedi lì, sperando che non ci siano anche altri residui, poi tiri l’acqua. E quando tiri l’acqua, dove finisce il feto? Voi sapete che i feti sono ricchi essenzialmente di cellule staminali, di cui vanno a caccia gli atleti, i ricconi di tutti i tipi. alcuni Paesi permettevano, di andare a farsi una bella iniezione di staminali, forse anche embrionali, per il ginocchio, se avevi dei problemi ed eri un campione di qualche sorta.
I topi, le rane, i pesci, gli insetti: secondo me i topi sicuramente sono in grado di sentire le staminali, di odorare che quella è carne di prima qualità. Quindi il nostro feto espulso con la RU486 finisce divorato dai topi di fogna, dai pesci e da tutti gli altri animali che potete pensare che stiano nelle fogne. Immaginate: da una parte Gesù bambino, il bue, l’asinello; dall’altra le fogne, con dentro un feto che viene divorato dagli animali più schifosi. Questa è la realtà della RU486. Purtroppo nessuno ve la racconterà mai.
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Ma andiamo oltre. C’è una realtà numerica incontrovertibile, per la quale dobbiamo capire che l’aborto è uno specchietto per le allodole. Se calcoliamo il numero di embrioni uccisi in Italia (nel mondo non ne parliamo), l’aborto non è il primo modo in cui si uccidono gli embrioni. Parlo di quella cosa che non definiscono persona: la Corte Costituzionale nel ’75 diceva che non è persona perché nelle prime settimane no, ma dopo tre settimane e un giorno sì, tre settimane e tre minuti no. Ebbene, è la provetta che uccide più embrioni di tutti.
Poi parliamo della provetta, ma aggiungiamo una cosa: non sappiamo bene che cosa siano queste persone fatte in provetta. Non c’è una teologia della provetta, e ci arriviamo, ancora chiara. La riproduzione artificiale è finita nei LEA con la Lorenzin; è finita anche con Zaia come intervento sanitario pubblico, a spese nostre. Questo crea una quantità di embrioni sovrannumerari che fanno la seguente fine. Forse due di questi destini voi li conoscete; un terzo forse ve lo rivelo io per la prima volta oggi.
Il primo: gli embrioni vengono scartati, e questa è già una genetica nazista. Vengono guardati al microscopio: questo ha i metaboliti, questo non li ha, questo va via. Nota bene che gli scienziati hanno scoperto negli ultimi anni che alcuni embrioni che sembravano non promettenti poi vengono fuori come bambini normali. Gli scienziati hanno dato loro addirittura un nome, «embrioni mosaico», perché non riescono a concepire che la natura segua piani sconosciuti alla scienza. Idioti.
Altri embrioni vengono impiantati ma muoiono nell’impianto. Altri ancora, e questo è il terzo caso (in verità c’è anche un quarto), vengono impiantati e non muoiono. Qui ci sono due diramazioni: o diventano gemelli, oppure diventano chimere. Qualcuno sa cos’è una chimera? Vabbè, non vedo mani alzate. I movimenti pro life che non vi hanno mai parlato della realtà delle cose: la grande produzione di morte di embrioni in Italia, che dovrebbe interessare agli antiabortisti, crea mostri genetici. I due embrioni che sopravvivono si fondono, uno si sottomette all’altro, e viene fuori un essere umano che ha due DNA. In biologia questa si chiama chimera.
Ci sono quindi persone che hanno un codice genetico per una parte del corpo, mentre alcuni organi, per esempio l’apparato sessuale, hanno un altro codice genetico. In America ci sono vari casi di persone che non risultano genitori dei propri figli: scoprono di avere un fratello che non hanno mai avuto e mai visto quando salta fuori un test genetico, con la polizia che magari li porta via e li incrimina pure, perché dice: «tu hai rapito questo bambino, il figlio di tuo fratello». In altri casi, peggiori, nelle chimere umane abbiamo la crescita di occhi, capelli, muscoli appena sotto la pelle e sopra le persone. È una condizione che in natura esiste, in alcune scimmie di più, ma che con la fecondazione artificiale, dove butti dentro tutti questi embrioni, viene chiaramente moltiplicata. Anche questo non ce lo dicono.
Poi c’è il quarto destino dell’embrione: finire nel limbo dell’azoto liquido. Vengono crioconservati. Voglio notare che siamo in ambiente cattolico e non c’è neanche qui una teologia della crioconservazione: non sappiamo se siano vivi o morti, sono in un limbo vero. Nessuno ci ha mai messo davvero la testa, né a livello filosofico, né soprattutto a livello accademico-religioso. In Italia parliamo di 90-120.000 embrioni conservati: è l’ultima stima, fatta da una brava giornalista che si chiama Gioia Locati, che è andata in giro a prendersi un po’ di numeri. Sono 120.000 embrioni che stanno in azoto liquido in un frigo e non si capisce bene che fine faranno.
Qua andiamo veloci. Ci allontaniamo un attimo dall’aborto e arriviamo all’eutanasia, che nella regione in cui siete adesso è un fatto. Voglio farvi notare una cosa che ha un significato particolare. Zaia, che adesso non è più governatore, non è più presidente della Regione, ma è capo della giunta regionale, è stato lui a spingere, in maniera sospetta secondo qualcuno, questa legge. È una persona che viene dalla Lega, da un mondo da cui non ti aspetteresti che faccia il gioco aperto dell’Associazione Luca Coscioni. Ebbene, Zaia, quando è stato eletto nel 2010, in un momento meraviglioso di concordia con i neoeletti governatori della Lombardia, Maroni, e del Piemonte, Cota, tutti della Lega, come prima cosa hanno tolto insieme la RU486 dagli ospedali.
Uno si chiede: come riconciliamo questa cosa? Com’è che quello che ha introdotto l’eutanasia in Veneto la settimana scorsa era partito togliendo la RU486 dagli ospedali? La risposta è semplicissima. Dove non c’è un pensiero profondo, dove non c’è una fede, dove non c’è il soprannaturale nel pensiero di chi ci governa, di chi fa scelte qualsiasi, quello che si ottiene per forza è degrado, decadenza e la morte di massa che stiamo vedendo adesso.
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Poi abbiamo visto che la morte va avanti, c’è la predazione degli organi. Qui ha spiegato tutto Alfredo nell’intervento di prima. Non pensiate che questi demoni siano semplicemente una cosa che sta lì in aria: se faccio un incidente stradale, tornando a casa, è molto probabile che debba averci a che fare, nonostante io abbia dichiarato in tutti i modi che non voglio che mi si espiantino gli organi. Che è essenzialmente un altro aborto, di persone più o meno innocenti: forse non innocenti come effetti, ma in alcuni casi sì, anche di più, magari un santo. Può essere squartato. È il permesso di squartare una persona che non lo desidera, una persona più debole. È un altro grande capolavoro del sistema della morte.
Andiamo ancora più avanti. Non solo nel Massachusetts, come si diceva prima, c’è stata la firma della legge per l’aborto a termine, cioè fino a nove mesi. Ma c’è anche quello che sta succedendo adesso in Massachusetts, che ritengo veramente uno spartiacque, anche se non abbiamo tempo di parlarne: c’è questa signora che, sotto l’influsso degli psicofarmaci quanto volete, ha strangolato i suoi tre figli, e tutti sono d’accordo, fanno il tifo, dicono che vogliono liberarla.
Cito la Pontificia Accademia per la Vita, quella di Paglia, che in un libro dell’anno scorso dice che la procreazione assistita omologa, nelle sue forme, è di per sé una terapia, quindi di fatto è lecita. Una volta, quando si andava dal papa, si controllava che la moglie fosse la moglie, non la seconda moglie. Questi invece che vedete proiettati sono i figli di Musk, tutti fatti in provetta, con il pontefice. Attenzione: Musk vuole l’aumento della popolazione, ma tutta fatta in provetta.
Se non lo conoscete, lo conoscerete tra poco, o forse non lo conoscete più: questo è He Jiankui, il cinese che ha fatto le prime due bambine con il CRISPR, con l’ingegneria genetica. Diceva: «Così le ho salvate dall’AIDS, perché ho tolto [il recettore dell’HIV?]». In verità poi si è scoperto, e questo non l’ha detto nessuno, che lo stesso gene genera anche una memoria più forte, quindi ha creato due super bambine.
Qui avrei tante cose da dire, ma in verità parliamo essenzialmente di necrocultura. Tutto quello che abbiamo detto è necrocultura, la cultura della morte: abbiamo coniato questa parola. Se parliamo dei feti, succedono tutte queste cose: 34 bambini sepolti nel giardino di una dottoressa in Polonia; un altro caso in Pennsylvania, negli stagni; in Germania ce ne sono state una quantità. C’è tutta questa strana faccenda che riguarda i feti trovati in giro, come questo abbandonato sugli scogli.
Gli ultimi minuti li uso per spiegarvi due fenomeni che ho osservato negli anni e a cui non è stata data abbastanza attenzione. Il primo è il caso di Granarolo, a Bologna. Un ragazzo sinti va in un deposito di rifiuti, gestito da altri, si avvicina a dei barili perché probabilmente deve smaltirli, ne apre uno, e ce ne sono parecchi, e salta fuori che nel liquido galleggiano dei feti. Quanti? Non hanno detto: bisogna moltiplicare il numero di feti per i barili.
Da dove venissero, anche lì hanno tenuto il riserbo fino alla fine, fino a che non hanno spento completamente la storia, e hanno detto: «Sì, sì, vengono dal Sant’Orsola di Bologna», ospedale importante per la storia dell’aborto, perché ci stanno dei professori particolari. C’era il professor Flamigni che ha fatto anche il primo utero extracorporeo. Questa storia è sparita, eppure ci sono parecchie questioni: ci sono leggi che questa cosa infrange. C’è la legge, per esempio, sull’uso dei cadaveri.
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In verità era questa la cosa per cui probabilmente Alfredo mi aveva chiamato a parlare. Questo è il caso più sconosciuto e secondo me più interessante riguardo ai feti e all’aborto. Se uno segue un po’ le cronache locali (attenzione, non sono cose che finiscono sulle cronache nazionali), quello che accade è che ciclicamente, da quasi trent’anni, saltano fuori storie del genere: si trovano feti imbarattolati, sepolti sottoterra, dove c’è un po’ di verde, sia fuori città sia dentro città.
Terlizzi, Bari, 2006, cimitero: trovato sotterrato in modo maldestro un barattolo di vetro contenente un feto maschile di circa tre mesi, conservato in formalina. La Procura di Trani apre un fascicolo per occultamento di cadavere a carico di ignoti, e brancola nel buio ancora adesso.
2017, Benevento: rinvenimento di un barattolo di vetro con all’interno un oggetto dalle fattezze di un feto umano, vicino a un fiume, in campagna. Poi i carabinieri, mi sembra, hanno detto: «No, no, era un guanto, ci siamo sbagliati». Perché la notizia, quando esce, finisce su tutti i giornali locali, che vendono più copie così, la mettono in prima pagina, in locandina, e poi salta fuori la smentita. Qualcuno aveva seppellito un guanto dentro un barattolo e sembrava un feto: un guanto a forma di feto, di quelli che non compri neanche su Temu.
2017, cimitero di San Marco, Perugia: il custode segnala un barattolo abbandonato in un loculo, con all’interno un probabile feto umano.
Torino 2019: un passante ritrova in piazza Benefica un contenitore trasparente con un feto di 10-15 settimane conservato in liquido. I carabinieri indagano, qui, essendo al Nord, si muove anche la magistratura. Poi, come sempre, grande panico negli articoli, e poi salta fuori che il magistrato, secondo Repubblica, avrebbe trovato che il feto veniva dal Sant’Anna. Una volta capito l’ospedale da cui proviene, la storia è finita. Non ci si domanda chi sia la madre, perché sia uscito, come sia uscito dall’ospedale, se è uscito dall’ospedale, per chi sia stato messo lì e perché. Il magistrato dice che al Sant’Anna sono preservati alcuni esemplari anatomici particolarmente significativi dal punto di vista scientifico, con la prospettiva che in futuro possa essere allestito un piccolo museo in cui esporre questo tipo di campioni. Questa è Repubblica, questa è la magistratura italiana più Repubblica: abbiamo trovato un feto, non sappiamo chi è, non sappiamo chi l’ha fatto, non sappiamo come sia uscito dall’ospedale, non sappiamo per chi e perché sia stato messo lì, però ci faremo un museo.
2023, Bassano: operazione antidroga tra i cespugli, i carabinieri trovano un feto sepolto. Anche lì succede un’altra cosa: spunta la pista satanica sui giornali, poi sparisce immediatamente. Continuano a saltare fuori questi feti nei barattoli.
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Uno si chiede, e andiamo verso la conclusione, che cos’è questa cosa, e io rispondo come mi rispondo sempre. È chiaro che una società che si decristianizza è una società che si ripaganizza, e il paganesimo, come è stato detto prima, che cos’è? È qualcosa di basato sul sacrificio umano, quindi è chiaro che si torna al sacrificio umano.
Tutto quello che abbiamo visto prima è il ritorno al sacrificio umano: l’eutanasia, la morte cerebrale, le provette, tutto quello che volete. Ma perché i barattoli, perché interrarli, perché metterli in giro? Ho solo delle ipotesi.
Noi cristiani abbiamo i capitelli. Che cosa sono i capitelli? Sono delle edicole, una specie di segnaposto che irradiano: avete presente le signore che vanno a pregarci nel mese di maggio, dove si fanno le messe. Questi forse sono capitelli del male, capitelli di una realtà che io dico addirittura post satanista, non più satanista. Chi li mette? Chi li fa? Se c’è una regia, perché non sono d’accordo su questa cosa, ma sono tanti casi, sono delle antenne. Stanno dicendo, piazzandole in ogni punto: qui irradiamo l’aborto, perché quelli sono aborti, irradiamo la cultura del male.
Questo è tutto quello che avevo da dirvi, pregandovi di combattere la Necrocultura, di combattere questo che abbiamo visto e che non possiamo definire in altro modo che regno sociale di Satana, e di combattere lo Stato moderno.
Il nostro Stato vuole dare i funerali di Stato a Emma Bonino, ed è giusto che lo faccia, perché quella è la vera funzione dello Stato: è la vostra morte, è la vostra distruzione. Lo Stato moderno funziona così: è una macchina, non pensa alle persone, pensa al sistema, pensa alla macchina. È per questo che adesso abbraccerà l’intelligenza artificiale per ucciderci.
Questo è quanto avevo da dire. Vi ringrazio e mi scuso per aver tardato.
Roberto Dal Bosco
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Immagine di lunar caustic via Flickr pubblicata su licenza CC BY 2.0; immagine modificata
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