Connettiti con Renovato 21

Immigrazione

Il teorico della Grande Sostituzione bandito dalla Gran Bretagna. Dove però i mullah jihadisti stanno tranquilli

Pubblicato

il

Il governo britannico ha impedito al filosofo francese Renaud Camus, noto per la sua teoria della «Grande Sostituzione» migratoria, di entrare nel Regno Unito.

 

Il Camus avrebbe dovuto parlare su suolo britannico a una conferenza questa settimana, quando il suo visto è stato revocato dal governo di Londra, che in un’e-mail a Camus ha affermato che la sua presenza nel Regno «non era considerata favorevole al bene pubblico».

 

Il Camus è noto internazionalmente da lustri per il conio del termine «Grande Sostituzione», che descrive la sistematica sostituzione delle popolazioni occidentali con immigrati non occidentali. A differenza di vari commentatori, tra cui Renovatio 21, il Camus – che è un omosessuale proveniente dalla cerchia degli intellò parigini à la Roland Barthes – non ha mai affermato che la Grande Sostituzione sia un processo guidato da un singolo gruppo di persone.

Sostieni Renovatio 21

Camus attribuisce invece la causa della Grande Sostituzione alla diffusione di un atteggiamento da parte degli Stati che priva i singoli cittadini delle nazioni occidentali della loro identità unica e li fa apparire come unità identiche e intercambiabili con altre persone in tutto il mondo. Il Camus attribuisce lo sviluppo di questa idea al declino della religione, della democrazia, dell’industrializzazione e dell’intrattenimento di massa, tra gli altri fattori.

 

«Mi ha in un certo senso divertito» ha commentato il Camus in merito alla decisione del Ministero dell’Interno di impedirgli l’ingresso nel Regno Unito durante un’intervista di venerdì del canale britannico GB News. «Mi piace molto l’Inghilterra e, naturalmente, nella mia idea l’Inghilterra è il Paese della libertà di parola per eccellenza. È semplicemente divertente essere bandito per aver detto ciò che mi piace dire alla conferenza in Inghilterra».

 

«Probabilmente mi hanno bandito perché pensavano che fossi un avversario di ciò che sta accadendo in questo Paese, e lo sono decisamente» ha aggiunto il Camuso. «Penso che ciò che sta accadendo in Inghilterra, così come ciò che sta accadendo in Francia o in qualsiasi altro paese occidentale, sia un crimine».

 

«Sono molto in disaccordo con tutti questi governi e non mi sorprende che mi considerino un avversario, lo sono decisamente» ha concluso il filosofo.

 

Vauban Books, l’editore indipendente delle opere di Camus in inglese, ha affermato: «La decisione di escludere Renaud Camus dal Regno Unito è solo un’ulteriore conferma che quel Paese ha abbandonato i principi più basilari della democrazia liberale».

 

La situazione della libertà di parola nel Regno Unito ha ricevuto una rinnovata attenzione dopo la vittoria di Donald Trump alle elezioni dell’anno scorso, con il nuovo presidente, e in particolare il suo vicepresidente J.D. Vance, che hanno reso la promozione della libertà di parola un pilastro della politica estera degli Stati Uniti nei confronti dell’Europa.

 

Alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco di Baviera di febbraio, il vicepresidente Vance ha dichiarato ai politici europei che la minaccia più grande per l’Europa non risiede all’esterno dei suoi confini, da avversari come Cina e Russia, ma all’interno. Ha accusato i leader europei di essersi allontanati dai valori fondamentali che hanno reso grande la civiltà europea.

 

Durante la campagna elettorale, Vance aveva anche ipotizzato che l’America avrebbe ritirato il suo sostegno all’Europa se i suoi leader avessero continuato a censurare i giganti dei social media statunitensi, in particolare Twitter.

 

 

 

Il ministero dell’Interno britannico ha rifiutato di commentare la decisione di impedire a Camus di entrare nel Regno Unito. Curioso che nel Paese, invece, vivano e predichino in tranquillità mullah e imam jihadisti, che hanno fatto di alcune zone delle città britanniche, come Finsbury a Londra, delle No-Go Zone dove vige la shari’a ed è predicato l’odio contro gli infedeli, che di fatto li ospitano.

 

Chi al contrario dello scrittore francese ritiene che il processo di sostituzione etnica non sia la risultanza di fenomeni organici ma l’attuarsi di un programma preciso (anche vecchio di secoli) crede nel cosiddetto Piano Kalergi, dal nome del conte che propugnò il meticciato dell’Europa per renderne la popolazione più manovrabile. Il Kalergi è tuttora considerato come un nume tutelare dell’Europa moderna, come ha fatto capire di recente il democristiano Rocco Buttiglione.

 

Il concetto di sostituzione etnica è stato disconosciuto dalla sedicente destra attualmente al governo in Italia, con un ministro, già genero del presidente del consiglio, a dichiarare di non aver mai sentito parlare del conte Kalergi.

 

Il Camus prima del lancio della teoria del Grand Remplacement, era noto per la sua vita intellettuale fatta di incontri con artisti e scrittori (lo scrittore surrealista Louis Aragon, il semiologo Roland Barthes, la romanziera Marguerite Duras, il regista teatrale Bob Wilson, il pittore espressionista astratto Robert Rauschenberg, il pittore Cy Twombly, il duo artistico Gilbert & George, nonché Andy Warhol: tutti, in pratica legati al tema dell’omosessualità) così come per i suoi diari dove racconta di rapporti invertiti avuti con uomini – per lo più mai più riveduti – in vari Paesi, tra cui l’Italia, dove il Camus era stato borsista dell’Accademia di Francia di Villa Medici a Roma.

 

Il Journal romain («Diario romano») fu pubblicato nel 1987: facendo uscire a cadenza annuale i suoi giornali intimi, il Camus finì accusato per alcune frasi del diario 1994 di antisemitismo. Vari intellettuali suoi colleghi, tra cui Alain Finkielkraut, si schierarono in sua difesa.

 

Nel 2010 Camus salì alle cronache per la formulazione del concetto di Grand Remplacement, la Grande Sostituzione secondo cui è in corso la colonizzazione e riconfigurazione etnica della Francia da parte di masse afroislamiche immigrate. «La Grande Sostituzione è molto semplice. Ora c’è un popolo, e nello spazio di una generazione ce ne sarà un altro» ha sintetizzato lo scrittore. Tali posizioni gli fruttarono nel 2014 una condanna, con multa da 4000 euro, per incitamento all’odio razziale.

 

Il Camus vive in un castello della zona del Midi e ad inizio anni Duemila aveva fondato il Parti dell’In-nocence («Partito dell’In-nocenza») che sosteneva la coalizione dietro a Marine Le Pen nel 2012. Nel 2022 sostiene invece la candidatura dello scrittore anti-immigrati Eric Zemmour.

 

La Grande Sostituzione da concetto utilizzato per screditare i conservatori e additarli come «complottisti» è oramai una realtà ammessa dalla stessa sinistra-establishment.

 

Come riportato da Renovatio 21, un mese fa è stato calcolato che la sinistra tedesca sarebbe al 70% se avessero votato solo i musulmani. Medesimo fenomeno osservato in Isvezia, dove, su 10 milioni di abitanti, gli immigranti che possono votare sono oramai oltre un milione.

Aiuta Renovatio 21

La questione della «Grande sostituzione elettorale» è stata discussa recentemente anche negli Stati Uniti, con la stampa che ha ammesso come l’amministrazione Biden abbia accelerato l’immigrazione per «rimodellare l’elettorato».

 

Il francese non è l’unico a parlare dell’urto distruttivo della migrazione di massa.

 

Un notissimo collega di Camus, il romanziere Michel Hoellebecq, due anni fa ha dichiarato che «la grande sostituzione è un fatto. L’Europa sarà spazzata via dall’immigrazione». L’autore francese aveva già dato un affresco estremamente dettagliato e futuribile dell’islamizzazione della Francia e dell’Occidente nel suo libro Soumission, in italiano Sottomissione, dove immaginava una Francia completamente sottomessa all’Islam nel giro di pochi anni.

 

Come riportato da Renovatio 21, un sondaggio del 2022 rivelava che due terzi dei cittadini francesi teme la Grande Sostituzione.
Renovatio 21 crede che, più che la Grande Sostituzione, sia ora da esaminare un effetto più concreto del processo in corso, ossia l’avvio della società occidentale verso l’anarco-tirannia.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di Renaud Camus via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic

 

 

Continua a leggere

Immigrazione

Relativismo culturale e anarco-tirannia: sikh in ospedale col coltello archiviato dal giudice. Prossima fermata poligamia?

Pubblicato

il

Da

La Procura della Repubblica di Rovigo ha comunicato di aver richiesto l’archiviazione per particolare tenuità del fatto, ai sensi dell’articolo 131 bis del Codice penale, del procedimento a carico di un cittadino indiano nato nel 1981, indagato per il reato di porto abusivo di armi od oggetti atti a offendere, previsto dall’articolo 4 della legge 110 del 1975.   La comunicazione è stata diffusa dal Procuratore della Repubblica di Rovigo che ha ritenuto opportuno chiarire gli sviluppi dell’inchiesta e le ragioni alla base della richiesta avanzata al giudice per le indagini preliminari.   La causa di non punibilità per «particolare tenuità del fatto», introdotta dal legislatore nel 2015 con finalità deflattive, presuppone l’accertamento della sussistenza del reato e della responsabilità dell’autore, consentendo tuttavia l’esclusione della punibilità quando la condotta presenti una minima offensività e non abbia carattere abituale. Il relativo provvedimento viene inoltre iscritto nel casellario giudiziale.

Sostieni Renovatio 21

Le indagini erano state avviate dopo che l’uomo si era recato presso l’Ospedale di Adria per la necessità di una prestazione sanitaria, portando con sé un pugnale Kirpan (oggetto sacro che il fedele sikh deve tenere sempre con sé), che aveva tenuto addosso per ragioni religiose anche durante un esame radiografico.   La circostanza era stata segnalata dall’ospedale ai Carabinieri di Adria, che, insieme ai militari della Stazione dei Carabinieri di Pettorazza Grimani, avevano proceduto a una perquisizione presso la residenza del soggetto indagato.   Nel corso dell’attività era stato rinvenuto e sequestrato il pugnale in questione, caratterizzato da una lama della lunghezza di 7 centimetri. Secondo quanto riferito dallo stesso indagato alla polizia giudiziaria, l’arma era detenuta per ragioni religiose. Dalla perquisizione, è stato fatto sapere, non era emersa la disponibilità di ulteriori armi né di altri oggetti illeciti.   La richiesta di archiviazione per particolare tenuità del fatto è stata motivata dalla Procura considerando il limite edittale della pena, la limitata offensività della condotta, il mancato utilizzo del pugnale per finalità minacciose o aggressive e l’assenza di precedenti penali o di polizia a carico dell’indagato.   Tutti questi elementi, secondo la Procura della Repubblica di Rovigo, consentono di richiedere al GIP l’archiviazione per particolare tenuità del fatto prevista dall’articolo 131 bis del Codice penale. La norma prevede infatti che, per i reati per i quali la pena detentiva non è superiore nel massimo a cinque anni, la punibilità possa essere esclusa quando, per le modalità della condotta e per l’esiguità del danno o del pericolo, valutate ai sensi dell’articolo 133, comma 1, del Codice penale, l’offesa risulti di particolare tenuità e il comportamento non sia abituale.   Contestualmente, la Procura di Rovigo ha richiesto al GIP anche la confisca e la distruzione del pugnale, in quanto corpo del reato.   L’archiviazione per «particolare tenuità del fatto» nel caso del kirpan portato in ospedale ad Adria è, formalmente, una scelta processuale. La Procura di Rovigo riconosce il reato di porto abusivo di oggetto atto a offendere, chiede la confisca del pugnale, ma ritiene l’offesa così lieve da non meritare pena.   Tuttavia, il messaggio che arriva fuori dal palazzo di giustizia è un altro: in certi luoghi e per certe appartenenze la legge ordinaria si piega. Il tutto in un contesto dove la violenza da coltello immigrata è un pattern riconoscibile in tutta Europa.   Il kirpan non è un souvenir, né un crocifisso. È un’arma da taglio: un cittadino italiano che entrasse al pronto soccorso con un coltello da 7 centimetri, invocando tradizione familiare o «uso personale», non otterrebbe probabilmente la stessa indulgenza. Il fenomeno è chiamato relativismo culturale: il principio secondo cui le regole comuni valgono meno quando chi le viola può esibire un’identità collettiva. Non si tratta più di tolleranza, ma della formazione una gerarchia implicita tra chi deve obbedire alla norma e chi può negoziarla.   Il problema è perfino più vasto di così, e riguarda addirittura le fondamenta dello Stato: l’idea che avanze è che l’immigrazione debba importare non solo persone, ma eccezioni al monopolio statale della violenza e della sicurezza negli spazi pubblici. Il termine che usiamo su Renovatio 21 è quello coniato dallo scrittore americano Sam Francis un quarto di secolo fa: anarco-tirannia.   Quella dei sikh è forse tra le comunità immigrate più tranquille in Italia, i suoi fedeli sono apprezzati lavoratori nelle costruzioni e nella lattoneria. Tuttavia non sono mancati, negli anni, elementi di violenza, forse anche all’interno della divisione interna tra i lealisti e i secessionisti, quelli che vogliono il Khalistan, uno stato indipendente, staccato del tutto dall’India. Lo scontro è tracimato, nel sangue, nel caos e fra gli incidenti diplomatici, in tutto il mondo, specie in Canada. Anche l’Italia, alcune cronache sembrano indicare, si sono avute tensioni.   Il kirpan è stato protagonista di recente del caso che ha incendiato la Gran Bretagna, l’assassinio del giovane Henry Nowak, accoltellato da un sik che poi, con tutta la famiglia, disse alla polizia che il «bianco» gli aveva rivolto commenti razzisti. La polizia arrestò Nowak, che morì dissanguato sul posto. Risultò quindi che niente di quanto detto dai sikh era vero. Il caso ha scosso l’opinione pubblica britannica al punto da creare proteste di massa violente.   Nel Punjab, ricordiamo, negli scorsi anni fu attaccata dai sikh una chiesa cattolica. La parrocchia, a 50 chilometri dalla capitale Amritsar, fu oggetto di vandalismi e violenze da parte di una setta detta dei nihang che aveva preso di mira i cristiani per le conversioni dicendo di voler «passare all’azione», cioè esattamente come fanno gli estremisti indù dell’hindutva.

Iscriviti al canale Telegram

Lasciando da parte i sikh per un momento, l’episodio rodigino ci fa capire che la stessa logica si estenderà senza sforzo alla poligamia.   In Italia il matrimonio è monogamico. In alcune comunità provenienti da Paesi in cui la poligamia è lecita o tollerata, la pratica esiste di fatto: una moglie «ufficiale» e altre unioni religiose o sociali. Finché lo Stato dice che il kirpan in corsia è un fatto tenue perché «religioso e non abituale», diventa più difficile spiegare perché un secondo o terzo vincolo familiare dovrebbe restare inaccettabile.   Anche lì si potrà dire: non c’è violenza manifesta, non c’è precedente, è cultura, è fede, l’offesa all’ordine giuridico è minima. Il relativismo non si ferma al coltello. Si applica a tutto ciò che una minoranza definisce identitario.   Come riportato da Renovatio 21, due anni fa è emerso che gli atti matrimoniali ufficiali possono finire per assorbire la shari’a – la legge islamica – rendendo accettata dall’ordinamento italiano la poligamia.   Tuttavia neanche quello sarà la fine: matrimoni con bambine di dieci anni, matrimoni tra consanguinei, infibulazioni… lo Stato moderno, che è intriso di relativismo e ancora più profondamente di Necrocultura, non si fermerà mai nella sua corsa di distruzione della civiltà.   Del resto, questo è il compito stesso dell’arma migratoria: non integrare gli stranieri, ma disintegrare la civiltà, e l’umanità in generale    

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di Hari Singh via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.5 Generic  
     
Continua a leggere

Immigrazione

Uomo accoltellato in pieno giorno a Dublino: è stato un immigrato?

Pubblicato

il

Da

In Irlanda la polizia ha arrestato un uomo dopo che questi aveva accoltellato un quarantenne nel centro di Dublino. Mentre internet specula sul fatto che l’attacco sia stato portato da un immigrato, le fonti ufficiali non dicono nulla.

 

L’episodio è avvenuto sabato pomeriggio in O’Connell Street. Le immagini mostrano i soccorritori che assistono l’uomo ferito, il quale perde molto sangue, mentre la polizia ferma l’aggressore.

 

Nelle stesse riprese si vedono anche agenti che allontanano a calci una lama rimasta a terra, ritenuta presumibilmente l’arma impiegata nell’attacco.

 

Secondo quanto riportato, le ferite dell’uomo non sarebbero pericolose per la vita. Non è ancora chiaro che cosa abbia scatenato l’incidente e un’indagine è in corso.

 

Sostieni Renovatio 21

La mancata identificazione dell’aggressore pone vari problemi: da una parte la stampa è complice, se non imbavagliata da statuti stile Carta di Roma (il documento deontologico giornalistico che in Italia scoraggia l’informazione riguardo alla provenienza etnica dei convolti in fatti di cronaca), dall’altra parte, le autorità non vogliono dare fuoco alla polveriera di conflitto sociale creata con l’immigrazione massiva, che pare aver investito l’Irlanda con una foga forsennata, al punto che interi villaggi di campagna ora sono abitati con una maggioranza schiacciante da «richiedenti asilo», che, lì trasferiti dalle autorità politiche e pagati dal contribuente per far nulla, vi sollazzano in numero multiplo rispetto a quello degli abitanti irlandesi.

 

Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa il Paese fu teatro di un caso di incendi incrociati: prima andò a fuoco l’antico convento di San Patrizio, poi a Dublino andò in fiamme un centro islamico. Subbugli erano scoppiati ancora l’anno scorso quando un immigrato fu accusato di aver violentato una bambina di dieci anni.

 

Per Dublino si tratta di un déjà vu: tutti ricordano l‘accoltellamento di tre bambini e di una custode vicino a una scuola provocò violente rivolte urbane a sfondo anti-immigrazione. In quel caso, l’attentatore era un cittadino irlandese naturalizzato di origine algerina, e le conseguenze furono rivolte violente da parte della popolazione autoctona.

 

Un altro attacco con coltello a Dublino si ebbe l’anno scorso, con tanto dell’inevitabile grido «Allahu Akbar».

 

Come sa il lettore di Renovatio 21, l’uso dei coltelli da parte degli immigrati pare essere un pattern oramai consolidato: gli attacchi con coltello sono divenuti la norma nell’Europa dell’immigrazione di massa.

 

Si ricorda, tra i tantissimi casi, il caso del «Festival della diversità» della cittadina di Solingen (tre accoltellati), ma anche quello dove un poliziotto di Mannheim venne colpito a morte da un immigrato mentre l’agente stava bloccando un tedesco che cercava a sua volta di fermare la foga assassina dello straniero.

 

Come scritto da Renovatio 21attacchi con il coltello di immigrati a passanti sono un pattern oramai riconoscibile. Si ricorda, tra i tantissimi, il caso del «Festival della diversità» della cittadina di Solingen (tre accoltellati), ma anche quello dove un poliziotto di Mannheim venne colpito a morte da un immigrato mentre l’agente stava bloccando un tedesco che cercava a sua volta di fermare la foga assassina dello straniero.

Aiuta Renovatio 21

L’uso del coltello da parte degli immigrati è talmente rilevante che un land tedesco del Nord Reno-Vestflaia ha pubblicato dei volantini per scoraggiarne il possesso. Tre settimane fa si è avuto il caso di un cittadino romeno accoltellato più volte da una gang siriana a Schwerte, nella Renania Settentrionale-Vestfalia.

 

L’incidente più eclatante è stato l’accoltellamento mortale multiplo avvenuto nella città bavarese di Aschaffenburg da parte di un richiedente asilo afghano respinto che aveva preso di mira un gruppo di bambini dell’asilo. Come riportato da Renovatio 21, un bambino di 2 anni è stato accoltellato a morte, così come un passante di 41 anni che ha tentato di intervenire. Un altro bambino è rimasto gravemente ferito ed è stato ricoverato in ospedale, mentre una delle educatrici dell’asilo che accompagnava i bambini piccoli si è rotta un braccio nel tentativo di difendersi dall’aggressore, descritto come in «frenesia sanguinaria».

 

Sanguinari attacchi di immigrati con coltello si sono registrati anche in OlandaBelgioAustria. Anche in Italia non si contano oramai gli episodi di «maranza» armati di coltello, che riempiono le cronache oramai tutte le settimane.

 

La violenza da lama è un problema da decenni per la gioventù britannica, al punto che lo scorso anno il premier Keir Starmer ha vietato definitivamente la vendita di katane.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da Twitter

 

Continua a leggere

Immigrazione

Trump: la migrazione di massa porterà la Spagna alla rovina

Pubblicato

il

Da

La Spagna finirà per diventare un «Paese in rovina» se non riuscirà a tenere sotto controllo l’immigrazione: lo ha dichiarato questa settimana il presidente degli Stati Uniti Donald Trump in un’intervista all’emittente britannica GB News.   A fine luglio il mondo ha guardato con orrore video che mostravano migranti provenienti dal Marocco che si riversavano sulle spiagge del piccolo territorio spagnolo di Ceuta. Il presidente del governo regionale, Juan Jesus Vivas, ha detto che i centri di accoglienza locali erano al collasso, con «centinaia» di persone che dormivano per strada, e ha chiesto al governo spagnolo di proclamare lo stato di emergenza nazionale e di inviare forze per «garantire l’inviolabilità della frontiera e la sicurezza dei cittadini».   Il primo ministro socialista Pedro Sanchez ha affermato di star «mobilitando tutte le risorse necessarie», ma il ministero dell’Interno ha spiegato di non poter dichiarare lo stato di emergenza perché i flussi migratori non sono considerati, per legge, un rischio per la sicurezza nazionale. Decine di migliaia di persone sono entrate in città e gli abitanti, esasperati, sono scesi in piazza. Il governo Sanchezzo pochi mesi prima aveva effettuato un grande procedimento di amnistia nei confronti degli immigrati, come almeno un milione di migranti irregolari che ha presentato domanda. L’amnistia è stata fortemente contestata, in seguito, anche da altri Paesi UE, come la Svezia.   «La Spagna sarà un paese in rovina, e io stesso ho avuto problemi con la Spagna perché non si comporta molto bene nei confronti della NATO. Non pagano quanto dovrebbero. È molto triste», ha detto Trump a GB News.   «Spero che altri Paesi come il Regno Unito, dove avete i vostri problemi, ma non sono così evidenti…», ha proseguito. «Sapete, non ci sono migliaia di persone che prendono d’assalto il vostro Paese. Non ho mai visto niente del genere».

Sostieni Renovatio 21

All’inizio di questa settimana Euronews ha scritto che «circa 5.000 delle circa 72.000 persone entrate illegalmente rimangono a Ceuta, mentre proseguono gli sforzi per aprire nuove strutture di accoglienza e accelerare le procedure di rimpatrio», e che il governo intende destinare 165 milioni di euro a spese di emergenza per la ripresa. GB News ha inoltre riferito che le presenze restano tali da aver «registrato 23 aggressioni sessuali nell’enclave dalla fine di luglio, di cui nove ai danni di minori», ovvero circa un caso al giorno.   Oltre alla situazione spagnola, all’inizio dell’estate sono scoppiate proteste violente a Belfast, Glasgow, Edimburgo e Ayr dopo la tentata decapitazione di un cittadino britannico da parte di un sudanese.   Trump, che ha fatto del controllo dell’immigrazione il perno del proprio messaggio politico, «ha a lungo avvertito l’Europa di cosa sarebbe successo se avesse continuato ad attuare politiche di estrema sinistra e globaliste, tra cui la promozione della migrazione di massa», ha dichiarato a luglio Anna Kelly, vice portavoce principale della Casa Bianca. «La Spagna e gli altri Paesi che hanno adottato questa filosofia distruttiva dovrebbero immediatamente invertire la rotta o rischiare la propria rovina».   Nel frattempo nel caos di Ceuta sarebbero stati denunziati almeno 15 stupri da parte di immigrati, con pure delle bambine violentate. Varie epidemia avrebbero colpito la località spagnuola ora rivendicata apertis verbis anche dai vertici del Regno del Marocco, che si sospetta possa essere stato fiancheggiato, nell’uso di queste «armi di migrazione di massa», da Israele e dagli USA.   Tuttavia, l’immagine forse più forte della catastrofe di Ceuta, e per estensione dell’Europa intera e di tutta la Civiltà, è stata quella, emersa poco fa, dei migranti che sghignazzano innalzando un cucciolo di delfino morto. Secondo le accuse, il piccolo cetaceo sarebbe stato ucciso a colpi di bastone dagli immigrati e poi portato in giro festosamente.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr  
Continua a leggere

Più popolari