Spirito
Il card. Fernandez decreta la scomunica dei sei vescovi FSSPX. E i preti e i fedeli…
Il Dicastero vaticano per la Dottrina della Fede, guidato dal cardinale Manuel «Tucho» Fernandez ha emesso stamattina un decreto di scomunica che dichiara automaticamente scomunicati i sei vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X, a seguito della consacrazione di quattro nuovi vescovi senza l’approvazione papale.
Il decreto firmato dal cardinale Fernandez, figura al centro di diversi scandali e controversie, stabilisce che il consacratore, il vescovo Alfonso de Galarreta, e i quattro vescovi appena consacrati (Pascal Schreiber, Michael Goldade, Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier) sono incorsi nella scomunica latae sententiae. Anche il vescovo Bernard Fellay è stato dichiarato scomunicato per aver ricoperto la carica di co-consacratore.
«Dichiaro dunque a tutti gli effetti giuridici che sia il suddetto Vescovo Alfonso de Galarreta sia Pascal Schreiber, Michael Goldade, Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier sono incorsi ipso facto nella scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica».
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Il decreto scrive che «Nonostante le ammonizioni rivolte al Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, il Vescovo Alfonso de Galarreta, avendo compiuto un atto di natura scismatica mediante la consacrazione episcopale di quattro presbiteri, senza mandato pontificio e contro la volontà del Sommo Pontefice, è incorso ipso facto nelle pene previste dal can. 1387 e dal can. 1364 § 1 CIC 2021».
«Dichiaro inoltre che il Vescovo Bernard Fellay, avendo partecipato direttamente alla celebrazione liturgica come conconsacrante, avendo così aderito pubblicamente all’atto scismatico, è incorso nella scomunica latae sententiae prevista dal can. 1364 § 1 CIC 2021».
Il documento, firmato oltre che da «Tucho» anche dal Segretario per la Sezione Disciplinare arcivescovo John J. Kennedy e dal segretario per la Sezione Dottrinale monsignor Armando Matteo, si spinge oltre, etichettando tutti i sacerdoti della Fraternità Sacerdotale San Pio X come scismatici passibili di scomunica e dichiarando invalide le confessioni da loro ascoltate e i matrimoni da loro celebrati.
Il decreto avverte inoltre che i fedeli che aderiscono formalmente alla Fraternità Sacerdotale San Pio X potrebbero incorrere nella scomunica. «Si ammoniscono i chierici e i fedeli laici a non aderire allo scisma della Fraternità Sacerdotale San Pio X, perché incorrerebbero ipso facto nella pena della scomunica latae sententiae» conclude il decreto.
La scomunica dei fedeli – che ha ancora meno validità canonica di quella dei vescovi consacrati e consacranti – era stata paventata negli scorsi mesi. Tuttavia si era pensato ad uno spaventapasseri per allontare i fedeli: lo stesso, ricordano alcuni sacerdoti della FSSPX, era stato tentato da Wojtyla, con voci sulle scomuniche di chi segue la Fraternità lasciate correre prima delle consacrazione del 1988. Poi però non se n’era fatto nulla, e ad essere scomunicati erano solo i vescovi coinvolti nella consacrazione.
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Questa volta, nel Vaticano privo di limiti teologici e di decenza, la linea rossa sembra stata passata agilmente. Con evidenza, sussurrano alcuni, non comanda papa Leone il buono, ma la cintura di modernisti e pervertitori che Bergoglio, nelle sue bizze da mercuriale caudillo, poteva, volendo tenere a bada, almeno ogni tanto, quando gli girava.
Ora lo Stato profondo ecclesiastico parrebbe proprio avere mano libera. Certo, va chiarito meglio cosa si intende con l’espressione «aderire allo scisma della Fraternità Sacerdotale San Pio X», ma è chiarissima l’intenzione profonda.
Chiediamo ai cardinali del Vaticano conciliare, chiediamo al sommo pontefice: state scomunicando anche i bambini? State scomunicando tutte le stupende famiglie cattoliche che si assiepavano sul prato di Econe? State scomunicando le centinaia di migliaia di fedeli FSSPX in tutto il mondo?
State scomunicando i nostri figli?
Davvero credete che questa vostre decisioni sarà senza conseguenze per il futuro della Chiesa?
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Spirito
La Chiesa modernista è un deserto che uccide: l’omelia di mons. Goldade dopo le consacrazioni FSSPX
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Spirito
«Pronti a pagare qualsiasi prezzo per servire la Chiesa»: sermone di don Pagliarani alle consacrazioni episcopali di Econe
Omelia di padre Davide Pagliarani, Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, pronunciata in occasione delle consacrazioni episcopali avvenute a Ecône il 1° luglio 2026.
Testo integrale del sermone
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
Miei Signori, cari fratelli, cari sorelle, cari fedeli,
Finalmente è arrivato il giorno. Che gioia vedere così tanti di voi, venuti da ogni angolo del mondo!
Innanzitutto, vorrei ringraziare per la generosità tutti coloro che hanno preparato questa giornata, tutti coloro che l’hanno resa possibile materialmente con dedizione, tutti i colleghi che hanno preparato i loro cuori, le loro menti e i loro intelletti per questa giornata, e tutti voi che avete fatto lo sforzo di venire qui come pellegrini, in questa giornata certamente storica.
Una dimostrazione di fede
Qual è esattamente il significato di questa giornata? Perché siamo qui? Come dovremmo interpretare queste consacrazioni?
Queste incoronazioni sono un evento che divide, un evento al quale è impossibile rimanere indifferenti. Cosa significa questo per noi?
Innanzitutto, questa cerimonia deve essere un’espressione di fede. Questo è molto importante.
Non siamo noi a scegliere in cosa credere o non credere; non possiamo cambiare, reinterpretare o riconsiderare; non ci è possibile. Abbiamo semplicemente il dovere di sostenere la fede che la Chiesa ha sempre insegnato; dobbiamo amarla, dobbiamo viverla e dobbiamo trasmetterla.
Se amiamo veramente il Signore, abbiamo il dovere di condividere le benedizioni che ci giungono, prima di tutto per mezzo della fede. Chi non ha questo desiderio di trasmettere la fede è segno che non vive più per fede. Quanto più la fede viene attaccata, tanto più scompare, tanto più pressante diventa questo dovere, perché senza fede è impossibile piacere a Dio, impossibile vivere bene, impossibile essere salvati. E oggi stiamo adottando misure eccezionali, proporzionate a questa necessità.
Un falso dilemma: la fede o la Chiesa
Quindi, alcuni potrebbero pensare che ci troviamo di fronte a un dilemma. Scegliamo la fede completa, ma ci separiamo dalla Chiesa. Dovremmo scegliere tra la fede e la Chiesa. Per conservare la fede, stiamo forse rompendo con la Chiesa?
Si tratta di un falso dilemma.
Apparteniamo alla Chiesa innanzitutto per mezzo della fede, per mezzo della piena professione di fede, per mezzo della piena professione della fede della Chiesa. Come apparteniamo a una nazione perché parliamo la stessa lingua, condividiamo la stessa identità, la stessa cultura; come apparteniamo a una famiglia perché portiamo lo stesso cognome, viviamo nella stessa casa; così apparteniamo alla Chiesa perché professiamo la stessa fede.
Si tratta dunque di un falso dilemma nel quale non possiamo entrare, perché non possiamo scegliere tra la fede e la Chiesa; nessuno può scegliere. Vogliamo la fede della Chiesa per rimanere nella Chiesa. Vogliamo la Chiesa attraverso la fede, nella fede.
È fondamentale comprenderlo, anche se chi sta dall’altra parte non vuole capirlo. Non si tratta di un’opinione, di una questione di preferenza o di un’opzione: è una necessità.
Siamo accusati di non amare il papa, di non rispettarlo. Ma è proprio perché amiamo il papa, sinceramente, come Vicario di Cristo, come capo della Chiesa, che non vogliamo più vederlo umiliato insieme a falsi pastori, rappresentanti di false religioni. Quante volte abbiamo assistito a tutto ciò in tutti questi anni?
È perché amiamo il Vicario di Cristo che non vogliamo più questa umiliazione per il papa, un’umiliazione che ricade su tutta la Chiesa, trattata sullo stesso piano delle false religioni.
Noi parliamo la lingua della fede
Ma abbiamo già spiegato tutto questo molte volte. Lo abbiamo spiegato in quasi tutte le lingue che esistono sulla faccia della terra.
Perché non veniamo compresi? Perché, fondamentalmente, parliamo lingue diverse?
Noi parliamo il linguaggio della fede; vogliamo la fede in tutta la sua semplicità, non è complicata. Il Credo non è complicato, la professione che i futuri vescovi hanno appena fatto non è complicata, tutti possono capirla.
Parliamo il linguaggio della fede, il linguaggio della Tradizione. E, dall’altra parte, abbiamo a che fare con un linguaggio che esiste su un altro livello, che parla di altre cose. È il linguaggio dell’inclusione, dell’ascolto, del dialogo, dell’accompagnamento.
Desideriamo la fede. E poi, con fede, accompagniamo le persone. Ascoltiamo le persone con fede, per condurle alla fede e convertirle.
Per convertirli, dobbiamo smettere di parlare per il gusto di parlare; accompagnarli è sufficiente. Non è questo ciò di cui le persone hanno bisogno. Le persone hanno bisogno del Signore, e noi conosciamo il Signore; ci avviciniamo a Lui attraverso la fede, e attraverso la fede cattolica integrale – ce n’è una sola.
Ecco perché abbiamo questa difficoltà a capirci. Purtroppo parliamo lingue diverse, e lingue che, col tempo, si allontanano sempre più l’una dall’altra.
La legge suprema di Dio: la salvezza delle anime
Anche noi viviamo queste consacrazioni nella speranza.
Non viviamo queste consacrazioni nella controversia, nella tensione, nell’amarezza, nel risentimento. Le viviamo nella gioia e nella speranza.
Perché?
Nel 1988, coloro che condannavano la Fraternità ne predissero lo scioglimento. La Provvidenza aveva un altro piano. Perché la Provvidenza aveva un altro piano? La vostra presenza qui oggi lo dimostra. Dio non ci ha abbandonati e non ci abbandonerà. Tutti questi anni lo hanno dimostrato, e queste consacrazioni lo dimostrano ancora una volta.
Ma perché Dio non può abbandonarci?
La risposta è molto semplice. Dio ha un solo pensiero, un solo desiderio, una sola volontà: salvare le anime. Se qualcuno applica letteralmente il principio che la legge suprema è la salvezza delle anime, quello è Dio stesso. È la sua legge, e la applica letteralmente, sempre.
Per questo, contro ogni immaginazione e preveggenza umana, per salvare le anime, ha mandato suo Figlio. Ha chiesto a suo Figlio di incarnarsi e morire sulla croce.
Perché?
Perché la legge suprema, la legge di Dio, è la salvezza delle anime. Per questo Dio non ci ha abbandonati e non ci abbandonerà; ci fornirà sempre i mezzi necessari, in proporzione alle nostre necessità.
Sebbene l’opera di Redenzione possa incontrare ostacoli da parte degli uomini, non incontrerà mai ostacoli da parte di Dio. Ma più soffriamo, più lottiamo, più cerchiamo di essergli fedeli, più Lui è con noi, più ce lo rivela.
A volte vacilliamo, possiamo avere dubbi, possiamo sentirci scoraggiati. Ma le promesse del Signore sono tutte infallibili; Egli le mantiene sempre. E oggi ce ne dà la prova.
Se continuiamo a cercare la volontà di Dio, il bene delle anime, a qualunque costo, non ci mancherà mai nulla.
Servire la Chiesa come una madre
Ma soprattutto, queste consacrazioni vanno comprese e vissute in uno spirito di carità: carità verso le anime, e in particolare carità verso la Chiesa. Quanto più le anime sono smarrite e disorientate, tanto più dobbiamo cercarle e sostenerle.
Quanto più la Chiesa viene derisa, tanto più lo splendore della sua divinità viene oscurato, tanto più dobbiamo amarla, dobbiamo servirla ed essere pronti a pagare qualsiasi prezzo per servirla.
Il sacrificio più grande che Dio possa chiederci è di essere trattati come ribelli, quando desideriamo servire e amare la Chiesa come una madre. Che sacrificio ci chiede Dio, di essere trattati come ribelli, di essere visti come ribelli!
Vogliamo servirla come una madre. Una madre in difficoltà, sopraffatta, sofferente; una madre a volte anche tradita; una madre che ha bisogno, e merita, di essere aiutata, che si faccia qualcosa in nome di tutto ciò che ci ha dato.
Tutto ciò che abbiamo ricevuto, lo abbiamo ricevuto attraverso la Chiesa, nella Chiesa. La fede che vogliamo testimoniare oggi e con cui vogliamo vivere, ci viene dalla Chiesa.
È nel nome di ciò che abbiamo ricevuto da lei, e nel nome di ciò che lei è, la Sposa di Cristo, il suo Corpo Mistico, è nel nome di tutto questo che dobbiamo fare tutto il possibile, per quanto possibile, per aiutarla e sostenerla.
Potremmo rimanere indifferenti, senza fare nulla? «Non è un nostro problema»? Non è questo che ci viene chiesto. La Fraternità può rimanere indifferente? No. Sarebbe un tradimento della Chiesa, una mancanza di carità; non possiamo permettercelo.
Il Sangue Preziosissimo, un rimedio unico
Ci saranno domande, e la festa di oggi, la Festa del Preziosissimo Sangue, esprime provvidenzialmente e riassume perfettamente il significato di queste consacrazioni. Questa festa ci permette di ricondurre tutto a un unico punto: il Sangue di Nostro Signore, il Preziosissimo Sangue di Nostro Signore.
Chi non conosce il Preziosissimo Sangue del Signore, chi non lo ama, chi non lo adora, non conosce il Signore, non conosce la Redenzione. E chi non conosce il Signore non conosce nulla, non ha compreso nulla.
Il Preziosissimo Sangue è l’unico, il solo, il primo e l’ultimo rimedio per tutti i mali che affliggono l’umanità.
Perché?
Perché tutti i mali derivano dal peccato, e il rimedio per il peccato è il Preziosissimo Sangue di Nostro Signore.
L’esaltazione dell’uomo
Tutti i mali derivano dal peccato, e in particolare da un peccato sul quale vorrei richiamare la vostra attenzione. Questo peccato è rimasto lo stesso fin dall’inizio dell’umanità: è l’esaltazione dell’uomo. Siamo pervasi, letteralmente pervasi, da questa esaltazione dell’uomo, ovunque.
L’uomo che è tutta meraviglia, l’uomo che è perfetto, l’uomo che è sbalorditivo, l’uomo che presumibilmente possiede una dignità infinita… Ebbene, tutto questo, in realtà, porta all’orgoglio. E, alla lunga, porta al disprezzo per Dio e all’apostasia, all’apostasia silenziosa. È da lì che nasce.
E più esaltiamo l’umanità in modo folle e fanatico, più la allontaniamo da Dio, dalla sua perfezione e dal suo vero bene: è un disastro. L’umanità, piena di diritti, piena di sé, è incapace di rivolgersi a Dio, incapace di riconoscere di essere ferita dal peccato e di aver bisogno della Redenzione. Ha bisogno del nostro Signore; ha bisogno del Suo Preziosissimo Sangue.
Questo è il grande male di oggi, di tutta la storia: il male che li abbraccia tutti. Questa piaga è un flagello, un’idea ossessiva che penetra, bisogna riconoscerlo, penetra persino in profondità nella Chiesa. Questa piaga acceca, paralizza le anime. Non è questo che riporta le anime a Dio.
Predicare la Sapienza della Croce
Ebbene, attraverso queste consacrazioni vogliamo fare qualcosa, vogliamo continuare a predicare il Preziosissimo Sangue di Nostro Signore e vogliamo continuare, in un certo senso, a diffonderlo nelle anime.
È in questo Sangue che Nostro Signore fonda la sua Chiesa, la Nuova ed Eterna Alleanza; essa è unica. Chi pensa che ce ne siano due o tre, in realtà non crede più nell’infinito e unico valore del Sangue di Nostro Signore.
Parlando del valore del Preziosissimo Sangue di Nostro Signore, non possiamo dimenticare da dove proviene. Esso si è formato, prodotto e offerto nel purissimo sangue della Madonna; è la Madonna che dona al Verbo la sua piena umanità; è nel suo purissimo e immacolato sangue che il Sangue di Nostro Signore si forma al momento dell’Incarnazione; è lei che lo offre con Nostro Signore per la nostra redenzione.
È lei che la offre, è lei che per prima la vede sgorgare dalle ferite di Nostro Signore, è lei che la vede scorrere sotto il legno della Croce, è lei che la raccoglie ai piedi della Croce, è lei che ancora oggi la custodisce sull’altare, è lei che, durante la messa, effonde le grazie sulle anime, è lei che ne coglie appieno il valore, e sempre accanto a Nostro Signore.
Che mistero! Che mistero, questa associazione della Madonna con il suo divino Figlio, sempre al suo fianco!
Osservate come tutta la nostra fede, la nostra religione, il nostro amore ruotano attorno al Sangue di Nostro Signore, perché ogni cosa ruota attorno alla Croce.
Quindi, cari fratelli che tra pochi istanti sarete rivestiti della pienezza del sacerdozio, la pienezza del sacerdozio del Nostro Signore, ecco, in poche parole, ciò che dovremo difendere e predicare.
Che onore, e che responsabilità!
Predicare la Redenzione attraverso la parola e diffonderla attraverso i sacramenti, predicare la sapienza della Croce: scandalo per i Giudei e follia per i Gentili. Follia, soprattutto oggi, per un mondo apostata che non può comprendere, che non vuole comprendere.
Questa saggezza della Croce è l’unico antidoto all’umanesimo che conduce all’indifferenza e all’apostasia. Dovete sempre tenere presente questo umanesimo.
Come agnelli in mezzo ai lupi
E quali consigli possiamo darvi?
La tua missione, ciò che stai per fare, è così delicata, così importante, così grandiosa, che preferisco lasciare che sia Nostro Signore stesso a parlare, citando il Vangelo.
Quale consiglio ti dà oggi Nostro Signore? Quale consiglio diede Nostro Signore agli Apostoli quando li inviò a predicare?
«Ecco, io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi». L’agnello: una bellissima immagine di Nostro Signore, una bellissima immagine del vescovo.
Questo significa che dovete innanzitutto predicare a partire dall’innocenza della vostra vita; è l’innocenza, la purezza della vostra vita, della vostra morale, che conferirà autorità morale a tutto ciò che predicherete.
Essere un agnello significa anche, e soprattutto, perfetta docilità, perfetta sottomissione alla volontà di Dio. Come Nostro Signore è costantemente soggetto alla volontà del Padre suo, così anche voi, da oggi in poi in misura ancora maggiore, dovete sempre ricercare la sua volontà.
L’Agnello di Dio e il Leone di Giuda
Ma non dimenticate una cosa: il nostro Signore, che è l’Agnello di Dio, è anche il Leone di Giuda.
Come si può essere contemporaneamente agnello e leone?
Il fatto è che Nostro Signore, per quanto docile alla volontà del Padre, non cede mai allo spirito del mondo. Nel servire perfettamente il Padre, si scontra necessariamente con lo spirito del mondo, con lo spirito del principe di questo mondo.
E lo stesso vale per il vescovo: per quanto docile sia alla volontà di Dio, egli rivendica costantemente davanti al mondo i diritti di Nostro Signore, e non i diritti dell’uomo.
E un leone non fugge mai, un leone non si ritira mai, e soprattutto, un leone non cede mai. Non inchinarti mai a questo spirito mondano, non muoverti, non indietreggiare; la consacrazione ti darà una forza irresistibile.
Da oggi in poi, in tutto il mondo, ci sono persone che ti guardano e ti ascoltano. Tra trenta, quarant’anni, potranno dire:
«Non si sono inchinati. Non hanno piegato le ginocchia davanti a questo spirito del mondo. Hanno piegato le ginocchia soltanto davanti al nostro Signore Re».
Questa è la cosa più bella che si possa dire di te quando muori, il ricordo più bello che tu possa lasciare.
La cautela del serpente
E Nostro Signore vi dà un altro consiglio:
«Siate innocenti come colombe e astuti come serpenti».
Perché dobbiamo essere come serpenti? Perché un vescovo deve essere come un serpente?
Si tratta di discernere, comprendere e cogliere la doppiezza, l’ambiguità e l’astuzia che esistono nel mondo e tra i nemici della Croce. I vostri peggiori nemici non vi attaccheranno frontalmente; cercheranno di condurvi gradualmente verso una comprensione più moderna della fede, della vita cristiana e del rapporto con il mondo: dovete esserne consapevoli.
Quando percepisci questo pericolo, fai un passo indietro, prega, osserva, chiedi consiglio, valuta la situazione e rimani immobile prima di reagire, come un serpente. Quando reagisci, quando lo Spirito Santo ti dà la guida necessaria per agire, fallo e non voltarti mai indietro.
Ecco cosa significa essere come un serpente: comprendere la doppiezza, l’ambiguità e l’astuzia che sono nel mondo, e parlare e predicare come colombe: con semplicità, senza doppiezza né paura, senza equivoci né ambiguità. La doppiezza che dovete discernere negli altri non deve mai essere la vostra.
La spada della fede
Cos’altro dice Gesù? Cosa dice il nostro Signore?
«Il fratello tradirà il fratello, e il padre il figlio, e sarete odiati da tutti a causa mia e del mio nome. Non temete tutto questo, perché non c’è nulla di nascosto che non sarà rivelato, né di segreto che non sarà reso pubblico».
«Non temete tutto questo», ci dice Nostro Signore. «Lasciate che me ne occupi io, lasciate che giudichi io, interverrò io stesso quando necessario».
Ha un solo problema. Qual è?
«Chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli».
Chiunque riconoscerà i miei diritti, la mia divinità, la mia Chiesa, la mia fede.
«Non pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra, ma una spada».
Queste sono le parole che Nostro Signore rivolge in particolare a voi.
Tra pochi istanti, quando il vescovo consacrante vi consegnerà il pastorale, Nostro Signore vi donerà una spada: la sua spada, la spada del Vangelo, la spada della fede. È per fede, e solo per fede, che si può vincere il mondo, e il mondo è già vinto dalla fede.
Da oggi in poi, questa spada ti appartiene in modo speciale, e Dio ti darà una forza speciale per brandirla, per usarla al momento giusto e al di fuori di esso.
«I nemici dell’uomo saranno i membri della sua stessa casa».
Non puoi essere capito da tutti, non puoi essere d’accordo con tutti.
È una tragedia? È qualcosa di incomprensibile? No. È la legge del Vangelo, è la legge della Croce.
Questi sono i consigli che Nostro Signore, attraverso il Vangelo, ti offre oggi.
San Cirillo e l’arcivescovo Lefebvre
E, prima di concludere, non possiamo dimenticare oggi di raccomandarvi a tutte le migliaia di santi vescovi che vi hanno preceduto nella storia della Chiesa.
Esamineremo due di queste: una che appartiene all’antichità cristiana e una che è molto più vicina a noi.
Il primo è San Cirillo, San Cirillo di Alessandria.
La liturgia dice di lui la cosa più bella che si possa dire di un vescovo: zelus fidei sollicitus . Aveva una sola preoccupazione: la purezza della fede. Che splendido programma di vita per un vescovo! Ed è passato alla storia come il grande difensore della maternità divina, odiato dagli eretici.
La liturgia aggiunge: propter fidem multa perpessus est . E per questo, per la sua devozione alla fede, soffrì molto. Preparatevi a questo: non si può difendere pienamente la fede senza soffrire.
Accusato di ogni sorta di crimine, anche dopo la morte non si vergognò di Nostro Signore, non si vergognò della Madonna.
Un altro vescovo, vostro modello, a noi più vicino, non ancora canonizzato: il vescovo Lefebvre, certamente.
Anche di lui possiamo dire: zelus fidei sollicitus et multa perpessus. Aveva una sola preoccupazione: la fede, e per questo soffrì molto.
Egli comprese chiaramente come questa fede si riassuma nella Santa Messa, nella difesa della Santa Messa, del Preziosissimo Sangue di Nostro Signore. Che saggezza!
Come ha potuto, tanti anni fa, cogliere le cause della crisi con tanta chiarezza, tanta lungimiranza, tanta forza?
Questa è la sapienza della Croce; la croce che portò fu la fonte della sua sapienza. Oggi, più che mai, il suo spirito è in mezzo a noi, ci incoraggia, prega per noi, prega in particolare per te, mostrandoci la via da seguire, guidati da questa sapienza della Croce.
«Ma il discepolo non è superiore al maestro; è sufficiente che il discepolo sia trattato come il maestro».
Queste sono ancora le parole di Nostro Signore. Eppure, trentotto anni fa, condannarono un santo.
Gioite e saltate di gioia!
Dobbiamo aspettarci qualcosa di diverso? Dobbiamo avere paura? Dobbiamo farci prendere dal panico?
La questione è talmente importante che lascerò ancora una volta che sia Nostro Signore stesso a parlare; è lui che vi risponderà:
«Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi a causa mia, del mio regno, dei miei diritti, della mia legge, della mia fede, dei miei comandamenti».
Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
E così sia.
Don Davide Pagliarani
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Comunicato della Casa Generalizia FSSPX al termine delle consacrazioni episcopali
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