Militaria
Trump dice definisce la NATO «inutile»: «stia alla larga» da Ormuzzo
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha nuovamente attaccato la NATO, sottolineando di non aver bisogno del suo aiuto nello Stretto di Ormuzzo e affermando che il blocco militare si è dimostrato «inutile quando necessario» durante la guerra contro l’Iran.
Venerdì pomeriggio, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha annunciato che il corridoio chiave per il trasporto di petrolio e gas è «completamente aperto» a tutte le navi commerciali per tutta la durata del cessate il fuoco tra Israele e Libano, che dovrebbe terminare la prossima settimana.
Appena un’ora dopo, Trump è intervenuto su Truth Social confermando che lo Stretto ormusino era aperto al traffico, affermando in seguito che Teheran aveva accettato di «non chiuderlo mai più», sottolineando che il blocco regionale statunitense contro le navi iraniane sarebbe continuato fino a quando le richieste di Washington non fossero state soddisfatte.
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Per settimane Trump ha criticato duramente i suoi alleati europei della NATO per non essersi uniti alla guerra contro l’Iran, dopo che il Paese ha di fatto bloccato lo stretto alle navi provenienti da quelle che ha definito nazioni ostili. Il presidente statunitense ha lasciato intendere che, di conseguenza, gli Stati Uniti potrebbero abbandonare il blocco militare. L’Iran dichiara Ormuzzo «completamente aperto» a tutte le navi commerciali.
La Francia, membro della NATO, che ha schierato la sua portaerei ammiraglia e diverse navi da guerra in Medio Oriente durante il conflitto, ha convocato venerdì a Parigi una riunione dei leader europei per discutere la situazione relativa alla chiusura dello Stretto ermisino. Il premier britannico Keir Starmer, che ha copresieduto la riunione insieme al Presidente francese Emmanuel Macron, ha annunciato che Londra e Parigi lanceranno una «missione multinazionale per proteggere la libertà di navigazione non appena le condizioni lo consentiranno».
Trump aveva già accusato Starmer di essere un amico opportunista nel contesto del conflitto con l’Iran. Parlando a Sky News mercoledì, il presidente statunitense ha suggerito di poter riconsiderare l’accordo commerciale stipulato da Washington con Londra lo scorso anno, che ha concesso a Londra una tregua dalla sua ondata di dazi.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Militaria
La Francia sta pianificando un terzo attacco al Niger: parla il generale nigerino
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Militaria
Trump respinge le notizie sulla carenza di missili negli Stati Uniti
Il presidente statunitense Donaldo Trump ha smentito che l’esercito americano stia incontrando difficoltà a causa della diminuzione delle munizioni, mentre prosegue la guerra con l’Iran. Le dichiarazioni arrivano mentre una rara tregua nei combattimenti entra nel terzo giorno, dopo le notizie secondo cui la scarsità di missili intercettori starebbe spingendo la Casa Bianca a prendere provvedimenti nel conflitto.
Domenica il New York Times e il Wall Street Journal avevano riportato che Trump avrebbe rinunziato a un nuovo attacco di vasta portata contro l’Iran per timore che il Pentagono stesse esaurendo le scorte di missili antiaerei.
In una dichiarazione al Wall Street Journal, Trump ha respinto l’affermazione, affermando: «Abbiamo molte più munizioni di chiunque altro al mondo, e molte più di quelle di cui abbiamo bisogno». Non ha fornito ulteriori dettagli.
Anche l’ambasciatore statunitense presso le Nazioni Unite, Mike Waltz, ha respinto le preoccupazioni, dichiarando all’emittente NBC: «Voglio essere assolutamente chiaro: l’esercito americano – e l’ho verificato in ogni modo – ha tutto il necessario per condurre questa campagna con la massima efficacia». Ha poi aggiunto che «chi sta diffondendo queste sciocchezze merita di finire in prigione».
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Secondo il Wall Street Journal, una campagna di attacchi intensificati contro l’Iran, pianificata per due settimane, è stata accantonata per lasciare spazio alla diplomazia, e Trump potrebbe in definitiva ordinare la ripresa degli attacchi. Il giornale ha riferito che il generale Dan Caine, capo di stato maggiore congiunto, ha informato la Casa Bianca del calo delle scorte e che, sebbene Caine ritenga che le scorte ridotte non precludano la ripresa di importanti operazioni di combattimento, ne aumenterebbero il rischio.
Il New York Times, citando alcune fonti, ha riferito che Trump era stato dissuaso dall’intensificare le ostilità dai suoi collaboratori, i quali avrebbero addotto come motivazione la diminuzione delle scorte e il timore che i nuovi attacchi e le ritorsioni iraniane potessero irritare gli alleati regionali degli Stati Uniti. «Pochi, se non nessuno, nella cerchia ristretta del signor Trump ritenevano saggio il piano di intensificazione», ha scritto il giornale.
Un alto funzionario avrebbe affermato che i continui attacchi stavano producendo l’effetto opposto a quello desiderato, mantenendo l’Iran unito e concentrato su una minaccia esterna anziché spingerlo a tornare al tavolo dei negoziati.
Il Wall Street Journal ha riferito che la Casa Bianca ha avvertito che avrebbe considerato un rischio per la sicurezza nazionale la pubblicazione da parte delle testate giornalistiche di dati governativi aggiornati sul numero di intercettori Patriot e THAAD effettivamente utilizzati dall’inizio della guerra.
Stime indipendenti suggeriscono il motivo per cui queste cifre potrebbero risultare delicate. Una recente analisi del CSIS indica che le forze statunitensi e alleate hanno impiegato tra i 1.060 e i 1.430 intercettori Patriot solo nella fase iniziale della guerra, a fronte di una linea di produzione statunitense a Camden, in Arkansas, che ne produce circa 600-620 all’anno. Gli Stati Uniti hanno anche consumato centinaia di missili Tomahawk, con il Pentagono che ne riceve circa 15 nuovi al mese.
Nel frattempo, l’esercito iraniano ha dichiarato di aver sospeso gli attacchi contro obiettivi militari statunitensi nella regione, spiegando che la strategia di Teheran nel conflitto «è stata interamente di rappresaglia».
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Militaria
II 70% dei tedeschi non crede che l’esercito possa proteggere il Paese
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