Economia
L’AD dice che la Mercedes-Benz è «disposta» a entrare nel settore della produzione per la difesa
Mercedes-Benz sta considerando l’ipotesi di entrare nel settore della produzione per la difesa, nel caso in cui ciò si dimostrasse economicamente conveniente. Lo ha affermato l’amministratore delegato Ola Kallenius al Wall Street Journal.
L’azienda con sede a Stoccarda produceva in passato materiale bellico su vasta scala, prima e durante la Seconda Guerra Mondiale. Nel 1937 cominciò a fornire camion e motori per aerei ai nazisti.
Dopo l’invasione tedesca dell’Unione Sovietica nel 1941, tutti i veicoli realizzati da Mercedes-Benz vennero destinati all’esercito o ad aziende ritenute essenziali per lo sforzo bellico. In quel periodo, quasi la metà dei 63.000 dipendenti della casa automobilistica erano lavoratori forzati, prigionieri di guerra e detenuti dei campi di concentramento, secondo quanto riportato sul sito ufficiale di Mercedes-Benz.
Adolfo Hitler e i vertici nazisti scelsero Mercedes-Benz come simbolo supremo del potere e della propaganda del Terzo Reich. Il dittatore, pur non guidando personalmente, utilizzò modelli mastodontici come la Mercedes 770K (chiamata «Großer Mercedes») per le sfilate di regime.
Tali veicoli erano vere e proprie fortezze su ruote: lunghi 6 metri, pesavano quasi 5 tonnellate a causa di pesanti blindature in acciaio, pavimenti antimina e vetri antiproiettile spessi 40 millimetri. Per le parate pubbliche, lo Hitler esigeva sedili posteriori rialzati di 13 centimetri. Questo accorgimento visivo lo faceva apparire dominante rispetto alla folla, trasformando l’automobile in un’arma di sottomissione psicologica.
Nell’intervista concessa venerdì al Wall Street Journal, il Kallenius ha sottolineato che «il mondo è diventato un luogo più imprevedibile e credo sia assolutamente chiaro che l’Europa debba rafforzare il proprio profilo di difesa. Se potessimo svolgere un ruolo positivo in tal senso, saremmo disposti a farlo».
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Secondo l’amministratore delegato, le attività nel settore della difesa rappresenterebbero probabilmente «una quota minore» del business di Mercedes-Benz, che continuerebbe a concentrarsi sulla produzione di automobili civili.
Tuttavia, ha indicato che la produzione per la difesa potrebbe trasformarsi in «una nicchia in crescita» capace di aumentare i profitti dell’azienda. «Vedremo», ha aggiunto Kallenius.
La Germania e altri Paesi dell’UE hanno intensificato negli ultimi anni la spesa militare e gli acquisti nel settore della difesa, con Bruxelles che ha invitato gli Stati membri a espandere la produzione di armamenti e a diminuire la dipendenza dalle forniture militari statunitensi.
La spinta al riarmo giunge in un momento in cui l’industria tedesca affronta una crescita debole, costi energetici elevati e una competitività in calo, inducendo alcuni produttori a valutare i contratti di difesa come nuova fonte di reddito.
A febbraio, Mercedes-Benz ha annunciato un calo del 57% degli utili nel 2025 rispetto all’anno precedente, mentre le case automobilistiche europee continuano a soffrire per l’aumento dei costi di produzione dovuto ai rincari energetici, alle interruzioni delle catene di approvvigionamento, alle pressioni normative e alla concorrenza cinese.
A marzo, il Financial Times ha riferito che un’altra casa automobilistica tedesca, la Volkswagen, era in trattative con l’israeliana Rafael Advanced Defense Systems per convertire lo stabilimento in difficoltà di Osnabrück alla produzione di missili antiaerei. Un portavoce della VW ha smentito la notizia.
Nel 2022, l’allora cancelliere Olaffo Scholz aveva presentato un piano di modernizzazione militare da 100 miliardi di euro per le forze armate tedesche. Il mese scorso, la rivista germanica Der Spiegel ha riportato che da allora il ministero della Difesa di Berlino ha firmato circa 47.000 contratti di appalto.
Come riportato da Renovatio 21, Tesla negli scorsi mesi ha superato Mercedes nelle vendite.
Il piano di riarmo europeo sembra, di fatto, la riconversione dell’industria automobilistica tedesca – che versava da anni in crisi strutturale – in industria militare.
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Immagine di Wolfmann via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Economia
Trump ha revocato il divieto sui carburanti russi dopo che Zelens’kyj ha respinto le sue richieste
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Economia
Washington sospende le sanzioni sul commercio di carburante russo
Il dipartimento del Tesoro statunitense ha annunciato una deroga temporanea alle sanzioni sul commercio di carburante russo, di fronte all’impennata dei prezzi globali. La misura consente la vendita, la consegna, lo scarico e l’importazione di gasolio russo, anche negli Stati Uniti, almeno fino al 7 aprile 2027.
L’annuncio è arrivato dopo che il presidente Donald Trump ha reso noto un importante accordo con Mosca, a seguito di una telefonata di venerdì con il presidente russo Vladimir Putin.
«La Russia fornirà immediatamente oltre 300.000 tonnellate di gasolio al mercato americano e globale, altre 500.000 tonnellate durante il mese di novembre e 1.000.000 di tonnellate subito dopo», ha dichiarato Trump in un post su Truth Social, aggiungendo che Mosca potrebbe fornire fino a 3.000.000 di tonnellate di gasolio aggiuntivo «in breve tempo» a seconda dello stato delle sue raffinerie, di recente ripetutamente minacciate da attacchi a lungo raggio ucraini.
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La Russia è pronta a fornire petrolio e prodotti petroliferi agli Stati Uniti e ai mercati globali, ha dichiarato il Cremlino in un comunicato diffuso dopo le telefonate tra i due presidenti. Mosca è «certa che ciò avrà un effetto positivo sull’intera economia globale», aggiunge il testo.
Il vice primo ministro Aleksandr Novak ha inoltre confermato che Mosca revocherà anticipatamente le restrizioni all’esportazione di diesel. Il processo inizierà «immediatamente», ha dichiarato il funzionario all’agenzia di stampa governativa russaTASS.
«La Russia accoglie con favore le misure adottate dagli Stati Uniti volte a stabilizzare il mercato energetico globale e a ripristinare gradualmente la normalità degli scambi energetici, ed è pronta a coordinare le azioni future per creare un mercato più prevedibile e sano», ha dichiarato il vice primo ministro.
Il governo russo aveva in precedenza esteso fino al 31 ottobre il divieto di esportazione di gasolio, carburante per navi e oli combustibili per stabilizzare il mercato interno, sotto pressione per l’aumento della domanda stagionale legata al raccolto.
In base alle restrizioni vigenti, ai produttori di carburante è vietato esportare fino alla fine di ottobre, mentre ai non produttori è vietato farlo fino al 31 gennaio 2027. Un divieto totale di esportazione di benzina resta in vigore fino alla fine di gennaio.
Come riportato da Renovatio 21, anchela Casa Bianca sta considerando «molto seriamente» un blocco all’esportazione del diesel.
Lo sviluppo arriva mentre i mercati globali sono ancora sotto shock per le interruzioni delle forniture legate alla guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Russell Hardy, amministratore delegato di Vitol, una delle maggiori società di trading petrolifero al mondo, ha avvertito all’inizio di questa settimana che il mercato ha esaurito gran parte delle scorte che prima contribuivano ad assorbire le interruzioni. «Non ci sono più scorte da smaltire in Occidente», ha dichiarato mercoledì.
La scorsa settimana i Paesi del G7 hanno concordato di rilasciare 100 milioni di barili di petrolio greggio e prodotti raffinati dalle scorte di emergenza, a cominciare dal gasolio, per frenare l’impennata dei prezzi, mentre l’amministrazione Trump chiedeva all’Europa di fare di più per affrontare il problema.
Come riportato da Renovatio 21, in settimana Trump aveva accusato l’Ucraina dell’impennata dei prezzi del diesel.
Un diesel costoso funziona come una tassa invisibile sull’intera economia, che alimenta l’inflazione e frena la crescita, con costi che ricadono in modo sproporzionato sui settori e sui paesi meno attrezzati per assorbirli.
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Un diesel caro è uno dei modi più rapidi in cui uno shock energetico si trasmette all’intera economia, perché quasi tutto ciò che viene prodotto, coltivato o venduto passa attraverso un motore diesel in qualche fase.
Il carburante è un costo di base del trasporto merci: quando sale, aumentano i prezzi di alimentari, materiali da costruzione, beni di consumo e prodotti online, creando un diffuso fenomeno inflattivo. L’effetto arriva con qualche settimana o mese di ritardo e colpisce di più i beni voluminosi e a basso margine.
Come riportato da Renovatio 21, Trump ha attaccato Kiev diverse volte per questi raid. Durante una visita in Irlanda il mese scorso ha puntato il dito contro Volodymyr Zelens’kyj: «Zelens’kyj deve fare una cosa. Deve smettere di colpire i depositi di gasolio in Russia… Non colpite i depositi di gasolio, perché questo sta danneggiando il mondo».
Due settimane fa vi fu il caso dell’attacco alla raffineria russa poco dopo che Trump aveva chiesto pubblicamente di non farlo.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Economia
Trump accusa l’Ucraina dell’impennata dei prezzi del carburante
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