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Immigrazione

Le nostre città ridisegnate dagli immigrati

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C’era una volta, nella mia città, una bella stazione ferroviaria. Lo stile fascista dell’edificio è stato via via camuffato da ritocchi continui, mentre l’interno prima si è riempito, e poi si è svuotato, di negozi e attività: niente più edicola, libreria, minimarket, chiosco di bigiotteria, banca (pure): solo delle teche di vetro vacue con extracomunitari che vagolano tra vetri e sedili che paiono messi a caso. Non è rimasto davvero nulla, né storia, né economia, né vita – solo il brulicare incomprensibile della massa immigrata.

 

Fuori dalla stazione, eravi un bel vialone conducente alla città. Nella prima parte, c’erano, ai lati, due bellissimi e antichi parchi, dove si portavano i bambini, il cane, le prime morosette, dove si passeggiava, si faceva jogging, etc.: uno dei primi ricordi della mia vita è mio padre che legge il giornale seduto sulla panchina, mentre io scendo uno scivolo del parco giochi annesso; una memoria ulteriore che mi emerge adesso e neanche so perché, è Giorgia – una complicata ragazza bionda occhiocerulea che piaceva a tutti, ma non a me – che, adolescentissimi, mi prende per un braccio camminando nella nebbia (allora ve n’era tanta) di quel parco, che per qualche ragione un sabato sera avevamo deciso di traversare.

 

I parchi di cui sto parlando sono in questi anni divenute vere no-go zone, anche se nessuno ha il coraggio di chiamarle per quello che sono. Vi circolano orde di immigrati che spacciano e si accoltellano, e, dato per noi più importante, di fatto non consentono la libera circolazione del cittadino italiano (come previsto dalla Costituzione, art.16): ho fatto io stesso un esperimento, una sera d’inverno di anni fa, ed erano se tutto va bene le sette e mezza massimo, sono stato di fatto prima guardato, poi seguito, poi mi è stato urlato addosso. Ho proseguito senza voltarmi, fossi stato una ragazza, o anche solo fossi stato con Giorgia a 14 anni, forse sarebbe andata diversamente.

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All’umiliazione dei parchi ad un certo punto ha concorso anche la pubblica amministrazione – di destra, di sinistra: mai vista la differenza – , che ha deciso di recintarli: nei luoghi dove da bambino giocavo, la regressione democratica ha portato sbarre acuminate e senso di pericolo. Di più: vi era una bella statua del grande Antonio Pigafetta, diarista di Magellano, il personaggio che ha dato il nome al mio prestigioso liceo ed è ancora oggi onorato nelle Filippine (a lui, sapete, dobbiamo la prima descrizione dell’ananas, definito «il frutto più delizioso»): con un colpo di genio, ecco che il monumento è stato posto dietro le sbarre. Per effetto dell’immigrazione e del degrado, Pigafetta è, tipo, arrestato. O forse ad essere dietro le sbarre siamo proprio noi: come se ora i noi cittadini, suoi grati discendenti, dobbiamo esserne separati – e forse ce lo meritiamo.

 

 

Che poi non è che il recinto serve a qualcosa: appena finisce, ecco diecine di africani che bivaccano. Nei capannelli neri che poltriscono senza un perché si vedono, elemento che fa capire il passaggio di fase, anche delle donne, talvolta col passeggino marca ius soli.

 

Proseguiamo in linea retta , e avremo fatto poco più di cento metri: sulla sinistra, un grande cinema chiuso da decadi. Il bar all’angolo, dove si consumava qualcosa prima o dopo il film, è rimasto, ma ovviamente lo gestiscono i cinesi. Dall’altro lato, ai bordi del parco, un caffè con la sua architettura da primi del Novecento – tipo, la Belle Epoque, già – che, se non rimane chiuso, cambia di mano spesso, perché con probabilità il degrado è soverchiante, invincibile.

 

Poco più avanti ecco i resti di quello che forse era il miglior (una volta dentro vi vidi Roberto Baggio con sulle spalle il figlio appena nato) negozio di dischi di sempre: aveva tutto, aveva soprattutto commessi che consigliavano in modo stupendo, e rammento sabati pomeriggi passati a scartabellare i CD o i vinili, all’epoca erano investimenti ingenti, e li facevi senza algoritmi e Spotify e YouTube, compravi per sentito dire o (addirittura!) guardando le copertine. Ora non c’è più niente, vetrina vuota, polvere. Era sopravvissuto in qualche modo all’avvento della musica digitale: ora chiude i battenti mentre tutt’intorno aprono, una attaccato all’altro, ridde di kebabbari, o, questa la nuova slatentizzazione, fast food di pollo fritto.

 

È stato il destino della libreria che sta dieci metri più su: un’idea di una famiglia patrizia locale, da generazioni nel business librario, di concentrare tutti i libri in edizione economica in un negozio dove passavano tanti studenti, perché di fronte ci sono le fermate degli autobus che li riportano a casa da scuola. Io ragazzino ci avevo comprato, a botte di mille lire, tutto Nietzsche, Freud, Jung, Proust, Dostoevskij, Shakespeare – una certa porzione della cultura che mi porto dietro viene, più che dal liceo, dai Newton Compton ammassati dietro quelle vetrine.

 

Ora lì ci vendono il pollo fritto, e per il motivo che in USA è considerato offensivo anche solo considerare: agli africani – ai neri – piace da pazzi, e ho pensato che non fosse una coincidenza che il primo punto vendita della grande multinazionale del pollo fritto l’ho visto sorgere davanti alla stazione di Padova, dove l’Africa perdigiornista deambula ad abundantiam.

 

Appena dietro alla fermata del bus c’era un baretto senza fronzoli, che era strategico per comprare i biglietti qualora ti fossi dimenticato: è stato sostituito, guarda guarda, da un altro punto vendita di pollo fritto, tanto per capire che con la natura locale oramai è stata disintegrata. La città, è chiaro, non è più per i suoi cittadini – che mai nella vita hanno sentito il bisogno di mangiare per strada petti impanati.

 

Ancora: il negozio di giocattoli, chiuso per sempre. Chiusa l’edicola (ovvio). Chiudono perfino le banche, che lasciano altre vetrine vuote che attendono di diventare spacci di pollo fritto per immigrati zonali raminghi.

 

Nei luoghi limitrofi la storia non cambia: il viale che esce dalla città ha visto sparire tutto, il negozio di animali, i negozi di alimentari, altri giornalai, altre filiali di banche, storici locali in stile liberty, il bowling, il biciclettaio, il negozio di roba da ufficio, perfino le vetrine di computer e telefonia. Nell’altro viale che porta la stazione, descritta dai giornali come «triangolo rosso» per l’insicurezza patente, circolano praticamente solo stranieri, e i negozi sono sostituiti da uffici di pratiche per stranieri, alimentari esotici e non pulitissimi, ancora kebabbari – non una traccia visibile di un’attività che possa servire ad un cittadino italiano. Un amico che vive lì – dove gli appartamenti costano poco, anche perché alle volte, viste le morosità degli stranieri, tolgono la corrente a tutto il palazzo – due anni fa mi ha mandato un video dei festeggiamenti per la partita ai mondiali del Marocco: un embrione del vandalismo che poi si è visto a Milano, Parigi, Bruxelles, o nei vari capodanni di Berlino, Amsterdam, etc.

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Si dirà: è «solo» il centro della città, le stazioni son così, e poi ci sono sempre stati i brutti quartieri. La realtà è diversa: è la città nel suo insieme ad essere trasformata attivamente dagli immigrati.

 

Leggo la notizia da un giornale locale. Parla di una zona che conosco bene, perché non lontano vi viveva mia nonna, ai confini della città. Titolo: «Scoperto deposito di motoveicoli rubati: trovata merce per 130 mila euro».

 

In pratica, un milanese cui avevano rubato il motorino lo ha localizzato grazie ad un airtag. «Giunti sul posto, gli agenti hanno notato un complesso di capannoni apparentemente chiuso da tempo» scrive il quotidiano locale. «Raggiunta la parte posteriore dell’area, i poliziotti hanno notato tre uomini che, alla vista della volante, hanno tentato di nascondersi entrando in uno dei capannoni. I tre – un 52enne originario del Burkina Faso, un 25enne marocchino e un 43enne senegalese – sono stati immediatamente fermati e identificati». Dato interessante: vive nelle nostre città un panafricanismo del crimine?

 

«All’interno dell’immobile gli operatori hanno rinvenuto numerosi oggetti di vario genere e, lungo un corridoio, un motoveicolo azzurro con dettagli gialli e il portatarga parzialmente divelto. (…) La presenza, nello stesso capannone, di altri motoveicoli parzialmente imballati con cellophane blu, privi di targa e occultati sotto un telo, ha portato gli agenti a procedere a una perquisizione dell’area (…) Le verifiche hanno consentito di accertare che tutti i mezzi rinvenuti, in totale 13 motoveicoli, risultavano rubati. I tre uomini non hanno saputo fornire alcuna spiegazione sulla provenienza dei veicoli, di cui avevano la disponibilità».

 

Non c’erano solo moto e auto rubate: nel capannone «sono stati trovati numerosi altri materiali: vestiario, pneumatici, parti di veicoli, motoveicoli radiati o in pessimo stato di conservazione, oltre a materassi, sedie e oggetti di ogni tipo». Chissà che non vi sia anche qualche oggetto sparito a chi legge queste righe.

 

Scrivo di questo piccolo fatto di cronaca non per la sua gravità giudiziaria, ma, anche qui, per il dato urbanistico: il luogo di cui parliamo è probabilmente ricavato dal conglomerato dove, per un secolo ed oltre, aveva imperato uno dei primi lanifici d’Italia, un tempio del lavoro e del progresso, che aveva dato da mangiare a migliaia di famiglie. Sapevo che da qualche parte c’erano tentativi di riconversione (le startup… come no) ma alla fine ecco cosa a cosa è stato convertito questo posto: da teatro dell’industria e dell’operosità a centrale di decadenza criminale, dove invece che dare prosperità alle famiglie italiane si procede alla loro rapina.

 

Il lettore può capire quello che sto cercando di significare: le nostre città stanno venendo totalmente ridisegnate dagli immigrati.

 

No, gli immigrati non sono un elemento passivo della società: è stupido illudersi che, pagandoli per far niente, il loro impatto rimanga limitato. Guardatevi intorno, guardate come è cambiata la vostra città, guardate come certe zone siano diventate orrende e pericolose, o persino interdette a voi che siete autoctoni. L’immigrazione calergista è riprogettazione urbana: e voi, ora, la state solo subendo. Altro che archistar e grandi lavori pubblici: è la massa immigrata che adesso decide dove e come vivete. Altro che assessorati: le nostre città sono effetto dell’urbanistica della violenza e del pollo fritto, del motorino rubato e dell’accoltellamento, dello spaccio e della panchina dei balordi.

 

Questo non è, come vuole far credere la sociologia d’accatto della sinistra, di un processo inevitabile: dietro c’è una precisa volontà, e ancora più evidentemente, sottolineo qui, una disposizione emotiva degli invasori.

 

Nel parco accanto alla stazione di cui parlavo sopra un paio di anni fa ci sono stati parcheggiati, in quantità impressionante, carrarmati, elicotteri, mezzi d’assalto di ogni tipo: è stato per il raduno annuale degli alpini, un evento che ha bloccato l’intera città, divenuta per qualche ora il più grande, in teoria felice, concentrato di militari del Paese.

 

Ci avevo portato mio figlio: nella bolgia dei cappelli con le penne, l’ho fatto salire sul Lince, il veicolo multiruolo usato in Afghanistan, l’ho fatto salire nell’abitacolo dell’elicottero, mentre – presente in tribuna poco più in là il ministro della Difesa – sfilavano le delegazioni di ogni possibile gruppo alpino del territorio italiano.

 

È stato a quel punto che ho notato che, tra le migliaia di persone, stavano tranquillamente gli africani balordi che occupano di solito quel parco. Come dire: la massa non li aveva fatti scappare. Tanto meno, la presenza di militari – che di solito, pensavo, impaurisce gli immigrati – li spaventava: macché, eccoli che, treccioline belle e vestiti alla moda, si fotografano – come bambini, appunto – sui veicoli militari con lo smartphone nuovo di zecca.

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Osservai il fenomeno capendo che era più grave di quello che sembrava: gli stessi poco dopo chiedevano l’elemosina, sigarette, qualsiasi cosa agli alpini presenti, pure quelli giovani e tatuatissimi. Poi si raccoglievano nei loro capannelli, sghignazzavano, magari pure puntavano qualche ragazza. Nessuno li fermava. Nessuno li metteva a posto. Nessuno sentiva la necessità si far capire loro che no, non potevano disturbare in quel momento (certo, non avevano idea di cosa fosse), né che pera accettabile che si comportassero con quella plateale mancanza di rispetto.

 

Era chiaro che non temevano nulla, perché nulla a loro era mai successo. Né questo rispetto è mai stato chiesto: vitto, alloggio, telefonino, avvocato arrivano gratis, senza che abbiano dovuto fare nulla. Perché mai quindi dovrebbero rispettare questo popolo, i suoi simboli? L’immagine che ho davanti agli occhi, mentre spingo via mio figlio, è quella di un africano che, con boria irricevibile, chiede spicci ad un alpino alticcio, seduto in panchina gonfissimo, incapace di mandarlo via, come sottomesso al fatto che no, l’immigrato non lo può mandare a quel Paese… Nel frattempo, a poca distanza i compagni africani se la ridono. È un gioco. Si prendono gioco di noi. letteralmente.

 

Tutto questo accadeva mentre dal palco, ministro della Repubblica sempre lì, si irradia il verbo militare nazionale: i nostri nonni, caduti per la nostra libertà… i sacrifici per la Nazione… i soldati in guerra che ci proteggono… e ancora, l’onore. Sì, l’onore.

 

Il cortocircuito di senso è intollerabile: se le guerre e i loro sacrifici umani ci hanno dato un Paese invaso da barbari che ci derubano, ci stuprano, ci irridono… a cosa sono servite? A cosa sono serviti davvero quei sacrifici? La nostra società è davvero più libera? È più protetta? È migliore?

 

E quindi, la valutazione da fare è ancora più abissale: non solo la catastrofe migratoria riformula le nostre città, essa ridisegna pure la nostra storia.

 

Cosa dobbiamo pensare della storia dell’Italia, e dell’Europa, se il frutto finale è il caos?

 

Cosa dobbiamo pensare della democrazia, se il suo effetto visibile è l’anarco-tirannia?

 

Che cos’è la Repubblica, se essa conduce – sotto i nostri occhi – all’umiliazione e alla distruzione del suo popolo?

 

La risposta la lascio al lettore. Ricordandogli, sempre, la cosa fondamentale: da nessuna parte è scritto che le cose debbono andare così.

 

Le città, con la storia, sono nostre. Dobbiamo solo riprendercele.

 

Roberto Dal Bosco

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Immigrazione

Islamabad ascrive i crimini del pedofilo pakistano all’educazione britannica

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Shabir Ahmed, cittadino di origine pakistana a capo di una banda di stupratori, recentemente rilasciato in Gran Bretagna dopo aver scontato una pena detentiva per decine di reati sessuali contro minori, ha commesso i suoi crimini a causa della sua educazione in Inghilterra, ha dichiarato giovedì il portavoce del Ministero degli Esteri pakistano, Tahir Andrabi.   Il settantatreenne, entrato per la prima volta nel Regno britannico da adolescente, era una figura di spicco della banda di Rochdale, che negli anni 2000 abusava sessualmente e trafficava ragazze britanniche anche di soli 12 anni nel distretto di Greater Manchester.   Ahmed è stato rilasciato dal carcere sotto sorveglianza all’inizio di giugno, dopo aver scontato 14 anni di pena. Le autorità britanniche non sono state in grado di espellerlo a causa di una disposizione che tutela alcuni cittadini del Commonwealth residenti in Gran Bretagna prima del 1973, nonostante la sua cittadinanza britannica fosse stata revocata in seguito alle condanne del 2012.

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«La questione in oggetto è una questione interamente interna al Regno Unito», ha dichiarato Andrabi durante una conferenza stampa. «A prescindere dal luogo di nascita di Ahmed, la responsabilità ricade sul luogo in cui è cresciuto, educato, formato e, purtroppo, viziato… I suoi crimini efferati richiedono una seria introspezione, piuttosto che una ricerca di cause esterne».   Il portavoce ha sottolineato che Islamabad condanna fermamente gli abusi sessuali sui minori, che dovrebbero essere «puniti con la massima severità prevista dalla legge, indipendentemente da razza, etnia o religione», ma ha insistito sul fatto che il Pakistan «non ha alcun legame con questa vicenda» e «non può essere associato» ad alcuna decisione in merito.   Lunedì, il ministro degli Interni britannico Shabana Mahmood ha annunciato l’intenzione di modificare la legge sull’immigrazione per rimuovere l’ostacolo legale che impedisce l’espulsione di Ahmed.   La banda di stupratori di Rochdale era una delle tante bande di adescatori (grooming gang), composte prevalentemente da uomini di origine pakistana, che per decenni hanno sistematicamente stuprato e sfruttato sessualmente giovani ragazze britanniche vulnerabili in tutto il Regno.   Lo scandalo delle bande di sfruttatori sessuali è tornato alla ribalta della politica britannica lo scorso anno, costringendo il governo laburista ad annunciare un’inchiesta nazionale, che ha portato alla luce «cecità, ignoranza, pregiudizi, atteggiamenti difensivi» e fallimenti sistematici da parte della polizia e degli enti pubblici nel proteggere le vittime e nell’intervenire in seguito alle segnalazioni di abusi.

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Elon Musk ha chiesto una Norimberga per le grooming gang pakistane. Secondo un rapporto pubblicato dal leader del partito Restore Britain Ropert Lowe, almeno 250.000 ragazze sono state violentate da queste bande.   Renovatio 21 ha pubblicato una sintesi di quanto contenuto nel rapporto pubblicato dal deputato Rupert Lowe, dove gli orrori perpetrati dalle ghenghe pakistane alle ragazzine britanniche sono sconvolgenti, indicibili.   Di fatto, si tratta di uno stupro sistemico con evidenti qualità politiche: il segno di un’invasione oramai consumata, e la sottomissione fisica e morale della popolazione autoctona invasa e sconfitta.  

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Immigrazione

Il 53% dei sospettati di stupro di gruppo in Germania sono stranieri

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Nel 2025, la percentuale di stranieri coinvolti in stupri di gruppo ha raggiunto un livello record, attestandosi al 53%. In totale, 751 vittime sono state vittime di stupri di gruppo nel Paese. I dati provengono da una risposta del governo federale tedesco a una richiesta parlamentare del partito Alternativa per la Germania (AfD).

 

Secondo le statistiche, il 53% dei sospettati – per un totale di 574 persone – non possedeva la cittadinanza tedesca nei casi di stupro di gruppo. Suddivisi per nazionalità, 110 sospettati provenivano dalla Siria, 64 dall’Afghanistan, 46 dall’Iraq, 44 dalla Turchia e i restanti da altri Paesi, come riportato da Focus Online. Tra le vittime, l’80% erano cittadini tedeschi.

 

Sebbene il rapporto riveli che 509 sospettati provenissero dalla Germania, i dati relativi a un possibile background migratorio tra i cittadini tedeschi non sono stati registrati separatamente. Studi precedenti hanno dimostrato che, analizzando i nomi di battesimo dei sospettati di stupro di gruppo, il 75% dei casi è commesso da individui con un nome di battesimo straniero.

 

L’elevato numero di stranieri coinvolti in casi di stupro di gruppo si verifica in un momento in cui sempre più stranieri hanno ottenuto la cittadinanza tedesca, scrive Remix News. Milioni di migranti possiedono inoltre la doppia cittadinanza e, ogni volta che commettono stupri, omicidi o furti, i loro crimini vengono registrati come «tedeschi» nelle statistiche federali sulla criminalità.

 

L’AfD ha chiesto al ministero dell’Interno tedesco di iniziare a suddividere le statistiche sulla criminalità non solo in base alla cittadinanza, ma anche in base al background migratorio, il che consentirebbe alle autorità tedesche di valutare il livello di integrazione e i tassi di criminalità tra i cittadini tedeschi di origine straniera.

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«Sebbene la questione sia all’ordine del giorno politico da anni, è evidente la mancanza di misure politiche e legali efficaci per prevenire questi crimini», ha dichiarato a Die Welt Stephan Brandner, politico dell’AfD, commentando il fatto che il 72% di tutti i casi risolti riguarda un sospettato già noto alle forze dell’ordine.

 

«Questo dimostra un fallimento clamoroso della magistratura, delle autorità di sicurezza e della politica. Ciò richiede un’azione penale coerente, procedure più rapide, sanzioni più severe e, nel caso di autori stranieri, la revoca sistematica del permesso di soggiorno. Solo in questo modo le donne possono essere efficacemente protette da tali atti», ha affermato Brandner.

 

Durante una seduta del Bundestag all’inizio di questo mese, la leader di Alternativa per la Germania (AfD), Alice Weidel, ha descritto un caso di Norimberga in cui alcuni migranti avrebbero soggiogato delle ragazze minorenni con droghe e le avrebbero costrette alla prostituzione. Il suo intervento è stato accolto da forti interruzioni in plenaria, tra cui risate. Secondo i verbali ufficiali del Bundestag, una deputata in particolare, Katrin Fey del partito Die Linke, ha riso proprio in quel punto del discorso.

 

La Weidel ha poi parlato delle conseguenze delle politiche migratorie sulla sicurezza interna. Weidel ha affermato che «i reati violenti, sessuali e osceni non sono ‘fredde statistiche’, ma compagni quotidiani di paura e “preoccupazione per i nostri figli”».

 

La presidente dell’AfD ha poi illustrato nel dettaglio il caso avvenuto alla stazione centrale di Norimberga, dove giovani uomini provenienti da Siria, Iraq, Pakistan e paesi del Nord Africa avrebbero spinto ragazze di età compresa tra i 13 e i 18 anni, provenienti da situazioni di precarietà, verso la tossicodipendenza per costringerle alla prostituzione.

 

Nel marzo di quest’anno, Jan van Aken, all’epoca co-leader del partito della Sinistra tedesca, ha affermato, durante la sua partecipazione a un podcast condotto da Ben Berndt, che i casi più eclatanti di stupro di gruppo coinvolgevano esclusivamente uomini bianchi.

 

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Immigrazione

Cosa contiene il rapporto sulle «Grooming gang» di pakistani pedofili che tormentano la Gran Bretagna?

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Il parlamentare britannico Rupert Lowe ha pubblicato un «Rapporto sulle grooming gang», ossia le bande di stupratori pedofili pakistani che imeprversavano nel Regno  per decenni senza nessuna reazione da parte delle autorità britanniche, che, anzi, hanno insabbiato l’enorme e terrificante caso con indicibili violenze su almeno un quarto di milione di ragazzine britanniche.   Lowe, già deputato del partito di Nigel Farage Reform UK che ha ora creato un nuovo partito politico chiamato Restore Britain,è apparso in settimana in uno dei podcast più seguito del pianeta, il Joe Rogan Show, spiegando il rapporto. Il podcaster Joe Rogan sta ora subendo critiche per aver ospitato il Lowe.   Durante la conversazione Lowe ha illustrato le dinamiche dell’immigrazione selvaggia subita dalla Gran Bretagna, indicandone specificatamente la composizione e il fenomeno delle società parallele islamiche. Il deputato ha parlato della natura two-tier (a due livelli) dello Stato britannico attuale, con meccaniche grottesche come la precedenza degli immigrati per le cure dentali mentre i cittadini britannici vengono messi in lista di attesa.   Nel podcast il Lowe sostiene che il numero di un quarto di milione di vittime è «il minimo», ma si può sospettare che esso sia «molto più alto».  

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Secondo il rapporto di Lowe, almeno 250.000 ragazze britanniche hanno subito orribili abusi sessuali da parte delle ghenge pakistane, che, con la complicità della polizia, degli assistenti sociali e persino dell’ex primo ministro Keir Starmer (che ha ricoperto il ruolo di Director of Public Prosecutions, cioè il capo del Crown Prosecution Service dal novembre 2008 al 2013), hanno potuto commettere «stupri di minori su scala industriale».   Pubblicato lo scorso mese, il rapporto di 218 pagine offre una lettura sconvolgente che descrive in dettaglio gli abusi, protrattisi per decenni, subiti da centinaia di migliaia di ragazze britanniche bianche – e da un numero minore di ragazzi bianchi e ragazze sikh – per mano di bande organizzate di adescatori pakistani in 149 distretti del Regno.   Le testimonianze descrivono gli atti più depravati di violenza sessuale, tra cui stupri di bambine in età preadolescenziale centinaia di volte, minacce di morte e penetrazioni e  sodomizzazioni da parte di cani, avvenuti di fatto sotto gli occhi delle autorità incaricate di prevenirli.   Il rapporto, redatto in poco più di un anno e costato 600.000 sterline (704.000 euro), si è basato su interviste a centinaia di vittime e migliaia di richieste di accesso agli atti, eppure non ha ricevuto alcuna copertura mediatica da parte dei principali organi di informazione. Nel contesto dell’oscuramento mediatico nel Regno Unito, ecco cosa c’è da sapere:   Il governo britannico aveva già condotto diverse indagini sugli abusi sessuali su minori commessi dalle cosiddette grooming gang (letteralmente, «bande di adescatori») Nel nord dell’Inghilterra, in particolare l’inchiesta Jay e l’inchiesta Telford. Tuttavia, entrambe le indagini si sono concentrate su aree specifiche e non hanno concluso che le bande fossero un fenomeno diffuso a livello nazionale.   A differenza dei rapporti Telford e Jay, quello di Lowe non è stato finanziato con denaro pubblico e si è concentrato sull’intera Gran Bretagna, anziché solo sull’Inghilterra settentrionale. L’indagine è stata finanziata tramite crowdfunding e il rapporto si basa su studi precedenti, documenti giudiziari e interviste con le vittime per concludere che bande di stupratori prevalentemente pakistane operavano in 149 distretti amministrativi locali in Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord, quasi la metà dei 317 comuni del Regno Unito.   Il rapporto di Lowe inquadra esplicitamente gli abusi come motivati da ragioni razziali e religiose, descrivendoli come «un male che è stato, e continua ad essere, perpetrato principalmente da uomini musulmani pakistani contro giovani donne e ragazze bianche vulnerabili».   Precedenti studi avevano stimato che circa 250.000 donne e ragazze fossero state violentate da bande di adescatori a partire dal 2000, sulla base di dati estrapolati da città come Rotherham e Telford. Il rapporto di Lowe definisce questa cifra «un minimo indispensabile», sottolineando il problema della sottostima dei casi riscontrato in altri studi e il fatto che «gli abusi sessuali di ogni genere tendono a essere sottostimati».   Considerato che il primo caso di stupro di gruppo commesso da uomini pakistani in Gran Bretagna è stato segnalato nel 1955, «le vittime devono essere centinaia di migliaia», afferma il rapporto Lowe.   La maggior parte del rapporto è costituita dalle testimonianze dei testimoni. Con poche eccezioni, tra cui il caso di un ragazzo violentato da una banda di uomini bianchi britannici, i casi seguono uno schema simile: una ragazza bianca della classe operaia, vittima di traumi o abusi in famiglia, viene adescata da uomini musulmani più anziani che le forniscono alcol, droghe e regali. Una volta conquistata la sua fiducia, la ragazza viene ripetutamente violentata e abusata fisicamente, spesso da centinaia di uomini.   All’inizio di giugno, Lowe ha letto ad alta voce alcune delle testimonianze più strazianti durante una sessione parlamentare, e il rapporto entra ulteriormente nei dettagli, in modo esplicito. Ragazze anche di soli 11 anni sono state prese di mira da uomini di 40 e 50 anni, alcuni dei quali hanno invitato i propri parenti a partecipare allo stupro di gruppo.   «Michelle afferma di essere stata violentata da un numero di uomini compreso tra seicento e settecento diversi nell’arco di tre anni» dice una testimonianza scritta nel rapporto. «È stata… violentata da un cane mentre gli uomini scommettevano se l’animale le avrebbe penetrato la vagina o l’ano (…) È stata sottoposta a penetrazione con oggetti. Le hanno urinato addosso. Le hanno tenuto le gambe divaricate. È stata morsa sulla schiena, ferita a una gamba e strangolata».   «Sono stata intimidita con delle pistole e minacciato che mi avrebbero amputato parti del corpo con dei coltelli» continua il testimone nel rapporto. «Sono stata picchiata, piena di lividi, violentata. Non solo violentata sessualmente con le loro stesse parti del corpo, ma anche con oggetti. Sono stata portata al pronto soccorso perché la mia vagina era stata lacerata da una bottiglia di vetro».

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Diverse vittime hanno raccontato di essere state trasportate in tutto il Regno da un gruppo di aggressori all’altro, alcune trascorrendo mesi interi passate di mano in mano tra stupratori e violentatori. «In ogni casa in cui andavo c’erano solo ragazze bianche. E voglio dire, ho visto ragazze rinchiuse… Ricordo un uomo che apriva il retro di un furgone e ho visto forse 15 o 20 ragazze rinchiuse in gabbie per cani. Sembrava che fossero drogate».   Diverse vittime hanno affermato che quasi tutti i loro stupratori erano musulmani di origine pakistana, e una di loro ha dichiarato: «Il 98% di loro erano musulmani pakistani. Altrimenti, erano musulmani iracheni o curdi».   Nei casi che hanno portato a un procedimento penale, «circa l’87% dei condannati portava nomi tipicamente musulmani», afferma il rapporto, citando ricerche precedenti. Ulteriori ricerche condotte dal dottor Taj Hargey, imam della Congregazione Islamica di Oxford, hanno stimato che il 95% dei sospettati nei casi di sfruttamento sessuale di minori da parte di bande criminali «sono di fede musulmana».   Il Lowe collega esplicitamente lo stupro all’immigrazione, sottolineando che nel 2000 sono stati denunciati 8.593 casi di stupro, un numero che è salito a oltre 70.000 «quando è iniziata l’era dell’immigrazione di massa su larga scala nel paese sotto Blair».   Il Rapporto Jay del 2022 criticava la polizia e le autorità locali per non essere intervenute per «paura di essere considerate razziste». Alcune testimonianze contenute nel rapporto di Lowe si spingono oltre, accusando il personale sanitario delle case di cura di sfruttare sessualmente le ragazze, permettendo a uomini pakistani di prelevare le ragazze dalle strutture a loro piacimento, e gli assistenti sociali di rimandare i bambini a vivere con bande di stupratori in alloggi forniti dal governo.   Le ragazze che si presentavano in commissariato dopo essere state violentate venivano spesso trattate come prostitute minorenni che avevano acconsentito ad avere rapporti sessuali con i loro aggressori adulti. Una ragazza è stata violentata da un sergente di polizia, mentre a un’altra è stato ordinato di ritirare la denuncia da un agente musulmano che in seguito è stato condannato per abusi sessuali su minori.   I genitori che hanno tentato di intervenire sono stati ignorati. Una madre che ha denunciato alla polizia che sua figlia era stata abusata da «uomini asiatici» si sarebbe sentita dire: «Non può definirli uomini asiatici perché è razzista. Dovrebbe essere contenta che a sua figlia venga insegnata una cultura diversa» (in Gran Bretagna, il termine «asiatico» si riferisce in genere a persone di origine sud-asiatica, come quelle di origine indiana, pakistana, bengalese o cingalese).   Il rapporto Jay accusava le autorità locali di Rotherham di aver insabbiato i diffusi abusi sessuali su giovani ragazze, e i governi che si sono succeduti sono stati accusati di aver ignorato il problema e di aver rallentato le indagini ufficiali sulla portata degli abusi. Nel 2025, i parlamentari laburisti hanno votato in massa contro una mozione conservatrice che chiedeva un’inchiesta nazionale obbligatoria sulle bande criminali. Il partito di Starmer alla fine ha fatto marcia indietro e ha aperto un’indagine all’inizio di quest’anno.   Il rapporto di Lowe descrive questa indagine come «un’operazione di contenimento», concentrandosi solo su poche aree circoscritte e omettendo qualsiasi analisi dei fattori demografici e religiosi alla base degli abusi. Il Partito Laburista di Starmer, afferma il rapporto, è stato direttamente coinvolto nell’insabbiamento dello scandalo.   Almeno quattro consiglieri e parlamentari laburisti sono stati condannati per abusi su minori, mentre altri «o non sono riusciti a reprimere le bande di stupratori o hanno ostacolato gli sforzi in tal senso». Tra questi figurerebbero, secondo il rapporto, il consigliere laburista Shaun Wright, che è rimasto a capo dei servizi per l’infanzia a Rotherham nonostante fosse a conoscenza delle attività delle bande di stupratori in città;  il sindaco di Londra Sadiq Khan, di origini pakistane, ha negato l’esistenza di bande di sfruttatori sessuali nella capitale britannica, nonostante avesse prove del contrario l’ex premier Keir Starmer, che come direttore della pubblica accusa tra il 2008 e il 2013, ha lasciato andare 13.000 pedofili con delle lettere di avvertimento invece di perseguirli.

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Il rapporto di Lowe sostiene che gli abusi siano stati alimentati dalla cultura «clanica» dei pakistani britannici, che ha fatto sì che famiglie e parenti rimanessero in silenzio e proteggessero gli stupratori all’interno delle loro comunità. Questo aspetto della società pakistana era già emerso in precedenti indagini, con il Rapporto Telford che concludeva che la «mancanza di coinvolgimento da parte della comunità asiatica» rendeva impossibile stabilire la reale portata degli abusi.   Il documento attribuisce inoltre la colpa agli «atteggiamenti di supremazia razziale» e alla «mentalità del “noi contro loro” dei musulmani», affermando che il Corano istruisce i credenti a trattare «i non musulmani con disprezzo», permette la schiavitù sessuale dei non musulmani e scoraggia i musulmani dal parlare apertamente, per timore di «danneggiare l’immagine della comunità musulmana o di disonorare l’Islam».   Le testimonianze delle vittime suggeriscono che molti aggressori abbiano tentato di giustificare i loro crimini con riferimenti coranici. Alcune venivano chiamate «puttane bianche», «feccia bianca» o «cagne infedeli» che meritavano una punizione, e a una di loro è stato detto che «il suo Dio l’aveva abbandonata».   «Mi era stato detto che le ragazze musulmane sono buone e pure e rimangono vergini fino al matrimonio, mentre tutte le ragazze bianche sono delle poco di buono e vanno a letto con centinaia di persone», ha ricordato una vittima. «Sono peggio della merda sotto la scarpa. Non obbediscono ad Allah, quindi meritano di essere punite».   Il rapporto raccomanda una «formazione annuale obbligatoria sullo sfruttamento sessuale di gruppo dei minori» per tutti gli operatori dei servizi di emergenza e sociali, nonché il perseguimento penale di coloro che hanno reso possibile l’abuso. Ogni cittadino straniero condannato per abusi sessuali su minori dovrebbe «come minimo essere espulso», afferma il rapporto, sebbene Lowe abbia promesso che, qualora il suo partito Restore Britain dovesse mai salire al potere, «con l’approvazione del popolo britannico, li metterebbe a morte».   Tuttavia, Lowe è l’unico parlamentare di Restore Britain, e il partito rimane un movimento marginale. Reform UK di Nigel Farage domina l’elettorato di destra nel Regno Unito, con un consenso attuale del 26%, mentre Restore Britain è fermo al 3%.   Il rapporto di Lowe non è stato riconosciuto né dal Partito Laburista, né dai Conservatori, né da Reform, e la sua pubblicazione è stata accolta da un quasi totale silenzio mediatico. Tuttavia, la sua influenza sui social media – in particolare su X, dove viene regolarmente ritwittato da Elon Musk – sta crescendo rapidamente. Secondo il Financial Times, i post di Lowe sulla piattaforma generano regolarmente un coinvolgimento dieci volte superiore a quello di Farage, nonostante abbia la metà dei follower del leader di Reform UK.   Lowe ha promesso di trasformare questa attenzione in azioni concrete. Il mese scorso ha annunciato l’intenzione di «denunciare pubblicamente i colpevoli e i loro complici», con l’obiettivo di «mandare queste persone in prigione». Lowe ha inoltre affermato di star fornendo alle forze dell’ordine le prove necessarie per riaprire i vecchi casi e di incoraggiare le vittime a intentare cause civili contro i loro aggressori.   Il rapporto evidenzia una totale inadempienza da parte del governo britannico nel suo dovere di tutela dei minori, delegittimando completamente le istituzioni dello Stato britannico e i suoi leader.

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Le precedenti denunce sono state insabbiate sia dai governi laburisti che da quelli conservatori, e con i principali partiti del paese che hanno ignorato le audizioni di Lowe, ci sono pochi motivi per pensare che la reazione a questa denuncia sarà diversa. Tuttavia, mentre il governo e i media mainstream possono ignorare la denuncia o liquidare Lowe come un eccentrico razzista, lo scandalo delle bande di stupratori ha macchiato in modo permanente la fiducia del pubblico britannico nello Stato.   Secondo un sondaggio YouGov del 2025, solo il 43% dell’opinione pubblica si fida dell’inchiesta ufficiale del governo laburista sullo scandalo, mentre il 42% si fida del sistema giudiziario, il 29% dei servizi sociali e il 22% di Starmer nella gestione della questione.   «Riguarda il potere, riguarda la servitù» ha spiegato Lowe durante il podcast di Rogan dopo aver elencato una serie di orrori, tra ragazzine filmate mentre venivano stuprate in ogni orifizio da cani e costrette a leccare i piedi dei pakistani stupratori. «Gli uomini musulmani sono istruiti a sentirsi superiori a quelli che considerano essere infedeli» ha teorizzato il deputato, «e il loro lavoro è effettivamente diffondere l’Islam e punire gli infedeli», ha continuato citando le Crociate e l’offerta fatta ai cavalieri cristiani sconfitti di convertirsi o venire uccisi.   «Molte di queste ragazze sono state ingravidate e hanno dovuto convertirsi all’Islam. Alcune sono state trafficate in Arabia Saudita, Pakistan e altre parti del mondo» ha raccontato il parlamentare.   La questione delle grooming gang, che è vecchia di quasi trenta anni, è tornata prepotentemente negli ultimi anni, soprattutto dopo interventi di Elon Musk e critiche da parte dei conservatori. Starmer ha difeso il suo record dicendo di aver «affrontato la questione di petto» e di aver aumentato le condanne per abusi sessuali su minori.   Nel frattempo, il Regno continua a ribollire. Poche ore fa la polizia britannica ha estratto i manganelli contro una folla inferocita per la liberazione per un presunto stupratore immigrato a Glasgow, in Iscozia.  

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