Eutanasia
Nei Paesi Bassi l’eutanasia rappresenta ormai il 6% di tutti i decessi
Secondo un rapporto del comitato regionale per la revisione dell’eutanasia (RTE), citato dal portale di notizie Hirado, nel 2025 10.341 persone sono morte per eutanasia e, mentre tre quarti dei richiedenti avevano più di 70 anni, un caso riguardava una persona di età compresa tra i 12 e i 18 anni.
Come riportato da Renovatio 21, nel 2024 si era parlato del superamento del 5% delle morti totali di tutto il Paese.
Il numero di coloro che hanno scelto l’eutanasia a causa di malattie mentali è diminuito di quasi un quinto (174 casi), ma oltre l’85% soffriva di malattie fisiche come cancro, disturbi del sistema nervoso e malattie polmonari o cardiovascolari.
Sono stati registrati 499 casi di eutanasia praticata su pazienti affetti da demenza, e l’RTE ha esaminato 11 casi in cui il paziente non era più in grado di intendere e di volere. Inoltre, 475 casi riguardavano la coesistenza di diverse patologie legate all’età, e 278 casi erano motivati da «altre ragioni».
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I sostenitori del movimento pro-vita hanno affermato che queste «altre ragioni» spesso includono interessi umani egoistici, come ad esempio le pressioni o le manipolazioni emotive esercitate dai familiari su un parente anziano affinché si sottoponga all’eutanasia per ottenere più rapidamente l’eredità. In questi casi, l’eutanasia viene spesso praticata anche quando, secondo i sostenitori, non sarebbe giustificata.
Altri sette casi riguardano medici che non hanno rispettato pienamente gli standard di cura richiesti e sono attualmente oggetto di indagine.
Un gruppo di esperti olandesi nel campo della psichiatria infantile ha recentemente richiamato l’attenzione sulla necessità di particolare cautela nei casi di giovani di età inferiore ai 25 anni che richiedono l’eutanasia a causa di sofferenza psicologica. La loro ricerca suggerisce che la capacità decisionale dei giovani di questa fascia d’età può essere influenzata dallo sviluppo cerebrale e da una serie di fattori esterni.
Secondo i professori citati, la condizione dei giovani sotto i 25 anni ha meno probabilità di essere considerata permanente rispetto a quella dei più anziani. Inoltre, sono più esposti alla pressione sociale e all’influenza online, che possono causare danni significativi e portarli a prendere decisioni impulsive e miopi.
Come riportato da Renovatio 21, nel 2023 dopo il Belgio, i Paesi Bassi avevano cominciato la legalizzione dell’eutanasia per i bambini.
Come riportato da Renovatio 21, un rapporto del 2025 aveva dimostrato che l’eutanasia olandese per malattie mentali era aumentata del 60%, compresi gli adolescenti con autismo. La questione dell’eutanatizzazione in Olanda di persone con autismo o disabilità intellettuale è risalente.
L’eutanasia in Olanda si applica anche a chi non la richiede. Uno studio del 2021 ha registrato 9.799 decessi assistiti, di cui 9.038 per eutanasia, 245 per suicidio assistito e 517 per LAWER, ovvero casi in cui la vita è stata terminata intenzionalmente senza una richiesta esplicita del paziente. Questi 517 casi rappresentano circa lo 0,3% dei decessi totali, inclusi sei casi di neonati, terminati secondo il protocollo di Groninga, che consente l’eutanasia di neonati con gravi disabilità se un genitore e un medico concordano che la vita del bambino sia «incompatibile» o priva di prospettive.
Un’«eutanasia di coppia» due anni fa dall’ex premier «cattolico» Dries Van Agt neerlandese e moglie.
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Eutanasia
Morte in Umbria
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Eutanasia
Le case di cura cristiane di Zurigo perdono il diritto di rifiutare il suicidio assistito
Il 27 settembre 2026 gli elettori del Canton Zurigo hanno approvato con il 68,1% dei voti (298.813 sì contro 139.933 no) modifiche alla legge sui pazienti e alla legge sanitaria. La partecipazione è stata del 47,6%. La nuova normativa impone a tutti gli ospedali, le cliniche di riabilitazione e le case di cura e di riposo del cantone di tollerare il suicidio assistito nei propri locali. Restano escluse le strutture psichiatriche e le carceri. L’entrata in vigore è prevista nella primavera 2027.
Fino ad oggi l’obbligo di tolleranza riguardava solo le case di cura gestite o commissionate dai comuni. Ospedali e strutture private potevano decidere autonomamente se consentire o rifiutare la pratica. Secondo i dati della direzione sanitaria cantonale, su circa 212 case di cura del cantone, 129 non sono pubbliche; di queste, 29 (prevalentemente di ispirazione cristiana) rifiutavano il suicidio assistito, per un totale di circa 2.000 residenti. Nella maggior parte delle altre strutture la pratica era già ammessa.
La normativa non obbliga il personale sanitario o assistenziale a partecipare direttamente al suicidio assistito: la procedura è eseguita da organizzazioni esterne specializzate (come Exit o Dignitas), previo rispetto delle condizioni di legge svizzere (come la capacità di discernimento della persona e volontà persistente).
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La proposta era il controprogetto del Consiglio cantonale a un’iniziativa popolare più ampia, successivamente ritirata. Contro il controprogetto è stato indetto un referendum da forze di centro-destra e conservatrici (tra cui SVP, EDU ed EVP). Il Consiglio di Stato (governo cantonale) si era espresso contro l’estensione dell’obbligo agli ospedali. Tra i sostenitori figuravano partiti di sinistra e centro-sinistra, le organizzazioni per il suicidio assistito e il consiglio della Chiesa riformata del Canton Zurigo, che ha visto nella misura un bilanciamento tra autodeterminazione e tutela delle persone vulnerabili.
I contrari, tra cui diverse strutture cristiane e il vescovo di Coira Joseph Maria Bonnemain, hanno sostenuto che l’obbligo viola la libertà religiosa e di coscienza delle istituzioni, nonché la libertà economica. Hanno sottolineato che i residenti e le famiglie scelgono consapevolmente strutture con una missione di cura orientata alla vita e che la presenza del suicidio assistito potrebbe creare disagio a personale e altri ospiti.
Markus Schaaf, direttore di una casa di cura e parlamentare dell’EVP, ha dichiarato che la decisione elimina la possibilità di scegliere tra strutture che ammettono e strutture che rifiutano la pratica. Il direttore della Haus St. Otmar (collegata alla parrocchia cattolica di St. Anton) ha ribadito che il suicidio assistito è incompatibile con la missione dell’istituto.
I favorevoli hanno invece messo al centro l’autodeterminazione: una casa di cura è la casa dell’ospite e non dovrebbe essere costretto a trasferirsi per poter accedere a un’opzione legale. Hanno sostenuto che il diritto della persona prevale sull’orientamento valoriale della struttura privata.
La direttrice sanitaria Natalie Rickli (SVP) ha commentato che per la maggior parte delle strutture non cambierà nulla e che chi sceglie una casa di cura cristiana probabilmente non ricorrerà comunque al suicidio assistito. Il risultato è stato letto da alcuni osservatori come un segnale più ampio sul rapporto tra autodeterminazione individuale e libertà delle istituzioni di ispirazione religiosa.
La vicenda offre un’idea del (giusto) destino che spetta a tutti coloro che confidano nell’obiezione di coscienza, grande, oscena foglia di fico della Cultura della Morte. Essendo essa già una stretta di amano con l’Inferno, è idiota pensare che questo poi non voglia inghiottirsi il braccio e tutto il resto.
Il totalitarismo della Necrocultura evolve verso la disintegrazione dell’obiezione di coscienza e va bene così: non va cercato l’adattamento al sistema diabolico, ma il suo abbattimento e riformulazione.
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Immagine generata artificialmente
Eutanasia
Pena sospesa per l’australiana che aveva ucciso il marito malato terminale
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