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Nuova malattia si diffonde tra gli omosessuali

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Una malattia della pelle che provoca lesioni, precedentemente limitata agli animali nei paesi tropicali, è ora comparsa e si è diffusa in «cluster» di uomini omosessuali nell’Europa occidentale.

 

Nota come «malattia della pioggia», la «dermatofilosi» è descritta dai Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) come un’infezione cutanea causata dal Dermatophilus congolensis che colpisce principalmente gli animali nelle regioni tropicali e subtropicali.

 

Fino a poco tempo fa, le infezioni umane erano rare e associate esclusivamente agli agricoltori e ad altre persone frequentemente esposte al bestiame o alla fauna selvatica.

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Si ritiene che il punto di origine dell’epidemia tra gli uomini omosessuali sia una «sauna gay» a Lione, in Francia, dove gli uomini si dedicavano ad attività sessuali in un ambiente caldo e umido che riproduceva condizioni tropicali.

 

Poiché la malattia si trasmette per via sessuale, si manifesta principalmente con macchie pruriginose e purulente sul viso e sui genitali. Numerosi uomini in diverse città di Francia, Spagna e Germania hanno contratto la malattia. Anche Italia e Turchia hanno segnalato casi.

 

Nel frattempo, secondo un rapporto del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), le modalità di diffusione della malattia batterica potrebbero essere in evoluzione.

 

L’aumento dei casi «potrebbe indicare un cambiamento nella modalità di trasmissione, con prove che suggeriscono una diffusione da uomo a uomo, in particolare in ambienti umidi e caldi», ha scritto l’ECDC.

 

La nuova epidemia di malattia della pelle tra gli omosessuali è stranamente simile alla diffusione del vaiolo delle scimmie (mpox) nel 2022, quando si era scoperto che le infezioni venivano trasmesse principalmente attraverso «contatti sessuali tra uomini che hanno rapporti sessuali con uomini», con particolare attenzione ai festival estivi LGBT come Gay Pride ed affini.

 

«Alcuni dei primi casi rilevati in Spagna riguardano uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini (MSM) o persone transgender che avevano frequentato una sauna a Madrid o un festival del Gay Pride nelle Isole Canarie», riportava Science all’epoca. «In Belgio, diversi casi sono stati collegati a un festival gay ad Anversa».

 

«Tra i primi casi confermati, la maggior parte presenta lesioni esclusivamente perigenitali, perianali e intorno alla bocca», ha affermato Fernando Simón, direttore del ministero della Salute spagnolo. In parole semplici, la malattia si trasmette agli uomini attraverso il contatto intimo con lesioni localizzate nella zona genitale e anale di altri uomini.

 

L’ente di controllo epidemico americano CDC ha avvertito che «gli spazi chiusi, come retrobottega, saune o locali per incontri sessuali, dove si indossano pochissimi indumenti o non se ne indossa affatto e dove avvengono contatti sessuali intimi, presentano una maggiore probabilità di diffusione del vaiolo delle scimmie».

 

Quando ha iniziato a diffondersi rapidamente alla fine del 2022, l’OMS – che aveva lanciato l’«emergenza sanitaria globale» – aveva ribattezzato la malattia mpox, per evitare «un linguaggio razzista e stigmatizzante».

Nel 2025 un nuovo ceppo di vaiolo delle scimmie con «potenziale pandemico» era stato scoperto in Congo. L’OMS ha ridichiarato l’mpox «emergenza sanitaria globale» la scorsa estate.

Come riportato da Renovatio 21, il mese scorso in India era stato registrato il primo caso di ceppo mortale del patogeno. Nello stesso periodo, Singapore ha lanciato una quarantena in stile COVID e una campagna vaccinale. Controlli agli arrivi aeroportuali sono stati istituiti in Paesi come la Cina e il Kazakistan.

 

L’autorità di regolamentazione farmaceutica americana FDA ha approvato un vaccino per il vaiolo delle scimmie anche se potrebbe causare morte nei vaccinati e pure nei non vaccinati che entrano in contatto con i primi.

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Il 99% dei casi, ammise ad un certo punto la sanità britannica, era costituito da maschi omosessuali. Nel 2023 l’ente di controllo epidemico americano CDC avvertì che il vaiolo delle scimmie sarebbe potuto tornare con i festival estivi LGBT.

 

Una circolare del ministero della Salute italiana dell’epoca stabiliva una precedenza per la vaccinazione anti-vaiolo per le scimmie a «persone gay, transgender, bisessuali e altri uomini che hanno rapporti sessuali con uomini (MSM) che rientrano nei seguenti criteri di rischio: storia recente (ultimi 3 mesi) con più partner sessuali; partecipazione a eventi di sesso di gruppo; partecipazione a incontri sessuali in locali/club/cruising/saune; recente infezione sessualmente trasmessa (almeno un episodio nell’ultimo anno); abitudine alla pratica di associare gli atti sessuali al consumo di droghe chimiche (Chemsex)».

 

Da oltremanica era invece arrivata la notizia del primo caso di cane infettato da vaiolo delle scimmie. La bestiola condivideva il letto con una coppia di gay infetti.

 

Come riportato da Renovatio 21nel 2021 il vaiolo delle scimmie fu protagonista di una molto preveggente simulazione organizzata dall’ONG per la minaccia nucleare NTI con l’OMS e l’inevitabile Fondazione Gates.

 

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Ex star della NBA vogliono iscriversi al campionato femminile

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L’ex giocatore NBA Enes Kanter Freedom, alto 2,08 metri e con undici stagioni alle spalle (Utah Jazz, Oklahoma City Thunder, New York Knicks, Portland Trail Blazers e Boston Celtics), ha annunciato di volersi candidare al draft (‘evento annuale in cui le squadre scelgono i nuovi giocatori giovani provenienti dai college o da altre nazioni) del campionato di pallacanestro femminile WNBA del 2027.   In un video pubblicato su X ha dichiarato di aver esaminato le linee guida della lega femminile e di ritenersi idoneo: «Se dichiarare chi sei è tutto ciò che serve, allora soddisfo ogni requisito». Ha poi inviato una lettera formale alla commissioner Cathy Engelbert per entrare nel pool dei giocatori.    

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  Subito dopo è arrivata la dichiarazione di Royce White, altro ex NBA (pochi minuti di gioco nella sua carriera) e oggi candidato repubblicano al Senato. Lo White, che è nero, ha affermato di identificarsi «a volte come donna ai fini del basket professionistico» e di voler inseguire una carriera in WNBA.     Il Kanter Freedom aveva già nel 2023 ironizzato: «Dato che sono stato ostracizzato dalla NBA, dovrei mettermi una parrucca, identificarmi come donna e dominare la WNBA?». L’obiettivo dichiarato è evidenziare l’ambiguità delle regole.   Enes ha giocato per varie squadre NBA, tra cui gli Utah Jazz di Salt Lake City, dove il direttore di Renovatio 21 ha avuto modo di vederlo e forse pure, ma si ricorda non benissimo, stringergli la mano in un ascensore quando glielo presentò un amico comune.   L’attivismo politico non è una novità per il personaggio, che ha aggiunto legalmente il cognome Freedom (libertà in inglese) nel novembre 2021, in occasione del ottenimento della cittadinanza statunitenseper simboleggiare la sua lotta per i diritti umani e la libertà di espressione, dopo essere diventato un esiliato politico ed essere perseguito dal governo turco d’Erdogan a causa delle sue forti critiche.   Nel corso di questi anni, il cestista ha criticato apertamente le violazioni dei diritti umani in Cina, in particolare il trattamento degli uiguri e l’uso del lavoro forzato. Si è espresso anche su Turchia, Russia, Iran, Corea del Nord e Venezuela. Il governo di Ankara lo aveva reso apolide e oggetto di mandati di cattura internazionali: va ricordato che a partire dalla seconda elementare, Kanter ha frequentato scuole affiliate a Hizmet, parte del movimento di Fetullah Gulen, prima alleato poi acerrimo nemico di Erdogan. Anche la stella calcistica dell’Inter Hakan Sukur, gulenista che pure ebbe l’Erdogano (e il Guleno) alle sue nozze, si trova in una situazione non dissimile, e farebbe ora il tassista in Silicon Valley.

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Il Collective Bargaining Agreement della WNBA stabilisce semplicemente che «solo le giocatrici che sono donne sono eleggibili». Non definisce però cosa si intenda per «donna» né fornisce criteri medici o biologici chiari sulla partecipazione di persone transgender. Questa lacuna è al centro del dibattito acceso dopo le dichiarazioni della giocatrice Indiana Fever Sophie Cunningham, che ha chiesto di proteggere le atlete biologiche negli spogliatoi e in campo.   Nella storia della WNBA l’unica figura apertamente transgender e non binaria è stata Layshia Clarendon (AFAB, nata femmina), che ha giocato per dodici stagioni e si è ritirata nel 2024. Nessun uomo biologico ha mai gareggiato nella lega come donna.   La mossa di Kanter Freedom e White ha riacceso lo scontro tra chi chiede politiche basate sul sesso biologico per preservare equità e sicurezza, e chi sostiene l’autoidentificazione. La commissioner Engelbert ha annunciato discussioni interne. Intanto i due ex NBA insistono: «Le regole sono regole». La WNBA si trova ora a dover chiarire, sotto i riflettori, chi può davvero calcare i suoi campi.   Si tratta, ad ogni modo, di un momento d’oro per la WNBA, che offre generalmente, come tanti sport femminili, ore ed ore di noia e gioco inguardabile – il lettore di Renovatio 21 ricorderà la notizia del misterioso lancio in campo di vibratori colorati lo scorso anno.   La Cunningham aveva destato interesse internazionale, divenendo di fatto un meme, quando in una partita di settimane fa aveva protestato ad un fallo semplicemente puntando l’indice contro l’avversaria per 22 secondi netti, senza proferire parola.

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La bionda occhiocerulea Cunningham, che è in squadra nelle Indiana Fever con Caitlin Clark, un’altra campionessa bianca bersagliata in un campionato dove le negre sono la maggioranza, è stata oggetto di un fallo terrificante da parte di DiJonai Carrington, che in seguito all’espulsione ha parlato di «white privilege», privilegio bianco.     La situazione quindi si sta spostando dall’asse sessuale a quella razziale. Tutto questo caos polemico ha fatto arrivare finalmente, dicono gli osservatori, un po’ di attenzione per il basket femminile, la cui spettacolarità è seriamente discutibile, ma le cui zuffe (vere irresistibili catfight tra spilungone) stanno ora offrendo materiale da popcorni.   La Cunningham nel frattempo si gode la popolarità, al punto da improvvisarsi miss portacartelli ai grandi incontro di MMA dell’UFC. Non nascondiamo che vedere Kanter e White giocare con delle donne non ci dispiacerebbe, e pensiamo che la naturale conseguenza di questo non potrebbe che essere un campionato di fatto «misto». Cosa che, chiediamoci perché, non potrebbe avvenire nel caso l’NBA ammettesse tra le sue squadre delle donne…   Una volta entrati gli uomini, è chiaro che le squadre «femminili», con gli sponsor e la voglia di vincere alle calcagna, non potrebbero che aumentare il numero di maschi in campo: abbiamo visto questo pendìo scivoloso in Italia con il numero di giocatori stranieri in ogni squadra (e il risultato è una nazionale che non va ai mondiali da 12 anni).   E quindi, avremmo alla fine due campionati maschili… Questo, cosa dice dell’intera questione gender?   E ancora più doloroso: che cosa dice dello sport femminile?  

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 Immagine di Enes Kanter via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic  
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Il cardinale arcivescovo di Tokyo elogia la nuova campagna statale giapponese pro-LGBT

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Il cardinale arcivescovo di Tokyo ha espresso apprezzamento per il piano recentemente annunciato dal governo giapponese finalizzato a promuovere l’educazione sulle persone che si identificano come LGBT. Lo riporta LifeSite.

 

Il cardinale Isao Kikuchi, arcivescovo di Tokyo, ha dichiarato a UCA News che «è significativo che il governo giapponese abbia chiaramente articolato una politica volta ad approfondire la comprensione delle minoranze sessuali».

 

Il piano, approvato il 16 giugno, deriva dal LGBT Understanding Promotion Act del 2023 e, a quanto pare, «mira a stabilire linee guida fondamentali per governi, scuole e imprese».

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Il cardinal Kikuchi sembrava operare una distinzione tra la moralità dell’omosessualità e la psicologia che ne sta alla base.

 

Secondo quanto riportato da UCA News, l’approccio della Chiesa cattolica alle minoranze sessuali comporta sia una dimensione etica fondata sulla fede, sia una comprensione più approfondita della vita umana stessa.

 

Il porporato nipponico ha sottolineato che «una comunità inclusiva che accoglie tutti non è lo scopo del nostro atteggiamento in quanto tale; piuttosto, è il primo passo verso la realizzazione del mondo che Dio ci chiama a costruire». Ha quindi evitato di esprimere in modo esplicito la posizione della Chiesa sull’immoralità degli atti omosessuali.

 

Kikuchi fu nominato vescovo da Papa Giovanni Paolo II nel 2004 e cardinale da Papa Francesco nel 2024.

 

Il piano giapponese per il 2026 per la promozione della consapevolezza LGBT prevede un’educazione pubblica che include l’utilizzo da parte del governo di opuscoli, video formativi e altro materiale educativo sull’orientamento sessuale e l’identità di genere.

 

Tale programma educativo dovrà estendersi alle scuole, dove gli insegnanti dovranno essere formati per comprendere le tematiche LGBT e per affrontare il bullismo e la discriminazione. Il piano incoraggia inoltre i luoghi di lavoro ad essere accoglienti nei confronti delle persone che si identificano come LGBT e affronta in modo specifico insulti, molestie e la rivelazione dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere di qualcuno senza il suo consenso («outing»).

 

Il Giappone rimane uno dei pochi Paesi del mondo sviluppato, insieme a Paesi come la Corea del Sud e la Repubblica Ceca, a non aver legalizzato il cosiddetto «matrimonio» omosessuale.

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Tuttavia, sebbene anche la premier giapponese, Sanae Takaichi, si opponga al cosiddetto «matrimonio» omosessuale, il Paese, fortemente laico, sostiene in larga parte questa pratica deviante: secondo un sondaggio Pew del 2023, circa il 70% dei giapponesi sarebbe favorevole al «matrimonio» omosessuale, il tasso di accettazione più alto tra tutti i Paesi asiatici presi in esame.

 

Come riportato da Renovatio 21, a novembre, la Corte di Tokyo ha stabilito che il divieto giapponese di «matrimonio» omosessuale è costituzionale, in una decisione insolita che si discosta da una serie di sentenze dei tribunali del Paese che avevano stabilito che la mancanza di riconoscimento legale del «matrimonio» omosessuale violava la Costituzione. Tuttavia, le alte corti giapponesi non hanno l’autorità di invalidare la legge vigente, il che rende queste sentenze puramente simboliche.

 

Come riportato da Renovatio 21, il tema dell’ascesa LGBT fu al centro di una notevole frizione tra l’ambasciatore USA a Tokyo nel 2023, l’ebreo obamiano Rahm Emanuel, e la Shinseiren («Associazione Nazionale per la Guida Spirituale»), cioè la maggiore sigla della religione scintoista, che già l’estate precedente aveva distribuito un opuscolo di 94 pagine a una grande riunione per i membri affiliati della Dieta giapponese, appoggiandosi per lo più del Partito Liberal Democratico al governo. Il testo includeva la trascrizione di una conferenza che descriveva l’omosessualità come «un disturbo mentale acquisito, una dipendenza» che poteva essere risolta con la «terapia riparativa».

 

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Vescovo afferma che «l’omosessualità non è un peccato» durante una conferenza a favore dei diritti omotransessuali

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Un vescovo cattolico messicano ha dichiarato, durante un incontro a favore dei diritti LGBT, che l’omosessualità «non è un peccato» e ha affermato che «senza la comunità LGBT, la Chiesa non è completa». Lo riporta LifeSite.   Dal 30 luglio al 2 agosto a Torreon, in Messico, si è svolto il quarto incontro nazionale della Red Catolica Arcoiris Mexico, un raduno di quasi 100 rappresentanti di gruppi locali a favore della comunità LGBT. La messa di apertura è stata celebrata nella cattedrale locale, presieduta dal vescovo Luis Martin Barraza Beltran di Torreon, mentre l’omelia è stata pronunciata dal vescovo Raul Vera Lopez, già vescovo di Saltillo.   «La Chiesa ha una seria responsabilità», ha affermato monsignor Vera Lopez durante l’omelia. «L’omosessualità non è un peccato. È una cosa naturale e non una perversione o una malattia umana». Ha inoltre insistito sul fatto che i cattolici che si identificano come LGBT «hanno il diritto» di partecipare pienamente alla vita ecclesiale e di «esercitare una guida della fede tra noi», concludendo: «Senza la comunità LGBT, la Chiesa non è completa».   Il vescovo ha inoltre esortato le comunità cattoliche ad accogliere senza esclusione le persone che si identificano come LGBT, sostenendo che la loro partecipazione non dovrebbe essere vista semplicemente come un atto di buona volontà, ma come un obbligo morale. Ha ribadito che l’orientamento sessuale è un aspetto intrinseco della persona umana e ha respinto l’idea che debba essere considerato una scelta volontaria o una condizione moralmente riprovevole.   Monsignor Vera López ha inoltre incoraggiato Red Catolica Arcoiris Meéxico a continuare a rafforzare il proprio lavoro come comunità di fede composta da persone che si identificano come LGBT e dai loro sostenitori, affermando che la testimonianza del gruppo dovrebbe contribuire a quella che ha definito una Chiesa più aperta e una società caratterizzata da rispetto, unità e inclusione.

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Le dichiarazioni del vescovo hanno suscitato polemiche in Messico. Dopo le critiche, monsignor Vera Lopez ha pubblicato una dichiarazione sul suo account Facebook ringraziando coloro che gli hanno espresso sostegno, ma deplorando quelle che ha definito critiche e calunnie dirette contro di lui perché si considera «fratello, pastore e amico» di coloro che si identificano come LGBT.   «Coloro che spesso condannano una persona per le sue inclinazioni sessuali sono persone che hanno bisogno non solo di educazione e aggiornamento, poiché sono rimaste ancorate alla tradizione del II secolo, ma anche di un cuore nuovo, come scrive il profeta Ezechiele», ha scritto monsignor Vera Lopez nel suo post su Facebook dopo aver ribadito la sua tesi centrale secondo cui «l’omosessualità non è un peccato».   All’incontro, a sostegno dei diritti LGBT, hanno partecipato delegati provenienti da diverse regioni del Messico. Le attività hanno incluso workshop, riunioni, l’elezione di una nuova dirigenza nazionale per l’organizzazione e un discorso di apertura tenuto dal padre gesuita James Martin tramite Zoom.   Il vescovo Vera Lopez è da tempo impegnato in iniziative a favore delle comunità LGBT all’interno della Chiesa cattolica messicana. Nel 2014 ha battezzato una bambina di 16 mesi cresciuta da una coppia di lesbiche. L’evento ha suscitato scalpore a causa del sostegno di lunga data del vescovo alle cause LGBT, inclusa la sua precedente affiliazione a un gruppo che promuoveva lo stile di vita omosessuale.   Inoltre, nel 2011, il Vera Lopezzo era a capo di due organizzazioni per i «diritti umani» che hanno firmato numerosi documenti a favore della depenalizzazione dell’aborto. Sebbene il vescovo abbia negato di essere «a favore dell’aborto», le sue organizzazioni hanno appoggiato dichiarazioni a sostegno dell’accesso all’aborto e contrarie agli emendamenti costituzionali pro-vita.   Come riportato da Renovatio 21, nel 2025, la «pastora» anglicana lesbica Emilie Teresa Smith, unita in matrimonio con una persona dello stesso sesso, ha partecipato a una messa a Saltillo, in Messico, insieme al monsignor Vera Lopez, apparentemente «concelebrando» sussurrando le parole della consacrazione, elevando il calice, leggendo il Vangelo, pronunciando un’omelia e ricevendo in seguito l’Eucaristia – molte delle quali sono vietate dal diritto canonico cattolico ai non cattolici e ai laici. Il vescovo ha difeso la sua presenza, presentandola come un atto di ecumenismo e inclusione.    

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 Immagine di ProtoplasmaKid via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International  
 
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