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Eugenetica

Ecco il Tinder genetico

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George Church, genetista di Harvard conosciuto per i suoi studi volti a invertire il processo d’invecchiamento, sta lavorando a un’applicazione che potrebbe eliminare per sempre alcune malattie, mettendo in collegamento i potenziali partner sulla base della compatibilità dei loro DNA. L’applicazione formerà le coppie di persone con meno probabilità di dare alla luce figli con malattie o disabilità.

 

Il genetista harvardiano George Church sta lavorando a un’applicazione che potrebbe eliminare per sempre alcune malattie, mettendo in collegamento i potenziali partner sulla base della compatibilità dei loro DNA

Recentemente Church è stato ospite della trasmissione 60 Minutes dove è stato stuzzicato dal conduttore Scott Pelley con domande sul suo laboratorio di Harvard, dove insieme a 100 ricercatori sta creando un intero organo partendo dalle sue cellule. Lo scopo, dice il genetista, è creare organi che non presentino più il rischio di rigetto.

 

Questo procedimento di gene editing – cambiare lo stato originario delle cellule trasformandole in cellule staminali simili a quelle fetali che non sono ancora un organo specifico – è un territorio relativamente sicuro, se paragonato ad altre idee di Church come la riproduzione selettiva con l’aiuto di un’app.

 

L’app progettata da Church accoppierà due amanti basandosi sulla sequenza del loro genoma anziché sulla passione per lo stesso film o per il tennis. L’idea è che se due persone possono avere figli con mutazioni genetiche, non rappresentano una buona unione.

 

In pratica, par di capire, si tratta di una sorta di Tinder eugenetico.

 

L’app progettata da Church accoppierà due amanti basandosi sulla sequenza del loro genoma anziché sulla passione per lo stesso film o per il tennis

«Non si verrebbe a sapere chi non è compatibile», ha spiegato Church a 60 Minutes, «Solo chi lo è».

 

Scrive Popular Mechanics che l’applicazione «prende alcune idee che potreste aver sentito a scuola durante le lezioni di biologia, inclusa l’espressione dei geni dominanti prima dei recessivi. È per questo che le mutazioni o gli errori nel codice genetico sono rari. Mentre molte malattie, come l’anemia delle cellule falciformi e la fibrosi cistica, sono genetiche, anche alcune caratteristiche del nostro aspetto fisico sono il risultato di mutazioni, come i capelli rossi».

 

L’idea è che se due persone possono avere figli con mutazioni genetiche, non rappresentano una buona unione

«Sta quindi suggerendo che con il sequenziamento del genoma e le unioni corrette, tutte quelle malattie potrebbero sparire?», chiede il giornalista TV Pelley. Il genetista Church ha risposto: «Esatto. Sono circa 7.000 malattie. Il 5% della popolazione. Miliardi di dollari l’anno, nel mondo».

 

La stessa rivista americana che riporta la notizia comprende subito che così si entra pienamente in quell’eugenetica che fu orizzonte umano della Germania nazionalsocialista.

 

«L’idea di eliminare tutte le malattie può sembrare fantascienza, ma guardando attentamente notiamo che si avvicina troppo ai tentativi di Adolf Hitler di creare la razza ariana, ritenuta superiore. L’app di Church promuove l’idea della procreazione selettiva».

 

«L’app di Church promuove l’idea della procreazione selettiva»

L’Eugenetica è il pensiero per cui bisogna perpetrare esclusivamente le qualità desiderabili nella razza umana, di solito tramite forme di controllo riproduttivo. Le modalità possono essere molteplici, dalla scelta di adottare bambini a causa di precedenti di psicosi in famiglia o i governi autoritari che obbligano i cittadini ritenuti indesiderabili per la società a sottoporsi alla sterilizzazione forzata.

 

Si tratta di una sorta di Tinder eugenetico

«Penso che dopo la Seconda Guerra mondiale abbiamo capito che non dovremmo farlo», dice al The Daily Beast la professoressa di etica di Fordham, Elizabeth Yuko, che sottolinea come  i tratti desiderabili siano soggettivi e che l’intera faccenda della riproduzione selettiva possa diventare problematica.

 

«Non sono chiare le condizioni o le malattie da esaminare», afferma Yuko. «Chi stila la lista? Cos’è indesiderabile? Significa classificare le persone in umani accettabili e non accettabili».

 

Come da programma, la Cultura della Morte assieme alla «libertà sessuale» serve il controllo della popolazione e finanche l’ingegneria genetica

Aggiungiamo che non sono ancora chiari tutti i meccanismi delle genetica, e soprattutto l’interrelazione tra geni. Ma questo ai Frankenstein come Church – colui che, come specificato nel suo libro-manifesto Regenesis, vuole riportare in vita il Mammuth e creare degli esseri umani biochimicamente opposti a noi così da eliminare ogni malattia (i cosiddetti «mirror humans») – non sembra interessare.

 

Nel frattempo, alla popolazione verrà servita un Tinder nazista. Come da programma, la Cultura della Morte assieme alla «libertà sessuale» serve il controllo della popolazione e finanche l’ingegneria genetica.

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Controllo delle nascite

Bill Gates reclamizza la bioingegneria CRISPR. La maschera è gettata del tutto

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Bill Gates getta la maschera, una volta di più.

 

Un video rivelatore compare nel suo canale YouTube. Sotto le spoglie di una recensione di un libro, Gates parla del suo favore per la bioingegneria e ammette i suoi investimenti a riguardo.

 

Non una novità per i lettori di Renovatio 21, che aveva tracciato dovunque l’interesse del miliardario per il metodo di editing genetico chiamato CRISPR.

 

Ora però la questione è alla luce del sole, confezionata in un costoso spot che sembra davvero uno sforzo pubblicitario per il mercato di massa. Anche la casalinga di Voghera, pensa Gates, deve cominciare a capire quanto sia giusto procedere con le alterazioni genetiche – della natura (gli alimenti) e dell’uomo (ovviamente, la cura delle malattie).

 

Si tratta, in tutto e per tutto, uno spot per la bioingegneria. Fatto dall’uomo più ricco del pianeta.

 

I sottotitoli sono di Renovatio 21.

 

Gates negli anni ci ha, per qualche motivo, fatto sapere con insistenza del fatto che lui legge almeno un libro a settimana. Ripetuti articoli sul New York Times hanno raccolto i suoi favori letterari.

 

Ora sull’argomento pubblica anche delle sorte di video-recensioni, che sono dei video prodotti in maniera ultra-professionale, e quindi molto, molto costosi.

 

Questa settimana ha deciso di parlarci della sua ultima lettura, The Code Breaker (tradotto in italiano come Decifrare la vita) un libro che parla della scienziata Jennifer Doudna, scopritrice, con altri, della tecnica di modificazione genetica chiamata CRISPR. Per questa scoperta, la Doudna ha vinto il premio Nobel 2020.

 

Con il CRISPR la modifica del DNA ha trovato uno strumento di precisione mai raggiunto in precedenza.

 

Si tratta, spiega Billo, di un «Santo Graal per gli scienziati per decenni».

 

Gates, nel suo video, spiega in dettaglio come opera questa tecnica, con l’aiuto di un grande modello di plastica del DNA sul quale, in maniera simbolica, egli mette le mani – perfino tagliandolo con un oggetto che ricorda una sega circolare

Gates, nel suo video, spiega in dettaglio come opera questa tecnica, con l’aiuto di un grande modello di plastica del DNA sul quale, in maniera simbolica, egli mette le mani – perfino tagliandolo con un oggetto che ricorda una sega circolare. (Nessun consigliere deve aver avuto il coraggio di dirgli che forse non era il caso di offrire un’immagine così plastica della questione Gates-genetica umana)

 

«Il DNA, certo, codifica tutte le funzioni biologiche – spiega il filantrocapitalista – e alcuni errori nel DNA che causano malattie genetiche».

 

La malattia, ovviamente, dà la scusa per aprire alla possibilità della modifica del codice genetico.

 

«Se potessimo entrarci e correggere quegli errori, potremmo salvare, molte, molte, molte vite e sbarazzarci di queste malattie».

 

Il messaggio sottostante è: stiamo entrando nel vostro DNA, ma lo facciamo per il vostro bene – per guarirvi dalle malattie

Al lettore di Renovatio 21 crediamo sia chiarissimo cosa sta succedendo.

 

Il messaggio sottostante è: stiamo entrando nel vostro DNA, ma lo facciamo per il vostro bene – per guarirvi dalle malattie.

 

Come ripetiamo su questo sito, Gates tramite la Fondazione finanzia praticamente tutte le Big Pharma che stanno producendo vaccini mRNA. Quindi, si potrebbe dire che egli è già entrato nella genetica di miliardi di persone, con la scusa di «aggiustare» l’essere umano contro la minaccia del coronavirus.

 

Tuttavia, il vaccino mRNA, di cui qui l’uomo Microsoft non parla, è solo la partenza.

 

Nel video ci sono ammissioni più importanti riguardo a progetti spaventosi che da anni – ben prima della pandemiaRenovatio 21 cerca di raccontare:

 

Nel video ci sono ammissioni più importanti riguardo a progetti spaventosi

«La nostra Fondazione ha finanziato lavori per vedere se possiamo usare il CRISPR abbattere drammaticamente le popolazioni di zanzare».

 

Si tratta del grande progetto di Gates, realizzato assieme al Pentagono ed altre forte, di indurre l’estinzione delle zanzare per tramite del gene drive, una tecnica di diffusione ambientale di modificazione genetica. Come visibile nella serie di documentari Netflix Unnatural Selection, anche Andrea Crisanti ci ha lavorato.

 

Non si tratta di fantascienza, ma di un fatto compiuto: test sono già stati fatti, tra le veementi proteste dei residenti, in Florida. In Brasile, invece, si è parlato di «catastrofe genetica».

 

La sterilizzazione delle zanzare finanziata da qualcuno che per anni – magari in cene apparecchiate con gli amici Rockfeller, Soros, Buffet, etc. –  ha parlato di sovrappopolazione e di necessità di ridurre le nascite, investendo tutt’ora pesantemente su contraccezione e aborto, è qualcosa che dovrebbe inquietare tutti.

 

Ma il nostro, nel suo spot natalizio alla bioingegneria, non si ferma all’apocalisse delle zanzare.

 

«Stiamo anche vedendo di fare semi migliori con il CRISPR» dice orgoglioso, sempre parlando dell’uso dei miliardi della sua Fondazione.

 

La sterilizzazione delle zanzare finanziata da qualcuno che per anni – magari in cene apparecchiate con gli amici Rockfeller, Soros, Buffet, etc. –  ha parlato di sovrappopolazione e di necessità di ridurre le nascite, investendo tutt’ora pesantemente su contraccezione e aborto, è qualcosa che dovrebbe inquietare tutti

La genetica CRISPR applicata al cibo è un passo ulteriore con cui, dopo farmaci e vaccini, l’impero di Gates entrerà nel nostro corpo. È l’idea alla base di un importante articolo riassuntivo scritto tempo fa da Robert F. Kennedy junior, di cui vi suggeriamo la lettura.

 

Gates ha già tanta terra sulla quale produrre i suoi alimenti OGM CRISPR. Gates, senza grande strepito, l’anno passatodiventato il più grande proprietario di terreni agricoli negli Stati Uniti: quasi 1000 chilometri quadrati di terreni agricoli in USA e circa 100 di altri terreni in Louisiana, Arkansas, Nebraska, Arizona, Florida, Washington e altri 18 stati.

 

L’idea è che qualsiasi cibo mangeremo nel prossimo futuro sarà bioingegnerizzato, o non sarà – questioni «ambientali» renderanno l’uso di OGM ottenuti con il CRISPR obbligatorio.

 

«Gates ha imparato a ingrassare sulle crisi globali, che si tratti di pandemie, clima, carestia o estinzione di massa. Il cambiamento climatico ha fornito a Gates una scusa per creare monopoli su sementi, cibo e agricoltura» scrive RFK jr. «In altre parole, il cambiamento climatico è stato il pretesto per una geoingegneria maligna».

 

Già mesi fa il disegno di Gates che legava coltivazioni e CRISPR era chiarissimo

Già mesi fa il disegno di Gates che legava coltivazioni e CRISPR era chiarissimo.

 

«Gates rafforza la sua logica in materia di brevetti utilizzando la tecnologia CRISPR per modificare selettivamente il patrimonio genetico dei semi, apportando modifiche sufficienti per resistere alle sfide dei brevetti. (…) Centralizzando le Banche dei Semi e manipolando le leggi sulla proprietà intellettuale, Gates ha lanciato una campagna di “colonialismo genetico” per depredare i contadini del mondo e gli agricoltori indigeni dei loro sudati semi e della loro conoscenza (…) Gates è stato anche uno dei maggiori azionisti di Monsanto, il promotore più aggressivo al mondo di OGM e pesticidi».

 

Torniamo al video. La parte più controversa è lasciata per ultima.

 

«Stiamo anche cercando modi in cui CRISPR potrebbe aiutarci in modo molto accurato nella diagnostica, e stiamo considerando come la modificazione genetica CRISPR potrebbe portare a un modo per curare l’HIV e cose come l’anemia falciforme».

 

Con la caritatevole emergenza della malattia come grimaldello, Gates sottintende ad un mondo in cui gli embrioni siano bioingegnerizzati per essere incompatibili alla malattia

Eccoci arrivati al dunque: la modificazione genetica diretta dell’uomo. Con la caritatevole emergenza della malattia come grimaldello, Gates sottintende ad un mondo in cui gli embrioni siano bioingegnerizzati per essere incompatibili alla malattia. Non a caso è citata l’anemia falciforme, malformazione ematica ereditaria che da sempre è rifugio di quanti invocano l’aborto eugenetico – due portatori del gene generano prole affetta dal disturbo ai globuli rossi.

 

Ma più inquietante, e non poco, è il riferimento all’HIV. Non tanto perché, come riportato da Renovatio 21, la farmaceutica genetica Moderna, finanziata da Gates, stia già cercando un vaccino mRNA per l’AIDS.

 

Piuttosto, perché – impossibile non pensarci, impossibile che Gates non ci abbia pensato! – almeno due bambine prodotte tramite CRISPR per essere immuni all’HIV già esistono: sono le famose gemelle cinesi di He Jiankui. Quelle per cui tutti gli accademici, Jennifer Doudna compresa, si stracciarono le vesti in pubblica piaza.

 

Gates vi sta alludendo direttamente? Bill, popolarissimo presso l’establishment cinese, sta facendo un’occhiolino al Paese che per primo ha ufficializzato la genetica CRISPR e che starebbe, disse l’Intelligence americana, creando supersoldati geneticamente modificati?

 

Almeno due bambine prodotte tramite CRISPR per essere immuni all’HIV già esistono: sono le famose gemelle cinesi di He Jiankui. Impossibile che Gates non ci abbia pensato

A sentire lui – che neanche per sogno nomina qui le supergemelline cinesi, dotate di geni che, oltre che proteggerle dall’AIDS  rafforzano le capacità cerebrali – non è il caso: ecco che in cauda c’è una tirata «bioetica».

 

«Usare il CRISPR per aiutare a curare la malattia non è una cosa molto controversa» dice Gates, che dà oramai per scontato l’uso della bioingegneria in ambito medico (del resto, l’umanità ha tenuto un referendum sul tema tramite la vaccinazione mRNA…). Il passo verso l’eugenetica con la modifica genetica della linea germinale umana è tuttavia, dice Gates, ancora problematico.

 

«Usando il CRISPR, potresti davvero cambiare il DNA che può determinare il colore degli occhi del tuo bambino o il colore della pelle. La maggior parte degli scienziati concorda sul fatto che questo sia qualcosa che non dovremmo fare». Siamo rassicurati.

 

Il libro sulla Doudna, continua il miliardario in questa buffa excusatio non petita, «fa un ottimo lavoro raccontando di come ci sia un pendio scivoloso e sollevando la questione riguardo a dove dovremmo tracciare la linea e il ruolo della comunità scientifica e dei governi per essere sicuri di non superarla».

 

In molti credono che Gates sia l’ultimo esempio di una tradizione dell’élite angloamericana, quella che, da secoli, vuole l’eugenetica a tutti i costi

Gates che parla di «pendìo scivoloso», il concetto di Slippery Slope caro alla Bioetica conservatrice, fa sorridere, quasi ce lo rende simpatico.

 

L’affermazione raddoppia i punti simpatia anche perché in molti credono che Gates sia l’ultimo esempio di una tradizione dell’élite angloamericana, quella che, da secoli, vuole l’eugenetica a tutti i costi. Questo sito ha ipotizzato che l’amicizia tra il losco pedofilo Jeffrey Epstein e Bill Gates fosse basata, più che su massaggi di ragazzine (quello è per simpleton, sempliciotti come Bill Clinton) su un comune interesse per l’eugenetica. Epstein, secondo alcune indiscrezioni, stava programmando di fecondare ragazzine con il seme di scienziati utilizzando il suo remoto ranch in Nuovo Messico come base per questa nuova umanità.

 

Gates chiude il video promozionale: «non c’è questione. Il CRISPR salverà moltissime vite. Creerà dibattito».

 

Sappiamo già come finirà il dibattito – specie se esso avverrà su una stampa che è in larga parte finanziata dalla Fondazione Gates, o se avverrà sui social media, di cui Gates è socio sin dagli inizi.

 

Bill Gates ha messo le mani nel codice di ogni nostro PC con il suo sistema operativo. Ora vuole entrare in ogni organismo vivente, negli esseri umani, soprattutto, modificando il loro codice sorgente, il DNA

Sappiamo, da tempo, perché l’interesse dell’informatico Gates si sia volto alla genetica, più o meno apertamente, da decenni.

 

Bill Gates ha messo le mani nel codice di ogni nostro PC con il suo sistema operativo.

 

Ora vuole entrare in ogni organismo vivente, negli esseri umani, soprattutto, modificando il loro codice sorgente, il DNA.

 

Un attacco portato a livello biomolecolare forse neppure più solo contro l’essere umano, ma contro l’Essere in generale

Guardatelo: occhiali, maglioncino, le mani sul codice della vita. Cioè, su ciò che mangiate, su ciò che vi circonda, su ciò che siete, che saranno le prossime generazioni. Le mani sul Creato. Le mani sul disegno del Dio della Vita.

 

Perché questo è il significato di ciò che sta accadendo. Un attacco portato a livello biomolecolare forse neppure più solo contro l’essere umano, ma contro l’Essere in generale.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

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Eugenetica

Vaccini e ricerca su tessuti fetali, viaggio in un mondo oscuro

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Renovatio 21 pubblica la traduzione di questo articolo su gentile permesso dell’autrice e di Catholic News Report

 

 

Prima parte: le prove circostanziali

«I bambini sono ancora vivi nel momento in cui i ricercatori cominciano ad estrarre i tessuti».

 

Questa scioccante affermazione di Pamela Acker, autrice ed ex ricercatrice nel campo dei vaccini, ha suscitato un’enorme impressione. La sua intervista su LifesiteNews, una discussione sulla ricerca sui tessuti fetali e lo sviluppo dei vaccini, ha rapidamente generato un’ondata di reazioni e di articoli.

 

Il podcast della conversazione con il direttore di LifesiteNews John-Henry Westen affronta la storia delle linee cellulari fetali HEK 293 e PER.C6, entrambe coinvolte a diverso titolo nello sviluppo di tutti i vaccini anti COVID-19 attualmente disponibili negli Stati Uniti.

 

Ma con il passare delle settimane, mano a mano che ondate di discussioni successive si richiudevano su di essa, l’intervista è scomparsa nelle acque profonde di internet. Sull’argomento dei vaccini anti-COVID, teologi e bioeticisti hanno continuato ad operare sottili distinzioni tra produzione e test, e a discutere di gradi di cooperazione con il male, senza alcun riferimento alle dichiarazioni della Acker, che sono state in gran parte ignorate, come si farebbe con un’osservazione di pessimo gusto sfuggita in compagnia di gente ben educata.

 

Credo che sia arrivato il momento di esaminare da vicino la brutale affermazione che ha messo l’uditorio tanto a disagio. Una riflessione si impone: è evidente che non c’è bisogno di chiederci perché una tale affermazione risulti così sconvolgente. Ma allora perché non le è stata data più attenzione?

 

C’è stato chi ha pensato che concentrarsi sulle piccole vittime della testimonianza della Acker potesse distogliere la discussione dal principio secondo il quale ogni vita umana è sacra. Un bambino è un bambino indipendentemente dallo stadio in cui le sue cellule o i suoi organi possono essere prelevati: in utero o ex utero, viabile o non-viabile, prima o dopo la morte.

 

Ci possono essere ragioni ancora più profonde dietro al rifiuto di affermazioni che ci parlano di bambini vivisezionati. Perché, se sono vere, possono sconvolgere il delicato equilibrio dei nostri calcoli morali

D’altra parte, molti erano restii a citare le dichiarazioni della Acker senza ulteriori indagini. Affermazioni esagerate possono danneggiare la propria credibilità. E quando si vuol assumere una posizione di superiorità morale, essere credibili è essenziale.

 

Ma ci possono essere ragioni ancora più profonde dietro al rifiuto di affermazioni che ci parlano di bambini vivisezionati. Perché, se sono vere, possono sconvolgere il delicato equilibrio dei nostri calcoli morali.

 

Dopo tutto, ormai l’argomento è stato risolto, in un modo perfettamente chiaro, che ci rassicura, e che tranquillizza le nostre coscienze.

 

 

Sensazionalista o testimone credibile?

Le linee cellulari sono create coltivando le cellule in modo tale che continuino a crescere e moltiplicarsi in provette da laboratorio, a volte per lunghi periodi di tempo.

 

Ammetto di essermi sentita molto meglio quando ho letto che anche se alcuni vaccini sono sviluppati utilizzando linee cellulari fetali, esse risalgono a molto tempo fa.

 

Create negli anni ’70 e ’80, esse hanno ormai una connessione molto remota con i bambini che hanno fornito le cellule da cui provengono. Ci è stato detto che le linee cellulari fetali umane HEK 293 e PER.C6 hanno richiesto solo due aborti. Inoltre, poiché queste due linee cellulari sono immortalizzate, ci viene ripetuto che tale infelice evento non dovrà mai più ripetersi.

 

È tutto molto ben presentato. Come ci si può agitare tanto per due aborti avvenuti decenni fa, di fronte alla possibilità di salvare milioni di vite?

 

Così, anche se in linea di principio ero fortemente contraria ai vaccini non etici, tale questione non suscitava in me una forte risposta emotiva. Di certo, non il terremoto interiore  che provai quando lessi per la prima volta il titolo: «I bambini non nati usati per lo sviluppo dei vaccini erano vivi al momento dell’estrazione dei tessuti». Il mio primo pensiero fu che un titolo così sensazionalista aveva interesse a basarsi su fonti molto solide. Alla ricerca di tali fonti, lessi la trascrizione del podcast della Acker dell’11 gennaio 2021, così come gli articoli successivi in cui affrontava le critiche e le ulteriori domande generate dall’intervista. In seguito, parlai con lei per discuterne più in dettaglio.

 

Volevo andare a fondo di quella sola, scioccante, affermazione; premere «pausa» e zoomare, per così dire. E poi porsi la domanda: si tratta di qualcosa che dovremmo ignorare con un’alzata di spalle? Ha un’attinenza morale con il problema in questione? Si tratta solo di retorica sensazionalista? Nell’esaminare questa eventualità, non ci stiamo forse solo infliggendo un inutile disagio su un argomento che è già stato chiarito in modo per noi perfettamente soddisfacente?

 

Biologa ed ex ricercatrice nel campo dei vaccini, la pacata Pamela Acker è una candidata improbabile al ruolo di sensazionalista. Non è nemmeno un’anti-vax per partito preso. Al contrario, alla base della sua carriera scientifica ci fu il desiderio di creare vaccini di origine etica. A tal fine, ha conseguito una laurea in biologia, è stata coinvolta in ricerche di biologia presso la Washington University di St. Louis, ha brevemente lavorato allo sviluppo di farmaci presso la Pfizer, e ha ottenuto un master in biologia presso la Catholic University of America.

 

Fu durante il suo dottorato alla Catholic University che la Acker si trovò faccia a faccia con la realtà della ricerca sulle cellule fetali. Con sua grande costernazione, apprese che il progetto di ricerca a cui stava lavorando come parte dei suoi studi di dottorato utilizzava la HEK 293.

 

La linea cellulare fetale HEK 293 è derivata dalle cellule renali di un bambino abortito nei Paesi Bassi nel 1972. Questa linea cellulare è definita immortalizzata perché le cellule possono dividersi apparentemente indefinitamente. È stata creata dal biologo Frank Graham a partire da cellule coltivate dal suo socio di ricerca, Alex Van der Eb. Al giorno d’oggi HEK 293 è praticamente onnipresente, usata in fase di sviluppo o test di numerosi prodotti farmaceutici e anche di prodotti più banali come additivi alimentari.

 

Tuttavia, la maggior parte delle persone probabilmente riconosce questa sigla a causa delle controversie etiche che circondano i vaccini COVID-19 prodotti da Pfizer, AstraZeneca e Moderna.

 

Discutendo l’origine della HEK 293 in una testimonianza del 2001, Van der Eb dichiarò:

 

«Il rene del feto, la cui storia familiare è sconosciuta, è stato ottenuto probabilmente nel 1972. La data precisa non è più nota. Per quanto posso ricordare il feto era completamente normale. Non aveva niente di anomalo. Le ragioni dell’aborto mi erano sconosciute. Probabilmente all’epoca le conoscevo, ma tutte queste informazioni sono andate perdute». (1)

 

Dopo aver letto l’articolo del 2006 di Alvin Wong «The Ethics of HEK 293» (2), Acker giunse alla conclusione che la sua coscienza non le avrebbe permesso di partecipare a delle ricerche che facessero uso della linea cellulare fetale HEK 293. Il suo direttore di ricerca non era disposto a venire incontro alle sue convinzioni, e così i suoi studi di dottorato furono interrotti. L’incidente fu all’origine di periodo di riflessione da parte della Catholic University, che emise una moratoria temporanea sugli studi che coinvolgevano linee cellulari fetali, e la Acker divenne persona non grata presso i suoi colleghi del programma di dottorato che furono costretti ad interrompere temporaneamente le loro ricerche.

 

Oggi la Acker è insegnante e autrice di Vaccination: a Catholic Perspective (Kolbe Center for the Study of Creation, 2020) [a breve in uscita di italiano presso la casa Fede & Cultura, ndr]. Il libro è descritto come una risorsa che «affronta tutti i possibili aspetti controversi sui vaccini, qualcosa che un qualsiasi genitore cattolico potrebbe mettere in mano al proprio medico curante per sapere cosa ne pensa».

 

Il background della Acker le conferisce un punto di vista prezioso, persino unico, sull’etica dello sviluppo dei vaccini. Conosce il suo argomento dall’interno, aggiungendo la prospettiva di una scienziata a quella di una cattolica fervente.

 

Nel podcast di un’ora dell’11 gennaio 2021, John-Henry Westen e Pamela Acker hanno discusso una varietà di argomenti legati ai vaccini. Ma è la dichiarazione della Acker che interviene a circa metà dell’intervista che ha eclissato il resto della discussione. Questo, ha detto, è quello che è successo per procurarsi le cellule per le linee cellulari come HEK 293:

 

«Questi bambini vengono fatti nascere con parto cesareo. I bambini sono ancora vivi quando i ricercatori iniziano ad estrarre i tessuti; al punto che il loro cuore sta ancora battendo, e generalmente non viene somministrato loro alcun anestetico, perché questo altererebbe le cellule che i ricercatori stanno cercando di estrarre. Quindi, prelevano questo tessuto, mentre il bambino è ancora in vita e soffre orribilmente… tutto ciò rende il procedimento ancora più sadico»

«Questi bambini vengono fatti nascere con parto cesareo. I bambini sono ancora vivi quando i ricercatori iniziano ad estrarre i tessuti; al punto che il loro cuore sta ancora battendo, e generalmente non viene somministrato loro alcun anestetico, perché questo altererebbe le cellule che i ricercatori stanno cercando di estrarre. Quindi, prelevano questo tessuto, mentre il bambino è ancora in vita e soffre orribilmente… tutto ciò rende il procedimento ancora più sadico».

 

Date le credenziali di Acker, sapevo che non potevo semplicemente liquidare tutto ciò come una semplice congettura. Ma volevo esaminare le sue fonti di prima mano. Nulla di ciò che avevo letto fino ad allora sulle implicazioni morali delle linee cellulari fetali e del vaccino COVID faceva menzione di qualcosa del genere riguardo all’origine di queste linee cellulari. In effetti, la maggior parte dei resoconti sembrava deliberatamente distaccata, e tutti concordavano sul fatto che se ne sapeva molto poco, al di là dei semplici fatti.

 

Qualsiasi aborto è un crimine orribile, non importa quale sia lo stadio di sviluppo del feto, non importa quali siano le circostanze. Tuttavia, c’era qualcosa di particolarmente atroce in quello che veniva descritto questa volta, e il termine «sadico» impiegato dalla Acker sembrava il più adatto a descriverlo.

 

 

Vaccini, aborto ed eugenismo

La Acker mi assicurò che, lungi dall’essere semplici illazioni, le sue affermazioni si basavano su una solida conoscenza della scienza, dell’industria dei vaccini e della storia di tale industria. Nel corso di una cupa conversazione telefonica, passammo in rivista le sue fonti. Molte erano citazioni di prima mano provenienti dalla letteratura medica e scientifica. Gran parte delle sue ricerche storiche, la Acker le deve all’associazione Children of God for Life, che dal 1999 raccoglie informazioni sui vaccini che usano linee cellulari fetali.

 

Insieme, abbiamo esplorato il lato oscuro e disturbante della ricerca sui vaccini, iniziando negli anni ’30 e concentrandoci sul capolavoro della storia della vaccinazione: il vaccino antipolio di Salk e Sabin.

 

La letteratura medica dall’inizio alla metà del 20° secolo era sorprendentemente schietta e trasparente sui propri metodi. La Acker iniziò con una citazione che proveniva direttamente da un documento di Albert Sabin (1906-93), uno dei pionieri della vaccinazione. Sabin, e con lui tutti gli scienziati impegnati nella ricerca di vaccini virali dovevano affrontare una sfida: a differenza dei batteri, i virus non possono riprodursi da soli e richiedono cellule viventi da infettare. L’uso di soggetti animali come le scimmie comportava il rischio di contaminazione; perciò i ricercatori si orientarono verso il tessuto fetale umano.

 

Sabin, e con lui tutti gli scienziati impegnati nella ricerca di vaccini virali dovevano affrontare una sfida: a differenza dei batteri, i virus non possono riprodursi da soli e richiedono cellule viventi da infettare. L’uso di soggetti animali come le scimmie comportava il rischio di contaminazione; perciò i ricercatori si orientarono verso il tessuto fetale umano

Sabin  descrive così le prime, critiche fasi della sua ricerca sul vaccino antipolio:

 

«Si tentò un nuovo approccio con l’uso di embrioni umani di 3 o 4 mesi, ottenuti in condizioni sterili via parto cesareo (gli autori sono grati al Dr. Lance Monroe, del Bellevue Hospital, per i 2 embrioni umani usati in questa indagine). Il cervello e il cordone ombelicale, i polmoni, i reni, il fegato e la milza sono stati conservati in frigorifero, e frammenti di questi tessuti sono stati prelevati per la preparazione del mezzo ad intervalli di 3 giorni». (3)

 

Espressi sorpresa per questa citazione del 1936, ovvero molto prima che l’aborto fosse legale negli Stati Uniti. Acker mi fece notare che il riferimento al Bellevue Hospital, una struttura di New York per «donne pazze e deboli di mente», era significativo. Questo, insieme al riferimento al parto cesareo (pudicamente chiamato anche «isterectomia addominale» nella letteratura medica) rendeva chiaro che «tutto ciò era legato al movimento eugenetico».

 

Già nel 1931, 38 stati americani avevano adottato il modello di legge sulla sterilizzazione eugenetica, rendendo obbligatoria la sterilizzazione di coloro che erano ritenuti inadatti a procreare. Sebbene all’epoca l’aborto fosse illegale negli Stati Uniti, esisteva un doppio standard legale per coloro che il movimento eugenetico considerava «deboli di mente», e per tali donne spesso gli aborti erano praticati contemporaneamente alla sterilizzazione.

 

Acker aggiunse poi sommessamente: «Stavolta spero di non mettermi a piangere mentre leggo»”. Da un rapporto del Canadian Journal of Medical Science, questa citazione risale al 1952:

 

Sabin, 1936: «Si tentò un nuovo approccio con l’uso di embrioni umani di 3 o 4 mesi, ottenuti in condizioni sterili via parto cesareo (gli autori sono grati al Dr. Lance Monroe, del Bellevue Hospital, per i 2 embrioni umani usati in questa indagine). Il cervello e il cordone ombelicale, i polmoni, i reni, il fegato e la milza sono stati conservati in frigorifero, e frammenti di questi tessuti sono stati prelevati per la preparazione del mezzo ad intervalli di 3 giorni»

«Embrioni umani di età compresa tra i due mesi e mezzo a cinque mesi di gestazione sono stati ottenuti dal dipartimento ginecologico del Toronto General Hospital. Sono stati posti in un contenitore sterile e prontamente trasportati al laboratorio di virologia dell’adiacente Hospital for Sick Children. Non sono stati utilizzati campioni macerati e in molti degli embrioni il cuore batteva ancora al momento della consegna al laboratorio». (4)

 

Anche qui, un legame con l’eugenetica: il reparto maternità del Toronto General Hospital era un tempo diretto dalla rinomata eugenista Dr. Helen MacMurchy (1862-1953), che definì la politica eugenetica canadese che sarebbe continuata per decenni. Era un luogo dove le donne considerate inadatte ad essere madri venivano sterilizzate e i loro bambini abortiti, al fine di prevenire un’altra generazione di «deboli di mente».

 

Proseguendo il nostro excursus, Acker citò un articolo del 1952 sulla propagazione dei virus della mielite polmonare:

 

«[I tessuti] sono stati ottenuti in condizioni sterili al momento di un’isterectomia addominale praticata per ragioni terapeutiche. Sono stati utilizzati embrioni di 12-18 settimane di gestazione. Raramente i tessuti sono stati ottenuti da feti nati morti o da neonati prematuri durante l’autopsia… Negli esperimenti sulla propagazione prolungata del virus sono stati utilizzati tre tipi di materiali embrionali: elementi di pelle, tessuto connettivo e muscolare; tessuto intestinale; tessuto cerebrale. I tessuti embrionali sono stati preparati nel modo seguente. Quando possibile, l’embrione è stato rimosso dal sacco amniotico in condizioni sterili, trasferito su un telo sterile e mantenuto a 5° C fino alla dissezione». (5)

 

La terminologia medica può occultare la cruda realtà. «Sta forse dicendo – chiesi con orrore – che questi bambini tra i 3 e i 4 mesi e mezzo di gestazione sono nati vivi, ed erano ancora vivi quando sono stati mandati al laboratorio, e…?» Acker finì la mia frase: «… e sono stati messi in un contenitore sterile e spediti in un laboratorio. E poi sono stati sezionati».

 

Poi precisò: «La rimozione dei loro organi è stata probabilmente la causa immediata della morte, anche se probabilmente, data la loro età gestazionale, sarebbero morti comunque». Alla mia domanda: «Come si puo’ parlare di aborto? Questo è infanticidio. O peggio: vivisezione», rispose: «È un eufemismo. Un termine che non deve evocare l’idea della brutalità di quello che sta succedendo».

 

«Proprio come non si può trapiantare un organo morto in un corpo vivo, non si può creare una linea cellulare a partire da tessuto morto. Questo bambino non era morto quando l’hanno messo nel frigorifero».

La Acker proseguì: «Proprio come non si può trapiantare un organo morto in un corpo vivo, non si può creare una linea cellulare a partire da tessuto morto. Questo bambino non era morto quando l’hanno messo nel frigorifero». Il processo di approvvigionamento di tessuto fetale umano«“deve essere fatto in modo metodico per ottenere il tipo di tessuto –- tessuto vivo – che si rivelerà efficace per questo tipo di ricerca». Non si trattava di casi isolati, ma di «parte integrante della ricerca medica portata avanti negli anni ’50 e ’60».

 

Generalmente, gli aborti spontanei non sono una buona fonte di tessuto fetale, spiegò la Acker, perché il bambino spesso muore in un momento imprecisato prima del parto. Quindi è altamente improbabile che un aborto spontaneo possa fornire il tessuto fresco necessario per una coltura cellulare di successo, e «se anche le altre condizioni fossero riunite, è assolutamente inconcepibile pensare di ottenere il consenso della madre in un tale frangente». È altresì probabile che un’anomalia genetica, una malattia o una contaminazione batterica rendano inadatto il tessuto fetale proveniente da un aborto spontaneo.

 

Per il loro lavoro pionieristico sul metodo della coltura dei tessuti nella ricerca sui vaccini, questi scienziati ricevettero il premio Nobel nel 1954. Nel suo discorso di accettazione, Thomas Weller ammise di «pescare nel torbido», usando «intestino, fegato, reni, surrene, cervello, cuore, milza e polmoni» fetali per coltivare il virus della polio.

 

Non c’era bisogno che la Acker continuasse ad elencare altri cruenti dettagli. Decisi di andare a cercarli io stessa, e li trovai senza troppe difficoltà.

 

Il primo era del 1969, da un rapporto sullo sviluppo del vaccino contro la rosolia di Stanley Plotkin e colleghi:

 

«Le colture da espianto sono state realizzate a partire dagli organi sezionati di un particolare feto abortito a causa della rosolia, il 27° nella nostra serie di feti abortiti… Il feto è stato abortito chirurgicamente 17 giorni dopo la malattia materna [rosolia] ed immediatamente sezionato». (6)

 

Lo stesso articolo notava che il vaccino contro la rosolia risultante «fu testato sugli orfani di Philadelphia». Uno sfacciato legame con l’eugenetica è il filo rosso che percorre tutta la ricerca sui vaccini del 20° secolo. Plotkin, noto come il «padrino dei vaccini» per il suo lavoro sul vaccino contro la rosolia, espresse la sua filosofia in una lettera del 1973 al New England Journal of Medicine:

 

Stanley Plotkin: «La questione è se dobbiamo far eseguire esperimenti su adulti pienamente funzionanti, e su bambini che hanno il potenziale di fornire un vero contributo alla società, o se dobbiamo eseguire studi iniziali su bambini e adulti che sono umani solo nella forma esterna, ma non nel potenziale sociale»

«La questione è se dobbiamo far eseguire esperimenti su adulti pienamente funzionanti, e su bambini che hanno il potenziale di fornire un vero contributo alla società, o se dobbiamo eseguire studi iniziali su bambini e adulti che sono umani solo nella forma esterna, ma non nel potenziale sociale». (7)

 

In linea con questa filosofia, la domanda di brevetto di Plotkin per il vaccino intranasale contro la rosolia rivela che egli lo testò su bambini handicappati mentali, handicappati  “ortopedici”, orfani e sordi, prima di testarlo su bambini in età scolare. (8)

 

Almeno 99 aborti volontari sono riportati per la ricerca e produzione del vaccino contro la rosolia di Plotkin: 32 da linee di cellule fetali che fallirono, e 67 da tentativi di isolare il virus della rosolia (9). Il ceppo del virus risultante prese il nome dalla serie di tentativi: «RA 27/3» sta per «rubella abortus, ventisettesimo feto, terzo estratto di tessuto». (10)

 

Se Plotkin dettagliava metodicamente gli aborti coinvolti nel suo lavoro, le fonti successive erano meno esplicite, «piene di opacità», nelle parole della Acker. Dopo la sentenza del 1973 Roe v. Wade [la sentenza della Corte Suprema USA che diede il via libera all’aborto nel Paese, ndr), non c’era motivo di supporre che l’establishment scientifico avrebbe improvvisamente sviluppato un rispetto per la vita umana che era totalmente assente fino a poco prima.

 

Tuttavia, dopo decenni di ricerca fetale finanziata a livello federale, all’inizio degli anni ’70 alcuni orribili rapporti giunsero all’attenzione del pubblico: ricerche su bambini abortiti vivi in Svezia; bambini che si muovevano ancora messi sotto ghiaccio a Pittsburgh per essere spediti al laboratorio; dissezione di un bambino vivo a fini sperimentali a Yale.

 

Il clamore suscitato condusse ad una moratoria sulla ricerca sui tessuti fetali per i trapianti che  rimase in vigore per oltre quindici anni; tuttavia, altre aree di ricerca sui tessuti fetali continuarono indisturbate. (11)

 

 

Nella tana del coniglio

Mi restavano ancora molte domande, e così mi sono infilata nella tana del web-coniglio. E proprio di una tana si trattava, un mondo oscuro che mi lasciava esausta dopo ogni sconvolgente incursione. Un rapporto di ricerca portava ad un altro. Mi divenne chiaro quanto poco sapessi in realtà sull’industria dell’aborto.

 

Mi trovai a girovagare tra realtà che semplicemente non volevo conoscere, che non volevo vedere e che poi avrei voluto dimenticare. Alcuni corridoi si diramavano nel triste catalogo dei metodi e dei protocolli di aborto e di approvvigionamento di tessuti; parecchi si aprivano sul mondo della donazione di organi e dei trapianti. Spesso, svoltando un angolo scoprivo che qualcuno era passato di là prima di me; infatti era chiaro che altri per molti anni avevano fatto ricerche e scritto con dovizia di particolari sul tema della ricerca sui tessuti fetali e sull’industria dei vaccini.

 

Ciò che non capivo era la ragione per la quale le loro ricerche (ben documentate, basate sui resoconti dell’industria stessa, non su congetture o vaghe dicerie) non fossero più conosciute, anche tra persone ardentemente pro-vita e per altro ben informate.

 

La brutale franchezza di certi rapporti di ricerca sui tessuti fetali, anche quando l’establishment scientifico agli inizi degli anni ‘70 si fece più reticente sull’argomento, era spesso surreale. Non tutti i casi che ho trovato riguardavano la ricerca sui vaccini, ma tutti avevano un filo conduttore comune: pratiche mediche estremamente dolorose effettuate su bambini vivi sopravvissuti all’aborto.

 

In questo universo parallelo, i giornali riportavano in termini espliciti la vivisezione fetale, come in questo articolo del San Francisco Chronicle, del 19 aprile 1973, intitolato «Operazioni su feti vivi»: 

 

«Il dottor Jerald Gaull, durante i suoi periodici viaggi in Finlandia, inietta una sostanza chimica radioattiva nei fragili cordoni ombelicali dei feti appena rimossi dal ventre delle loro madri durante gli aborti. Il feto in ogni caso è troppo prematuro per poter sopravvivere, ma nel breve periodo in cui il suo cuore batte ancora, Gaull, capo della ricerca pediatrica al New York State Institute for Basic Research in Mental Retardation a Staten Island, li opera per rimuovere il cervello, i polmoni, il fegato e i reni per esaminarli»

«Il dottor Jerald Gaull, durante i suoi periodici viaggi in Finlandia, inietta una sostanza chimica radioattiva nei fragili cordoni ombelicali dei feti appena rimossi dal ventre delle loro madri durante gli aborti. Il feto in ogni caso è troppo prematuro per poter sopravvivere, ma nel breve periodo in cui il suo cuore batte ancora, Gaull, capo della ricerca pediatrica al New York State Institute for Basic Research in Mental Retardation a Staten Island, li opera per rimuovere il cervello, i polmoni, il fegato e i reni per esaminarli».

 

L’articolo proseguiva:

 

«Il dottor Robert Schwartz, capo del reparto di pediatria al Cleveland Metropolitan General Hospital, si reca in Finlandia per uno scopo simile. Dopo il parto di un feto, mentre è ancora collegato alla madre dal cordone ombelicale, preleva un campione di sangue. Poi, dopo aver tagliato il cordone, “il più rapidamente possibile”, il dottore opera su questo essere abortito per rimuovere altri tessuti e organi».

 

Così argomentava Gaull: «Più che essere immorale fare quello che cerchiamo di fare, è immorale, ed è una terribile perversione dell’etica, gettare questi feti nell’inceneritore come si fa di solito, invece di trarne qualche informazione utile».

 

L’articolo, che discuteva le potenziali restrizioni di finanziamento per tali ricerche, era adamantino sulla realtà che descriveva e sulla mancanza di una giustificazione morale.

 

L’argomento delle potenziali restrizioni sui finanziamenti richiese un viaggio attraverso un altro lungo corridoio, fiancheggiato da articoli, paper accademici e testimonianze al Congresso sulla ricerca sui tessuti fetali e sui problemi etici che ne derivano. Mi parvero rivelatrici le discussioni sulle restrizioni federali proposte.

 

Un articolo del 1988 sull’Hastings Journal partiva dall’assunto che il prelievo di tessuti da feti vivi e non-viabili fosse già praticato:

 

«Forse la restrizione federale più pertinente è il divieto di qualsiasi tipo di ricerca su un feto vivo non-viabile ex utero che interromperebbe prematuramente la vita del feto. Questo divieto può essere significativo perché la procedura richiesta per rimuovere il tessuto cerebrale fetale da espiantare accelererebbe la morte di un feto vivo. Quindi, se una simile restrizione fosse imposta agli espianti di tessuto fetale, proibirebbe la rimozione di tessuto cerebrale fetale e, potenzialmente, di altri tipi di tessuto, da feti vivi non-viable». (12)

 

Un rapporto del 1976 della casa farmaceutica Batelle-Columbus Laboratories riconobbe il ruolo della ricerca su feti vivi in quattro processi medici: amniocentesi, sindrome da stress respiratorio e (ciò che è significativo per questo articolo) i vaccini contro la rosolia e l’Rh: «È evidente da uno studio dello sviluppo dei quattro casi selezionati… che la ricerca su feti umani vivi ha giocato un ruolo significativo in ognuno di essi» (13). Il rapporto raccomandava di non imporre restrizioni a tale ricerca.

 

A questo punto del mio vagabondaggio nella tana del coniglio, lottavo ancora con uno straniante senso di irrealtà. Forse stavo fraintendendo qualcosa. Ricerca su feti umani viventi? Non ci sono leggi su questo genere di cose?

 

Si fa un gran parlare delle restrizioni sull’uso e la ricerca sui feti negli Stati Uniti. Tuttavia, mentre le restrizioni federali negli Stati Uniti vanno e vengono a seconda di chi occupa la Casa Bianca, è chiaro che la ricerca su feti vivi non-viabili continua, con lo scopo di ottenere campioni di tessuto più freschi possibile, per trapianti o ricerche. Ciò può avvenire senza finanziamenti federali, andando all’estero, o semplicemente facendo calare il silenzio su quei pochi minuti critici tra il parto del bambino e il momento in cui il tessuto viene inviato al laboratorio. Come dice la giornalista Suzanne Rini nel suo libro del 1993 Beyond Abortion: A Chronicle of Fetal Experimentation,

 

«I ricercatori… che ricevono tessuti dall’isterectomia e dagli aborti al secondo trimestre con metodi noti per far partorire bambini in vita, dichiarano troppo sbrigativamente che i loro tessuti provengono da “feti morti”. Esiste uno stadio intermedio di cui sono pochi a parlare». (14)

 

La sociologa britannica Julie Kent, discutendo la ricerca sui tessuti fetali nel Regno Unito, dice che una «non-conformità autorizzata caratterizza le pratiche attuali…» (15). Questa sembra essere la situazione anche negli Stati Uniti.

 

Tale non-conformità autorizzata può arrivare fino ai vertici, come evidenziato da un’indagine sul traffico di feti umani che ha coinvolto la Food and Drug Administration. Tra il 2012 e il 2018 la FDA ha speso migliaia di dollari per ottenere tessuto di fegato e timo per la ricerca sui topi umanizzati. Centinaia di pagine di email, ottenute dal gruppo di responsabilità legale Judicial Watch, documentano accordi per procurarsi tessuto fetale umano, di età gestazionale da 16 a 24 settimane, da consegnare «fresco, spedito sotto ghiaccio». (16)

 

D’altra parte, esistono indubbiamente degli standard industriali: standard di «buona pratica clinica», «buone pratiche di fabbricazione» (GMP) e simili.

 

Ma mi sono presto resa conto che queste hanno unicamente lo scopo di proteggere il consumatore e assicurare la purezza del prodotto finale; non hanno nulla a che fare con la protezione del feto. Le parole «immediatamente sezionato» e «fresco» apparivano frequentemente, di solito alla voce «materiali e metodi». Di nuovo, l’intento era quello di rassicurare il consumatore che il prodotto non fosse contaminato.

 

 

Il linguaggio del Cappellaio Matto

«Non comprendo che vuoi dire” disse Alice. “Certo che non lo comprendi!” — disse il Cappellaio, scuotendo il capo con aria di disprezzo. (17)

 

Il vocabolario della ricerca scientifica e medica è a dir poco eufemistico. Come Alice quando tenta di capire il Cappellaio Matto, può succedere che il profano legga i resoconti di ricerca e non si renda conto di ciò che viene veramente descritto. Per esempio, isolare significa tagliare, così come dissociare. Anche quando si tratta di non umani, la letteratura è riluttante ad usare certi termini. Perciò un ratto femmina incinta, dopo aver subito la rimozione dell’utero sotto anestesia, viene sacrificata, non uccisa.

 

Il vocabolario della ricerca scientifica e medica è a dir poco eufemistico… Per esempio, isolare significa tagliare, così come dissociare. Anche quando si tratta di non umani, la letteratura è riluttante ad usare certi termini. Perciò un ratto femmina incinta, dopo aver subito la rimozione dell’utero sotto anestesia, viene sacrificata, non uccisa.

Così, rimasi perplessa da un rapporto della rivista Liver Transplantation («Trapianto di fegato», ndr) che dettagliava una tecnica per ottenere cellule epatiche fetali. Lo studio in questione «è stato eseguito con tessuti donati da 15 aborti medicalmente selezionati». L’articolo descriveva «l’incannulamento della vena porta fetale con tecniche di microchirurgia e la successiva perfusione vascolare in situ di FF [fegati fetali] umani a 18 settimane di gestazione e oltre» (18). Quindi proseguiva nella descrizione dettagliata della procedura di dissociazione dei tessuti e la successiva rimozione del fegato.

 

I miei sospetti furono confermati da una voce in un libro di testo, che descriveva più accuratamente la procedura come un «metodo di perfusione in vivo in cinque fasi mediante incannulazione della vena ombelicale per isolare cellule epatiche da feti alla fine del secondo trimestre». (19)

 

Tradotto: dopo l’aborto, il tessuto epatico è stato rimosso da 15 bambini vivi. La locuzione in vivo («sul vivente») permette di confermare che la microchirurgia e il prelievo di tessuto epatico sono eseguiti su bambini vivi.

 

Sebbene la procedura sia stata eseguita per ottenere cellule per il trapianto di cellule epatiche, e non per la coltura cellulare, la logica era esattamente la stessa: ottenere il tessuto più fresco possibile.

 

A questo punto della mia ricerca, l’incredulità prese il sopravvento. Semplicemente, non potevo credere a quello che stavo leggendo online. Pochi click, e possedevo la mia copia di Hepatocyte Transplantation, dove a pagina 283 trovai la descrizione della procedura in vivo, con foto a colori a pagina 288.

 

Per i non-scienziati, leggere le ricerche su non umani può essere illuminante. Così, leggendo un rapporto di ricerca sulle cellule staminali cardiache in cui cuori fetali umani sono stati collegati a un dispositivo Lagendorff (che può mantenere artificialmente in funzione un cuore al di fuori del corpo) non capii da subito che questi cuori devono provenire da soggetti vivi. Dopo aver letto di cuori estratti da ratti vivi e anestetizzati per una procedura simile, è diventato chiaro che i ratti ricevono l’eutanasia dopo, e non prima, della procedura. (20)

 

I rapporti sull’estrazione di tessuti da animali da laboratorio generalmente riportano la morte dell’animale, e se questa è avvenuta prima o dopo l’estrazione dell’organo. A volte forniscono i dettagli di come l’animale è stato ucciso. I rapporti sui neonati umani non menzionano i segni di vita nel feto abortito, né descrivono la sua morte. Ci si potrebbe chiedere perché la morte del feto non sia registrata, specialmente dal momento che un aborto è stato organizzato per consegnare un feto intatto.

 

Eppure gli studi sui neonati al secondo trimestre indicano che la durata mediana della sopravvivenza fuori dall’utero, senza intervento, è di circa un’ora. Uno studio britannico su 1306 nati vivi tra le 20 e le 23 settimane di gestazione riportava che mentre «molti sono morti entro pochi minuti dal parto», a 20 settimane il tempo mediano di sopravvivenza era di 80 minuti; a 23 settimane, era di 6 ore (questo studio ha escluso 437 bambini che sono sopravvissuti all’interruzione della gravidanza). (21)

 

L’industria dei vaccini intrattiene da lunga data una sconvolgente connessione con l’industria dell’aborto, e a tutt’oggi questa connessione resta profonda

Per riassumere: l’industria dei vaccini intrattiene da lunga data una sconvolgente connessione con l’industria dell’aborto, e a tutt’oggi questa connessione resta profonda.

 

Al pubblico vengono spesso ammannite confortanti mezze verità, o viene coscientemente indotto a credere a torto che gli aborti che ci hanno dato i nostri vaccini attuali non fossero che un’aberrazione, o un modo per trarre un motivo di speranza a partire da una tragedia inevitabile.

 

Eppure, alcune voci insistenti si ostinano a ripetere che la realtà è molto più cupa. Si tratta forse di affermazioni esagerate?

 

Il fatto che dei bambini siano deliberatamente abortiti in modo da produrre un feto intatto e vivo è indiscutibile, e supportato dalla letteratura medica dagli anni ’30 ad oggi.

 

Il fatto che gli scienziati non abbiano avuto scrupoli a sezionare  bambini ancora vivi per scopi di ricerca è anche documentato.

 

È probabile o addirittura indiscutibile che questa azione brutale abbia portato alla creazione delle linee cellulari usate per gli attuali vaccini? La Acker ed altri esperti sostengono di sì, basandosi sul semplice principio secondo il quale le cellule vive per le linee cellulari non possono essere derivate da un corpo morto.

 

Posso provarlo? Non senza alcuna ombra di dubbio.

 

Eppure è chiaro che la ricerca su bambini vivi non desiderati – «non-persone umane» – è andata avanti per molti anni e continua ancora oggi.

 

Le prove sono lì per chi vuole vederle.

 

 

Monica Seeley

 

 

Traduzione di Roberto Bonato

 

 

NOTE

1) Alex van der Eb, Testimonianza davanti al comitato consultivo sui vaccini e sui prodotti biologici correlati, 16 maggio 2001

2) Alvin Wong, MD, «The Ethics of HEK 293», The National Catholic Bioethics Quarterly, Volume 6, numero 3, autunno 2006

3) Albert B Sabin, Peter K. Olitsky, «Cultivation of Poliomyelitis Virus in vitro in human embryonic tissue» Proceedings of the Society for Experimental Biology and medicine, 1936, 34:357-359)

4) Joan C. Thicke, Darline Duncan, William Wood, A. E. Franklin and A. J. Rhodes; «Cultivation of Poliomyelitis Virus in Tissue Culture; Growth of the Lansing Strain in Human Embryonic Tissue», Canadian Journal of Medical Science, Vol. 30, pp 231-245, 1952

5) Thomas H. Weller, John F. Enders, Frederick C. Robbins and Marguerite B. Stoddard; «Studies on the Cultivation of Poliomyelitis Viruses in Tissue Culture : I. The Propagation of Poliomyelitis Viruses in Suspended Cell Cultures of Various Human Tissue», Journal of Immunology, 1952

6) «G. Sven, S. Plotkin, K. McCarthy, «Gamma Globulin Prophylaxis; Inactivated Rubella Virus; Production and Biological Control of Live Attenuated Rubella Virus Vaccines», American Journal of Diseases of Children Vol. 118, agosto 1969

7) Lettera al direttore, «Ethics of Human Experimentation», Dr. Stanley Plotkin, New England Journal of Medicine, #593,1973

8) U.S. Patent Application, «Intranasal immunization against rubella», 1968

9) «Aborted Fetal Cell Line Vaccines And The Catholic Family,A Moral and Historical Perspective», Children of God for Life

10) S.A. Plotkin et al., «Attenuation of RA 27/3 Rubella Virus in WI-38 Human Diploid Cells», American Journal of Disabilities of Children 110.4 (ottobre 1965): pp 381-382.

11) Dal brief amici curiae a sostegno della causa della National Abortion Federation contro David Daleiden, Center for Medical Progress, Biomax Procurement Services, LLC, e Troy Newman e il Center for Medical Progress, 7 giugno 2016

12) Mark W. Danis, «Fetal Tissue Transplants: Restricting Recipient Designation», Hastings Law Journal, 7-1988

13) Batelle-Columbus Report. Appendice a «Research on the Fetus»

14) Suzanne Rini, Beyond Abortion: A Chronicle of Fetal Experimentation, TAN Books, 1993.

15) «Julie Kent et al, Forgotten Fetuses – A Sociocultural Analysis of the Use of Fetal Stem Cells». https://www.york.ac.uk/res/sci/projects/res340250002kent.htm#abstract

17) Lewis Carroll, Alice’s Adventures in Wonderland, capitolo 7, «A Mad Tea Party»

19) Hepatocyte Transplantation, parte di  Methods in Molecular Biology series, n. 1506, novembre 2016.

21) PI McFarlane, S Wood, J Bennett, «Non-viable delivery at 20–23 weeks gestation: observations and signs of life after birth» BMJ Journals, ADC Fetal and Neonatal Edition, Vol. 88, n.3

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Eugenetica

Lockdown e niente cure ai non-vaccinati: il Nord Europa parte con l’eugenetica sanitaria

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Vari Paesi e regioni del Nord Europa stanno cominciando a implementare sui non-vaccinati misure ancora più restrittive del green pass.

 

Alla faccia di quanti negli ultimi tempi cianciavano di una maggiore libertà in Germania (lo avevamo detto, era solo questione di tempo) sono proprio i Laender tedeschi ad aprire le danze di questo nuovo giro di vite della guerra civile biotica europea.

 

In Turingia, il presidente del Land Bodo Ramelow (appartenente al partito goscista Die Linke) ha dichiarato la possibilità di negare le cure ai contagiati non-vaccinati nel caso i ricoveri arrivassero a mettere in difficoltà le risorse degli ospedali. «Non potremo garantire a nessuno che venga in ospedale senza la protezione del vaccino che possa essere curato» avrebbe detto Ramelow secondo la testata teutonica Bild. «A tutti saranno garantite le cure, ma coloro che non sono vaccinati non le riceveranno più negli ospedali della Turingia».

 

«Non potremo garantire a nessuno che venga in ospedale senza la protezione del vaccino che possa essere curato»

L’ipotesi della discriminazione sanitaria per i «no-vax» – già sentita nei mesi scorsi ma mai implementata in un mondo dove anche i terroristi dopo gli attentati vengono curati – pare prendere quota nell’inflessibile spirito tedesco. La domanda se continueranno a curare i malati di AIDS con stili di vita a rischio, oppure il fegato dei birraioli autoctoni, per il momento rimarrà sul tavolo.

 

Il Land confinante della Sassonia è invece il primo della Repubblica Federale dove è in vigore, da lunedì 8 novembre, una sorta di green pass avanzato chiamato «2G». Il 2G permette alle persone di entrare nei locali (ristoranti, bar, etc.) tuttavia è rilasciato esclusivamente a vaccinati e a guariti: l’ipotesi tampone non è contemplata. Il presidente del Land Michael Kretschmer sostiene che il senza il 2G implementato in velocità «arriveremo di nuovo ad un lockdown come l’anno scorso».

 

Nella vicina Baviera entrerà in funzione invece il cosiddetto «3G plus». Il 3G è un lasciapassare simile al verde italiano. Il 3G plus non prevede più il tampone rapido, rendendo obbligatorio solamente il tampone molecolare per avere l’accesso ad eventi di sport o di cultura. Discoteche e locali notturni invece chiedono il 2G, cioè vaccino o guarigione e nessuna possibilità di tampone.

 

Insomma: l’apartheid biotica ha già conquistato il Nord Europa, regione del mondo che per motivi storici pareva essere molto sensibile al tema delle discriminazioni e della Privacy

L’ospedale di Gent, in Belgio ha invece annunciato che i non-vaccinati hanno perso la precedenza nelle terapie intensive.

 

Come annunciato dal neopremier Schallenberg pochi giorni fa, in Austria da lunedì entrerà in vigore un «lockdown per non vaccinati, poiché i dati di contagio avrebbero raggiunto il livello considerato critico. Anche Vienna quindi impiegherà in tutto il Paese un pass simile al 2G tedesco: solo i cittadini con il vaccino o la prova di guarigione «potranno accedere a ristoranti, bar, pasticcerie, hotel, parrucchieri, estetisti, eventi culturali o sportivi, con 25 o più persone» scrive La Verità.

 

I prossimi 30 giorni costituiranno un periodo di transizione per fare in modo che gli austriaci si abituino alla limitazione della libertà e alla sorveglianza biotica continua sulle loro esistenze. È  prevista la creazione nei locali di aree destinate ai soli vaccinati, dove per i prossimi giorno però anche un vaccinato-prima-dose munito un tampone molecolare negativo potrà accedere. In tutti i musei, negozi, supermercati, centri commerciali, biblioteche d’Austria torna per legge la mascherina FFP2.

 

Con il COVID, tutto il mondo è Paese. Non avete un posto sicuro dove andare: né la Germania, né la Gran Bretagna, né la Svezia, né la Russia…

Insomma: l’apartheid biotica ha già conquistato il Nord Europa, regione del mondo che per motivi storici pareva essere molto sensibile al tema delle discriminazioni e della Privacy. Sappiamo che tutti questi Paesi – includiamo anche Stoccolma, miraggio degli illusi – abbiano amato in passato l’eugenetica. Che essa ora torni come rigurgito pandemico mica ci stupisce.

 

Con il COVID, tutto il mondo è Paese. Non avete un posto sicuro dove andare: né la Germania, né la Gran Bretagna, né la Svezia, né la Russia

 

La lotta per la vostra libertà dovrete farla in casa vostra.

 

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