Immigrazione
Le stazioni ferroviarie tedesche sono oramai no-go zone
Le statistiche dimostrano in modo inequivocabile che l’ondata di violenza in Germania è da anni associata all’immigrazione di massa, e le stazioni ferroviarie stanno diventando un emblematico esempio di questa deriva allarmante.
Nel 2024, i reati violenti alla stazione centrale di Berlino sono triplicati rispetto al 2019, l’ultimo anno pre-pandemia; a Colonia, l’incremento è stato del 70% nello stesso lasso di tempo, come riportato dal quotidiano Welt. Si tratta di due sole città, ma il fenomeno è diffuso in tutto il Paese.
«Guardate una stazione principale, a Duisburg, ad Amburgo, a Francoforte: degrado, spacciatori, giovani maschi, perlopiù con background migratorio, provenienti soprattutto dall’Europa orientale o da contesti arabo-musulmani. Questo è legato anche all’immigrazione irregolare, come si osserva nelle nostre città e nei mercati», ha dichiarato Jens Spahn, capogruppo della CDU al Bundestag, in un’intervista al tabloide Bild. Ironia della sorte, il suo partito è tra i principali artefici della profonda trasformazione demografica e della crisi criminale tedesca.
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Mentre la sinistra esalta il trasporto pubblico come pilastro della lotta al clima, la verità è che usarlo diventa sempre più rischioso.
Dati della polizia indicano che i reati violenti nelle stazioni sono saliti da 25.640 nel 2023 a 27.160 nel 2024. Le donne sono particolarmente esposte: i delitti sessuali sono passati da 1.898 a 2.262 casi, e i danni alla proprietà da 30.961 a 32.671. All’inizio del 2024, si è appreso che gli stranieri commettono il 59% dei reati sessuali su treni e stazioni, con i casi gravi raddoppiati dal 2019.
Il deputato AfD Martin Hess ha ammonito: «Le stazioni, un tempo spazi di mobilità e incontri sereni, si stanno trasformando in zone franche». E ha aggiunto: «Negli ambiti della criminalità, gli stranieri sono sovrarappresentati tra i sospettati».
Anche in regioni con bassa presenza straniera, come la Sassonia, l’impatto è devastante. Qui la criminalità nelle stazioni è esplosa in un anno solo, con dati freschi pubblicati di recente.
Il deputato AfD Matthias Rentzsch ha commentato: «L’impennata dei reati (totale 11.065 nella prima metà del 2025) nelle stazioni sassoni è allarmante. Praticamente ogni categoria – dal patrimonio al vandalismo, ai violenti – segna aumenti record: +42% per i reati violenti, +15% per quelli sessuali, +87% per i casi con armi. In singole stazioni, i picchi sono estremi: Dresda +24,6%, Lipsia +57,2%, Bischofswerda +100%. Chemnitz guida con +212,5%».
Rentzsch evidenzia che «l’immigrazione di massa incontrollata, pilotata da CDU/CSU e SPD, sta producendo effetti chiari: quasi il 50% dei crimini nelle stazioni sassoni è commesso da stranieri, con una quota sproporzionata in violenze, furti, reati sessuali e legati alla droga». In Sassonia, dove gli stranieri sono solo l’8% della popolazione (più un 5% di tedeschi con origini migratorie), generano metà dei reati nelle stazioni.
Il governo elude il tema delle espulsioni di massa, puntando su sorveglianza capillare. Di fronte all’escalation di violenze intorno alle stazioni, il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt (CSU) promette interventi, malgrado i sindacati di polizia denunciano «condizioni intollerabili».
I coltelli sono sempre più frequenti: i reati con armi da fuoco sono saliti da 589 a 808 in un anno, e i danni alla proprietà da 16.786 a 17.595. Welt nota che «gli stranieri sono sovrarappresentati in tutti i gruppi criminali». I sindacati definiscono le stazioni «fuochi criminali» nazionali.
Lo spazio pubblico si sta chiudendo ai tedeschi, con giovani immigrati e discendenti che dominano questi luoghi vitali, come già accade in piscine e mercatini natalizi. La risposta? Più telecamere, con intelligenza artificiale e presidi polizieschi massicci.
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Secondo il quotidiano Die Welt, «molte stazioni ora usano telecamere supportate da IA per rilevare anomalie in tempo reale, aiutando i soccorsi a valutare situazioni. A Monaco, 200 telecamere contribuiscono alla de-escalation». Dobrindt annuncia ampliamenti: «La tecnologia ha triplicato gli identificati sospetti negli ultimi anni».
Sorprendentemente, pur identificando più sospetti, la criminalità sale. Probabilmente per pene blande o assenti, e mancata espulsione dei catturati. Il governo ammette di non perseguire deportazioni di massa, ma di rafforzare «controllo e sorveglianza» sulla popolazione importata.
«Controllo, sorveglianza, forze d’intervento motivate: questo è il nostro modello contro la criminalità e per una sicurezza crescente in Germania», ha concluso Dobrindt.
Le no-go zones sono un fenomeno che interessa tutta Europa, da Londra (Finsbury Park) al Belgio (Moleenbeek), a ovviamente le banlieue francesi, ad intere aree delle città svedesi dove alle donne le autorità consigliano di non mettere i tacchi per scappare più velocemente. No-go zones vi sarebbero anche in Italia, dove si parla molto di San Siro a Milano e dove abbiamo visto la rivolta etnica di Corvetto pochi mesi fa. La dimostrazione del concetto, nella sua estensione mobile e temporanea, l’abbiamo vista tre anni fa con l’invasione di Peschiera del Garda da parte di giovani immigrati, contro cui nemmeno i celerini hanno potuto nulla.
Come già scritto da Renovatio 21, le no-go zone sono – se mai ce n’era ulteriore bisogno – la dimostrazione fisica della negazione Costituzione, la nel suo articolo 16 prevede la libera circolazione dei cittadini su tutto il suolo nazionale.
Le no-go zones sono un ingrediente necessario all’instaurazione dell’anarco-tirannia come sistema politico che dominerà l’Europa e l’Occidente..
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Immagine di C.Southorn via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Immigrazione
La polizia tedesca consiglia alle donne di vomitare mentre vengono stuprate
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Immigrazione
La violenza studentesca contagia anche il Belgio
Le proteste studentesche si sono estese dalla Francia al Belgio. Lunedì, nella regione di Liegi, le sedicenti manifestazioni sulle condizioni dell’istruzione sono state funestate da vandalismo, incendi e arresti.
È chiaro agli osservatori che si tratta in realtà di una rivolta creata da giovani immigrati di seconda generazione.
I disordini seguono settimane di violenze in Francia. Esattamente come accaduto con la rivolta delle banlieue tre anni fa, il contagio si estende ai Paesi francofoni limitrofi come il Belgio – a riprova che si tratta non di critica delle istituzioni, che sono diverse nei due Paesi, ma del medesimo sostrato sociale dei due Paesi invasi da decenni immigrazione.
Centinaia di persone si sono radunate davanti alle scuole di Liegi, bloccando gli ingressi e sfilando per la città. I negozi del centro sono stati chiusi per precauzione, mentre i manifestanti hanno tentato di danneggiare le serrande dell’Istituto Saint-Michel. I vigili del fuoco hanno segnalato anche incendi di scooter nelle vicine Herstal e Chenee.
Secondo i media locali, lunedì la polizia ha effettuato 16 arresti. Gli agenti hanno trovato bottiglie di vetro e pezzi di stoffa nelle borse di alcuni manifestanti, materiale che a loro avviso avrebbe potuto servire a fabbricare bombe molotov, anche se non sono state rinvenute sostanze infiammabili.
Belçika’nın Liege kentinde öğrenciler, hükümet karşıtı protesto gösterileri düzenliyor. pic.twitter.com/peDq12gwOL
— gdh (@gdhdijital) October 5, 2026
Manifestation des étudiants de plusieurs écoles liégeoises ce vendredi place Saint-Léonard pour dénoncer la réforme de l’enseignement et l’augmentation du coût de la vie dont notamment les tarifs du bus. @DESQUESNESF @valerieglatigny @WBE_officiel @Fil_law pic.twitter.com/HniBxkoPgd
— L-Post (@lpost10) October 2, 2026
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In Francia, giovedì scorso, sono state arrestate quasi 2.000 persone e oltre 300 agenti sono rimasti feriti. Anche personale scolastico e studenti hanno riportato ferite, e gli organi di controllo della polizia hanno avviato indagini. Le proteste sono proseguite lunedì: il Ministero dell’Istruzione ha segnalato manifestazioni in 413 scuole secondarie.
I disordini hanno aperto anche una polemica politica in Francia. Il governo accusa il partito di sinistra France Insoumise di aver orchestrato le proteste dopo che alcuni parlamentari hanno visitato i blocchi scolastici. Il partito respinge l’accusa e attribuisce la rabbia degli studenti alla negligenza del governo. Il leader Jean-Luc Mélenchon ha lanciato un appello alla nonviolenza.
Le violenze si sovrappongono a proteste più ampie nel settore pubblico contro i tagli alla spesa, che coinvolgono insegnanti, operatori sanitari, vigili del fuoco e personale dei trasporti. I movimenti hanno aumentato la pressione sul presidente Emmanuel Macron, il cui indice di gradimento è sceso al 16-18% negli ultimi sondaggi.
Come riportato da Renovatio 21, i giovani immigrati avevano dato vita ad una «jihad stradale» a Brusselle, città dove sono presenti quartieri definiti come no-go zone.
Non pare dissimile la situazione vista a Vicenza la scorsa settimana, invasa da vandali maranza per un raduno indetto da un TikToker maghrebino.
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Immagine screenshot da Twitter
Gender
Migranti LGBT deportati da Trump in Paesi «ostili»
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