Pensiero
Buttiglione invoca il conte Kalergi: ecco la catastrofe dell’Europa democristiana
Nel marasma del caso Ventotene, abbiamo trovato uno strascico significativo.
A reagire alla santificazione di Altiero Spinelli e compagni, blasfemati dalla Meloni e da quanti hanno osato leggerne lo scritto, è spuntato fuori un personaggio (speravamo, noi) dimenticato: Rocco Buttiglione.
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Qualcuno ricorderà di chi si tratta: è quel personaggio comparso a cavallo della Seconda Repubblica, dove apparse in ogni possibile partito biodegradabile post-democristiano: il Partito Popolare Italiano di Mino Martinazzoli (indimenticabile, leader DC sconfittista: «siamo cenere e vento») , poi con il ciellissimo Roberto Formigoni nei Cristiani Democratici Uniti (CDU), poi nell’UDR del tandem Cossiga-Mastella (che oggi pare avere problemi con gli esorcisti), poi ancora con l’Unione dei Democratici Cristiani e Democratici di Centro (UDC – le lettere dell’alfabeto sono finite, si passa alla loro ricombinazione), a sua volta ottenuto dalla fusione tra CDU, CCD e Democrazia Europa (cos’era..?). C’era anche il mitico Pier Ferdinando Casini, oggi con il PD.
Il lettore davanti a questo quadro storico-metamorfico può essere preso dal disgusto anche estremo. Ma è ciò che discende dalla Democrazia Cristiana, forza di per sé contorta e fallimentare, a cui va assegnata, secondo chi scrive, la catastrofe attuale del nostro Paese, e non solo di quello.
I più si ricordano il Buttiglione per certi fuori onda finiti su Striscia la Notizia, ma in realtà giornali e TV ci hanno ripetuto per anni che si tratta di un filosofo, e ora ha pure una cattedra alla Pontificia Università Lateranense. È stato allievo del grande pensatore politologo Augusto Del Noce (1910-1989), sulla cui eredità tuttavia prima o poi qualcuno dovrà occuparsi: un altro allievo è considerato Roberto De Mattei, mentre il figlio Fabrizio e l’ex giornalista e dirigente RAI ora in pensione in Portogallo.
Le parole «Comunione e Liberazione» nella sua voce Wiki non compaiono mai, anche se il primo testo che si ritrova in bibliografia pare essergli stato stampato proprio dal giro di Don Giussani. È nato a Gallipoli, ma cresciuto a Torino, in teoria lontano dal Ciellistan lombardo e dalla piccola énclave giussanoide romagnola. In teoria.
Tutta questa introduzione, per dire che prendiamo seriamente quanto può aver da dire, perché elaborazione raziocinante di un mondo, quello dell’ossimoro democratico cristiano, il quale, ribadiamo, riteniamo essere la rovina per la cristianità e per l’umanità tutta.
Ecco quindi che ci precipitiamo a leggere l’intervista su tema Europa-Ventotene concessa da Buttiglione a La Verità, testata per qualche ragione sempre pronta a rivangare certa democristianeria residua.
«Le vere radici dell’unificazione sono cristiane, PCI e socialisti si opponevano» spiega il Buttiglione. «Poi Craxi diffuse l’ideale di Ventotene. Dove però si teorizzava una politica autoritaria».
Tutto giusto, tutto un po’ già scoperto in questi giorni. «Spinelli padre dell’Europa?! Ma quando mai. Le radici dell’Unione Europea le ha messe la Democrazia cristiana, le fondamenta ideologiche le hanno costruite De Gasperi, Adenauer, Schuman» assicura il politico filosofo post-democristiano. «Il mito di Spinelli è una costruzione di Craxi per far partecipare la sinistra, da sempre anti-europeista, alla costruzione del soggetto politico. Ecco la verità, ecco la storia».
Piano coi sassi, tuttavia. «Altiero Spinelli è una figura di grande rettitudine morale, un antifascista coerente, un combattente per la libertà, ci togliamo il cappello» dice Rocco, mentre noi ci si gratta la testa: dalla Resistenza ad Agnelli e il Club Bilderberg, è una linea retta morale? Forse per gli avanzi della DC sì.
«Questa Europa non è figlia di Spinelli», continua il democristiano. «Non è l’Europa del Manifesto di Ventotene. Spinelli appartiene alla storia dell’europeismo ma non è paragonabili ai veri giganti che hanno costruito l’Europa, che sono Adenauer, De Gasperi, Schuman. La loro cultura non è certamente quella di Spinelli».
Può essere, tuttavia Renovatio 21 coltiva un’idea diversa: l’Europa, e ancora prima coloro che l’hanno avviata, è stata decisa, in segreto, fuori dall’Europa, con probabilità in qualche loggia dei servizi americani, che coltivarono, oltre che la guerra per saturation bombing contro Italia e Germania, anche il filosofo principe democristiano Jacques Maritain, recuperato da profugo francese nelle università statunitensi presiedute dalla massoneria, e spinto in gola a quella che doveva essere l’élite post-fascista dei vari De Gasperi e compagni.
La vera storia in Italia di Umanesimo integrale, il testo principale di Maritain e livre de chévet di proto-democristiani e primi-democristiani è solo questa. Dopo questo avvio sintetico eterodiretto, possiamo dire che la DC non ebbe più alcun ulteriore innesto ideologico. Cultura, filosofia: inesistenti. Ma di questo dovrebbe parlare Buttiglione, che è stato sia filosofo che democristiano, e della DC rivendica la supremazia pure su Bruxelles.
La questione è che a metà intervista, sempre negando il ruolo di Spinelli e compagnia nella creazione dell’Europa Unita, il Buttiglione sgancia qualcosa di interessante assai.
«L’Europa affonda le sue radici nella cultura di Coudenhove Kalergi, un nobile austroungarico che apparteneva al circolo degli amici dell’Imperatore Carlo».
Eh?
Massì, avete sentito bene: il Buttiglione cita il conte Kalergi – quello che aveva teorizzato la creazione dell’Europa tramite la riformulazione biologica degli europei, meticciati grazie a invasioni migratorie che sono ora sotto i nostri occhi. Il filosofo CDU-UDR-UDC namedroppa il Kalergi così, con indifferenza: anzi ci garantisce che era amico del vertice del Sacro Romano Impero. Una cosa forse non democratica, ma certamente cristiana, no?
Chi ha sentito un po’ del Conte Kalergi sa invece che circola questo aneddoto secondo cui il padre, aristocratico (e della loro famiglia, di origini greche, Palazzo Calergi a Venezia, dove un tempo morì Riccardo Wagner mentre ora ci giocano i cinesi al casinò) e diplomatico di spessore (non sappiamo se massone, come invece è considerato il figlio), lo portava sì a messa, ma non il venerdì santo, quando si faceva quella preghiera sulla conversione dei giudei… sapete, quella ripristinata da Ratzinger, prima della detronizzazione…
Ma il ragazzo è prodigo di informazioni. L’imperatore Carlo «quando vien incoronato nel 1916 pensa a una grande riforma, alla trasformazione dell’Impero austroungarico in una comunità di nazioni indipendenti nei propri affari interni ma unite nella politica della Difesa, dell’Economia e degli Esteri». Il sovrano, quindi, preconizzava le torri di Bruxelles, pare di capire: gli Asburgo in realtà volevano le Von der Leyen.
«La nuova costituzione non entrò mai in vigore» continua il Buttiglione. «Da essa trasse ispirazione Kalergi per un libro che si intitola Paneuropa, dal quale nacque un movimento che negli anni Venti raccolse il consenso di tanti dei migliori padri dell’Europa, da De Gasperi a Adenauer, da Freud a Einsten».
Eccoci: la citazione del conte degli immigrati invasori non era en passant, dunque. È proprio lui: quello della sostituzione etnica, quello dell’anarco-tirannia migratoria che vediamo nelle banlieue francesi come nei capodanni di Berlino e Colonia e Milano, o come nelle rivolte bay-ghenghe maranza di Peschiera del Garda o a Corvetto. Fa parte proprio di un retaggio politico che, a questo punto, i democristiani rivendicano.
«Questo movimento però si è scontrato nel 1932 con la scelta britannica, colpita dalla crisi del 1929, delle preferenze imperiali, cioè con il tentativo di costruire con il proprio impero, un blocco economico autonomo». Confessiamo che qui il discorso diventa un po’ oscuro, forse anche un po’ buttato là. «La stessa scelta fatta dalla Francia e dalla Germania. Blocchi economici autonomi diventano blocchi imperialisti, per contendersi i mercati di sbocco e le materie prime e lì l’Europa precipita verso la Guerra Mondiale».
Un po’ di vertigini: quindi, sotto i nazionalismi che soffiavano in tutti i Paesi Europei in quegli anni, c’era una spiccata voglia di Europa? Sotto quei Paesi che di lì a poco si sarebbero massacrati a vicenda, c’era in realtà una inarrestabile volontà di unione? La mitologia democristiani, apprendiamo, pare pensarlo. È una storia molto, molto diversa da quella che pensavamo noi, o anche solo quella dei libri di testo normaloidi.
La guerra è arrivata perché questa voglia matta di Europa era stata frustrata: tuttavia, «dalla fine di questo conflitto sanguinoso, il movimento europeista rinasce ed è un movimento democratico cristiano».
La DC erede di Kalergi. È un’idea forte, ma a questo punto diciamo pure che ci piace: ci si chiariscono, ora tante cose. Bene così: scandalizziamoci per i discorsi di Ventotente, su autoritarismo elitista e abolizione della proprietà privata, ma non sui discorsi riguardo la Herrenrasse (tedesco per «razza padrona») nei testi del Kalergi, che Buttiglione sembra conoscere.
Gli abitanti dei futuri «Stati Uniti d’Europa non saranno i popoli originali del Vecchio continente, bensì una sorta di subumanità resa bestiale dalla mescolanza razziale» scriveva il conte citato da Buttiglione. «È necessario incrociare i popoli europei con razze asiatiche e di colore, per creare un gregge multietnico senza qualità e facilmente dominabile dall’elite al potere. L’uomo del futuro sarà di sangue misto. La razza futura eurasiatica-negroide, estremamente simile agli antichi egiziani, sostituirà la molteplicità dei popoli, con una molteplicità di personalità»
Ma attenzione, la storia alternativa, al limite dell’allucinatorio, del filosofo DC-UDC-CDU va oltre: «l’Europa rinasce con Kohl e dalla predicazione di Giovanni Paolo II. È dal papa che nasce l’energia morale e da quelli che hanno lottato per la libertà contro il comunismo. Kohl, attingendo a quella energia morale, spinge per una ripresa dell’europeismo che ci porta al trattato di Maastrich, all’unificazione tedesca, all’allargamento a Est, alla moneta unica».
C’è tanta carne al fuoco. Il democristiano Kohl, quello che ha pagato i debiti della riunificazione con la DDR (che gli è caduta addosso perché la Guerra Fredda l’ha vinta Reagan, non per altro) scaricandoli sull’Italia con l’euro, è quindi il vero padre di Bruxelles con le sue leggi sui cookie web, sui passaporti vaccinali e sulla forma delle banane?
E Giovanni Paolo II? È chiaro che ad una certa saltasse fuori. Sapete, Buttiglione si imparò il polacco, poteva parlare con Wojtyla nella sua lingua – cosa che ci ha sempre colpito, visto che non solo il papa parlava perfettamente l’italiano, ma si dilettava persino in certe espressioni romanesche. Ma cosa c’entra il papa dell’Est con l’Europa? Beh, qui è una questione di archeologia e amarezza, nel puro stile martinazzoliano, vien da dire.
«Il punto d’arrivo doveva essere la Costituzione Europea, invece nella battaglia siamo stati sconfitti» ammette nell’intervista Buttiglione. Ora si rammenta meglio: il Vaticano wojtyliano, e tutta la ridda di politici ed intellettuali al seguito, ad una certa altezza aveva deciso che c’era un’unica cosa a cui teneva molto: l’aborto? No. L’eutanasia? No. La pace? nemmeno. Volevano solo che nel preambolo della Costituzione dell’Europa Unita fossero ricordate le «radici cristiane dell’Europa».
Ripetiamo: è archeologia. In pochi possono riportare alla mente questo immane sforzo politico-teologico, certo utilissimo. Uno dei più attivi poteva essere il cardinale Ratzinger, allora noto come «panzer della Curia», il quale, quando era ancora un semplice porporato, si batteva contro l’ingresso della Turchia in Europa proprio per questo motivo. La cosa europea, si pensava, poteva essere cristianizzata. Poi, da papa, cambiò per qualche motivo idea, visitò Istanbul (non Costantinopoli…) e si disse favorevole all’inclusione di Ankara nel gruppo di Bruxelles.
Volevano rendere cristiana un homunculus nato in oscuri antri massonici, e progettato per continuare ad essere tale. Sognavano di domare il lupo, come San Francesco – invece si sono trovati papa Francesco… Pensavano di mettere il cappello su questo mostro sovietico in gestazione, invece di combatterlo sin dal primo vagito. Volevano la UE cristiana, più che lo Stato cristiano. Il risultato è sotto gli occhi di tutti.
È una storia che insegna molto. È la storia ciclica del democristianismo, ora finalmente alle sue battute finali. Non è possibile reggere nulla su forze che si dichiarano democratiche e cristiane, nemmeno in Paesi totalmente cattolici. Perché Cristo e Democrazia sono termini, se non lo si è capito, antitetici.
Cristo è venuto per il popolo, per gli esseri umani: non per il sistema di governo imposto dagli anglosassoni. Maritain e l’avvio della DC a questo servivano: a rendere digeribile la democrazia – cioè un’oligarchia burocratica eterodiretta – a popoli cristiani che mai l’avevano avuta, come quello italiano.
Abbiamo vissuto, quindi, nell’illusione della democrazia per decenni e decenni, e solo ora qualcuno inizia a svegliarsi: quale potere ha un popolo, se la sua sovranità è limitata, controllata a Washington, o Bruxelles, o Francoforte, o Londra…?
Ecco che dietro a questo ologramma, tuttavia, si cela qualcosa di più inquietante: lo ammettono loro stessi, gratta De Gasperi (che Pio XII mai volle ricevere), gratta Adenauer e ci puoi ritrovare… Kalergi? Davvero?
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La storia pare di dirci che è così: il democristianismo ha infettato, oltre che la Chiesa (dove ha contribuito a cagionare la sua disfatta tramite il Concilio Vaticano II) anche la società, distruggendo nel suo tessuto la virilità, l’eroismo: i modelli offerti dai politici sono quelli di individui flaccidi proni ad ogni compromesso, passando per la menzogna e traffici di ogni tipo.
Una società senza riferimenti forti, riferimenti umani, veri, è l’ideale perché l’invasione dell’immigrazione massiva entri e dilaghi, senza trovare resistenze di sorta, con gli ultimi uomini rimasti ridotti a berciare in riserve indiane micrologiche ed insignificanti.
E da lì all’inferno, non crediate che la strada sia lunga. Rileggiamo l’autore citato da Buttiglione.
«Nella misura in cui l’Europa è cristiana essa è giudea (…) Gli emissari principali della nobiltà cerebrale – sia essa corrotta o integra – del capitalismo, del giornalismo, della letteratura, sono degli ebrei (…) [il giudaismo] è il nocciolo intorno al quale si riunisce una nuova nobiltà di spirito. Una razza di dominatori» scriveva Kalergi nel suo Idealismo pratico.
«L’Europa tende consciamente al futuro (…) nella mitologia ebraica questo spirito europeo viene rappresentato da Lucifero…». Abbiamo visto abbastanza.
Sì. Dalla DC a Satana (lo aveva intuito, forse, anche Leonardo Sciascia con Todo modo) il passo è brevissimo. Da De Gasperi a Kalergi la linea sembra proprio essere stata dritta.
Se pensano che nessuno se ne sia accorto, e che ne abbiamo accettato tutti le conseguenze, tuttavia, si sbagliano.
Roberto Dal Bosco
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Pensiero
Il Grande Grande Reset: il mondo dei banchieri muore, inizia quello dei costruttori
Perché il mondo dei banchieri sta morendo e perché i costruttori erediteranno il secolo.
Ci troviamo a un punto di svolta storico. E sono profondamente convinto che questa svolta darà vita a un mondo radicalmente migliore. Non “migliore” nel senso degli slogan di Davos. Migliore nel senso più concreto che ci sia: più giusto, più efficiente, più vero. Per capire dove stiamo andando, dobbiamo prima guardare con lucidità da dove veniamo.— Brivael Le Pogam (@brivael) July 7, 2026
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Il vecchio mondo: prenditori e banchieri
Per decenni, il mondo è stato governato da due caste. I predatori e i banchieri. I «prenditori» [takers, ndt] e i banchier. La loro alleanza non ha mai prodotto valore. Ha prodotto sistemi. Sistemi stratificati, narrazioni sovrapposte l’una sull’altra, progettate non per servire ma per estrarre. Un’intera architettura la cui funzione primaria non è mai stata quella di creare, ma di catturare: catturare la rendita, catturare l’attenzione, catturare il potere e poi rendersi indispensabile al flusso stesso che aveva deviato. Quel mondo non produce costruttori. Produce personaggi. Uomini plasmati dalla macchina: selezionati, confezionati, spinti dalle reti intrecciate di finanza, media e istituzioni. Macron, Obama: prodotti puri di quel software. Brillanti manager del nulla. Non hanno mai costruito nulla che esista nel mondo reale. Hanno amministrato, incarnato, interpretato un ruolo scritto altrove, da altri. Il talento era reale, ma era il talento dell’attore, non dell’ingegnere. E la gente lo percepiva. Confusamente, ma con certezza. Percepiva che la correttezza aveva abbandonato i sistemi. Che qualcosa non quadrava nel meccanismo. È da qui che nasce la tensione permanente della nostra epoca: da quell’intuizione condivisa che chi prende le decisioni non sia né competente, né legittimo, né in contatto con la realtà. Ray Dalio ha dedicato la sua vita allo studio dei cicli dei grandi imperi. La sua conclusione è agghiacciante e si riassume in una sola frase: le civiltà non muoiono quasi mai per mano di nemici esterni. Si decompongono dall’interno, attraverso la decadenza delle loro élite, la finanziarizzazione di ogni cosa e il silenzioso crollo della qualità delle loro decisioni. Ed è proprio in questa situazione che ci troviamo. L’incompetenza non è più un’anomalia del sistema. È diventata il sistema operativo.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
L’altra specie di uomo: il costruttore
Naval, il filosofo della Silicon Valley, lo ha riassunto in una frase che ha fatto il giro del mondo: «È l’era dei costruttori. (ci dispiace per i finanzieri e i chiacchieroni)».Soffermiamoci un attimo su quello specchio quasi perfetto. I finanzieri e i chiacchieroni sono esattamente i miei banchieri e i miei prenditori. Due uomini che non si sono mai coordinati, un’intuizione rigorosamente identica. Questo è il segno che ciò che stiamo descrivendo non è un’opinione o un capriccio ideologico, ma un cambiamento epocale che ormai tutti possono percepire sotto i propri piedi. Di fronte a quella casta, è sempre esistita un’altra specie di uomo: il costruttore. Colui che non narra il mondo, ma lo costruisce. Colui per cui la verità non è un’opinione da imporre, ma un vincolo da rispettare. Il reale non negozia: il razzo vola o esplode. L’auto si muove o non si muove. Il software funziona o si blocca. Nessuna narrazione, nessuna rete, nessun bicchiere di champagne salverà un oggetto che non funziona. Questo è ciò che rende incorruttibile il costruttore, laddove il prenditore è infinitamente malleabile: egli risponde a qualcosa di più grande di sé. E l’incarnazione assoluta del costruttore degli ultimi vent’anni, colui che condensa l’intero cambiamento di paradigma in un’unica figura, è Elon Musk.It’s the Age of Builders.
(sorry financiers and talkers) — Naval (@naval) June 18, 2026
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Elon Musk, l’uomo che ha cambiato le regole
Bisogna valutare ciò che rappresenta veramente. Musk non è semplicemente un imprenditore di successo. È la prova vivente che il vecchio mondo era un bluff. Che si possono costruire cose ritenute impossibili – far atterrare verticalmente uno stadio di un razzo, industrializzare l’auto elettrica, connettere il pianeta dall’orbita – non nonostante ci si rifiuti di stare al gioco delle sciocchezze aziendali, ma proprio perché ci si rifiuta di starci. Non è mai entrato nel gioco dello status. Non è mai entrato nel silenzioso teatro delle sale riunioni, nelle reti di favoritismi, nello scambio di favori. Dove il vecchio mondo punta sull’apparenza, lui punta sulla realtà. Dove il vecchio mondo assume in base al pedigree, lui assume in base alla capacità di ottenere risultati. Questa ossessione per il concreto – quasi maniacale – è esattamente ciò che i prenditori non sono mai stati in grado di comprendere, ed è esattamente ciò che li rende obsoleti. Tuttaviala mossa più importante di Musk sta altrove. Non si tratta né di SpaceX né di Tesla. Significa aver compreso che l’ultimo territorio rimasto da conquistare non era quello industriale, bensì quello narrativo. Per decenni, i costruttori hanno regnato sulla produzione e sono rimasti in silenzio sulla storia. Hanno fabbricato la realtà, ma hanno lasciato che i prenditori ne scrivessero la storia. Acquistando la piazza pubblica, rifiutandosi di lasciare il monopolio del discorso alla casta che lo aveva sempre detenuto, Musk ha fatto qualcosa che nessun costruttore aveva mai osato fare: ha portato la guerra sul terreno delle idee. Ha strappato dalle mani dei prenditori l’ultima cittadella. Ecco perché è odiato con tanta intensità. Non perché abbia torto. Perché dimostra, ogni giorno, pubblicamente, che il re è nudo.Iscriviti al canale Telegram ![]()
Un aneddoto che dice tutto
Un’esperienza vissuta in prima persona, che cattura l’intero cambiamento meglio di qualsiasi saggio. Quando lavoravo per Y Combinator [celebre programma della Silicon Valley per la formazione delle startup, ndt], la stragrande maggioranza degli eventi era priva di sfarzo. Niente tartine, niente calici di champagne, niente rituali da alta società. Burritos, pizze, un po’ di birra. Parlavamo di prodotto, di fatturazione, di realizzazione. Pragmatismo allo stato puro, perché questa è la vera cultura dei costruttori: la realtà prima di tutto, il decoro mai. Gli unici eventi sfarzosi erano quelli in cui ricevevamo gli investitori, persone provenienti dal vecchio mondo, più riservato. Allora sì, spuntavano i tartine, lo champagne e gli abiti eleganti. Allora ci lanciavamo nel gioco dello status. Indossavamo la maschera. Ma è proprio questo il punto: è un costume. Un indumento che si indossa per parlare la lingua del vecchio mondo per la durata di un incontro, non un’identità, non una cultura, non un modo di essere. Il prenditore è il suo costume. Chi lo crea lo indossa e lo toglie. L’intera differenza di civiltà risiede in questo dettaglio.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Quel mondo sta morendo
Diciamolo chiaramente: il vecchio mondo è in agonia. È proprio per questo che resiste con tanta violenza. Un sistema morente non si arrende in silenzio: morde, si chiude a riccio, demonizza, criminalizza. Ciò che scambiamo per potere è spesso solo la resistenza di un corpo che si rifiuta di morire. Ma in fondo, sa già di aver perso. Perché le esigenze del popolo sono cambiate. Non chiedono più discorsi o simboli: chiedono servizi. Sempre più efficienti, sempre più concreti, sempre più rapidi. E le élite sanno, meglio di chiunque altro, di essere strutturalmente incapaci di fornirli. Non si crea efficienza con persone addestrate a gestire la narrazione. Quel terreno appartiene ai costruttori – e come tutto ciò che toccano, se lo prenderanno con le prove, non con il permesso.L’IA ha rimescolato le carte
Eppure, restava un’ultima linea di difesa. Il regno delle idee, dei concetti, della teoria. L’unico terreno in cui il prenditore manteneva un reale vantaggio, perché produrre narrazioni su larga scala era un’arte a sé stante, riservata alla loro casta: giornalisti, comunicatori, intellettuali televisivi, opinionisti. Chi costruiva, storicamente, era muto. Sapeva fare, ma non sapeva dire. Poteva costruire un impero industriale senza mai intervenire nella battaglia culturale. L’IA ha appena fatto saltare quel lucchetto. Ora chi costruisce può anche pensare, scrivere, strutturare e distribuire – su larga scala, senza intermediari, senza dover implorare per avere accesso al microfono. Il monopolio della narrazione è appena crollato. Il costruttore non è più condannato al silenzio. Entra a sua volta nella guerra delle idee e la vincerà, per una ragione semplice e inconfutabile: parla dal reale. Non sta difendendo un’astrazione; sta descrivendo ciò che ha costruito con le proprie mani. È l’ultimo baluardo dei prenditori che crolla. Ed è quello a cui si sono aggrappati con più tenacia.Il vero reset
Ecco perché il vero reset non è quello che ci è stato promesso. Il «Grande Reset» dei banchieri è stata un’operazione di conservazione mascherata da trasformazione: mantenere il potere cambiando il vocabolario, consolidando un ordine morente sotto il linguaggio del progresso. La nostra è l’esatto opposto. È una liberazione. Il trasferimento del potere da chi narra a chi agisce. Da figure costruite ad uomini reali. Da sistemi di sfruttamento a macchine di creazione. Il Grande Grande Reset. Ed è già iniziato. Brivael Le PogamIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Pensiero
Deputata inglese, cattolica e pro-life, assassinata
Ann Widdecombe, ex parlamentare britannica e star televisiva, è stata assassinata.
La polizia britannica sta indagando sulla morte della Widdecombe, 78 anni, trovata ferita e senza vita nella sua casa nel Devon, in Inghilterra, il 9 luglio. Secondo il Daily Telegraph, la polizia del Devon e della Cornovaglia sta cercando «un uomo bianco» come sospetto della sua morte. La notizia del decesso della Widdecombe è stata diffusa dai giornali britannici questa mattina senza alcun riferimento a un atto criminoso.
Secondo le ultime notizie, un uomo di 26 anni, descritto dalla polizia come un «cittadino britannico bianco», è stato arrestato in relazione al suo omicidio.
Convertita al cattolicesimo e attivista pro-vita, la Widdecombe si è fatta amare dai britannici grazie alle sue apparizioni sorprendentemente popolari nei programmi televisivi Strictly Come Dancing e Celebrity Big Brother.
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La Widdecombe è stata deputata conservatrice dal 1987 al 2010, successivamente membro del Brexit Party e poi del Reform Party.
Si tratta del secondo omicidio di un politico cattolico pro-life di alto profilo in Inghilterra in questo decennio. Sir David Amess, membro del Parlamento per 38 anni e amico di Widdecombe, è stato assassinato sul posto di lavoro nel 2021 dall’islamista Ali Harbi Ali.
La figlia di Amess, Katie, ha rilasciato una dichiarazione. «Sono profondamente addolorata per la scomparsa di Ann Widdecombe», ha scritto. «Ann è stata un’amica leale e di lunga data di mio padre, Sir David Amess, e la nostra famiglia le sarà sempre grata per la gentilezza, la forza e la dignità che ha dimostrato nei momenti più difficili della nostra vita».
«L’elogio funebre che ha pronunciato per mio padre nella Cattedrale di Westminster, e la compassione che ci ha dimostrato nei giorni e nei mesi successivi alla sua scomparsa, hanno rispecchiato il meglio del suo carattere: caloroso, integerrimo e incrollabile nel suo sostegno a coloro a cui voleva bene», ha continuato Katie Amess. «L’amicizia di Ann significava moltissimo per mio padre, e le sue parole hanno portato conforto a tantissime persone che gli volevano bene. Oggi la ricordiamo con affetto e rispetto, e porgiamo le nostre più sentite condoglianze alla sua famiglia e ai suoi amici. Possa riposare in pace».
L’assassino di Amess, secondo alcuni, aveva legami con i terroristi islamisti somali al-Shabbab, ai quali il governo italiano, tempo prima, aveva pagato un lauto riscatto per una cooperante rapita e poi tornata sorridente e convertita all’islam.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
L’Europa verso la guerra contro la Russia. Senza USA e NATO
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