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Bioetica

Tessuti fetali per vaccini, la verità sulla loro raccolta

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Renovatio 21 pubblica questo importantissimo articolo apparso sul sito Fetaltissue.org, e tradotto e ripubblicato per gentile concessione. Qui  sono raccontate e documentate per filo e per segno le metodiche con cui viene raccolto il materiale fetale di bambini abortiti per lo sviluppo e la produzione dei numerosi vaccini ad oggi in commercio.

 

Davanti ad un simile abominio criminale, ci chiediamo come numerosi cattolici possano rimanere inermi, fischiettando e facendo finta di niente, in realtà collaborando alla macchina di Morte che alimenta l’industria farmaceutica e la ricerca eugenetica che la serve.

 

Crediamo che davanti ad un simile racconto — che consigliamo solo ai duri di stomaco — non serva essere credenti per comprenderne l’orrore.

 

 

 

Raccolta di tessuti da feti vivi 

Gli esperimenti sui feti vivi e l’estrazione dei tessuti si sono verificati dagli anni ’50 fino ai giorni nostri ai fini di una ricerca generica sui tessuti fetali.

 

Gli esperimenti sui feti vivi e l’estrazione dei tessuti si sono verificati dagli anni ’50 fino ai giorni nostri ai fini di una ricerca generica sui tessuti fetali

È probabile che alcune delle centinaia di feti utilizzati per la ricerca e lo sviluppo di vaccini fossero tra questi e sottoposti a prelievo di tessuti mentre erano ancora vivi. 

 

Quindi, i produttori dei vaccini con i tessuti fetali hanno causato un ulteriore danno a questi bambini, al di là del loro semplice omicidio: sono stati coinvolti nella tortura prima dell’omicidio. 

 

La condanna in un processo penale con un adulto rifletterebbe questo.

 

 

Etica e background culturale

L’intero settore è pieno di eufemismi per nascondere la barbarie di ciò che accade; quindi riporto una parte della mentalità etica attuale e dei singoli operatori per informarvi che non considerano il bambino come una vita umana, e inevitabilmente ne segue un trattamento disumano…

È probabile che alcune delle centinaia di feti utilizzati per la ricerca e lo sviluppo di vaccini fossero tra questi e sottoposti a prelievo di tessuti mentre erano ancora vivi. 

 

 

Background ed etica pro-vita

Prima del 1975, quando furono effettuati molti degli aborti legati ai vaccini, c’era una abbondanza di brutte situazioni, perché la cultura sulla sperimentazione umana era lontana:

 

«Il National Research Act del 1974 (Public Law 93-348) fu spinto principalmente da due rivelazioni inquietanti: il coinvolgimento decennale del servizio sanitario pubblico degli Stati Uniti nell’esperimento della sifilide di Tuskegee, grossolanamente immorale, nel quale i poveri uomini afroamericani sono stati deliberatamente lasciati senza alcun trattamento per osservare il progresso della malattia; e grotteschi esperimenti sui bambini destinati all’aborto dopo la sentenza Roe vs. Wade. La nuova legge aveva creato una moratoria sul finanziamento federale sulla ricerca fetale, fino a quando il consiglio della Commissione non avesse aiutato a emanare nuove normative». (1)  

 

Nel 1975 il Dipartimento della Sanità, dell’Istruzione e dell’Assistenza Sociale degli Stati Uniti pubblicò un rapporto intitolato: Research on the Fetus

«Nessuna ricerca dovrebbe essere consentita su un feto che deve essere abortito e al quale non sarebbe permesso di andare a termine»

 

Uno dei commissari, prevedendo problemi sia per gli avvenimenti passati che per le previsioni future, ha scritto questa opinione dissenziente:

 

«Nessuna ricerca dovrebbe essere consentita su un feto che deve essere abortito e al quale non sarebbe permesso di andare a termine. L’argomento secondo cui il feto, che deve essere abortito, “morirà comunque” è significativo.  Tutti noi «moriremo comunque».

«La moralità di tale ricerca non poteva essere efficacemente separata dalla questione morale dell’aborto, specialmente quando i ricercatori devono collaborare strettamente con gli addetti agli aborti per ottenere i tessuti per la ricerca»

 

«La decisione di una donna di abortire, per quanto protetta da Roe and Doe nell’interesse della sua privacy o della libertà del proprio corpo, non cambia la natura o la qualità della vita fetale».

 

«Non sottoponiamo gli anziani, che comunque devono morire, a sperimentazioni inconsapevoli, e neanche noi giovani, che comunque dobbiamo morire. È la semplice giovinezza del feto che si pensa possa precludere la piena protezione delle norme stabilite per la sperimentazione umana? Un tale ragionamento implicherebbe la presunzione che un bambino meriti meno protezione di un adulto. Ma la ragione, la nostra tradizione e la Dichiarazione dei diritti umani delle Nazioni Unite dicono tutto il contrario». (2)

 

Riguardo alle tre opinioni dissenzienti del gruppo di ricerca sul trapianto di tessuto fetale umano del 1988:

 

«Hanno sostenuto che la moralità di tale ricerca non poteva essere efficacemente separata dalla questione morale dell’aborto, specialmente quando i ricercatori devono collaborare strettamente con gli addetti agli aborti per ottenere i tessuti per la ricerca; che una donna, che decide la morte del suo bambino non ancora nato, non può dare un consenso moralmente valido all’utilizzo dei suoi resti per la ricerca; e che l’uso esteso della ricerca e il potenziale uso clinico di tali tessuti aumenterebbero il numero e l’accettazione pubblica degli aborti» (3)

«Una donna, che decide la morte del suo bambino non ancora nato, non può dare un consenso moralmente valido all’utilizzo dei suoi resti per la ricerca»

 

«I nostri continui disaccordi sulla ricerca fetale, sull’aborto o sul mancato trattamento di neonati gravemente handicappati, non derivano dalla mancanza di fatti o dalla mancanza di principi condivisi, ma da visioni divergenti su ciò che significa essere umano, nonché della natura e dello scopo della vita umana». (4)

 

«La fonte del dilemma medico, che circonda la ricerca sui feti vivi, è lo stato del feto abortito ancora vivo e il principio del consenso informato.  La situazione può essere vista come un confronto tra l’etica dell’utilitarismo e dell’umanitarismo». (5)

 

 

Etica alternativa e pratica alternativa

L’etica del dottor Gaull: «Piuttosto che essere immorale ciò che stiamo cercando di fare, è immorale (è una terribile perversione dell’etica) gettare questi feti nell’inceneritore, come si fa di solito, piuttosto che ottenere alcune informazioni utili». (6)

 

«L’uso esteso della ricerca e il potenziale uso clinico di tali tessuti aumenterebbero il numero e l’accettazione pubblica degli aborti»

Studio del dottor Gaull: «Si iniettano sostanze chimiche radioattive nei fragili cordoni ombelicali dei feti appena rimossi dal grembo materno durante gli aborti. Mentre il cuore batte ancora, si rimuovono i loro cervelli, i polmoni, i fegati e i reni per studiarli. (7) Poiché sappiamo che distruggeremo, smembreremo e scarteremo il feto con una procedura nota come aborto, esporlo al vaccino contro la rosolia, appena prima di tale fine, sembra una piccola indegnità. L’etica medica del “non nuocere” sarebbe, ovviamente, violata, ma abbiamo già violato quel principio quando abbiamo accettato il concetto di aborto. Il danno finale, di distruggere il feto, banalizza ciò che lo precede». (8)

 

«…con le prostaglandine, puoi organizzare l’intero aborto in modo che [il bambino] risulti “vitale”, nel senso che può sopravvivere per ore, o un giorno… Non è possibile trasformare questo feto in un bambino, quindi possiamo considerarlo come niente più che un pezzo di tessuto». (9)

 

«Una volta che la società ha dichiarato che il feto è morto, ed ha abrogato i suoi diritti, non vedo alcun problema etico… Quali diritti proteggeremo una volta deciso che il feto non vivrà?». (10)

«La fonte del dilemma medico, che circonda la ricerca sui feti vivi, è lo stato del feto abortito ancora vivo e il principio del consenso informato.  La situazione può essere vista come un confronto tra l’etica dell’utilitarismo e dell’umanitarismo»

 

 

Il tessuto fetale deve essere prelevato entro pochi minuti

«Il tessuto fetale per il trapianto deve essere “prelevato” entro pochi minuti dal parto. I farmaci che riducono l’attività fisiologica fetale devono essere evitati. Il feto quindi deve essere in uno stato il più vivo e reattivo possibile quando viene smembrato». (11)

 

«Per mantenere in vita il 95% delle cellule, il tessuto vivo non dovrebbe essere conservato oltre i 5 minuti dall’aborto». 

 

Entro un’ora le cellule continuerebbero a deteriorarsi, rendendo gli esemplari inutilizzabili, (12) come spiega il Dr. C. Ward Kischer, embriologo e professore emerito di anatomia; Specialista in Embriologia Umana, University of Arizona College of Medicine (Tucson, Arizona) 

«Si iniettano sostanze chimiche radioattive nei fragili cordoni ombelicali dei feti appena rimossi dal grembo materno durante gli aborti. Mentre il cuore batte ancora, si rimuovono i loro cervelli, i polmoni, i fegati e i reni per studiarli»

 

«Il modo corretto consiste nel ricorrere al taglio cesareo o all’asportazione dell’utero. Solo in questo modo è possibile garantire la sterilità batteriologica. In entrambi i casi, quindi, per ottenere le cellule embrionali per la coltura, è necessario adottare un aborto programmato, scegliendo l’età dell’embrione e sezionandolo mentre è ancora in vita per rimuovere i tessuti da collocare nei terreni di coltura». (13)

 

 

I feti sono accuratamente selezionati

Ciò fornisce anche un ulteriore ragione per essere sicuri che il tessuto del feto non si degradi, è già stato speso molto tempo per selezionarli e il fatto che vengano «sprecati» uccidendoli, mentre sono ancora nel grembo materno, è un incentivo ulteriore per prelevarli vivi. In quale altro modo si può essere sicuri di far partorire i bambini in tempo per accedere e raccogliere tessuti vitali?

 

«Un feto è stato scelto dal Dr. Sven Gard, specificamente per questo scopo [purezza genetica]. Entrambi i genitori sono noti e, sfortunatamente per la storia, sono sposati e ancora vivi e vegeti, presumibilmente vivono a Stoccolma». 

«Poiché sappiamo che distruggeremo, smembreremo e scarteremo il feto con una procedura nota come aborto, esporlo al vaccino contro la rosolia, appena prima di tale fine, sembra una piccola indegnità»

 

«L’aborto è stato fatto perché pensavano di avere troppi figli. Non c’erano malattie familiari nella storia di nessuno dei genitori e nessuna storia di cancro specifica nelle famiglie». (14)

 

 

La procedura dell’aborto è adattata per i requisiti dei tessuti

La creazione del ceppo cellulare Walvax-2 nel 2015 ha sollevato le seguenti preoccupazioni:

 

«Dubbia complicità tra i medici che hanno eseguito l’aborto e i ricercatori sui vaccini che hanno beneficiato dei tessuti di fibroblasti polmonari fetali appena abortiti».

 

«L’etica medica del “non nuocere” sarebbe, ovviamente, violata, ma abbiamo già violato quel principio quando abbiamo accettato il concetto di aborto. Il danno finale, di distruggere il feto, banalizza ciò che lo precede»

«Gli esperti di etica hanno universalmente insistito sul fatto che, nello sviluppo dei vaccini virali da tessuto fetale abortito, non dovrebbe esserci collusione tra la donna che ha deciso di abortire il suo bambino (e, per estensione, tra i medici che praticano l’aborto) e i ricercatori…»

 

«Per estensione, i medici coinvolti che eseguono l’aborto non dovrebbero deviare dal normale metodo di aborto del feto (nel caso di un feto di tre mesi, un D&C) solo per fornire del «tessuto fetale ottimale» i ricercatori del vaccino. Ma questo è ciò che hanno fatto i medici per fare abortire il feto femmina di 3 mesi il cui tessuto alla fine ha dimostrato di produrre il miglior ceppo di cellule diploidi dal lotto di 9 feti abortiti per il substrato cellulare Walvax-2. Hanno utilizzato uno speciale mezzo di induzione (il metodo della sacca d’acqua) in modo che loro, o qualcuno da loro delegato, potessero consegnare alla ricerca i cadaveri fetali intatti con organi freschi che avrebbero facilitato, a loro volta, il pronto raccolto del necessario tessuto polmonare fibroblastico fetale, da cui hanno poi sviluppato il ceppo di cellule diploidi umane favorevole alla crescita dei rispettivi virus (rabbia, epatite A e varicella)». (15)

 

«Una volta che la società ha dichiarato che il feto è morto, ed ha abrogato i suoi diritti, non vedo alcun problema etico… Quali diritti proteggeremo una volta deciso che il feto non vivrà?» 

«Nel 2016 il dottor Goldstein ha affermato che la moralità dell’aborto stesso è una questione separata perché il tessuto disponibile in seguito «sarebbe altrimenti scartato». Ma questa ipotesi ora sembra ingenua alla luce dei video rilasciati da David Daleiden e dai suoi colleghi, in cui i funzionari di Planned Parenthood erano lieti di prendere accordi amichevoli con le società di recupero dei tessuti in anticipo, comprese le offerte per cambiare i loro metodi di aborto per ottenere tessuti e organi utilizzabili. La questione non sembra riguardare solamente la complicità dopo l’aborto». (16)

 

 

A volte i bambini nascono vivi e poi vengono sezionati

I primi anni di ricerca

«È stato ottenuto sotto precauzioni sterili al momento dell’isterotomia addominale per indicazioni terapeutiche. Sono stati utilizzati embrioni, di gestazione, compresi tra le 12 e le 18 settimane. Raramente i tessuti sono stati ottenuti da feti nati morti o da neonati prematuri all’autopsia. I tessuti embrionali sono stati preparati nel modo seguente. Quando possibile, l’embrione è stato rimosso dal sacco amniotico con le precauzioni di sterilità, trasferito su un asciugamano sterile e mantenuto a 5 °fino alla dissezione», 1952, ricercatori della polio premio Nobel, Drs Enders e Wells. (17)

«Per mantenere in vita il 95% delle cellule, il tessuto vivo non dovrebbe essere conservato oltre i 5 minuti dall’aborto»

 

«Gli embrioni umani, di gestazione da due mesi e mezzo a cinque mesi, sono stati ottenuti dal reparto ginecologico del Toronto General Hospital.  Sono stati posti in un contenitore sterile e prontamente trasportati al laboratorio dei virus dell’adiacente Hospital for Sick Children. Non sono stati utilizzati campioni macerati e in molti embrioni il cuore batteva ancora al momento della ricezione nel laboratorio dei virus». (18)

 

«In Svezia hanno bucato il sacco di una donna incinta, fra la 14ª e la 16ª settimana di gestazione, poi hanno messo un morsetto sulla testa del bambino tirando la testa verso il basso nel collo dell’utero, hanno poi fatto un foro nella testa del bambino, quindi hanno inserito un dispositivo aspirante nel cervello e hanno aspirato le cellule cerebrali».

«Il modo corretto consiste nel ricorrere al taglio cesareo o all’asportazione dell’utero. Solo in questo modo è possibile garantire la sterilità batteriologica. In entrambi i casi, quindi, per ottenere le cellule embrionali per la coltura, è necessario adottare un aborto programmato, scegliendo l’età dell’embrione e sezionandolo mentre è ancora in vita per rimuovere i tessuti da collocare nei terreni di coltura»

 

«Sono stati utilizzati feti umani sani dalle 7 alle 21 settimane da aborti legali. L’età del concepimento è stata stimata con la lunghezza del feto dal vertice del cranio all’osso sacro. Il fegato e il rene del feto sono stati rapidamente rimossi e pesati». 

 

«Ora a 21 settimane, quello che hanno fatto, o a 18 settimane, o a 16 settimane, è quello che viene chiamato aborto con prostaglandine. Si inietta una sostanza nell’utero. La donna quindi entra in mini-travaglio e partorisce il bambino».

 

«Il 50% delle volte il bambino sarebbe nato vivo, ma questo non li ha fermati. Avrebbero semplicemente aperto l’addome del bambino senza anestesia e avrebbero estratto il fegato e i reni, etc». (19)

 

«Sono stati eseguiti esperimenti sui bambini abortiti vivi a breve termine e a cui non è stata nemmeno offerta la misericordia di anestetici mentre si contorcevano e piangevano in agonia, e quando la loro utilità era finita, sono stati uccisi e scartati come spazzatura»,  Al Karolinska Institute, Svezia – dove è stato eseguito l’aborto WI-38 per il vaccino contro la rosolia. (20)

 

Ci sono troppi orrori da documentare, ma si può leggere online un capitolo del libro di Pietro Croce  e piangere. Un estratto:

 

«Una mattina nacquero quattro di loro, uno dopo l’altro. Hanno pianto, ma non ho avuto il tempo di ucciderli subito perché avevo troppo da fare quella mattina. Non sono un uomo duro ma un realista. Si deve essere uomini di scienza e non emotivi se si vuole evitare che il giudizio sia offuscato dal sentimento» (21)

«In Svezia hanno bucato il sacco di una donna incinta, fra la 14ª e la 16ª settimana di gestazione, poi hanno messo un morsetto sulla testa del bambino tirando la testa verso il basso nel collo dell’utero, hanno poi fatto un foro nella testa del bambino, quindi hanno inserito un dispositivo aspirante nel cervello e hanno aspirato le cellule cerebrali»

 

 

Tempi recenti

La ricerca sui tessuti fetali è sempre in atto: nel 2014 il solo NIH degli Stati Uniti ha finanziato 164 progetti che utilizzano tessuti fetali umani. (22)

 

Planned Parenthood e testimonianza del tribunale

Vi è una chiara indicazione che i metodi di aborto vengono adattati per soddisfare le richieste dei tessuti e che i bambini vengono fatti nascere e sezionati vivi. 

 

Guardate ciascuno di questi tre video del CMP, che riguardano alcune testimonianze in tribunale. Due estratti (tra i numerosi):

 

D: In una situazione normale hai detto che il chirurgo certifica la completezza della procedura e poi il tecnico va a procurarsi il tessuto. Nella situazione in cui il feto viene estratto, viene fatta la stessa cosa?

R: Certamente.

 

D: Quando il feto viene estratto, viene fatto qualcosa al feto dal chirurgo secondo te?

R: No.

«Sono stati eseguiti esperimenti sui bambini abortiti vivi a breve termine e a cui non è stata nemmeno offerta la misericordia di anestetici mentre si contorcevano e piangevano in agonia, e quando la loro utilità era finita, sono stati uccisi e scartati come spazzatura»

 

D: Quando il tecnico addetto all’approvvigionamento entra nel laboratorio l’intero feto è intatto?

R: Sì.

 

D: Come avviene un prelievo di tessuto in una di queste situazioni in cui l’intero feto è intatto in laboratorio?

R: Facciamo la dissezione per ottenere i tessuti che i ricercatori hanno richiesto.

 

D: E per essere chiari, fai la dissezione per ottenere i tessuti che sono sulla lista per la giornata?

R: Esatto.

 

D: Hanno un battito cardiaco, non è vero, nel momento dell’estrazione?  (23)

«Una mattina nacquero quattro di loro, uno dopo l’altro. Hanno pianto, ma non ho avuto il tempo di ucciderli subito perché avevo troppo da fare quella mattina. Non sono un uomo duro ma un realista. Si deve essere uomini di scienza e non emotivi se si vuole evitare che il giudizio sia offuscato dal sentimento»

 

D: Con «non vivi» intendi che non si muovevano.

R: corretto.

 

D: E vuoi dire che non avevano un battito cardiaco.

R: Dipenderebbe.

 

D: E quando dici che dipenderà, cosa intendi?

A: Ci sono, posso vedere i cuori che sono dentro, non in un POC (24) intatto che battono indipendentemente. (25)

 

 

WALVAX-2 (2015)

Questo è un vaccino recente che è stato ottenuto immoralmente. Il bambino di 3 mesi è stato quasi certamente partorito e sezionato vivo, nascosto sotto un linguaggio eufemistico, come il «metodo della sacca d’acqua«. Dimostra anche la cura con cui vengono selezionati i feti adatti. 

 

«Abbiamo ottenuto 9 feti attraverso uno screening rigoroso basato sui criteri di inclusione accuratamente specificati (vedere la sezione Metodi). Il ceppo di cellule Walvax-2 ha soddisfatto tutti questi criteri, e si è dimostrata come la migliore linea cellulare dopo un’attenta valutazione. Pertanto è utilizzata per consolidare un ceppo di cellule diploidi umane.  Il Walvax-2 è stato derivato da un tessuto polmonare fetale, simile al WI-38 e al MRC-5, ed è stato ottenuto da un feto femmina di 3 mesi, abortito a causa della presenza di una cicatrice uterina causata da un precedente parto cesareo, da una donna sana di 27 anni».

 

«Il materiale fetale è stato fornito dal Dipartimento di Ostetricia e Ginecologia dello Yunnan Hospital, con accordi legali ed etici stabiliti con la donatrice. Prima dello studio, abbiamo stabilito i criteri di inclusione rigorosi e completi per garantire un ceppo cellulare di alta qualità:  1) età gestazionale da 2 a 4 mesi; 2) induzione del travaglio con il metodo della sacca d’acqua; 3) il lavoro dei genitori non dovrebbe comportare il contatto con sostanze chimiche e con radiazioni; 4) entrambi i genitori godono di buona salute senza malattie neoplastiche e genetiche, e senza storia di trapianti di tessuti o di organi umani nelle famiglie da 3 generazioni; e 5) nessuna malattia infettiva. I tessuti dei feti appena abortiti sono stati immediatamente inviati al laboratorio per la preparazione delle cellule». (26)

La ricerca sui tessuti fetali è sempre in atto: nel 2014 il solo NIH degli Stati Uniti ha finanziato 164 progetti che utilizzano tessuti fetali umani.

 

 

Storie coerenti con quanto sopra ma con riferimenti limitati

«Nel marzo del 1973, il procuratore generale del Connecticut ha testimoniato davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti che, allo Yale-New Haven Hospital, un bambino abortito vivo e vitale era stato sezionato senza anestesia fino alla sua morte».

 

«Il dottor Kekomaki prendeva i bambini abortiti a termine e, mentre erano ancora vivi, li tagliava e saccheggiava gli organi senza nemmeno la somministrazione di un anestetico».

«Nel marzo del 1973, il procuratore generale del Connecticut ha testimoniato davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti che, allo Yale-New Haven Hospital, un bambino abortito vivo e vitale era stato sezionato senza anestesia fino alla sua morte»

 

Un’infermiera ha osservato un caso e ha detto:

 

«Hanno preso il feto e gli hanno aperto la pancia. Hanno detto che volevano il suo fegato. Hanno portato il bambino fuori dall’incubatrice ed era ancora vivo. Era un maschio. Aveva il corpo completo, con le mani, i piedi, la bocca e le orecchie. Stava anche secernendo urina. Alla domanda di spiegare le ragioni di questo atroce “esperimento” Kekomaki ha risposto che “un bambino abortito è solo spazzatura”». (27)

 

«I feti di scimmia – a dire loro – erano persino più preziosi, poiché ce n’erano meno disponibili rispetto ai feti umani». (28) 

 

 

Ulteriori letture

«Hanno preso il feto e gli hanno aperto la pancia. Hanno detto che volevano il suo fegato. Hanno portato il bambino fuori dall’incubatrice ed era ancora vivo. Era un maschio. Aveva il corpo completo, con le mani, i piedi, la bocca e le orecchie. Stava anche secernendo urina. Alla domanda di spiegare le ragioni di questo atroce “esperimento” Kekomaki ha risposto che “un bambino abortito è solo spazzatura”»

Per ulteriori informazioni con riferimenti eccezionali , vedere i seguenti estratti ripubblicati (con il gentile permesso degli autori) dal libro del 1987: Fetus as Transplant Donor, Scientific, social & ethical perspectives di Peter McCullagh .

 

Vedere anche Fetal Experimentation: Frankenstein Revisited  e Experimentation on live preborns.

 

 

Conclusione

Se pensate che l’approvvigionamento dei tessuti fetali vivi non avvenga più oggi, avete diritto ad avere il vostro punto di vista, ma dato che tutto indica il contrario, è una posizione ragionevole da mantenere? Avete motivi a priori per sostenerlo?

 

Sembra che se siate a favore della vita, allora dovete anche essere contrari all’uso della sperimentazione sui tessuti fetali vivi dagli aborti. Una natimortalità naturale in cui la madre è addolorata, ma il bambino è già morto è una cosa. Ma se un bambino deve essere ucciso, quel corpo non appartiene alla madre o a coloro che traggono profitto dal suo utilizzo. Sembra una cosa da poco concedere al bambino un po’ di rispetto, e avendo deciso di ucciderlo o ucciderla, almeno non aggravare la situazione con l’ulteriore uso e abuso del loro corpo.

 

Inoltre sembra anche inevitabile che molte delle centinaia di feti, utilizzati per i tessuti fetali nei vaccini, siano stati soggetti a vere e proprie torture. Quindi, se siete pro-vita, dovete anche essere contro l’utilizzo dei tessuti fetali nei vaccini.

 

 

NOTE

 

1) 2020-10-05; Doerflinger, Richard; Charlotte Lozier Institute; «Federal Bioethics Commissions and Bias Against the Unborn»; https://lozierinstitute.org/federal-bioethics-commissions-and-bias-against-the-unborn/

 

2) 1974; Louisell, David; «Research on the Fetus: Dissenting Statement»; https://videocast.nih.gov/pdf/ohrp_research_on_fetus.pdf

 

3)2020-10-05; Doerflinger, Richard; Charlotte Lozier Institute; «Federal Bioethics Commissions and Bias Against the Unborn»; https://lozierinstitute.org/federal-bioethics-commissions-and-bias-against-the-unborn/

 

4) 1984-01; Tiefel, Hans; Bioethics Reporter; «Fetal Experimentation in Conflicting Perspectives».

 

5) 1974; Haley, Jacqueline; «Haunting shadows from the rubble of Roe’s right of privacy»; https://www.semanticscholar.org/paper/Haunting-shadows-from-the-rubble-of-Roe%27s-right-of-Haley/ae6e2946bd4dd5d03ac235a02b321c990e8b9575?p2df

 

6) 1973-04-19; Gaull, Jerald; San Francisco Chronicle, p.20; «Operations on Live Fetuses»; https://babel.hathitrust.org/cgi/pt?id=mdp.39015077925645&view=1up&seq=78

 

7) 1973-04-15; Washington Post — anche nell’articolo del San Francisco Chronicle:
1973-04-19; Gaull, Jerald; San Francisco Chronicle, p20; Operations on Live Fetuses; https://babel.hathitrust.org/cgi/pt?id=mdp.39015077925645&view=1up&seq=78

 

8) 1975-06; Gaylin, Willard & Lappé, Marc; Atlantic Monthly; https://www.researchgate.net/publication/11688031_Fetal_Politics_The_Debate_on_Experimenting_with_the_Unborn

 

9) 1973-04-21; Dr. Durt Hirshhorn of New York’s Sinai Hospital; National Observer

 

10)

 

11) 1988-03; Alderson, Priscilla; Journal of Medical Ethics; Review: «The Foetus as Transplant Donor: Scientific, Social and Ethical Perspectives»; https://www.researchgate.net/publication/25178659_The_Foetus_as_Transplant_Donor_Scientific_Social_and_Ethical_Perspectives

 

12) Intervista personale con  Debi Vinnedge luglio 2002, ALL Conference

 

13) «Per ottenere cellule embrionali non si possono utilizzare embrioni da aborti spontanei, né possono essere utilizzati quelli ottenuti mediante aborti effettuati per via vaginale: in entrambi i casi l’embrione sarà contaminato da microrganismi. Il modo corretto consiste nel ricorrere al taglio cesareo o all’asportazione dell’utero. Solo in questo modo è possibile garantire la sterilità batteriologica. In entrambi i casi, quindi, per ottenere cellule embrionali per la coltura è necessario adottare un aborto programmato, scegliendo l’età dell’embrione e sezionandolo ancora in vita , al fine di rimuovere i tessuti da collocare nei terreni di coltura. Date queste premesse, ci troviamo di fronte al dilemma se la deliberata distruzione sistematica di una creatura umana per ottenere materiale cellulare possa essere giustificata, quando si riconosce che ciò è di grande interesse per la ricerca fondamentale e per la diagnosi di alcune malattie umane. La ricerca e la diagnosi hanno un valore così grande da giustificare la distruzione di esseri umani? Una dichiarazione del Comitato Permanente dei Medici della Comunità Europea e della World Medical Association, pubblicata nel 1985, afferma: “Un embrione umano non può essere considerato come materiale di laboratorio ma piuttosto come un potenziale essere umano. Il rispetto che le è dovuto implica, di conseguenza, che qualsiasi ricerca dovrebbe essere soggetta alle Dichiarazioni di Helsinki e Tokyo, adottate nel 1975 dalla World Medical Association ». Ecco un estratto di quelle dichiarazioni: «La preoccupazione per l’individuo deve sempre prevalere sull’interesse della scienza e della società … il medico ha il dovere di proteggere la vita e la salute delle persone che si sottopongono alla ricerca biomedica». Non mi sembra che questi principi siano compatibili con gli aborti programmati effettuati per ottenere colture cellulari. Non posso pensare diversamente, anche se le donne stesse vogliono una cessazione e nonostante il fatto che gli interessi scientifici, diagnostici e commerciali si siano combinati per creare un clima di opinione che lo fa sembrare desiderabile. La Dichiarazione di Ginevra afferma che il medico ha il dovere di prestare la massima cura per salvaguardare la vita di un essere umano dal suo concepimento e non utilizzerà, anche se minacciato, le sue conoscenze per violare le leggi umanitarie. Gli embrioni umani sono i membri più deboli della famiglia umana. Sono oggetto di ingiusta discriminazione in caso di aborto. Contrariamente a quanto accade ad altre minoranze discriminate, gli embrioni umani non hanno quasi nessuno che li difenda. La mia conclusione generale, quindi, è che poiché la sperimentazione animale è fallace e fuorviante ed è immorale usare feti ottenuti da aborto elettivo piuttosto che spontaneo, siamo obbligati a concludere che tutte le colture in vitro di tessuti di embrioni umani dovrebbero essere abbandonate, riconoscendo tuttavia che questo tipo di ricerca è scientificamente valido». 1986-04-26; Herranz, Gonzalo; Il Sabato, no.15; In risposta ad un precedente articolo sulla stessa rivista di Paolo Cucchiarelli e Marina Ricci Il
professor Herranz era, all’epoca, presidente del Comitato di etica medica dei medici spagnoli e vicepresidente del Comitato permanente di etica medica della Comunità europea.

14) G. Sven, S. Plotkin, K. McCarthy, «Gamma Globulin Prophylaxis; Inactivated Rubella Virus; Production and Biological Control of Live Attenuated Rubella Virus Vaccines»; Amer J Dis Child Vol 118 Aug 1969; https://jamanetwork.com/journals/jamapediatrics/article-abstract/503195; https://cogforlife.org/AmJDisChildMcCarthyGard.pdf

 

15) 2016-08-01; Nebraska Coalition For Ethical Research; «The Ethics of teh WALXVAX-2 Cell Strain»; http://ethicalresearch.net/positions/the-ethics-of-the-walvax-2-cell-strain/

16) 2020-10-05; Doerflinger, Richard; Charlotte Lozier Institute; «Federal Bioethics Commissions and Bias Against the Unborn»; https://lozierinstitute.org/federal-bioethics-commissions-and-bias-against-the-unborn/

17) 1952-12-01; Weller, Thomas & Enders, John; Journal of Immunology 1952;69;645-671; «Studies on the Cultivation of Poliomyelitis Viruses in Tissue Culture : I. The Propagation of Poliomyelitis Viruses in Suspended Cell Cultures of Various Human Tissue»; https://www.jimmunol.org/content/69/6/645

 

18) 1952-06; Thicke et al; «Cultivation of Poliomyelitis Virus in Tissue Culture; Growth of the Lansing Strain in Human Embryonic Tissue», Canadian Journal of Medical Science, Vol. 30, pg 231-245; https://cdnsciencepub.com/doi/10.1139/cjms52-031

 

19) Dal libro del dottorPeter McCullagh, The Fetus As Transplant Donor the Scientific, Social, and Ethical Perspectives, come riportato dal dottor Bernard Nathanson in merito ai metodi usati per la raccolta di tessuto fetale in Svezia; Conference on Love, Life and the Family, Irvine, CA, April 6-10-1994; https://web.archive.org/web/20081013060750/http://www.vidahumana.org/english/family/harvesting.html

 

20) Il dottor Ian Donald ha descritto gli esperimenti che ha personalmente testimoniato al Karolinska – tutto in nome della scienza.
1988-06-01; Marx, Paul; Confessions of a Pro-Life Missionary; https://www.amazon.com/dp/155922021X

 

21) 1974; Lichtfield, Michel & Kentish, Susan; «Bebets au feu»;  intervista con un ginecologo inglese mentre finge di essere un potenziale compratore.

 

22) 2015-12-09; Wadman, Meredith; Scientific American: «Nature; The Truth about Fetal Tissue Research»; https://www.scientificamerican.com/article/the-truth-about-fetal-tissue-research/

23) https://youtu.be/lHh5IFXao-4?t=249

 

24) POC = Proof of Conception = bambino

 

25) https://youtu.be/lHh5IFXao-4?t=359

 

26) 2015-04; Bo Ma et al; Human Vaccines & Immunotherapeutics; «Characteristics and viral propagation properties of a new human diploid cell line, walvax-2, and its suitability as a candidate cell substrate for vaccine production»; https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4526020/

 

27) Our Sunday Visitor; «Cardinal Relates Horror Story About Human Fetuses»; 29 marzo 1987

 

28) 1988 luglio/agosto; Kahabka, Mark; Fidelity Magazine; «Eugenics Revisited», p.13

 

29) Un tale anno di pubblicazione, lungi dal renderlo obsoleto, lo avvicina al periodo durante il quale la maggior parte dei feti vaccinati sono stati uccisi, fornendo così un’eccellente copertura delle questioni rilevanti.

 

 

 

 

 

Articolo tradotto e pubblicato per gentile concessione di Fetal Tissue Vaccines: a Basis for Ethical assessment

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Bioetica

Aborto fino alla nascita. E dopo. Quale differenza?

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Qualcuno, per tipo cinque minuti, è rimasto scioccato dalle notizie che arrivano dallo Stato statunitense del Massachussets, dove la governatrice – democratica, ovviamente, e cattolica, ovviamente –  Maura Healey ha firmato una legge che abbatte il limite temporale dell’aborto massimo a 24 settimane (con i soliti «paletti» cripto-hitleristi: per gravi anomalie del feto l’aborto è sempre consentito).

 

Ora il Prioritizing Patient Access to Care Act permette in pratica di uccidere il bambino in grembo fino al limite della nascita.

 

«Abbiamo ascoltato le storie strazianti di donne e famiglie che si preparavano ad accogliere un bambino e che, in fase avanzata di gravidanza, hanno ricevuto notizie devastanti» ha confidato alla stampa la Healey. «Costringerle a viaggiare per centinaia di miglia e a pagare di tasca propria in un momento di enorme dolore è inaccettabile. In Massachussetts crediamo che le decisioni sanitarie debbano essere prese esclusivamente tra le donne, le loro famiglie e i loro medici, non dai politici».

 

Nella foto finita su tutti i giornali la governatrice appare sorridente attorniata da un sabba di donne ghignanti. L’effetto dell’immagine è impressionante: sì, queste femmine stanno rivendicando, e con la ridarella, l’uccisione di bimbi pronti a venire al mondo.

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Altrettanto impressionante è la foto della Healey che incontra papa Francesco. Anche quella sta circolando in rete. Così come circola la rabbia di quanti si chiedono perché nessuno, né dalla Conferenza Episcopale USA né dal Vaticano stesso, abbia detto qualcosa. Ecco che è stata avviata l’ennesima, inutile petizione per indurre il vescovo a scomunicare, come dovrebbe, la governatrice della legge feticida.

 

Invece, da Roma e dagli zucchetti è il silenzio. Il motivo, per chi davvero si stupisce ancora, è presto detto: il compromesso con l’aborto è stato fatto dalla Chiesa post-conciliare da un bel pezzo. Ricordiamo che in Italia la legge autogenocida 194/78, la firmò un governo democristiano. Tutte le successive mosse del papato wojtylano sembravano puntare ad un deciso compromesso sottocutaneo: in superficie proclami e soldoni dell’8 per mille ad enti pro-vita solo di nome, in profondità accettazione della legalizzazione dell’uccisione del bambino nel ventre materno – e questo in sprezzo assoluto della religione che, ai tempi del Credo della vecchia messa, ancora si inginocchiava al momento di dire Et incarnatus est de Spiritu Sancto ex Maria Virgine

 

L’unica religione che festeggia Dio che si fa feto, la gravidanza e la maternità), accettava di scendere a patti con l’impero della Morte. Così dobbiamo leggere l’appoggio dato dal Sacro Palazzo nel 1981 al referendum sull’«aborto minimale» (eccolo lì, il maleminorismo: uccidiamo pure i bambini, ma con moderazione) e poi alla resistenza simbolica offerta contro il feticidio legalizzato dai buffoni politici longa manus dei vescovini.

 

Allo stesso modo va letta l’altra grande, catastrofica legge bioetica del tardo papato polacco, la 40/2004, quella che sdoganava i bambini prodotti in laboratorio, e di conseguenza, il loro spreco, cioè un aborto moltiplicato per enne volte. La «legge cattolica» sulla provetta fa ora, il lettore di Renovatio 21, più morti dell’aborto chirurgico e pure chimico – e in più inganna la popolazione piazzandoci la maschera della vita, del massacro che sta dietro il bimbo sintetico in braccio non interessa nulla a nessuno (se non a noi, poveri scemi).

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Ora, va compreso che in America avanza da tempo questa cosa dell’aborto fino alla nascita, e oltre: non hanno un limite gestazionale legale sull’aborto Alaska, Colorado, Maryland, Michigan, Minnesota, Nuovo Jersey, Nuovo Messico, Oregon e Vermont, più Washington DC. Se andiamo fuori dagli USA, notiamo uno strano riflesso, che può dire moltissimo: Canada, Cina, Vietnam e Corea del Nord sono tra quelli in cui la legge non indica un limite gestazionale fisso.

 

Bizzarra coincidenza: il capitalismo occidentale avanzato collima, ma guarda, con il comunismo asiatico. Chi ci segue conosce un pezzo in più della storia: sappiamo come la legge del figlio unico fu iniettata nel governo di Deng Xiaoping da agenti dell’antiumanismo antinatalista del Club di Roma di Aurelio Peccei. Tuttavia, questa è un’altra questione.

 

Chi ha figli potrebbe sapere che il feto è con certezza definito con un calco anglicista «viabile», cioè «a termine» una volta arrivato ai sette mesi. Un’operazione che riguarda il piccolo viene rinviata, per quanto possibile, oltre quella data, oltre la quale il bambino può sopravvivere tranquillamente fuori dal ventre materno. La situazione è conosciuta dallo scrivente: la secondogenita non voleva girarsi, era podalica, non si metteva a testa in giù.

 

Le (brave) ginecologhe dell’ospedale ci dissero di aspettare la 36ª settimana per fare la versione, cioè una manovra di pressione sul feto per metterlo a testa in giù – una pratica che un tempo le levatrici di paese lo facevano senza preoccupazioni prima del parto, oggi invece, che l’arte maieutica (quella vera, letterale) è sparita, si è ritornati a praticare la manovra in punta dei piedi, con equipe medica pronta ad estrarre il bambino in caso di rischio.

 

E quindi, chiunque sa che abortire poco prima della nascita significa abortire un bambino in grado di sopravvivere fuori dal ventre materno da settimane. Questa semplice verità, conoscibile da qualsiasi donna, non sembra toccare nessuno.

 

Perché siamo andati molto oltre l’idea dell’aborto come rimozione di un «grumo di cellule» che non sarebbe in grado di vivere da sé (e quindi, sempre per la legge nazista del più forte, da eliminare a piacimento). Tale concezione, tipica della filosofia utilitarista, era già stata portata a conseguenze terrificanti dal celebratissimo filosofo animalista Peter Singer basandosi sul concetto, tutto goscista e abortista, dell’autonomia.

 

Definendo «persona» un essere capace di autocoscienza, di concepire se stesso come esistente nel tempo, di avere preferenze sul futuro (razionalità, autonomia), il Singer, ebreo australiano, aveva sostenuto che neonati umani (anche sani…) non hanno ancora queste capacità: non sono “persone” nel senso tecnico che usa lui.

 

Uccidere un neonato non è quindi moralmente equivalente a uccidere un adulto umano o, eccoci, un essere autocosciente – cuccioli di animale che sono più «autonomi» rispetto ai neonati non meritano di morire quanto i cuccioli umani. L’utilitarismo – filosofia che segretamente si è incistata nello Stato moderno tutto – con Singer era già andato oltre: dall’aborto si vola verso l’eutanasia.

 

Il Singer ha sostenuto che, in casi di gravi disabilità, i genitori dovrebbero poter scegliere di porre fine alla vita del neonato (anche in modo attivo), se ciò porta a maggiore benessere complessivo, il grande fine dell’utilitarismo, che vede la massimizzazione matematica del piacere contro il dolore come fine ultimo, anche a costo della morte di minoranze o maggioranze.

 

Ecco che il filosofo, che nei dibattiti accademici americani viene salutato da scroscianti applausi degli studenti vegani e non, aveva proposto un periodo di circa 28 giorni dopo la nascita prima di riconoscere pieno diritto alla vita. L’idea è contenuta nel libro Should the Baby Live? The Problem of Handicapped Infants (1985), cioè «Il bambino dovrebbe vivere? Il problema dei neonati disabili». Bel titolo: come vedete, ancora quaranta anni fa la finestra di Overton sull’infanticidio legalizzato si muoveva con scioltezza.

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Siamo giunti quindi alla questione dell’aborto post-natale, finito in bocca in queste ore ai tanti ebeti con canale Telegram o raccolte firme a pagamento.  Il termine (in inglese after-birth abortion) è un’espressione coniata in un articolo accademico del 2012, intitolato «After-birth abortion: why should the baby live?» («Aborto dopo la nascita: perché il bambino dovrebbe vivere?»), pubblicato sul Journal of Medical Ethics dai bioeticisti italiani ma di stanza all’Estero Alberto Giubilini e Francesca Minerva, affiliati a centri australiani di bioetica fortemente legati alla tradizione utilitarista-singeriana.

 

Nel testo i due sostenevano che, dal punto di vista etico, non ci sia una differenza rilevante tra un feto e un neonato – nessuno dei due, secondo la loro tesi, possiederebbe ancora lo status morale di «persona», concetto legato, nel solco del Singer, a caratteristiche come autoconsapevolezza, capacità di attribuire valore alla propria esistenza, progettualità futura.

 

Di conseguenza, sostenevano che le stesse ragioni che possono giustificare moralmente l’aborto, ad esempio situazioni in cui il bambino comporterebbe un peso serio per la famiglia, anche non necessariamente per malformazioni dovrebbero poter giustificare, in linea di principio, anche la soppressione di un neonato appena nato — da qui il termine «aborto post-natale», cioè dopo la nascita anziché prima.

 

Ictu oculi, si tratta di pura e semplice sostituzione del termine «infanticidio», così da connetterlo al dibattito sull’aborto (stravinto nei decenni dai necrocultisti contro pavidi democristiani di ogni latitudine) e fargli quindi guadagnare terreno.

 

Mentre i sapientoni dibattono, e le verginelle strillano scandalizzate, il mondo moderno va avanti secondo la pista preparatagli dalla Necrocultura. Nel gennaio 2019, la questione dell’infanticidio legale arriva nelle cronache grazie alle dichiarazioni di un alto ufficiale del potere americano, il governatore della Virginia Ralph Northam, che parlò con una certa franchezza ad una trasmissione radio locale.

 

Commentando un disegno di legge proposto dalla delegata democratica Kathy Tran – che aveva detto che l’aborto sarebbe stato possibile anche se la donna fosse in travaglio –  atto ad allentare  le restrizioni sugli aborti nel secondo e terzo trimestre in Virginia, il governatore disse:

 

«La prima cosa che vorrei dire è che decisioni come questa dovrebbero essere prese dagli operatori sanitari, dai medici e dalle madri e dai padri coinvolti. Quando parliamo di aborti nel terzo trimestre, questi vengono eseguiti con il consenso, ovviamente, della madre e dei medici – più di un medico, tra l’altro. E vengono eseguiti in casi in cui potrebbero esserci gravi malformazioni. Potrebbe esserci un feto non vitale. Quindi, in questo particolare esempio, se una madre è in travaglio, posso dirvi esattamente cosa succederebbe. Il bambino verrebbe fatto nascere. Il neonato verrebbe tenuto in condizioni confortevoli. Il neonato verrebbe rianimato se questo fosse ciò che la madre e la famiglia desiderassero, e poi seguirebbe una discussione tra i medici e la madre».

 


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Se il bambino nato vivo può continuare a vivere lo decidono la madre e i dottori. Il potere di vita e di morte, come nemmeno in un lager, ce lo hanno i più forti. Tutto questo detto pacificamente da un progressista, un democratico – perché la democrazia, crediamo di capire, a questo porta, al suo esatto contrario, al democidio.

 

Siamo alla negazione non solo di Ippocrate, e degli istinti materni, della legge naturale. Siamo alla negazione della civiltà cristiana tutta – siamo all’instaurazione incipiente del Regno Sociale di Satana.

 

Tuttavia qui voglio spezzare una lancia a favore dei mostri – bisogna farlo, per la logica, e per rifiutare una volta per tutte il compromesso democristiano con essi, e chiamare la battaglia.

 

Gli utilitaristi, i servitori della Morte, filosofi o governatori, hanno ragione: che differenza c’è tra un neonato e un feto? Solo una questione di tempo, forse nemmeno quello (un neonato può essere settimino, o ancora più prematuro: ho visto bambini usciti tanto prima pesare un chilo e ora essere campioncini sportivi) e di spazio, cioè sei dentro o fuori il grembo materno.

 

Se per loro ciò indica che il bambino è continuativamente una non-persona, per noi vale l’esatto contrario: è una persona quanto lo è Dio stesso, è Imago Dei, è un essere perfettamente formato dal logos creatore, è figlio della Divinità , è fatto a sua immagine, è ciò che naturalmente è chiamato ad esistere, consistere e moltiplicarsi, è un pezzo unico e insostituibile del disegno dell’umanità e del cosmo.

 

E quindi no, non c’è differenza tra un uomo ed un feto, tra l’aborto e l’aborto post-natale.

 

Potete capire dove stiamo andando a parare: non lo chiamiamo «aborto», ma ogni procedimento della Necrocultura, che umilia e uccide l’essere umano, svolge la medesima funzione.

 

L’eutanasia è un aborto applicato in vecchiaia o in malattia.

 

La predazione degli organi è un aborto su chi ha avuto un incidente, ma il cuore gli batte ancora.

 

Il suicidio – magari con l’aiutino delle droghe psichiatriche – è l’aborto delle persone tristi.

 

La riproduzione artificiale è l’aborto di un numero immane di embrioni, morti nell’impianto o nella crioconservazione, oppure fusisi mostruosamente nelle chimere umane.

 

Spingiamoci fino a parlare delle bestie feroci scagliateci contro: lupi, orsi, orche lasciati liberi di assalirci sono strumenti della Necrocultura, agenti animali dell’aborto della specie.

 

E la guerra, cosa è se non il modo con cui si abortiscono le nazioni, con la guerra nucleare che si dà come aborto globale definitivo, come finale trionfo della morte sull’umanità.

 

Tutta l’umanità deve essere abortita: questo è quanto ci sta dicendo il progresso, questo è quanto lo Stato moderno si prepara a fare in modo meccanico: un sacrificio umano massivo, più grande e terrificante di quello che chiedevano gli dèi pagani.

 

E quindi, non facciamo gli sconvolti. Sappiamo con cosa abbiamo a che fare.

 

L’aborto è solo una maschera di una lotta contro l’inferno che coinvolge ogni aspetto del nostro tempo. Fortunato chi ha capito, è uscito dal recinto pro-life (fatto dal potere politico-ecclesiastico per pastorizzare gli animi caldi) e medita sulle dimensioni spaventose della guerra spirituale necessaria oggi.

 

Questo è ciò che siamo chiamati a fare ora: combattere la Morte, combattere il Male che ha messo radici nel nostro mondo.

 

Se leggete queste pagine, è probabile che in cuor vostro abbiate già iniziato a farlo. Siete, lo vogliate o no, protagonista della battaglia contro le forze del Male – come in un film, solo sul serio.

 

Questo ruolo onora la vostra anima come niente altro.

 

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 Immmagine screenshot da Twitter

 

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Bioetica

Il corpo scomposto: quando l’uomo diventa mero contenitore di organi

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Ci sono notizie che andrebbero lette lentamente, soffermandosi sulle parole, perché è proprio la loro apparente normalità a rivelare quanto profondamente sia cambiato il nostro modo di concepire l’essere umano.   Nei giorni scorsi una giovane di 23 anni, vittima di un grave incidente stradale, è stata ricoverata in terapia intensiva. Dopo nove giorni, ne è stata dichiarata la morte cerebrale e, durante la notte successiva, si è proceduto all’espianto degli organi. La cronaca riferisce che sono stati prelevati il cuore, i polmoni, i reni, l’utero e le cornee, mentre il fegato è stato diviso per essere destinato a due diversi riceventi; gli organi sono stati quindi trasferiti verso differenti centri trapianto italiani.   Letto così, senza il rivestimento emotivo che normalmente accompagna queste notizie, il freddo elenco assume improvvisamente un significato diverso: compare materialmente il corpo umano, scomposto nelle sue parti e distribuito verso destinazioni differenti.   Ma cosa resta dell’unità della persona quando il suo corpo viene considerato come un insieme di organi separabili, prelevabili e trasferibili?   Nella concezione classica e cristiana dell’uomo, il corpo non è un semplice contenitore della coscienza: l’essere umano costituisce un’unità vivente e il corpo appartiene alla sua stessa identità personale. Noi non possediamo un corpo nello stesso modo in cui possediamo un oggetto, né l’uomo può essere ridotto a un cervello che utilizza provvisoriamente una macchina biologica composta da parti intercambiabili.

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È precisamente questa unità che la modernità ha progressivamente disconosciuto. Prima la persona viene identificata essenzialmente con il cervello; una volta dichiarata la morte cerebrale, ciò che rimane sembra perdere il carattere di corpo di qualcuno per assumere quello di insieme di organi utilizzabili da qualcun altro. Il passaggio è enorme, eppure avviene quasi senza che ce ne accorgiamo.   Fino a un momento prima abbiamo davanti un essere umano gravemente ferito, ricoverato in terapia intensiva, bisognoso di assistenza continua; poi interviene la dichiarazione di morte cerebrale e lo sguardo cambia. Improvvisamente non si parla più dell’organismo nella sua totalità, ma del cuore, dei polmoni, dei reni, del fegato, delle cornee: ogni organo ha un destinatario, una destinazione, una propria utilità terapeutica.    La morte cerebrale rappresenta allora lo spartiacque che rende possibile considerare il corpo secondo una logica completamente diversa: l’organismo diventa una riserva di parti biologiche utilizzabili.   Il cuore può servire, così come i polmoni e i reni; il fegato può essere diviso affinché serva a più persone, le cornee possono servire, l’utero può servire. La persona scompare proprio mentre le sue parti acquistano il massimo valore.    È il paradosso estremo dell’antropologia utilitaristica: l’intero non serve più, le parti sì.   Tuttavia, quella giovane non poteva essere ridotta al suo cuore, al suo fegato, ai suoi reni, ai suoi polmoni, alle sue cornee o al suo utero, così come non poteva essere identificata semplicemente con il suo cervello: era una persona, un’unità vivente nella quale la dimensione corporea era inseparabile dalla sua stessa identità.   È tale verità che la parola «donazione» rischia di farci dimenticare, perché una volta definita l’intera procedura come un atto di generosità, ogni interrogativo sembra diventare superfluo, se non addirittura moralmente sospetto. Chi potrebbe opporsi a un dono o contestare un gesto capace di offrire ad altri una possibilità di sopravvivenza?

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La forza di questa rappresentazione consiste proprio nella sua capacità di eludere la questione antropologica. L’attenzione viene immediatamente spostata verso i riceventi, verso le vite salvate, verso il bene che quegli organi potranno produrre, mentre il corpo dal quale provengono passa sullo sfondo e, con esso, scompare progressivamente la domanda su ciò che quel corpo rappresenti.   Eppure è proprio questa la domanda che dovrebbe precedere tutte le altre, perché una civiltà non rivela la propria concezione dell’uomo soltanto attraverso solenni dichiarazioni sulla dignità della persona, ma soprattutto attraverso ciò che ritiene lecito fare del suo corpo.   Abbiamo imparato a leggere con assoluta normalità che da un unico essere umano vengono prelevati cuore, polmoni, reni, fegato, utero e cornee e che ciascuna di queste parti prende una strada diversa. Abbiamo costruito un linguaggio capace di rendere questa scomposizione non soltanto accettabile, ma persino luminosa.    Dovremmo togliere quel rivestimento linguistico per guardare la questione nella sua crudezza antropologica e affermare con forza che l’essere umano non è un contenitore di organi, né una somma di parti biologiche il cui valore dipende dall’utilità che possono avere per qualcun altro.   Perché se una società arriva a considerare naturale questa immagine dell’uomo, allora la domanda che dobbiamo porci non riguarda più soltanto la morte cerebrale o i trapianti, ma qualcosa di molto più radicale: che cosa pensiamo che sia l’uomo?   Alfredo De Matteo  

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Bioetica

Il principe Luigi del Lichtenstein si oppone ancora alla legalizzazione dell’aborto

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Un gruppo di associazioni favorevoli alla legalizzazione dell’aborto ha lanciato una nuova iniziativa referendaria in Liechtenstein, il piccolo principato di lingua tedesca incastonato tra Svizzera e Austria. Lo riporta LifeSite.

 

Il Paese, sesto Stato più piccolo al mondo e tra i più ricchi d’Europa, mantiene una delle legislazioni più restrittive del continente in materia di interruzione di gravidanza. Nel principato l’aborto è vietato nella quasi totalità dei casi, con eccezioni limitate a grave pericolo per la vita della donna o violenza sessuale subita. Anche la diffusione di informazioni sull’aborto è soggetta a restrizioni legali. Secondo i dati citati dagli organizzatori dell’iniziativa, circa 40 donne all’anno si recano in Svizzera o in Austria per sottoporsi all’intervento.

 

I precedenti tentativi di riforma si sono scontrati con la posizione della famiglia regnante, che governa il paese ininterrottamente dal 1806, anno della dissoluzione del Sacro Romano Impero.

 

Nel 2011 fu indetto un referendum per legalizzare l’aborto entro la dodicesima settimana di gestazione e in caso di malformazioni fetali. Poco prima del voto, il principe ereditario Luigi — cattolico praticante — annunciò l’intenzione di esercitare il diritto di veto riconosciutogli dalla Costituzione qualora la proposta fosse stata approvata. La consultazione si chiuse con il 51,5% dei voti favorevoli alla legalizzazione contro il 48,5% contrario: un margine che gli attivisti pro-aborto attribuirono proprio all’annuncio del principe.

 

Nel sistema costituzionale del Liechtenstein, il monarca regnante dispone del potere di veto sulle leggi approvate dal Parlamento, oltre ad altre prerogative come la facoltà di sciogliere o aggiornare l’assemblea legislativa. Un referendum del 2003 aveva già confermato e ampliato questi poteri in seguito a tensioni istituzionali tra la Corona e il Parlamento.

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Nel 2013 i movimenti pro-aborto risposero con un’iniziativa popolare volta a limitare il potere di veto del principe sui referendum futuri. Attraverso la sua portavoce, Alois definì il proprio precedente intervento «un segnale chiaro che l’aborto non rappresenta una soluzione accettabile a una gravidanza indesiderata», aggiungendo che, in caso di approvazione della misura, avrebbe rinunciato alle proprie funzioni istituzionali lasciando il paese. Il referendum si concluse con una netta sconfitta per i promotori: il 76% degli elettori confermò il potere di veto della Corona.

 

A distanza di oltre dieci anni, un nuovo tentativo è ora in corso. L’iniziativa, denominata «Fristenlösung für Liechtenstein» («Soluzione del limite temporale per il Liechtenstein»), è sostenuta da organizzazioni femministe, con un testo propone la depenalizzazione dell’aborto entro la dodicesima settimana di gravidanza, l’abolizione del divieto di informazione sul tema e l’inclusione dell’interruzione di gravidanza nella copertura assicurativa sanitaria. Il 31 luglio gli organizzatori hanno depositato 4.970 firme, ampiamente superiori alla soglia minima di 1.000 richiesta per l’avvio della procedura referendaria.

 

Gli organizzatori sostengono di godere del sostegno della maggioranza della popolazione, ma segnalano nell’ostacolo istituzionale rappresentato dal principe ereditario il nodo principale della vicenda. In un articolo pubblicato il 3 agosto sul Guardian, l’attivista Gabriella Alvarez-Hummel ha scritto che Luigi avrebbe già anticipato l’intenzione di porre il veto a qualsiasi modifica legislativa, ancor prima dello svolgimento del voto.

 

Secondo quanto riportato, il principe avrebbe minacciato di ricorrere al veto reale in due occasioni: nel 2011, in occasione del precedente referendum, e a giugno di quest’anno, in relazione alla nuova iniziativa.

 

Resta da vedere se il nuovo tentativo referendario riuscirà a superare l’ostacolo istituzionale che ha bloccato i precedenti percorsi di riforma.

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 Immagine di IKR/Eddy Risch via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International ; immagine tagliata

 


 

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