Pensiero
L’offensiva di Valpurga e altri demoni
La terra, in Ucraina, comincia a rassodarsi. Succede così alla fine dell’inverno: il prezioso terreno di quelle zone, che è assai fertile, perde il carattere morbido e fangoso che assume con le fredde temperature. Quando sbocciano i fiori, il terreno diventa più secco, e quindi più facilmente percorribile dalle manovre di uomini e mezzi.
Ciò significa che lo scontro finale tra le forze russe e l’Ucraina – che ha dietro il più grande blocco militare della storia – potrebbe essere vicino. In pratica, la primavera, sarà foriera di una strage, perfino maggiore di quella che già stata consumandosi a Bakhmut e dintorni. Ver Sacrum, «maledetta primavera», dicevano gli antichi, ricordando riti crudeli che avvenivano in questi giorni, quando nei villaggi si sacrificavano e abbandonavano nei boschi le generazioni giovani.
Da inizio anno abbiamo sentito parlare in continuazione della famosa «offensiva ucraina» che doveva tenersi in primavera. I giornali occidentali – quelli italiani in testa – tengono alta la hype, mostrando al pubblico video di guerra a senso unico: ecco l’«eroico» attacco degli ucraini alla trincea russa, ecco il drone di Kiev che molla sui soldati russi, congelati in una buca, una granata.
Oscenità, crudeltà inarrivabili – è il nuovo volto della propaganda, nemmeno paragonabile a quello che abbiamo visto durante la catastrofe balcanica degli anni Novanta. Chi segue Renovatio 21, ha visto decisamente video diversi, che cerchiamo di postare – evitando quelli che offendono la dignità umana – negli articoli dedicati alle cronache di questi giorni di guerra.
Nonostante ci siano oramai molte voci, anche nel campo degli zeloti antirussi, che ammettano che la guerra Ucraina non sta andando bene (abbiamo sentito Condoleeza Rice, e di recente il massimo generale polacco Rajmund Andrzejczak), nonostante escano leak del Pentagono che dimostrerebbero la consapevolezza di una situazione disastrosa per Kiev (dove si arriva a dire che la ratio dei caduti per la Russia e l’Ucraina è forse 10 a 1), hanno continuato a bombardarci con lo scenario dell’offensiva primaverile. Sarà a marzo, anzi no, ai primi di aprile, anzi no, il 25 aprile (magari con il Battaglione Azov che canta Bella ciao, come molti suoi sostenitori piddo-italioti).
Ad un certo punto, nelle ultime settimane, è saltato fuori che l’offensiva ucraina di primavera sarebbe avvenuta il 30 aprile. Ecco, qui ci si apre una finestrella piuttosto grande.
Il 30 aprile è riconosciuta come la notte della morte dello Hitler, quello omaggiato dalle truppe ucraine – con tanto di interviste della Reuters a soldati che come nom de guerre si scelgono il neutro «Adolf». Ma non è la coincidenza che ci attira di più.
Il 30 aprile, come noto, è la notte di Valpurga. La notte in cui le streghe, nel punto di calendario della loro massima potenza, escono per il sabba con i demoni.
L’anno scorso abbiamo scritto un denso articolo sull’argomento.
Bisogna capire che Kiev è legata alla questione in modo profondo. Una notte sul Monte Calvo (1867), il poema sinfonico di Modest Petrovič Musorgskij ispirato alle leggende slave e alla storia del sabba delle streghe, fa riferimento ad un luogo appena fuori Kiev, una collina chiamata Lysa Hora, ritenuto un posto centrale nel folclore pagano e nella storia della stregoneria slava.
Ho visitato, anni fa, quella collina – e l’ho fatto contro il consiglio di un’amica ucraina di stanza a Milano che – bocconiana, inserita anche piuttosto in alto – mi aveva sconsigliato di farlo, soprattutto di notte. Ci andai di giorno, di fatto, ma fui colpito dal fatto che in lei si era come risvegliato un pensiero che non credevo che una ragazza della modernità internazionalizzata potesse avere: aveva paura del male, del male inteso non come concetto, ma come fatto di persone.
Come noto, nel 1940 Walt Disney si produsse in un’interpretazione visiva della Notte di Musorgskij, rappresentando – con capacità visionarie insuperate – la notte di Valpurga e il suo turbinio di spiriti e creature oscure, che danzano sotto le ali di pipistrello di Chernobog, l’antico «dio nero» degli slavi di cui parlano le Chronica Slavorum, che immenso emerge dal monte e avvolge con la sua ombra tutta la città.
Avevamo preso questo inarrivabile capolavoro di Disney – che dichiarò che Chernobog era Satana – come una strana profezia di quello che stava succedendo in Ucraina.
Anche dei segni evidenti di ritorno del paganesimo nell’Ucraina in guerra, abbiamo già scritto un anno fa.
Non si tratta solo del video, circolato nei primi mesi del conflitto, con la dea agreste che sgozza il soldato russo. Non si tratta nemmeno delle notizie uscite riguardo l’operato di sedicenti «streghe» a favore del regime di Kiev. Né dei casi, sempre più inquietanti, di crudeltà infinita delle truppe ucraine (dagli scherzi telefonici alle mamme dei caduti, alle torture sui prigionieri, al traffico di organi), con pure supposti episodi di cannibalismo.
È l’intero quadro che ci fa pensare che siamo dinnanzi, più che ha ad uno sforzo militare, ad un sabba demoniaco.
L’eliminazione di un’intera denominazione cristiana, la Chiesa ortodossa ucraina (UOC) ci fa pensare in questa direzione – dalle persecuzioni dei monaci della Lavra ai bombardamenti alle chiese di Donetsk durante la veglia pasquale.
Così come sa di commercio con forze anticristiane il supporto incondizionato a battaglioni che si dichiarano apertamente pagani, seguaci della rodnovery – il paganesimo paleoslavo a cui Azov ha pure eretto un tempio, versando il proprio sangue sulla terra dove hanno issato un totem del dio del tuono Perun – o pure del paganesimo germanico, come il tizio intervistato grottescamente dal Corriere della Sera, che tra un tatuaggio con scritto «Valhalla» e una runa a caso, si definisce con precisione Ásatrú, ossia seguace degli Asii, gli dei del Nord come Odino, Thor e compagnia.
L'inviato del Corriere a Kiev va davanti al Monastero delle Grotte e produce un documento che segna contemporaneamente il culmine sia della propaganda occidentale che di quella russa. pic.twitter.com/miLeXY85EG
— Marco Bordoni (@bordoni_russia) April 4, 2023
Ma è qualcosa di più profondo che guida i fautori dell’offensiva di Valpurga – è un meccanismo già in atto da tempo, in realtà.
Il sabba, il rito pagano, prevede il contrario della Messa dei Cristiani: si sacrifica l’uomo per gli dei, invece che Dio per gli uomini. Il sacrificio umano è quindi l’elemento indispensabile per ogni celebrazione ai demoni.
Non è impossibile vedere che, in un mondo ancora cristianizzato dove il sacrificio umano non può essere celebrato pubblicamente, esso possa essere contrabbandato in altre forme: l’aborto, per esempio, o la guerra.
E in questo caso, parliamo della guerra, di questa guerra: un’altra «inutile strage», come ebbe a definire Benedetto XV nella sua Lettera i Capi dei popoli belligeranti del 1° agosto 1917.
Come il fratricidio europeo della Grande Guerra – voluto dalle potenze massoniche per liquidare gli imperi centrali, in particolare quello cattolico degli Asburgo – anche questa guerra, fratricida più che mai, era completamente evitabile, e la strage conseguente non ha alcun senso – se non quello dell’eliminazione, anche qui, di un impero cristiano, quello di Mosca, e della messa in atto, se volete seguire il mio ragionamento, di un altro focolaio di sacrificio umano pronto a divampare con il fuoco nucleare in ogni angolo della terra e incenerire quella Civiltà che è figlia dell’era cristiana.
Per questo scatenano Chernobog. Per questo mandano avanti la guerra «fino all’ultimo ucraino», per questo mandano i ragazzi di Kiev ad essere disintegrati nel mattatoio di Bakhmut, dove l’aspettativa di vita al fronte è di tre ore. In molti, a quanto risulta, hanno consigliato a Zelens’kyj di mollare la città che i russi già hanno ripreso a chiamare Artemjovsk – ma niente, il massacro va avanti, e ci sono i video del «reclutamento» dei soldati da mandare a farsi macellare, con ragazzini catturati per strada a Odessa o Uzhgorod o in ogni altra città del Paese.
Bakhmut è un grande sacrificio umano, spinto da forze anticristiane, che non stanno solo a Kiev e nelle cinture neonazi afferenti, ma stanno a Washington, la superpotenza arcobalenata dell’imperialismo LGBT, dove i cattolici sono pedinati dall’FBI, dove le scuole cristiane sono attaccate dai trans, dove l’«interruzione di gravidanza» si sta avvicinando sempre più all’«aborto post-natale», cioè all’infanticidio puro e semplice. Come in Europa, del resto.
In un discorso che ha preceduto di poco il suo licenziamento, Tucker Carlson aveva cominciato a toccare l’argomento, che altre volte avevamo sentito sfiorare nelle sue trasmissioni.
«Se mi state dicendo che l’aborto è un bene positivo, cosa state dicendo? Beh, state sostenendo il sacrificio di bambini, ovviamente» ha detto Carlson durante un intervento ad un evento dell’Heritage Foundation. «Quando il segretario al Tesoro si alza e dice: “sapete cosa puoi fare per aiutare l’economia? Abortite”. Beh, in realtà è come un principio azteco. Non c’è società nella storia che non abbia praticato il sacrificio umano. Non una. Ho controllato. Anche gli scandinavi, mi vergogno a dirlo. Non erano solo i mesoamericani, erano tutti. Quindi questo è quello che è».
«Bene, qual è lo scopo del sacrificio di bambini? Beh, non c’è nessun obiettivo politico legato a questo. No, questo è un fenomeno teologico».
Sì: aztechi, scandinavi, romani, greci, slavi – tutti i popoli pagani erano retti su sacrifici umani – sino all’era di Cristo. Ora, chi, in odio a Nostro Signore, vuole tornare indietro, torna a programmare e praticare l’uccisione rituale, «teologica», di uomini, donne e bambini (soprattutto i bambini, ma non solo, come stiamo vedendo).
Tucker ci è arrivato. Noi, in questo piccolo sito, davanti ai nostri amati lettori, ne parliamo da anni: siamo dinanzi al ritorno del paganesimo, cioè, tecnicamente, al ritorno del sacrificio umano, in guerra come negli ospedali, nelle provette come nelle nostre strade. Siamo di fronte al cambio del paradigma della Civiltà cristiana, che viene disintegrata per installare sulle sue rovine un nuovo sistema operativo, la Necrocultura, la Cultura della Morte che odia la Vita e l’essere umano e ne vuole la l’umiliazione e la distruzione.
Il progetto dei demoni, a Kiev come altrove, è tutto qua.
Al momento, lo vediamo in chiarezza nella guerra in corso. Chernobog si è alzato e domina su Kiev e su tutta l’Ucraina dei massacri.
Avete capito che serve un esorcismo. Serve preghiere, e digiuno. Questa è la nostra controffensiva di Valpurga – che, ricordiamo, è peraltro il nome di una santa dell’VIII secolo Valpurga di Heidnheim, celebrata per scacciare la ricorrenza pagana. A Lei ci rivolgiamo, affinché interceda presso il Signore.
Serve chiedere a Dio di riportare la pace. Tutto il resto non conta.
Roberto Dal Bosco
Ambiente
Morti di caldo, morti di inciviltà
Conosciamo tutti la lagna goscista, che da oltreoceano si spande anche da noi, limitando le libertà degli europei e degli italiani: la libera vendita delle armi, dice il grillo parlante progressista con tutti i suoi giornaloni e propalatori decerebrati salariati, genera stragi. Eccerto.
È ovvio, no? Se permetti al cittadino di comprarsi pistole e fucili, magari per difendersi dall’anarco-tirannia migratoria, magari per difendersi da lupi ed orsi reimmessi nel suo balcone di casa dallo Stato moderno, magari addirittura, sia mai, per impedire – come saggiamente prevedevano gli estensori della Costituzione USA – da un governo perverso e totalitario installatosi al potere (Tommaso Jefferson: «Quando il popolo ha paura del governo, c’è tirannia. Quando il governo ha paura del popolo, c’è libertà»), stai decisamente preparando la strada ad ecatombi indiscriminate, di quelle che si leggono nelle cronache.
Le quali cronache, il lettore di Renovatio 21 lo sa, sono ricche di tanti dettagli (beh, un po’ meno recentemente che gli assissinii di massa sono perpetrati spesso da ragazzini trans et similia), tranne che quelli che riguardano gli psicofarmaci che, gratta gratta, al fine si scopre che tutti gli stragisti armati ingollano ad abundantiam.
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Ecco che i partiti «democratici» con i loro Soloni intellettuali (cioè, indirettamente o direttamente impiegati statali, per lo più) ci snocciolano le cifre: vi sarebbero, dicono le statistiche degli enti anti-armi, ben 30.000 decessi per armi da fuoco, ma nel calderone ci buttano suicidi, omicidi e incidenti, cioè anomalie di sistema che non riguardano il cittadino medio, che però va privato dei suoi mezzi di difesa.
Insistono: vi sono ben 13 decessi ogni 100.000 abitanti, pensate, ma meglio non dire che la percentuale più alta dei decessi totali da arma da fuoco negli Stati Uniti è storicamente riconducibile ad atti di autolesionismo e suicidio, due fenomeni, guarda guarda, intimamente legati al consumo massivo di psicofarmaci di cui sopra.
Ebbene, sarebbe il caso di tirare fuori ora un’altra statistica, secondo noi assai significativa: quella dei morti di caldo in Europa.
Diamo i numeri: nel 2024 le morti stimate legate al caldo sarebbero state 62.800, nel 2023 50.800, nel 2022 ben 67.900. Le persone over 75 e le donne sono le più colpite. Due terzi circa dei decessi avvengono nell’Europa meridionale. L’Italia è costantemente il Paese con il numero assoluto più alto (oltre 19.000 nel 2024), seguita da Spagna e Germania.
Secondo dati Bloomberg, la situazione 2026, ovviamente in via di abissale aggiornamento in questi giorni di canicola estrema in tutto il Vecchio Continente, vedono oltre 25.000 morti legate al caldo dall’inizio dell’anno, 11.900 nella sola Germania da aprile). Le statistiche EuroMOMO (ve lo ricordate? L’ente statistico per le euromorti da cui piluccavano per le nostre analisi piccanti durante tempesta delle menzogne vaccinali COVID e relativi malori) dicono di diecine di migliai di morti in eccesso durante l’ondata di calore di fine giugno, con 10.000-14.000 decessi in più nella settimana di picco – e figuriamoci ora.
In sintesi numerica: negli ultimi anni si parla di 50.000–70.000 morti per caldo ogni estate in Europa, con l’Italia spesso in testa per numero assoluto.
In sintesi sociopolitica: il caldo uccide in Europa più di quanto uccidano le armi da fuoco in America. Parliamo, praticamente, di multipli: il calore da noi ammazza molta, molta più gente della supposta emergenza della libera circolazione di pistole e fucili negli Stati Uniti.
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A questo punto, chiediamoci, cercando di uscire dalla cappa mentale del «Cambiamento Climatico» (prima lo chiamavano «Riscaldamento globale», poi dopo eventi come la conferenza sul Clima COP15 di Copenhagen, dove la neve bloccò gli aeroporti, hanno fischiettosamente cambiato nome e natura del fenomeno): perché la gente muore di caldo?
Risposta semplicissima: gli anziani, i deboli, tutti quanti stanno morendo in questi giorni lo fanno perché privi dell’aria condizionata. Non è più complicato di così: più condizionatori, più vita.
Rendiamoci conto, quindi, di quanto facile dovrebbe essere salvare le esistenze di questi cittadini. Realizziamo: basta un apparecchio, che non costa tanto più che quelli che il sistema sanitario passa a certi pazienti anziani, per evitare stragi di migliaia di persone.
Basta una piccola tecnologia per far vivere gli esseri umani, e l’uso e la diffusione di tale tecnologia dovrebbero essere, in una civiltà, un fatto scontato. Una civiltà è fatti di esseri umani, per cui la loro preservazione dovrebbe essere l’obiettivo primigenio di tutti i suoi sistemi.
Nessuno, tuttavia ci pensa. Il motivo è semplicissimo: viviamo una fase di decomposizione della civiltà, di inciviltà. Non può essere altrimenti: la civiltà invasa dalla Necrocultura diviene anti-civiltà, sistema volto all’eliminazione programmatica degli esseri umani.
Lo Stato moderno, che ha fatto della Necrocultura il suo sistema operativo, dà una mano. Per cui, pensare che esso possa riconoscere la semplice causa di questa strage e fornire la soluzione – che è a scaffale – è errato.
Politici, giornali sembrano ignorare la questione se non per lanciare le solite geremiadi sul Cambiamento Climatico, la nuova religione copiata da quella cattolica – al posto di Dio abbiamo la dea Gaia, al posto del peccato abbiamo l’impronta carbonica, distribuita perfino come peccato originale, e al posto dell’espiazione abbiamo la riduzione delle attività degli uomini se non la loro eliminazione – , che nell’animo vacuo di qualche gonzo panciafichista con stipendio parastatale ha magari pure attecchito.
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I condizionatori sono maledetti: consumano tanto solo per dare benessere fisico agli esseri umani che, secondo il culto climatico globale, devono invece espiare, soffrire, morire.
Anche fuori dalla civiltà tecnologica del refrigerio le cose vanno male: se volete andare al fiume che solca la vostra provincia è facile che le forze dell’ordine vi multino, con la motivazione per cui l’acqua è inquinata o perché la balneazione lì è vietata punto e basta. Altri specchi d’acqua (laghetti, torrenti, idroscali) sono pieni di immigrati che anarcotirannicamente se ne fottono dei richiami e continuano a prodursi in grigliatine e talvolta in qualche atto di violenza.
Voi dite, le piscine pubbliche: come no, abbiamo visto come – fenomeno rilevabile in tutta Europa – esse siano oramai ostaggio di bande di giovinastri immigrati, con molestie di ragazzine che ciclicamente riempiono le pagine dei giornali e generano improbabili racconti della stampa locale su improbabili provvedimenti anti-bulli, cioè anti-maranza, che i gestori sono ora spinti, riluttantemente, ad adottare.
Tema importante quello delle piscine, perché interseca, con evidenza, quello del servizio pubblico vitale. Esse dovrebbero essere infatti potenziate ed espanse, ne andrebbero costruite di nuove, visto il benefizio fisico che ne trae la popolazione morente, senza contare come, per tutto l’anno, il nuoto («lo sport più completo», dice l’insopportabile luogo comune) garantisca salute a tantissimi.
E invece, assistiamo ad una contrazione nel settore: nella mia città c’era una piscina zonale che offriva, oltre alle vasche sportive, anche uno spazio spiaggesco estivo, con scivoli e acqua bassa, per la felicità dei bambini e dei genitori. Il luogo era divenuto famoso perché era lì che aveva cominciato a nuotare Thomas (cioè, Tommaso) Ceccon, loquace olimpionico medaglia d’oro alle drammatiche Olimpiadi di Parigi, della cui organizzazione egli giustamente si lamentò molto, arrivando a dormire in istrada perché, appunto, l’Olympiade macroniana ambientalmente corretta non considerava bene i condizionatori per gli atleti (ne abbiamo scritto su Renovatio 21: queste crudeltà, come quella di farli nuotare nelle acque fecali della Senna, costituiscono una bella riedizione delle angherie ai ragazzini delle 120 giornate di Sodoma dell’eroe rivoluzionario francese marchese De Sade).
Oggi questa piscina non esiste più: il bando del comune per la gestione è andato deserto. L’amministrazione potrebbe quindi scaricare la colpa ai privati che si tirano indietro. La realtà è che l’intero progetto, vista l’importanza letteralmente vitale, andrebbe preso in mano dallo Stato punto e basta – ma lo Stato moderno, lo sappiamo, non ha come fine il vostro benessere. Per cui, ecco che un danno non irrilevante, sociale e biologico, viene portato al tessuto umano locale, e l’anticiviltà dei morti di caldo nemmeno immagina che dovrebbe porvi rimedio.
Ripenso con rabbia alle illuminanti parole di Mario Draghi, che il 6 aprile 2022, a poche settimane dallo scoppio della guerra ucraina che ha privato l’Italia dell’energia russa a basso costo, ebbe il coraggio di chiedere oscenamente in conferenza stampa «Preferiamo la pace o il condizionatore acceso?»
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Ma di cosa stava parlando l’eurodrago, forse il peggiore premier mai avuto dal Paese? Stava dicendo che rifiutando il gas russo – e quindi la capacità di alimentare i condizionatori che non fanno morire la gente – avremo avuto la pace? Chissà se ora capisce quanto vacue e avventate sono le sue parole: abbiamo rifiutato il gas russo, mandando in malora l’intera economia manifatturiera italiana ed europea, e uccidendo di conseguenza un po’ di deboli, e abbiamo avuto che cosa?
Abbiamo avuto la realizzazione di un scenario di conflitto ancora più estremo, dove si parla con sempre maggiore tranquillità di guerra atomica tra Mosca e l’Europa.
C’è quindi una cifra geopolitica, anzi metapolitica, nell’Europa morta di caldo. Essa respinge la Russia (che è considerabile, come detto anche da Putin, uno Stato-civiltà) in quanto civiltà che ancora ha interesse a difendere la prosperità dei suoi esseri umani, al punto di andare in guerra per difendere i russofoni del Donbass. L’Europa della Cultura della morte no, non può concepirlo, nemmeno se si tratta dell’aria condizionata.
La realtà è che probabilmente, dai partiti non solo di sinistra alle stanze degli eurobottoni, lo Stato moderno vuole che moriate anche di caldo.
E ogni goccia di sudore che vi riga il corpo è una lacrima della nostra Civiltà cristiana che muore.
Roberto Dal Bosco
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Pensiero
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Geopolitica
Le bande degli stupratori pakistani e oltre. Intervista video al direttore di Renovatio 21
Il direttore di Renovatio 21 Roberto Dal Bosco è stato intervistato sulla questione delle grooming gang dalla trasmissione YouTube «Spunti di Riflessione» condotta dal giornalista Paolo Arigotti.
Nell’intervista è stato spiegato il fenomeno delle ghenghe degli stupratori pedofili pakistani che tormentano l’Inghilterra e il Galles analizzandone storia e morfologia, discutendo se si tratti di un fenomeno organico e decentrato o, per pura ipotesi, di qualcosa che ha una regia altrove.
Nel video si discute inoltre la posizione del Pakistan, Stato islamico terzomondiale e potenza atomica, negli equilibri sociali britannici e pure in quelli geopolitici mondiali.
Inoltre si è parlato della natura degli atti di violenza sessuale, e il ruolo sociomilitare degli stupri nei conflitti contemporanei, con similiarità di elementi tra i fatti britannici ed episodi rivoltanti usciti dalle cronache di Gaza.
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«Lo stupro non è solo la sottomissione di un membro del gruppo avversario, ma è anche il danno che fai all’intero insieme: una volta che hai stuprato ripetutamente sei andato ad interrompere il tessuto sociale contro cui combatti (…) rimandi in società un elemento grandemente traumatizzato» dichiara il direttore.
«Ciò fa parte di una tendenza sempre più chiara, vista anche in politica, che è quella della disumanizzazione dell’avversario (…) l’effetto politico militare della disumanizzazione del nemico è quello di rendere sacrificabile l’intero suo gruppo sociale».
«Questo non riguarda più solo temi militari ed etnici (…) la disumanizzazione dell’avversario riguardano la nostra società: se io ritengo che l’altro non è un essere umano, io posso eliminarlo. Se io ritengo – l’espressione tedesca è lebensunwertes leben – che un bambino anche alle ultime settimane di gravidanza non è davvero vivo perché non ancora nato, lo posso uccidere, eliminare, prima che nasca. Un vecchio che non è in grado di vivere da solo, può essere eliminato» sostiene il Dal Bosco.
«È una cultura, questa, che chiamo Necrocultura (Giovanni Paolo II la chiamava Cultura della Morte) che si è impadronita del mondo moderno, si è impadronita del mondo. Per cui la svalutazione della vita umana e della sua dignità è visibile in guerra ma soprattutto in pace».
«Questa trasformazione della società in senso di morte sta succedendo. E le sue manifestazioni sono di tutti i tipi: criminali, militari, geopolitiche, bioetiche, politiche in senso stretto, sociali. Ovunque è visibile che la barriera della dignità umana sta cadendo o è già caduta in alcuni del caso del tutto».
«Ciò rende possibile non solo uccidere la gente, ma ancora prima sfruttarla, stuprarla, farla lavorare senza pagarla nulla. Finché ti servono. Finché non arrivano i robot» conclude il direttore di Renovatio 21.
«È un grande disegno in cui è visibile la volontà di rendere l’uomo sacrificabile. Che significa, essenzialmente, tornare ai sacrifici umani. A ciò che precedeva la civiltà cristiana, dove invece l’uomo è ad immagine di Dio, e Dio si fa uomo».
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