Militaria
Gli Stati Uniti stanno pianificando di allestire un arsenale di armi pronte alla guerra in Australia
Gli Stati Uniti istituiranno in Australia un deposito permanente di armi pronte al combattimento per il loro Corpo dei Marines, secondo quanto riportato dall’AFP dopo aver esaminato i documenti di gara e aver ricevuto conferma dalle autorità.
La Cina ha ripetutamente denunciato la cooperazione militare tra Stati Uniti e Australia, accusando i due Paesi di minare la sicurezza nella regione Asia-Pacifico e di avere una «mentalità da Guerra Fredda».
Secondo quanto riportato martedì dall’AFP, i documenti di gara pubblicati dalla Marina statunitense all’inizio di giugno suggeriscono che siano stati stanziati 30 milioni di dollari per la costruzione di magazzini e uffici presso una base militare australiana a Bandiana, nello stato sud-occidentale di Victoria.
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Secondo quanto riportato dai documenti, le scorte americane, che dovrebbero raggiungere la piena capacità entro il 2028, saranno inizialmente stoccate a Melbourne prima di essere trasferite nello stato di Victoria.
La Marina statunitense prevede di assumere circa 110 ingegneri, meccanici ed esperti di sicurezza tramite un’azienda appaltatrice globale del settore della difesa per gestire il deposito di armi, ha dichiarato l’agenzia.
L’incarico non può essere svolto da militari statunitensi a causa del divieto australiano di ospitare basi militari straniere.
Un portavoce del Corpo dei Marines degli Stati Uniti ha dichiarato all’AFP che le sue attività in Australia «supportano il rifornimento globale integrato, mantenendo attrezzature e rifornimenti pronti all’uso per operazioni ed esercitazioni in tutta la regione indo-pacifica».
Il Pentagono ha chiesto al Congresso degli Stati Uniti 500 milioni di dollari per il 2027 per dislocare attrezzature e carburante nella regione Asia-Pacifico al fine di scoraggiare la Cina. Il primo deposito americano nella regione dovrebbe essere operativo nelle Filippine entro la fine dell’anno.
Lunedì, il think tank Lowy Institute ha avvertito che Pechino ora ha la capacità di colpire l’Australia settentrionale dai suoi avamposti nel Mar Cinese Meridionale. L’AFP ha sottolineato nel suo articolo che l’arsenale americano nello stato di Victoria viene allestito al di fuori della portata dei missili balistici cinesi.
Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Lin Jian, ha respinto il rapporto del Lowy Institute, esortando Canberra a smetterla di enfatizzare la «minaccia cinese». Lin ha sottolineato che Pechino sta sviluppando le proprie capacità militari a fini difensivi e non ha intenzione di colpire altri Paesi.
A fine maggio, il segretario del Consiglio di sicurezza russo Sergej Shoigu aveva avvertito che la Corea del Sud e il Giappone si stanno preparando ad ospitare armi nucleari americane. «Tali armi potrebbero finire anche sul territorio australiano a causa della sua partecipazione all’accordo AUKUS», ha sottolineato Shoigu. L’accordo AUKUS è stato firmato tra Stati Uniti, Regno Unito e Australia nel 2021 per facilitare la produzione di sottomarini a propulsione nucleare da parte di Canberra.
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La preparazione degli australiani in vista di una guerra totale con la Repubblica Popolare Cinese è risalente, e si è concretata, oltre che nelle manovre militari, anche in una vera e propria guerra economica.
Come riportato da Renovatio 21, i venti di guerra tra l’Australia e la Cina (un cui giornali di governo ha definito la prima come una «gomma da masticare attaccata allo stivale cinese») hanno creato in questi anni tensioni globali, che interessano anche lo snodo fondamentale di Taiwan.
Ciclicamente figure politiche australiane prevedono una guerra con la Cina che coinvolta anche gli USA da lì a pochi anni.
Come riportato da Renovatio 21, la preparazione dell’Australia ad un’invasione cinese prevede anche la produzione di sciami di micro-droni esplosivi che colpiscono il bersaglio in autonomia – cioè veri e propri Slaughterbots.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Militaria
Trump si prepara a bombardare l’Iran dopo le elezioni di metà mandato
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Militaria
Il Canada ha studiato uno scenario militare statunitense «estremo»
Il primo ministro canadese Mark Carney ha rivelato che il suo governo ha valutato con attenzione l’ipotesi di un’azione militare guidata dagli Stati Uniti contro il proprio Paese, nonostante il presidente Donald Trump abbia escluso l’uso della forza contro il vicino settentrionale.
In un’intervista al New York Times pubblicata mercoledì, Carney ha definito tale scenario un «rischio estremo di coda»: un evento considerato altamente improbabile ma abbastanza grave da giustificare una pianificazione di emergenza.
«Si tratta semplicemente di gestione del rischio», ha detto, aggiungendo che «sarebbe irresponsabile non [prepararsi]». Carney ha rifiutato di precisare in che cosa consistesse quella preparazione.
Trump ha più volte ventilato l’idea di rendere il Canada il 51° Stato degli Stati Uniti, ma ha escluso esplicitamente l’uso della forza militare per arrivarci, affermando nel gennaio 2025 che avrebbe invece fatto ricorso alla «forza economica».
Il presidente americano accusa da tempo Ottawa di pratiche commerciali sleali, in particolare su prodotti lattiero-caseari e automobili, e ha imposto una serie di dazi sui prodotti canadesi dall’inizio del 2025. Washington ha inasprito la disputa nell’agosto 2026 con ulteriori dazi del 50% su una serie di prodotti canadesi.
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La rivelazione di Carney arriva pochi giorni dopo il suo viaggio nell’UE per rafforzare i legami con il blocco.
Parlando al Parlamento europeo la scorsa settimana, Carney ha sostenuto che l’integrazione economica viene sempre più «strumentalizzata», con i dazi usati come leva e le dipendenze dalle catene di approvvigionamento sfruttate come punti deboli: osservazioni interpretate in larga parte come un riferimento implicito alle pressioni economiche di Washington su Ottawa.
Anche la difesa è stata al centro dei colloqui di Carney a Strasburgo, dove con la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen si è discusso dell’ampliamento della cooperazione militare tra Canada e UE e degli appalti congiunti per rafforzare quella che Carney ha definito la loro «autonomia strategica».
Tale cooperazione sta già prendendo forma attraverso il programma di appalti per la difesa SAFE dell’UE, del valore di 150 miliardi di euro, al quale il Canada è diventato il primo Paese extraeuropeo a partecipare. L’iniziativa rientra nel più ampio piano di militarizzazione di Bruxelles previsto dalla strategia Readiness 2030, volta a contrastare una presunta minaccia proveniente dalla Russia, che Mosca ha ripetutamente negato.
Ottawa sta inoltre cercando legami più stretti con le strutture militari europee al di fuori dell’UE. La scorsa settimana ha presentato formalmente domanda di adesione alla Joint Expeditionary Force (JEF), un raggruppamento militare di risposta rapida composto da dieci nazioni e guidato dalla Gran Bretagna, che affianca la NATO e opera principalmente nelle regioni artica, nordatlantica e baltica, aree chiave del fianco settentrionale del blocco, che si estende fino ai confini con la Russia.
Come riportato da Renovatio 21, a inizio anno era emerso che il Canada stava sviluppando un modello di risposta a un’ipotetica invasione statunitense, con una strategia ipotizzata si basa su una guerra non convenzionale di tipo insurrezionale, ispirata alle tattiche impiegate dai mujaheddini afghani contro le forze sovietiche.
Come riportato da Renovatio 21, tre mesi fa Carney, intervenendo prima dell’avvio del vertice del G7, ha dichiarato che nessun Paese o istituzione potrebbe essere escluso o opporsi a un «nuovo ordine mondiale» che partirà dall’Europa.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Militaria
La Cina si è impossessata dei componenti degli F-35 USA con tecnologia sensibile
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