Terrorismo
L’Alleanza degli Stati del Sahel: dietro l’attacco all’aeroporto del Niger ci sono sponsores stranieri
L’Alleanza degli Stati del Sahel (AES) ha condannato l’attacco terroristico contro l’aeroporto internazionale Diori Hamani nella capitale del Niger, definendolo un’«aggressione vile e perfida» sostenuta da «sponsores statali stranieri» contro la regione.
L’attacco di giovedì ha causato la morte di 13 persone, tra cui 11 membri delle forze di sicurezza e due civili. Altre quattro persone sono rimaste ferite, mentre 22 aggressori sono stati neutralizzati e circa 20 sospetti sono stati arrestati, secondo quanto riferito dal ministero della Difesa del Niger. Il gruppo Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), affiliato ad Al-Qaeda, avrebbe rivendicato la responsabilità dell’attacco.
In una dichiarazione pubblicata sabato, il presidente dell’AES, il capitano Ibrahim Traore, ha sostenuto che il «tentativo di occupazione» dell’aeroporto di Niamey mirava a indebolire le forze armate nigerine e a ribaltare quella che ha definito la sconfitta dei militanti nel Sahel.
Il Traore ha affermato che l’AES «condanna fermamente questa nuova manifestazione di violenza terroristica sostenuta da stati stranieri», senza tuttavia indicare alcun Paese specifico.
«Questi attacchi ricorrenti e diretti a distanza non fanno altro che rafforzare la sacra unione dell’AES attorno alla visione dei suoi capi di Stato nella lotta per preservare l’integrità territoriale degli Stati membri, proteggere le popolazioni e garantire una pace duratura nello spazio del Sahel», ha dichiarato Traore.
Il Niger e i suoi vicini, Mali e Burkina Faso, hanno costituito l’AES nel 2023 per affrontare collettivamente l’insurrezione jihadista che colpisce la regione da oltre un decennio, alimentata da gruppi armati legati ad al-Qaeda e allo Stato Islamico.
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I tre Stati dell’Africa occidentale hanno espulso le truppe francesi precedentemente impiegate in missioni antiterrorismo, accusando Parigi di non essere riuscita a contenere l’insurrezione, e da allora hanno stretto nuove partnership in materia di difesa, anche con la Russia.
L’aeroporto internazionale Diori Hamani, che ospita anche una base militare, era già stato attaccato dai combattenti dello Stato Islamico a gennaio, durante il quale 20 militanti erano rimasti uccisi in uno scontro a fuoco e altri 11 erano stati arrestati. Secondo quanto riferito dalle autorità, le forze russe dispiegate per assistere il Paese nella lotta contro l’insurrezione hanno contribuito a sventare l’attacco.
All’epoca, il leader di transizione del Niger, il generale Abdourahamane Tchiani, accusò la Francia e i vicini Benin e Costa d’Avorio di aver finanziato le violenze.
Il Benin ha ripetutamente negato di aver funto da centro logistico per agenti sostenuti dalla Francia. Le relazioni tra Benin e Niger si sono deteriorate in seguito al colpo di Stato di Niamey nel 2023. Tuttavia, domenica, le autorità di entrambi i Paesi hanno concordato, durante i colloqui a Cotonou, di adottare misure per la normalizzazione economica e legale e per affrontare le priorità di sicurezza comuni.
Il Niger è sotto regime militare dal luglio 2023, quando i soldati hanno rovesciato il governo del presidente nigerino Mohamed Bazoum a causa della sua presunta incapacità di contenere la crescente minaccia delle insurrezioni islamiste legate ad al-Qaeda e allo Stato Islamico (IS, precedentemente ISIS).
Le autorità di transizione del Niger e i loro alleati in Burkina Faso e Mali hanno ripetutamente accusato la Francia, ex potenza coloniale, di finanziare i gruppi terroristici responsabili dell’escalation degli attacchi, nel tentativo di destabilizzare i loro governi.
Come riportato da Renovatio 21, tre anni fa Mali e Niger (quest’ultimo particolarmente importante per la fornitura di uranio) annullarono gli accordi con Parigi. Il Burkina Faso arrivò ad abbandonare il francese come lingua ufficiale.
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Immagine di Barke11 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Terrorismo
Nuova misteriosa esplosione ad Aleppo: l’ultima di una serie
A massive explosion at an ammo depot in Aleppo, Syria occurred earlier, with the Syrian government saying the explosion was due to an accident. At the time of writing, all reports that the Israelis conducted a strike on the depot are false. pic.twitter.com/QW7wIT61Zu
— OSINTdefender (@sentdefender) September 20, 2026
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Terrorismo
Alleanza di gruppi armati vuole rovesciare il premier dell’Etiopia
Sette gruppi armati etiopi, tra cui ex avversari sul campo, hanno dato vita a un’alleanza per rovesciare il governo del primo ministro Abiy Ahmed e insediare un’amministrazione di transizione.
L’Alleanza delle Forze Popolari Etiopi per la Sopravvivenza, presentata domenica, comprende il Fronte di Liberazione del Popolo del Tigrè (TPLF), il Movimento Nazionale Amhara Fano e l’Esercito di Liberazione Oromo, insieme a quattro formazioni minori.
In una dichiarazione congiunta i gruppi hanno accusato il Partito della Prosperità di Abiy di aver imposto un regime «dittatoriale» e di spingere il Paese dell’Africa orientale verso la disintegrazione. «Noi, le forze popolari che si preoccupano della sopravvivenza del popolo etiope, abbiamo la responsabilità storica di rovesciare questo regime», hanno dichiarato, promettendo un governo di transizione inclusivo incaricato di porre fine a «tutte le guerre» e di organizzare un dialogo nazionale e costituzionale.
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L’alleanza ha invitato le truppe governative e i loro comandanti «a unirsi e a diventare partner nella lotta per salvare il Paese». Ha inoltre chiesto il sostegno delle organizzazioni civiche e della comunità internazionale.
La portavoce di Abiy, Billene Seyoum, ha detto lunedì ll’agenziaa Reuters che i gruppi collaborano da tempo con il sostegno finanziario della vicina Eritrea. Asmara ha più volte smentito le accuse di aiuto a quelle formazioni.
Il governo etiope sostiene che il suo dialogo nazionale serve ad affrontare le divisioni politiche e i conflitti interni.
L’Etiopia ha faticato a trovare una stabilità duratura da quando l’accordo di pace del novembre 2022 ha chiuso la guerra del Tigrè, durata due anni e costata centinaia di migliaia di morti. Fano ha combattuto accanto alle truppe federali contro le forze del Tigrè prima di voltarsi contro il governo nel 2023. L’Esercito di Liberazione Oromo lotta contro le forze federali dal 2018. I nuovi scontri e i presunti attacchi con droni nel Tigrè hanno indebolito ulteriormente l’accordo di pace.
I membri dell’alleanza si sono impegnati a risolvere le loro divergenze «pacificamente». I gruppi Amhara e Tigrè rivendicano in modo opposto il Tigrè occidentale, passato al Tigrè dopo la ridefinizione dei confini regionali all’inizio degli anni Novanta. I nazionalisti Amhara contestano quella ripartizione e le loro forze hanno preso il controllo dell’area durante la guerra del Tigrè.
Lunedì le Nazioni Unite si sono dette «profondamente preoccupate» per il peggioramento della sicurezza in Etiopia, compresa la nascita della nuova coalizione armata e le notizie di insicurezza persistente e attacchi con droni. Il portavoce dell’ONU Stephane Dujarric ha invitato tutte le parti a evitare azioni o parole che possano inasprire ulteriormente le tensioni e a tornare al dialogo, affermando che «l’azione militare non risolverà le divergenze politiche né affronterà le rimostranze di fondo».
Come riportato da Renovatio 21, un anno fa un’operazione delle forze etiopi avevano arrestato diecine di presunti miliziani ISIS.
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Come riportato da Renovatio 21, il caos dilagato in Etiopia potrebbe aver avuto determinati padrini geopolitici stranieri e soggetti internazionali che vi hanno lucrato non poco: tutto va considerato nell’ottica dell’enantiodromia su suolo africano tra il vecchio potere USA e quello rampante della Repubblica Popolare Cinese, più interessata che mai a continuare il recente dominio stabilito sul Continente Nero.
Il contrasto tra il TPLF e lo Stato etiope aveva portato anche a speciose accuse contro l’attuale direttore dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus, già ministro della Salute etiope ed ex dirigente del TPLF, che il capo di Stato maggiore generale Berhanu è arrivato ad accusare addirittura di traffico d’armi.
L’Etiopia è altresì interessata da un conflitto strisciante con il vicino Egitto a causa di una diga che Addis Abbeba vuole porre sul Nilo. Secondo alcuni analisti, tale frizione potrebbe sfociare in una vera e propria guerra, la prima che può chiamarsi apertamente come guerra per l’acqua.
Come riportato da Renovatio 21, la guerra civile ha avuto come effetto collaterale la quasi cancellazione del cristianesimo dal Tigrè.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Terrorismo
Israele cancella la fedina penale del soldato che sparò a un palestinese ferito
Israeli president wipes Elor Azaria’s criminal record, filmed executing wounded Palestinian Abdel Fattah al-Sharif as he lay on the ground pic.twitter.com/k7ojopaXde
— Sarah Wilkinson (@swilkinsonbc) September 20, 2026
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