Geopolitica
Storia segreta dell’ucronazismo
Il tabù dei tabù su giornali, TV e social è l’esistenza, più che mai centrale nelle faccende ucraine di queste ore, di milizie apertamente neonaziste.
Svastiche e crudeltà: i racconti si susseguono dagli anni di Maidan, tanto che gli avversari hanno coniato la parola «ucronazismo».
Si tratta di un fenomeno complesso: vi sono radici storiche di collaborazione con il III Reich, connivenze con servizi segreti occidentali, controintuitivi finanziamenti da parte di oligarchi ebrei.
Le milizie neonaziste ucraina attuali si rifanno a Stepan Bandera (1909-1959), ideologo e leader dell’ultranazionalismo ucraino, collaborazionista del III Reich e considerato da alcuni storici un terrorista e un criminale di guerra, accusato di massacri di polacchi e financo di responsabilità nella tragedia degli ebrei ucraini. Si tratta di una figura assai controversa in Ucraina, perché, nonostante le accuse, nel 2010 il presidente Viktor Yushenko (avversario del filorusso Yanukovic, che gli succederà poco dopo, nonché marito di un ufficiale del Dipartimento di Stato USA) gli conferì il titolo postumo di «Eroe dell’Ucraina», suscitando la condanna non solo della Russia, ma anche dell’Unione Europea, oltre che di organizzazioni polacche ed ebraiche. Il presidente Yanukovic nel 2011 annullò il titolo.
Bandera aveva dichiarato nel 1941 l’Ucraina come Stato, asserendo che avrebbe lavorato con la Germania nazista. Tuttavia, i nazisti lo misero in campo di concentramento, per poi tirarlo fuori nel 1944 mentre le truppe sovietiche avanzavano verso Occidente. Dopo la guerra, Bandera si stabilì nella Germania Ovest, dove continuò a capeggiare l’OUN (l’organizzazione dei nazionalisti ucraini) e dove si dice lavorò anche con i servizi segreti britannici. Fu assassinato da agenti del KGB a Monaco nel 1959.
Ucronazisti, un fenomeno complesso: vi sono radici storiche di collaborazione con il III Reich, connivenze con servizi segreti occidentali, controintuitivi finanziamenti da parte di oligarchi ebrei
Tuttavia, la rete antirussa creata prima, durante e dopo la guerra era troppo preziosa per essere perduta. Non solo gli inglesi se ne interessarono, ma pure, ovviamente, gli americani.
Un documento della CIA dell’agosto 1950, citato dal giornalista investigativo Wayne Madsen in articoli dei tempi di Maidan, rivela che già agli albori della Guerra Fredda, l’Intelligence statunitense (all’epoca chiamata OSS) sfruttò l’Intelligence e la strategia naziste che usarono vari gruppi nazionalisti ucraini durante la Seconda Guerra Mondiale.
«Altri gruppi ucraini identificati dai nazisti e abbracciati dalla CIA includono lo Sluzhba Bezopasnosti o Servizio di sicurezza dell’OUN, il gruppo Bandera, il gruppo Mel’nik, l’unità partigiana Taras Bulba (Borovets) in Galizia, l’esercito rivoluzionario ucraino dell’Ucraina occidentale e Galizia (la cui bandiera rossa e nera è stata reintrodotta dai gruppi finanziati da George Soros durante le attuali proteste in Ucraina), il movimento Hetman, l’Unione per la liberazione dell’Ucraina (che aveva sede a Parigi) e il cosacco nazionale ucraino Movimento (che aveva sede a Berlino). Il leader dell’Unione filo-nazista per la liberazione dell’Ucraina a Parigi si chiamava Levitsky, un ebreo ucraino» scriveva Madsen.
«Il documento dell’intelligence nazista sottolinea anche che molti nazionalisti ucraini, alcuni dei quali sarebbero poi entrati nei ranghi della CIA, furono addestrati nei “campi dell’esercito e della polizia tedeschi a Cracovia, Neuhammer, Brandeburgo e Francoforte-Oder” e furono successivamente “assegnati all’est per la guerra partigiana”».
Madsen racconta come questa rete sovversiva sia stata tenuta in piedi dalla CIA per tutta la guerra fredda, tramite servizi di dezinformatsja come quello del giornale del New Jersey Ukraine Weekly, che nel 1986 riuscì a smerciare sulla prima pagina del New York Post di Murdoch la più incredibile bufala su Chernobyl: «Fosse comuni, 15.000 morti per l’esplosione del sito nucleare», era il sobrio titolo a 9 colonne. Sappiamo invece che durante tutto il 1986 i morti per l’esplosione del reattore 4 sono stati al massimo 31 – per gli effetti a lungo termine, c’è ovviamente una immane guerra di cifre, rinfocolata dalla truffaldina serie TV di qualche anno fa.
L’uomo dietro ai piani americani sull’Ucraina fu per tutta la Guerra Fredda fu il professore di economia ucraino-statunitense della Georgetown University Lev Dobriansky, un nome che torna sempre tra i front della CIA, come l’Istituto Slavo della Marquette University o il Byzantine Slavic Arts Center attivo nella capitale USA.
L’ucrainista Dobriansky chiamava l’URSS «Impero colonialista di Mosca», e fu contrario ad ogni sorta di distensione tra Mosca e Washington. Si oppose al trattato sulla messa al bando delle esplosioni nucleari, alla convenzione consolare USA-URSS, all’Outer Space Treaty delle Nazioni Unite, al trattato di non proliferazione nucleare, perfino agli accordi sulla rotta commerciale Mosca-New York. Dobriansky fu, ça va sans dire, mentore di tanti neocon.
La compagnia di questo signore vale infatti la pena di citarla: «gli accoliti di Dobriansky, acerrimi neoconservatori come Donald Kagan, un ebreo lituano di Kursenai, Lituania, suo figlio Frederick Kagan, un funzionario del neo-conservatore American Enterprise Institute ed ex-consigliere del generale David Petraeus in Afghanistan, e Robert Kagan della Brookings Institution, architetto del Progetto per il Nuovo Secolo Americano (PNAC) ed editorialista del Washington Post. La moglie di Robert Kagan, assistente del segretario di Stato per gli affari europei ed euroasiatici è Victoria Nuland». Tutti oramai la conosciamo, Lady «Fuck the EU» Kagan. Dopo aver fatto disastri nel 2014 (e prima ancora, in Iraq) come sappiamo ora è tornata in pista.
La figlia di Dobrianski, Paula, ha ricoperto ruoli importanti nel Dipartimento di Stato dell’amministrazione Bush jr. Neanche a dirlo, faceva parte della colonna dei neocon.
Nel 2014, emersero squadre come il famoso battaglione Azov, considerato pubblicamente neonazista e composto da estremisti di destra da vari Paesi d’Europa. Nato dagli ultras del Metalist Kharkiv, il Battaglione Azov è ora inquadrato nella Guardia Nazionale Ucraina. È stato detto che molti miliziani Azov sono seguaci di un paganesimo slavo – chiamato Rodnovery – dedito al culto di antichi dei, per i quali avrebbero creato un tempio a Mariupol.
I rapporti pubblicati dall’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR) hanno collegato il battaglione Azov a crimini di guerra come saccheggi di massa, detenzione illegale e tortura.
Un rapporto dell’OHCHR del marzo 2016 affermava che l’organizzazione aveva «raccolto informazioni dettagliate sulla condotta delle ostilità da parte delle forze armate ucraine e del reggimento Azov dentro e intorno a Shyrokyne (31 km a est di Mariupol), dall’estate del 2014 ad oggi. Saccheggio di massa di sono state documentate abitazioni di civili, nonché attacchi ad aree civili tra settembre 2014 e febbraio 2015».
Un altro rapporto dell’OHCHR ha documentato un caso di stupro e tortura: «Un uomo con disabilità mentale è stato oggetto di trattamenti crudeli, stupri e altre forme di violenza sessuale da parte di 8-10 membri dell’Azov e del Donbas (un altro battaglione ucraino) nell’agosto-settembre 2014. La salute della vittima è successivamente peggiorata ed è stata ricoverata in ospedale in un ospedale psichiatrico». Un rapporto del gennaio 2015 affermava che un sostenitore della Repubblica di Donetsk è stato detenuto e torturato con elettricità e waterboarding.
Scrive Wikipedia che «il gruppo ha utilizzato Facebook per reclutare individui di estrema destra da altri paesi europei. Nel 2019, in base alla politica di Facebook per gli individui e le organizzazioni pericolose, il supporto per il gruppo non era consentito, sebbene questo sia stato temporaneamente allentato durante l’invasione russa dell’Ucraina del 2022».
Il Battaglione Aidar è stato invece creato dal Ministero della Difesa ucraino nel 2014 per raccogliere volontari. Due suoi comandanti sono stati eletti alla Rada, il Parlamento ucraino nel 2014, ma non sono stati rieletti nel 2019. Si parlò di legami con il nazismo a causa dell’adesione al battaglione di due del Svenkarnas parti, un partito neonazista svedese. Il motto del battaglione, «s namu Bog», «Dio è con noi», è pure di origine nazista. Nel settembre 2014 Amnesty International ha dichiarato che il Battaglione aveva commesso crimini di guerra, inclusi rapimenti, detenzione illegale, maltrattamenti, furti, estorsioni e possibili esecuzioni. Nell’aprile 2015, il governatore di Luhansk nominato dal governo ucraino Hennadiy Moskal ha dichiarato che il Battaglione Aidar stava «terrorizzando la regione» e ha chiesto al ministero della Difesa ucraino di tenere a freno i suoi membri dopo una serie di furti, tra cui ambulanze e l’acquisizione di una fabbrica di pane.
C’è poi Pravij Sektor («Settore destro»), un partito di estrema destra con una proiezione paramilitare, fattosi notale durante gli scontri di piazza Maidan, e definito da molti neonazista. Pravij Sektor è il gruppo che più esplicitamente si richiama a Bandera e raccoglie i resti dell’OUN Come Aidar, ha vinto un seggio alla Rada nel 2014, ma non nel 2019. Secondo il rapporto del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite del 4 maggio 2016, Pravij Sektor è una delle «milizie potenzialmente violente che hanno agito apparentemente di propria autorità, grazie a un alto livello di tolleranza ufficiale, e con quasi totale impunità, sia nel Donbass regione e nella più ampia Ucraina».
L’insieme di questi miliziani è stato utilizzato in abbondanza negli otto anni di violenza in Donbass. In questo momento a queste formazioni è assegnata la difesa di città strategiche, come Mariupol, difesa dal Battaglione Azov, che in queste ore è sotto l’assedio delle truppe russe.
Accusati di antisemitismo, hanno con probabilità ricevuto armi automatiche provenienti da Israele vendute al governo ucraino, cosa che ha spinto gruppi israeliani per i diritti umani a protestare.
È riportato che vari membri della comunità ebraica ucraina hanno supportato i battaglioni. In particolare, i più ricchi.
«Queste forze sono state finanziate privatamente da oligarchi: il più noto è Igor Kolomojskij, un magnate dell’energia miliardario e allora governatore della regione di Dnipropetrovska» scrive Al Jazeera.
Kolomojskij, già governatore dell’oblast’ di Dnipropetrovsk, networth attorno a 1,8 miliardi di dollari e considerato nel 2019 il terzo uomo più potente d’Ucraina, è presidente della Comunità Ebraica Unita dell’Ucraina, e nel 2010 è stato nominato – con quello che poi sarà definito «un putsch» – presidente del Consiglio Europeo delle ComunitàEbraiche (ECJC). Tuttavia, dopo le veementi proteste degli altri membri del consiglio, dovette lasciare e fondarsi una lega ebraica tutta sua, la European Jewish Union. Si crede che l’oligarca ebreo abbia non solo finanziato il Battaglione Azov, ma anche il Battaglione Aidar, Donbas, Dnepr 1, Dnepr 2 e avrebbe investito 10 milioni di dollari nella creazione del Battaglione Dnipro. Insomma, un gran finanziatore delle milizie.
L’immagine controintuiva di un ebreo che finanzia miliziani nazisti ha creato in Ucraina una sorta di espressione scherzosa, «zhidobandera», cioè giudeobanderista, che veniva stampata su t-shirt dove il simbolo nazionale ucraino del tridente era fuso ad una torah. Vi è una simpatica fotografia del Kolomojskij che ne indossa una.
Master of Ze puppet, Ukrainian oligarch Kolomoisky, known sponsor of neo-nazi Azov battalion. The writing on a t-shirt is “jew-banderist”. pic.twitter.com/cEkzxKGeoU
— Mur Mur Myau (@popoff_alex) April 22, 2019
È del resto un uomo di spirito: ha tre passaporti (ucraino, cipriota, israeliano) e quando gli chiedono come faccia – l’Ucraina è Paese che non ammette la doppia nazionalità – risponde che per Kiev non è possibile avere due passaporto, ma non tre.
Kolomojskij, per inciso, è ritenuto un puparo dietro all’ascesa di Volodymyr Zelens’kyj. È suo il canale TV che ha lanciato l’attuale presidente con la serie Sluha Narodu («Servitore del popolo»), dove interpretava, appunto, un onesto e determinato presidente dell’Ucraina. Una voce ricorrente in queste ore, forse messa in circolo dalla dezinformatsija moscovita, vuole che adesso a difendere personalmente il presidente-attore sia una milizia e non l’esercito.
Non sappiamo se anche l’attuale guardia personale di Zelens’kyj abbia fatto i corsi intensivi organizzati dalla CIA in America dal 2015. Come riportato da Renovatio 21, giornali statunitensi hanno rivelato che gli USA stavano «preparando un’insurrezione» in Ucraina con un programma insegna agli ucraini come «uccidere i russi». «Se i russi invadono, quelli [i diplomati dei programmi della CIA, ndr] saranno la tua milizia, i tuoi leader ribelli», ha detto l’ex alto funzionario dell’Intelligence a Yahoo News. «Alleniamo questi ragazzi ormai da otto anni. Sono davvero dei bravi combattenti. Ecco dove il programma dell’agenzia potrebbe avere un serio impatto».
Nello scoop era sentito anche un ex ammiraglio che si lasciava scappare che «il livello di supporto militare» per un’insurrezione ucraina, dice l’ex ammiraglio USA, «farebbe sembrare i nostri sforzi in Afghanistan contro l’Unione Sovietica insignificanti al confronto». Da nessuna parte, nei racconti dei giornali americani sui «ragazzi» ucraini addestrati in USA, si specificava che essi con grande probabilità fanno parte di battaglioni neonazisti.
Nel suo discorso di apertura del conflitto, il presidente Putin aveva parlato di «denazificazione» dell’Ucraina. Molti non hanno capito. Altri, non informatissimi, hanno riso: per esempio, Maureen Dowd sul New York Times e Antonio Polito sul Corriere della Sera – come si può denazificare un Paese in cui il presidente è un ebreo?
Il lettore di Renovatio 21 ora può rispondere. Coloro che si informano su media mainstream invece non potranno mai.
Roberto Dal Bosco
Immagine di GianlucaAgostini via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0); immagine modificata
Geopolitica
Trump: non c’è una scadenza» per la fine della guerra con l’Iran
Gli Stati Uniti non hanno stabilito alcuna scadenza per la conclusione della guerra contro l’Iran, ha dichiarato il presidente Donald Trump.
Queste affermazioni contrastano con quanto sostenuto in precedenza dallo stesso Trump, poco dopo gli attacchi lanciati da Stati Uniti e Israele contro l’Iran il 28 febbraio, secondo cui i combattimenti sarebbero durati «dalle quattro alle cinque settimane». Inoltre, nel corso dell’ultimo mese aveva ripetutamente sostenuto che la guerra sarebbe finita «molto presto».
Il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato mercoledì a Fox News che non c’è «una scadenza» e non c’è fretta di porre fine al conflitto.
«La gente dice che voglio che finisca in fretta a causa delle elezioni di metà mandato, ma non è vero», ha affermato Trump.
Secondo un sondaggio AP-NORC pubblicato all’inizio di questa settimana, il gradimento di Trump sull’economia è sceso a un nuovo minimo del 30%, mentre la carenza di energia provocata dalla guerra con l’Iran continua a far salire i prezzi.
Martedì il presidente ha prorogato a tempo indeterminato il cessate il fuoco con Teheran, mantenendo però il blocco statunitense dei porti iraniani.
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L’annuncio è arrivato poche ore prima della scadenza della tregua di due settimane tra le due parti. In precedenza, lo stesso giorno, l’Iran aveva rinunciato ai colloqui con una delegazione americana in Pakistan, sostenendo che qualsiasi discussione sarebbe stata inutile finché fossero continuate le «intimidazioni» di Washington.
Trump ha dichiarato a Fox News che non c’è «alcuna pressione temporale» per quanto riguarda il cessate il fuoco o la fissazione di una nuova data per i colloqui con Teheran. Il suo obiettivo è «ottenere un buon accordo per il popolo americano», ha aggiunto.
«Il blocco spaventa con più dei bombardamenti», ha affermato Trump. «Sono stati bombardati per anni, ma odiano il blocco».
Il presidente ha inoltre definito il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghachi «un uomo intelligente», che «sarà presente quando riprenderanno i colloqui».
L’Iran ha dichiarato di essere pronto a combattere gli Stati Uniti «fino alla vittoria completa». L’inviato di Teheran a Pechino, Abdolreza Rahmani Fazli, ha dichiarato che non ci saranno colloqui finché continuerà il blocco americano dello Stretto di Ormuzzo, che rappresenta circa il 25% del commercio mondiale di petrolio greggio. Ciò che gli americani si aspettano dall’Iran «non è il dialogo, ma la resa», e questo non accadrà, ha insistito.
Da quando Trump ha annunciato una tregua a tempo indeterminato, Teheran ha ulteriormente rafforzato il suo controllo sullo stretto, sequestrando almeno due navi e scortandole verso porti iraniani, secondo quanto riportato giovedì da Reuters.
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Geopolitica
L’UE approva un prestito di 90 miliardi di euro all’Ucraina
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Geopolitica
Lavrov: «satanismo dilagante» nell’UE
Secondo il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, in alcuni Stati membri dell’UE dilaga il satanismo, citando la loro connivenza con le «pratiche blasfeme» delle autorità ucraine presso il monastero ortodosso di Kiev-Pechersk Lavra.
Dall’escalation del conflitto in Ucraina nel 2022, il governo di Kiev ha intensificato la repressione contro la Chiesa ortodossa ucraina, accusandola di avere legami con Mosca. Da allora, le autorità ucraine hanno condotto numerose perquisizioni nei monasteri e avviato decine di procedimenti penali contro il clero con l’accusa di collaborazionismo, oltre a procedere al sequestro di beni.
Allo stesso tempo, il governo di Volodymyr Zelens’kyj ha appoggiato la Chiesa ortodossa ucraina, rivale della Chiesa ortodossa russa, che quest’ultima considera scismatica.
Intervenendo mercoledì a un ricevimento del ministero degli Esteri russo dedicato alla Pasqua ortodossa, Lavrov ha affermato che la leadership ucraina ha rinnegato «le proprie radici spirituali e civili». «La Chiesa ortodossa ucraina è perseguitata da oltre un decennio, con chiese occupate, vandalizzate e clero e parrocchiani molestati», ha affermato.
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Particolarmente «oltraggiosa e disgustosa» è l’iniziativa delle autorità ucraine di creare un «inventario e ispezionare le sacre reliquie in termini di valore storico e scientifico» presso il monastero di Kiev-Pechersk Lavra.
Secondo Lavrov, il ministero della Cultura ucraino ha utilizzato questa formula burocratica per nascondere le sue pratiche blasfeme legalizzate, mentre diversi paesi europei hanno chiuso un occhio su questi sviluppi o li hanno addirittura appoggiati direttamente.
«Anche in questi Paesi il satanismo è dilagante», ha concluso il ministro degli esteri russo.
Lo scorso marzo sono emerse le prime notizie di funzionari governativi e poliziotti ucraini che si sono introdotti con la forza nelle catacombe di quello che è considerato il monastero più importante del paese e luogo di sepoltura di diversi santi cristiani.
Non si tratta della prima volta che Lavrov insinua l’esistenza di tendenze sataniche in Occidente.
Come riportato da Renovatio 21, parlando a febbraio, dopo che il dipartimento di Giustizia statunitense aveva reso pubblica una grande quantità dei cosiddetti «dossier Epstein», il ministro degli esteri russo aveva affermato che il materiale aveva «svelato il volto dell’Occidente». «Ogni persona di buon senso sa che questo va oltre ogni comprensione ed è puro satanismo», aveva detto il Lavrov all’epoca.
Il regime Zelens’kyj a inizio 2023 aveva tolto la cittadinanza a sacerdoti della Chiesa Ortodossa d’Ucraina (UOC). Vi era stato quindi un ordine di cacciata dalla cattedrale della Dormizione dell’Abbazia delle Grotte di Kiev proprio per il Natale ortodosso. Una tregua di Natale sul campo di battaglia proposta da Putin era stata sdegnosamente rifiutata da Kiev.
Dall’inizio del conflitto tra Mosca e Kiev, le autorità e gli attivisti ucraini hanno sequestrato i luoghi di culto della Chiesa Ortodossa Ucraina e li hanno consegnati alla «Chiesa ortodossa dell’Ucraina», sostenuta dal governo. L’esempio più doloroso è quello dei monaci della Chiesa ortodossa ucraina sono stati sfrattati dal luogo ortodosso più sacro del Paese, la Lavra di Kiev, teatro dell’eroica resistenza dei fedeli e dei religiosi dell’OCU.
A fine 2023 il Patriarca di tutte le Russie Kirill aveva inviato un appello a papa Francesco, Tawadros II di Alessandria (leader della Chiesa copta ortodossa), all’allora arcivescovo di Canterbury Justin Welby (capo della cosiddetta Comunione anglicana), all’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani e ad altri rappresentanti di organizzazioni internazionali, per chiedere il loro aiuto e porre fine alla persecuzione del vicegerente della Lavra, il metropolita Pavel, poi liberato con una cauzione di circa 820 mila euro.
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Come riportato da Renovatio 21, la Lavra occupata dagli ucraini era già stata oggetto di uno scandalo quando un famoso chef aveva registrato un programma televisivo di cucina al suo interno.
«Zelens’kyj sta perpetrando un genocidio del popolo ucraino. Ciò a cui stiamo assistendo ora e ciò a cui stiamo assistendo ora è la continuazione delle politiche terroristiche di Zelens’kyj contro il popolo ucraino. Zelens’kyj è un demone nel corpo di un essere umano. Puoi chiamarlo come vuoi, un senza Dio, un terrorista e così via. Il succo delle sue azioni è lo stesso. Zelens’kyj sta seguendo la volontà di un demone», aveva affermato il parlamentare Artem Dmitruk dopo un raid degli ucraino contro la Lavra lo scorso anno, fuggito dal Paese a causa della persecuzione della Chiesa ortodossa ucraina.
Il Dmitruk, parlamentare della Rada (il Parlamento monocamerale ucraino) legato all’ortodossia costretto a fuggire dal Paese a causa delle sue opinioni, ora ricercato dalle autorità ucraine, in passato aveva indicato come la Cattedrale della Trasfigurazione di Chernigov, una delle più antiche chiese ortodosse dell’Ucraina, risalente agli inizi dell’XI secolo, sarebbe stata trasformata in un cinema improvvisato.
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Immagine di UN Geneva via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 2.0
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