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Spirito

San Pio X, l’uomo più intelligente del mondo moderno

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Venezia e il Veneto hanno potuto vantare, nei tempi prerivoluzionari, una Repubblica che ha dominato i mari e stupito il mondo per la sua organizzazione e stabilità politica, per molti secoli; uno Stato che, pur con vicende umane alterne, ha promosso la religione e ne ha fatto il suo fondamento; uno Stato che ha vissuto di arte e bellezza quanto pochi altri.

 

Cessata quella gloria di un tempo, e caduta Venezia sotto l’altrui dominio, ancora doveva vedersi al Veneto riservata una gloria immortale, forse più grande di molte altre passate.

 

Il Veneto, lo diciamo senza timore, ha dato i natali all’uomo più intelligente del Novecento. Quest’uomo è Giuseppe Sarto, il Papa San Pio X.

 

Avremmo potuto dire semplicemente: «il Veneto ha dato i natali all’ultimo Papa Santo»; o anche «al più grande Papa degli ultimi secoli». Ma abbiamo preferito dire «all’uomo più intelligente del Novecento». Questo potrebbe stupire chi ricorda Papa Sarto come il simpatico parroco della campagna veneta, di buon cuore, sul quale circolano tanti piacevoli aneddoti, finito suo malgrado ad occupare una Cattedra fin troppo alta per la sua umiltà.

 

Tutte cose vere, ma che limiterebbero la figura del Santo Pontefice a una specie di pia macchietta.

 

Giuseppe Sarto (questo il suo nome al secolo) fu effettivamente un uomo semplice, nato nel 1835 a Riese, da una famiglia notoriamente povera. Il padre Giovanni Battista era un modesto cursore (una sorta di messo comunale) dell’amministrazione austriaca, la madre Margherita Sanson arrotondava con piccoli lavori di sartoria.

 

Compì i suoi studi in seminario grazie a una borsa di studio, fondata dal suo compaesano il Cardinale Monico, Patriarca di Venezia. Fu forse l’unico Papa ad aver svolto veramente e lungamente un vero ministero parrocchiale: dopo la sua ordinazione nel 1858 nel duomo di Castelfranco, divenne cappellano a Tombolo per nove anni, arciprete di Salzano per altri nove anni, poi cancelliere vescovile e direttore spirituale del seminario di Treviso per altri nove anni; per nove anni fu poi Vescovo di Mantova, scelto da Leone XIII per l’ottima fama di pastore di cui godeva, e poi Cardinale e Patriarca di Venezia per altri nove anni, prima di essere eletto Papa nel 1903, contro ogni sua aspettativa.

 

Non vogliamo fare questo articolo una raccolta degli aneddoti e dei fioretti di cui è riempita la biografia del Santo. A noi interessa mostrare in tre punti come il Pontefice veneto fu il più libero, il più intelligente e il più pastorale della storia moderna.

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Il Papa più libero

San Pio X fu il Papa più libero, in quanto più coraggioso, della storia recente. Senza nulla togliere ad altri Papi che nell’evo moderno si sono opposti al mondo senza paura, san Pio X affrontò il laicismo di fronte, a qualsiasi costo.

 

Privo del potere temporale, Pio X continuò la volontaria prigionia in Vaticano iniziata da Pio IX, a protesta per l’occupazione dei territori della Chiesa da parte del neonato e sedicente «regno d’Italia». Prigioniero volontario per non sottostare a nessuno, si trovò a sfidare altre potenze terrene: appena dopo la sua elezione, ribadì al mondo che nessun potere umano poteva intervenire nell’elezione del Pontefice Romano.

 

In effetti Francesco Giuseppe, pretestando un abusivo ed inesistente diritto di esclusiva, aveva voluto impedire al Cardinal Rampolla dall’elezione al Soglio. Il conclave aveva reagito aumentando il numero di voti per il Rampolla, ma poi sotto la spinta di altre considerazioni aveva prevalso la candidatura del Cardinal Sarto. Sarebbe falso dire che il veto austriaco fosse stato decisivo, anzi lungi dal provocare consenso provocò lo sdegno del Sacro Collegio, anche verso quel Cardinale polacco che se ne era improvvidamente fatto latore.

 

Pronto a continuare la prigionia volontaria a ribadire i diritti della Santa Sede di fronte al mondo, san Pio X fu anche fermissimo nella lotta con lo Stato francese, che aveva unilateralmente denunciato il concordato napoleonico e proclamato la separazione dello Stato e della Chiesa, confiscando tutte le proprietà ecclesiastiche, comprese le chiese parrocchiali e i beni del culto.

 

San Pio X non solo condannò in linea di principio la separazione, ricordando che per la rivelazione divina la società civile deve essere soggetta a quella ecclesiastica (enciclica Vehementer nos, 1906), ma impedì ogni sottomissione alle imposizioni del governo, che per concedere alla Chiesa l’uso dei beni confiscati imponeva condizioni che avrebbero snaturato la struttura e la libertà della Chiesa stessa, fu quindi pronto a rinunciare a tutti i beni ecclesiastici in Francia pur di restare libero.

 

Povero, ma libero, così come era nato. E a tale modello volle si conformasse l’episcopato francese, dando esempio di coraggio veramente evangelico. Personalmente, all’altare della Cattedra di san Pietro, consacrò quattordici nuovi vescovi, senza ingerenze del governo, mandandoli a reggere le diocesi galliche. Un’analoga situazione si verificò con la separazione dello Stato e della Chiesa in Portogallo nel 1911, e il Pontefice levò la sua voce libera con l’enciclica Iamdudum.

 

Quale differenza abissale con i moderni Papi, che sono diventati in modo sempre più marcato l’eco di poteri esterni alla Chiesa, i cui slogan ormai ripetono nei modi più beceri e triviali, e che non solo non hanno saputo rinunciare ai beni terreni, pur di piacere agli uomini, ma hanno svenduto la dottrina di Gesù Cristo pur di rimanere a galla.

 

Si sente a volte raccontare la fiaba del «povero» Ratzinger che ha abdicato perché sottoposto a minacce di ordine finanziario per il suo «conservatorismo»: ammesso e non concesso che fosse vero, e fermo restando il fatto che Benedetto XVI fu liberale e modernista, in che cosa crede un uomo che non è disposto a restar fermo al suo posto sotto minaccia di perdere dei beni? Un comportamento, se fosse andata così, che dimostra solo la grande differenza tra la fede di Papa Sarto e la filosofia mondana e moderna del Ratzinger.

 

Così pure, al clero e ai fedeli che capiscono la situazione della Chiesa, san Pio X insegna a non aver paura di rinunciare ad alcunché pur di restare fedeli.

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Il Papa più intelligente

Durante la sua vita, Papa Sarto fu criticato o preso in giro (in modo più o meno benevolo) come sempliciotto, uomo che aveva studiato poco, incapace di comprendere le novità del mondo accademico e della moderna filosofia.

 

Purtroppo per i suoi detrattori, san Pio X la «moderna filosofia» l’aveva capita davvero, ed è per questo che ebbe l’intelligenza di condannarla con tutto il vigore possibile. Perché aveva capito che dietro quella «cultura» pomposamente vantata si nascondevano l’orgoglio e l’eresia più tremenda, e in realtà anche una profonda sfiducia nelle capacità metafisiche della ragione umana.

 

Ci riferiamo ovviamente all’opera capitale del Pontificato di Papa Sarto, la condanna del modernismo. Il modernismo non è un errore comune, non è la classica eresia.

 

Al contrario, potrebbe anche esistere pur mantenendo tutte le formule dogmatiche del cattolicesimo, come di qualsiasi altra religione. Perché per il modernista Dio e la sua Rivelazione in realtà non sono conoscibili, ed ogni discorso su Dio è solo l’espressione di un sentimento interiore, non di una realtà esteriore. Ecco perché discorsi contraddittori o evolutivi sul dogma diventano possibili: perché tanto il dogma non esprime realtà eterne, ma risponde ad esigenze momentanee.

 

Se si capisce la portata di tali princìpi, che sono poi effettivamente entrati nelle teste della gerarchia cattolica, si capisce la vigorosa reazione di san Pio X: egli, nel concepire esattamente la gravità di questo male, si dimostrò di una penetrazione intellettuale non più raggiunta dai successori. Non che il coltissimo Leone XIII non avesse a suo modo cominciato a intervenire sull’argomento; ma è stato il santo Pio X che, contemplando la Realtà suprema, cioè l’Essere divino, che ha potuto capire la malizia profonda di coloro che avevano pervertito completamente la Verità.

 

L’enciclica Pascendi (1907) e i durissimi provvedimenti contro quei sacerdoti e intellettuali che si dicevano cattolici, ma che avevano vuotato di senso ogni dogma, furono sotto ogni aspetto il capolavoro del pontificato di Papa Sarto, il compimento perfetto dell’ufficio papale di confermare nella fede e di escludere gli eretici. Un capolavoro, lo abbiamo detto, innanzitutto di penetrazione intellettuale.

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Il Papa più pastorale

Il clero moderno e modernista, da Giovanni XXIII a Papa Francesco, ha fatto delle esigenze «pastorali» una chiave di cambiamento della dottrina, appunto per rispondere ad esigenze umane, invece che trasmettere la pura dottrina rivelata. A sentir loro sembra che, prima del loro avvento, nessun Pontefice si fosse preoccupato del proprio gregge, visto che non aveva adattato la dottrina alle presunte esigenze dell’uomo di oggi.

 

San Pio X non aveva solo versato sul popolo inquinato l’acqua della dottrina celeste con il suo celeberrimo catechismo; non solo aveva fornito in san Tommaso d’Aquino un altissimo modello di formazione intellettuale ai saggi incantati dal demone modernista; ma aveva soprattutto compiuto ciò che ogni Pastore ha come primo incarico: nutrire il gregge. Lo lasciamo spiegare a Tolkien, il famoso scrittore inglese, che così dice in una lettera del 1963 al figlio Michael, poco prima dell’apertura del Concilio Vaticano II:

 

«Ma per me quella Chiesa di cui il Papa è capo riconosciuto ha un merito maggiore, e cioè quello di aver sempre difeso il Santo Sacramento e di avergli reso sempre onore e di averlo messo (come Cristo voleva) al primo posto. “Nutri le mie pecorelle” fu il Suo ultimo incarico a San Pietro; e dato che le Sue parole vanno sempre intese alla lettera, suppongo che fossero riferite principalmente al Pane della Vita. È stato contro questo che venne lanciata la prima rivolta dell’Europa occidentale (la Riforma) – contro “la favola blasfema della messa” – e le opere della fede sono state una falsa pista. Credo che la più grande riforma del nostro tempo sia quella portata avanti da san Pio X: superando tutto quello, di cui pur c’era bisogno, che il Concilio deciderà. Mi chiedo in che stato sarebbe la Chiesa se non fosse per quella riforma».

 

La riforma a cui si riferisce è il decreto di san Pio X Quam singulari (1910), con il quale il Papa ripristinava l’età di sette anni per la comunione dei bambini, e la possibilità della comunione quotidiana e della distribuzione della Comunione a tutte le Messe, superando le incertezze delle diverse scuole di spiritualità sull’argomento e soprattutto gli orrori dello spirito giansenista

 

Come si vede leggendo Tolkien, una riforma che non è il simpatico favore fatto a una cerimonia per bambini da un caro nonnino, ma l’esercizio del tremendo ufficio di pascere il gregge con il Corpo e il Sangue della Vittima divina, unico nutrimento delle anime di cui il Successore di san Pietro è Padre e Pastore per volontà del Risorto.

 

L’esatto opposto dei moderni Papi elogiatori di Lutero, che hanno devastato la Messa e la fede nella presenza reale del Cristo nell’Ostia consacrata, e che si ingegnano di dare il Corpo adorabile del Cristo a chi non ne è degno, dagli eretici agli adulteri, per i quali non è nutrimento ma condanna.

 

Molte altre cose sarebbero da dire su un pontificato così grande, e molte delle dette sarebbero da approfondire. Ma basti quest’abbozzo per enunciare al mondo che il Papa veneto canonizzato nel 1954 da Pio XII è stato veramente il più grande uomo del Novecento, colui che capì e colpì la radice dei mali che oggi devastano la Chiesa e il mondo, colui senza il quale saremmo senza luce in questa crisi, colui senza il quale saremmo senza cibo in questa carestia spirituale.

 

Don Mauro Tranquillo

 

Articolo previamente apparso sul sito Cultura Animi.

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Gender

Il papa incontra il cardinale Marx tra le polemiche sulle «benedizioni» per le «coppie di tutte le identità di genere»

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Papa Leone XIV ha incontrato il cardinale tedesco Reinhard Marx in udienza privata, poche settimane dopo che il pontefice aveva criticato pubblicamente le linee guida del prelato per la «benedizione» di coppie omosessuali, con identità di genere non conforme e altre «coppie» in relazioni peccaminose nella sua arcidiocesi.   Secondo il bollettino quotidiano del Vaticano, Marx, l’arcivescovo di Monaco e Frisinga, radicalmente a favore dei diritti omotransessualisti e sostenitore del Cammino sinodale tedesco, ha incontrato il pontefice il 7 maggio.   Sebbene non sia stato reso noto il contenuto della discussione al momento della stesura di questo articolo, l’udienza si è svolta poco dopo che Leone XIV aveva dichiarato ai giornalisti che il Vaticano si era opposto all’attuazione da parte di Marx delle linee guida «Segen gibt der Liebe Kraft» (Se c’è la forza dell’amore), che consentono la «benedizione» di «coppie» omosessuali, di divorziati «risposati» e persino di «coppie» «di tutte le identità di genere e orientamenti sessuali» che non possono contrarre matrimonio sacramentale.   In aprile, Marx ha esortato i sacerdoti e il personale a tempo pieno dell’Arcidiocesi di Monaco e Frisinga ad attuare queste linee guida, affermando che esse sarebbero diventate il «fondamento della cura pastorale», secondo una lettera interna visionata dal giornale germanico Die Tagespost. Il prelato tedesco ha ordinato la pubblicazione delle linee guida nelle parrocchie, affermando che il «significato teologico» del controverso testo deve essere spiegato a tutti coloro «che ancora faticano a comprendere questa benedizione».

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Secondo il cardinale Marx, le linee guida precisano che «la benedizione non è la celebrazione di un matrimonio sacramentale». Tuttavia, ha affermato il cardinale, ciò non significa che «la benedizione di un’unione non sacramentale – che in molti casi è già un matrimonio civile celebrato da un ufficiale di stato civile – releghi la coppia ai margini della parrocchia e della Chiesa»   Coloro che vivono in relazioni peccaminose dovrebbero essere accolti nel cuore della parrocchia, ha sottolineato. Il cardinale ha espressamente precisato che nessuna «coppia» dovrebbe essere respinta.   La Chiesa cattolica insegna che l’attività omosessuale è un peccato mortale e che le inclinazioni omosessuali sono «oggettivamente disordinate». Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma: « la Tradizione ha sempre dichiarato che “gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati”».   La dottrina cattolica condanna inoltre ogni attività sessuale al di fuori del matrimonio e rifiuta l’ideologia transgender. Le linee guida «Segen gibt der Liebe Kraft» sono state pubblicate per la prima volta dalla Conferenza Episcopale Tedesca (DBK) lo scorso anno e da allora sono state implementate in diverse altre diocesi del Paese.   Queste linee guida stabiliscono che le «benedizioni» possono essere impartite sia da chierici che da laici con incarico episcopale. La cerimonia delle «benedizioni» dovrebbe essere caratterizzata da «maggiore spontaneità e libertà rispetto alla situazione di vita di coloro che richiedono la benedizione», secondo le linee guida.   Papa Leone ha risposto alla decisione di Marx durante un’intervista in aereo, affermando che il Vaticano si era opposto a queste «benedizioni».   «La Santa Sede ha già parlato con i vescovi tedeschi. La Santa Sede ha chiarito che non siamo d’accordo con la benedizione formalizzata delle coppie omosessuali o delle coppie in situazioni irregolari, al di là di quanto specificamente consentito da papa Francesco, il quale ha affermato: tutte le persone ricevono la benedizione», ha detto il pontefice.   «Non siamo d’accordo con le benedizioni formalizzate», ha ribadito il papa, aggiungendo: «Tutti sono benvenuti, tutti sono invitati, tutti sono invitati a seguire Gesù e tutti sono invitati a cercare la conversione nella propria vita».   Sebbene Leone XIV abbia affermato che il documento tedesco sulle «benedizioni» vada oltre quanto consentito dalla dichiarazione Fiducia Supplicans di papa Francesco del 2023, sembra aver comunque confermato le «benedizioni informali» delle «coppie» omosessuali, come previsto nel documento di Francesco.   Dalla sua pubblicazione, diversi eminenti ecclesiastici cattolici hanno denunciato la Fiducia Supplicans per aver addirittura permesso la «benedizione» delle «coppie» omosessuali, accusandola inoltre di aver causato scandalo e confusione.

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All’inizio di questa settimana, il Dicastero per la Dottrina della Fede (DDF) ha pubblicato una lettera del 2024 inviata dal suo prefetto, il cardinale Victor Manuel Fernandez, al vescovo Stephan Ackermann di Treviri, in Germania, in cui si afferma che le linee guida proposte dalla DBK per la «benedizione» delle «coppie» omosessuali contraddicono la Fiducia Supplicans, ribadendo che il documento ammette solo la «benedizione spontanea e non liturgica» degli omosessuali.   In una dichiarazione pubblicata mercoledì da Vatican News, il Fernandez ha confermato che il Vaticano ha respinto le linee guida ufficiali proposte dalla Conferenza episcopale tedesca (DBK) per le «benedizioni» formali delle «coppie» omosessuali e di altre «coppie» irregolari, nonché le linee guida ufficiali della DBK pubblicate lo scorso anno.   «Quanto affermato in quella lettera… si applica anche al testo dell’attuale Vademecum, che non ha l’approvazione della Congregazione per la Dottrina della Fede», ha dichiarato il Fernandezzo.   La dichiarazione conferma inoltre un rapporto dell’ottobre 2025 che rivelava come la DDF non avesse approvato queste linee guida, nonostante le affermazioni dei vescovi tedeschi in senso contrario.

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Immagine di Dermot Roantree via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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Arte

Notre-Dame: il caso delle vetrate contemporanee finisce in tribunale

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A meno di un anno dalla fine del suo mandato come presidente francese, Emmanuel Macron sta portando avanti con tenacia il suo piano di sostituire le vetrate di Viollet-le-Duc con vetrate moderne. L’autorizzazione per i lavori di rimozione e sostituzione delle vetrate è stata appena affissa sulla cattedrale di Notre-Dame a Parigi.

 

Per impugnare in tribunale il permesso di lavoro, era necessario affiggere questo avviso (la data di inizio dei lavori non è specificata, il che è normale). L’associazione Siti e Monumenti presenterà ricorso nei prossimi giorni, poiché il termine legale è di due mesi dalla data di affissione.

 

È opportuno ricordare che la causa iniziale è stata persa in primo grado dinanzi al Tribunale Amministrativo di Parigi, sentenza attualmente oggetto di appello. La controversia riguardava la legittimità dell’ente pubblico – il cui ruolo, come definito dalla legge, è quello di «preservare» e «restaurare» Notre-Dame – ad essere il committente del progetto per questa operazione.

 

La sostituzione delle vetrate tutelate di Viollet-le-Duc non rientra chiaramente né nell’ambito della conservazione né in quello del restauro. La decisione del tribunale amministrativo, che ha respinto la richiesta, è incomprensibile. È stato presentato ricorso alla Corte d’Appello Amministrativa di Parigi.

 

Ora si può aprire un secondo fronte. L’autorizzazione a sostituire le vetrate, tutelate come monumenti storici, che non sono state danneggiate dall’incendio né restaurate (o pulite) successivamente, è assolutamente contraria al codice di tutela dei beni culturali.

 

Critiche per la modifica degli elementi protetti

I critici del progetto sottolineano che le vetrate sono tutelate come monumento storico e che la loro rimozione violerebbe lo spirito della legislazione francese in materia di beni culturali. La sostituzione di elementi storici conservati in buono stato non può essere giustificata come «restauro».

Sottolineano inoltre che la Commissione nazionale francese per il patrimonio e l’architettura ha espresso un parere negativo sul progetto nel luglio 2024, nonostante l’intervento sia proseguito come previsto.

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Oltre 335.000 firme contro il ritiro

Anche l’opposizione sociale è stata significativa. La petizione «Salviamo le vetrate di Viollet-le-Duc a Notre-Dame de Paris», promossa da La Tribune de l’Art e sostenuta da Sites & Monuments, ha già raccolto oltre 335.000 firme, diventando di gran lunga la petizione per la tutela del patrimonio più firmata al mondo. Ciò influenzerà senza dubbio la decisione del tribunale amministrativo.

 

L’associazione insiste sul fatto che, anche se i ricorsi legali dovessero fallire e i tetti di vetro venissero rimossi, continuerà a chiedere l’annullamento dell’intervento e il ripristino dello stato progettato da Viollet-le-Duc.

 

La decisione finale spetta ora ai tribunali amministrativi, che dovranno stabilire se la rimozione delle vetrate rientri nel quadro giuridico di tutela del patrimonio storico francese.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX. News

 

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Immagine di Jean de l’Auxois via Wikimedia pubblicate su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International


 

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Spirito

Il Vaticano approva nuovamente la «benedizione» delle «coppie» omosessuali, ma non «formalmente»

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Il cardinale Victor Manuel «Tucho» Fernandez, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede (DDF), ha confermato che il Vaticano, in una lettera del 2024, ha respinto le linee guida ufficiali proposte dalla Conferenza episcopale tedesca (DBK) per le «benedizioni» formali delle «coppie» omosessuali e di altre «coppie» irregolari. Lo riporta LifeSite.   In una dichiarazione rilasciata a Vatican News il 6 maggio, Fernandez ha confermato che già nel 2024 la DDF aveva scritto una lettera al vescovo Stephan Ackermann di Treviri, in Germania, affermando che le linee guida proposte dalla DBK per la «benedizione» delle «coppie» omosessuali contraddicevano il documento vaticano del 2023, Fiducia Supplicans, che permette la «benedizione spontanea e non liturgica» degli omosessuali.   Il cardinale prefetto ha evidenziato che il testo, reso pubblico dal Vaticano il 4 maggio, costituisce anche un rifiuto delle linee guida ufficiali della DBK relative alle «benedizioni» delle «coppie» omosessuali, dei divorziati e «risposati» civilmente e di altre «unioni irregolari», facendo riferimento all’«approccio pastorale del pontificato di Papa Francesco», pubblicate pochi mesi dopo l’invio della lettera della DDF. Tuttavia, il Vaticano continua a permettere la «benedizione» delle «coppie» dello stesso sesso in contesti «spontanei» e «non liturgici».

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«Quanto affermato in quella lettera… si applica anche al testo dell’attuale Vademecum, che non ha l’approvazione della Congregazione per la Dottrina della Fede», ha dichiarato il Fernandezzo.   Nella sua lettera del 2024 il porporato argentino ha sottolineato che, secondo la Fiducia Supplicans, la Chiesa non ha il potere di benedire «liturgicamente» le «coppie» omosessuali.   «La Dichiarazione Fiducia supplicans afferma che: “La Chiesa non ha il potere di impartire la sua benedizione liturgica quando questa, in qualche modo, potrebbe offrire una forma di legittimazione morale a un’unione che si presume essere un matrimonio o a una pratica sessuale extraconiugale” (n. 11), né a coloro che rivendicano “la legittimazione del proprio status ” (cfr. n. 31)» ha scritto Tucho.   «Nel testo del Vademecum, tuttavia, si fa menzione di un’unione e di una “regolamentazione ufficiale”, da parte dei pastori, delle coppie che non sono sposate – con questi pastori che diventano anche oggetto di una vera e propria “acclamazione”, un gesto che normalmente fa parte del rito matrimoniale», ha aggiunto. «In questo senso, il Vademecum legittima di fatto lo status di tali coppie, in modo contrario a quanto affermato nella Fiducia supplicans».   Il cardinale ha aggiunto che la proposta della DBK seminerebbe confusione tra i fedeli.   Tuttavia, sebbene la Fiducia Supplicans non consenta la «benedizione» liturgica formale delle «coppie» omosessuali, numerosi eminenti prelati cattolici hanno condannato il documento per aver permesso la «benedizione» delle «coppie» omosessuali in quanto tali, accusandolo di generare confusione.   Il cardinale Gerhard Müller, che prima di Fernández era a capo della Congregazione per la Dottrina della Fede (ora Dicastero), in un saggio del 2024 per la rivista cattolica statunitense First Things, ha esortato i leader della Chiesa e i fedeli a respingere queste «benedizioni» approvate da Papa Francesco perché contraddicono l’insegnamento cattolico e «conducono all’eresia».   «La Fiducia Supplicans deve essere considerata dottrinalmente problematica, poiché contiene una negazione della dottrina cattolica», ha scritto il prelato tedesco.   Il cardinale Müller ha avvertito che una simile proposta è «contraria all’insegnamento della Chiesa cattolica» e «conduce logicamente all’eresia».   «Ciò significa che queste benedizioni pastorali per le unioni irregolari non possono essere accettate dai fedeli cattolici, e soprattutto da coloro che, assumendo un ufficio ecclesiastico, hanno pronunciato la Professione di Fede e il Giuramento di Fedeltà, che richiede innanzitutto la conservazione integrale del deposito della fede», ha scritto.   Nell’aprile del 2025, pochi giorni dopo la morte di papa Francesco, la DBK e l’organizzazione laica Comitato centrale dei cattolici tedeschi (ZdK) hanno annunciato di aver adottato il testo delle linee guida durante una conferenza congiunta.

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Secondo la DBK, le «benedizioni» sono intese come un’offerta per «coppie divorziate e risposate, coppie di tutte le [cosiddette] identità di genere e orientamenti sessuali, nonché coppie che non vogliono o non possono ricevere il sacramento del matrimonio per altri motivi».   Le linee guida stabiliscono che le «benedizioni» possono essere impartite sia da chierici che da laici con incarico episcopale. La cerimonia delle «benedizioni» dovrebbe essere caratterizzata da «maggiore spontaneità e libertà rispetto alla situazione di vita di coloro che richiedono la benedizione».   Tuttavia, è opportuno precisare che il documento non ha valore legale vincolante e rappresenta semplicemente un «consiglio pratico». «Per questo motivo, non sono previste celebrazioni liturgiche o preghiere approvate per la benedizione», si legge nel documento.   La dichiarazione del cardinale Fernandez a Vatican News conferma anche una notizia dell’ottobre 2025, il quale rivelava che la DDF non aveva approvato queste linee guida, nonostante le affermazioni di alcuni vescovi tedeschi che suggerivano il contrario.  

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