Pensiero
Ecco la guerra globale per l’anticristo
Le notizie sul Medio Oriente conflitto sono rarefatte, più di quel che pensiamo. Il disegno totale è tuttavia, per chi ha il coraggio di coglierlo, ben visibile: è quello di una guerra religiosa mondiale, una guerra escatologica per ogni parte in conflitto.
Sappiamo poco, ad esempio, dei danni che sta subendo Israele: c’è chi dice vi sia una sorta di censura persino sui video, e abbiamo visto in passato giornalisti arrestati. Sui social vi sono influencer da milioni di follower che dicono che a Dubai fila tutto stupendamente, festoni e shopping comme d’habitude, ma quali bombe: non dicono, tuttavia, che Dubai ha una regolamentazione molto stringente che li spinge, di fatto, a parlare bene della città e a mantenere un’immagine pubblica impeccabile. Pochissime informazioni sui danni in Arabia Saudita e in Qatar, dove dicono abbiano centrato impianti petroliferi e gasieri: fatto che avrebbe dovuto fare impazzire tutti i governi europei, ma a quanto sembra no, e il ministro degli Esteri italiano è andato a sciare con quelli del suo partito.
Al di fuori dell’Iran, questa guerra ha strascichi politicamente catastrofici in ogni Paese: la Cina sta perdendo una massima fonte di idrocarburi per alimentare la sua crescita, la Turchia ha capito di essere, incredibile dictu, il prossimo cliente della furia israelitica, gli USA andranno ad elezioni con la base MAGA che sta divorziando senza tanti complimenti da Trump, rivelatosi un presidente qualsiasi, giocato dai neocon e dagli ebrei, traditore di promesse elettorali che lo avevano portato alla ribalta ancora nel lontano 2015 quando entrò in scena: non più guerre infinite.
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Eppure siamo solo all’inizio: cosa accadrà nei prossimi mesi non è dato di sapere, perché l’America non ha chiaramente alcuna strategia, ed Israele ha la sola strategia del caos. Pensiamo alle vittime civili in quella che dovrebbe essere una campagna di precision strike: è stato giustamente notato che la strage di 150 scolarette uno se la può aspettare dopo mesi di guerra, non il primo giorno.
Il quadro risulta ancora più evidente se consideriamo le notizie meno battute dai giornaloni: noi siamo rimasti impressionati dal fatto che il primo giorno siano state bombardate le abitazioni dell’ex presidente Mahmud Ahmadinejad (che non era più in buoni rapporti col potere degli aiatollà, sembrava) e pure di una sua nemesi politica, l’ex premier (1981-1989) riformista Mir-Hosein Musavi, che dal 2010 era agli arresti domiciliari per aver appoggiato la protesta «verde» contro Khamenei. Ahmadinejad era stato dato per morto, ma è saltato fuori un video che lo mostra, da vivo, al cimitero dei martiri; anche Musavi sembra essere scampato: risulta evidente, tuttavia, la volontà di un genocidio politico, dove nessuna figura – né destra, né sinistra, niente – deve prendere il potere lasciato vacante dall’assassinio di Khamenei. Il progetto, quindi, parrebbe quello di spingere l’Iran nella guerra civile se non nella barbarie totale.
Doveva essere chiaro dal primo colpo: non è stato eliminato solo un capo di stato, ma la massima figura gerarchica di un’intera religione: l’aiatollà Khamenei era il «papa» degli sciiti, che contano, dislocati tra Iran, Iraq, Libano, Yemen, Pakistan, India, Azerbaigian, Bahrein qualcosa tra il 10% e il 15% della massa musulmana mondiale, cioè 190-285 milioni di fedeli che vedevano nel marja al-taqlid («fonte di imitazione») il più autorevole giurista e teologo vivente, nonché rappresentante del mahdi, l’imam atteso, l’imam nascosto che verrà alla fine dei tempi per combattere con il dajjal, l’anticristo che si dichiarerà Dio in terra. Secondo la tradizione sciita, dopo il mahdi verrà Isa, Gesù, che ucciderà lui stesso l’anticristo e diverrà re della Terra per 40 anni.
La nota escatologica, cosa rilevante per quanto vogliamo dire, appare specularmente da tutti i lati del conflitto.
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Abbiamo registrato come i comandanti americani stiano motivano le truppe dicendo che si tratta di una guerra «biblica», e sappiamo cosa vi sia dietro: il sionismo cristiano tipico dei fondamentalisti protestanti, comprati da regali israeliani e da progetti di persuasione ebraici vecchi di decadi – come la Bibbia Scofield e la conseguente penetrazione del dispensazionalismo.
Vale la pena di guardare brevemente questa dottrina protestante: si è diffuso in modo particolare nelle chiese evangeliche americane, oggi particolarmente evidente nella concezione che promuove del rapporto tra i cristiani protestanti e l’Israele storico, etnico. I dispensazionalisti credono gli ebrei (il popolo di Israele) si distinguono radicalmente dal popolo dei fedeli cristiani, perché hanno finalità diverse nei piani di Dio, sono due realtà distinte: i giudei governeranno la terra di Israele per mille anni dopo che Cristo sarà tornato ed avrà «rapito» (portato via con sé) i cristiani – è il mito della rapture, al centro della teologia protestante americana come di libri e pellicole (in particolare, The Left Behind) di enorme successo negli Stati rurali.
Il dispensazionalista, quindi, è definibile come un sionista cristiano: crede che gli ebrei vadano aiutati in ogni modo possibile non solo nella difesa dello Stato di Israele odierno, ma anche nella ricostruzione del Terzo Tempio. Riassumiamo la questione per i i nuovi lettori: l’ebraismo ha bisogno di un tempio per eseguire i sacrifici demandati dalla divinità ebraica, ma questo tempio ora non v’è. I precedenti due templi sono stati distrutti, l’ultimo nel 70 d.C. da Tito Cesare Vespasiano Augusto dopo l’insurrezione ebraica del 66 d.C.; l’edificio fu smantellato pietra su pietra dai soldati romani.
Ricostruire il Terzo Tempio, per fare riprendere i sacrifici con Dio, è il compito che si danno gli ebrei sionisti, religiosi e non. Il problema è che, dove vogliono fare il Tempio, ora c’è la terza Moschea più importante dell’Islam, al-Aqsa, punto di ascesa al cielo del profeta. Ogni frizione esistente, ve lo abbiano detto o no, di qui.
A parte questo sito, pochi altri vi hanno raccontato della giovenca rossa – preparata proprio da cristiani sionisti – o dei capretti che i giovani estremisti giudei tentano di contrabbandare dentro a passeggini nella spianata delle moschee: il sacrificio deve riprendere, perché esso serve a purificare (l’ebraismo è ossessionato dalle contaminazioni, di qui il kosher) chi dovrà ricostruire le fondamenta della religione ebraica.
La quale religione ebraica, ricordiamo, aspetta ancora il suo Messia, avendo gli ebrei rifiutato Gesù.
I rabbini sono in realtà divisi sulla tempistica del Terzo Tempio rispetto all’arrivo del Messia. Per il pensatore talmudista Maimonide (1135-1204), e la versione più diffusa, il Messia verrà prima del Tempio, e lo ricostruirà finalmente come prova della sua natura messianica. Certuni commentatori dicono che il Tempio verrà riedificato contemporaneamente all’arrivo del Messia, anzi, calerà dalla volta celeste, chiavi in mano, assieme al Messia.
Per alcune interpretazioni dei testi talmudici invece. il Tempio dovrebbe essere costruito prima del Messia.
Per i cristiani il Tempio dovrebbe essere invece un concetto alieno: Gesù dice di essere lui stesso il Tempio, lui stesso la Via a Dio, e il suo sacrificio è l’ultimo demandato, quello finale, definitivo.
Fatto sta che i giudei e i loro minions luterani americani sembrano davvero intenzionati a farlo, e anche presto, questo Terzo Tempio: di qui la frenesia sempre più visibile anche a livello militare. Tucker Carlson ieri sera ha mandato in onda alcuni video con militari israeliani che esibiscono orgogliosamente la mostrina del Terzo Tempio (che sono vendute, tranquillamente, su eBay, come quelle con il Grande Israele): cosa che, ovviamente, ha un significato profondamente anti-palestinese, anti-islamico, di suprematismo ebraico sfrontato, perché significherebbe la distruzione della Moschea di al-Aqsa.
🇺🇸 🇮🇱 There is a video of an American in service of the IDF that states he is fighting for the near-future construction of the Third Temple.
🔶️ He carries with him the Chabad Mashiach Flag Patch. Previously, our friends at Bellum Acta have stated that this is the flag of the… pic.twitter.com/uDL6qJHCoM
— dana (@dana916) January 20, 2024
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Ecco che sono intercettati recenti discorsi pubblici di rabbini che dicono: e se un missile iraniano colpisse, per isbaglio, la Moschea radendola al suolo, non sarebbe possibile ricostruirci sopra il Tempio? È evidente che la cosa apre a forme devastanti di false-flag ghiottissimi.
Ci parlano di petrolio, di munizioni, caccia, vettori ipersonici, portaerei, sommergibili, di curdi e di cinesi, di economia e di geopolitica. La verità è che questa è, prima che una guerra globale, una guerra religiosa – una guerra apocalittica, nel senso letterale dell’espressione.
E, giratevi dove volete, alla fine salta sempre fuori lui, l’anticristo. Il Messia degli ebrei è, secondo Sant’Ireneo da Lione nel suo Adversus Haereses, l’anticristo dei cristiani. Il Santo riteneva che l’Anticristo sarebbe stato acclamato dagli ebrei come il loro Messia promesso. Egli sosteneva che, avendo rifiutato il Cristo vero , gli ebrei avrebbero accolto il «falso cristo». Secondo il santo, l’Anticristo si siederà nel Tempio di Gerusalemme ricostruito, spacciandosi per Dio e pretendendo l’adorazione.
L’apostolo Paolo lo aveva predetto nella Lettera ai Tessalonicesi: «l’avversario, che si innalza sopra tutto quello che è chiamato Dio o che è oggetto di venerazione al punto da sedersi egli nel tempio di Dio, proclamando se stesso come Dio. Non ricordate che quando ero ancora presso voi, ve le dicevo queste cose? Adesso sapete ciò che lo trattiene, in modo che egli si manifesterà solo al tempo opportuno. Già è in azione il mistero dell’iniquità; solamente v’è colui che lo trattiene ora e lo tratterrà fino a che sia tolto di mezzo» (2Tessalonicesi, 2, 4-6).
Al momento, l’anticristo apparirà: «ciò che lo trattiene», il katechon, in greco, vi è ancora? Cosa era, questo katechon? Cosa lo ha dissolto?
La risposta è il centro stesso dell’incipiente catastrofe, la guerra globale per l’anticristo.
Roberto Dal Bosco
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L’antico incidente dietro la Tesla volante
Turns out the future does have flying cars pic.twitter.com/6fexPp6SXI
— Elon Musk (@elonmusk) October 16, 2026
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E chissenefrega di Porsche, e Ferrari, e chiunque altro, dinanzi ad una macchina volante? È, di fatto, una magia. Nel senso in cui lo scrittore Arthur C. Clarke (quello di 2001 Odissea nello spazio, figuro non esattamente raccomandabile) la definiva come indistinguibile dalla tecnologia arrivata ad un certo livello. Musk ha pure raccontato di come, negli anni in cui viveva a Los Angeles tra divi del cinema e personaggi vari, sentisse spesso parlare di magia, di potere di «manifestare» la realtà secondo la volontà – come da pensiero di Aleister Crowley –, ma di non aver mai trovato nessuno che gli rispondesse quando chiedeva come la magia potesse portare le persone su Marte. (Va ricordato, brevemente, che Los Angeles è la città del satanista crowleyano e padre della missilistica NASA Jack Parsons, ma questa è un’altra storia) Il segmento di mercato dovrebbe essere quello, le auto sportive. La forma della Tesla Roadster sembra attinta dal design che Marcello Gandini esprimeva nelle Lamborghini degli anni Settanta e Ottanta. Ma è davvero importante? No, la cosa che conta è che quello che si è visto è qualcosa che neanche nei film di Hollywood – pre e post effetti speciali digitali – si era mai realizzato. La macchina si attacca ai muri perché ha un sistema di ventole che schiaccia verso la superficie – come accade per certe auto giocattolo recenti, anche economiche, che compri dai cinesi. Era saltato fuori pochi giorni fa che Tesla aveva depositato il brevetto, cosa rara perché Musk ha sempre dichiarato la sua avversione per i patent, dicendo che un brevetto è un biglietto della lotteria per il tribunale. Tutti avevano immaginato che la suzione dell’aria servisse per rendere più aderente il veicolo in velocità, magari in curva: invece eccoti che la macchina si attacca al muro, sale su una grande pista a C, sfida apertamente la gravità. Inverosimile. La mossa tuttavia non è la più memorabile della serata: è quando questa atterra da grandi altezze usando dei razzi stabilizzanti, che eiettano il contenuto di due cisterne da 600 litri di aria compressa (nessuna sostanza speciale: anche qui si fa tutto l’energia elettrica, cioè il sole, e l’aria) e permettono all’auto di arrivare al suolo perfetta dopo salti spaventosi. Chi si chiede quando mai possa servire, può pensare al Ponte Morandi. O a qualsiasi situazione in cui si viene buttati fuori da una strada di montagna, un viadotto, un’altezza percorsa in auto, e ce ne sono. Esageriamo a pensare a quante vite può salvare un sistema di sicurezza del genere?Mission S.
Authentic. Consistent. Timeless. A glimpse into the future – shaped by our heritage. Mid-engine architecture. A focus on the driver and the driving experience. Call it a love letter. https://t.co/R2BKMUzcyA — Porsche (@Porsche) October 15, 2026
Highlights of all four stunts Tesla showed off with the new Roadster today. pic.twitter.com/chP6QEuVMk
— Oli (@CARN0N) October 16, 2026
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Pensiero
La lettera di Charles Dickens contro le esecuzioni pubbliche
Si riaccende il dibattito sulla pena di morte, e più specificamente sulle sue modalità, nel momento in cui in America si ricomincia a parlare di esecuzioni pubbliche, con il segretario della guerra Pete Hegseth che dichiara di voler trasmettere in streaming l’esecuzione di un ex psichiatra dell’esercito americano maggiore Nidal Malik Hasan, ex maggiore dell’esercito condannato a morte per la sparatoria del 2009 in una base militare in Texas costata , sostenendo che gli americani debbano vedere le conseguenze di crimini di questo tipo. Lo Hasan, islamista, sarà giustiziato con plotone di esecuzione nella stessa base alla stessa ora della strage da lui perpetrata.
Quasi due secoli fa lo scrittore britannico Charles Dickens inviò al giornale londinese The Times in cui riportava il suo resoconto di un’esecuzione pubblica e auspica che la pratica di giustiziare i prigionieri avvenga a porte chiuse. Dickens assistette all’impiccagione pubblica di Frederick e Marie Manning (i coniugi condannati per il «delitto di Bermondsey», dove era stato assassinato e derubato l’amante della donna) fuori dal carcere di Horsemonger Lane a Londra, un evento a cui assistettero oltre 30.000 persone.
Renovatio 21 pubblica di seguito la traduzione della lettera che l’autore di Oliviero Twist scrisse al Times il 14 novembre 1849. Il Dickens è sconvolto non tanto dalla morte in sé, ma dal comportamento volgare, festoso e brutale della folla: risate, schiamazzi e bisticci. Dickens non affronta in modo astratto il concetto filosofico della pena capitale, ma chiede con forza che le esecuzioni fossero rimosse dalla vista del pubblico e svolte in forma privata all’interno delle mura del carcere, per evitare il degrado morale della società. Le sue denunce hanno contribuito al dibattito che portò, nel 1868, all’abolizione definitiva delle esecuzioni pubbliche nel Regno Unito.
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Al direttore del Times
Egregio signore,
Sono stato testimone dell’esecuzione a Horsemonger lane questa mattina. Mi sono recato qui con l’intenzione di osservare la folla radunatasi per assistere all’esecuzione, e ho avuto ottime opportunità di farlo, a intervalli per tutta la notte e ininterrottamente dall’alba fino a dopo la fine dello spettacolo.
Non mi rivolgo a voi con l’intenzione di discutere la questione astratta della pena capitale, né le argomentazioni dei suoi oppositori o sostenitori.
Desidero semplicemente trarre un vantaggio per il bene comune da questa terribile esperienza, ricorrendo al mezzo più immediato e pubblico per richiamare un’indicazione data da Sir G. Grey nell’ultima sessione del Parlamento, affinché il Governo fosse indotto a sostenere una misura che rendesse l’esecuzione della pena capitale una cerimonia privata all’interno delle mura carcerarie (con garanzie che l’ultima sentenza della legge venga eseguita in modo inesorabile e certo, tali da essere soddisfacenti per l’opinione pubblica), e supplicando con la massima insistenza Sir G. Grey, come solenne dovere verso la società e responsabilità che non può mai sottrarsi, di promuovere personalmente tale modifica legislativa.
Credo che uno spettacolo così inconcepibilmente orribile come la malvagità e la leggerezza dell’immensa folla radunatasi per l’esecuzione di questa mattina non possa essere immaginato da nessun uomo, né potrebbe essere presentato in nessun Paese pagano sotto il sole. Gli orrori del patibolo e del crimine che aveva condotto quei miserabili assassini su di esso, svanirono nella mia mente di fronte all’atroce comportamento, agli sguardi e al linguaggio degli spettatori riuniti.
Quando giunsi sulla scena a mezzanotte, l’acuto grido e gli ululati che si levavano di tanto in tanto, segno che provenivano da un gruppo di ragazzi e ragazze già radunati nei posti migliori, mi fecero gelare il sangue. Con il passare della notte, strilli, risate e urla in coro di parodie di melodie nere, con la sostituzione di «Mrs. Manning» a «Susannah» e simili, si aggiunsero a questi.
All’alba, ladri, prostitute di basso livello, teppisti e vagabondi di ogni genere si riversarono sul posto, dando vita a ogni sorta di comportamento offensivo e volgare. Risse, svenimenti, fischi, imitazioni di Punch, battute brutali, tumultuose dimostrazioni di indecente piacere quando donne svenevoli venivano trascinate fuori dalla folla dalla polizia con gli abiti in disordine, diedero nuovo slancio allo spettacolo generale.
Quando il sole sorse splendente – come accadde – indorava migliaia e migliaia di volti rivolti verso l’alto, così inesprimibilmente odiosi nella loro brutale allegria o insensibilità, che un uomo aveva smesso di vergognarsi del proprio aspetto e di ritrarsi da se stesso, come se fosse stato plasmato a immagine del Diavolo.
Quando le due miserabili creature che attiravano tutta quella vista orribile intorno a loro furono scagliate tremanti in aria, non c’era più emozione, non c’era più pietà, non c’era più il pensiero che le due anime immortali fossero andate al giudizio, non c’era più moderazione in nessuna delle precedenti oscenità, come se il nome di Cristo non fosse mai stato udito in questo mondo e non ci fosse tra gli uomini altra convinzione che perissero come bestie.
Ho visto, abitualmente, alcune delle peggiori fonti di contaminazione e corruzione in questo Paese, e credo che non ci siano molti aspetti della vita londinese che possano sorprendermi. Sono solennemente convinto che nulla di ciò che l’ingegno potrebbe escogitare in questa città, nello stesso arco di tempo, potrebbe causare una rovina simile a un’esecuzione pubblica, e rimango sbalordito e inorridito dalla malvagità che essa manifesta.
Non credo che una comunità possa prosperare laddove una scena di orrore e demoralizzazione come quella che si è consumata stamattina fuori dal carcere di Horsemonger lane si presenta proprio alle porte dei buoni cittadini, e passa inosservata, sconosciuta o dimenticata. E mentre, nelle nostre preghiere e nei nostri ringraziamenti per questo periodo, esprimiamo umilmente davanti a Dio il nostro desiderio di eliminare i mali morali del Paese, vorrei chiedere ai vostri lettori di considerare se non sia giunto il momento di pensare a questo e di estirparlo.
Sono, signore, il vostro fedele servitore,
Charles Dickens
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Pensiero
La Nuova Destra: il paganesimo salverà l’Europa?
All’origine, il rifiuto del cristianesimo
La Nuova Destra prende forma all’indomani della guerra d’Algeria, in un clima di disillusione per una parte della gioventù nazionalista francese. Nel 1963, Dominique Venner partecipa alla creazione di Europe-Action, movimento che intende promuovere una coscienza nazionale europea, ma che si caratterizza fin dalle origini per un anticristianesimo militante e per ricorrenti riferimenti al paganesimo. Dopo il fallimento della candidatura di Jean-Louis Tixier-Vignancour alle elezioni presidenziali del 1965, diversi di questi militanti abbandonano progressivamente l’azione politica diretta a favore di un lavoro intellettuale e culturale di lunga lena. Questo orientamento sfocia, nel 1968, nella fondazione del GRECE, il Groupement de recherche et d’études pour la civilisation européenne. L’obiettivo è ormai agire sulle mentalità per trasformare, alla fine, la società stessa. Sotto l’impulso di Alain de Benoist e di diversi collaboratori, la Nuova Destra ottiene un’audience considerevole alla fine degli anni Settanta, grazie in particolare alla sua presenza sulle colonne del Figaro Magazine, allora diretto da Louis Pauwels. Jean-Pierre Maugendre ripercorre anche i prolungamenti di questa influenza nel Club de l’Horloge e poi all’interno del Front national, in particolare tra il 1984 e il 1998. Mostra così come un movimento inizialmente marginale sia riuscito a diffondere alcuni dei suoi temi in una parte della vita politica francese.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Dietro l’identità europea, un’altra visione dell’uomo
Dietro la difesa dell’identità europea si delinea una concezione dell’uomo, della religione e della morale che si oppone su punti essenziali alla filosofia cristiana. È quanto mette in luce Jean-Pierre Maugendre risalendo alle fonti intellettuali della Nuova Destra. L’autore studia in particolare l’influenza di Friedrich Nietzsche, Julius Evola, René Guénon e Louis Rougier. Nonostante le loro differenze, questi autori hanno contribuito a nutrire un pensiero segnato dal rifiuto dell’universalismo cristiano, dall’esaltazione della forza, dal relativismo morale e dal fascino per certe tradizioni religiose precristiane od orientali. In questa prospettiva, ogni popolo sarebbe portatore di una propria concezione del mondo e di una propria religione. Il cristianesimo, con la sua pretesa di annunciare una verità destinata a tutti gli uomini, appare allora come un elemento estraneo all’identità europea originaria, o addirittura come una causa del suo indebolimento. Una simile concezione entra direttamente in contraddizione con la fede cattolica, che riconosce in Gesù Cristo il Salvatore di tutti gli uomini e afferma l’esistenza di una legge morale naturale universale. Misconosce inoltre il ruolo decisivo della Chiesa nella formazione della civiltà europea. L’autore rileva inoltre le conseguenze morali di questa antropologia: esaltazione della volontà di potenza, concezione permissiva della sessualità, giustificazione dell’aborto per motivi eugenetici e rifiuto di una morale trascendente.Un’influenza che supera i circoli intellettuali
Lungi dal considerare la Nuova Destra un fenomeno concluso, Jean-Pierre Maugendre ne esamina i prolungamenti contemporanei. Cita in particolare i lavori dell’Institut Iliade, fondato sulla scia di Dominique Venner, le pubblicazioni della rivista Éléments, nonché l’azione di personalità provenienti da questa famiglia intellettuale nei media alternativi. L’Institut Iliade, in particolare, si è dato la missione di trasmettere la memoria della civiltà europea attraverso conferenze, convegni e corsi di formazione destinati soprattutto alle giovani generazioni. Queste iniziative incontrano interesse presso chi rifiuta l’individualismo, il materialismo e la scomparsa delle eredità nazionali. Jean-Pierre Maugendre non nega né la qualità intellettuale di alcuni rappresentanti di questa corrente né il coraggio che dimostrano nella loro opposizione alle ideologie dominanti. Riconosce diverse convergenze con le preoccupazioni dei cattolici legati alla Tradizione: difesa dallo sradicamento, rifiuto del livellamento egualitario, attaccamento al bene comune, senso dell’onore, fedeltà alla parola data e volontà di trasmettere un’eredità di civiltà. Ma questi avvicinamenti non possono nascondere le divergenze dottrinali. In un’intervista concessa a Boulevard Voltaire il 25 settembre 2026, l’autore insiste su questo punto: «l’anticristianesimo resta un marcatore forte della Nuova Destra».Sostieni Renovatio 21
Difendere la civiltà senza rinnegare Cristo
È nell’ultima parte che l’opera trova la sua portata più rilevante. Sotto il titolo «Né irrigidimento né ingenuità», Jean-Pierre Maugendre invita a non confondere l’opposizione agli errori moderni con l’adesione alla verità. La critica del materialismo, dello sradicamento o della cancellazione delle identità non basta a costituire una dottrina giusta. Il successo incontrato da queste idee presso una parte della gioventù invita inoltre a interrogarsi sull’indebolimento della trasmissione della fede e della cultura cristiana, particolarmente incisivo nei decenni successivi al Concilio Vaticano II. Questa rottura ha lasciato campo libero a correnti che pretendono di ritrovare le vere radici dell’Europa in un passato precristiano, relegando in secondo piano l’opera civilizzatrice della Chiesa. Ma al di là di questa crisi di trasmissione, la divergenza fondamentale riguarda la natura stessa dell’uomo. Dove certe filosofie della Nuova Destra esaltano l’individuo forte, creatore dei propri valori, la dottrina cattolica insegna che l’uomo è una creatura di Dio, ferita dal peccato originale e chiamata alla vita soprannaturale dalla grazia. Questa opposizione si ritrova nella concezione stessa della società. Jean-Pierre Maugendre ricorda allora una distinzione cara a Jean Madiran: se la fede è un dono di Dio, la cristianità è anche il frutto dell’azione degli uomini, quando si sforzano di stabilire un ordine sociale conforme alla legge divina. È proprio su questa nozione di cristianità che si rivela una delle opposizioni più profonde tra il pensiero cattolico tradizionale e la Nuova Destra. Il libro si conclude con una nota di speranza, con l’evocazione della conversione di Guillaume Faye, uno degli intellettuali di spicco di questo movimento. Il suo ritorno alla fede cattolica, alla fine della vita, ricorda che gli smarrimenti filosofici e morali non chiudono mai definitivamente la strada della grazia. Con La Nouvelle Droite en question, Jean-Pierre Maugendre offre un’opera breve, documentata e accessibile, particolarmente utile ai giovani cattolici attratti dai movimenti di difesa dell’identità europea. Ricorda loro che il vero risollevamento di una civiltà non può costruirsi contro i princìpi cristiani che l’hanno plasmata. Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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