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Ambiente

Egitto e Etiopia si faranno la guerra. Per l’acqua

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Il quotidiano online russo Vzglyad ha pubblicato un articolo che descrive l’inevitabilità della guerra tra Egitto ed Etiopia nel prossimo futuro.

 

Secondo la testata russa, i negoziati tra Egitto, Sudan ed Etiopia sono ripresi domenica su una serie di questioni relative alla costruzione di un’enorme centrale idroelettrica sul Nilo chiamata Blue Nile.

 

Gli etiopi stanno costruendo Blue Nile, la più grande centrale idroelettrica dell’Africa

«Gli etiopi stanno costruendo Blue Nile, la più grande centrale idroelettrica dell’Africa, superando la centrale idroelettrica di Sayano Shushenskaya», scrive il giornalista Yevgeny Krotikov, sottolineando che l’Etiopia diventerebbe il secondo più grande generatore di elettricità in Africa.

 

La testata finanziaria americana Bloomberg conferma che i colloqui, che erano sponsorizzati dalla Russia (che già aveva messo i due contendenti ad un tavolo a Sochi, in Russia, durante una durissima crisi), sono falliti.

I colloqui sembrano aver vacillato per un problema ricorrente: il rifiuto dell’Etiopia di accettare un volume minimo permanente di acqua che la Grande diga etiope dovrebbe rilasciare a valle in caso di grave siccità

 

«Un ultimo disperato tentativo di risolvere una disputa decennale tra Egitto ed Etiopia su un’enorme nuova diga idroelettrica sul Nilo è fallito, alzando la posta in quello che – nonostante tutta l’attenzione pubblica su questioni tecniche – è una lotta per il controllo della regione fonte d’acqua più importante» scrive Bloomberg.

 

I colloqui sembrano aver vacillato per un problema ricorrente: il rifiuto dell’Etiopia di accettare un volume minimo permanente di acqua che la Grande diga etiope dovrebbe rilasciare a valle in caso di grave siccità.

 

La costruzione di una diga potrebbe portare il decadimento delle condizioni di vita della valle dove vive il 90% della popolazione egiziana. Un rischio sistemico che Il Cairo non sembra voler correre.

La costruzione di una diga potrebbe portare il decadimento delle condizioni di vita della valle dove vive il 90% della popolazione egiziana

 

La situazione ora sembra precipitare perché gli etiopi hanno iniziato a riempire il bacino idrico, e possono farlo a tempo di record, cioè in circa tre anni.

 

«Il prossimo ciclo di negoziati probabilmente non si concluderà con nulla – afferma il giornale russo – Non è più possibile fermare l’Etiopia dal percorso prescelto, con qualsiasi pressione internazionale».

«Le cose si stanno muovendo verso la guerra e ciò che può essere rinviato solo di diversi anni fino a quando il progetto non funzionerà a pieno regime e le sue reali conseguenze appariranno sulla vita pubblica in Egitto»

 

«Le cose si stanno muovendo verso la guerra e ciò che può essere rinviato solo di diversi anni fino a quando il progetto non funzionerà a pieno regime e le sue reali conseguenze appariranno sulla vita pubblica in Egitto».

 

«Dopo di che, il Cairo non avrà altra scelta che cercare di risolvere il problema in modo semplice e grave».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ambiente

Startup trasforma in vodka le emissioni di CO2

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Una startup chiamata di Air Company sta producendo vodka a base di emissioni di anidride carbonica. Lo riferisce la CNBC.

 

Si tratta di una nuova frontiera dell’industria sostenibile: la giovane azienda utilizza le emissioni di CO2 delle industrie produttrici di carbonio, che trasforma in vari alcoli, tra cui vodka, profumi e disinfettanti per le mani.

 

Tale progetto alimentare è una svolta su una tendenza più ampia di catturare il carbonio e usarlo per produrre qualsiasi cosa, dal detersivo per bucato al carburante per missili, riporta Futurism.

 

Air Company utilizza prima l’elettrolisi per separare l’idrogeno e l’ossigeno dall’acqua, che viene poi trasformata in etanolo utilizzando un reattore di conversione del carbonio, che utilizza le emissioni di CO2 catturate. Quindi raffina l’etanolo in un liquore da bere.

 

Una bottiglia da 750 ml di Air Vodka costa circa $ 65, un costo ancora piuttosto proibitivo, ma avere la coscienza ambientalmente  pulita costa: non sappiamo se in un futuro superecobonus 110% includeranno anche l’ecovodka.

 

In pratica, ora sarà possibile imbriacarsi sentendosi assolti dal peccato carbonico. Il problema evidente ora è per coloro che «bevono per dimenticare» il climate changio.

 

Si apre un nuovo universo di soddisfazione, invece, per coloro che sono già ebbri del proprio virtuosismo ambientalista, tra raccolta differenziata, bicicletta e steroidi anticoncezionali: l’ebbrezza della propria superiorità eco-morale si assomma ora all’ubriachezza tout court, sempre attenti, però, a non esagerare, perché come noto da secoli, in vino veritas – si moltiplicano quindi le possibilità che al fedele ambientalista imbriaco scappi la verità intima della sua condizione:

 

«Siamo solo degli sfigati che non hanno alcuna idea di cosa stanno facendo ma credono di poter controllare il clima di un pianeta tramite la spazzatura; non avendo più religione ci siamo aggrappati a questa cosa qua; è il modo più economico per sentire che ho fatto qualcosa della mia vita, e poi di far figli ho paura, preferisco tenermi lo stipendio per me e il mio cane e i fine settimana liberi come l’aria».

 

Se capita, comunque, lo dicono solo perché confusi dai fumi dell’ecovodkazza. No?

 

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Ambiente

Se l’ONU parla dell’umanità in una «spirale di autodistruzione»

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Le Nazioni Unite hanno pubblicato il loro ennesimo rapporto disperato e terrificante.

 

Stavolta l’ONU parla dell’umanità intrappolata in una «spirale di autodistruzione».

 

E il lettore di Renovatio 21 sa bene perché le Nazioni Unite parlano così, e quale soluzione offrono.

 

Pubblicato ogni due anni, il rapporto di valutazione globale delle Nazioni Unite sulla riduzione del rischio di catastrofi ha il compito di delineare i modi in cui l’umanità può mitigare il rischio di catastrofe

 

Il rapporto non solo ha rilevato che negli ultimi due decenni si sono verificati circa 300 e 500 disastri di medie e grandi dimensioni all’anno, ma anche che il numero aumenterà a una media di 560 disastri all’anno entro il 2030, o all’incirca 1,5 disastri al giorno.

 

Tali disastri, scrive il rapporto ONU, sono spesse volte correlati al cambiamento climatico, la grande malattia del pianeta dove la correlazione mai è esclusa.

 

In una dichiarazione, l’Ufficio delle Nazioni Unite per la riduzione del rischio di catastrofi (UNDRR) ha accusato «ottimismo, sottovalutazione e invincibilità» per il numero crescente e la gravità dei disastri globali.

 

In pratica, dice l’ONU, i vertici politici dei Paesiche la sostengono, quelli che rinchiudono le loro popolazioni per anni, le impoveriscono e le sottomettono a concetti imbecilli come quello della «transizione ecologica», sono troppo ottimisti.

 

Si può dare di più.

 

«Il mondo deve fare di più per incorporare il rischio di catastrofi nel modo in cui viviamo, costruiamo e investiamo, il che sta mettendo l’umanità in una spirale di autodistruzione», ha affermato nella dichiarazione il vicesegretario generale delle Nazioni Unite Amina Mohammed.

 

«Dobbiamo trasformare il nostro compiacimento collettivo in azione», ha aggiunto la Mohammed, che non si capisce di cosa sia autocompiaciuta. «Insieme possiamo rallentare il tasso di disastri prevenibili mentre lavoriamo per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile per tutti, ovunque».

 

«La portata e l’intensità dei disastri sono in aumento, con più persone uccise o colpite da disastri negli ultimi cinque anni rispetto ai cinque precedenti».

 

La buona notizia, dice l’UNDRR nel suo rapporto, è che l’adozione e l’attuazione dei protocolli suggeriti in precedenza hanno già ridotto sia il numero di persone uccise che il numero totale di persone colpite da disastri negli ultimi dieci anni.

 

Conosciamo bene i protocolli ONU, specie quelli sulla vera causa dei problemi del pianeta, che – ci hanno raccontato per decenni e ancora ci raccontano ora – è la sovrappopolazione.

 

Incapaci di reiterare questa balla, che ha stufato e che di fatto infastidisce la gente che ad un certo punto della vita comincia a desiderare dei bambini da amare incondizionatamente, ora la chiamano «cambiamento climatico».

 

Dietro a qualsiasi operazione ONU sul clima, come a qualsiasi altra azione dell’ente, c’è l’imperativo della riduzione della popolazione terrestre.

 

Per comprenderlo a fondo, potete leggere i libri di mons. Michel Schooyans Il Complotto dell’ONU contro la vita e I volti nascosti dell’ONU.

 

O magari, basterebbe dare un’occhiata ai piani ONU per irrorare il cielo di solfato per ridurre le temperature: ma guarda che strano, proprio la geoingegneria solare promossa e finanziata da Bill Gates.

 

Il calcolo alla base del progetto degli aerei che diffondono sostanze che bloccare i raggi solari lo ha raccontato il professore harvardiano David Keith, il suo principale proponente, al New York Times.

 

«Le morti per inquinamento atmosferico dovute allo zolfo aggiunto nell’aria sarebbero più che compensate dalla diminuzione del numero di morti per caldo estremo, che sarebbe da 10 a 100 volte maggiore».

 

Sarebbe una bella ecatombe utilitarista che piacerebbe agli appetiti antiumani dell’ONU, così da farle scrivere, in futuro, rapporti di catastrofismo più mite.

 

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Ambiente

Il clima di Nettuno è in disaccordo con gli ecologisti umani

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I recenti cambiamenti nei modelli meteorologici estivi di Nettuno hanno sconcertato gli scienziati: si sta raffreddando, quando normalmente dovrebbe riscaldarsi.

 

Nettuno è circa 30 volte più lontano dal Sole di quanto lo sia la Terra, circa 2,8 miliardi di miglia, e dalla triste retrocessione astronomica di Plutone a  «pianeta nano», Nettuno è il pianeta più distante del nostro Sistema Solare.

 

L’atmosfera di Nettuno contiene circa l’80% di idrogeno, il 18,5% di elio e l’1,5% di metano; mentre l’atmosfera terrestre è 78% azoto, 21% ossigeno, 0,9% argon e il resto è una miscela di altri gas.

 

Proprio come ogni altro pianeta che ha un’inclinazione nel suo asse rispetto al piano della sua orbita, Nettuno ha le stagioni. Poiché impiega circa 165 anni per orbitare attorno al Sole, ogni stagione dura circa 40 anni: l’estate di Nettuno è iniziata intorno al 2005.

 

In uno studio pubblicato l’11 aprile 2022 sul Planetary Science Journal, i ricercatori hanno riferito che durante la sua estate, l’emisfero meridionale di Nettuno si è notevolmente raffreddato

 

Live Science ha riferito che in questo studio «i ricercatori hanno compilato immagini a infrarossi di Nettuno scattate da una varietà di telescopi terrestri e spaziali tra il 2003 e il 2020.

 

Il team inizialmente prevedeva che le temperature nell’emisfero meridionale di Nettuno sarebbero aumentate con l’arrivo dell’estate. Tuttavia, le immagini hanno rivelato che le temperature atmosferiche nell’emisfero australe erano scese di 8°C  tra il 2003 e il 2018.

 

«Inoltre, negli ultimi due anni dello studio, le temperature intorno al polo sud di Nettuno sono aumentate di 11° C tra il 2018 e il 2020. I ricercatori sono rimasti perplessi dal cambiamento di temperatura rapido e intenso e non riescono a spiegare perché questo calore sia in controtendenza l’andamento generale nell’emisfero Sud».

 

«Questa non è la prima volta che le temperature atmosferiche di Nettuno lasciano perplessi gli scienziati. Nel 1989, la sonda Voyager 2 della NASA è passata da Urano e Nettuno mentre usciva dal Sistema Solare e ha scoperto che Nettuno era più caldo del suo vicino più prossimo nonostante fosse più lontano dal Sole. Da allora gli scienziati hanno scoperto che ciò è probabilmente dovuto alle differenze gravitazionali tra i due pianeti».

 

Lo studio ipotizza cosa potrebbe spiegare i cambiamenti attuali, incluso il ciclo solare di 11 anni, in cui i poli magnetici del Sole si capovolgono, provocando un ciclo del numero di macchie solari e i successivi cambiamenti nella radiazione solare e nel vento solare.

 

L’attuale ciclo solare 25 è iniziato all’incirca alla fine del 2020 e il numero di macchie solari sta gradualmente aumentando, influenzando il clima spaziale e i satelliti a bassa orbita, la cui vita lavorativa è influenzata dall’aumento della radiazione.

 

L’autore principale Michael Roman, astronomo dell’Università britannica di Leicester, ha affermato:

 

«Penso che Nettuno sia di per sé molto intrigante per molti di noi perché ne sappiamo ancora così poco. Tutto ciò punta verso un’immagine più complicata dell’atmosfera di Nettuno e di come cambia nel tempo».

 

E lo stesso si potrebbe dire per l’atmosfera dinamica, il tempo e il clima della Terra. Per qualche motivo, tuttavia, riguardo al nostro pianeta la climatologia è fatta oggi di soli dogmi catastrofisti e (ovviamente) anti-umani.

 

Ci siamo chiesti su questo sito, varie volte, chi finanzia questi dogmi intrisi di morte e di odio per l’umanità. E a quali scopi essi possono servire.

 

Leggendo Renovatio 21, spesso troverete delle risposte. Mentre Nettuno continuerà tranquillo a aumentare e diminuire la temperatura, incurante di ecologisti, ambientalisti, climatologi, miliardari.

 

Joe Biden poco giorni fa ha detto di voler difendere gli «Uraniani» (sic), cioè gli abitanti di Urano. Ebbene, poco più in là, anche Nettuno merita la protezione della sua democratica libertà di avere il clima che vuole.

 

 

O no?

 

Nel frattempo, sentiamo cosa sull’argomento aveva da dire qualche anno fa uno che di spazio se ne intende, il dottor Spock, preparato abitanti del pianeta Vulcano.

 

Che non è esattamente attaccato a Nettuno, ma va bene così.

 

 

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